Ralph DTE

Bringing art into engineering

Archive for the ‘Mondo digitale’ Category

Quello strumento che fa la differenza.

La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy

Posted by Raffaele Berardi on 10 novembre 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Nota. Sebbene il fenomeno sia presente anche in Italia è corretto porre all’attenzione che ovviamente si tratta di un problema globale e che almeno alcuni documentari nazionali di rilievo hanno evidenziato questa problematica. Ora sarebbe bene parlarne anche nelle scuole inserendo programmi scolastici aggiornati, evoluti e tenuti anche da personale giovane e preparato in materia.

Pagamenti elettronici, tracciamento delle attività sul web da qualunque dispositivo, social network, scatole nere sui veicoli, smartphone vulnerabili (perché hackerabili come comuni computers) e sovente ricchi di app che hanno accesso a numerosi contenuti privati presenti in memoria, sistemi di telecamere per le strade, applicazioni per il fitness con condivisione di dati e sincronizzazione tramite la rete, elettrodomestici collegati in rete (IoT, Internet of Things), nuvole (clouds), dispositivi GPS associati a fotocamere così come a telefoni, cardiofrequenzimetri, veicoli, giocattoli…

E’ oggi possibile sapere tutto di una persona: quel che gli piace o meno, le sue abitudini, cosa compra, i suoi gusti, come impiega il proprio tempo libero, cosa pensa, le sue debolezze, i suoi desideri, le sue ambizioni, che cibo mangia, quanto dorme, le sue condizioni di salute, il suo stato fisico e mentale, il suo rischio di ictus o di attacco cardiaco (anche se vi dicono che non è possibile prevederlo, ma si riferiscono al momento esatto in cui se ne può esser colti, non al rischio di…), la sua intelligenza, le sue capacità, la sua influenza sugli altri, la sua viralità, il suo credo, piccole manie, tic, ossessioni. Significa poter prevedere agevolmente che acquisti farà, la sua età biologica, il suo stato di salute, se risponderà o meno a tendenze che lo vogliono prevaricare (spesso senza che nemmeno se ne accorga), se oltre a provare l’impeto di reagire dispone degli strumenti dell’intelletto che gli permettano di raggiungere realmente un risultato, se esercita una qualche influenza sulle persone che ha intorno… se può rappresentare un pericolo per un mondo che ha altri progetti e come distrarlo dai suoi intenti.

Significa, potenzialmente, poter un domani creare problemi su misura per le persone, probabilmente riuscire a deviarle da un percorso o, addirittura, isolarle qualora queste risultassero in grado di esercitare una certa influenza senza però appartenere ad una qualche parrocchia. In sintesi: Controllo.

Sempre meno “Masanielli” nel futuro della nostra società “moderna”, sempre meno “Imprevedibili Innovatori”, sempre più adeguamenti, istinti assopiti, addomesticamenti e caramelle colorate per lenire impulsi e desideri. I videogiochi ad esempio permettono di sfogare in un mondo fittizio la voglia di trasgredire, evadere, ribellarsi. I gadget elettronici (come smartphone e tablet) invece sfamano il desiderio (spesso l’illusione) di controllo sulla propria vita. Ogni cosa sembra al suo posto, organizzabile e controllabile mentre la vita ci sfugge inspiegabilmente da sotto le mani ma facciamo fatica a collegare le due cose percependo solo una stressante “ansia” (che avrà i suoi effetti sulla salute).

La totale assenza di privacy è lo strumento ideale per muovere previsioni con un margine di errore minimo (è il motivo per cui i motori di ricerca utilizzati in rete conoscono prima dell’individuo stesso che automobile acquisterà anche se non ha ancora pensato di acquistarne una, se si ammalerà o meno di influenza questo inverno e quale sarà il prossimo medico specialista di cui avrà bisogno), operare previsioni ha generalmente pochi fini: la statistica (ad esempio per fini assicurativi), la prevenzione (per non esser colti in contropiede da un fenomeno dilagante) ed il controllo (per esercitare un’influenza ed orientare le masse in una determinata direzione pressappoco come il bestiame). Si può conoscere la tendenza di un mercato o, al contrario, se un’influenza esercitata sulla massa sta restituendo i risultati sperati al fine di “gestire” il mercato con un ciclo inverso rispetto al suo percorso naturale, o di gestire le volontà delle persone più deboli con tecniche da “mentalista” inducendole a determinati pensieri con metodi degni di un gioco di prestigio.

Premesso che sono dell’avviso che “Il caso non esiste”, penso che oggi, come non mai, ci sia davvero poco da imputare al caso a men che non si voglia generare caos utilizzando in modo anomalo e biricchino tutti i dispositivi sopra citati fornendo dati depistanti. Ma solo un’azione di massa produrrebbe viraggi significativi dei miliardi di miliardi di dati che ogni giorno vengono storati e classificati sulla razza umana. Del resto, se ci pensate… una balena potrebbe mai immaginare che il pizzicotto che ha sentito dopo aver incontrato una barca piena di ricercatori è servito a impiantarle un dispositivo che serve per studiare la sua vita? Che ne sa una balena di sensori, dati, datalogger, trasmissioni satellitari, studi e ricerche? Allo stesso modo temo sia molto difficile ipotizzare cosa realmente possa fare chi si trova dall’altra parte dei nostri big data.

Ci suggeriscono che questo genere di tecnologia sia utile per individuare ad esempio chi “ruba” ma… in fondo sappiamo bene che chi ha depredato un paese non era certo un comune ladro di galline, quell’innocuo civile a cui si accede rapidamente (e senza timori) perché debole. Il vero furto è sempre stato rappresentato dalle deregolamentazioni folli, da chi ha gestito i fili delle marionette che si sono adoperate nel teatrino della crisi economica globale (pilotata), da chi ha depredato piccole e medie imprese ed ha troncato a metà aziende con tassi di innovazione spaventosi (come quelle che producevano le migliori celle li-ion del mondo o i migliori powertrain range-extender) che potevano rappresentare un serio vantaggio per i consumatori. I veri ladri sono coloro che hanno privato le persone della vera tecnologia dando loro in cambio tecnologia fidelizzante e sovrintendente e dopo averle divise in categorie al fine di stuzzicare l’inutile e dispendiosa lotta tra soggetti che nemmeno si accorgon più di esser dello stesso coro.

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni

Fitness tracker

Oggetti come un semplice fitness tracker si indossano, raccolgono
dati, si sincronizzano con il nostro telefono (che ha una sim
univoca) o con il nostro pc (che ha un suo indirizzo IP) oppure
mettono direttamente tali dati su una nuvola (cloud). Questa
diffusione di dati, potenzialmente, può permettere persino di
rilevare quante possibilità ci siano che tu raggiunga una
determinata età e possa ad esempio usufruire di determinati
prodotti e servizi. Negli anni ’90 indossavamo un
cardiofrequenzimetro, lo guardavamo noi e, qualche volta, il
nostro medico sportivo. Farne partecipe il mondo che risvolti
dovrebbe invece avere sulla prestazione agonistica?
Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
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Tipologie di Data Logger

Posted by Raffaele Berardi on 13 ottobre 2016

Rubrica: Strumenti per il Lab

Titolo o argomento: Strumenti per registrare dati fisici

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A livello commerciale si posono distinguere 4 tipologie di data logger: stand-alone, web-based data logging systems, wireless data nodes e BLE (Bluetooth Low Energy) data loggers. Un quinto tipo è rappresentato invece dai registratori di dati che si possono montare a bordo, ad esempio su un prototipo di un veicolo. Parliamo quindi della possibilità di registrare dati come le forze agenti su un veicolo in movimento o i parametri di un powertrain (a combustione interna, elettrico o ibrido) durante il suo utilizzo. Infine vi sono soluzioni di data logger assemblate ad hoc, per particolari esigenze, da chi fa ricerca. In quest’ultimo caso non pensate per forza a grandi laboratori di grandi realtà irraggiungibili, potrebbe trattarsi anche del vostro garage di casa. Del resto, diceva Wernher von Braun, “Ricerca è ciò che faccio quando non so che sto facendo”.

Data logger portatili

Stand-Alone Data Logger

I data logger di tipo stand-alone sono compatti, portatili e riutilizzabili. Hanno un prezzo contenuto e si utilizzano facilmente in quanto necessitano solo di essere avviati e stoppati all’occorrenza. Generalmente sono monocanale e quindi rilevano una sola grandezza alla volta (ad esempio solo la temperatura). In linea di massima acquisiscono un solo tipo di grandezza anche se ne esistono, con costi leggermente più alti, modelli in grado di acquisire più tipi di grandezze (ad esempio tutte quelle rilevate da un multimetro) ma pur sempre una alla volta.

Includono al loro interno sia la memoria che conserva i dati acquisiti, sia il circuito dello specifico sensore di cui sono dotati nonché l’unità che rileva le grandezze fisiche e le trasforma nel dato utile all’utente, sia la batteria che li alimenta. Al loro esterno hanno generalmente un display, che mostra i dati istantanei catturati, e la presa che permette di collegare il sondino contenente lo specifico sensore. Generalmente il sondino ha un cavo di una lughezza sufficiente a tenere il data logger distante dalla zona del rilievo, questo ad esempio quando è necessario proteggerlo dalla presenza di liquidi o alte temperature. Altre volte invece anche il sensore è contenuto all’interno della scocca del data logger ad esempio ove è richiesta compattezza, dove il rilievo riguarda l’intero ambiente o dove è necessario un elevato grado di protezione ad esempio ai liquidi.

I data logger stand-alone possono comunicare con un computer tramite un’interfaccia USB oppure estraendo la memoria presente all’interno e trasportando così solo i dati senza rimuovere il dispositivo dal luogo del rilievo.

Onboard Data logger

Se nel lavoro che svolgono sono in tutto e per tutto analoghi a tutti gli altri data logger, quello che cambia è il contesto in cui vengono inseriti, come vengono alimentati, quali parametri solitamente registrano e la possibilità di scaricarli manualmente sul computer o di trasmetterli con un sistema a radiofrequenza, una rete telefonica o un collegamento ottico. La loro costruzione deve essere “robusta” per sopportare, sollecitazioni e condizioni sfavorevoli (vibrazioni, sporco, umidità, temperature elevate) e devono essere in grado di registrare una gran mole di dati provenienti da più canali con un’elevata frequenza di campionamento.

Data logger per stazione fissa

Web-based Data Logging Systems

I data logger web-based permettono l’accesso ai dati tramite un cellulare GSM, tramite il Wi-Fi o la rete Ethernet. Questi sistemi possono essere configurati con una gran varietà di sensori esterni e trasmettere i dati ad un server sicuro che li raccolga e li renda fruibili.

Wireless Data Nodes

I wireless data nodes trasmettono in tempo reale i dati da una moltitudine di stazioni ad un computer centrale eliminando la necessità di andare fisicamente presso ogni postazione a scaricare i dati di ogni data logger.

BLE Data Logger

I BLE data logger (Bluetooth Low Energy) misurano e trasmettono dati ad un dispositivo mobile nel raggio di 30 metri.

Data Logger assemblati ad hoc

Non si comprano in un negozio, si assemblano, si aggiornano, si modificano, si espandono, si smontano e si rifanno ad hoc per ogni nuova situazione che richieda l’acquisizione di dati. Ci si procura l’hardware necessario (sensori, relativi circuiti, scheda di acquisizione degli input analogici o digitali, relativo software e un computer) e lo si assembla sulle proprie specifiche esisgenze che possono variare di volta in volta cambiando solo i sensori, i relativi circuiti e la programmazione che permette alla scheda che acquisisce gli input di tradurre i rilievi e renderli fruibili come valori finali all’utente. Quello che è rischiesto in questo caso è la conoscenza dei sensori necessari, la matematica che permette di trasformare le grandezze fisiche rilevate nel valore desiderato (nei precedenti articoli abbiamo fatto l’esempio del termistore la cui resistenza diminuisce al crescere della temperatura e per il quale un’opportuna equazione di terzo grado permette la traduzione dei valori di resistenza in valori di temperatura facilmente interpretabili dall’utente), la capacità di assemblare piccoli circuiti e di interfacciare il tutto con il computer. Pratica sicuramente estremamente laboriosa le prime volte ma in grado di offrire personalizzazioni, espansioni e strumenti estremamente aderenti alle proprie esigenze riutilizzando e riconfigurando più e più volte la maggior parte dello stesso hardware.

Nell’immagine sotto, un semplice circuitino che abbiamo realizzato per ottenere un sensore di temperatura, in sostanza altro non è che una comune sonda K autocostruita. Questa viene sollecitata dal calore, di conseguenza varia la sua resistenza, una scheda di elaborazione (ne trovate quante ne volete sul mercato) di input/output analogici/digitali non fa altro che leggere i valori, inserirli nella equazione di terzo grado che li trasforma in temperatura e fornirli in uscita sul computer restituendo valori istantanei, liste di valori, tabelle, grafici e tutto ciò per cui l’avete programmata. Ovviamente è possibile fornire come dati in ingresso i valori provenienti da più sonde contemporaneamente, sia dello stesso tipo che di tipo differente e riconfigurare ogni volta l’intero sistema in maniera aderente alle nuove esigenze.

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Che cos’è un Data Logger?
Come lavora un Data Logger?
Tipologie di Data Logger
Sessioni di Data Logging (Verrai reindirizzato alla pagina Instruments)

Sensore di temperatura realizzato tramite termistore

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Come lavora un Data Logger?

Posted by Raffaele Berardi on 12 ottobre 2016

Rubrica: Strumenti per il Lab

Titolo o argomento: Strumenti per registrare dati fisici

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I data logger di tipo stand-alone possono funzionare tranquillamente in maniera autonoma, alimentati dalle proprie batterie e collegati ai propri sensori. Essi permetteranno di scaricare i dati sul computer (ora anche su smartphone e tablet) in un secondo momento mediante un normale cavo USB o con trasmissione bluetooth o, ancora, tramite una rete wifi.

I data logger che funzionano invece interfacciandosi con il pc offrono, via via che cresce la loro complessità, maggiori possibilità di personalizzazione a partire dall’intervallo di tempo che intercorre tra la registrazione di un dato e l’altro (frequenza di campionamento), passando per il bit-rate, fino al numero di canali di registrazione ed all’impostazione del momento di avvio e termine del rilievo. Gli utenti più esperti possono inoltre programmarne di specifici per leggere numerose tipologie di sensori, in tal caso è richiesta la conoscenza delle grandezze fisiche variabili e la matematica che le lega al relativo segnale elettrico generato. L’esempio più semplice è quello del termistore la cui resistenza si riduce, seguendo una precisa equazione di terzo grado, con l’aumentare della temperatura; in tal caso la diminuzione della resistenza elettrica offrirà in uscita un incremento di temperatura espresso in gradi Kelvin o Celsius (quest’ultima scala si ottiene semplicemente inserendo nell’espressione matematica, elaborata dal processore del datalogger, un’ultima sottrazione: -273,15).

Data logger più moderni offrono la possibilità di controllo remoto dei dati tramite smartphone, tablet o mediante un pc remoto collegato alla rete; laddove necessario possono essere impostati valori di allarme che avvisano l’utente, ovunque esso si trovi, che sono state raggiunte precise soglie.

Diverse aziende che commercializzano data logger di tipo “consumer” (ossia dai costi contenuti e dedicati ad un utenza generica) pasticciano i loro prodotti fornendo separatamente il relativo software per la visualizzazione dei dati (liste, tabelle e grafici) e per l’esportazione dei file (generalmente txt, csv, xml…). A questo sovente si associano anche procedure di download astruse e troppo laboriose per poter essere digerite da normali utenti. Inoltre, talvolta, il software è disponibile addirittura con un costo aggiuntivo nonostante il tipo di applicativo che legge e organizza i dati sia tra i più banali esistenti.

Per simili ragioni coloro che hanno almeno dei rudimenti di fisica, matematica e meccatronica tendono ad assemblare autonomamente dei data logger dedicati ideali per le proprie esigenze. Si tratta di utilizzare schede di elaborazione dati (microcontrollori, schede embedded, schede di elaborazione input/output analogico/digitale) che possano leggere input provenienti dai sensori scelti (già inseriti in un circuito o da inserire in appositi circuiti realizzati ad hoc) e dialogare con un normale notebook al fine di immagazzinare liste di dati e trasformarli poi in tabelle e grafici. A fronte di una maggior fatica iniziale, necessaria per l’apprendimento di numerosi concetti, la libertà che ne segue poi, nonché l’enorme rapidità di realizzazione di ogni strumento necessario, non hanno prezzo. Vedremo alcuni curiosi esempi negli articoli più specifici, che seguiranno, dedicati alle sessioni di data logging.

Continua…

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Data Logging da stazione fissa mediante multimetro con data logger integrato

Nell’immagine una sessione di data logging da stazione fissa
mediante multimetro con data logger integrato e relativo software
per l’acquisizione e la gestione dei dati su computer.
Sul multimetro è possibile vedere il valore istantaneo rilevato,
mentre sul pc si osserva l’ultimo dato trasmesso e acquisito.

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Che cos’è un Data Logger?

Posted by Raffaele Berardi on 12 ottobre 2016

Rubrica: Strumenti per il Lab

Titolo o argomento: Strumenti per registrare dati fisici

Un data logger è uno strumento elettronico che registra misurazioni ad un preciso intervallo di tempo l’una dall’altra e con uno specifico bit rate (velocità di trasmissione). Nei casi più professionali questi valori sono impostabili dall’utente a seconda della complessità del test e della quantità di dati richiesta. Quest’ultima può essere tanto maggiore quanto più alta è la necessità di affinare la precisione di un grafico, ad esempio una curva di scarica di un pacco batterie installato su un prototipo elettrico da testare.

E’ possibile registrare dati di varia natura (grandezze scalari e vettoriali) e nei più disparati campi applicativi utilizzando diverse tipologie di registratori di dati, mirati per un singolo compito, oppure utilizzando registratori di dati in grado di acquisire più valori di uno stesso ambito (dati meteorologici: pressione, temperatura, umidità, irradianza, ecc.; dati elettrici: tensione, corrente, potenza, coppia, numero di giri, resistenza, temperatura, massimi e minimi, sbilanciamenti, ecc.; dati fisici: accelerazione, velocità, spostamenti, carichi, momenti, torsioni, ecc.) o, ancora, costruendo e programmando un data logger ad hoc per soddisfare mirate necessità di ricerca.

Nell’esempio mostrato in foto ci siamo serviti di una scheda di elaborazione input/output analogico/digitale che abbiamo collegato, nel caso specifico, ad un circuito dotato di termistore da noi realizzato e che abbiamo programmato tramite Linguaggio G. I rilievi effettuati restituivano in uscita il valore istantaneo della resistenza elettrica, il grafico dei valori rilevati nell’intervallo di tempo definito ed una tabella esportabile su qualunque foglio elettronico. Inoltre, inserendo la relativa matematica, è possibile trasformare il valore della resistenza in temperatura espressa in gradi Celsius o Kelvin. Il termistore, infatti, è un componente elettronico sensibile alla temperatura la cui resistenza elettrica varia con la temperatura stessa (come vedremo presto negli specifici articoli delle pagine Instruments e Equipments).

Esempi di dati da raccogliere in un dominio temporale definito sono, più genericamente: temperatura dell’aria, umidità relativa, corrente e tensione continua o alternata, differenze di pressione, tempi di utilizzo (luci, motori, dispositivi per i quali è opportuno tenere sotto controllo la vita utile), intensità della luce, temperatura di un liquido, livello di un liquido, ossigeno dissolto, umidità del terreno, piovosità, velocità del vento, direzione del vento, bagnatura fogliare, segnali di impulso, occupazione delle camere, il carico di una presa di corrente, parametri di un impianto di produzione e accumulo dell’energia, parametri di un powertrain,  prestazioni del corpo umano durante un’attività atletica, temperatura all’interno di sistemi frigoriferi atti al trasporto alimenti o campioni biologici (per il rispetto del protocollo H.A.C.C.P.) e molto altro…

I data logger generalmente sono dispositivi compatti alimentati a batteria dotati di un microprocessore, una memoria e uno o più ingressi ai quali sono connessi sensori dedicati. Possono essere impiegati nelle condizioni più severe (anche sott’acqua ove richiesto) e registrare dati per pochi secondi così come per mesi.

Dispositivi monocanale hanno costi di acquisto molto bassi e svolgono un’unica funzione senza possibilità di personalizzare il rilievo, al contrario i dispositivi multicanale possono collezionare una moltitudine di dati in base al numero di sensori di cui sono corredati. Nel mezzo esiste una grande gamma di prodotti che tuttavia, al momento in cui si scrive, non adottano ancora un medesimo standard nel formato di registrazione dei dati, né nel software impiegato e nella relativa fruibilità di funzioni. Ciò implica la necessità di procurarsi più dispositivi per assolvere, come nel nostro caso, compiti molto diversi tra loro come ad esempio l’acquisizione anche di un solo valore che però possa cambiare da prova a prova, l’acquisizione di valori da stazione fissa oppure onboard mentre ci si trova in movimento anche su terreni sconnessi nei quali è fondamentale che l’unità di registrazione sia compatta, leggera e affidabile per continuare a registrare regolarmente anche sotto stress, nonché impermeabile per far fronte anche ad imprevisti e condizioni variabili.

Continua…

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Data logging

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La sostanziale differenza tra Hacker e Cracker

Posted by Raffaele Berardi on 10 maggio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Pirateria informatica

Non si contano più le volte in cui tramite i nostri strumenti veniamo a conoscenza di continui attacchi informatici in corso contro il nostro Blog. Migliaia e migliaia di tentativi dai quali cerchiamo di difenderci nel miglior modo per noi possibile incrementando costantemente le nostre conoscenze sul tema, le nostre strategie ed i nostri metodi risolutivi. Una così eccezionale dose di tentativi, aumentati iperbolicamente negli ultimi tempi, ci porta a pensare che qualcuno non desideri che siano pubblicati contenuti che informano correttamente le persone in gamba su delicati temi di tecnologia, società e impresa. Ma le motivazioni potrebbero risiedere anche altrove…

La sostanziale differenza tra Hacker e Cracker

Innanzitutto precisiamo l’esistenza di due figure ben distinte, l’Hacker ed il Cracker. Trattasi di figure quasi sempre confuse, talvolta persino sconosciute ai più (specie nel caso del Cracker) o ritenute erroneamente uguali.

L’Hacker

L’hacker è colui che ama aprire la serratura, ama scovare un codice, ama vedere cosa c’è oltre, cosa c’è dietro, cosa c’è dentro, ama trovare la soluzione di un ostacolo non solo per il gioco di strategia e di abilità che esso implica, bensì anche per conoscere una verità, sapere cosa è nascosto dietro, apprendere come funziona il tale sistema, come si risolve, come si ripara, come si modifica, come si evolve, come se ne migliorano o aumentano le funzionalità. L’hacker, contrariamente a quanto molti pensano, è generalmente una persona per bene, non arreca danno alcuno a terzi e, semplicemente, ha un grande appetito di verità e coltiva gli strumenti che gli permettono di raggiungerla. Egli mediante i suoi tecnicismi entra (effettivamente vìola), osserva, apprende, non tocca nulla e, quando si congeda, lascia ogni cosa così come l’ha trovata. Allo stesso tempo l’Hacker non è necessariamente solo informatico, esistono ad esempio Hacker che sanno modificare un elettrodomestico per ricavarne nuove funzioni, per aggiornarli o, più semplicemente, per combattere l’obsolescenza programmata. Anche chi sa aprire una serratura è un Hacker, un serraturiere ad esempio che informa i suoi clienti circa i metodi che i ladri potrebbero adottare per forzare un accesso. Chi usa, per capire e non per danneggiare, semplici spadini e grimaldelli è un’Hacker, chi bypassa la centralina danneggiata di una lavatrice, per non comprarne una nuova, garantendosi manualmente le funzioni che gli occorrono, è un Hacker. Persino chi ama smontare i più svariati oggetti, capire come funzionano, dedurne il principio per modificarli o personalizzarli, rappresenta in qualche modo una forma di Hacker. Chi inserisce ad esempio la tecnologia NFC in uno smartphone che non ne era provvisto, effettuando di fatto un upgrade artigianale, non è di certo un criminale ma un privato genietto a cui piace superare sé stesso; stesso dicasi per chi aggiunge alla vecchia autoradio una presa AUX o una porta USB (per il lettore mp3 o lo smartphone) o, ancora, un ricevitore ad infrarossi per aggiungere un comando remoto senza sostituire, in tal modo, l’autoradio fornita dalla casa madre del veicolo.

Il Cracker

Il Cracker è un soggetto ben diverso, conosce le medesime tecniche dell’Hacker ma Dio me ne scampi e liberi di cosa è capace di fare. Danneggia, modifica, distrugge tutto ciò che ritiene vìoli i suoi interessi oppure, più semplicemente, gli interessi di una figura a monte che lo ricompensa per ottenere i suoi servigi. Il Cracker che attacca un sito web non lo fa per conoscere cosa c’è dietro in quanto, come nel caso di questo Blog, tutto è già visibile per tutti (ad eccezione delle pagine in fase di completamento che, per precisione, non sono rese visibili per questioni puramente estetiche e di completamento dei contenuti programmati). D’altronde stento a credere che si inseriscano in server pubblici dati importanti, dati privati, dati di progetti, di strategie industriali, numeri riservati e quant’altro. Quindi quando qualcuno attacca un sito web come il nostro, dove tutto è in chiaro, si tratta sicuramente di un Cracker che nutre il desiderio di accedere al pannello degli strumenti per effettuare danni, distruggere il Blog o parte di esso, cancellare alcuni articoli o, ancora, modificarli per esprimere dei contenuti differenti e nasconderne altri nella speranza che l’amministratore non se ne accorga o non disponga di sistemi di sicurezza (tradizionali o meno, se siete abili infatti potete realizzare i vostri sistemi di sicurezza personalizzati anziché utilizzare ordinari plugin che possono presentare delle vulnerabilità).

In soldoni

Quindi un Hacker non tenterebbe mai di accedere all’amministrazione di un sito web dove tutto è già in chiaro e dove, oltretutto, gli articoli stessi svelano delle curiosità che generalmente non si conoscono bene. Un Hacker, un sito come questo, semplicemente lo legge con piacere per arricchire il suo bagaglio di conoscenze ed aggiungerle alla sua preziosa collezione. Egli non danneggerà mai una fonte valida. Al contrario il Cracker, qualora risucisse nei suoi intenti o in quelli di terzi, ne potrebbe trarre un profitto che di sicuro non è di carattere informativo ma economico (o di scambio).

Obiettivi

Dell’Hacker

Curiosità.
Scovare cosa c’è oltre la serratura.
Conoscere la verità.
Sapere come si fa e quindi come si modifica.

Del Cracker

Danneggiare l’altrui operato
(per i contenuti comunicati, per competizione scorretta, per ritorsione, ecc.).
Effettuare spionaggio industriale
(per conto terzi in cambio di un compenso o per interesse personale).
Compiere frodi.
Destabilizzare e screditare un sistema
(ad esempio una piattaforma software di personal publishing come WordPress).

Capirne di più: La letteratura dedicata

Se desiderate conoscere di più circa il mondo dell’hacking e del cracking sappiate che al mondo esistono libri davvero interessanti (ma mai completi) per imparare a conoscere alcune di queste tecniche o, più che altro, i metodi adottati. Di certo non troverete istruzioni su come si fa, ma spiegazioni su cosa effettivamente si può fare in linea teorica e con quali metodi generali è pertanto possibile proteggersi (quantomeno dalle situazioni più a portata di mano). Ovviamente lo scopo di tali libri è imparare a difendersi da situazioni sgradite o dai nostri comportamenti superficiali del quotidiano che favoriscono determinati attacchi. Se desiderate una ulteriore curiosità sappiate che durante una interessante conferenza, inerente il mondo delle tecnologie digitali, tenutasi presso la mia Università, ci hanno informato che l’Italia è l’unico paese al mondo che ha un sito web dei propri servizi segreti, anche da questa fonte potrete magari trarre numerosi spunti utili per barcamenarvi nell’ambiente moderno che ci circonda con maggiori cautele.

Continua…

Link correlati

La sostanziale differenza tra Hacker e Cracker
La sostanziale differenza tra Hacker e Cracker: Un attacco incisivo al nostro Blog – Articolo in preparazione
Il furto dei domini web – Articolo in preparazione
Il furto dei domini web: Un altro attacco incisivo al nostro Blog – Articolo in preparazione
Che cos’è l’Ingegneria sociale? – Articolo in preparazione

Strumenti film Fuori in 60 secondi

Immagine tratta dal film Fuori in 60 secondi, Dominic Sena, Stati Uniti d’America, 2000.

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4

Posted by Raffaele Berardi on 24 gennaio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Il complicato blocco dei servizi non richiesti sul cellulare
(ed il semplicissimo blocco senza preavviso della SIM)

Quando il telefono rappresenta una reale utilità

Mio padre è una persona parecchio desiderata dai suoi clienti, ha una gran passione per il suo lavoro e questi se ne accorgono e gli chiedono consigli e info tecniche su numerosi prodotti e servizi che fornisce. In soldoni, sebbene utilizzi il telefono cellulare, lo usa praticamente sempre per ricevere. Così un giorno si accorge che è passato un anno dall’ultima ricarica perché il suo numero è entrato in blocco (senza nemmeno alcun messaggio di preavviso quando, per le cose non richieste, gli sms invece fioccano). Non poteva né chiamare, né tantomeno ricevere chiamate. Contattando il numero di assistenza del suo operatore ha chiesto la riattivazione a fronte del pagamento di una nuova ricarica. L’operazione, che teoricamente immagino esser fattibile con un click, gli è stata negata (motivo per cui continuerà a non ricaricare) ed è dovuto ricorrere all’attivazione di una nuova scheda apposita per questi casi, una SIM vergine impostabile sullo specifico numero desiderato.

La scheda della soluzione

Nella nostra città nessun venditore di telefonia ha voluto fornirci la suddetta scheda (ne ignoro il motivo). I venditori di telefonia ufficiali del nostro operatore davano la colpa ad un non precisato disservizio a carico dell’operatore stesso e, chiamando il relativo call center, la colpa veniva rimbalzata ai suddetti negozi. Nel pieno di un limbo ho risolto ignorando sia i negozianti, che mi proponevano di attendere un paio di settimane per poter ricevere (forse) la tale scheda vergine, sia l’operatore che non voleva saperne di collaborare ed ho trovato ciò che cercavo in una città limitrofa alla mia. Tempo di risoluzione, circa 4 ore contro le due settimane (almeno) ipotizzate dall’operatore telefonico. Il motivo di un tale disservizio, non essendo fornito, lascia presagire che si vogliano creare problemi a quelli che non spendono in ricariche onde invitarli a farlo più spesso.

Dalla gioia di uno stra-record alle perplessità di una dinamica insana

Risolto il tutto a tempo di stra-record entro la giornata (con un giro interminabile di telefonate verso il servizio clienti ed i punti vendita di zona) emerge una dinamica insana. Ogni qualvolta si rimuove la SIM da un telefono cellulare (anche se questa non è scaduta) si azzerano le preferenze del cliente (a saperlo…) nei confronti dei servizi offerti dal prorpio operatore (richiesti o meno). Possono così verificarsi fatti spiacevoli come la totale perdita dell’importo ricaricato (sia esso di pochi Euro o di molte decine di Euro). Più precisamente ad ogni rimozione della SIM è necessario chiamare il servizio clienti del proprio operatore per poter richiedere:

Blocco del traffico dati.
Qualora si utilizzi il telefono solo per telefonare e mandare sms (informazione che interesserà perlopiù, in maniera crescente, persone tra i 35 ed i 100+ anni), il blocco del traffico dati evita che la pressione accidentale di un tasto attivi internet facendo scalare l’intero credito in pochi minuti/ore. Con il blocco del traffico dati il telefono non può andare su internet (a pagamento) in alcun modo, anche se premete i relativi tasti accidentalmente (potrete comunque andarci gratuitamente con il wi-fi). La cosa più spiacevole che può capitarvi è che si avvii internet con standard di terza generazione su un vecchio telefono di alcuni anni fa, che a malapena poteva inviare mms. In questo caso, conoscendo il fornitore del vostro servizio da quale telefono sta operando la vostra SIM, è evidente l’opportunismo.

Barring SMS.
Richiedere al vostro operatore il Barring SMS permette di evitare che vi arrivino, specie senza preavviso, messaggi di servizi a pagamento non richiesti e forniti da società terze (cose strane tipo previsioni sentimentali, numeri fortunati e quant’altro).

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte di società terze in qualche modo collegate al vostro operatore o che da esso hanno ricevuto, tramite un elenco di contatti appositamente redatto e “venduto”, il vostro numero.

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate, ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte “anche” del vostro stesso operatore (non parliamo quindi di terzi) che può incaricare uffici appositi, dislocati sull’intera penisola, di contattarvi per vendervi “pacchetti” di offerte.

Blocco di servizi accessori…
…quali ad esempio quelli che, dietro pagamento, notificano tentativi di chiamata mentre il cellulare era spento o irraggiungibile. Io sono solito spegnere il telefono quando sto guidando, quando pratico gli sport che amo e, in particolar modo, quando sono preso dai miei impegni, specie se mi apassionano. In sostanza significa che ignoro il telefono per la quasi totalità della giornata, spesso lo lascio in macchina; so che per molti risulta impossibile, ma se sapeste che goduria essere liberi… Quindi perchè mai dovrei pagare per sapere chi ha tentato di disturbarmi? Con quest’ultimo interrogativo burbero alla Walter Matthau è ovvio che sto in realtà scherzando. Ammetto però che quando si tratta di cellulari divento uno scorbutico giovane vecchietto che borbotta, blatera e contesta i lavori davanti ad un cantiere (il cantiere che contesto però è un parco servizi telefonici non richiesti). Meno male che me ne rendo conto da solo!

Per questo contrattempo ho perso quattro ore “intense” (pur di non sprecare nemmeno un’alba in più in simili scempiaggini) tra ripetute telefonate al servizio clienti del mio operatore, telefonate ai vari punti vendita, più un extra misurato volto alla ricerca di fonti utili a capire come mai il nuovo credito nel telefono di mio padre si è esaurito dopo poche ore dalla riattivazione.

Un falso diritto di prelazione (da bloccare)

Un pivello da quattro soldi

Un pivello da quattro soldi (perdonate la durezza ma non ho trovato altri termini per una tale figura dalle sembianze vagamente umane) impiegato presso una società di servizi postali italiani è il soggetto di questo paragrafo che può destare curiosità non tanto per il soggetto stesso bensì per il metodo di risoluzione del problema che ha creato. Tale soggetto è la persona che ho trovato dentro un ufficio informazioni cui mi ero recato per avere una pura e semplice idea di massima circa la fornitura di un servizio certificato. Avete presente quei giri che si fanno a solo scopo informativo per mettere a confronto le caratteristiche di più prodotti e cercare di capire quale fa al caso vostro? Bene.

Tattiche da corso di addestramento scialbo

Terminato di “non” spiegarmi quello che io in realtà, dietro appuntamento, ero andato a chiedere (quindi anticipando abbondantemente le mie necessità), e che simpaticamente eludeva non sapendo rispondere ad una domanda che fosse una, mi propina subito una serie di “altri” servizi che, garantisce lui, potrebbero fare al caso di mio padre ma che, garantisco io, mio padre voleva chiedere ad altri. A nulla è servito spiegargli che mio padre sa bene quello che vuole e che quando dice no è no alla prima volta* (e non tanto per dire). Il soggetto è andato avanti imperterrito per più di un’ora senza sapere che non me ne sono andato via nauseato non per perbenismo ma per la mia insana curiosità di vedere dove volesse andare a parare. Tra le sue tattiche, probabilmente apprese in un corso seguito con una folta combriccola di spiantati, vi era il finto nutrito interesse verso i miei interessi e verso le mie passioni a cui tentava di arrivare ostinatamente con domande mirate elargendo al contempo sorrisi gratuiti e svendendo segreti su presunti trabocchetti nei quali sarei potuto inutilmente cadere se egli non fosse stato così delicato da dirmi la verità contro i suoi interessi.

*Mi chiedo retoricamente da chi avrò preso…

Me misero me… tapino tapino tapino (diceva lo Zio Paperone in simili casi)

Ma qui viene il bello, nonostante fosse palese la sua falsità io sono caduto comunque in errore. Tanto per esser spiccioli, sono stato un vero idiota. Dopo chiacchiere su chiacchiere ho provato pena per questa persona, pena e tristezza. Mi rendevo conto che “questo” stava lì a freghicchiare il prossimo, non ho accettato alcun contratto propinatomi, gli ho detto chiaramente che anche mio padre non avrebbe accettato nulla di quanto da lui proposto ma, quando mi ha chiesto almeno di firmare un foglio al “solo” scopo di informare i suoi superiori che aveva impiegato il suo tempo per offrirmi la sua prestazione professionale informativa, ho accettato perchè sono stato un’idiota (uhm…), perchè non sono stato sufficientemente “cattivo”** (male), perché mi faceva pena e perché mi sono fidato (malissimo) della società che egli rappresenta. Sul foglio non c’era scritto molto ma era scritto evidentemente in modo equivoco ed interpretabile, sembrava in effetti quello che non era, credo che persino i miei avvocati avrebbero dovuto concentrarsi un attimo per trovare l’inganno tra le righe. Oppure, semplicemente, si è giocato sulla mia fiducia per farmi firmare il primo foglio in un modo e poi il successivo, spacciato per copia, contenente invece un “falso diritto di prelazione”.

**Dove per cattiveria non si intende commettere azioni disgraziate ed illegali ma estremamente severe, rigide e volte alla disciplina. Non fraintendete questa definizione perchè, specie di questi tempi, quando si dice “bisogna essere cattivi” si equivoca molto su cosa sia realmente neccessario fare per esserlo e su cosa non si debba mai fare per sembrarlo e magari finire col violare la legge.

Un falso diritto di prelazione

Tramite il diritto di prelazione questo vile voleva vincolarmi (anzi l’intenzione era quella di vincolare mio padre) a poter acquistare determinati servizi di spedizioni solo dalla sua società e non più, ad esempio, da altre società collegate. Questo significa che quando mio padre è andato a chiedere i medesimi preventivi per le spedizioni da concorrenti collegati (tante società le conosciamo singolarmente ma non sappiamo che fanno capo al medesimo proprietario), gli è stato poi risposto che risultava attiva una clausula (contenente una forma di diritto di prelazione) che impediva a costoro di vendere alcunché a mio padre il quale si poteva ora rivolgere solo ed esclusivamente al tal vile.

Azione rapida e decisa

Capito il mio grande errore, capito che oggi non c’è più spazio alcuno per la cordialità (né tantomeno per la pena) ed avendo messo mio padre in difficoltà, ho deciso di operare a modo mio e risolvere rapidamente anche a costo di smontare psicologicamente quel ragazzo al punto da palesarne la banalità. L’operazione è durata solo poche ore e si è basata sul fatto che la legge non ammette ignoranza… né la mia che sono stato un’idiota, né tantomeno la sua che è stato un turpe malcreato. Ho preso l’incartamento, ho preso conoscenza delle leggi gravitanti attorno alla documentazione in causa, ho operato una ricostruzione logico matematica*** e, una volta dimostrato che i documenti erano nulli, ho bloccato tutti, ho contattato l’azienda che non voleva fornire il servizio a mio padre per via del presunto diritto di prelazione, ho trovato e contattato i superiori del tal vile ed ho minacciato una rigorosa azione legale dimostrando che potevo farlo realmente. Nel giro di poche ore ho ottenuto quanto richiesto più una reazione a dir poco iraconda del tal vile che ha “letteralmente sclerato” (effetto dell’abbattimento psicologico di cui sopra) insultando tutti coloro che gli hanno fatto presente che legalmente avevo ragione io e che il documento era nullo. Ma come facevo ad avere ragione? Semplice, ho scoperto che il documento, per esser valido, doveva esser firmato da mio padre e non da me in quanto io non rappresento in alcun modo l’attività di mio padre né tantomeno il volere di mio padre. Di fronte a questo nessuno ha potuto far nulla né obiettare ed un responsabile della tale società di servizi postali ci ha contattati dicendosi sorpreso per l’atteggiamento del tal vile e scusandosi a nome dell’azienda rappresentata per il suo ingiustificabile comportamento.

***Spiegherò meglio a cosa mi riferisco nell’ultimo articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati).

Non dovreste mai… (un modesto ma dettagliato consiglio)

Nonostante questo piccolo grande successo personale e nonostante la sorprendente rapidità con cui sono riuscito ad ottenere il risultato (una vera rarità nella mia vita… ed in questo paese credo), sempre e comunque un’idiota sono stato. Non dovreste mai firmare nulla che non sia esplicitamente richiesto da voi. Quando qualcuno, chiunque, vi chiede una firma per qualcosa che non vi siete alzati a fare voi stessi la mattina, la risposta dovrebbe essere sempre no. Vi fa pena? La risposta è no. Vi infonde fiducia? La risposta è no. Vi fidate dell’azienda che rappresenta (o che dice di rappresentare)? La risposta è no. Gli serve per lavorare? La risposta è no. Senza di voi non saprebbe come fare con il capo? La risposta è no. In qualunque caso non abbiate chiesto voi qualcosa che sia necessario firmare, la risposta è no. Se in più i fogli da firmare sono in più copie ed avete letto solo il primo (come nel mio caso) non fidatevi di firmare gli altri. Non fidatevi di chi vi copre parte del foglio fingendo un gesto naturale, non fidatevi di chi lo fa con la scusa della scrivania piccola e delle troppe carte che occludono la vista, non fidatevi di chi muove troppo velocemente i fogli, non fidatevi di chi, con giochi da prestigiatore, vi mette il foglio sotto il naso per poi distrarvi con battute, complimenti, gentilezze di qualsivoglia forma e, persino offrendovi cioccolatini e caramelle nel frangente in cui dovreste dedicare la massima attenzione a ciò che c’è da leggere e da controllare. Insomma, se non l’avete chiesto voi, non firmate mai… è più sicuro. Se poi chi avete davanti cercherà di dare la colpa a voi dei problemi che, sostiene, avrà a lavoro senza quella firma, allora state pur certi che vi sta ingannando in qualche modo e che cerca di mettervi sensi di colpa per raggiungere il suo scopo.

Mi ricordo il Teatro di Eduardo

In una nota commedia teatrale di Eduardo De Filippo dal titolo “Non ti pago” diceva l’Avvocato Strumillo (il principe del foro) alla richiesta di Ferdinando Quaiuolo di rappresentarlo in una controversia legale: “Ma io non so scrivere!”. Questo per intendere che non poteva firmare e controfirmare carte che avanzavano richieste assurde. Ebbene anche voi, se apprezzate il consiglio, potreste “non saper scrivere” in certi casi.

Quando un essere spregevole conferma sé stesso

Una breve nota, nel frangente tra la chiacchierata con il vile e la nuova richiesta di preventivo avanzata da mio padre all’altra azienda che ci ha informati del “blocco”, il tal vile è andato a trovare mio padre per cercare di convincerlo a firmare quanto io non avevo firmato in agenzia. A mio padre avevo già comunicato che il tale non mi “quadrava” ma non è stato questo il problema; il problema è stato che quel giorno i miei genitori dovevano correre in ospedale da un nostro caro che stava seriamente male ed il vile continuava a fregarsene usando modi insistenti ed aggressivi tipici di chi vuol concludere a tutti i costi anche se questo richiede il tentativo di incutere un qualche timore. E’ stato pregato più volte di lasciare la sede di mio padre perchè ci si doveva recare in ospedale urgentemente e lui ha perseverato sgarbatamente. Il nostro caro è passato poi a miglior vita ed io, il pivello da quattro soldi, l’avrei volentieri licenziato, se avessi potuto, anche se è giovane, anche se ha famiglia. Mi immagino che bell’esempio sia per i suoi figli.

Un falso contratto elettrico a tariffa FLAT (anzi due…)

Una volta non si tollera, pensa due…

Ci è successo per ben due volte, sia a casa che al lavoro di mio padre. Qualcuno che non abbiamo mai visto in faccia ha aperto lo sportello del contatore per raccogliere dati, ne ha presi altri sulla bolletta elettrica illegalmente estratta dalla cassetta postale ed ha riportato una firma falsa (uno scarabocchio spacciato per la firma di mio padre) su un contratto per l’energia elettrica di tipo a tariffa fissa o flat. Quel genere di contratti che ti offrono un pagamento fisso sempre della stessa cifra entro un limite di consumo elettrico. Il problema per questo furbetto è stato il nostro non trascurabile livello tecnologico. Generalmente chi opera queste truffe lo fa per chiudere più contratti che può e ci marcia convinto che l’utente non se ne accorgerà in quanto andrà a spendere, generalmente, una cifra pressappoco analoga alla precedente (magari superiore solo di pochi Euro a bolletta). Nel nostro caso invece è stato diverso in quanto avendo noi a casa particolari impianti ed elettrodomestici, grazie alle conoscenze sul tema maturate sia da mio padre che da me, abbiamo consumi talmente bassi che sono paragonabili a quelli di un piccolo monolocale usato di tanto in tanto nonostante l’abitazione sia egregiamente accogliente e dotata di tutti i comfort. Questo significa che quando ci è arrivata una bolletta, molto più alta del solito, ci siamo accorti subito che, osservandola meglio, questa era persino leggermente diversa* nella veste grafica e nei contenuti. Aveva una striscia colorata in maniera differente, un logo leggermente differente e una tariffa “totalmente” differente.

*Attenzione però perchè mi giunge voce che ora le grafiche siano state uniformate e sia più complicato accorgersi di un cambiamento non richiesto. Verificate voi se è realmente così.

Totalmente ignorati

Chiedendo spiegazioni al fornitore dell’energia elettrica ci viene risposto che mio padra ha firmato un foglio per cui… In breve mio padre chiede di vedere il foglio e avvisa subito che quella non è la sua firma. Chiediamo di esser riportati subito al precedente contratto, chiediamo l’annullamento del falso contratto, chiediamo i danni ma… nulla. Non otteniamo nulla di nulla. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Continuano ad arrivare le nuove bollette più care senza alcuna remora, imperterrite, puntuali. I miei genitori indispettiti non le pagano e gli avvocati della società elettrica non tardano a farsi sentire. Spieghiamo loro la situazione ma nulla, con una certa arroganza ci invitano a pagare punto e basta.

Totalmente ignorati… ancora una volta

A questo punto consiglio ai miei genitori di rivolgersi alle società dei consumatori convinto che loro sapranno sicuramente suggerirci delle tutele. La risposta è, con nostra totale sorpresa, oltraggiosamente menefreghista. Ci viene detto addirittura che tanto contro i grandi non vinceremo mai quindi meglio lasciar correre e pagare la bolletta così com’è. Cioè… ma vi rendete conto!!

I risolutori

Presi dallo sconforto per l’assurdo di questo paese decidiamo all’unanimità in famiglia di rivolgerci all’Arma dei Carabinieri ed effettuiamo una denuncia contro l’agente, della tale società elettrica, che ha effettuato la firma falsa (l’operatore per render valido il suo falso contratto non ha potuto non mettere anche il suo nome… Scemo!! Sceeemo!! Sceeeeemo!!). Attenzione, piccolo ma fondamentale dettaglio, la denuncia non è stata inoltrata contro la società elettrica stessa; grazie ad amici e conoscienti preparati in materia abbiamo saputo infatti che se avessimo denunciato la società elettrica per la firma falsa questa avrebbe potuto rivalersi su di noi perchè effettivamente non è stata la società a fare la firma falsa ma un suo operatore (sbagliando la parte da chiamare in causa avremmo potuto persino far peggio nonostante le nostre ragioni). Capite come è sottile il confine tra il fare bene ed il fare male? E’ per questo che tante cose le faccio bene e tante altre ne sbaglio, è pressoché impensabile riuscire a cogliere sempre le giuste sfumature.

Un sentito ringraziamento

Ad ogni modo l’Arma dei Carabinieri ha saputo come muoversi alla grande, lo ha fatto bene e lo ha fatto persino rapidamente. Nel giro di pochissimo tempo siamo stati rimborsati, abbiamo riottenuto il precedente contratto e siamo stati contattati dall’avvocato della società elettrica che ci ha avanzato le scuse della società stessa (addirittura!). Quindi la società dei consumatori a cui ci siamo rivolti non è stata in grado di fare il suo dovere tutelando i consumatori ma si è comportata come si è comportata, mentre l’Arma dei Carabinieri, che ringrazio vivamente e che mi dispiace persino di aver disturbato per queste quisquilie, è stata al fianco del cittadino “Magistralmente” risolvendo la situazione in men che si dica ponendo così fine all’operazione illecita. Un sentito ringraziamento.

Continua…

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Capra

La legge è uguale per tutti ma allo stesso tempo la legge non ammette ignoranza, trattasi di due
condizioni che coesistono e di fatto la legge diventa effettivamente uguale per tutti quando è
soddisfatta la seconda condizione di non ammissibilità dell’ignoranza.
Image’s copyright: Wikipedia.org

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Posted by Raffaele Berardi on 9 settembre 2015

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Se noi giovani non cambiamo, non cambieranno nemmeno i problemi di questo paese

Ho ricevuto negli ultimi tempi proposte di scambio link che non provenivano da spammers ma da realtà attive sul web e nella vita di tutti i giorni (parliamo quindi di proposte gradite). Secondo le linee guida del SEO (Search Engine Optimization) trattasi di “cosa buona e giusta”, in quanto se il sito che avanza la proposta è un sito considerato utile, rispettabile e con numerose visite, i motori di ricerca terranno in considerazione questi fattori e noteranno, con ardito interesse, il tuo link presente al suo interno.

Scambio link da chi?

Il problema è che dietro al 100% delle proposte che ho ricevuto questa estate c’erano sì dei ragazzi di buona volontà, studenti, neo-laureati, professionisti, ma l’inghippo si nascondeva altrove. Sono andato a leggere i loro articoli, le loro proposte, la loro offerta, al fine di non esser superficiale. Ho dedicato ore alla lettura di tutti i loro articoli, dei loro curriculum vitae (e quindi delle loro personali esperienze), delle loro connessioni (ad esempio con radio e giornali), ecc., ed ho trovato un nesso ricorrente. Non parlano di ciò che hanno studiato, di ciò che conoscono. Ed il risultato è un gran pasticcio.

Di cosa stiamo parlando?

Subito un esempio: giovani studenti e laureati in economia e commercio o esperti di marketing che scrivono numerosi articoli sugli impianti per la casa, sui sistemi per la produzione dell’energia, sulle tecnologie più chiacchierate del momento (perchè frutto di un mercato emergente o perchè nell’occhio del ciclone per il mancato sostegno da parte del “sistema Italia”). Articoli che, seppur ben impostati e scritti in maniera interessante, presentano errori non ortografici o grammaticali, bensì tecnici. Omissioni mostruose circa la descrizione professionale di un dispositivo, i suoi “reali” pregi e difetti, lo stato dell’arte, le tecniche obsolete da evitare, i metodi che portano alla fin fine ingenti perdite di denaro o l’inutilità totale di una modifica all’abitazione, le scelte corrette dei prodotti in base alle esigenze ed alla compatibilità con il cantiere che ci si trova davanti. Tutte cose che si imparano con l’esperienza e che, sovente, nemmeno molti professionisti conoscono per la mancata possibilità/volontà* di aggiornarsi debitamente o di avere un laboratorio di ricerca sempre disponibile.

Non condividi solo un link

Offrire loro lo scambio link, sebbene non ci si pensi, equivale in parte anche a dire che si appoggiano le loro teorie o che, in un modo o nell’altro, esse trovano un qualche riscontro e conferma in quanto espresso sul sito che ospiterà il loro link. Rifiutare questa “connessione” non avvantaggerà il posizionamento nei motori di ricerca ma aumenterà senza dubbio alcuno la “qualità dei contenuti” e la “coerenza” di chi scrive e sostiene di offrire teorie particolarmente utili e costruttive. Cedere al benchmarking può essere una debolezza dettata dalla volontà di incrementare solo dei numeri senza offrire nulla di più, un valore aggiunto ad esempio.

La divulgazione di carattere ingegneristico non deve essere un copia/incolla

Ritengo sia un lavoro negativo fornire ai cittadini italiani le solite notizie standard, non aggiornate, non complete, non approfondite, basate solo su quanto le aziende che pagano la pubblicità, dichiarano. L’Ingegneria è qualcosa di più di un copia incolla di informazioni tratte da brochure. Notizie superficiali rischiano di far spendere male agli italiani il loro denaro. Ma così i problemi che abbiamo in questo paese praticamente non finiscono mai!?! Che sia la vecchia guardia a sparare di tanto in tanto qualche sciocchezza per tenere in vita vecchie aziende lo posso (anche questa volta, in parte) capire, ma che i giovani che si inventano un nuovo lavoro partano nuovamente con questa filosofia (magari credendo che le cose oramai in Italia funzionano solo così), preannuncia solo il seguito, più complesso ed elaborato, dei problemi che già abbiamo.

Evitare un danno di cui si conoscono le radici

Capisco che questi ragazzi leggeranno il mio articolo e inizialmente saranno contrariati, capisco che mi rendo poco affabile nel cogliere queste sfumature ma capisco anche che se sei al corrente che un comportamento genera un danno, e non esprimi in qualche modo questa consapevolezza, ti rendi co-autore di un comportamento sbagliato. E questo allo stesso modo dei piani alti del potere dove magari, una pur brava persona, non denuncia circostanze lesive operate da qualche collega opportunista; o allo stesso modo di chi conosce i dettagli di un crimine ma non se ne fa portavoce. Talvolta essere antipatici è più coveniente che attraversare gli esiti di un danno di cui si conoscevano le radici.

Rapidi e curiosi esempi di dilettanti allo sbaraglio

Mi è capitato di essere contattato da un giovane geometra che voleva che gli regalassi articoli tecnici professionali per un sito web che stava cercando di realizzare con notevole difficoltà in quanto, sosteneva egli stesso, avendo scelto di fare il geometra non aveva modo di studiare i motori. Potete trarre da soli le deduzioni del caso…

Mi è capitato poi di esser contattato da un avvocato che, volendo di sana pianta cambiare mestiere, sperava che con una telefonata gli spiegassi il ciclo frigorifero e tutto quanto c’è da sapere sui frigoriferi a compressore e ad assorbimento, nonché i sistemi energetici per alimentarli, cosicché lui potesse aprire un’attività a tema. Con una telefonata?

Un broker finanziario poi, improvvisato meccanico cui si sono affidati dei miei conoscenti “pistaioli”, ha danneggiato una serie di moto da pista. In particolar modo moto 2 tempi sulle quali commetteva grossolani errori di messa a punto avendo egli basato la sua passione su fonti e insegnamenti di dubbia efficacia quali il fai da te perpetuo, il bar, nonché riviste e rapidi tutorial di settore. Davanti all’offerta di alcuni semplici consigli la competizione (non di tipo motoristico) ha prevalso ed il tutto si è concluso con tanti motori inutilmente danneggiati. Ma vuoi mettere l’orgoglio e la sensatezza?

Coltivare più interessi

A mio avviso non è sbagliato avere più interessi e non è sbagliato fare lavori variegati. E’ sbagliato desiderare tutto senza sapere di cosa si sta parlando, senza aver maturato una buona dose di esperienza. A molte delle cose di cui mi occupo, in realtà mi sono avvicinato quando avevo solo 12-13 anni (in particolar modo, da un lato, al mondo dei motori e, in tutt’altra direzione, alle tecnologie costruttive per l’edilizia residenziale – fu grazie ad una tesina richiestaci dalla Professoressa di Educazione Tecnica alle scuole medie). In seguito ho avuto modo di maturare una quantità smisurata di esperienze nel settore grazie alla mia insistenza nel voler conoscere a fondo questi settori. Alle strutture ed all’energia poi mi sono interessato durante gli studi all’istituto tecnico in maniera marginale e, all’università, in maniera decisamente più consistente, avendo tra l’altro anche a disposizione miei laboratori personali (al di fuori dell’università) dove ciò che studiavo lo verificavo e lo approfondivo.

Conclusioni

Non ci si può improvvisare operatori di un settore se sappiamo a malapena i titoli degli articoli tecnici che leggiamo su altri siti e di cui, sempre più spesso, leggiamo i contenuti solo in parte (magari i titoli in neretto e qualche capoverso). Questo non può sostituire anni di esperienza sul campo, studi tecnici alle superiori, studi teorici e metodologici all’università, esperienze condotte in laboratorio e con professionisti del settore, casi di studio accurati ed il continuo e persistente interessamento quotidiano a particolari temi “delicati”. A rigor di logica boccio sotto tutti i fronti un approccio superficiale e pressapochista privo di coerenza e consapevolezza verso i danni che si possono provocare in seguito alla scarsa preparazione.

*Mi capita spesso di partecipare a convegni tecnici e tecnologici dove vengono rilasciati crediti e dove periti, geometri, ingegneri entrano, segnano la presenza e se ne vanno portando via con sé i crediti senza aver seguito praticamente nulla di quanto esposto dai professionisti eroganti il servizio. Tra coloro che restano in sala vi sono persone coerenti e, da qualche parte mimetizzati, anche pochi ma veri appassionati che avranno la loro occasione di distinguersi.

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Benchmarking

L’analisi dell’andamento delle visite e del gradimento dei contenuti di questo sito web
era per noi in principio importante (il SEO, Google Analytics ed il Bechmarking erano
materie di studio quotidiano). Poi ci siamo accorti che riuscivamo a mantenere il nostro
numero di visitatori giornaliero anche riducendo notevolmente il numero di articoli pubblicati
settimanalmente (a vantaggio del tempo dedicato ai laboratori), nonostante non fossimo passati
ad un template di tipo responsive e nonostante non avessimo colto tutte le golose occasioni
di scambio link (scelte considerate dal SEO altamente penalizzanti). La qualità sempre
crescente dei contenuti e delle scelte operate per la distinzione del blog sono risultate essere
di gran lunga più efficaci e con soli 3 articoli di alta qualità ogni 7-10 giorni, manteniamo lo stesso
numero di visitatori ottenibile con ben 30-50 articoli di qualità più moderata. Ovviamente
abbiamo un ampio margine di miglioramento anche grazie a questo ma, al momento,
è evidente che questa direzione non ci interessa particolarmente.
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potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
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Istruzioni per diventare scemi oggi

Posted by Raffaele Berardi on 8 settembre 2013

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi concatenati

Mi hanno regalato uno smartphone, evidentemente i miei parenti pensavano che io scherzassi quando dicevo che non mi interessa e che nemmeno uso più il cellulare. Dopo giorni di inutilizzo mi è venuto in mente che tempo fa un mio amico mi mostrava una curiosa app che sfrutta accelerometro, giroscopio ed altri sensori di cui può essere corredato uno smartphone, per funzioni simili a quelle di un rilevamento dati tipicamente impiegato nelle corse (ribadisco simili e aggiungo grossolane). Così ho deciso di scaricare questa app per trastullarmi un po’. Ed ecco come si diventa scemi spiegato in pochi  curiosi passaggi. Immagino che diversi si rivedranno sicuramente in questo concatenamento di incastri mentali.

Togliersi un “semplice” sfizio

Cerco su internet la applet che mi permette di leggere i sensori presenti sullo smartphone e scopro che chiunque parla di questa app fornisce un link per il download che rimanda sempre all’app store di Google (Google Play).

Il primo ostacolo apparentemente insensato

Raggiunto Google Play cerco e trovo la app ma mi viene impedito di scaricarla manualmente per poi copiarla sulla memoria micro sd del telefono. La motivazione è che il dispositivo non è riconosciuto, sto infatti navigando con il computer e non con lo smartphone che è privo di abbonamento ad internet. Leggendo poi il regolamento di Google Play scopro che è vietato tentare di scaricare le app con dispositivi diversi da smartphone o tablet (e quindi con pc fissi o notebook). L’operazione non è possibile.

Il secondo ostacolo concatenato al primo

Per evitare di acquistare un abbonamento ad internet solo per scaricare una app di prova cerco di collegare lo smartphone al pc per scaricare direttamente dal telefono magari tramite il cavo USB. Anche questa operazione non è possibile

I tasselli mancanti che conducono al terzo ostacolo

Cerco il software del produttore dello smartphone ma nella confezione non c’è alcun disco. Cerco il sito web del produttore e scarico il software apposito sul computer. Lo avvio pensando che siano previste funzioni di aggiornamento del sistema operativo o di navigazione su internet semplicemente collegando il telefono al computer dotato di connessione ed interfacciandosi ma… anche questo non è possibile. Peccato anche perchè non manca la tecnologia per farlo.

Rimedi e puntuali disagi

Non volendo comunque acquistare un abbonamento per fare qualche banale prova prima di rivendere il telefono, mi reco in un punto dove c’è il wi-fi gratuito. Senza particolari difficoltà mi connetto e sono finalmente su internet senza abbonamento. Decido così di scaricare questa benedetta app tuttavia Google Play sostiene nuovamente che il dispositivo non è riconosciuto… eppure è un telefono.

Dipendenza funzionale vincolante

Torno a casa, mi informo un po’, e noto che la versione del sistema operativo di cui è dotato il telefono può essere aggiornata. Così vado tra le impostazioni vedo la procedura e qualche giorno dopo, ripassando per il luogo dove si trova il wi-fi gratuito, mi riconnetto e tento la procedura di aggiornamento. Anche questa volta ci sono dei problemi tecnici. La procedura infatti non può essere avviata senza che sia inserita la sim (non uso più il cellulare da tempo…). Così torno a casa e prendo la vecchia sim.

Rigidità delle condizioni

Passa qualche altro giorno e ricapito nel posto dove c’è il wi-fi gratuito, ora ho lo smartphone, ho internet e ho la sim. Finalmente riesco ad aggiornare il sistema operativo ma l’operazione richiede l’attivazione della connessione dati, l’attivazione del wi-fi, l’attivazione dei cookie, l’attivazione dei dati in background, la creazione di un account, l’immissione di dati sensibili, non ricordo sinceramente quante altre cose, nonchè qualcosa come 2 ore di tempo tra scaricamento pacchetto di aggiornamento (della dimensione di soli 36 MB) e installazione. Da notare che al giorno d’oggi da casa, in 2 ore, un ragazzo invia una sonda nello spazio (o quasi) da solo senza passare per la NASA e con un budget minimo dotandola tra l’altro dei sensori che vuole e recuperandola grazie ad un sistema di navigazione che stanno imparando ad usare anche i bambini, vedi il video su Youtube “Toy Robot in Space! – HD balloon flight to 95,000ft”.

Cedimenti da snervante attesa

Ad aggiornamento eseguito tento finalmente lo scaricamento della app che quasi non mi interessa più. L’operazione non è possibile senza inserire nel telefono (che ricordo è praticamente come un computer e può essere spiato, infettato, manipolato senza che nemmeno ce ne accorgiamo) dati sensibili e, addirittura la propria email e la propria password. Inoltre è richiesta la creazione di un account di Google per scaricare da Google Play.

Risultati ad alto tasso di stress

Risolta la questione del wi-fi, risolta la questione della sim, attivati tutti i sistemi richiesti, risolto il problema dell’account di Google, della password e dei dati sensibili finalmente posso accedere al download dell’app dalla quale ero partito e di qualche app in più per evitare successive infinite terribili trafile.

Mini-delusioni annesse

Tornato al puro e semplice uso del telefono in modalità “sfuticchiatore di app” mi accorgo che il mio telefono è provvisto di accelerometro ma non di giroscopio, dispone di qualche sensore qua e là ma molti altri ne mancano. Così, se volessi sfruttare l’applet a pieno, udite udite, dovrei cambiare telefono. Perchè non l’ho immaginato prima? 🙂

Mini-delusioni annesse e connesse

In breve tempo mi accorgo di quanto siano sballati i valori forniti dai sensori di cui è provvisto il telefono. Lo stesso GPS commette degli errori esagerati riguardo l’altitudine e la precisione della posizione, è invece passabile per quanto riguarda il rilevamento della velocità. Desideroso di provare nuove app penso a come creare una connessione wi-fi in casa dato che ho un modem, diciamo pure… semplice. Inizio così il giro di informazioni per valutare se un notebook provvisto di wi-fi può fungere da access point, in alternativa mi informo sul costo dei dispositivi access point attualmente disponibili.

Acquisti concatenati

Inizio a pensare all’utilità di un sistema gps per le prove tecniche che sto portando avanti con diversi test di alcuni miei prototipi. Così cerco un dispositivo che faccia bene quello che lo smartphone più la divertente (ma non più di tanto utile) ed agognata app può darmi per via dello scadente chip GPS di cui è dotato il telefono stesso. Trovo GPS professionali con possibilità di creare file kml e gpx più precisi da importare su Google Heart per visionare i percorsi effettuati o, al contrario, per importare sul GPS percorsi studiati prima sulla cartina. Mentre mi informo scarico così l’ultima versione di Google Heart.

Gli acquisti concatenati non hanno un limite

Nell’ultima versione di Google Heart trovo un simulatore di volo che, nonostante la sua semplicità, offre il gusto di girovagare per il mondo intero (ricostruito in 3D) sfruttando una miriade di curiose opzioni e caratteristiche. L’operazione sarebbe più semplice con un joystick che non ho così…

Un taglio netto

L’operazione sarebbe più semplice con un joystick… Aah al diavolo quel cavolo di smartphone. Ha innescato un fenomeno ridondante di scervellamenti, acquisti in successione e spargimento di dati sensibili e controlli ma, cosa ancor più grave, mi ha fatto perdere un bel po’ di tempo per restituire in ogni condizione d’utilizzo risultati scadenti e rompicapi superflui. Solitamente nello stesso tempo che ho voluto dedicare una volta, per provare e capire in prima persona, a questo recente tassello di pseudotecnologia, riesco a fare circa una decina di test in laboratorio (se state pensando alle prove di scuola sovente noiose… non è a quelle che mi riferisco) con redazione annessa del caso di studio. Così si può scegliere, impiegare il cervello per diventare scemi o impiegarlo per qualcosa di utile (che non è per forza un test ma potrebbe essere anche qualcosa di meglio come dedicarsi a sé stessi, socializzare di persona, uscire a vedere dal vivo cosa c’è là fuori, giocare con vostro/a figlio/a) e staccare la spina per rilassarsi e divertirsi in modo sano.

Note

La stanchezza fisica ed il livello di stress provati nel tentare di risolvere i problemi concatenati, precedentemente descritti, al fine di raggiungere lo scopo e soddisfare una banale curiosità, sono analoghi se non superiori a quelli raggiunti mentre si lavora o si studia o si porta a termine un compito impegnativo. Dopo simili peripezie risulta difficoltoso reimpegnare la mente in qualcosa di serio… Traetene da soli le vostre conclusioni.

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Al giorno d’oggi da casa, in 2 ore, un ragazzo invia una sonda nello spazio (o quasi) da solo senza
passare per la NASA e con un budget minimo dotandola tra l’altro dei sensori che vuole e
recuperandola grazie ad un sistema di navigazione che stanno imparando ad usare anche i bambini.
Image’s copyright: Troshy – www.youtube.com/user/troshy

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Da dove viene lo spam?

Posted by Raffaele Berardi on 4 luglio 2013

Come scorpire chi spamma: metodo diretto

Mi sono divertito ad aprire più caselle di posta di quante in realtà me ne occorrano. Ho dato contatti email differenti in situazioni differenti al fine di capire chi poi, tra coloro che raccolgono i tuoi dati, anche per una futile promozione, avrebbe ceduto il mio contatto a degli spammers. A sorpresa, nel mio caso, i dati che ho fornito a diverse fiere e conferenze a cui ho partecipato negli ultimi anni si sono rivelati l’innesco di una lunga ed estenuante invasione di spam per diverse caselle di posta coinvolte nel test. Eh già perchè quando si forniscono i propri dati, i famosi “terzi” che potrebbero riceverli non vengono definiti in modo chiaro. Generalmente però si tratta di agenzie che si occupano di marketing, pubblicità, consulenze, ecc. Il metodo che ho usato in effetti non ti dice chi ti sta mandando lo spam, ma attraverso chi sei stato inserito in quelle liste. La prova del nove viene dal fatto che le mie caselle di posta non fornite ad altri che amici, conoscenti e parenti, ricevono circa una ventina scarsa di email di spam al mese, contro qualche centinaio, nello stesso arco temporale, di quelle fornite a dei mattacchioni.

Come scoprire chi spamma: metodo inverso

Diversi operatori pubblicitari che lavorano anche per aziende note mi hanno proposto di fare pubblicità attraverso lo spam. Anche se la cosa mi sconvolge, ho proseguito il discorso per chieder loro come funzionasse questo meccanismo e mi hanno raccontato che quando ti iscrivi da qualche parte, quando fornisci i tuoi dati a qualcuno, sia che tu dia il consenso al trattamento dei tuoi dati affinché vengano ceduti a terzi, sia che tu non lo dia, vengono realizzate delle enormi liste di contatti email divisi tra l’altro, cosa ancor più sconcertante, per reddito ipotizzato. Qualcuno stima che reddito potresti avere se sei interessato a visitare una fiera piuttosto che un’altra, se fai una tessera fedeltà presso un supermercato, o presso un qualunque altro negozio, se richiedi che ti vengano inviate newsletter, se vai a provare un’automobile o una moto, ecc. Queste enormi liste di email vengono vendute ad agenzie che sono in contatto con operatori pubblicitari, di marketing, consulenti e quant’altro affinché, se ad esempio lanci sul mercato un nuovo prodotto, sia possibile pagare per martellare tutti i potenziali clienti scelti in modo mirato ma, per loro, inconsapevole.

Cercando di capire

Così se sei curioso, se fremi, se vuoi capire chi ti inonda di spam, un buon modo per sapere chi ha ceduto i tuoi dati consiste nell’avere più di una casella di posta elettronica e considerare le ondate di spam che ti arrivano (anche dopo mesi dalla registrazione e diffusione dei tuoi dati) dopo che hai comunicato il tuo contatto ad un determinato destinatario. Vai a provare un’automobile? Lascia il tuo contatto email numero 01. Visiti una fiera e richiedi il biglietto d’ingresso per non fare la fila? Lascia il tuo contatto email numero 02 e informati tramite il sito della fiera su chi è l’agenzia che si occupa di promuovere l’evento. Fai una tessera fedeltà per acquistare dei prodotti? Lascia il tuo contatto email numero 03. Ti iscrivi ad un social network? Lascia il tuo contatto email numero 04. Fai un acquisto di abbigliamento o elettronica su qualche famoso sito di ecommerce? Lascia il tuo contatto email numero 05. E così via. Non credere che se vai a provare il prodotto del marchio X, per forza poi lo spam ti arriverà dal marchio X. Quelle non saranno altro che newsletters che tu stesso hai richiesto e che puoi scegliere di non ricevere. Il problema è che, nel momento in cui fornisci al marchio X il tuo indirizzo di posta elettronica (e gli altri dati), il tale marchio lo utilizzerà limitatamente all’accordo subentrato tra di voi, ma tutti gli altri, che ne entreranno in possesso successivamente, ne faranno ciò che vogliono.

In conclusione

Il problema però è che una volta compreso chi cede i tuoi contatti a terzi (è sbagliato infatti pensare che lo facciano tutti, in quanto non solo non è etico, ma a quanto pare si tratta di una pratica poco legale) cosa farai? L’unica cosa che puoi fare è cancellare la tua iscrizione presso chi sospetti abbia ceduto i tuoi dati a spammers e chiudere la relativa casella di posta elettronica che non avrai usato per nient’altro. Si presume infatti che la tua reale casella personale, intelligentemente, non la fornirai a nessuno che non sia un amico, un parente, un collega di lavoro, una persona cara. Lo spam comunque arriverà. Grazie a sistemi automatici che tentano numerose combinazioni comunque arriverà, ma sarà sicuramente in misura minore e forse avrai almeno la soddisfazione di non comparire, almeno per un po’, nelle liste di chi fa senza chiedere.

Tu lo faresti?

Chiediti come possano raggiungere tante persone coloro che ti propongono simili tipologie di pubblicità e chiediti anche se ti fa piacere, dall’altro lato, che la tua azienda venga promossa così, martellando la gente. Chiediti se invece non vorresti essere più distintivo ed esser desiderato per i tuoi contenuti, per i tuoi punti di forza, per quello che rappresenti, per il bisogno che possono avere gli altri di un tuo prodotto o servizio, per la reputazione che ti sei fatto, per un valore. Considera infine che quanto appena detto non vale solo per la posta elettronica, metodi molto simili infatti vengono adottati anche per inviare posta cartacea non desiderata.

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