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Archive for the ‘Comunicazione e Critica pubblicitaria’ Category

Metodi di comunicazione ed osservazioni sull’efficacia degli spot televisivi, radiofonici e cartacei.

Comunicare con le formiche

Posted by Raffaele Berardi on 4 luglio 2016

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Comunicare con le formiche

Come molti lettori mi confermano di aver intuito, sono un amante della comunicazione. Ed anche se condivido appieno il pensiero espresso dai Litfiba nella canzone Apapaia (Litfiba. “Apapaia”. 17 Re, I.R.A. Records, 1986) che afferma “Si può vincere una guerra in due… ma è più difficile cambiare un’idea”, sono sicuro che sia comunque più facile trovare una soluzione per comunicare un diverso modo di pensare ad una persona, piuttosto che ad un’altra specie (nella fattispecie non domestica).

Una stramba idea

In rari casi però accade qualcosa che smentisce il pensiero comune; qualche anno fa mi sono messo in testa la stramba idea di far capire alle formiche, che facevano visita ogni primavera/estate nel mio studio, che la loro presenza nei miei spazi non rappresentava proprio l’ideale per me…

Il mio obiettivo era quello di evitare metodi drastici, quali ad esempio il ricorso a veleni, e cercare invece un metodo per comunicare che fosse riconosciuto “in qualche modo” dalle formiche come un pacifico segno di non gradimento.

Un comportamento ricorrente: La prima sentinella

Per anni ho osservato un comportamento ricorrente: con l’esaurirsi di giornate fredde e piovose, una colonia di formiche residente nel mio terrazzo inviava una prima sentinella in studio ad operare un perlustramento. Dalle zone raggiunte, e dal tempo dedicato a perlustrarle, sembrava si trattasse di un’attenta analisi per valutare l’ambiente e le affinità con le loro necessità di trovare un riparo, un clima ideale, possibili fonti di cibo, assenza di insetti pericolosi…

Un comportamento ricorrente: Reazioni a risposte aggressive

Puntualmente rispondere a questa visita con un veleno o con l’utilizzo di un aspirapolvere, si traduceva nell’arrivo di un maggior numero di sentinelle. Quasi come se una fosse incaricata di cercare la collega scomparsa (o quantomeno capire le dinamiche dell’accaduto, ad esempio la presenza di un insetto minaccioso), un’altra dovesse proseguire l’operato non portato a termine e un’altra ancora dovesse verificare, in difesa, eventuali anomalie da riferire alla colonia.

Quella in difesa generalmente restava nei pressi della finestra o dei microscopici buchi nel muro che portavano alle gallerie di comunicazione con il terrazzo esterno. Proseguire nell’utilizzo di mezzi “drastici” non portava altro che un continuo incremento nel numero di formiche che iniziavano il loro assedio allo studio che ben presto diventavano “centinaia”.

Una folle alternativa…

Gradualmente ho desistito dall’usare atteggiamenti bellici ed ho bandito l’uso di veleni, aspirapolveri, ciabatte e quant’altro. L’idea è stata quella di ricorrere ad un pacifico foglio di carta sul quale facevo salire ogni formica per poi riaccompagnarla in terrazzo senza provocarle danno alcuno. Dopo un’iniziale fase di tentennamento in cui io stesso credevo di essere impazzito, ho iniziato a verificare i risultati ottenuti ed il loro ripetersi “matematico” di anno in anno fino a farmi presumere quest’anno di aver avuto la conferma definitiva che la colonia di formiche comprende il mio messaggio.
Ogni tanto è accaduto di doverne riaccompagnare una fuori, ci vuole perseveranza… ma a centinaia non sono più entrate nel momento in cui ho mostrato rispetto per la loro realtà.

Infatti ho potuto osservare, per anni, che senza ricorrere a soluzioni nette il loro numero in ingresso in studio è calato drasticamente fino a raggiungere lo zero, ma non solo… Avendo addirittura la “folle” accortezza di riaccompagnare fuori garbatamente le poche inviate a perlustrare lo studio, ogni qualvolta arriva la bella stagione, queste intuiscono che la loro presenza non è gradita e interrompono da sole ogni forma di accesso.

Condizioni ideali

Il fenomeno è facilmente aiutato dall’assenza di briciole anche impercettibili (quindi evitando situazioni davanti alle quali non è possibile alcuna forma di comunicazione, in tal caso infatti si annulla ogni amnistia e la ricerca di cibo diventa prioritaria anche davanti all’evidente rischio per la vita), dal lasciare che piccoli ragni tessano le proprie tele nei pressi degli angoli di finestre e portefinestre e dalla pulizia generale del luogo. Inoltre se l’ambiente risulta deumidificato le formiche rinunciano ancor più facilmente alle loro visite in quanto il loro corpo è ricoperto da una patina umida che non deve mai mancare e che invece viene facilmente asportata dalla presenza di polveri come il talco o da deumidificazioni eccessive (che in realtà ledono anche l’organismo umano arrivando persino a disturbare la formazione di saliva nei casi eccessivi).

La memoria collettiva

Ho osservato inoltre, ripetendo l’esperimento negli anni, che la colonia di formiche ha una memoria collettiva compresa tra i due ed i tre anni. Nel senso che tendono a ricordare per circa due estati che l’accesso in studio, anche con le finestre aperte e le gallerie attive, non deve essere effettuato. Allo scadere di questo termine ci riprovano o perché l’informazione è andata persa o perché ritengono di poter provare nuovamente, difficile a dirsi.

Differenze tra la campagna e la città

La prova si è svolta con successo in ambiente di campagna (con risultati analoghi e ripetibili negli anni) ma quando è stata ripetuta in città, è emerso un fare più aggressivo delle formiche metropolitane che non ha permesso la riuscita dell’esperimento (probabilmente per l’ambiente più ostile).

Inaspettata collaborazione

Vedere le formiche sulle soglie di porte e finestre, lì, a un passo, che però non entrano più è una situazione molto curiosa così come è curioso osservare che una volta cercavano di scappare dal foglio di carta con il quale le raccoglievo e adesso, invece, pazientemente salgono da sole come se già sapessero che tanto non accadrà loro nulla. Gagliardo! I rappresentanti del potere non capiscono come stare in pace anche di fronte alle diversità, le formiche sì. E poi dicono che l’uomo sia la specie più intelligente…

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Il fantastico mondo della comunicazione

Comunicare con le formiche

Formica operaia nell’esercizio delle proprie funzioni…
Con due sue colleghe avevano appena portato via provviste di cibo
(un ragno passato a miglior vita). L’azione si svolge sulla soglia
della finestra del mio studio, soglia che non oltrepassano più in
seguito ai nostri “accordi”. La lunghezza della formica in foto
è di 4 millimetri.

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Le basi della comunicazione in pubblico

Posted by Raffaele Berardi on 20 maggio 2014

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Una buona comunicazione parte da semplici regole

Buona la prima

Ricordando che “non avrete mai la seconda possibilità di fare una buona impressione la prima volta” (questa espressione arriva un attimo dopo ma è alquanto efficace e, onestamente, non è mia), quando parlate davanti ad un pubblico, specie le prime volte, tentate (anche se in realtà dovreste riuscirvi pienamente) di seguire gli accorgimenti che seguono.

Questione di toni

Alzate il tono ed il volume. Per esporre la vostra idea è necessaria una voce sicura, non occorre urlare, anzi va assolutamente evitato, ma un tono distinto, sicuro, con parole ben scandite e la profondità conferita dal diaframma sono realmente indispensabili per raggiungere piacevolmente le orecchie del vostro pubblico (per raggiungere anche il cervello dovrete esprimere anche concetti sensati, ma questo è un altro punto).

Il microfono

Tenete il microfono 10 centimetri sotto il mento con la mano che lo regge attaccata allo sterno. Tenere il microfono volante rischia solo di dar luogo a fastidiose variazioni di volume specie dove sono assenti impianti di microfonia professionali.

Il sorriso

Sorridete. I seriosi non hanno mai convinto nessuno. Attenzione! I seriosi non hanno mai convinto nessuno, non i seri, vi è una sostanziale differenza tra serio e serioso (scoprila da solo leggendo semplicemente un dizionario). In ogni caso sorridete in modo garbato al fine di esprimere serenità, evitate quindi sorrisi forzati modello ebete.

Nome e cognome

Presentatevi con il vostro Nome e Cognome. Il vostro pubblico deve sapere chi siete, a chi rivolgersi per delle domande, dei chiarimenti e quant’altro. Inoltre non fate mai l’errore di presentarvi dicendo prima il cognome e poi il nome, non è professionale.

Credeteci voi per primi – parte prima

Se non siete sicuri di voi stessi, rischiate di oscillare tra l’insicurezza e l’arroganza ossia tra la possibilità di non convincere nessuno e quella di passare per dei saccenti che avanzano pretese di credibilità. Quando si presenta qualcosa, un progetto, un idea, un’azienda ci si aspetta che quanto si stia affermando corrisponda ovviamente al vero; in tal caso non esitate a giocarvi il cuore, la passione essendo genuini ma non deboli. Il pubblico avvertirà quello che realmente provate e, anche se vi gaserete un po’, non passerete certamente per insicuri ma nemmeno per antipatici arroganti.

Coinvolgete con lo sguardo

Guardate gli interlocutori, usate lo sguardo per farvi un giro panoramico di tutte le file di sedie. Coinvolgete anche solo con lo sguardo. Anche se può sembrarvi bizzarro potete allenarvi a parlare e guardare le varie postazioni degli uditori in una sala vuota. Non guardate troppo a lungo lo schermo del proiettore, così come il vostro notebook o dispositivo elettronico del momento e, non sia mai… evitate di guardare il pavimento. Per superare la paura ed i timori delle “prime volte” potete fingere di guardare delle persone e magari osservare oggetti a loro vicini. State tranquilli, nessuno se ne accorgerà. Voi avete mai capito chi è che guardano gli oratori alle conferenze? Io non mi giro a scoprirlo : ).

Registratevi e riguardatevi

Quando tenete una conferenza fatevi registrare (meglio se un filmato) in modo che possiate riosservarvi e rendervi conto da soli degli errori commessi: eccessi di timidezza, comportamenti poco coinvolgenti, basso volume della voce, sguardi persi…

Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto

Fate perno sulla fondamentale regola della comunicazione in pubblico “Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto”. Questo significa che dovete assolutamente introdurre, meglio se in maniera ordinata, i temi che affronterete (magari fornendo motivazioni attrattive), dovrete poi esporli (come promesso) punto per punto (del resto il tuo pubblico è lì soprattutto per i vostri contenuti) ed infine concluderete, magari con delle riflessioni  sugli argomenti trattati , al fine di confermare che quanto promesso è stato mantenuto. A questo punto, se vi siete correttamente presentati, potrete soddisfare le curiosità che vi giungeranno tramite domande degli uditori.

La respirazione

Prima di andare in pubblico respirate con la pancia tenendovi la mano sopra. Evitate la respirazione di torace per evitare di alimentare ansia, tachicardia, stress, affanno ed una conseguente pessima esposizione. Fate qualche esercizio di respirazione con la mano sulla pancia coinvolgendo quest’ultima nella respirazione, vi sarà utile per distendersi (certo che spiegarlo tramite un articolo di un blog non credo sia il massimo… perdonatemi).

Il pensiero

Sempre nel caso siate timorosi di esporre in pubblico, prima del vostro momento cercate di pensare a qualcosa di bello, che vi appassioni e vi dia gusto. Vi aiuterà ad entrare in sala con un’aria positiva e più rilassata.

Credeteci voi per primi – parte seconda

Sentitevi coinvolti se volete coinvolgere. Credere nelle proprie idee aiuta a trasportare gli altri attraverso le vostre visioni. Quando il pubblico vi vede presi, inizia a fantasticare su quanto state proponendo cercando di immaginare cosa voi provate ed il gusto che ne traete nonché quello che ne potrebbe trarre egli stesso.

Il jolly in tasca

Tenete sempre il Jolly in tasca, non è raro infatti che qualcuno tenti di mettervi in difficoltà con domande del genere: “Perchè dovremmo investire sulla sua idea?”. Ebbene, se non avete risposte pronte a simili domande (ce ne sono in realtà molte di più) addio alla vostra credibilità e, a meno che non siate un gruppo dove altri vostri colleghi sono in grado di esporre meglio un concetto dove sono più preparati, addio anche al vostro progetto : ).

Conclusioni

Concludendo, andate a qualche conferenza prima di tenerne una vostra e cercate di domandarvi cosa non vi è piaciuto delle conferenze alle quali avete partecipato ed il perchè. Cercate di accorgervi di cosa stava accadendo mentre avete iniziato a sbadigliare, mentre siete andati altrove con il pensiero, mentre avete iniziato ad agitare la penna, a muovere le gambe, a desiderare di andar via. Pensate poi a cosa avreste voluto invece sentire in quel momento e come.

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Guidate il vostro pubblico nel vostro ballo…
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La nuova pubblicità dell’Audi A3

Posted by Raffaele Berardi on 28 febbraio 2013

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Il dono della sintesi

Sono poche le pubblicità che mi colpiscono e generalmente quelle che ritengo più carismatiche le divido per categorie in base al tipo di messaggio che emanano. La nuova pubblicità della Audi A3 Sportback va in controtendenza con le pubblicità attuali e non si basa sull’evolversi di una breve storia che dovrebbe catturare le emozioni dello spettatore, essa si basa più su un carisma artistico all’avanguardia che propone un uso sapiente dei soft-box e delle luci di studio, nonché del compositing e della motion grafica. Ogni singola scena, accompagnata da un’azzeccata e robotica colonna sonora (Daft Punk – Harder Better Faster), ritrae una caratteristica del veicolo in modo brillante, divertente e allo stesso tempo tecnico e suggestivo. Si descrive in pochi secondi, e con uno spot che dovrebbe vantare anche una certa economia dei costi sostenuti per la sua realizzazione, ogni singola caratteristica che vale la pena evidenziare circa il nuovo prodotto: lo scatto del motore, l’intuitività dei comandi, la leggerezza del veicolo e l’economia d’esercizio. Per ogni caratteristica una breve scena, priva di collegamento alcuno con la precedente, descrive in modo originale il punto di rilievo. Un po’ come se si dovesse realizzare un logo aziendale cercando così di concepire una sintesi che, ad una sola occhiata, permetta di conoscere le intenzioni del marchio. Crisi, risparmio e, inaspettatamente, pubblicità a mio avviso migliori, coinvolgenti e non martellanti, per questa gamma di prodotti. Unica nota dolente è che l’utilizzo della doppia freccia del tipo “fast forward” richiama il marchio Citroen.

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

Link

Spot Audi A3 Sportback: http://www.youtube.com/user/AudiChannelItaly?v=Uzmhh7QDNBE

compo_spot_audi.jpg

Image compositing by ralph-dte.eu

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Volantinaggio, che forzatura…

Posted by Raffaele Berardi on 16 settembre 2012

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Libertà di scelta

Diciamoci la verità, qualcuno crede ancora che il volantinaggio sia un buon metodo pubblicitario? Per pubblicizzare cosa esattamente? Non sono fastidiosi tutti quei foglietti di carta tra vetri e tergicristalli? In quanti casi vanno direttamente dal tergicristallo a terra? E’ probabile che sporchino solo le strade? Quanta carta sprecano? Potrebbe in futuro essere considerato un metodo poco ecologico?

L’aspetto irritante del volantinaggio è il ricevere forzatamente qualcosa che non si è chiesto. Non si ha la possibilità di dire “No grazie”. Ti ritrovi il volantino sull’auto, lo prendi e lo butti per terra, altrimenti, nei casi migliori, nel cestino più vicino. Spreco, inquinamento e nervoso. Uhm…

Oggi si sa, il volantinaggio di questo tipo è mal visto e non contribuisce alla buona reputazione di un’azienda (soprattutto delle più piccole). Questo significa che sempre più spesso troviamo sulle nostre auto volantini che si riferiscono ad attività che non riscuotono molto successo. Se la tua è una buona attività potrebbe essere catalogata in malo modo dalla gente solo per il mezzo che hai usato. Essendo buttato subito, un volantino, non fa in tempo a comunicare ciò che di speciale ha il tuo lavoro, specie quando presenta lunghi testi.

Esiste però una forma di volantinaggio apprezzata; troviamo ormai da tempo fuori da bar e locali dei piccoli espositori contenenti diversi tipi di giornali e volantini che pubblicizzano vari settori (immobiliare, automobilistico, ecc.), nuove attività commerciali aperte nelle nostre città o locali dove mangiare, ballare e divertirsi. Questo mezzo di comunicazione ha preso sempre più piede perchè offre la possibilità agli eventuali lettori di effettuare una scelta. Se oggi voglio prendo il volantino, se non sono interessato o se ho altro a cui pensare, lo prenderò un altro giorno. La possibilità di scegliere se visionare una pubblicità infastidisce meno e genera una maggiore attenzione, in quanto si sa… da che mondo e mondo, le cose imposte proprio non vanno giù.

Un modo decisamente più intelligente di usare la carta, e lasciarla liberare nell’aere, è senza dubbio quello di Paul Cocksedge* che con “Bourrasque”, nel cortile dell’Hotel de Ville a Lione, prolunga nel tempo un attimo che lascia spazio alla fantasia degli osservatori attoniti. Duecento fogli luminosi** si “liberano immobili” (sostenuti da una sottilissima struttura) nell’aria come se una folata di vento li avesse spinti verso un “ordinato disordine”. Un modo bello, artistico, suggestivo, di gettare la carta al vento…

* Paul Cocksedge, designer londinese.
**Realizzati in materiale elettroluminescente.

Bourrasque - Paul Cocksedge

Image’s copyright: paulcocksedge.co.uk

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Affascinanti biciclette luminescenti

Posted by Raffaele Berardi on 16 dicembre 2011

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Bellezza

Mi chiedo in buona fede se ci sia una reale convenienza ad inserire in uno spot oggetti più belli, o comunque più affascinanti, sorprendenti, curiosi, rispetto all’oggetto sponsorizzato. Chi guarda la pubblicità, ad esempio a tavola, potrebbe rimanere colpito ed interloquire con i commensali perdendo il seguito dello spot e magari ignorando l’oggetto della promozione. Certo è che prima o poi rivedrà lo spot, ma potrebbe attendere di vederlo solo per osservare ciò che lo ha colpito perdendo l’attenzione su quello che tale spot voleva realmente mostrare.

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

spot_blackberry.jpg

Le biciclette dello spot BlackBerry

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Il simpatico spot con Riccardo Rossi e Federica Pellegrini

Posted by Raffaele Berardi on 16 novembre 2011

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Simpatia

Simpatici, spontanei, oserei dire… genuini. Una coppia improbabile per uno spot pubblicitario: lei un po’ imbarazzata, alle prime armi in un mondo molto differente dal suo, è allo stesso tempo divertita, partecipe e concentrata nel capire come muoversi sul set; lui, forte di una consolidata esperienza artistica è abile nel mettere la Pellegrini a suo agio aggiungendo quel pizzico di pepe che ci vuole per ravvivare la scena ed allentare la tensione. Il risultato è uno spot sobrio, divertente, poco costruito e forse, proprio per quest’ultimo motivo, più piacevole. Il primo dettaglio che mi ha affascinato è stato l’assenza dei soliti ed obsoleti sorrisi di plastica: i due si divertono realmente nel girare lo spot insieme e questo traspare assieme alla stima reciproca. Ottima la colonna sonora (Moves like jagger – Maroon 5 featuring Christina Aguilera). Utilizza i link di seguito per vedere due versioni differenti dello stesso spot:

http://www.youtube.com/watch?v=AMvotAe9_JQ
http://www.youtube.com/watch?v=SydtwcUDetU

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

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 Pellegrini: “A me piacciono gli sportivi!” Rossi: “Me ne so’ accorto!!!”

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Il lato B del Merchandising

Posted by Raffaele Berardi on 26 giugno 2011

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Logiche inverse

In questi giorni mi sono trovato a sfogliare più cataloghi di utensileria e attrezzature professionali per officine e laboratori di meccanica di precisione. Come di consueto, al termine di ogni catalogo, si trova una moltitudine di gadgets e merchandising: cappellini, magliette, polo, giacconi, portachiavi, giubbini, ombrelli, camicie, occhiali, marsupi, zaini, gilet, valigie, pantaloni, penne, orologi, buste e contenitori, calcolatrici, oggetti e attrezzature per andare al mare o in montagna, modellini di automobili e, nei cataloghi di prodotti offerti da sportive case automobilistiche, persino giacconi in pelle e capi di abbigliemento pregiati. Ognuno di questi prodotti è provvisto del logo aziendale e di eventuali slogan pubblicitari in bella evidenza.

Come ben sapete lo scopo di questi prodotti è quello di conquistare gli appassionati del marchio i quali, dotandosene, provvedereanno poi, spesso senza rendersene conto, a far pubblicità ai prodotti sponsorizzati. Vi potrebbe capitare quindi di indossare il cappellino del vostro prodotto preferito, comunicare a chi vi sta intorno che gradite il prodotto (dato che lo indossate volontariamente e con orgoglio), che secondo voi è valido e meritevole di attenzione e, cosa curiosa, il tutto avendo pagato un prezzo doppio, talvolta persino triplo, rispetto al suo valore di mercato.

Quindi, la cosa curiosa del merchandising è che, in taluni casi, un cliente arriva a pagare un oggetto “promozionale” il doppio o il triplo del suo valore nonostante stia effettuando una pubblicità molto utile a chi quell’oggetto glie lo ha venduto. Non pare anche a voi che ci sia un’anomalia in questo? 😀

 merchandising.jpg

Un bellissimo giubbino in pelle proposto da una sportiva e affascinante casa automobilistica tra gli oggetti del suo “store”. Il giubbino in realtà aveva dei loghi che abbiamo rimosso digitalmente per imparzialità. Il prezzo di questo prodotto supera i mille Euro ma in commercio è frequente trovare prodotti analoghi per qualità dei materiali e delle finiture a prezzi inferiori del 50%.

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Pubblicità Fernet Branca

Posted by Raffaele Berardi on 25 marzo 2011

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Garbo

Entra nelle case con garbo, non fa rumore, si muove lentamente, educatamente… Ti accompagna sempre con la stessa melodia rilassante che non trapana le orecchie e non rovina il tuo riposo a tavola. E’ la pubblicità del Fernet Branca, uno spot di qualità, ragionato e con un pregio importante: sebbene venga trasmesso raramente, ti ricordi facilmente sia del prodotto che della melodia leggera che accompagna lo spot. Un traguardo irraggiungibile per molte altre pubblicità 🙂

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

spot_fernet_branca

Soprattutto…

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L’autostima come generatore di campagne pubblicitarie gratuite

Posted by Raffaele Berardi on 11 marzo 2011

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Autostima

Quanti siti, blog e forum che raccontano un prodotto visto dagli occhi dei suoi estimatori avete incontrato nel web? Tanti, tantissimi. Nella stragrande maggioranza dei casi tali siti non sono voluti espressamente dai produttori del bene di cui si parla. Questo significa che l’orgoglio legato ad un prodotto amato, desiderato o posseduto, può portare al punto di dedicare parte del proprio tempo giornaliero a raccontarlo e pubblicizzarlo spesso involontariamente. Se poi l’orgoglio viene ferito da uno o più visitatori che esprimono un giudizio negativo circa l’esperienza maturata con esso o anche solo circa un’impressione avuta nel leggerne la descrizione… ecco allora che l’autostima può andare alle stelle e, l’elevata considerazione che l’individuo ha di sé, può indurre ad iperbolizzare, esasperare, esagerare, esaltare le qualità di un prodotto indipendentemente dal fatto che questo le meriti o meno. In tal caso l’autostima genera quindi una accanita campagna pubblicitaria gratuita che porta benefici solo ad un soggetto. Tale soggetto non è né l’autore del sito/forum/blog, né il visitatore polemico… non è difficile immaginare chi sia.

Vari studi hanno dimostrato che l’autostima si mantiene costante ed è difficile modificarla anche se le prove oggettive smentiscono la concezione soggettiva che uno ha di sé. Dal punto di vista psicoanalitico, l’autostima è strettamente legata al narcisismo.

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Tra i principali prodotti pubblicizzati involontariamente: auto e moto, prodotti di
elettronica e informatica, sistemi operativi, beni di consumo…

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