Ralph DTE

Bringing art into engineering

Archive for the ‘Foto, Video, Computer grafica, Animazione, 3D modeling, Lighting’ Category

Scattare una foto in digitale, ritoccarla, gestire l’illuminazione di una scena, aggiungere modelli 3d… per arrivare alla grafica desiderata. Poche ma curiose chicche sul tema.

Un curioso esercizio di fotografia MACRO

Posted by Raffaele Berardi on 18 febbraio 2015

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale

Titolo o argomento: Semplici soluzioni per buoni ingrandimenti

Quello che segue non è un metodo per risparmiare denaro, o quantomeno non solo, bensì un modo interessante (a mio avviso anche divertente) per allenarsi a capire (prendere confidenza con) concetti quali la distanza focale, la profondità di campo, gli f-stop, il tempo di esposizione, la messa a fuoco manuale e così via. Questo semplice test è nato mentre in laboratorio stavamo lavorando su componenti di minime dimensioni ed avevamo la necessità di osservarne alcuni dettagli senza necessariamente sostenere spese consistenti. Il microscopio risultava eccessivo così come utilizzare “semplicemente” un obiettivo MACRO professionale. Abbiamo pensato così di “potenziare” un comune obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 con delle semplici addizioni.

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6

La prova è stata condotta utilizzando inizialmente il solo obiettivo standard generalmente in dotazione con le reflex di tipo consumer destinate agli amatori, ovvero un 18-55mm 1:3,5-5,6, successivamente sommmando a tale obiettivo prima una semplice lente da orefice (nello specifico un monocolo a 10 ingrandimenti del costo di  circa 10,00 Euro) poi una lente close up macro +10 di alta qualità (si trovano infatti lenti close up a prezzi che vanno da pochi euro fino a diverse decine di euro in base alla purezza delle materie prime utilizzate per le lenti, e le relative tecnologie filtranti adottate per ottenerle, nonché al grado di sofisticazione delle tecnologie impiegate per le particolari lavorazioni meccaniche).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + monocolo 10x

La somma del monocolo 10x è stata eseguita manualmente appoggiando il monocolo stesso al filto UV  dell’obiettivo (impiegato con il solo scopo di protezione e base d’appoggio) senza usare quindi alcun archibugio di giunzione e senza arrecare danno o modifica alcuna all’obiettivo. Sono stati necessari semplicemente una mano ferma, l’autoscatto (o un comando remoto), un filtro UV, un cavalletto ed un po’ di pazienza per trovare il punto migliore possibile di messa a fuoco. L’oggetto dello scatto di prova, una matita, era posto a circa 10 centimetri dall’estremità del monocolo 10x. E’ consigliabile adottare un piccolo stativo per reggere il monocolo affinché non vi siano problemi di micromosso (problema che si nota in foto 2).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + lente close up macro +10

La somma della lente close up macro +10 è invece ancora più semplice essendo sufficiente avvitarla all’obiettivo come un normale filtro. Occorrono comunque un cavalletto, l’autoscatto (o un comando remoto) e la pazienza di trovare il punto di messa a fuoco ideale per lo scatto. La distanza minima per fotografare l’oggetto, secondo il costruttore della lente close up, era di almeno 10 centimetri; noi abbiamo eseguito lo scatto (Foto 3) a soli 5 centimetri operando opportunamente con la reflex in condizioni completamente manuali.

Varianti bizzarre

Giocando con la posizione relativa tra obiettivo e monocolo 10x si possono creare effetti a mio modesto parere attraenti ma probabilmente poco professionali (vedi foto 5), si possono generare delle vignettature, giocare con le luci, distorcere le immagini, correggere la messa a fuoco… Molto dipenderà dall’illuminazione della scena, dall’attrattiva che offre l’oggetto da fotografare e dalla vostra fantasia di elaborazione.

Qualità degli scatti

In sostanza lo scatto eseguito con il solo obbiettivo 18-55mm (ovviamente alla lunghezza focale di 55mm) ha offerto di per sé un ingrandimento sufficiente a cogliere numerosi dettagli che sfuggono all’occhio umano. La somma manuale del monocolo 10x ha ridotto drasticamente la profondità di campo (addirittura a soli 5 decimi di millimetro circa) ma ha permesso un ingrandimento sbalorditivo se rapportato alla spesa sostenuta. Infine l’adozione di una lente close up macro +10 ha offerto il risultato sicuramente più professionale e dal miglior rapporto qualità/costi sostenuti. L’immagine che ne deriva, sebbene non sia ingrandita come al livello raggiunto mediante il monocolo 10x, ha una profondità di campo maggiore (sempre nell’ordine di pochi ma utili millimetri) ed ha quindi una maggiore zona a fuoco, offrendo di fatto ancora più dettaglio. Anche la nitidezza è maggiore con la lente close up macro +10 la quale deforma meno l’immagine (adottando lenti asferiche), ha una superficie maggiore, una maggiore purezza ed è più luminosa rispetto al monocolo 10x.

Considerazioni

Acquistando una lente close up spenderete sicuramente qualcosa di più rispetto ad un buon monocolo da orefice 10x (monocoli di qualità soddisfacente sono reperibili presso gli ottici) ed avrete un risultato migliore; ma potreste perdervi l’occasione di giocare un po’. Quindi sicuramente migliore una lente close up per un risultato decoroso a basso costo; ottima invece la rudimentale composizione di lenti per qualche scatto da giocarsi con gusto, ponendosi tra l’altro qualche utile interrogativo e prendendo così maggiore confidenza con la camera (specie se non si è fotografi come me*).

*Io lascio che il titolo di fotografo lo si attribuisca a coloro che sono in grado di interpretare, con un valore aggiunto, scene, luci e colori operando con essi anche mediante una reflex a pellicola sapendo inoltre, in anticipo, cosa svilupperanno nella camera oscura sotto la luce inattinica.

Le foto

Foto 1: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6, alla lunghezza focale di 55mm, con un tempo di esposizione di 1/2 secondo, un’apertura f18 ed un illuminatore a led (temperatura di colore 2700K scelta appositamente per l’abbinamento con il legno).

Foto 2: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con la somma del precedente obiettivo (nelle medesime condizioni) più un comune monocolo da oreficie 10x (distanza tra la lente e la base d’appoggio pari a 25 millimetri) appoggiatovi sopra a mano (operazione che genera una leggera sfuocatura da micromosso – sarebbe preferibile adottare un piccolissimo stativo).

Foto 3: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con una lente addizionale close up MACRO +10 per obiettivo 18-55mm da 52mm. Le condizioni dello scatto sono sempre le medesime menzionate nei casi precedenti.

Foto 4: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo macro professionale (foto in preparazione – riporteremo poi anche le specifiche). Questo scatto risulta utile per valutare un confronto dei rapporti qualità/costi sostenuti. Note: inizialmente avevamo pensato di effettuare questo scatto sfruttando un obiettivo macro professionale ed una reflex altrettanto professionale del mio amico (fotografo naturalista) Giorgio; questo però avrebbe falsato la prova per via delle enormi differenze prestazionali con la mia reflex di tipo consumer con cui abbiamo scattato le altre foto. Siamo in attesa quindi di testare un buon obiettivo macro sulla mia reflex consumer per completare il test.

Foto 5: Foto bizzarra

Foto 6 – 7 – 8: Il materiale utilizzato

Link correlati

Un curioso esercizio di fotografia MACRO
Un curioso esercizio di fotografia MACRO (esasperato) – Articolo in preparazione

L’obiettivo: lunghezza focale e angolo di campo – Articolo in revisione
L’obiettivo: apertura o luminosità – Articolo in revisione
La messa a fuoco – Articolo in revisione

Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm e monocolo 10x

Foto in preparazione

Punta matita MACRO artistica Fotografia MACRO

Fotografia MACRO Fotografia MACRO

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Rinodrago

Posted by Raffaele Berardi on 16 febbraio 2012

Rubrica: Portare al limite una compatta digitale

Titolo o argomento: Congelare un istante e prolungarlo nel tempo

E’ da molto tempo che non scrivo un articolo sul tema (non che non abbia materiale, ciò che manca in realtà… è il tempo) e mi fa piacere aggiungere un ulteriore articolo su quello che si può fare con una semplice, seppur valida, compatta digitale. La macchinetta fotografica in questione è una semplice, ma nemmeno tanto, PowerShot A540 del 2005/2006 se non erro. Nonostante la sua economicità ed i suoi oltre 6 anni di vita, permette di scattare foto che a mio avviso fanno gran concorrenza a chi possiede una reflex ma non ne conosce ancora il funzionamento (eeeh… tempi moderni).

In questi giorni di maltempo ho avuto modo di accorgermi che un bordo di ghiaccio, adiacente l’infisso di una finestra di casa, stava prendendo una forma particolare. Non avendo momentaneamente una reflex sotto le mani, ho riacceso di buon grado la compatta. Nonostante in passato abbia notato lo scetticismo di alcuni lettori i quali, dopo aver letto uno dei miei articoli sulle compatte digitali, sono andati a chiedere conferme su appositi forum di fotografia digitale (che hanno prontamente confermato la fattibilità), ebbene posso riconfermare che anche con una semplice compatta si può giocare con i tempi di esposizione, il diaframma, la profondità di campo, ed ottenere uno scatto di tutto rispetto con il soggetto a fuoco e lo sfondo che passa in secondo piano con una leggera sfuocatura.

Ed è proprio quello che ho fatto. Mi sono divertito a fare diversi scatti alla naturale scultura di ghiaccio, figlia dello scioglimento della neve, con una risoluzione di 2816×1584 pixel, una profondità di 24 bit, velocità dell’otturatore di 1/50 di secondo (regolata manualmente), apertura obiettivo F6.3 (regolata manualmente), fuoco regolato manualmente (distanza focale 6 mm), flash disattivato e sensibilità iso pari a 100 (data la forte luminosità dell’ambiente circostante colmo di neve). Il risultato è stato lo scatto che riporto di seguito in formato ridotto e con le ovvie precauzioni sul diritto d’autore. L’ho chiamato: Rinodrago.

Scultura di ghiaccio naturale - RinoDrago

Si tratta di uno scatto che, in piena risoluzione, è a mio avviso spettacolare.
Il ghiaccio ha il potere di “congelare” un istante e prolungarlo nel tempo
affinché se ne possano apprezzare tutti i giochi delle forme e delle sfumature.

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Reflecmedia Lite-Ring + Chromatte

Posted by Raffaele Berardi on 12 febbraio 2011

Rubrica: Keying

Titolo o argomento: La soluzione Reflecmedia Lite-Ring + Chromatte

Segue dall’articolo: Soluzioni per il Chroma Key Professionale

La soluzione Reflecmedia prevede l’impiego di uno speciale tessuto da utilizzare come background, denominato “Chromatte”. Il suo principio è il medesimo del materiale retro-riflettente  utilizzato per i cartelli stradali, i quali risultano visibili al buio se illuminati dalla luce dei fari di un’automobile. Il Chromatte è sostanzialmente un tessuto di cotone (trattato in modo da essere ignifugo e da utilizzare nudo o sovrapposto a basi diverse per costituire pannelli rigidi, schermi quadrati ripiegabili, tendaggi da agganciare a strutture di Cyclorama, ecc.) tra le cui fibre è disperso, con orientazione casuale, un numero elevatissimo (oltre 11.000 per cm^2) di micro-calotte sferiche in vetro rivestite in alluminio sulla superficie esterna. Tali micro-calotte hanno la proprietà di retro-riflettere la luce soltanto nella direzione di incidenza rendendo così il tessuto selettivo rispetto all’angolo di incidenza della fonte di illuminazione. Si evidenzia che l’orientazione casuale delle micro-calotte permette di utilizzare il Chromatte con la stessa efficienza anche se presenta delle pieghe o risulta addirittura stropicciato. L’accettanza angolare per l’effetto retro-riflettente è difatti di +/- 85° dalla perpendicolare. Se a questo punto si abbina al Chromatte (di colore grigio neutro alla vista) una fonte di illuminazione blu o verde montata coassialmente all’asse ottico della telecamera il gioco è fatto: il Chromatte rifletterà uniformemente la luce blu o verde nella stessa direzione di incidenza, dunque direttamente verso la telecamera, mentre continuerà ad apparire grigio se osservato da tutti gli altri punti di vista. Inoltre il dispositivo di illuminazione del fondale seguirà qualsiasi movimento di camera (in quanto è vincolato ad essa) risolvendo così il problema del riposizionamento delle luci di background al muoversi delle telecamere.

 tecnologia_microcalotte_sferiche_litering_chroma_key.jpg

Oltre 11.000/cm^2 microcalotte sferiche si occupano di riflettere la luce solo nella direzione di incidenza

Nella sua ingegnerizzazione, la fonte di illuminazione è stata realizzata con un anello composto da LED verdi o blu ad alta intensità, denominato Lite-Ring, da montare intorno al gruppo di messa a fuoco di un’ottica ENG. L’impiego di diodi LED comporta un altro vantaggio fondamentale: quello di generare una tinta quasi monocromatica più facilmente riconoscibile, dopo la retro-riflessione, dai dispositivi di chiave inseriti nei mixer o nei software di compositing. In questo modo non è più lo studio ad essere vincolante per il colore di chiave ma è lo è soltanto il suo dispositivo di illuminazione: quando occorra cambiare il colore di chiave basterà semplicemente sostituire l’anello di LED montato sulla parte frontale dell’obiettivo. Dal momento che il Chromatte è altamente riflettente (centinaia di volte di più della carta bianca), sono sufficienti potenze di illuminazione ridottissime per colorare uniformemente il background di un verde o di un blu molto brillante. Bastano difatti soli 5 Watt per illuminare tutto il campo visivo della telecamera, indipendentemente dall’obiettivo impiegato (sia grandangolare sia tele) e indipendentemente dalla posizione e dalla superficie di Chromatte, fino a distanze di 15-20m (a circa 10 m di distanza, la soglia di cancellazione dell’effetto del Lite-Ring è data da 1000 lux proiettati direttamente contro il Chromatte. Tenendo conto di tale limite, è ipotizzabile un impiego particolarmente creativo del Chromatte ottenuto video-proiettando su di esso una scena da un angolo diverso da quello di ripresa della camera equipaggiata con il Lite-Ring. Si può così incrementare l’interazione tra attori e scena virtuale e sfruttare addirittura la possibilità di avvicinarsi e toccare il background senza incorrere nel colour spill. All’estremo di tale concetto, si può addirittura utilizzare il Chromatte come vero e proprio Cyclorama, colorandolo di colori diversi a seconda degli angoli di ripresa delle camere, quando non occorra utilizzarlo come fondale per Chroma Key). Come diretta conseguenza è ora possibile realizzare dei Chroma Key in studi con illuminazione naturale, mista, o artificiale di tutti i tipi, oppure con scarsissima illuminazione, con luci ad intensità variabile o addirittura in studi che non sono illuminati affatto. La possibilità di realizzare Chroma Key con tali e varie condizioni di illuminazione, permette quindi di promuovere questo strumento per nuove e molteplici possibilità espressive. Il direttore della fotografia può finalmente ignorare il problema dell’illuminazione del background e concentrarsi totalmente (ed in tempi molto più rapidi) con i soggetti reali della scena. Uno dei vantaggi fondamentali del Chromatte è dato dal suo colore grigio. Un fondale o una parete di un set virtuale realizzati con tale tessuto non rifletteranno alcuna dominante colorata, lasciando liberi gli attori di interagire con le pareti del set anche in loro prossimità (da qui si intuisce anche che è possibile realizzare Chroma Key perfetti anche in un angolo di uno studio, o in spazi di superficie ridotta).

chromatte_lite_ring_reflecmedia_chroma_key.jpg

Il dispositivo di illuminazione segue ogni movimento di camera risolvendo così il problema del riposizionamento delle luci di background

Tornando ai costi una simile attrezzatura “telo Chromatte di grandi dimensioni + anello Lite-Ring e adattatore” può costare cifre che si aggirano intorno ai 2.000-3.000 Euro, tuttavia è opportuno considerare il fatto che si può ottenere un effetto Chroma Key analogo, se non migliore, rispetto ai migliori sistemi tradizionali evitando la spesa di numerosi riflettori, soft box ecc ed evitando consumi di corrente proibitivi… Nel bilancio (anche se i conti e le valutazioni finali spettano ovviamente a voi) potrebbe essere più che vantaggioso il sistema offerto da Reflecmedia.

Maggiori dettagli su reflecmedia.com

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Soluzioni per il chroma key professionale

Posted by Raffaele Berardi on 12 febbraio 2011

Rubrica: Keying

Titolo o argomento: Problematiche legate alla tecnica del Chroma Key

Anche se in seguito tratteremo in maniera più approfondita i metodi corretti per realizzare un ottimo Chroma key (tecnica, attrezzature, materiali, illuminazione…) iniziamo col parlarvi di un’ottima tecnica alternativa a quelle più tradizionali. Si tratta di una tecnica tutto sommato piuttosto semplice che implica l’utilizzo di materiale altrettanto semplice ma a dir poco geniale (anche se i costi sono da valutare).

Come molti di voi sapranno il Chroma Key è una delle tecniche di produzione televisiva oggi più utilizzate. Uno studio di posa nel quale attori ed oggetti di scenografia sono ripresi davanti ad un background (normalmente costituito da un telo colorato o da pareti dipinte con tinta uniforme, tipicamente verde o blu) può essere utilizzato per sostituire la porzione di colore uniforme emergente dalla composizione con un altro contenuto video. E’ noto inoltre che l’evoluzione di tale concetto ha permesso la creazione di veri e propri set virtuali dove gli attori si muovono in realtà in un “blue box” o “green box”, ma che in fase di compositing risultano inseriti in una scenografia sintetica adattata in tempo reale a tutti i movimenti delle camere (incluse le operazioni di zoom e fuoco).

I problemi che affligono coloro che utilizzano la tecnica del Chroma Key sono principalmente:

  • La necessità di illuminare omogeneamente lo sfondo blu o verde con una certa intensità luminosa (normalmente, e utilizzando le camere più recenti ad alta sensibilità, si richiede un flusso luminoso compreso tra i 600 e gli 800 lux).
  • Il background deve essere assolutamente uniforme e privo di irregolarità, sia esso dipinto sulle pareti, sia esso realizzato con dei teli, per evitare problemi in fase di “taglio”.
  • La previsione di un adeguato sistema di condizionamento dell’aria per mantenere la temperatura dello studio entro livelli accettabili durante l’impiego dei potenti sistemi di illuminazione solitamente utilizzati e la conseguente disponibilità di una fonte di alimentazione con potenza elevata.

In tal senso, l’alternativa dell’illuminazione fluorescente, per sua natura più diffusa di quella prodotta da corpi illuminanti ad incandescenza, con temperatura colore più stabile con il dimming e con minore potenza richiesta, è sempre più impiegata.

Il direttore della fotografia avrà dunque un duplice compito:

  • Illuminare uniformemente il background o le pareti del set virtuale.
  • Realizzare la fotografia desiderata sui soggetti reali.

Risulta anche evidente che con la tecnica tradizionale, realizzare effetti di Chroma Key con luci ad intensità variabile, bassi livelli di illuminazione sui soggetti, o addirittura al buio, è praticamente impossibile. E’ anche evidente che per ogni movimento di camera le luci debbano essere riposizionate.

Continua… (Chromatte + Lite-Ring)

matrix_chroma_key.jpg

Un esempio di Chroma Key tratto dal noto film “Matrix”

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Lighting: illuminazione artificiale

Posted by Raffaele Berardi on 28 ottobre 2010

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Rubrica: Lighting -11-

Titolo o argomento: Luce artificiale

Lampade ai vapori di mercurio. Hanno una forte dominante gialla tendente all’arancione ideale se si desidera rendere più calda e gradevole una scena ma assolutamente inadatta per ritratti/primi piani nei quali la dominante gialla sarebbe praticamente irreale. Questo tipo di illuminazione non è correggibile con alcun filtro (non è quindi possibile aggiungere lunghezza d’onda). Stesso dicasi per le lampade ai vapori di sodio.

Lampade al tungsteno. Si tratta di lampade la cui luce tende al rosso e contiene l’intero spettro luminoso. La dominante rossa può essere corretta mediante appositi filtri

Tubi fluorescenti al neon. Tradiscono l’occhio umano, la loro luce “sembra” bianca ma in realtà soffre di una carenza di rosso. Scattando foto con questa illuminazione si commette spesso l’errore di utilizzare impostazioni per scatti in luce diurna ed il risultato sono foto con una non trascurabile dominante di verde.

Faretto Spot. Si tratta di una luce generalmente definita “dura”. Il faretto Spot contiene una piccola lampagina racchiusa in un cilindro alla cui estremità è posta una lente. Tale lente può essere avvicinata o allontanata alla lampadina per rendere più o meno nitido il confine tra luce e ombra e, ovviamente, per modificare l’ampiezza del fascio di luce.

Lampade da studio. Sono realizzate con lampadine fino a 1000watt poste davanti ad una calotta argentea che funge da riflettore. Lo scopo del riflettore è quello di non concentrare il fascio di luce in un punto ma aprirlo con un angolo tale da illuminare l’intera scena o la parte di scena che interessa. Si tratta senz’altro di una delle soluzioni più tecniche ed interessanti del lighting in quanto, la lampada da studio, è uno strumento molto flessibile che permette di apporvi numerosi accessori per ottenere differenti rese dell’illuminazione.

E’ possibile applicarvi un soft box, ovvero una sorta di schermatura in tessuto che “diffonde” la luce emessa dal riflettore e ne riduce l’intensità delle ombre (ottimo per lo still life che vedremo in seguito).

E’ possibile applicarvi gli ombrellini riflettenti o quelli diffusori che sono delle valide alternative ai soft box e che permettono ai tecnici di giocare con la luce ottenendo rese leggermente differenti rispetto ai soft box.

E’ possibile inoltre applicare filtri colorati per convertire la luce da calda a fredda o ancora filtri diffusori. Si possono infine montare alette atte a regolare sia l’intensità che la direzione della luce evitando tra l’altro fastidiosi riflessi nell’obiettivo di una videocamera o di una fotocamera.

faretti_spot_lighitng.jpg

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Come si realizza una grafica efficiente – 1

Posted by Raffaele Berardi on 14 maggio 2010

Metodo, logica e ragionamento

Ultimamente diverse persone mi hanno chiesto di realizzare una grafica per la loro attività (includendo io ai miei studi tecnologici anche quelli di grafica, marketing, branding, e psicologia…). Nessuna di queste persone si rendeva conto di cosa significhi realmente. Fare un disegno che fa scena mescolando un brodo di effetti, filtri, punti luce e riflessi, tratti linee e simboli senza senso… non significa fare una grafica corretta e, soprattutto, non significa fare una grafica che funzioni.

Ideare e realizzare una grafica è molto di più: è un gioco artistico ma soprattutto di logica… Potrei fare un discorso lungo e complicato ma sarebbe “pesante”, pertanto sintetizzo il concetto:

Quando si realizza una pubblicità, un’animazione, un logo, un cartellino promozionale… Il progetto comprenderà una parte grafica e una parte di testo (ma non sempre). La cosa che sottolineo essere importantissima è che ciò che è scritto deve rispecchiare ciò che è disegnato e viceversa. Ovvero la scritta deve essere una conferma di quanto già espresso dalla grafica e la grafica deve spalleggiare al meglio ciò che comunica la scritta. Linee senza senso buttate lì per far scena possono piacere per qualche istante ma, subito dopo, ci si accorge che non comunicano assolutamente nulla. E vi garantisco che questo oggi è un errore più che frequente fatto anche su grafiche che costano care.

Quindi togliendo la scritta dovrei essere in grado di comprendere, anche solo dal disegno, cosa si vuole comunicare e viceversa. Il testo non deve essere lungo ma al contrario: breve, chiaro, intuitivo, efficiente e molto comunicativo. La parte grafica deve fare altrettanto. Quasi nessuno oggi si soffermerà a leggere righe e righe di presentazione di una ditta o un’azienda (Del resto stanno cercando un phon per capelli, cosa vuoi che gli importi sapere che tuo nonno li vendeva già negli anni 50 in una bottega fatta di pietra e travi di legno nel centro di una città con forte passato storico artistico culturale… 😀 ) o un progetto più importante: bisogna essere efficaci e colpire l’attenzione. Una volta ottenuta l’attenzione si può rimandare la persona interessata ad approfondire ulteriormente su una pagina specifica di un depliant o di un sitoweb. Ma anche qui: attenzione! Se già dalle prime righe degli approfondimenti il lettore intuirà anche un solo dettaglio non veritiero, tutto sarà vano. La gente oggi è molto più sveglia e pratica.

Alle persone che mi contattano pongo sempre particolari domande circa il loro modo di essere e le particolarità della loro attività. Molte di queste persone vedono questa cosa come una complicazione e così io decido di non fare alcun lavoro per loro 🙂 Pensare che queste domande siano inutili porta senza ombra di dubbio all’insuccesso di un’idea grafica, quindi tanto vale non farla.

berardi_store_icona_nautica_animata_by_ralph_dte.gif

Una delle icone animate realizzate per il rivenditore Dometic Waeco Electrolux: www.berardi-store.eu La logica della nautica si intreccia con la logica del radar marino che visualizza il pallino dell’oggetto rilevato come il puntino della “i”. Il diritto d’autore appartiene a Berardi-Store.eu e a Ralph-DTE.eu è rigorosamente vietata la riproduzione su altri siti.

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Rendering: da CPU a GPU illimitate possibilità di crescita

Posted by Raffaele Berardi on 9 aprile 2010

Rubrica: Rendering -7-

Titolo o argomento: Il futuro a breve del rendering

Sebbene per gli esperti di hardware fosse un ragionamento piuttosto intuitivo e scontato già da tempo, solo da poco iniziamo a sentir parlare della possibilità di affidare il calcolo dei render non più alle CPU bensì alle GPU. Come molti di voi già sapranno la GPU è il microprocessore di una scheda video per computer o console . Le GPU moderne, sebbene operino a frequenze più basse delle normali CPU, sono molto più veloci di esse nell’eseguire i compiti in cui sono specializzate. Questa peculiarità, abbinata ad hardware e software dedicati darà, nel giro di pochi anni, la possibilità di ottenere render dalle proporzioni epiche in tempo reale.

Ciò significa un enorme cambiamento per tutti coloro che lavorano nel campo del 3d, ma non solo (cinema, pubblicità, progettazione, animazione, presentazione dei prodotti in modo interattivo sul web). In breve il mercato potrebbe saturarsi di studi specializzati e quant’altro che offriranno render dalla dimensioni impressionanti in tempi brevissimi e chi riuscirà ad emergere, ironia della sorte, potrebbe non essere il più veloce… Essendo la “velocità” destinata ad essere di tutti, coloro che sapranno fare la differenza circa il realismo, la genialità di un’idea, la qualità complessiva del lavoro e del servizio offerto, avranno certamente ottime carte in più da giocare.

iray

Un accenno di questo futuro a breve termine è possibile assaporarlo con “iray”. Iray è la prima soluzione al mondo di rendering interattivo fisicamente corretto e fotorealistico. Con iray gli utenti possono creare rapidamente ed in modo intuitivo immagini realistiche delle loro creazioni e non solo… è possibile esplorare i risultati in modo interattivo grazie alla potenza di elaborazione grafica della GPU NVIDIA. Per saperne di più www.nvidia-arc.com

NVIDIA gelato

Intanto NVIDIA rilascia gratuitamente per i suoi clienti un primo assaggio del futuro: il software di rendering NVIDIA® Gelato® permette a tutti gli utenti che dispongono di una GPU NVIDIA di creare immagini sbalorditive in modo rapidissimo (copia il seguente link http://www.nvidia.it/page/gelato.html). Le prestazioni non sono ancora brillanti come potrebbero ma potrete iniziare a scaldarvi.

iray_rendering_gpu_nvidia_futuro_del_rendering.jpg

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Stereoscopy: Anagliphic stereographic viewing

Posted by Raffaele Berardi on 2 aprile 2010

Rubrica: Stereoscopy -4-

Titolo o argomento: Metodi per realizzare immagini stereoscopiche

Ci sono numerosi modi per presentare immagini stereoscopiche al vostro pubblico. Queste includono le immagini “freeform”, gli anaglifi, i display polarizzati ed infine le immagini stereoscopiche ottenute da sistemi automatici o più precisamente dagli “Automated shutter systems”. Gli ultimi due metodi sono decisamente costosi e affatto adatti a lavori “fai da te” pertanto, inizialmente, approfondiremo i primi due metodi.

Anagliphic stereographic viewing

Il più popolare metodo per ottenere immagini stereoscopiche consiste nella realizzazione di ‘Anaglifi’. Questo sistema si appoggia, oltre che su una particolare composizione video che vedremo tra poco, sull’uso di economici occhialini con lenti colorate per poter completare l’effetto. Più precisamente lente rossa per l’occhio sinistro, lente ciano per l’occhio destro (attenzione ‘ciano’ e non blu come spesso si pensa).

 Creare un anaglifo è piuttosto semplice. E’ sufficiente copiare il canale del rosso dell’immagine ripresa con la videocamera a sinistra nel canale del rosso dell’immagine ripresa con la videocamera a destra sostituendo l’orginale. Si indossano gli occhialini e l’illusione è fatta. Lo scopo delle lenti colorate negli occhialini è quello di filtrare in modo opportuno la composizione dei canali di colore dando la sensazione di osservare un’unica immagine.

I prerequisiti fondamentali sono la conoscenza di programmi per l’editing ed il compositing video (molto noto in questo settore è Shake), conoscenze inerenti l’uso dei ‘canali RGB’ (Red Green Blue), nozioni di base sulla composizione del colore ed infine aver posizionato due videocamere (o fotocamere)  identicamente regolate tra loro e perfettamente parallele (mai convergenti se non desiderate offrire spettacolari mal di testa ai vostri spettatori) con un interasse tra gli obiettivi di 5-10 centimetri. Le vostre prove e la vostra esperienza faranno il resto.

Note

Se state costruendo degli occhialini artigianali per questo effetto 3D, e non riuscite a trovare una pellicola ‘ciano’ per l’occhio destro, potete anche utilizzare una pellicola blu. Sappiate però che otterrete un constrasto alterato dell’immagine.

Link correlati

Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
Stereoscopy: Come funziona l’effetto stereoscopy
Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing
Stereoscopy: Anagliphic stereographic viewing

effetto_3d_stereoscopy_anaglifo.jpg

creare_immagini_stereoscopiche_anaglifi.jpg

Tra i lati positivi degli anaglifi c’è senz’altro l’economicità, d’altra parte però c’è
l’impossibilità di ottenere profondità piuttosto accentuate.

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Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing

Posted by Raffaele Berardi on 27 marzo 2010

Rubrica: Stereoscopy -3-

Titolo o argomento: Metodi per realizzare immagini stereoscopiche

Ci sono numerosi modi per presentare immagini stereoscopiche al vostro pubblico. Queste includono le immagini “freeform”, gli anaglifi, i display polarizzati ed infine le immagini stereoscopiche ottenute da sistemi automatici o più precisamente dagli “Automated shutter systems”. Gli ultimi due metodi sono decisamente costosi e affatto adatti a lavori “fai da te” pertanto, inizialmente, approfondiremo i primi due metodi.

Freeform Stereoscopic Viewing

Si tratta del sistema in assoluto più semplice ed economico per realizzare immagini stereoscopiche. E’ un metodo piuttosto curioso sul quale potrebbe persino venire da ridere. Si tratta infatti di affiancare due immagini apparentemente uguali ma che sono state riprese con il metodo descritto nei precedenti articoli di questa rubrica (vedi i link correlati in basso), ovvero fotografate con una doppia macchina fotografica che abbia un interasse tra i due obiettivi il più possibile simile a quello degli occhi umani*.

Successivamente, non sto scherzando, dovreste incrociare gli occhi… Sì, come se stesse facendo gli scemi… Dovete incrociare gli occhi fino a che le due immagini che avete affiancato (siano esse su carta o sul monitor del computer) non risultino sovrapposte. Aspettate qualche istante che il cervello si adatti alla insolita esperienza visiva, dopodiché noterete un inaspettato senso di profondità dell’immagine. La terza dimensione, la profondità, risulterà alquanto marcata**.

Ovviamente il lato sfavorevole è che la situazione la potete protrarre solo per pochi istanti e non è appetibile per guardare un film. Diciamo che è più un modo di giocare e di far vedere ai vostri amici qualcosa di curioso. Il costo? Ovviamente zero se l’effetto è realizzato digitalmente.

*In alternativa, se si sta lavorando mediante software 3d è sufficiente impostare due camere che riprendano la scena in modo parallelo tra loro e con una distanza tra gli obiettivi compresa tra i 5 ed i 10 centimetri.

**Difetti nella vista possono impedire la riuscita di questo curioso esperimento.

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immagine_stereoscopica_doppio_obiettivo_effetto_3d.jpg

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