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Piccole Grandi Curiosità di cui poco si parla intorno a te…

La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità

Posted by Raffaele Berardi on 24 dicembre 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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A fine anni ’80 ero sulla bicicletta che giocavo tranquillo davanti all’attività dei miei genitori, la gente lasciava le chiavi attaccate sulle porte delle case, i negozi venivano lasciati aperti anche se ci si assentava cinque minuti per andare al bar, pochi chiudevano le serrature dell’auto. Le vie erano piene di negozi, le infrastrutture curate, tutto era vitale e metteva voglia di darsi da fare.

Si possedeva si e no una casa e si era felici. In molti avevano i nonni che lasciavano una seconda casa a costituire ulteriore garanzia per accedere a mutui che all’epoca avevano interessi stratosferici (ma era tutto proporzionato). Un pallone e una bicicletta, le costruzioni e le macchinine e avevi tutto. Oggetti misteriosi e affascinanti come il Commodore 64, e la lunga stirpe di successori, ti davano quel qualcosa in più che ti catturava ma mai al punto da rinunciare a calciare un pallone, andare in bici in ogni dove e prendere l’autobus per il mare.

La vita era sulla strada dove vedevi la gente, conoscevi il mondo, imparavi un sacco di cose, ad essere scaltro, scafato, sveglio, in gamba. Si aveva di meno e si era tutti felici perchè tutti eravamo più semplici (ed era più semplice anche essere simili, compatibili e senza troppe disuniformità) e tutti potevamo avere una palla o una bici in qualche modo.

Oggi siamo tutti nervosi, ci manca sempre qualcosa, necessitiamo di finanziamenti cumulabili, non dormiamo la notte, prendiamo prodotti assurdi per correggere gli effetti causati a monte dello stress sull’apparato digerente, sul sistema nervoso, sul sistema cardiovascolare. Mangiar bene ci siamo completamente dimenticati cosa significhi, ingurgitiamo “rifiuti”, rimbalziamo tra un’informazione e l’altra del momento che dice, con netto ritardo, cosa ci sta facendo male già da un po’, e non sappiamo leggere e studiare da soli un testo di biologia o di medicina utile a capire quantomeno il funzionamento del corpo umano e le sue prime esigenze energetiche e alimentari.

Non sappiamo nemmeno dove è che veramente si trova il cibo giusto, ci affidiamo a marchi, marchietti, denominazioni, bollini impostati da qualcuno ai “vertici”. Vertici che sono sempre meno credibili e che, per accordi economici, vanno a togliere ad esempio il marchio di vera piadina romagnola a quella che realmente lo è per attribuirlo a prodotti che utilizzino almeno un ingrediente cinese al fine di favorire strategie economiche e accordi intercorsi senza coinvolgere nelle scelte chi realmente ne viene coinvolto.

Fare attività fisica divertendosi anche, non sappiamo più quanto sia importante per il nostro umore, per il sistema immunitario e la salute in generale. Abbiamo le bocche viziate da correttori di sapidità e assuefacenti zuccheri complessi raffinati inseriti ormai ovunque, non solo nei dolci, per “coprire” sapori improbabili e scarsa qualità di paste, sughi e condimenti ad esempio.

Siamo pieni di intolleranze (spesso causate più da carenze vitaminiche che da reali intolleranze, ma qui… qui rischio di aprire una diatriba affermando che, studiando, e non di certo su internet, ho risolto le mie senza ricorrere alla chimica d’artificio e il medico è rimasto a bocca aperta sapendo che andavo a convegni e conferenze tenute dai principali ricercatori e primari italiani al fine di sapere quello che altrimenti avrei saputo troppo tardi… chissà quando, chissà da chi*), ingeriamo pillole e la gita fuori porta non è in campagna ma al centro commerciale. MMMiseria che schifo. Ho voluto inserire queste righe per completezza ma, un rimedio per la vostra tranquillità lo potete trovare solo voi.

*Non vi sto consigliando in alcun modo di evitare il vostro medico. Io non dò consigli medici, non sono un medico e quello che scrivo non ha alcuna valenza medica. Qualunque cosa vi venga in mente dopo aver letto queste righe è sotto la sola ed unica vostra responsabilità.

Ci dicono che il futuro è nella moda e nel design per orientare i giovani verso questo tipo di studi. Ma il futuro lo si potrà definir tale se si riuscirà a sopravvivere e per riuscire in questo ci vorrà una cultura sempra più estesa che, guarda caso, è sempre meno offerta. Rappresenta sicuramente di più il futuro lo studio delle Scienze e Tecnologie Alimentari, delle Scienze e Tecnologie Agrarie, della depurazione delle acque, delle Neuroscienze, del Sistema Immunitario, dei Semi antichi, dell’approvvigionamento energetico, della Biologia, del Clima, dell’Innovazione Tecnologica reale (quella vera, non le scempiaggini da volantino delle offerte… lo sapete che oggi si possono coltivare cellule staminali per ricostruire i tessuti della retina e metterli in contatto con trasduttori biocompatibili che interpretano i segnali luminosi e li comunicano al cervello restituendo almeno parte della vista a chi l’ha persa? E invece in giro la massa pensa che la tecnologia sia l’ultimo modello di smartphone?).

Il fatto è che se non saremo in grado di garantirci autonomamente un’alta qualità della vita, nessun altro lo farà per noi. Se non estenderemo la nostra cultura orientandola ove realmente serve, nessuno verrà a farlo per noi. Tantomeno i famigerati organi competenti. Ma per avere la testa di studiare e curare simili (ed altre) discipline è opportuno rinunciare a spendere il proprio denaro verso scempiaggini, evitare di distrarre la mente verso argomenti futili, in perdita, sempre troppo chiacchierati e mai risolti, e concentrarsi affinché il proprio tempo e le proprie risorse permettano di sopravvivere alla selezione. Imparare che quello che si comincia lo si deve portare a termine, costi la fatica che costi. Per queste ragioni articoli come questo sono comprensibili ad un numero limitato di persone… pura e semplice selezione naturale.

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Bicicletta

Cose che contano…
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La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy

Posted by Raffaele Berardi on 10 novembre 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
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Nota. Sebbene il fenomeno sia presente anche in Italia è corretto porre all’attenzione che ovviamente si tratta di un problema globale e che almeno alcuni documentari nazionali di rilievo hanno evidenziato questa problematica. Ora sarebbe bene parlarne anche nelle scuole inserendo programmi scolastici aggiornati, evoluti e tenuti anche da personale giovane e preparato in materia.

Pagamenti elettronici, tracciamento delle attività sul web da qualunque dispositivo, social network, scatole nere sui veicoli, smartphone vulnerabili (perché hackerabili come comuni computers) e sovente ricchi di app che hanno accesso a numerosi contenuti privati presenti in memoria, sistemi di telecamere per le strade, applicazioni per il fitness con condivisione di dati e sincronizzazione tramite la rete, elettrodomestici collegati in rete (IoT, Internet of Things), nuvole (clouds), dispositivi GPS associati a fotocamere così come a telefoni, cardiofrequenzimetri, veicoli, giocattoli…

E’ oggi possibile sapere tutto di una persona: quel che gli piace o meno, le sue abitudini, cosa compra, i suoi gusti, come impiega il proprio tempo libero, cosa pensa, le sue debolezze, i suoi desideri, le sue ambizioni, che cibo mangia, quanto dorme, le sue condizioni di salute, il suo stato fisico e mentale, il suo rischio di ictus o di attacco cardiaco (anche se vi dicono che non è possibile prevederlo, ma si riferiscono al momento esatto in cui se ne può esser colti, non al rischio di…), la sua intelligenza, le sue capacità, la sua influenza sugli altri, la sua viralità, il suo credo, piccole manie, tic, ossessioni. Significa poter prevedere agevolmente che acquisti farà, la sua età biologica, il suo stato di salute, se risponderà o meno a tendenze che lo vogliono prevaricare (spesso senza che nemmeno se ne accorga), se oltre a provare l’impeto di reagire dispone degli strumenti dell’intelletto che gli permettano di raggiungere realmente un risultato, se esercita una qualche influenza sulle persone che ha intorno… se può rappresentare un pericolo per un mondo che ha altri progetti e come distrarlo dai suoi intenti.

Significa, potenzialmente, poter un domani creare problemi su misura per le persone, probabilmente riuscire a deviarle da un percorso o, addirittura, isolarle qualora queste risultassero in grado di esercitare una certa influenza senza però appartenere ad una qualche parrocchia. In sintesi: Controllo.

Sempre meno “Masanielli” nel futuro della nostra società “moderna”, sempre meno “Imprevedibili Innovatori”, sempre più adeguamenti, istinti assopiti, addomesticamenti e caramelle colorate per lenire impulsi e desideri. I videogiochi ad esempio permettono di sfogare in un mondo fittizio la voglia di trasgredire, evadere, ribellarsi. I gadget elettronici (come smartphone e tablet) invece sfamano il desiderio (spesso l’illusione) di controllo sulla propria vita. Ogni cosa sembra al suo posto, organizzabile e controllabile mentre la vita ci sfugge inspiegabilmente da sotto le mani ma facciamo fatica a collegare le due cose percependo solo una stressante “ansia” (che avrà i suoi effetti sulla salute).

La totale assenza di privacy è lo strumento ideale per muovere previsioni con un margine di errore minimo (è il motivo per cui i motori di ricerca utilizzati in rete conoscono prima dell’individuo stesso che automobile acquisterà anche se non ha ancora pensato di acquistarne una, se si ammalerà o meno di influenza questo inverno e quale sarà il prossimo medico specialista di cui avrà bisogno), operare previsioni ha generalmente pochi fini: la statistica (ad esempio per fini assicurativi), la prevenzione (per non esser colti in contropiede da un fenomeno dilagante) ed il controllo (per esercitare un’influenza ed orientare le masse in una determinata direzione pressappoco come il bestiame). Si può conoscere la tendenza di un mercato o, al contrario, se un’influenza esercitata sulla massa sta restituendo i risultati sperati al fine di “gestire” il mercato con un ciclo inverso rispetto al suo percorso naturale, o di gestire le volontà delle persone più deboli con tecniche da “mentalista” inducendole a determinati pensieri con metodi degni di un gioco di prestigio.

Premesso che sono dell’avviso che “Il caso non esiste”, penso che oggi, come non mai, ci sia davvero poco da imputare al caso a men che non si voglia generare caos utilizzando in modo anomalo e biricchino tutti i dispositivi sopra citati fornendo dati depistanti. Ma solo un’azione di massa produrrebbe viraggi significativi dei miliardi di miliardi di dati che ogni giorno vengono storati e classificati sulla razza umana. Del resto, se ci pensate… una balena potrebbe mai immaginare che il pizzicotto che ha sentito dopo aver incontrato una barca piena di ricercatori è servito a impiantarle un dispositivo che serve per studiare la sua vita? Che ne sa una balena di sensori, dati, datalogger, trasmissioni satellitari, studi e ricerche? Allo stesso modo temo sia molto difficile ipotizzare cosa realmente possa fare chi si trova dall’altra parte dei nostri big data.

Ci suggeriscono che questo genere di tecnologia sia utile per individuare ad esempio chi “ruba” ma… in fondo sappiamo bene che chi ha depredato un paese non era certo un comune ladro di galline, quell’innocuo civile a cui si accede rapidamente (e senza timori) perché debole. Il vero furto è sempre stato rappresentato dalle deregolamentazioni folli, da chi ha gestito i fili delle marionette che si sono adoperate nel teatrino della crisi economica globale (pilotata), da chi ha depredato piccole e medie imprese ed ha troncato a metà aziende con tassi di innovazione spaventosi (come quelle che producevano le migliori celle li-ion del mondo o i migliori powertrain range-extender) che potevano rappresentare un serio vantaggio per i consumatori. I veri ladri sono coloro che hanno privato le persone della vera tecnologia dando loro in cambio tecnologia fidelizzante e sovrintendente e dopo averle divise in categorie al fine di stuzzicare l’inutile e dispendiosa lotta tra soggetti che nemmeno si accorgon più di esser dello stesso coro.

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Fitness tracker

Oggetti come un semplice fitness tracker si indossano, raccolgono
dati, si sincronizzano con il nostro telefono (che ha una sim
univoca) o con il nostro pc (che ha un suo indirizzo IP) oppure
mettono direttamente tali dati su una nuvola (cloud). Questa
diffusione di dati, potenzialmente, può permettere persino di
rilevare quante possibilità ci siano che tu raggiunga una
determinata età e possa ad esempio usufruire di determinati
prodotti e servizi. Negli anni ’90 indossavamo un
cardiofrequenzimetro, lo guardavamo noi e, qualche volta, il
nostro medico sportivo. Farne partecipe il mondo che risvolti
dovrebbe invece avere sulla prestazione agonistica?
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potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
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La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita

Posted by Raffaele Berardi on 30 agosto 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Stress in aumento, disordini alimentari, problemi cardiovascolari, scarsa possibilità di dedicarsi ai rapporti umani, aumento dei divorzi, minori nascite, figli più trasandati, la memoria storica collettiva breve… Poche ore da dedicare a sé stessi, persone sotto sforzo come muli da traino, non c’è mai un attimo per riflettere, per fermarci e renderci conto di come sta volando il tempo senza che realmente abbiamo apportato qualcosa di bello a noi stessi. La felicità è fittizia sui social network dove un gelato preso con gli amici viene risaltato da appositi filtri fotografici per farlo sembrare un film.

Poi quegli amici parlano di un disagio, magari gli rispondiamo solo “Eh succede, che ci vuoi fare?” e dopo pochi secondi torniamo tutti a dire cretinate per non pensare a quel che ci fa male o che temiamo. Abituati, istruiti che esternare qualcosa di triste (certo non 24 ore su 24, mi riferisco ad un possibile e comprensibile periodo no) può allontanare le persone da noi. Bisogna essere felici, sempre, anche quando non lo siamo, la società, sostengono gli “esperti” della comunicazione, vuole così. Sorridenti, attrattivi, carismatici, guai a voler lavorare sul nostro intimo profondo, guai ad evolverci, guai ad innovare e lasciare gli ormeggi del “faccio anche io quello che fanno tutti intorno a me”, guai a desiderare qualcosa di realmente importante nella nostra vita. Vuoi mettere parlare del nuovo telefono o del suv o della vacanza low cost alle falde del chi l’ha già mangiato?

E’ un po’ questo il quadro generale che ho intorno, non vedo quasi nessuno realmente felice. Negli ultimi anni, di circa 10 amici che si sono sposati ben 7 si sono separati o hanno divorziato in un intervallo compreso tra i 2 ed i 5 anni dopo il matrimonio (non di rado stanno meglio quelli che convivono perché semplicemente si impegnano di più sentendosi prede di un più facile abbandono). Ovviamente quasi tutti con bimbi piccoli che stanno patendo le pene dell’inferno. Dei rimanenti solo 1 o 2 danno l’idea di avere un rapporto veramente solido. La differenza tra i due gruppi sta tutta prevalentemente in una sola cosa, la comprensione, pochi hanno la fortuna di riceverne. Facile a dirsi osservando dall’esterno, più difficile a farsi, ne convengo con chi lo sta già pensando.

Tutti rapiti dal lavoro, dagli straordinari, occasioni di arrotondamenti, slanci di carriera, tutti con pochi momenti da dedicare realmente a sé stessi (sono stato così anche io), quei pochi momenti che, se per qualche circostanza sfavorevole vanno male, fanno già pensare che il rapporto sia logoro e immeritevole di cure e attenzioni (basta così poco?). Ma, soprattutto, tutti assillati da un mostro terribile chiamato “mutuo”. Ci si arriva ad annullare pur di riuscire in uno schema classico che è diventato:

Titolo di studio,
matrimonio entro 27-30 anni,
mutuo,
aiutino per inserirci dentro il SUV,
sacrifici spasmodici per riuscire anche se la corrente va in un’altra direzione,
annullamento di sé stessi,
scarsa volontà di capirsi,
egocentrismo,
fine rapporto (con la seguente convinzione: se non fai quello che rientra nei miei obiettivi allora non mi ami).

E perché invece non potrebbe essere come segue?

Passione per uno o più temi sviluppati crescendo grazie a genitori che trovavano il tempo di giocare qualche pomeriggio/sera con noi con una bella scatola di LEGO;
virtù della pazienza, saper rischiare, aspettare di trovare la persona ideale pur con tutti i suoi difetti a bilanciare le sue singolari qualità;
l’unione fa la forza per l’acquisto di una mezza casetta e l’altra metà… mutuo leggero;
auto vecchia (perché no… magari d’epoca) con una bella riverniciatura fiammante (atteggiamento ribelle, rock, provocatorio);
una pista da ballo, un viaggio in bici per il mondo;
desiderio di conoscere e capire chi ci sta vicino;
dedizione;
vivere la vita…

Sono sicuro che quanto ho scritto ora può apparire persino assurdo ma… ho le prove che esiste 🙂 Qualcosa ci sta abituando che i rapporti umani si gestiscano dall’equivalente di un pannello di controllo con qualche click settando solo le impostazioni che noi vogliamo imperativamente. Tutti pronti a dire che non è vero, sicuro, ma alla fin fine quanti hanno la fortuna di esser meno stressati o riescono comunque ad esser più disponibili e desiderosi di dedicarsi al rapporto umano che sia nella coppia, nelle vere amicizie, nel lavoro, con i figli? La verità è che corriamo troppo dietro ad altro e questo altro ci prende tutto il tempo e, spesso, quando ce ne rendiamo conto… è troppo tardi.

Che si tratti di una relazione sentimentale o dei propri figli, non si può pretendere un insieme di funzioni dal partner al fine di realizzare un quadretto omologato o esigere figli in gamba lasciandoli giornate intere davanti alla console di gioco purché non ci disturbino mentre siamo intenti a rincorrere qualcosa che forse nemmeno c’è.

Una semplice proposta

Quindi che fare? Il mio modesto pensiero, che non vuole essere assolutamente una massima ma solo e realmente un modesto pensiero, è: “Rinuncia a qualcosa”. Ho come la sensazione che rinunciando a qualcosa di noi stessi (qualcosa, non tutto, non mi riferisco all’annullarsi, più ad una ricerca di equilibrio e parità) possiamo fare molto di più di quanto crediamo e toglierci soddisfazioni inaspettate.

Conclusione

Il fatto è che chi doveva distruggere l’economia c’è riuscito, chi doveva operare in modo opportunistico ha avuto successo, anche con una certa facilità, gestendo la Leva del potere (vedi in basso i Link correlati: La leva del potere). Dobbiamo ormai riconoscerlo anche se, certo, è nobile la caperbietà che contraddistingue gli italiani. In realtà l’apprezzo molto ed è motivante. Ma mi chiedo quale sia il vero limite che non dovremmo superare, quand’è che non vale più la pena combattere contro un mostro silente e invisibile che percepiamo ma non riusciamo ad afferrare? Dov’è il punto di equilibrio in cui, sì, facciamo del nostro meglio ma non lasciamo alla deriva le persone a noi care? A cosa possiamo rinunciare e a cosa non dovremmo mai rinunciare? Cosa tramanderemo nel futuro (vedi in basso i Link correlati: Problemi intergenerazionali di comunicazione) se non abbiamo mai tempo di comunicare perché intenti a correre dietro a schemi preimpostati? Rinunciare a qualcosa può esser utile affinché non ci proiettiamo in un futuro di stupidi gestiti come marionette dagli stessi opportunisti che hanno fatto crollare il valore del nostro lavoro, della nostra casa, della nostra vita, oppure l’hanno reso troppo costoso al momento sbagliato?

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Problemi intergenerazionali di comunicazione
La leva del potere

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Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute – 2
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L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

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Giocare con i figli

Si lasciano troppo spesso con i nonni, con una babysitter, o davanti una console di gioco… poi la società cambia e non capiamo perché. Basta dedicargli del tempo per cambiare il mondo, sono le figure di domani, i professionisti, i medici, gli ingegneri, i tecnici, gli artisti, gli atleti, i “gestori del potere”… in un modo o nell’altro avranno la loro influenza sul futuro.
Image’s copyright: familytimes.biz

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)

Posted by Raffaele Berardi on 29 agosto 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Introduzione: operare opportune connessioni logiche

Affinché la lettura sia interessante, preferisco evitare di esporre una lunga (quanto inutile) lista di leggi corredate da petulanti casistiche di problemi di cui tutti, in un modo o nell’altro, siamo più che consapevoli. Quello che preferisco fare, come mio solito, è in realtà profilare un metodo che il lettore possa poi applicare in modo logico a tutte le situazioni che ritiene meritevoli di interesse.

Così, dopo una brevissima lista iniziale di leggi mancanti, posta giusto per entrare nell’ordine di idee, ci focalizzeremo su quella che ritengo la più pericolosa per quanto concerne la situazione economica che abbiamo attraversato e che ci accingiamo ad attraversare in futuro. Quanto seguirà sarà l’esposizione di un caso che funga da introduzione alla comprensione di problemi ben più complessi che siamo soliti ignorare (anche perché nessuno ce ne parla mai presentando connessioni tematiche complete, integrali, sicuramente non in modo schietto) perché ci manca l’anello di congiuzione che faccia scattare la molla logica in testa.

Al tale caso dedicheremo, subito dopo quest’articolo, i dovuti approforndimenti (vedi in basso i “link correlati”) utilizzando come di consueto un linguaggio semplice, esempi concreti realmente vissuti (quindi non fantasie né chiacchiere da bar) e quelle provocazioni che ai soggetti più perspicaci forniscono una stimolante scossa.

Un esempio per avvicinarci all’ordine di idee

Chiunque disponga di un po’ di senno si è ormai accorto di come gli smartphone abbiano offerto numersosi vantaggi contrapposti ad altrettanti grandi scotti da pagare cari. Non molto tempo fa ho assistito ad una scena di “ordinaria follia”.

Lungo una strada una ragazza camminava su un marciapiedi e, ovviamente, la sua testa era rivolta verso il basso totalmente presa dalle sue attrazioni social e multimediali. Lungo la stessa strada un ragazzo stava facendo la stessa identica cosa con la differenza che lui si trovava alla guida della sua automobile. Ad un certo punto il ragazzo sbanda e punta la ragazza. Io rimango senza fiato, un paio di secondi sono durati ore. Lei non si accorge di niente e tra l’altro indossa anche le cuffie cosicché nemmeno l’udito può esserle d’aiuto. Il ragazzo è preso dal suo telefono ma, per fortuna, quando è ormai a pochi centimetri dalla ragazza, riesce a prevenire l’impatto notandola con la coda dell’occhio. Una decisa correzione sullo sterzo gli permette di evitarla e lei, totalmente presa dal suo smartphone e con le cuffie ad isolarla dal mondo esterno, nemmeno si accorge di cosa ha sfiorato in quell’istante.

Questa per me è follia pura, in confronto la nuova moda di lanciarsi dagli aerei senza utilizzare il paracadute, sfruttando apposite tute (che offrono un controllo ottimale dell’assetto di volo durante la caduta libera) per centrare degli assorbitori di impatto a terra, credo sia più razionale. La vettura utilizzata dal ragazzo dispone notoriamente di vivavoce bluetooth che permette, legalmente, l’utilizzo del telefono (in sola conversazione) a bordo. Tuttavia dovrebbe essere oramai chiaro che questo paliativo in realtà spinge a fare un uso completo del telefono in auto. Basti pensare anche solo a quando ci sono a bordo passeggeri che non devono ascoltare le nostre conversazioni e si deve agire sul telefono per rispondere in modo che la chiamata non venga in automatico diffusa dagli altoparlanti del veicolo in modalità vivavoce. Anche la sola interazione col bluetooth distrae pericolosamente dalla guida. Semplicemente l’uso in auto del telefono dovrebbe essere totalmente vietato (oppure dovrebbe andarci bene che tutti gli altri ascoltino le nostre conversazioni ed i nostri messaggi). Ovviamente nessuno sarà d’accordo ma quando vostra figlia verrà investita su un marciapiedi mentre, in fondo, non faceva nulla di male, vedrete che cambierete idea. Un mastodontico mercato da miliardi di dollari può trovare un’ulteriore soluzione tecnologica innovativa o continuare imperterrito, costi quel che costi, operando richieste di regolamentazioni ad hoc.

Una breve lista per spaziare

Esempi di natura analoga si potrebbero fare per le leggi che oppongono resistenza “immotivatamente” alla trasformazione di veicoli già esistenti in veicoli elettrici o ibridi o che non forniscono mediante prassi semplificate senza vincoli di età (del veicolo) e di tecnologia impiegata.

E ancora, non trovo comprensibile come sia possibile trasmettere spot sul gioco d’azzardo in fasce orarie che vedono i bambini come principali spettatori, così come non si capisce come sia possibile trasmettere alle soglie del 2020 spot e televendite di prodotti che rappresentano palesemente delle “truffe”.

Mancano leggi che vietino la molestia telefonica da parte di promotori e venditori di svariata natura (vi sarete accorti come il Registro delle Opposizioni non porti il giovamento sperato e di come esistano delle regolette, sovente ignorate, come la registrazione doppia al tal registro utile ad avere una reale esclusione dalle molestie. Perché mai doppia? Come faccio ad immaginare che possa esserci questo archibugio? Perché la mia parola non basta già la prima volta? E così via…

Fino a leggi mancanti che permettano ai cittadini di valutare i servizi di cui dispongono (o che gli mancano) e di operare una sanzione, nei confronti dei relativi erogatori, qualora il tale servizio si tramuti in un grave disservizio.

Il caso di rilievo per la nostra economia

Ma c’è una legge, che ha subito “curiose” variazioni nell’arco degli ultimi decenni, fino a trasformarsi in una completa mancanza, i cui effetti si sono rivelati disastrosi per la nostra economia (a livello di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti…) e che praticamente tutti, o quasi, ignoriamo essere la causa di tali notevoli disagi nonché di drastiche perdite economiche e di opportunità (specie per i giovani).

Mi riferisco ad una opportuna regolamentazione che “ammaestri” i famosi “sottocosto”. Sono sicuro che solamente gli operatori del settore più arguti e le menti più frizzanti si sono già accorti della filiera di danni (che verranno raccontati nell’apposito articolo che seguirà) che deriva da un mercato “sregolato”, ma la massa rimane (e rimarrà) vittima di sé stessa e della propria scarsa curiosità (un po’ come Pinocchio diretto al paese dei balocchi: in fondo perché chiedersi come mai qualcuno abbia interesse a “regalarci”, o meglio, a far credere di regalarci, qualcosa?) e, forse, anche questa si chiama “selezione naturale” e non tutto il male vien per nuocere.

L’articolo “Valutati solo da un prezzo…” (vedi in basso i “link correlati”) vi introduce ai concetti di “frattaglie” e di “avvoltoio silente”, mentre l’articolo “Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente” completa il quadro spiegandovi le dinamiche logiche con cui il mondo del sottocosto apporta ingenti danni alla nostra microeconomia facendo perno su debolezze e ignoranza.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5

Posted by Raffaele Berardi on 22 luglio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Innopportune perdite di tempo (e di denaro)

Sistema legale ottuso

Un povero Cristo sta lì, studia per passione a più non posso, fa ricerca, innova, si autofinanzia, con quello che raggiunge migliora la qualità della sua vita e delle persone che gli stanno attorno, non disturba nessuno, non è interessato a grosse produzioni di prodotti tecnologici che creerebbero non poche variazioni nei mercati nonché nuove temibili competizioni, non pretende denaro (perché ha già visto, in anni e anni, di percorsi di finanziamento di bella facciata, e poca sostanza, che non è possibile averne per progetti considerati “troppo” innovativi – vedi i link correlati in basso), non chiede (diritti, sostegno, mezzi… nonostante la costituzione sostenga, fin da quando è stata scritta, che le persone di buona volontà che studiano, ricercano, innovano, vanno incoraggiate e sostentate nei loro sforzi atti ad incrementare l’impronta del paese nel mondo), non pesa sul sistema paese (facendo da solo praticamente tutto quello che gli occorre), non pesa sulla società (non rappresentando un costo per gli altri), sa che non avrà mai la pensione (e si misura con questo quotidianamente) ma si ingegna per cavarsela da solo…

Un paese non dovrebbe desiderare di più…

Cosa dovrebbe desiderare di più un paese da un cittadino che si fa problemi zero, conclude molto e non si perde mai in inutili chiacchiere da bar? Domanda retorica. Ebbene nell’ultimo anno, a seguito di una citazione in giudizio rivoltami da parte di un condomino dell’edificio ove è collocato uno dei miei laboratori, sono stato costretto a perdere un’immane quantità di tempo (che potevo dedicare a studiare, progettare, ricercare, costruire, testare…) e di denaro (che potevo destinare ai miei studi, ai miei progetti, alle mie ricerche, ai pezzi necessari per costruire ed alle strumentazioni per condurre test…) in modo del tutto stupido, inetto, scialbo.

La cosa più idiota del pianeta

Se io avessi fatto un torto al tale condomino mi sarebbe anche stato bene seguire la conseguente trafila (se una persona sbaglia, in cuor suo lo sa bene e sa altrettanto bene se “sta provando a scappottarsela”). Ma il fatto che sia legale citare in giudizio qualcuno con motivazioni blande prive di coerenza e consistenza e dover comunque seguire tutta la trafila, è proprio la cosa più idiota del pianeta. Ora vi racconto…

Abusivismo all’italiana

Il tale condomino (così lo chiamerò per non usare espressioni più maleducate del tipo: X_\/@!!-:..) si è impossessato abusivamente di una parte del sottotetto del condominio ed ha proceduto ad impossessarsene senza chiedere alcun permesso agli altri condomini (ai quali tra l’altro sarebbe anche potuto stare bene, perché no? Bastava chiedere). Dopo un tot di anni desidera che i condomini gli firmino tutti il consenso per l’usucapione (cioè acconsentiamo a riconoscere che quella soffitta diventa di diritto sua) e partecipino al pagamento delle sue spese. Il problema è che questa soffitta non risulta nelle carte del catasto, non risulta nelle carte dell’ufficio tecnico del comune ed è stata però condonata con una procedura eseguita mediante un’imbroglio in quanto, nella richiesta di condono, non è stato specificato che anche la scala che porta alla tale soffitta è completamente abusiva e rappresenta una modifica strutturale dell’edificio mai propriamente approvata. Se il tale soggetto, infatti, avesse fatto nota della presenza della scala abusiva, non avrebbe ottenuto il condono della soffitta. Da notare la “genialità” anche del tecnico che ha acconsentito al condono senza chiedersi come il tale condomino richiedente potesse volare fin sul tetto… vabbé. Ma non solo, sono stati aperti lucernari così… a piacere ed ovviamente nemmeno questi risultano sulle carte. Ma non basta, il tale soggetto pretende che noi (tutti gli altri condomini) paghiamo le spese che ha sostenuto per realizzare un sogno che potremmo chiamare “soffitta abusiva inside” nonché le sue spese legali (l’avvocato è un altro fenomeno della natura, un portento, un misto tra genio incompreso e malattia autoimmune fatta a uomo, egli ha basato la sua azione legale sulla speranza che tutti i condomini fossero perfettamente ignoranti e privi di strumenti per difendersi, ha sperato cioè che non ci accorgessimo delle anomalie e che non le andassimo a riferire al giudice… arivabbé).

Non si possono fermare le idiozie sul nascere

La questione non è tanto la citazione in giudizio in sé, dove gli altri condomini ed io abbiamo vinto (e ci mancava pure…), la questione è il fatto che qualcuno o qualcosa in questo paese permetta che un “X_\/@!!-:..” la mattina si svegli, ti faccia causa o ti citi in giudizio, ti inguai o ti complichi in qualche modo la vita, senza che un “sistema filtro” gli impedisca fin dal principio di poterlo fare data l’insussistenza di quanto da lui richiesto. Cioè, per farla semplice, se la mia richiesta è una boiata talmente grossa che è osservabile dallo spazio, non dovrei nemmeno essere considerato e tutto dovrebbe fermarsi prima di nascere. In realtà io, a tutti gli effetti, in questo paese, posso fare causa al mio vicino perché il suo brufolo sul mento mi disturba e mi toglie appetito (esempio frutto della fantasia eh). Ma è possibile una cosa così?

Risarcimento danni? Solo ulteriori perdite

Inoltre se io ora desiderassi rivalermi per ottenere un risarcimento danni delle spese legali sostenute per motivi impropri, dovrei attendere anni per vincere e spendere nuovamente per una seconda causa le cui spese non sono considerate nella richiesta di risarcimento danni in opera. Di fatto conviene rinunciare perché si darebbe il via ad una progressione geometrica che si protrarrebbe con un crescendo di rimesse (diverso ovviamente è il discorso per importi decisamente grandi di decine, centinaia di migliaia d’Euro e più). E così si abbozza, si sta zitti, si pensa che è importante non prendersela altrimenti ci si rovina la salute e si continua a ridere e a scherzare con gli amici anche se si sono persi mesi importanti e somme di denaro che, da ottimizzatori profilati, si riescono a far fruttare molto più di quanto si possa immaginare.

Discorsi razionali

A nulla sono serviti i discorsi di una certa maturità con questo soggetto, spiegandogli l’importanza della ricerca tecnica che porto avanti, dei progetti che ho, del tempo che mi stava facendo perdere… la sua risposta è stata tutta incentrata sulla questione di principio “Voglio che la paghi”, parole sue espresse in un momento di fermo dell’attività cerebrale in cui proprio non voleva capire che non possiamo firmargli un usucapione di un qualcosa che è abusivo e non correttamente regolarizzato altrimenti diventiamo partecipi del suo abusivismo.

Risultati

Ora il tale soggetto dovrà pagare da solo le ingenti spese dell’avvocato che gli aveva prospettato che avrebbero vinto sicuramente (gli avvocati bravi non dicono mai una cosa del genere), dovrà pagare da solo le spese di regolarizzazione della sua agognata “soffitta abusiva inside”, dovrà regolarizzare la scala con gli altri condomini residenti (io non sono residente nel tale condominio ma ho un locale annesso esterno alla scala) e dovrà digerire un boccone amaro per aver basato la sua azione sulle “questioni di principio”. Una cosa così non doveva nemmeno aver luogo in un paese che si ritiene emancipato, evoluto, progredito… sì ma, rispetto a quale sistema di riferimento?

Se ci fate caso…

Se ci fate caso in questa, spero interessante, serie di articoli vi ho riportato casi che, in un modo o nell’altro sono tutti finiti bene. Questo significa che, con un po’ di impegno, si può contare qualcosa a questo mondo e ci sono anche storie che, nonostante i lati ruvidi, finiscono bene. Così mentre ci sono forme di informazione che quotidianamente deprimono le persone facendo loro perdere le speranze, spero gradiate questa semplice alternativa dove le notizie hanno pur sempre un lato amaro… ma almeno offrono soddisfazioni. Ovvio che più di questo non posso eh…

Continua…

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Angolo ottuso

L’angolo ottuso credo sia l’unica forma di ottusità in qualche modo utile.

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La moglie ubriaca, la botte piena ed il motore rotto

Posted by Raffaele Berardi on 7 luglio 2016

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Quando non si può, proprio non si può

Motori piccoli, con tanti cavalli, che consumano poco, durano tanto e un pizzico di sarcasmo

E’ fantastico. Per quanto mi risulti ostile il pensiero, riesce persino a diventare fantastico. Pensare di trovare motori piccoli, con tanti cavalli, che consumino poco, che costino pure meno e che durino tanto è semplicemente inverosimile. Qualcuno propone soluzioni che “sembrano” avvicinarsi a questo Morgana, altri propongono modifiche che promettono di raggiungerlo… ma è solo un miraggio.

Sapere che c’è molta gente che ci crede, rende possibile capire come la razionalità vada a farsi benedire di fronte alle debolezze umane. Ma la tentazione è troppo forte. Nonostante basti leggere le Leggi della Dinamica e della Termodinamica, su un buon libro di Fisica Generale, per capire, intuire, intravedere le basi assolute sui cui si fonda l’Universo conosciuto (non vi dico di spingervi alla Relatività generale ed alla Meccanica quantistica in casi simili, perché immagino che la Fisica del visibile, cioè la Classica, sia più che sufficiente per l’argomento trattato), ebbene, nonostante ciò c’è sempre chi spera nella trovata che controverta la Fisica Classica (nonché la Chimica, la Scienza dei Materiali…).

Sempre di più…

Nello specifico è notevole la quantità via via crescente di motori (proporzionale ad ammirevole ostinazione) alimentati a gas che sto osservando “rotti” nei retrobottega dell’ambiente motoristico. Questo perché tali prodotti sono rispondenti ad una domanda di mercato priva di qualunque criterio tecnico ma in grado, se soddisfatta dai costruttori (comprensibilmente in difficoltà), di produrre flussi di cassa evidentemente non trascurabili.

Un quartetto di caratteri inconciliabili

Trattasi di motori di piccola cilindrata (la botte piena), pieni di cavalli (la moglie ubriaca) e con i principali organi rotti (perché estremamente sollecitati dalla combustione del gas, dal turbocompressore e dal momento in cui si sceglie di far scoccare la scintilla con l’obiettivo, a monte, di risparmiare ed il risultato, a valle, del carroattrezzi). Un appassionato di motori dovrebbe saperlo che quando un piccolo 1400cc sovralimentato sviluppa 170 cavalli ed è alimentato a gas, nel quartetto, presenta più di un fattore che non si abbina con lunga durata e bassi costi di mantenimento… se deve tra le altre cose girare in città, trovarsi a corredo di un’utilitaria ed armonizzare le spese di una famiglia poi non ne parliamo. Diverso sarebbe stato il discorso se fosse stato chiamato all’esclusivo uso pista.

Un buco vulcanico

La foto del motore in questione riporta un “buco”, sul cielo del terzo pistone, talmente grande che il mio caro amico Giorgio, nonostante decenni e decenni di esperienza di distinto motorismo, al sollevamento della testata, se ne è uscito con l’esilarante esclamazione: “Vieni a vedere!!!! C’è un buco talmente grande che si vede l’albero motore!!!!”.

Una breve analisi tecnica

Voi magari vi aspettate chissà quale analisi tecnica sull’accaduto. In realtà il buco è frutto semplicemente di un anticipo di accensione troppo elevato, stratagemma utile a migliorare, entro precisi limiti, la performance di un motore a combustione interna, nella fattispecie l’espressione della coppia. Ma quando la combustione (che non è istantanea ma impiega una frazione di secondo per innescarsi, propagarsi e provocare l’espansione dei gas) raggiunge il suo massimo nel momento in cui il pistone non ha ancora raggiunto il Punto Morto Superiore (per pochi gradi dell’albero motore) o si trova a cavallo del PMS stesso, si verifica sulla biella un dannoso carico di punta da “tonnellate”. Questo va a trasmettere lo sforzo fino ai perni di banco (tentando di svincolarli deformandoli o stressando le relative viti), passando ovviamente per le bielle (che possono inflettersi) e partendo guarda caso dai pistoni (che possono bucarsi, complici anche le forti temperature in gioco tipiche delle sollecitazioni cui è soggetto un motore da corsa agonistico).
Il risultato è che il motore appare sprintoso, reattivo, pronto ma la mappa di anticipo dell’accensione è variabile in base al numero di giri, al carico (apertura dell’acceleratore), alle temperature… Quindi esistono dei punti critici, celati nello sprint del motore, i quali, sebbene non siano costantemente presenti con la stessa intensità in tutto l’arco di utilizzo del motore stesso ed in tutte le condizioni, porteranno precocemente il motore ad usurarsi venendo esso chiamato ad uno sforzo “innaturale”. La combustione infatti deve avere un anticipo perché la fiamma impiega del tempo dal momento dell’innesco al momento in cui la conseguente espansione dei gas produce una spinta sul pistone ed in “tutto” questo tempo l’albero motore sta ruotando ed i pistoni compiono la loro corsa vincolati lungo i cilindri. Bene, ma se questo anticipo porta a produrre una spinta sul cielo dei pistoni quando questi (a seconda dell’ordine di accensione) uno ad uno avranno leggermente superato il PMS, il lavoro di espansione prodotto porterà un naturale invito alla discesa verso il basso accompagnando il moto composto della biella e quindi la rotazione dell’albero motore. Viceversa un anticipo elevato, a fronte di una risposta più pronta, produrrà il già citato carico di punta scardina motori. Ma un anticipo elevato è un ottimo espediente per rendere arzillo un piccolo motore a gas ed aumentare la coppia espressa (finché la meccanica regge ovviamente). Nei motori di oggi ci sono innumerevoli controlli, istante per istante, atti a permettere alla centralina motore di calcolare l’anticipo più estremo applicabile affinché il motore abbia una durata decente e soddisfi il guidatore con una sensazione di uno sprintoso hi-tech impossibile in passato (e invece, se sapeste…).

Se fosse possibile, allora…

Il fatto è che non si può realizzare un motore piccolo che costa poco, corre tanto ed è parco nei consumi. Se la fisica lo permettesse in Formula Uno sarebbero tutti stupidi ad installare serbatoi di carburante così grandi (un pieno da un quintale di carburante, per intenderci, 100kg per girare un’oretta e mezzo).

Se volete un propulsore che non si rompe e consuma poco all’inverosimile, volete probabilmente un sottomarino nucleare (che resta in mare per mesi con pochi grammi di Uranio), il problema però (oltre al classico di trovare un parcheggio a così tanta abbondanza) è che risulta piuttosto costoso. Quindi non soddisfa (ma sto ironizzando) il quartetto di richieste.

Se volete un propulsore che è piccolo e corre tanto, probabilmente volete un motore a corredo di una vettura di Formula, il problema però è che dura poco e consuma tanto. Anche in questo caso è assai arduo soddisfare il quartetto di richieste.

Se invece volete un benedetto motore che consuma poco probabilmente state pensando a qualcosa che, tradotto, corrisponde ad un Diesel da 2 litri senza il turbocompressore, con poca coppia, che sale di giri come un benzina ma non vi attacca al sedile e che percorre, con la tecnologia moderna circa 30 km/litro e, con la tecnologia che non sta raggiungendo le strade (ma che esiste, vedasi soluzioni ibride raffinate), oltre i 60 km/litro. Il problema in questo caso è che… non corre (molte mamme nonché distratti pedoni whatsappatori ignari che i loro interlocutori li stanno per prender sotto essendo ugualmente distratti ma alla guida di un veicolo… potrebbero persino esserne felici) e non viene commercializzato (l’ultimo che ricordo avvicinarsi alle specifiche del primo caso è il 1900cc Diesel aspirato della Fiat Regata di fine anni ’80 il quale non è che consumasse poco, praticamente non consumava…).

Se invece volete qualcosa che costa poco, consuma poco e saltuariamente corre non male, un bel paio di scarpe comode e una passeggiata/corsetta esaudirà ogni vostro desiderio migliorando tra l’altro il buon umore.

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Un eccessivo anticipo nell’accensione, associato alle importanti
sollecitazioni termiche indotte dalla combustione del metano,
portano, a seconda della conformazione delle camere di
combustione e quindi anche dei pistoni, a danni anulari oppure a
vere e proprie finestre che si aprono sul cielo dei pistoni.

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Valutati solo da un prezzo…

Posted by Raffaele Berardi on 6 giugno 2016

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Oltre un numero di facciata… vantaggi insospettabili

Succede di ricevere una email con la richiesta di un preventivo utile all’acquisto di un prodotto particolarmente tecnico o, al contrario, di largo consumo. Succede di rispondere al potenziale cliente scrivendo il preventivo richiesto e formulando un prezzo interessante per l’acquisto. E succede anche di ricevere per errore, poco dopo, una seconda email dal potenziale cliente, che però non è destinata a chi vende bensì ad un collega con il quale si sta valutando l’eventuale acquisto; un’email contenente un breve testo con i commenti circa il preventivo ricevuto.

Un imbarazzante errore

Per via di un imbarazzante errore si ha così la possibilità di “leggere nel pensiero” di chi mai, comprensibilmente, avrebbe la faccia tosta di esternare scomode riflessioni. Così, viste le mie materie d’interesse e dato che nemmeno a farlo apposta ero presente in quel momento, vengo invitato dal mio amico venditore a leggere quanto appena ricevuto. Lui, nemmeno tanto sorpreso, ci ride su essendo un veterano del settore; io invece rimango un po’ perplesso dall’incredibile leggerezza dilagante negli ultimi anni in materia di acquisti, qualità, conoscenza dei prodotti e dei servizi esistenti nonché di quello a cui un cliente può realmente ambire… Solitamente tendo a pensare che la situazione sia sempre almeno un pelino migliore di quanto io possa ipotizzare ma vengo puntualmente smentito (tramite testimonianze di imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti, tecnici…) da comportamenti al limite dell’assurdo anche se reali e inaspettatamente diffusi nel quotidiano.

Il contenuto dell’errore

Il potenziale acquirente scrive, nell’email in realtà destinata al suo collega, esprimendo la volontà di non procedere all’acquisto presso il venditore autorizzato del tale prodotto e virando la sua preferenza a favore di un altro venditore dell’ultima ora osannando un vantaggio nel prezzo del 5% circa. Quest’ultimo venditore, abbiamo verificato tramite la rete professionale di vendita del marchio, non ha alcuna esperienza su tali prodotti e si limita a comprare e rivendere online cercando di competere semplicemente azzerando i suoi utili e procurandosi il più possibile lotti di materiale di seconda scelta (tanto lui non ha un negozio fisico, dove lo si va a pescare in caso dovessero insorgere problemi di qualsivoglia natura?).

Logica Domanda – Parte prima

Al di là del veder danneggiato il commercio pulito, corretto, leale, viene da chiedersi: “Per quale motivo se non se ne trae nemmeno un utile? Sarebbe comprensibile se dietro ci fosse un’avida corsa al denaro ma… danneggiare validi lavoratori senza nemmeno trarre un diretto vantaggio economico che senso ha?”. Ebbene una rapida risposta, che tratteremo presto in maniera più approfondita in un particolare articolo che analizza il rovescio della medaglia dei sottocosto (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto), viene dalla sempreverde logica “Tra i due litiganti il terzo gode”:

due si battono per un ritorno impercettibile; quello che dà inizio alla disputa, sporcando il commercio, supera il limite e ne ricava anche meno dando di fatto atto ad un “commercio insostenibile”; solitamente non regge ed in men che non si dica è sostituito da un altro che prosegue, senza nemmeno esserne consapevole, con la stessa filosofia inculcata sovente da un corso (opportunistico) di avvio alla giovane impresa, da una proposta di marketing aggressivo privo di etica o da un’incubatore opportunista che mimetizzandosi tra quelli in gamba propina improbabili corsie preferenziali verso il successo… I due (commerciante leale e commerciante scorretto) si combattono ed un terzo, un avvoltoio silente, attende il finale per raccogliere le frattaglie* (cosa sono le frattaglie? Vedi la nota poco sotto). Questa è una rapida e logica spiegazione al perché un sistema economico “insostenibile” continua ad esser regolamentato in maniera opportunistica e tenuto in vita sugli sforzi dell’altrui irrazionale competizione… per il solo e semplice motivo di raccogliere, senza fatica, frattaglie. Chi vive il commercio, l’impresa, l’artigianato, la libera professione dall’interno, da decenni, comprende benissimo cosa sta accadendo, tutti gli altri faticano ad immaginare un simile panorama e questo, oltre ad essere comprensibile, rappresenta il motivo per cui l’opportunismo perdura. C’è semplicemente un numero non trascurabile di consumatori che non sanno. Molti di questi sostengono persino di non esser interessati a sapere ma… non hanno idea di cosa potrebbe investire i loro figli un domani continuando ad ignorare.

*Cosa sono le frattaglie?
Quando un’attività, una professione o una filiera vengono gambizzate si genera un enorme giro d’affari grazie alla perdita di immobili (case, negozi, botteghe, capannoni industriali), di prodotti, di strumenti e attrezzature, di fornitori non pagati, di clienti che perdono denaro, di dipendenti che perdono il posto di lavoro… Capitali impressionanti vengono “acquisiti” da terzi “invisibili” nella maniera meno etica al mondo. Il problema è che questo non si vede e di questo non si parla. Così la gente non lo sa e, anzi, spesso è portata a pensare che una realtà ha chiuso necessariamente perché non è stata competitiva come “quell’altra” la quale, loro non sanno, in molti casi può aver giocato sporco sostenuta da persone realmente potenti (quelle che non si vedono perché mai esposte). Ecco cosa sono, in breve, le frattaglie. I finanzieri con cui scambio costruttivamente le opinioni mi dicono: “E’ il capitalismo, è normale che sia così…”. Ma nel Monopoli vince il più bravo (ed anche il più fortunato, certo, dipendendo gran parte del gioco dalle casuali condizioni iniziali offerte dalle tessere delle proprietà), non quello che cambia le regole del gioco per trarne un vantaggio e distruggere gli avversari.
Nel mio modo di vedere invece c’è un atleta che si prepara per la sua competizione agonistica e, se è stato più in gamba, più volenteroso ed è più predisposto fisicamente (quindi geneticamente), avrà modo di lottare per il podio e le alte glorie; allo stesso tempo però non si occuperà di gambizzare i suoi avversari (né in prima persona, né tantomeno affidandosi a terzi) i quali a loro volta potranno basare la loro sfida sull’assieme delle loro qualità.

Dalla legge della natura a quella del mercato

Del resto nella Savana si parla delle gazzelle che restano vive, di quelle che proseguono la specie, di quelle che ce la mettono tutta quando i leoni le inseguono e, al contrario, non rimane traccia, ricordo, memoria alcuna di quelle che vengono scannate e che la natura considera più deboli e quindi meno adatte alla sopravvivenza. Il problema ora, contrariamente a quanto viene intuitivo pensare, non è per i commercianti leali che soffrono davanti ad un commercio sleale, ma per i consumatori ignari che verranno scannati a causa degli effetti indiretti di questo processo e di cui si perderà presto traccia ed ogni memoria (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto) lasciando adito al pensiero “Se non me lo ricordo, non è successo…”.

Competizione sui decimi dell’assurdo

L’assurdo è che la competizione si è giocata su una differenza di circa il 5%, quindi come risparmiare 5 Euro su una spesa di 100 Euro dove a contendersi il cliente sono le seguenti due opzioni:

95 Euro. Prodotto venduto così com’è… senza nulla, ma proprio nulla, di più e da un venditore non qualificato, non preparato e privo di quella piccola sfumatura che si chiama “esperienza” che non si acquisisce improvvisandosi venditori di un prodotto di punto in bianco ma avendo decenni e decenni alle spalle di maturata specialità dedicata in determinati settori (la cosa preoccupante è che queste poche ultime righe sono incomprensibili per una fetta non trascurabile di consumatori che tende a semplificare all’inverosimile il concetto di commercio).

100 Euro. Prodotto venduto dopo aver valutato le reali necessità del cliente e dopo aver consigliato il bene realmente più indicato per le sue esigenze; dopo avergli spiegato come utilizzarlo fin da subito al meglio, nel modo più semplice ed efficace; dopo aver raccontato la propria esperienza con il tale prodotto e come si fa per non romperlo e farlo durare a lungo; dopo averlo inserito in un database clienti che gli permetterà di ricevere assistenza gratuita e suggerimenti sempre disponibili per qualunque piccola noia che si dovesse verificare nonché di maturare sempre dei trattamenti di riguardo se avrà piacere di tornare; dopo avergli validato la garanzia che, sovente, nei prodotti anche dello stesso marchio ma provenienti da mercati paralleli o da altri paesi o da stock di seconde scelte, non è integralmente valida o non lo è affatto.

Dalle vendite basate su un prezzo a quelle complete dei professionisti

Operare semplicemente scegliendo il prezzo più basso, anche a parità di prodotto (inteso come marchio e modello), può sembrare la cosa più logica; in realtà esistono delle singolarità troppo facilmente sottovalutate. Per molti prodotti, specie per quelli professionali, il prezzo passa in secondo piano (ovviamente nei limiti del ragionevole, ne convengo) rispetto alla qualità dei molteplici servizi di cui il cliente può avvalersi prima, durante e dopo l’acquisto.

Quando si spende meno, per quanto minore possa essere il prezzo di un medesimo prodotto offerto da due venditori diversi, ma si rinuncia ad una serie di vantaggi “umani” che non si quantificano con un numero… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando il titolare della piccola media impresa fa al proprio cliente un’assistenza gratuita per un malfunzionamento che sembra impossibile da riparare ma che per chi ha esperienza risulta una sciocchezza… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando quello stesso titolare ti consiglia i prodotti sulla base della sua maturata esperienza (20, 30, 40, 50 anni non di esperienza aziendale ma proprio della singola persona) e ti evita un acquisto errato o insoddisfacente, facendoti così risparmiare “reali” perdite di denaro… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non viene meno davanti ai doveri di una garanzia (non datelo sempre per scontato, molte realtà, in particolar modo sul web, promettono e poi non mantengono, non è la prima volta e non sarà l’ultima, specie se poi si scopre che buona parte dei prodotti tanto scontati e tanto golosi vengono alla fin fine da mercati paralleli e puntualmente le assistenze, quando li aprono, se ne accorgono e vi dicono che non possono procedere… bell’affare eh?)… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando per non farti attendere il nuovo prodotto sostituito in garanzia te ne prende uno dalla vetrina o dal magazzino per soddisfarti all’istante ed attende poi lui l’arrivo del sostituto… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non sai come si usa un prodotto o ti fermi davanti ad un dubbio, un bug, un’incomprensione sulle istruzioni ed il titolare della ditta (che non può farti gli sconti luccicanti di certe realtà che altro non fanno che sedare e gradualmente terminare realtà ben migliori ma vittime di una competizione scorretta dove a qualcuno “piace vincere facile”) è lì per te gratuitamente ad interpretare quello ti manca… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

E in molti altri “quando” c’è sicuramente da qualche parte il titolare di un’azienda seria che ti segue e non ti chiede un centesimo in più sulle cose che “realmente contano” e “realmente non hanno prezzo”, ma soprattutto sulle cose che “non puoi cliccare e mettere nel carrello”, perchè sarebbe come dire che puoi sostituire il tuo migliore amico con uno virtuale magari preso da un videogame e che si muove come preferisci al comando del tuo click. Ma non sarà mai una persona reale davanti a te.

Logica Domanda – Parte seconda

Ora pensaci, a te farebbe piacere essere valutato solo da un prezzo?

Conclusione

Il potenziale cliente, resosi ben presto conto della gaffe, ha proceduto all’acquisto dal mio amico il quale gli ha spiegato con una cordialità magistrale, ed in sintesi, quanto riportato in questo articolo. L’acquirente tuttavia, abbiamo motivo di credere, ha concluso l’acquisto più per l’imbarazzante errore che per una reale comprensione del problema.

Note
Fate attenzione a chi ora userà quanto scritto in questo articolo per generare pubblicità accattivanti, non sarebbe la prima volta nella storia di questo Blog…

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L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

Posted by Raffaele Berardi on 29 aprile 2016

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: La prima fonte di energia per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’uomo

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli (vedi i link correlati in basso) il cervello è ben di più di una massa grassa umidiccia (definizione ironica elargita da un coinvolgente professore ad un convegno tenutosi presso l’Università Politecnica delle Marche lungo un’intera settimana dedicata al vasto mondo delle Neuroscienze).

L’evoluzione del cervello ha accelerato intensamente tra gli 800.000 ed i 200.000 anni fa. In questo arco temporale si è sviluppato ben il 50% del cervello che conosciamo oggi. A seguito di questa impennata prestazionale il cervello è stato in grado di arrivare ad accaparrarsi fino al 20% dell’energia consumata dal nostro organismo.

Curiosamente negli ultimi 200.000 anni il cervello ha rallentato notevolmente la sua crescita esponenziale fino al completo arresto.

Alcuni scienziati teorizzano che il cervello abbia raggiunto i suoi consumi massimi (teoria che però è in contrasto con i consumi di circa il 65% raggiungibili dai bambini che di certo non si tirano indietro dall’abbinare il tutto anche ad un’intensa attività fisica).

Il genetista americano Gerald R. Crabtree dell’Università di Stanford ritiene che oggi siamo persino meno intelligenti di quanto non lo fossimo da cavernicoli, questo perché la mancanza di pressioni ambientali e l’avvento di eccessive comodità della società moderna ridurrebbe l’ottimizzazione di quella rete di geni che fa funzionare la nostra intelligenza.

Alcuni evoluzionisti ipotizzano che lo sviluppo del cervello sia divenuto più incisivo nel paleolitico, epoca in cui gli uomini avevano via via maggiore accesso ad un’alimentazione basata sull’assunzione di carne (proteine animali). Abbandonando un’alimentazione basata prevalentemente sulle proteine vegetali, il tratto digestivo si sarebbe accorciato implicando un minore consumo di energia resa di conseguenza disponibile al cervello (per la crescita dimensionale e computazionale).

I ricercatori dell’Università di Zurigo, nel 2011, hanno però dimostrato che non vi è competizione tra l’energia consumata dal cervello e quella impiegata per la digestione. Inoltre l’aumento volumetrico del cervello sarebbe imputabile alla perdita di tessuto grasso verificatasi con l’evoluzione della nostra specie.

Gli organismi viventi, è risaputo oggi più che mai, necessitano di energia. Questa, a monte, proviene dalle reazioni termonucleari del sole che sono in grado di produrre in un solo secondo 112.500.000.000 TWh contro i soli (si fa per dire) 18,8 TWh prodotti in un anno (per l’esattezza il 2007) dal nostro intero pianeta.

L’impiego base dell’energia per l’uomo è destinato, per natura, al procacciamento di cibo, allo svolgimento dell’attività sessuale riproduttiva ed alla difesa in un ambiente definito ostile. Oggi soprattutto l’ultima esigenza è mutata notevolmente.

Il cervello ed il tessuto grasso sono quindi considerati vere e proprie riserve energetiche cui attingere per far funzionare i nostri strumenti di sopravvivenza. La sostanziale differenza sta nel fatto che, mentre il cervello può disegnare strategie operative a basso consumo energetico, il grasso è una sorgente energetica pronta all’uso. Il cervello ed il grasso possono essere utilizzati per aumentare la nostra forza, mentale nel primo caso, fisica nel secondo. Proprio a tal proposito, potendo l’uomo fare minore uso di grasso nel momento in cui è stato in grado di procurarsi un riparo e predare con maggiore efficienza, il cervello ha sottratto energia al grasso depositato in precise aree del nostro corpo riuscendo così ad ingrandirsi, evolversi e affinare capacità strategiche finalizzate alla sopravvivenza.

Oggi strumenti avveniristici come l’Optogenetica ed il Neuroimaging permettono di studiare più a fondo la natura del cervello; nel primo caso l’Optogenetica permette di illuminare le cellule della rete neurale (o circuito neurale) per stimolarle e studiare le risposte, mentre nel secondo caso il Neuroimaging permette di studare dinamicamente il cervello (si veda ad esempio la Risonanza Magnetica Funzionale impiegata di recente persino nelle nuove branche dell’economia (e affini) che prendono il nome di Neuroeconomia, Neuromarketing, Finanza comportamentale.

Il cervello è dotato di cellule staminali che ne rinnovano mediamente il 2% all’anno. In 10 anni invece cambiano tutti gli atomi del corpo umano. Quest’ultimo punto potrebbe spronarvi quantomeno alla lettura degli studi riportanti le relazioni tra il sistema immunitario ed il cervello (genere di lettura che può rivelarsi oltremodo affascinante…).

Si ringrazia per i preziosi spunti il Dott. Gianvito Martino,
Neurologo e Direttore della divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano,
Honorary Professor alla Queen Mary University of London,
presidente della International Society of Neuroimmunology,
fondatore e coordinatore scientifico della European School of Neuroimmunology.

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Risonanza Magnetica Funzionale Neuronale

Il Neuroimaging funzionale consiste nell’utilizzo di tecnologie di neuroimmagine
in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione
tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali.
Image’s copyright: healthcare.siemens.com

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L’energia umana: Il cervello

Posted by Raffaele Berardi on 29 aprile 2016

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: La prima fonte di energia per l’evoluzione dell’uomo

Il cervello non ha dati di targa come un comune dispositivo che utilizza energia ed opera tramite l’elettricità (ebbene sì il cervello ha delle analogie con gli elettrodomestici ma… qui cominciano e qui finiscono), pertanto, per conoscerlo sempre meglio, è più che fondamentale il lavoro di ricerca di Neurologi, Neuroscienziati, Neuroimmunologi, Neurobiologi, Biologi Molecolari e specialisti “connessi”. Questo lavoro di studio e scoperta, condotto nei principali centri di ricerca e nelle Università di tutto il mondo, si traduce nella verifica e nella correzione di teorie passate (alcune delle quali sono state di ottimo spunto per gli studi moderni, altre delle quali si sono rivelate invece errate) e nella generazione di nuove teorie più rapidamente verificabili grazie alle tecnologie oggi disponibili ed un tempo neanche lontanamente immaginabili (si veda ad esempio la Risonanza Magnetica Funzionale la quale non solo viene impiegata dalle classi di scienziati citate poco sopra, ma da diversi anni ha iniziato a prendere il largo persino negli studi di Neuroeconomia, Neuromarketing e Finanza Comportamentale di cui parleremo in articoli dedicati).

Diventa così affascinante sapere che:

Il cervello assorbe circa 20 Watt, ovvero il 20% della potenza assorbita dall’organismo durante la sua normale attività quotidiana contemporanea pari, mediamente, a 100 Watt (per avere un quadro più generale considera che pedalando in bicicletta ad un ritmo allegro andante, l’organismo assorbe circa 250 Watt* e, durante un’attività più intensa, può superare tranquillamente i 400-500 Watt con picchi, sostenibili dagli atleti agonisti per pochi istanti, fino a 2400Watt).

*Digressione fuori tema: la pedalata assistita è stata proporzionata a questo valore.

Il cervello ha una massa di circa 1,5 kg, ovvero di circa il 2% di un organismo di statura media e pesoforma approssimativo di 75 kg.

Il cervello dei bambini arriva a consumare fino al 65% dell’energia quotidiana disponibile per l’organismo, oltre 3 volte di più di un adulto.

Il cervello di una sola persone dispone di oltre 4,5 milioni di km di connessioni, l’equivalente di 12 volte la distanza che separa la terra dalla luna.

Il 70% del cervello è costituito da acqua.

Il cervello è formato da qualcosa come 80-100 miliardi di cellule in grado di effettuare “trilioni” di connessioni sinaptiche in pochi nanosecondi. Un trilione equivale ad un milione di bilioni ovvero un milione di milioni di milioni, ossia 1 per 10^18, cioè 1 seguito da 18 zeri… Il nanosecondo invece è il miliardesimo di secondo, ovvero 1 per 10^-9.

Le cellule del cervello usano l’elettricità per comunicare.

Il metodo di elaborazione del cervello è basato su un sofisticato sistema analogico, esso quindi non elabora segnali discreti o approssimati ma continui e quindi più completi. Oggi viviamo nell’era del digitale ma molti non sanno che l’analogico è tutt’altro che qualcosa di obsoleto.

Il cervello opera ad un voltaggio molto basso (nell’ordine dei milliVolt).

Il cervello utilizza meno del 10% delle cellule alla volta, se così non fosse i consumi energetici salirebbero al punto da provocare rapidamente uno svenimento.

Il cervello è suddiviso in HUB connessi da reti. Ogni neurone del cervello può effettuare dalle 1000 alle 10000 sinapsi.

Il cervello è dotato di un sistema di manutenzione interna per la riparazione dei danni e la ricostruzione di reti; è dotato inoltre di un sistema immunitario al contrario di quanto si credeva non molto tempo fa.

Il cervello lavora sia in serie che in parallelo; grazie a sofisticate neurotecnologie è stato possibile collegare in parallelo i cervelli di 3 scimmie ottenendo la capacità di risolvere problemi in maniera decisamente più rapida grazie all’aumento della potenza di calcolo, condivisione di esperienze e di capacità sviluppate.

Continua…

Si ringrazia per i preziosi spunti il Dott. Gianvito Martino,
Neurologo e Direttore della divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano,
Honorary Professor alla Queen Mary University of London,
presidente della International Society of Neuroimmunology,
fondatore e coordinatore scientifico della European School of Neuroimmunology.

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