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Archive for the ‘Mondo lavoro’ Category

Brevi suggerimenti, riflessioni, consigli, proposte sul mondo del lavoro.

La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita

Posted by Raffaele Berardi on 30 agosto 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Stress in aumento, disordini alimentari, problemi cardiovascolari, scarsa possibilità di dedicarsi ai rapporti umani, aumento dei divorzi, minori nascite, figli più trasandati, la memoria storica collettiva breve… Poche ore da dedicare a sé stessi, persone sotto sforzo come muli da traino, non c’è mai un attimo per riflettere, per fermarci e renderci conto di come sta volando il tempo senza che realmente abbiamo apportato qualcosa di bello a noi stessi. La felicità è fittizia sui social network dove un gelato preso con gli amici viene risaltato da appositi filtri fotografici per farlo sembrare un film.

Poi quegli amici parlano di un disagio, magari gli rispondiamo solo “Eh succede, che ci vuoi fare?” e dopo pochi secondi torniamo tutti a dire cretinate per non pensare a quel che ci fa male o che temiamo. Abituati, istruiti che esternare qualcosa di triste (certo non 24 ore su 24, mi riferisco ad un possibile e comprensibile periodo no) può allontanare le persone da noi. Bisogna essere felici, sempre, anche quando non lo siamo, la società, sostengono gli “esperti” della comunicazione, vuole così. Sorridenti, attrattivi, carismatici, guai a voler lavorare sul nostro intimo profondo, guai ad evolverci, guai ad innovare e lasciare gli ormeggi del “faccio anche io quello che fanno tutti intorno a me”, guai a desiderare qualcosa di realmente importante nella nostra vita. Vuoi mettere parlare del nuovo telefono o del suv o della vacanza low cost alle falde del chi l’ha già mangiato?

E’ un po’ questo il quadro generale che ho intorno, non vedo quasi nessuno realmente felice. Negli ultimi anni, di circa 10 amici che si sono sposati ben 7 si sono separati o hanno divorziato in un intervallo compreso tra i 2 ed i 5 anni dopo il matrimonio (non di rado stanno meglio quelli che convivono perché semplicemente si impegnano di più sentendosi prede di un più facile abbandono). Ovviamente quasi tutti con bimbi piccoli che stanno patendo le pene dell’inferno. Dei rimanenti solo 1 o 2 danno l’idea di avere un rapporto veramente solido. La differenza tra i due gruppi sta tutta prevalentemente in una sola cosa, la comprensione, pochi hanno la fortuna di riceverne. Facile a dirsi osservando dall’esterno, più difficile a farsi, ne convengo con chi lo sta già pensando.

Tutti rapiti dal lavoro, dagli straordinari, occasioni di arrotondamenti, slanci di carriera, tutti con pochi momenti da dedicare realmente a sé stessi (sono stato così anche io), quei pochi momenti che, se per qualche circostanza sfavorevole vanno male, fanno già pensare che il rapporto sia logoro e immeritevole di cure e attenzioni (basta così poco?). Ma, soprattutto, tutti assillati da un mostro terribile chiamato “mutuo”. Ci si arriva ad annullare pur di riuscire in uno schema classico che è diventato:

Titolo di studio,
matrimonio entro 27-30 anni,
mutuo,
aiutino per inserirci dentro il SUV,
sacrifici spasmodici per riuscire anche se la corrente va in un’altra direzione,
annullamento di sé stessi,
scarsa volontà di capirsi,
egocentrismo,
fine rapporto (con la seguente convinzione: se non fai quello che rientra nei miei obiettivi allora non mi ami).

E perché invece non potrebbe essere come segue?

Passione per uno o più temi sviluppati crescendo grazie a genitori che trovavano il tempo di giocare qualche pomeriggio/sera con noi con una bella scatola di LEGO;
virtù della pazienza, saper rischiare, aspettare di trovare la persona ideale pur con tutti i suoi difetti a bilanciare le sue singolari qualità;
l’unione fa la forza per l’acquisto di una mezza casetta e l’altra metà… mutuo leggero;
auto vecchia (perché no… magari d’epoca) con una bella riverniciatura fiammante (atteggiamento ribelle, rock, provocatorio);
una pista da ballo, un viaggio in bici per il mondo;
desiderio di conoscere e capire chi ci sta vicino;
dedizione;
vivere la vita…

Sono sicuro che quanto ho scritto ora può apparire persino assurdo ma… ho le prove che esiste 🙂 Qualcosa ci sta abituando che i rapporti umani si gestiscano dall’equivalente di un pannello di controllo con qualche click settando solo le impostazioni che noi vogliamo imperativamente. Tutti pronti a dire che non è vero, sicuro, ma alla fin fine quanti hanno la fortuna di esser meno stressati o riescono comunque ad esser più disponibili e desiderosi di dedicarsi al rapporto umano che sia nella coppia, nelle vere amicizie, nel lavoro, con i figli? La verità è che corriamo troppo dietro ad altro e questo altro ci prende tutto il tempo e, spesso, quando ce ne rendiamo conto… è troppo tardi.

Che si tratti di una relazione sentimentale o dei propri figli, non si può pretendere un insieme di funzioni dal partner al fine di realizzare un quadretto omologato o esigere figli in gamba lasciandoli giornate intere davanti alla console di gioco purché non ci disturbino mentre siamo intenti a rincorrere qualcosa che forse nemmeno c’è.

Una semplice proposta

Quindi che fare? Il mio modesto pensiero, che non vuole essere assolutamente una massima ma solo e realmente un modesto pensiero, è: “Rinuncia a qualcosa”. Ho come la sensazione che rinunciando a qualcosa di noi stessi (qualcosa, non tutto, non mi riferisco all’annullarsi, più ad una ricerca di equilibrio e parità) possiamo fare molto di più di quanto crediamo e toglierci soddisfazioni inaspettate.

Conclusione

Il fatto è che chi doveva distruggere l’economia c’è riuscito, chi doveva operare in modo opportunistico ha avuto successo, anche con una certa facilità, gestendo la Leva del potere (vedi in basso i Link correlati: La leva del potere). Dobbiamo ormai riconoscerlo anche se, certo, è nobile la caperbietà che contraddistingue gli italiani. In realtà l’apprezzo molto ed è motivante. Ma mi chiedo quale sia il vero limite che non dovremmo superare, quand’è che non vale più la pena combattere contro un mostro silente e invisibile che percepiamo ma non riusciamo ad afferrare? Dov’è il punto di equilibrio in cui, sì, facciamo del nostro meglio ma non lasciamo alla deriva le persone a noi care? A cosa possiamo rinunciare e a cosa non dovremmo mai rinunciare? Cosa tramanderemo nel futuro (vedi in basso i Link correlati: Problemi intergenerazionali di comunicazione) se non abbiamo mai tempo di comunicare perché intenti a correre dietro a schemi preimpostati? Rinunciare a qualcosa può esser utile affinché non ci proiettiamo in un futuro di stupidi gestiti come marionette dagli stessi opportunisti che hanno fatto crollare il valore del nostro lavoro, della nostra casa, della nostra vita, oppure l’hanno reso troppo costoso al momento sbagliato?

Link correlati

Problemi intergenerazionali di comunicazione
La leva del potere

Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute – 1
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute – 2
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute – 3
L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione
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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1
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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4
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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni

Giocare con i figli

Si lasciano troppo spesso con i nonni, con una babysitter, o davanti una console di gioco… poi la società cambia e non capiamo perché. Basta dedicargli del tempo per cambiare il mondo, sono le figure di domani, i professionisti, i medici, gli ingegneri, i tecnici, gli artisti, gli atleti, i “gestori del potere”… in un modo o nell’altro avranno la loro influenza sul futuro.
Image’s copyright: familytimes.biz

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)

Posted by Raffaele Berardi on 29 agosto 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Introduzione: operare opportune connessioni logiche

Affinché la lettura sia interessante, preferisco evitare di esporre una lunga (quanto inutile) lista di leggi corredate da petulanti casistiche di problemi di cui tutti, in un modo o nell’altro, siamo più che consapevoli. Quello che preferisco fare, come mio solito, è in realtà profilare un metodo che il lettore possa poi applicare in modo logico a tutte le situazioni che ritiene meritevoli di interesse.

Così, dopo una brevissima lista iniziale di leggi mancanti, posta giusto per entrare nell’ordine di idee, ci focalizzeremo su quella che ritengo la più pericolosa per quanto concerne la situazione economica che abbiamo attraversato e che ci accingiamo ad attraversare in futuro. Quanto seguirà sarà l’esposizione di un caso che funga da introduzione alla comprensione di problemi ben più complessi che siamo soliti ignorare (anche perché nessuno ce ne parla mai presentando connessioni tematiche complete, integrali, sicuramente non in modo schietto) perché ci manca l’anello di congiuzione che faccia scattare la molla logica in testa.

Al tale caso dedicheremo, subito dopo quest’articolo, i dovuti approforndimenti (vedi in basso i “link correlati”) utilizzando come di consueto un linguaggio semplice, esempi concreti realmente vissuti (quindi non fantasie né chiacchiere da bar) e quelle provocazioni che ai soggetti più perspicaci forniscono una stimolante scossa.

Un esempio per avvicinarci all’ordine di idee

Chiunque disponga di un po’ di senno si è ormai accorto di come gli smartphone abbiano offerto numersosi vantaggi contrapposti ad altrettanti grandi scotti da pagare cari. Non molto tempo fa ho assistito ad una scena di “ordinaria follia”.

Lungo una strada una ragazza camminava su un marciapiedi e, ovviamente, la sua testa era rivolta verso il basso totalmente presa dalle sue attrazioni social e multimediali. Lungo la stessa strada un ragazzo stava facendo la stessa identica cosa con la differenza che lui si trovava alla guida della sua automobile. Ad un certo punto il ragazzo sbanda e punta la ragazza. Io rimango senza fiato, un paio di secondi sono durati ore. Lei non si accorge di niente e tra l’altro indossa anche le cuffie cosicché nemmeno l’udito può esserle d’aiuto. Il ragazzo è preso dal suo telefono ma, per fortuna, quando è ormai a pochi centimetri dalla ragazza, riesce a prevenire l’impatto notandola con la coda dell’occhio. Una decisa correzione sullo sterzo gli permette di evitarla e lei, totalmente presa dal suo smartphone e con le cuffie ad isolarla dal mondo esterno, nemmeno si accorge di cosa ha sfiorato in quell’istante.

Questa per me è follia pura, in confronto la nuova moda di lanciarsi dagli aerei senza utilizzare il paracadute, sfruttando apposite tute (che offrono un controllo ottimale dell’assetto di volo durante la caduta libera) per centrare degli assorbitori di impatto a terra, credo sia più razionale. La vettura utilizzata dal ragazzo dispone notoriamente di vivavoce bluetooth che permette, legalmente, l’utilizzo del telefono (in sola conversazione) a bordo. Tuttavia dovrebbe essere oramai chiaro che questo paliativo in realtà spinge a fare un uso completo del telefono in auto. Basti pensare anche solo a quando ci sono a bordo passeggeri che non devono ascoltare le nostre conversazioni e si deve agire sul telefono per rispondere in modo che la chiamata non venga in automatico diffusa dagli altoparlanti del veicolo in modalità vivavoce. Anche la sola interazione col bluetooth distrae pericolosamente dalla guida. Semplicemente l’uso in auto del telefono dovrebbe essere totalmente vietato (oppure dovrebbe andarci bene che tutti gli altri ascoltino le nostre conversazioni ed i nostri messaggi). Ovviamente nessuno sarà d’accordo ma quando vostra figlia verrà investita su un marciapiedi mentre, in fondo, non faceva nulla di male, vedrete che cambierete idea. Un mastodontico mercato da miliardi di dollari può trovare un’ulteriore soluzione tecnologica innovativa o continuare imperterrito, costi quel che costi, operando richieste di regolamentazioni ad hoc.

Una breve lista per spaziare

Esempi di natura analoga si potrebbero fare per le leggi che oppongono resistenza “immotivatamente” alla trasformazione di veicoli già esistenti in veicoli elettrici o ibridi o che non forniscono mediante prassi semplificate senza vincoli di età (del veicolo) e di tecnologia impiegata.

E ancora, non trovo comprensibile come sia possibile trasmettere spot sul gioco d’azzardo in fasce orarie che vedono i bambini come principali spettatori, così come non si capisce come sia possibile trasmettere alle soglie del 2020 spot e televendite di prodotti che rappresentano palesemente delle “truffe”.

Mancano leggi che vietino la molestia telefonica da parte di promotori e venditori di svariata natura (vi sarete accorti come il Registro delle Opposizioni non porti il giovamento sperato e di come esistano delle regolette, sovente ignorate, come la registrazione doppia al tal registro utile ad avere una reale esclusione dalle molestie. Perché mai doppia? Come faccio ad immaginare che possa esserci questo archibugio? Perché la mia parola non basta già la prima volta? E così via…

Fino a leggi mancanti che permettano ai cittadini di valutare i servizi di cui dispongono (o che gli mancano) e di operare una sanzione, nei confronti dei relativi erogatori, qualora il tale servizio si tramuti in un grave disservizio.

Il caso di rilievo per la nostra economia

Ma c’è una legge, che ha subito “curiose” variazioni nell’arco degli ultimi decenni, fino a trasformarsi in una completa mancanza, i cui effetti si sono rivelati disastrosi per la nostra economia (a livello di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti…) e che praticamente tutti, o quasi, ignoriamo essere la causa di tali notevoli disagi nonché di drastiche perdite economiche e di opportunità (specie per i giovani).

Mi riferisco ad una opportuna regolamentazione che “ammaestri” i famosi “sottocosto”. Sono sicuro che solamente gli operatori del settore più arguti e le menti più frizzanti si sono già accorti della filiera di danni (che verranno raccontati nell’apposito articolo che seguirà) che deriva da un mercato “sregolato”, ma la massa rimane (e rimarrà) vittima di sé stessa e della propria scarsa curiosità (un po’ come Pinocchio diretto al paese dei balocchi: in fondo perché chiedersi come mai qualcuno abbia interesse a “regalarci”, o meglio, a far credere di regalarci, qualcosa?) e, forse, anche questa si chiama “selezione naturale” e non tutto il male vien per nuocere.

L’articolo “Valutati solo da un prezzo…” (vedi in basso i “link correlati”) vi introduce ai concetti di “frattaglie” e di “avvoltoio silente”, mentre l’articolo “Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente” completa il quadro spiegandovi le dinamiche logiche con cui il mondo del sottocosto apporta ingenti danni alla nostra microeconomia facendo perno su debolezze e ignoranza.

Continua…

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Valutati solo da un prezzo…
Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente – Articolo in preparazione

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distrazioni_alla_guida

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Valutati solo da un prezzo…

Posted by Raffaele Berardi on 6 giugno 2016

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Oltre un numero di facciata… vantaggi insospettabili

Succede di ricevere una email con la richiesta di un preventivo utile all’acquisto di un prodotto particolarmente tecnico o, al contrario, di largo consumo. Succede di rispondere al potenziale cliente scrivendo il preventivo richiesto e formulando un prezzo interessante per l’acquisto. E succede anche di ricevere per errore, poco dopo, una seconda email dal potenziale cliente, che però non è destinata a chi vende bensì ad un collega con il quale si sta valutando l’eventuale acquisto; un’email contenente un breve testo con i commenti circa il preventivo ricevuto.

Un imbarazzante errore

Per via di un imbarazzante errore si ha così la possibilità di “leggere nel pensiero” di chi mai, comprensibilmente, avrebbe la faccia tosta di esternare scomode riflessioni. Così, viste le mie materie d’interesse e dato che nemmeno a farlo apposta ero presente in quel momento, vengo invitato dal mio amico venditore a leggere quanto appena ricevuto. Lui, nemmeno tanto sorpreso, ci ride su essendo un veterano del settore; io invece rimango un po’ perplesso dall’incredibile leggerezza dilagante negli ultimi anni in materia di acquisti, qualità, conoscenza dei prodotti e dei servizi esistenti nonché di quello a cui un cliente può realmente ambire… Solitamente tendo a pensare che la situazione sia sempre almeno un pelino migliore di quanto io possa ipotizzare ma vengo puntualmente smentito (tramite testimonianze di imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti, tecnici…) da comportamenti al limite dell’assurdo anche se reali e inaspettatamente diffusi nel quotidiano.

Il contenuto dell’errore

Il potenziale acquirente scrive, nell’email in realtà destinata al suo collega, esprimendo la volontà di non procedere all’acquisto presso il venditore autorizzato del tale prodotto e virando la sua preferenza a favore di un altro venditore dell’ultima ora osannando un vantaggio nel prezzo del 5% circa. Quest’ultimo venditore, abbiamo verificato tramite la rete professionale di vendita del marchio, non ha alcuna esperienza su tali prodotti e si limita a comprare e rivendere online cercando di competere semplicemente azzerando i suoi utili e procurandosi il più possibile lotti di materiale di seconda scelta (tanto lui non ha un negozio fisico, dove lo si va a pescare in caso dovessero insorgere problemi di qualsivoglia natura?).

Logica Domanda – Parte prima

Al di là del veder danneggiato il commercio pulito, corretto, leale, viene da chiedersi: “Per quale motivo se non se ne trae nemmeno un utile? Sarebbe comprensibile se dietro ci fosse un’avida corsa al denaro ma… danneggiare validi lavoratori senza nemmeno trarre un diretto vantaggio economico che senso ha?”. Ebbene una rapida risposta, che tratteremo presto in maniera più approfondita in un particolare articolo che analizza il rovescio della medaglia dei sottocosto (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto), viene dalla sempreverde logica “Tra i due litiganti il terzo gode”:

due si battono per un ritorno impercettibile; quello che dà inizio alla disputa, sporcando il commercio, supera il limite e ne ricava anche meno dando di fatto atto ad un “commercio insostenibile”; solitamente non regge ed in men che non si dica è sostituito da un altro che prosegue, senza nemmeno esserne consapevole, con la stessa filosofia inculcata sovente da un corso (opportunistico) di avvio alla giovane impresa, da una proposta di marketing aggressivo privo di etica o da un’incubatore opportunista che mimetizzandosi tra quelli in gamba propina improbabili corsie preferenziali verso il successo… I due (commerciante leale e commerciante scorretto) si combattono ed un terzo, un avvoltoio silente, attende il finale per raccogliere le frattaglie* (cosa sono le frattaglie? Vedi la nota poco sotto). Questa è una rapida e logica spiegazione al perché un sistema economico “insostenibile” continua ad esser regolamentato in maniera opportunistica e tenuto in vita sugli sforzi dell’altrui irrazionale competizione… per il solo e semplice motivo di raccogliere, senza fatica, frattaglie. Chi vive il commercio, l’impresa, l’artigianato, la libera professione dall’interno, da decenni, comprende benissimo cosa sta accadendo, tutti gli altri faticano ad immaginare un simile panorama e questo, oltre ad essere comprensibile, rappresenta il motivo per cui l’opportunismo perdura. C’è semplicemente un numero non trascurabile di consumatori che non sanno. Molti di questi sostengono persino di non esser interessati a sapere ma… non hanno idea di cosa potrebbe investire i loro figli un domani continuando ad ignorare.

*Cosa sono le frattaglie?
Quando un’attività, una professione o una filiera vengono gambizzate si genera un enorme giro d’affari grazie alla perdita di immobili (case, negozi, botteghe, capannoni industriali), di prodotti, di strumenti e attrezzature, di fornitori non pagati, di clienti che perdono denaro, di dipendenti che perdono il posto di lavoro… Capitali impressionanti vengono “acquisiti” da terzi “invisibili” nella maniera meno etica al mondo. Il problema è che questo non si vede e di questo non si parla. Così la gente non lo sa e, anzi, spesso è portata a pensare che una realtà ha chiuso necessariamente perché non è stata competitiva come “quell’altra” la quale, loro non sanno, in molti casi può aver giocato sporco sostenuta da persone realmente potenti (quelle che non si vedono perché mai esposte). Ecco cosa sono, in breve, le frattaglie. I finanzieri con cui scambio costruttivamente le opinioni mi dicono: “E’ il capitalismo, è normale che sia così…”. Ma nel Monopoli vince il più bravo (ed anche il più fortunato, certo, dipendendo gran parte del gioco dalle casuali condizioni iniziali offerte dalle tessere delle proprietà), non quello che cambia le regole del gioco per trarne un vantaggio e distruggere gli avversari.
Nel mio modo di vedere invece c’è un atleta che si prepara per la sua competizione agonistica e, se è stato più in gamba, più volenteroso ed è più predisposto fisicamente (quindi geneticamente), avrà modo di lottare per il podio e le alte glorie; allo stesso tempo però non si occuperà di gambizzare i suoi avversari (né in prima persona, né tantomeno affidandosi a terzi) i quali a loro volta potranno basare la loro sfida sull’assieme delle loro qualità.

Dalla legge della natura a quella del mercato

Del resto nella Savana si parla delle gazzelle che restano vive, di quelle che proseguono la specie, di quelle che ce la mettono tutta quando i leoni le inseguono e, al contrario, non rimane traccia, ricordo, memoria alcuna di quelle che vengono scannate e che la natura considera più deboli e quindi meno adatte alla sopravvivenza. Il problema ora, contrariamente a quanto viene intuitivo pensare, non è per i commercianti leali che soffrono davanti ad un commercio sleale, ma per i consumatori ignari che verranno scannati a causa degli effetti indiretti di questo processo e di cui si perderà presto traccia ed ogni memoria (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto) lasciando adito al pensiero “Se non me lo ricordo, non è successo…”.

Competizione sui decimi dell’assurdo

L’assurdo è che la competizione si è giocata su una differenza di circa il 5%, quindi come risparmiare 5 Euro su una spesa di 100 Euro dove a contendersi il cliente sono le seguenti due opzioni:

95 Euro. Prodotto venduto così com’è… senza nulla, ma proprio nulla, di più e da un venditore non qualificato, non preparato e privo di quella piccola sfumatura che si chiama “esperienza” che non si acquisisce improvvisandosi venditori di un prodotto di punto in bianco ma avendo decenni e decenni alle spalle di maturata specialità dedicata in determinati settori (la cosa preoccupante è che queste poche ultime righe sono incomprensibili per una fetta non trascurabile di consumatori che tende a semplificare all’inverosimile il concetto di commercio).

100 Euro. Prodotto venduto dopo aver valutato le reali necessità del cliente e dopo aver consigliato il bene realmente più indicato per le sue esigenze; dopo avergli spiegato come utilizzarlo fin da subito al meglio, nel modo più semplice ed efficace; dopo aver raccontato la propria esperienza con il tale prodotto e come si fa per non romperlo e farlo durare a lungo; dopo averlo inserito in un database clienti che gli permetterà di ricevere assistenza gratuita e suggerimenti sempre disponibili per qualunque piccola noia che si dovesse verificare nonché di maturare sempre dei trattamenti di riguardo se avrà piacere di tornare; dopo avergli validato la garanzia che, sovente, nei prodotti anche dello stesso marchio ma provenienti da mercati paralleli o da altri paesi o da stock di seconde scelte, non è integralmente valida o non lo è affatto.

Dalle vendite basate su un prezzo a quelle complete dei professionisti

Operare semplicemente scegliendo il prezzo più basso, anche a parità di prodotto (inteso come marchio e modello), può sembrare la cosa più logica; in realtà esistono delle singolarità troppo facilmente sottovalutate. Per molti prodotti, specie per quelli professionali, il prezzo passa in secondo piano (ovviamente nei limiti del ragionevole, ne convengo) rispetto alla qualità dei molteplici servizi di cui il cliente può avvalersi prima, durante e dopo l’acquisto.

Quando si spende meno, per quanto minore possa essere il prezzo di un medesimo prodotto offerto da due venditori diversi, ma si rinuncia ad una serie di vantaggi “umani” che non si quantificano con un numero… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando il titolare della piccola media impresa fa al proprio cliente un’assistenza gratuita per un malfunzionamento che sembra impossibile da riparare ma che per chi ha esperienza risulta una sciocchezza… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando quello stesso titolare ti consiglia i prodotti sulla base della sua maturata esperienza (20, 30, 40, 50 anni non di esperienza aziendale ma proprio della singola persona) e ti evita un acquisto errato o insoddisfacente, facendoti così risparmiare “reali” perdite di denaro… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non viene meno davanti ai doveri di una garanzia (non datelo sempre per scontato, molte realtà, in particolar modo sul web, promettono e poi non mantengono, non è la prima volta e non sarà l’ultima, specie se poi si scopre che buona parte dei prodotti tanto scontati e tanto golosi vengono alla fin fine da mercati paralleli e puntualmente le assistenze, quando li aprono, se ne accorgono e vi dicono che non possono procedere… bell’affare eh?)… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando per non farti attendere il nuovo prodotto sostituito in garanzia te ne prende uno dalla vetrina o dal magazzino per soddisfarti all’istante ed attende poi lui l’arrivo del sostituto… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non sai come si usa un prodotto o ti fermi davanti ad un dubbio, un bug, un’incomprensione sulle istruzioni ed il titolare della ditta (che non può farti gli sconti luccicanti di certe realtà che altro non fanno che sedare e gradualmente terminare realtà ben migliori ma vittime di una competizione scorretta dove a qualcuno “piace vincere facile”) è lì per te gratuitamente ad interpretare quello ti manca… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

E in molti altri “quando” c’è sicuramente da qualche parte il titolare di un’azienda seria che ti segue e non ti chiede un centesimo in più sulle cose che “realmente contano” e “realmente non hanno prezzo”, ma soprattutto sulle cose che “non puoi cliccare e mettere nel carrello”, perchè sarebbe come dire che puoi sostituire il tuo migliore amico con uno virtuale magari preso da un videogame e che si muove come preferisci al comando del tuo click. Ma non sarà mai una persona reale davanti a te.

Logica Domanda – Parte seconda

Ora pensaci, a te farebbe piacere essere valutato solo da un prezzo?

Conclusione

Il potenziale cliente, resosi ben presto conto della gaffe, ha proceduto all’acquisto dal mio amico il quale gli ha spiegato con una cordialità magistrale, ed in sintesi, quanto riportato in questo articolo. L’acquirente tuttavia, abbiamo motivo di credere, ha concluso l’acquisto più per l’imbarazzante errore che per una reale comprensione del problema.

Note
Fate attenzione a chi ora userà quanto scritto in questo articolo per generare pubblicità accattivanti, non sarebbe la prima volta nella storia di questo Blog…

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Quelli che voglion comandare

Posted by Raffaele Berardi on 1 febbraio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Un gruppo affiatato va con il vento in poppa

Un gruppo di persone può ritrovarsi a far la stessa cosa nello stesso posto, a volte per caso, più spesso perché si lavora insieme. E’ frequente che insorgano dei conflitti non appena ci si trovi davanti ad una decisione ed ognuno ritenga corretto il proprio modo di procedere e non quello dell’altro. L’armonia che fa funzionare tutto fin dal primo istante è cosa rara* ed è così molto facile cadere nel conflitto o, se ci si vuole trattenere, nei malumori nascosti destinati prima o poi a palesarsi in maniera più o meno esplosiva. Ognuno ha il suo limite di sopportazione ed ognuno inizia ad operare delle somme non appena subisce ciò che considera una scorrettezza, un colpo basso, un atto di menefreghismo, un affronto o, per chi vede il principio ovunque, una contraddizione (spesso ritenuta appositamente costruita nel tentativo di affermarsi soggetti dominanti).

*Ed è tipica delle società che viaggiano con il vento in poppa, cosa che si verifica quando la maturità sviluppata da ogni singolo del gruppo è tutt’altro che trascurabile ed allo stesso tempo omogenea in tutto il gruppo stesso.

Le doti del comando

Capita così l’assurdo, situazioni nelle quali in un gruppo ad esempio di tre persone, ognuna dice la sua non a titolo informativo, quindi per suggerire un punto di vista, ma per elargire una vera e propria azione incisiva che si scontri con le intenzioni prossime o con le azioni già avviate da altri. In un gruppo di tre persone dove nessuno riconosce le virtù, l’autorevolezza e una cospicua dose di fiducia nell’altro, lo scontro è inevitabile. Un gruppo così non funziona e, se proprio non c’è altra scelta, andrà avanti con intensi attriti che freneranno notevolmente il reale potenziale. Questo significa ad esempio impiegare 3 anni per sviluppare un prodotto che, con le persone giuste, si poteva sviluppare in 6 mesi; significa maggiori costi, maggiori perdite, maggiore stress, facile perdita di entusiasmo e, nei casi peggiori, perdere la voglia di coltivare le proprie passioni arrivando addirittura a rinunciarvi o, peggio, a detestarle. Nel branco c’è un capobranco, uno e uno solo, riconosciuto tale da tutti gli altri. Tira il gruppo, stabilisce come condurre la caccia, cosa affrontare e cosa evitare, dove muoversi, dove rifugiarsi. Ad esso si affidano tutti gli altri perchè tutti gli altri riconoscono in lui le doti del comando. Quando il suo periodo tramonta e non trasmette più la solidità che fa sentire la sua aroma carismatica, ecco che si congeda e viene sostituito da un nuovo capo branco più giovane, più forte, più coraggioso, il quale ha “dimostrato” al gruppo di che pasta è fatto, di cosa è capace e quanto possa esser affidabile nel portare a termine un compito.

Regno animalia moderno

Oggi invece questa forma di rispetto, che con il mondo animale ha abbracciato anche l’uomo milioni di anni fa, sta venendo sempre meno perchè viene sempre meno la capacità di distinguere persone valide e capaci da persone che probabilmente sono più portate per altre realtà lavorative (o sociali, o sportive, perché no). Vi è più competizione che capacità di osservazione. La maturità di saper scegliere un/una partner e riconoscere, apprezzare la sua abilità, così da decentrare un timone, se necessario, affinché si ottenga un risultato migliore, è sostituita da una immane voglia di competizione (o di prevaricazione se si superano i limiti della norma). Nei gruppi che invece hanno funzionato ed hanno fatto la storia dello sviluppo industriale del ‘900 vigeva solerte un ineccepibile rispetto senza tempo. Questi erano formati da persone che si agglomeravano per sommare le proprie capacità, ognuna aveva particolari doti ed apprezzava le doti dell’altro o non ne poteva proprio fare a meno manifestando, in un caso o nell’altro, un profondo rispetto. Ogni componente di un gruppo esprimeva diplomaticamente i suoi pensieri ma era incisivo solo su ciò che direttamente investiva le proprie competenze, gli altri facevano altrettanto. Il clima era così sbalorditivamente produttivo, sereno e di impagabile soddisfazione. Non che non ci fossero malumori di tanto in tanto o discordanze di pensiero, è umano averne, era l’approccio a queste situazioni ad esser differente permettendo così di andare avanti anziché star fermi o girare in circolo attorno ad un inutile problema che non poteva risolversi da solo.

Personaggi d’altri tempi

Sto leggendo e ascoltando sempre più spesso racconti di persone di 60 70 80 anni (e oltre) che hanno reso celebri, con il loro contributo, rinomate aziende italiane oggi venerate più per i prodotti del passato che per quelli attuali spesso classificati come omologati e privi di personalità. Quella personalità del passato che ci ha fatto brillare in tutto il mondo quando le persone di buona volontà si mettevano in gruppo e davano vita a qualcosa di unico, inimitabile, come l’anima di una persona. I loro prodotti prendevano vita e la soddisfazione pagava più del denaro. Oggi stiamo perdendo queste peculiarità a favore di un individualismo virale di cui diventiamo sempre meno immuni e che non ci porterà a nulla. Tre persone a comandare nella stessa stanza, nessuno che viene comandato; tre capi, nessun operaio; tre teste, nessuno esegue… ed i lavori lì fermi in pausa strazio mentre le perdite economiche crescono rapidamente e l’orgoglio rimane fine a sé stesso.

La rotta del singolo

Ci vorrebbe a mio modesto avviso, all’avviso di uno che non è perfetto**, sbaglia e talvolta cade in queste situazioni, un gruppo formato da persone con capacità tangibili ognuna nel proprio ramo e dotate di sufficiente maturità da riconoscere le abilità degli altri. Così come ci vorrebbe che ognuno dimostrasse con il proprio operato di saper far bene quanto dice affinché gli altri ne abbiano un riscontro evidente. Le richieste di opinioni anche sull’altrui operato non tarderanno poi ad arrivare e questo succederà quando si sarà conseguita la piena coscienza di rispettare gli altri, affidarsi agli altri, condividere con gli altri e dividere con gli altri i frutti. Muovere sulla rotta dell’individualismo, della sopraffazione, della prevaricazione sta portando secondo me solo ad una pura agonia priva di qualsivoglia risultato ma densa di stressante fervore. A stento sorge qualche nuovo colosso qualche nuova filosofia, concept. Assistiamo alla riaffermazione ai più alti livelli sempre e solo dei vecchi dinosauri e tutti quelli in gamba cosa aspettano a conquistare il mondo di diritto? Ora è il loro turno ma in troppi si lasciano suggestionare dai messaggi inondati dai mezzi comunicativi della nostra società contemporanea che ci suggeriscono “Perchè farne un’altra? Mettiti con noi che siamo già grandi! Da solo con i tuoi amici non riuscirai mai!***”. Ma chi lo dice? Chi ha paura di esser battuto, semplice.

**Ma che almeno se ne rende conto cosicché sia possibile mutarle.
***Grandi a modo loro, grandi su principi diversi, grandi con obiettivi diversi talvolta giustamente grandi tali altre volte meno.

Quando la radice distrugge il cemento armato

Poi succede che due giovani neolaureati di Ingegneria con una passione spasmodica per la tecnica e per il volo riescano, con il fondamentale aiuto di un imprenditore privato, a realizzare in un bel colpo gli aerei classificati come i più maneggevoli al mondo, dotati della particolarità di un telaio monoscocca più unico che raro e che i maggiori costruttori di aerei del mondo, guarda un po’, non avevano fatto. Sto parlando dei ragazzi di BlackShape Aircraft che personalmente non conosco e di cui ovviamente non posso giudicare l’operato dall’interno, ma di cui ho apprezzato molto quello che ho potuto osservare dall’esterno come tutti voi. Per citare un bel nome del passato invece, ho il piacere di scrivere “Olivetti”, capisco che oggi non vi dica molto ma, se sapeste cosa sono stati in grado di fare in passato e come hanno fatto tremare il mondo “quelli di Olivetti”… Si parla sempre di Steve Jobs e del suo rivale ma non si parla mai abbastanza di Olivetti e di quel gruppo di uomini che, a dispetto di quanto molti credono, sono stati i precursori del mondo informatico di oggi, largamente temuti da realtà come gli Stati Uniti d’America. Andate a leggere qualche libro sul tema, non voglio anticiparvi nulla. E se ancora avete qualche dubbio su quanto può fare anche solo un ristretto gruppo di uomini di buona volontà, rispettosi gli uni degli altri, dovreste cercare la storia delle imbarcazioni Lillia e scoprire come, coloro che prima erano derisi perchè costruivano barche da competizione nel retrobottega di una macelleria, hanno poi distrutto un record dopo l’altro conquistando il mondo e riempiendo addirittura interi podi da soli.****

****Pensate che acutezza, capacità, rispetto e umiltà potevano mai avere coloro che li hanno derisi.

Il principio di prevaricazione si basa su un soggetto che è in grado di imporre il suo pensiero e le sue volontà non perchè queste sono comprese o largamente condivise, accettate ed utili, ma perchè egli ha la forza, i mezzi e gli strumenti per affermar sé stesso e poter dire: “Si fa così perchè l’ho deciso io e basta”. Costui riesce ad andar avanti vincendo gli attriti come un complesso motore ben lubrificato piuttosto che come una semplice palla in discesa. Ha quindi gli strumenti per aver ragione nonostante le complicazioni.

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Forza della natura

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I comportamenti sconsiderati dei consumatori: Voce del verbo Arraffare

Posted by Raffaele Berardi on 5 dicembre 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Vile, tu uccidi un commercio morto!

Spesso ascolto lamentele di persone che, nella veste di clienti che hanno aderito alle promozioni del tal marchio per il tal prodotto, sostengono di esser state vittime di pubblicità ingannevoli, meschini asterischi, regolamenti interpretabili, scritte microscopiche, slogan equivoci, giochi di parole… Oramai credo e spero che sappiamo tutti a cosa ci si vuole riferire. Ebbene, se da questo punto di vista i consumatori hanno imprescidibilmente ragione, non si deve cadere nell’errore di spostare l’ago tutto da una parte evitando la ricerca di teorie equilibrate. A cosa mi riferisco? Avete mai osservato bene con quale avidità i consumatori arrivano a voler sfruttare ogni singola offerta ed in particolar modo ogni singola offerta emessa in buona fede anche solo per conquistare la stima di un nuovo cliente?

Una storia con la morale delle fiabe

“Sentite” questa storia che è accaduta di recente nell’attività di mio padre a causa di un mio errore di buonismo. Un cliente si è recato da mio padre per un preventivo, più precisamente per un sistema di climatizzazione di una imbarcazione. Chiacchierando il cliente ha raccontato a mio padre di aver fatto alcuni lavori all’impianto elettrico con un suo amico ma che da allora, quando attiva determinati dispositivi a bordo, il televisore si spegne ed i film riprodotti si riavviano da zero.

Quando mio padre la sera a tavola mi ha raccontato il tutto, ho pensato bene di suggerirgli (visto che si trattava di un cliente seriamente intenzionato ad acquistare un nuovo impianto di climatizzazione) di rimediare al problema elettrico gratuitamente. Commettendo un’ingenuità non trascurabile ho dato per scontato che il cliente sarebbe stato riconoscente ed avrebbe apprezzato. Al contrario egli è stato “riconoscente”, ha “apprezzato” ma si è presentato all’appuntamento per ottenere l’assistenza gratuita raccontandoci che poi aveva acquistato il sistema di climatizzazione da un altro venditore…

Tale venditore avrebbe fornito il prodotto con un prezzo al pubblico minore di quello al venditore. Il cliente ha quindi pensato bene di “sfruttare” due ghiotte occasioni senza porsi domanda alcuna, senza minimamente autoavanzarsi qualche dubbio etico. L’unica volta che la tanto (da me) detestata espressione “pare brutto” aveva un senso più che compiuto, è stata totalmente ignorata dalla mente di costui… Del resto l’errore è stato mio.

Mea culpa

L’errore è stato mio perchè ho sottointeso una condizione invece di anteporre un “se”, quell’ if che negli algoritmi* puntualizza le situazioni. Avrei infatti dovuto dire: “Se acquisterai il condizionatore per la tua barca da noi, ti offriremo l’intervento di manutenzione gratuito”. Ma se e solo se…

Invece, per mantenere la parola data, a mio padre son partite 2 ore di manodopera gratuita a vuoto. In una attività lavorativa, infatti, si sta per produrre un introito e prendersi cura dei clienti al fine di garantire un flusso di cassa, altrimenti parliamo di opere caritatevoli o di attività economiche in perdita o di gesti nobili fatti per amicizia (ovviamente non contemplati in questo il caso). Prima e ultima volta.

Mio padre fa questo mestiere dal 1972 e non gli è mai capitato un cliente con una simile faccia tosta, privo di ogni forma di vergogna. C’è sempre una prima volta… ma, ci tengo a ripetere ancora una volta, l’errore è stato mio.

*Riferito ai linguaggi informatici.

Segnali tra le righe

Inoltre c’è poi da considerare che avrei dovuto leggere dei segnali tra le righe in quanto: se su un’imbarcazione ricreativa (parliamo quindi di un lusso) si cerca di rimediare da soli ad alcuni inconvenienti non è detto che lo si faccia sempre per passione, per il piacere di metter le mani sul proprio gioiellino (specie se si tratta di rogne) ma**, più probabilmente, per risparmiare (talvolta anche per… ostentare).

Stanno crescendo in maniera esponenziale coloro i quali, colpiti da vari tipi di crisi e situazioni impreviste, tentano in tutti i modi di continuare a procedere con la vita precedente anche se questo porta a valicare limiti che un tempo erano spostati molto più avanti.

Aumenta l’avidità, l’individualismo, la sconsiderazione verso i danni che si arrecano a terzi… Senza tener conto poi degli adolescenti che ci guardano ed ai quali mostriamo esempi vergognosi che stanno a sottolineare che pur di ottenere ogni vizio, anche il più superficiale, ci si può comportare come si vuole, tanto… “chissenefrega” degli altri. No?!

**Come ho fatto a non pensarci?

Cambiare vita (in meglio)

Io personalmente ho dovuto cambiar vita, abitudini, progetti e piani per il mio futuro dopo che nel 2008 in famiglia abbiamo iniziato ad accorgerci (con un certo anticipo ma senza comprensione alcuna) che stava arrivando qualcosa che però non riuscivamo bene a inquadrare e comprendere. Eppure, mettendoci il meglio, grazie alla crisi (e, non lo nascondo, ad una serie di dinamiche legate al corso della mia vita), oggi sono esponenzialmente più contento della vita che conduco e che solo 10 anni fa era per me impensabile, inconcepibile, lontana. Dei risultati ottenuti in forti momenti di difficoltà poi non ne parliamo, un piacere sovrumano ma che può portarmi fuori tema in questo preciso racconto.

Il muro del suono

Oggi riesco ad avere tutto ciò che mi occorre senza suppliche, senza dover tirare colpi bassi, senza inganno, senza “arraffare”, senza dare spallate, semplicemente perchè quello che voglio io lo si comincia a desiderare solo dopo che si è studiato tanto ma proprio tanto di più degli ordinari corsi di studio universitari. Avete presente il muro del suono? L’aereo accelera accelera accelera, poi superato un certo limite infrange un muro che un tempo nemmeno sapevamo esistere e lo oltrepassa spostandosi nell’atmosfera sotto condizioni decisamente differenti. A me è successo lo stesso.

Liberi di scegliere

Si può sempre scegliere però: fare gli arrivisti che ostentano e che si abbassano a figure che ridicolizzanno o costruire da soli  le proprie opportunità inventando un modo onesto e apprezzabile per cambiare la propria vita concretamente? Lo so, non è facile. Ma sono sicuro che molti dei lettori che sono arrivati fin qui o che hanno apprezzato diversi miei articoli nodali, hanno le carte in regola per poter fare di più e meglio stimolando costruttivamente la propria ragione.

Una conclusione ilare

Si è poi scoperto che il modello di impianto di climatizzazione installato non era il medesimo per il quale è stato chiesto il preventivo e che essendo l’altro venditore straniero (incontrato durante una vacanza) i due semplicemente non si sono capiti. Sebbene esteticamente sembrasse il medesimo, cambiava un numerino del codice prodotto, quel tanto che basta per ritenere due prodotti, con prestazioni decisamente differenti ma dall’aspetto praticamente identico, gli stessi prodotti.

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I comportamenti sconsiderati dei consumatori: Voce del verbo Arraffare
I comoportamenti sconsiderati dei consumatori… Seguito in preparazione

Eccellente

Riuscire ad ottenere il massimo a danno degli altri si traduce in una celebre espressione:
“Eccellente…”.
Image’s copyright: Matt Groening

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Posted by Raffaele Berardi on 9 settembre 2015

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Se noi giovani non cambiamo, non cambieranno nemmeno i problemi di questo paese

Ho ricevuto negli ultimi tempi proposte di scambio link che non provenivano da spammers ma da realtà attive sul web e nella vita di tutti i giorni (parliamo quindi di proposte gradite). Secondo le linee guida del SEO (Search Engine Optimization) trattasi di “cosa buona e giusta”, in quanto se il sito che avanza la proposta è un sito considerato utile, rispettabile e con numerose visite, i motori di ricerca terranno in considerazione questi fattori e noteranno, con ardito interesse, il tuo link presente al suo interno.

Scambio link da chi?

Il problema è che dietro al 100% delle proposte che ho ricevuto questa estate c’erano sì dei ragazzi di buona volontà, studenti, neo-laureati, professionisti, ma l’inghippo si nascondeva altrove. Sono andato a leggere i loro articoli, le loro proposte, la loro offerta, al fine di non esser superficiale. Ho dedicato ore alla lettura di tutti i loro articoli, dei loro curriculum vitae (e quindi delle loro personali esperienze), delle loro connessioni (ad esempio con radio e giornali), ecc., ed ho trovato un nesso ricorrente. Non parlano di ciò che hanno studiato, di ciò che conoscono. Ed il risultato è un gran pasticcio.

Di cosa stiamo parlando?

Subito un esempio: giovani studenti e laureati in economia e commercio o esperti di marketing che scrivono numerosi articoli sugli impianti per la casa, sui sistemi per la produzione dell’energia, sulle tecnologie più chiacchierate del momento (perchè frutto di un mercato emergente o perchè nell’occhio del ciclone per il mancato sostegno da parte del “sistema Italia”). Articoli che, seppur ben impostati e scritti in maniera interessante, presentano errori non ortografici o grammaticali, bensì tecnici. Omissioni mostruose circa la descrizione professionale di un dispositivo, i suoi “reali” pregi e difetti, lo stato dell’arte, le tecniche obsolete da evitare, i metodi che portano alla fin fine ingenti perdite di denaro o l’inutilità totale di una modifica all’abitazione, le scelte corrette dei prodotti in base alle esigenze ed alla compatibilità con il cantiere che ci si trova davanti. Tutte cose che si imparano con l’esperienza e che, sovente, nemmeno molti professionisti conoscono per la mancata possibilità/volontà* di aggiornarsi debitamente o di avere un laboratorio di ricerca sempre disponibile.

Non condividi solo un link

Offrire loro lo scambio link, sebbene non ci si pensi, equivale in parte anche a dire che si appoggiano le loro teorie o che, in un modo o nell’altro, esse trovano un qualche riscontro e conferma in quanto espresso sul sito che ospiterà il loro link. Rifiutare questa “connessione” non avvantaggerà il posizionamento nei motori di ricerca ma aumenterà senza dubbio alcuno la “qualità dei contenuti” e la “coerenza” di chi scrive e sostiene di offrire teorie particolarmente utili e costruttive. Cedere al benchmarking può essere una debolezza dettata dalla volontà di incrementare solo dei numeri senza offrire nulla di più, un valore aggiunto ad esempio.

La divulgazione di carattere ingegneristico non deve essere un copia/incolla

Ritengo sia un lavoro negativo fornire ai cittadini italiani le solite notizie standard, non aggiornate, non complete, non approfondite, basate solo su quanto le aziende che pagano la pubblicità, dichiarano. L’Ingegneria è qualcosa di più di un copia incolla di informazioni tratte da brochure. Notizie superficiali rischiano di far spendere male agli italiani il loro denaro. Ma così i problemi che abbiamo in questo paese praticamente non finiscono mai!?! Che sia la vecchia guardia a sparare di tanto in tanto qualche sciocchezza per tenere in vita vecchie aziende lo posso (anche questa volta, in parte) capire, ma che i giovani che si inventano un nuovo lavoro partano nuovamente con questa filosofia (magari credendo che le cose oramai in Italia funzionano solo così), preannuncia solo il seguito, più complesso ed elaborato, dei problemi che già abbiamo.

Evitare un danno di cui si conoscono le radici

Capisco che questi ragazzi leggeranno il mio articolo e inizialmente saranno contrariati, capisco che mi rendo poco affabile nel cogliere queste sfumature ma capisco anche che se sei al corrente che un comportamento genera un danno, e non esprimi in qualche modo questa consapevolezza, ti rendi co-autore di un comportamento sbagliato. E questo allo stesso modo dei piani alti del potere dove magari, una pur brava persona, non denuncia circostanze lesive operate da qualche collega opportunista; o allo stesso modo di chi conosce i dettagli di un crimine ma non se ne fa portavoce. Talvolta essere antipatici è più coveniente che attraversare gli esiti di un danno di cui si conoscevano le radici.

Rapidi e curiosi esempi di dilettanti allo sbaraglio

Mi è capitato di essere contattato da un giovane geometra che voleva che gli regalassi articoli tecnici professionali per un sito web che stava cercando di realizzare con notevole difficoltà in quanto, sosteneva egli stesso, avendo scelto di fare il geometra non aveva modo di studiare i motori. Potete trarre da soli le deduzioni del caso…

Mi è capitato poi di esser contattato da un avvocato che, volendo di sana pianta cambiare mestiere, sperava che con una telefonata gli spiegassi il ciclo frigorifero e tutto quanto c’è da sapere sui frigoriferi a compressore e ad assorbimento, nonché i sistemi energetici per alimentarli, cosicché lui potesse aprire un’attività a tema. Con una telefonata?

Un broker finanziario poi, improvvisato meccanico cui si sono affidati dei miei conoscenti “pistaioli”, ha danneggiato una serie di moto da pista. In particolar modo moto 2 tempi sulle quali commetteva grossolani errori di messa a punto avendo egli basato la sua passione su fonti e insegnamenti di dubbia efficacia quali il fai da te perpetuo, il bar, nonché riviste e rapidi tutorial di settore. Davanti all’offerta di alcuni semplici consigli la competizione (non di tipo motoristico) ha prevalso ed il tutto si è concluso con tanti motori inutilmente danneggiati. Ma vuoi mettere l’orgoglio e la sensatezza?

Coltivare più interessi

A mio avviso non è sbagliato avere più interessi e non è sbagliato fare lavori variegati. E’ sbagliato desiderare tutto senza sapere di cosa si sta parlando, senza aver maturato una buona dose di esperienza. A molte delle cose di cui mi occupo, in realtà mi sono avvicinato quando avevo solo 12-13 anni (in particolar modo, da un lato, al mondo dei motori e, in tutt’altra direzione, alle tecnologie costruttive per l’edilizia residenziale – fu grazie ad una tesina richiestaci dalla Professoressa di Educazione Tecnica alle scuole medie). In seguito ho avuto modo di maturare una quantità smisurata di esperienze nel settore grazie alla mia insistenza nel voler conoscere a fondo questi settori. Alle strutture ed all’energia poi mi sono interessato durante gli studi all’istituto tecnico in maniera marginale e, all’università, in maniera decisamente più consistente, avendo tra l’altro anche a disposizione miei laboratori personali (al di fuori dell’università) dove ciò che studiavo lo verificavo e lo approfondivo.

Conclusioni

Non ci si può improvvisare operatori di un settore se sappiamo a malapena i titoli degli articoli tecnici che leggiamo su altri siti e di cui, sempre più spesso, leggiamo i contenuti solo in parte (magari i titoli in neretto e qualche capoverso). Questo non può sostituire anni di esperienza sul campo, studi tecnici alle superiori, studi teorici e metodologici all’università, esperienze condotte in laboratorio e con professionisti del settore, casi di studio accurati ed il continuo e persistente interessamento quotidiano a particolari temi “delicati”. A rigor di logica boccio sotto tutti i fronti un approccio superficiale e pressapochista privo di coerenza e consapevolezza verso i danni che si possono provocare in seguito alla scarsa preparazione.

*Mi capita spesso di partecipare a convegni tecnici e tecnologici dove vengono rilasciati crediti e dove periti, geometri, ingegneri entrano, segnano la presenza e se ne vanno portando via con sé i crediti senza aver seguito praticamente nulla di quanto esposto dai professionisti eroganti il servizio. Tra coloro che restano in sala vi sono persone coerenti e, da qualche parte mimetizzati, anche pochi ma veri appassionati che avranno la loro occasione di distinguersi.

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Benchmarking

L’analisi dell’andamento delle visite e del gradimento dei contenuti di questo sito web
era per noi in principio importante (il SEO, Google Analytics ed il Bechmarking erano
materie di studio quotidiano). Poi ci siamo accorti che riuscivamo a mantenere il nostro
numero di visitatori giornaliero anche riducendo notevolmente il numero di articoli pubblicati
settimanalmente (a vantaggio del tempo dedicato ai laboratori), nonostante non fossimo passati
ad un template di tipo responsive e nonostante non avessimo colto tutte le golose occasioni
di scambio link (scelte considerate dal SEO altamente penalizzanti). La qualità sempre
crescente dei contenuti e delle scelte operate per la distinzione del blog sono risultate essere
di gran lunga più efficaci e con soli 3 articoli di alta qualità ogni 7-10 giorni, manteniamo lo stesso
numero di visitatori ottenibile con ben 30-50 articoli di qualità più moderata. Ovviamente
abbiamo un ampio margine di miglioramento anche grazie a questo ma, al momento,
è evidente che questa direzione non ci interessa particolarmente.
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potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
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Il futuro delle giovani leve: Le illusioni dei giovani arrembanti

Posted by Raffaele Berardi on 6 settembre 2015

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Quando le cose ti vanno bene e non sai nemmeno perchè

Noi giovani parliamo di futuro, ma ne capiamo qualcosa? Sono stato a colloquio qualche giorno fa con una ragazza che rappresenta un’azienda che potrebbe fornirmi il suo know-how tecnico per la costruzione di tetti in legno. La ragazza si presentava arzilla e pimpante per i buoni risultati che attualmente sta riscontrando l’azienda per la quale lavora grazie soprattutto ai prezzi competitivi che propone per le sue soluzioni ed alla fiducia che diverse persone hanno riposto in esse (più o meno consapevolmente). Le famiglie che stanno scegliendo le soluzioni di questa azienda lo fanno in particolar modo per il prezzo contenuto, per le voci circolanti su internet (sovente non approfondite né verificate) e, in parte, per una moda rievocativa. Quindi quasi affatto per l’idoneità o meno del tipo di tecnologia ad uno scopo. Questo è possibile per il semplice motivo che non conoscono le peculiarità, i pregi ed i difetti, la rispondenza a reali esigenze della tecnologia o delle tecnologie che verranno impiegate (e non se ne interessano più di tanto non disponendo del metodo per poterlo fare proficuamente). Certo è che i prezzi allettanti hanno la meglio soprattutto sulle cose che non si conoscono, perchè non conoscendo la materia, non si possono maturare razionali paure*.

Un approccio superficiale

Ebbene ho iniziato a raccontare a questa ragazza/tecnico le cose particolari di cui ci occupiamo qui, le nostre ricerche in campo tecnico e tecnologico per le soluzioni abitative del futuro ed alcune preziose note d’esperienza sul comportamento dei potenziali clienti e le loro talvolta bizzarre richieste, quello che si potrebbe fare in partnership e, come sempre, anche solo parlando, le ho dato degli indizi che ad un professionista attento non sarebbero sfuggiti. Risultato? Il suo approccio è stato superficiale, quando parlava lei io offrivo la mia attenzione, quando parlavo io lei a stento ascoltava (tranquilli, non sono un noioso oratore logorroico e petulante, anzi, ho studiato presso validi insegnanti non pochi rudimenti della comunicazione) mostrando orgoglio e ostinata ragione sul discorso “costruire in legno… legno e basta”. Le altre soluzioni erano da lei considerate nel modo più assoluto vecchie, obsolete, inutili, inefficaci, prive di senso. Era evidente che per parlare con lei ed ottenere un minimo di attenzione fosse imperativo pensarla esattamente al suo stesso modo, non voleva sentire nient’altro che la sua logica incisa nel suo cerebro e irriscrivibile.

Come va? BENE! Come mai? NON LO SO!

Le cose le vanno bene, lei non si rende conto nemmeno del perché, il prodotto si vende da solo (la moda tira più della ragione**), non vengono compiuti sforzi particolari per ottenere questo, un numero soddisfacente di clienti è con loro perché fa poche domande e si accontenta del prezzo basso senza sapere “perché” il tal prezzo è così accattivante***. Ci sono passato anche io quando, spavaldo dei miei ottimi risultati, non mi ponevo troppe domande e non davo retta alle persone con maggiore esperienza che avevo la fortuna di incontrare (tra l’altro senza nemmeno accorgermene, erano gli anni 2000-2004). Poi però i cicli si alternano, le situazioni cambiano, le persone anche, i mercati… non ne parliamo, e ripensandoci su può venire in mente: “Perché quel ragazzo che faceva cose così particolari non l’ho ascoltato? Quante cose che mi avrebbe potuto dire, quanti spunti, quante opportunità di far bene insieme… Mannaggia!”. Io sinceramente ci ho riso su perché in quella ragazza/tecnico ci ho visto me stesso solo qualche anno fa, prima che la crisi ci obbligasse a darci un pizzicotto per svegliarci, a stare con i piedi saldi a terra e imparare ad ascoltare e rendere prolifici i rapporti con chi studia, fa ricerca, innova. Ovvero con quel tipo di persone che sono sempre attuali e osservano i cicli economici dall’esterno.

Cosa ne rimarrà di un’incosciente sicurezza?

Dell’azienda per cui invece lavora questa ragazza cosa ne rimarrà quando tanti clienti capiranno che quella del legno non sempre è la soluzione adatta? Ci sono infatti luoghi dove il legno è addirittura l’unica soluzione plausibile e altri dove risulta oltremodo pessima. Ma non solo… ci sono persino modi diversi di costruire con il legno stesso e, guarda caso, quelli di maggiore qualità, robustezza e durabilità costano più delle soluzioni in cemento armato ma, come al solito, offrono grandi vantaggi dove realmente servono, vantaggi per i quali è giusto pagare di più e, ovviamente, notevoli svantaggi dove il loro impiego non è razionale. Cosa ne rimarrà quindi di tutta questa incosciente sicurezza? Probabilmente un periodo da pionieri, in cui si andava forte, in cui si è colto l’attimo, si è casualmente saliti su un buon treno, ci si è sentiti imbattibili, si è sottovalutato il compagno di squadra così come l’avversario e poi tutto si è estinto perché ignorando come è nata una situazione non si è compreso come sarebbe potuta finire.

Non date nulla per scontato

Se non volete essere inermi come la ragazza di questa vicenda cercate di capire che è fondamentale saper distinguere le opportunità e ancor più saperle poi cogliere; riconoscere se si ha davanti un perditempo o un possibile collaboratore, un professionista con cui interagire e integrare la propria professione. Ascoltate e assorbite spunti utili per modificare ciò che fate, per evolverlo e non statevene a poltrire adagiati sugli allori per il semplice motivo che per ora tutto va bene e quindi perchè mai porsi la pruriginosa domanda: “Come mai sta andando tutto così bene in questo momento?”. Pensateci prima di dare le cose per scontate, io ho iniziato a farlo a 26 anni e da qualche anno tutto è cambiato ed è diventato più solido e affidabile nella mia vita. Non perdetevi dietro all’ingannevole convinzione che, finalmente, la gente ha iniziato a capire le ragioni che si celano dietro i vostri gusti e quindi d’ora in poi acquisterà il vostro prodotto perchè riconosce che la ragione è vostra (concetto astruso ma aderente a quello della ragazza). Se allargate il pensiero potete capire che per un breve arco temporale, semplicemente, qualcuno ha avuto convenienza a far incontrare i propri interessi con i vostri, ma da quando in qua questo significa “per sempre”? Non date mai le cose per scontate. Perchè questa volta io avevo bisogno di integrare informazioni tecniche sui tetti in legno ma la prossima volta la situazione potrebbe essere opposta. Bisogna essere lungimiranti, coerenti e rispettosi di tutti allo stesso modo. Se poi qualcuno risponde ad una vostra domanda citando le proprie esperienze e le ricerche tecnologiche che compie, ecco, io non mi girerei dall’altra parte a guardare ripetutamente i messaggi dei whatsappatori**** sul telefono ma porrei, come logica domanda: “che tipo di ricerche?”.

Immagine vs Traguardi reali

Infine, se posso permettermi, non pensate che uno stipendio sufficientemente superiore alla media e tale da garantirvi di ottenere la rata per l’acquisto dell’auto un pelino più costosa attualmente di moda, possa essere considerato un reale traguardo raggiunto. L’immagine che conferisce sicuramente può far pensare agli altri che siate realizzati ed in carriera ma… raggiungere un risultato, un risultato vero, è ben altra cosa. Quando ciò accadrà lo capirete perchè riderete del vostro passato e proverete un’emozione senza eguali, raramente provata. Sarà il risultato stesso a farvi capire che certe “immagini” del resto non sono poi così importanti per voi.

*Il bambino spericolato che sorride davanti alle sue prodezze non si cura del rischio che sta correndo perchè non ha ancora sviluppato il senso della paura. Una dose proporzionale di paura alimenta l’istinto di sopravvivenza e salva le persone da situazioni di rischio. Il bambino che si ferirà acquisirà consapevolezza e modererà i suoi eccessi senza per questo essere d’altra parte bloccato dalle sue paure o altrimenti cadrà nella situazione opposta.

**Sì, assomiglia ad un detto popolare più colorito 🙂

***Non che il prodotto sia scadente, anzi, solo che costa poco perché ha una lunga serie di vantaggi e una altrettanto lunga serie di svantaggi di cui nessuno, tanto per cambiare vuol parlare. Pensate che ai convegni sulle costruzioni in legno non ho mai sentito l’espressione “Vantaggi e Svantaggi delle costruzioni in legno” ma, quando proprio si è cercato di essere imparziali, si è adottata la terminologia “Vantaggi e Criticità delle costruzioni in legno”. Del resto anche ai corsi sulla comunicazione cui ho preso parte con ragguardevole interesse e cui hanno preso parte, guarda caso, anche molti gestori di questo paese, viene insegnato di non usare mai il sostantivo “svantaggio” durante la presentazione di un prodotto. Viene infatti consigliato di parlare sempre e solo dei vantaggi e, più ce ne sono da elencare, e meglio è…

****Si legge whatzappatori. Potrebbe contenere burlesche tracce di suggerimenti lavorativi. La ragazza continuava a plocamarsi leader nel settore architettura ma non immaginavo che una chat fosse leader di una leader di settore. Probabilmente rivolgendomi direttamente alla chat salterò un passaggio in più ed abbatterò i costi.

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La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2

Posted by Raffaele Berardi on 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Prosegue, con una trattazione ancora più propositiva e ricca di esempi, l’analisi del secondo ed ultimo nodo cruciale tratto dall’articolo di questa stessa rubrica “La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione”. L’articolo vuole avvicinare il lettore a conoscere, tramite esempi reali, alcuni importanti “perchè” che si celano dietro l’abbandono o l’insuccesso di stimolanti idee di giovani studenti e imprenditori. Motivazioni non di rado banali che però possono non essere chiare nell’immediato specie quando si è in preda alla delusione.

Secondo nodo
Tratto dalla nota tre dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me … Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Nota a corredo del passo citato

C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

Ulteriori spunti ed esempi sul secondo nodo

Il passo e la relativa nota appena citati sovente inducono a pensare che si sia accentratori nel proprio mestiere e si sia inclini a non voler coinvolgere collaboratori. Questa è un’interpretazione inadeguata in questa tipologia di casi in quanto uno studente, per quanto virtuoso a livello di ingegno, può naturalmente non disporre di capitali sufficienti a sostenere spese analoghe a quelle sostenute da aziende affermate. E mi sembra decisamente normale! Se costui quindi cerca la collaborazione dei compagni di studi dell’Università e se essi non hanno in taluni casi “voluto” ed in taluni altri “potuto” studiare oltre l’ordinario piano di studi, per mancanza rispettivamente di passione extra o di supporto aggiuntivo all’istruzione/formazione, allora o si rinuncia oppure ci si ingegna ulteriormente affinché quello che si dice impressioni chi osserva perchè ogni volta corrisponde alla realizzazione di un progetto che si può toccare con mano godendone del sorprendente potenziale.

I vantaggi della concretezza

Quando siete concreti, quando quello che dite diventa ogni volta un progetto, un prodotto, un qualcosa che si tocca con le mani e si può apprezzare nelle sue caratteristiche e provare dal vivo, fate letteralmente paura. Se lo fate ripetutamente, poi, diventate appetibili e vi contatteranno da ogni dove. Se per di più siete in grado di riconoscere le persone da evitare da quelle che realmente rappresentano per voi un’opportunità e se in passato l’arroganza vi ha già portato a sbagliare ed avete capito l’importanza del mantenere un atteggiamento umile (assolutamente non sottomesso ma nemmeno di presunta onnipotenza) ecco che gradualmente non sarete più chiamati a sopperire da soli ai problemi che puntualmente si verificheranno nei vostri percorsi di impresa. Ma questo solo perchè prima sarete diventati concreti e credibili, sicuramente non degli accentratori anche se, temporaneamente, potreste passare per tali.

Conoscenza delle risorse e stesura di un business plan calibrato

Ciononostante non è solo una questione di far da sé per risolvere i problemi che vi distanziano dall’ambito e agognato risultato. Molti giovani intraprendenti, infatti, non concretizzano i loro progetti anche per questioni legate al piano di impresa sballato e ad una richiesta fondi spropositatamente alta. Molti chiedono finanziamenti largamente al di sopra del necessario (implicando di fatto il diniego di tale sostentamento da parte delle realtà competenti) proprio perchè non sapendo sbrogliare da soli, o con la propria neonata equipe, diversi passi dei loro progetti, tendono ad affidare un numero eccessivo di compiti a terzi. A questo punto un’idea rimane semplicemente un’idea perchè se non la si sa portare avanti almeno in buona parte da soli, risulterà evidente che chiunque, con in mano il medesimo budget, potrà fare altrettanto.

Il surplus di formazione ottimizza lavoro e risultati

Manca quindi il reale valore aggiunto (la “capacità di…” che deriva solo dall’acquisizione di un surplus di formazione legato alla vostra passione e da quanto vi viene messo a disposizione dal vostro paese per rendervi autonomi). Molti giovani studenti/imprenditori mettono in conto, infatti, uno spreco di risorse immani per l’inetto motivo (di cui non hanno ovviamente colpe finché qualcuno non li informa e forma debitamente) di non riuscire a trovare “soci-colleghi pratici” che siano in grado di concretizzare il loro singolo compito senza far necessariamente riferimento ad aziende terze del settore. Quest’ultime, giustamente, non possono dedicarsi a loro solo in una singola occasione e per un solo componente. E’ opportuno notare che più in Italia scompaiono piccole e medie imprese e più questo fenomeno è destinato ad aumentare decretando di fatto il fallimento di numerosissime ed attraenti idee imprenditoriali di giovani brillanti studenti/imprenditori.

I danni del mercato orientale

Attualmente la realtà prevede che questo buco sia tappato dai produttori orientali che frequentemente però immettono sul mercato anche solo singoli pezzi personalizzati su richiesta del progettista a prezzi competitivi ma dalla dubbia qualità. Pezzi con i quali sicuramente si impara qualcosa e si va un pelino avanti fermandosi però nuovamente molto presto davanti al solito irrisolto problema. Come a dire, se si trattasse del mio esempio, che si trova la ditta orientale che realizza anche un numero ridotto di schede per il controllo di trazione a buon mercato, ma queste schede si danneggiano con le vibrazioni ogni 700 km per errori endemici di progettazione di cui invece l’italiano terrebbe largamente conto… se qualcuno glie lo lasciasse fare (e gli offrisse la libertà di poterlo imparare sin da quando sta portando avanti i suoi studi). Di seguito vi riporto qualche esempio di spreco di risorse che implica poi richieste di finanziamento troppo grandi o lo sperpero del capitale già disponibile in seguito ad un Autofinanziamento o ad una raccolta di CrowdFunding.

L’inseguitore solare di Diego – Parte seconda

Il mio amico Diego, già citato nel precedente esempio inerente gli inseguitori solari, ha fatto a suo tempo una richiesta di fondi molto alta per realizzare la sua idea (circa 200.000,00 Euro). Al di là del fatto che comunque l’emissione, in quel periodo, di una legge ad hoc gli ha impedito di raggiungere i suoi clienti* ed ha fatto chiudere diverse aziende innovative già presenti e operanti sul territorio italiano (cosa di cui non si parla mai tanto quanto si dovrebbe), ebbene, al di là di tutto questo c’è un errore madornale di impresa a carico del mio amico (mi perdoni la sincerità) e senza il quale il suo progetto sarebbe potuto andare avanti anche se con tutti i limiti derivanti dalla presenza di una legge sfavorevole. Diego aveva a sue spese già realizzato il prototipo reale e funzionante della sua idea e lavorava già da anni nell’azienda del padre che si occupa di impianti elettrici civili ed industriali. Diego però si era fissato di voler realizzare un’altra decina di impianti fotovoltaici integrati completi dei suoi inseguitori solari da esporre in ditta (voleva cioè fare “magazzino”, pratica assolutamente da evitare ogni qualvolta risulta possibile, la spiegazione è presente su tutti i testi di Economia ed organizzazione industriale anche delle scuole superiori).

Sarebbe invece stato sufficiente mostrare ai suoi clienti, ed ai potenziali futuri clienti, il suo prototipo funzionante e realizzare poi, di volta in volta su commessa, l’impianto richiesto dal cliente con il denaro da egli stesso fornito durante gli stati di avanzamento. La pratica in principio è sicuramente più laboriosa ma comunque legale, decisamente meno rischiosa (perchè non implica finanziamenti, garanzie e interessi) e più concreta. Oltretutto Diego, qualora avesse ottenuto il finanziamento di 200.000,00 Euro, avrebbe dovuto versare una quota consistente di interessi che facilmente sarebbe stata maggiore dei suoi guadagni, implicando di fatto un debito largamente prevedibile. Nel caso di Diego è stato un bene che il finanziamento non gli sia stato concesso perchè così non ha rischiato di perdere la casa (come garanzia), ma è stato un male per la società che lui abbia abbandonato un così valido progetto che può ancora raccogliere un largo consenso sugli impianti fotovoltaici Stand Alone (integrati o meno) indipendenti dalla rete e dotati di sistema d’accumulo.

*Specie in considerazione del fatto che gli utenti finali sono di frequente male informati sui temi del panorama tecnologico e tendono a scegliere solo le soluzioni incentivate non sapendo cosa si perdono…

La lavastoviglie innovativa di Renato

Il mio amico Renato ha inventato un sistema totalmente nuovo di lavaggio dei carichi delle lavastoviglie. Non ne riporto i dettagli di funzionamento per rispetto nei suoi confronti in quanto trattasi di informazioni riservate, ad ogni modo non è questo il punto. Il dispositivo ideato e realizzato da Renato permette di effettuare lavaggi efficienti con consumi estremamente più bassi anche delle migliori classi A++ presenti sul mercato. Renato è un altro di quei ragazzi dotati di menti prolifiche in continuo “ronzio” su tutto ciò che osservano e che li circonda. Il problema per Renato è stato ancora più complesso del caso precedente. Innanzitutto sapeva di non poter coprire la sua idea con un solo brevetto perchè sarebbe stato facile per la concorrenza cambiare un solo dettaglio e produrlo ugualmente senza il suo coinvolgimento (per una protezione totale infatti occorrono numerosi brevetti sulle varie parti del dispositivo più la protezione di tanti e tali brevetti in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, in Cina, in India, in Giappone, ecc. con costi improponibili per il privato).

Il secondo problema è stato rappresentato dal fatto che Renato dopo esser diventato Perito industriale ha proseguito i suoi studi universitari in altri ambiti, più precisamente in Economia e commercio. Questo ha segnato un deficit in ambito tecnologico, deficit che ha cercato di compensare affidandosi a terzi che hanno operato male sul progetto. Cosa è successo? Migliaia d’Euro sprecati per realizzare un prototipo del costo possibile di 200-300 Euro. Come? Per il semplice motivo che non era assolutamente necessario prototipare l’intera lavastoviglie ma era sufficiente prendere una lavastoviglie già esistente, persino usata, ed effettuare il solo lavoro di upgrade. Le genialità dell’idea di Renato sta nel fatto che la sua proposta costa pochissimo alle aziende ed è facilmente attuabile in breve tempo con contenute modifiche interne alle linee di montaggio. Il risultato è che alcuni signori orientali dell’elettrodomestico (trattasi di una grande azienda di cui non menzioneremo il nome) si sono presentati e non hanno trovato accordi con l’azienda di tutori, consulenti ed innovatori cui si è rivolto Renato. L’idea non era protetta e una carta vincente è stata giocata male. I consulenti volevano modificare** l’intera lavastoviglie con costi esorbitanti di stampi e di progetto mentre Renato sosteneva (ed io concordo circa la fattibilità) che fosse possibile lasciare inalterato il prodotto aggiungendo un semplice optional.

**Un po’ come se vi dicessero che per aggiungere i fendinebbia alla vostra nuova auto è richiesta la riprogettazione e costruzione da zero dell’intero veicolo. Voi affidereste responsabilità di innovazione del paese a menti rigide di questo tipo?

La ragazza del Marketing

Rimanendo sul filo logico del percorso formativo scelto per realizzare i propri progetti mi ha incuriosito di recente il caso di una ragazza che mi ha contattato per propormi una collaborazione con un noto sito web il quale offre preventivi di impianti per uso residenziale. Questa ragazza appare molto laboriosa, in gamba, con una gran voglia di fare ma, non me ne voglia qualora mi stia leggendo, con una pecca non trascurabile.

Costei scrive “articoli tecnici” per un sito web che si occupa di procurare preventivi per impianti residenziali (ad es. fotovoltaici, solari, di riscaldamento, ecc.) ma ha una formazione in economia e commercio. Quando si leggono i suoi articoli si osserva subito il suo entusiasmo ma, se si è del settore, si intravedono rapidamente diversi errori e lacune. Si nota che sono scritti senza conoscere realmente il funzionamento e le problematiche degli impianti e si nota che in definitiva non c’è una forte esperienza dietro a quanto viene scritto ma più una ripetizione di quanto sostenuto dalle ditte che offrono la sponsorizzazione aderendo al portale.

Quando però ci si limita a ripetere ciò che viene riferito da chi quei prodotti cerca solamente di venderli, si rischia di omettere importanti aspetti ed un lettore, che non è un tecnico, può non accorgersene e prendere tutto per buono. Il risultato è che così si rischia di creare confusione specie in coloro che decidono di affidarsi totalmente all’altrui professionalità. Il caos dell’informazione moderna deriva anche da questo. Non si contano più ormai i casi in cui ad esempio giornalisti affermati si limitano a realizzare servizi tecnici sulla base di quanto riferito dall’intervistato senza però andare a verificare la veridicità delle teorie sostenute.

Se si è laureati in economia e commercio, specializzati in marketing o esperti di giornalismo, cosa se ne sa di un ciclo termodinamico, di una struttura, della fattibilità di un progetto, della reale convenienza di una soluzione o delle sue alternative, di un metodo corretto o sbagliato di fare un lavoro tecnico in un cantiere o in un impianto? Onestamente… non a sufficienza. E’ un po’ come se io mi mettessi qui a scrivere articoli su ipotetici suggerimenti per compilare la dichiarazione dei reddititi. E’ ovvio che la questione non regge, no? Rivolgetevi sempre a persone profondamente preparate nel loro settore e che sanno rispondere alle domande più tecniche senza esitare e che, sempre senza esitare, sanno dire “non lo so” quando va detto.

Conclusioni

Se il fruttivendolo prende un finanziamento per aprire una ditta di energie rinnovabili e se il calzolaio si butta in edilizia perchè ipotizza che la cosa possa rendergli di più o se l’assicuratore apre un’officina perchè ha sentito parlare di autoveicoli e il geometra inizia di sana pianta a coltivare biologico… stiamo freschi. E’ come dire che gli altri che hanno studiato o maturato anni e anni di esperienza sono perfettamente sostituibili e quindi, ad onor di questa logica strampalata, quanto studiato/imparato non servirebbe praticamente a nulla. La versatilità nel lavoro può essere una grande opportunità solo se si ha modo di prepararsi a dovere sui temi che si affrontano, altrimenti si genera un nuovo tipo di inquinamento, l’inquinamento da lavoro non specializzato.

Quando non si conoscono i segreti di un mestiere, poi, è molto facile chiedere finanziamenti decisamente maggiori di quelli che occorrono realmente ed innescare una longeva serie di problemi legati alla perdita di denaro, delle proprie garanzie (e quindi persino della casa) e di importanti opportunità di carriera adornate da una buona competitività e da una valida credibilità che dia un seguito ad ogni progetto.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1

Posted by Raffaele Berardi on 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Nel precedente articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati, articolazione “L’istruzione e la formazione”) sono stati espressi, tra i vari temi, due nodi cruciali che meritano alcune righe in più per strutturare un contenuto in grado di offrirvi un reale vantaggio (specie se siete giovani studenti o giovani imprenditori e le vostre idee sono andate in contro ad attriti che non riuscite a spiegarvi).

Non capita spesso di poter leggere simili riflessioni* operate da qualcuno che, invece di sospettarle con una convinzione astratta (e quindi scarsamente utile perchè figlia della maldicenza), le ha vissute in prima persona (da qui l’importanza degli esempi a corredo proposti nel seguito). Del resto, oggi più che mai, sono assai rare le realtà che non appartengono a qualche “entourage” e possono considerarsi realmente neutrali come una piccola Svizzera. Viceversa, quando c’è un interesse dietro, anche le più brave persone tendono a dire una parola di meno ed a curare una volta di più il piatto dove mangiano (dilemma etico di larga diffusione).

Ci sono quindi dei punti chiave, dei nodi, che andiamo ad approfondire con le migliori intenzioni sperando di farvi risparmiare un mucchio di tempo ed inutili amarezze nel perseguimento dei vostri più sani obiettivi.

*Utili, anche se legittimamente si può non essere d’accordo, quantomeno per stimolare il ragionamento e la costruzione di teorie da argomentare, provare ed utilizzare come provocazioni quando la massa inizia a ripetere le cose a memoria senza più capire di cosa sta parlando.

Primo nodo
Tratto dalla nota 1 dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

…Come a dire, in soldoni, che si cerca la collaborazione addomesticata degli studenti piuttosto che una sana competizione con essi (la quale produrrebbe reale innovazione tecnologica e sociale, minori spese per le famiglie, migliori servizi e maggiore libertà).

Nota a corredo del passo citato

Spesso ci si laurea con buoni propositi ma non si hanno gli strumenti per realizzare i propri progetti e quindi si va a lavorare per terzi. Quando si iniziano a proporre reali innovazioni ecco che arrivano le prime risposte negative, i primi “no” incomprensibili per il giovane che, in molti casi, deciderà presto di arrendersi dato che sta mettendo su famiglia, che la moglie gli chiede di non insistere, che vive la gioia di un nuovo piccolo arrivato in casa… E così, come sostenuto dal protagonista del film “This must be the place, Paolo Sorrentino, Italia, Francia, Irlanda, 2011″, Cheyenne (interpretato da Sean Penn), lo sai qual è il vero problema? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “Un giorno farò così”, all’età in cui si dice “E’ andata così”.
Il motivo dei “no” risiede, nei casi peggiori, in “giustificati” timori delle principali figure di impresa di contravvenire a precedenti accordi di mercato quali ad esempio cartelli, monopoli, alternative poco gradite, controllo della domanda e dell’offerta, ecc.

Ulteriori spunti ed esempi sul primo nodo

Non vi sorprenderà sapere che sia io che diversi miei amici e compagni di studi (ma sarà capitato sicuramente anche a molti di voi) abbiamo, nel corso degli anni, richiesto più volte finanziamenti (del tipo espressamente dedicato agli innovatori, alle StartUp, agli studenti più ingegnosi e avventurosi) per idee gagliarde oggettivamente all’avanguardia. Ebbene tutte le idee che portavano reale innovazione sono state frenate o sottoposte a severe condizioni. Un esempio? Anche più di uno e in forma diretta:

L’eBike che poi ha fatto il record del mondo di autonomia

“Raffaele il tuo prototipo di bici elettrica ha troppa autonomia ne dobbiamo immettere sul mercato uno che copra molti meno chilometri altrimenti non se ne fa nulla!”

Progetto poi preseguito con successo autonomamente.

L’inseguitore solare di Diego – Parte prima

“Diego il tuo particolare meccanismo per inseguitore solare che triplica l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici integrati non verrà preso in considerazione perchè è uscita una legge che ne vieta l’uso negli impianti che usufruiscono di incentivi!”

Progetto con un alto potenziale ma abbandonato da Diego.

Il sistema di recupero energia di Nicola

“Nicola il tuo dispositivo di recupero dell’energia che permette alle navi attraccate in porto di risparmiare energia durante la sosta e, di conseguenza, inquinare meno non è stato preso in considerazione ma non sappiamo fornirti un motivo preciso.”

Progetto stimolante ma abbandonato da Nicola.

Il Financial Technology

Agli antipodi casi nettamente opposti con finanziamenti da capogiro (che tutti potete verificare con semplici ricerche) nell’ordine delle centinaia di migliaia d’Euro e, in alcuni casi persino di milioni e milioni di Euro, in ambito Financial Technology (pagamenti elettronici, e-commerce, software, hardware e siti web dedicati a servizi finanziari; transazioni, tariffe e commissioni proposte in varie forme e vesti ma che gira e rigira rappresentano sempre la stessa solfa) ovvero nell’ambito in cui risiedono logiche dell’indebitamento e del controllo dei flussi di denaro.

Conclusioni

Richieste di cifre ragionevoli, nell’ordine di alcune decine di migliaia d’Euro e, in alcuni casi, anche solo di poche migliaia d’Euro, utili a realizzare dispositivi che offrono progresso e vantaggi tangibili all’utente finale, sono state negate senza troppi giri di parole. Come a dire, in sostanza, che se un’idea promuove un’alternativa che permette un concreto risparmio per l’uomo, questa difficilmente troverà un sostegno (a meno che non provvediate da soli ad esempio con l’Autofinanziamento o, per chi preferisce, con il CrowdFunding) e le persone difficilmente potranno avvalersi di tecnologie (tra l’altro attualmente già disponibili nella maggior parte dei casi, ma non diffuse) utili per “risparmiare” e “migliorare realmente la qualità delle loro vite”; se invece un’idea promuove un sistema che comporta carichi supplementari di spese, indebitamento, dipendenze e, ove possibile, speculazioni, ecco che ad un tratto l’ingranaggio diventa ben oliato e inizia a girare con attriti quasi nulli.

Continua…

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