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La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione

Posted by Raffaele Berardi on 9 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Introduzione

Oggi fa un mese esatto che non riesco a pubblicare i miei articoli. Nonostante abbia già scritto numerose bozze ed abbia perfettamente chiaro quali temi trattare, quali fonti contattare, quali spunti inserire, quali viaggi fare, non riesco a trovare un momento di tranquillità per riprendere la concentrazione ed organizzare contenuti di qualità come si conviene ad una seria e prolifica divulgazione. La causa risiede nel fatto che il sistema Italia da troppi anni continua a non funzionare e gli effetti dei conseguenti danni non tardano a farsi sentire. Se fosse solo per reale incompetenza degli addetti ai lavori potrei anche capire (in parte) ma… che si tratti di precise volontà per mettere il paese in ginocchio ed annullare slealmente la sua competitività, proprio non lo posso tollerare.

Io mi occupo di studiare, ricercare, imparare e, al momento opportuno, progettare, sperimentare e costruire. L’oggetto delle mie ricerche, dei miei studi e dei miei progetti, è generalmente utile ad un enorme numero di persone (vedi l’intro alla pagina STUDIO). Quindi questa mia volontà nello studiare, ci si aspetterebbe, dovrebbe esser premiata in qualche modo in quanto rara ed al contempo necessaria. Ma secondo voi è ciò che realmente accade? Ovviamente no (scialba domanda retorica) anche se un lieto fine per fortuna c’è. Grazie ad una formazione extra (non prevista dagli ordinari percorsi di studio), ho imparato a risolvere da solo molti dei problemi che echeggiano nel quotidiano. Naturalmente quel poco che posso fare da solo è utile solo ai miei familiari e me però, se desiderate seguire nella lettura, è probabile che riesca ad offrirvi una scossa utile a credere di più nel vostro potenziale nascosto. Certo non posso esporre chiaramente la mia strategia sulle questioni economiche, del lavoro, dei trasporti, dell’energia, dell’innovazione, e molto altro, per il semplice motivo che, per fare una legge sciocca che renda illegale la mia vita pare che bastino pochi giorni, mentre per emettere leggi utili all’intero paese pare non siano sufficienti diversi decenni.

Sono naturalmente portato per affrontare i problemi di tutti i giorni (di diversi livelli di difficoltà e che si estendono dalla microeconomia all’ingegneria, dalla burocrazia alle truffe, dalla giovane impresa all’organizzazione di servizi, dai trasporti all’energia, dall’innovazione alla legislazione, ecc.), analizzarli e, sovente, persino risolverli. Non son fatto per ignorarli attendendo l’improbabile intervento di qualche chimerico personaggio… A tutto però c’è un limite, cominciamo quindi con qualche utile spunto.

Continua…

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Tratto da | Taken from
Matrix, Lana e Andy Wachowski, USA, Australia, 1999

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Crisi? Ora è il turno dei semiconduttori

Posted by Raffaele Berardi on 24 febbraio 2015

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Il combattuto mercato dei semiconduttori

Fonte: STMicroelectronics N.V. | Samsung Group | Note a cura dell’autore

Il gruppo italo-francesce STMicroelectronics, il massimo produttore europeo di semiconduttori, ha registrato un andamento negativo delle vendite nel terzo trimestre 2014.

Il fatturato globale è sceso del 6,3% rispetto al medesimo periodo del 2013. Per tale ragione è stato avviato un piano di ristrutturazione e di riduzione dei costi d’esercizio.

Ci si pone l’obiettivo di raggiungere entro il terzo trimestre 2015 una riduzione dei costi di esercizio di 100 milioni di dollari statunitensi. Per ottener ciò verranno accorpate alcune divisioni, soppresse alcune produzioni ritenute secondarie ed il numero di dipendenti verrà ridotto di 450 unità in tutto il mondo.

Il gruppo Samsung, invece, nel terzo trimestre 2014 ha registrato un calo delle vendite di semiconduttori addirittura del 31% ed il fatturato globale è calato del 9%.

Tra le cause dell’andamento negativo vi sono la flessione del mercato dei processori e la concorrenza non trascurabile del cinese Xiaomi. Anche Samsung sta avviando un piano di ristrutturazioni. Ad esempio verrà ridotto l’organico nel centro di progettazione di Sophia-Antipolis (Francia meridionale) da 110 a soli 20 specialisti qualificati.

Come abbiamo più volte spiegato è assurdo credere che i giganti offrano posti di lavoro sicuri. Se c’è una crisi, infatti, questa verrà avvertita prima proprio dai giganti e, solo in un secondo momento, da una piccola attività commerciale ad esempio. Il lag dipende dal tipo di settore e dal particolare momento che sta vivendo.

Inoltre, come potete vedere, il modello della crescita costante e continua non esiste, prima o poi la curva scenderà e se non si offrirà qualcosa di nuovo o, nel peggiore dei casi, non si effettueranno i dovuti tagli ai costi, la curva non salirà di nuovo e la situazione si farà preoccupante. Vedi il nostro articolo: Il modello della crescita costante e continua non esiste

Le crisi infatti sono cicliche e largamente prevedibili dagli esperti che suggeriscono i cambiamenti di assetto aziendale. Senza contare poi che le perdite di fatturato globale di un gruppo non scompaiono nel nulla ma si trasferiscono nelle casse di qualcun altro (nello specifico analizzato in questo articolo chi ha registrato una crescita grazie al calo di STMicroelectronics e Samsung è il sudcoreano SK Hynix che nel terzo trimestre 2014 ha registrato una crescita del 6%). A tal proposito puoi leggere il nostro articolo: La nazione come il Monopoly

Altro motivo per cui un articolo simile è importante, non sono tanto i dati, che cambieranno e diventeranno cumuli di numeri utili a pochi, bensì la logica che vi è dietro. Guidare una grande azienda è uguale a guidare una grande nave, le reazioni alle manovre sono molto lente, ragione per cui un bravo capitano deve anticipare debitamente ogni manovra per essere sicuro di verificarne gli effetti al momento richiesto.

Essere piccoli quindi offre il vantaggio che hanno gli insetti, sono comunque forti, prestanti ma leggeri e agilissimi nei cambi di rotta (vedi le mosche). Questo fa sì che, con un minimo di intelligenza, si possano adattare quasi istantaneamente ad un cambiamento e sopravvivere. Vuoi fare le cose in grande? Agire in piccolo potrebbe essere una carta vincente.

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Cosa sta accadendo all’Italia dei giovani?

Posted by Raffaele Berardi on 16 gennaio 2013

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Sembra che si preferisca non far nascere nuove famiglie…

Da un punto di vista matematico quanto riportato dai media negli ultimi anni porta ad una palese contraddizione. Da un lato si afferma infatti che chi si occupa della gestione dello stato sia perfettamente in grado di assolvere il compito e dispone della dovuta competenza. Dall’altro lato il popolo sostiene di essere stato messo nei guai da scelte improprie. Si giunge quindi ad un’evidente contraddizione in quanto, chi è capace di affrontare nel modo corretto una situazione non può produrre un danno. Ci sono a mio avviso solo due modi affinché ciò sia possibile: o chi sostiene di essere competente non lo è, oppure le operazioni effettuate altro non erano che previste da un’equipe di esperti che non potendo più rimediare ad una situazione estremamente grave, hanno posto rimedio solo a parte di essa lasciando nei guai tutti quelli considerati, per così dire, out of order.

Sulla base di questa premessa vorrei porre all’attenzione una semplice serie di riflessioni, l’una connessa all’altra, scaturite semplicemente osservando il mondo che ci circonda attualmente.

In Italia è ormai chiaro che vi sia una carenza di strutture e servizi adeguati atti ad accompagnare nella “crescita” nuove famiglie (chiariamo subito che con il termine “crescita” si fa riferimento alla nascita di un nucleo familiare, alla sua formazione ed affermazione ed al suo mantenimento). Nuove famiglie significano di conseguenza ulteriori impegni e problemi per chi in realtà dovrebbe star loro accanto in seguito al pagamento delle tasse.

La crescita demografica subisce un notevole rallentamento nel momento in cui i giovani non godono delle condizioni necessarie e sufficienti per formare un nucleo familiare.

Tra le cause prime del forte calo di nascite di nuovi nuclei familiari non vi è solo l’impossibilità di riuscire ad avere una casa, ma ancor prima la quasi totale impossibilità di trovare lavoro a condizioni umane, civili.

L’assenza di denaro per garantire retribuzioni corrette alimenta il fenomeno dei lavoratori extracomunitari che meglio degli italiani si adattano a situazioni ostili (venendo loro, non di rado, da situazioni peggiori).

Si ripropone così la situazione dell’Italia del dopoguerra che visse uno straordinario momento di ripresa economica grazie ai bassissimi salari che rendevano la nostra nazione oltremodo competitiva sul mercato. Ciò fu possibile poichè, in un modo o nell’altro, la gente fu disposta a tutto pur di venir fuori da un periodo di atroci sofferenze.

Calano le famiglie italiane benestanti, si riduce il processo di formazione di nuovi nuclei familiari, calano le nascite, lo stato spreme all’ultima goccia i suoi “agrumi” e riesce a far fronte (momentaneamente…) alla situazione con una minore offerta di servizi e diritti.

Il risultato è che, chi può, si fa aiutare dall’altro coniuge ancora occupato, altri tornano a casa dalle famiglie cercando di ottimizzare al limite le pensioni (o comunque i redditi) dei genitori per garantirsi almeno di poter mangiare e dormire sotto un tetto, altri ancora se ne vanno all’estero, i più sbandati fanno scelte opportunistiche, diversi si buttano nell’illegalità, altri ancora tirano la cinghia ma ce la fanno ancora, altri vivono il benessere in modo più pacato. Infine continuo a sapere che qualcuno tramite raccomandazioni, nonostante la riduzione dei servizi da parte dello stato, ha preso il posto presso enti comunali, provinciali o regionali per muovere fogli di carta da una stanza all’altra (potendo così tirare un sospiro di sollievo), fare spallucce dei problemi e, come è accaduto per degli amici/conoscenti (non lo nego) permettersi persino di criticare le scelte e la condotta di vita altrui (rubando così alla Duna la posizione al vertice della bruttezza). Un po’ come se quello con l’orto esposto sempre al sole andasse a dire incompetente all’altro che ha subìto i danni della grandine.

Quindi la situazione si traduce in tasse al massimo, servizi ridotti al minimo e poveri innocenti che pagano altrui errori. Questo non fa altro che confermare la teoria inizialmente esposta. Se si tratta quindi di un intervento competente, significa che questo era organizzato fin dal principio in tal modo. Se invece non vi era alcuna organizzazione dietro le scelte che abbiamo visto piegare l’Italia, significa che non c’è stata competenza. Certo è che la seconda opzione sembra piuttosto surreale ma lascio a voi, ovviamente, il libero pensiero.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

Parola d'ordine: Spremere.

Image’s copyright: Megan Fizell – www.feastingonart.com

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

Posted by Raffaele Berardi on 20 giugno 2012

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Un sinusoide rappresenta meglio i cicli del mercato

Crescita, crescita, crescita… quante volte senti ripetere fino alla noia questo termine? A forza di sentirlo così spesso si ha come l’impressione che ci si sforzi affinché la crescita sia perenne, eppure qualcosa non torna. Crescere in modo costante e continuo non è logicamente possibile perchè ciò equivarrebbe ad affermare che puoi riempire una scatola all’infinito o che il pianeta terra disponga di risorse infinite e che quindi ci sarà sempre più petrolio, sempre più materie prime, sempre più risorse idriche e così via. “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma – Antoine Laurent de Lavoisier, chimico, biologo, filosofo, economista francese, 1743-1794”. Il totale di quello che “è” è sempre il medesimo all’interno del sistema in cui viviamo (e quindi almeno all’interno del nostro pianeta), ciò che cambia è la forma sotto cui si presenta. Preziose materie prime, ad esempio, giacciono in milioni di discariche presenti nel mondo ed in una forma che non è utile all’uomo e, anzi, danneggia l’ambiente. Purtroppo chi vive da padrone questa scena è interessato solo al presente, al proprio presente, e ignora le conseguenze di scelte opportunistiche.

Allo stesso modo l’economia funziona come una scatola o tutt’al più come un insieme di scatole che scambiano i loro contenuti a vicenda (vedi l’articolo: La nazione come il Monopoly). Matematicamente, per offrire la “sensazione” che la crescita sia, o debba essere, costante e continua, vi è un unico modo: ignorare il fatto che mentre un sotto-sistema si arricchisce, un altro sotto-sistema si impoverisce. Il denaro si trasferisce, non si moltiplica. Il denaro si muove su intuizioni, su speculazioni, sulla conoscenza anticipata di preziose informazioni, ma non può essere moltiplicato. Moltiplicarlo equivarrebbe a svalutarlo, immettere moneta aggiuntiva porta inflazione certa. Così per rendere questo fenomeno meno surreale, si “generano crisi” che hanno lo scopo di alimentare le speculazioni e di indurre il pensiero che se non ci fosse stato un momento negativo per i mercati, la crescita sarebbe continuata normalmente come in precedenza. In realtà la crisi è diretta conseguenza della crescita, mentre la sensazione di “ri”crescita è proprio la diretta conseguenza dei danni causati da una crisi molto più calcolata di quanto si possa immaginare. La crescita è fittizia, si tratta di una grande partita di Monopoly in cui ogni giocatore che esce rimette in circolo nel sistema quello che aveva (liquidità, proprietà, operazioni, imprese, capitali di varia natura). Ciò che perde il giocatore uscente diventa di proprietà di chi ha innescato il fenomeno o di coloro i quali, ignari, fanno parte di un sistema, che anche se per ora li ha risparmiati, prima o poi potrebbe colpirli senza pietà alcuna.

Non si parla del fatto che in Italia vi è un suicidio al giorno tra i disoccupati e, un suicidio ogni quattro giorni tra gli imprenditori in grossa difficoltà. Ognuna di queste scomparse causate dalla crisi è un tornaconto per chi doveva mantenere e offrire servizi al singolo individuo (disoccupati, cassintegrati, dipendenti in mobilità, imprenditori in difficoltà, ecc.) e per chi trova ora sulla scena un concorrente in meno (ad es. l’imprenditore che non ha retto). Meno aziende producono il bene x, più opportunità di crescita ci sono per le aziende che resistono più a lungo. Attenzione però, questo non significa che il sistema è innescato dalle aziende che attualmente si trovano nella posizione migliore. Questo sistema è automatico, ce lo auto-induciamo quando crediamo al modello della crescita continua anziché a modelli basati sulla produzione e lo scambio a breve distanza, sulla filiera corta e sullo scambio a livello mondiale dei soli beni particolari, tipici e caratteristici per ragioni naturali, culturali e di specializzazione. Il gioco economico termina quando l’unico concorrente rimasto non può più crescere da solo… crescere rispetto a chi, crescere alimentato da cosa?. La crisi economica rimescola le carte e ridistribuisce prima di tutto l’operato dei più piccoli verso l’alto, dopodiché non fa eccezioni e guarda le grandi realtà con un occhio a dir poco goloso.

Il fenomeno delle crisi economiche è ciclico, tuttavia non può essere assimilato ad una normale onda sinusoidale in quanto ciò equivarrebbe ad affermare che, una volta terminata una crisi economica, le condizioni possano tornare al pari della migliore situazione precedente. Ovviamente così non è, si verificano infatti delle perdite le quali, in fase di ri-crescita, portano a massimi relativi (o picchi) via via più bassi. Il fenomeno della crisi economica ciclica può pertanto essere assimilato ad un’onda sinusoidale smorzata. Via via che l’onda si affievolisce l’unico modo per riportarla ad uno stato accettabile aumentandone l’ampiezza (riferimento alla zona rossa del grafico riportato in basso) consiste nell’immettere nel sistema capitali, risorse, innovazione… Ora la logica domanda è: “Dove prenderli?”. Solamente in seguito a fenomeni storici disastrosi quali ad esempio la seconda guerra mondiale, si è assistito ad un reale boom economico di crescita il quale tuttavia si è fondato soprattutto sulla larga disponibilità di manodopera a basso costo e sulla conseguente competitività dei prezzi sul mercato.

Einstein diceva che tutto dovrebbe essere fatto nel modo più semplice, ma non è semplice. Infatti per fare le cose nel modo più semplice, dobbiamo molto spesso farle prima in modo più complicato e, in seguito a numerosi fallimenti o risultati insufficienti, o parzialmente soddisfacenti, renderci conto di cosa complicava il meccanismo di funzionamento e di cosa togliere, cosa lasciare, cosa modificare, cosa aggiungere. E’ sbagliando che un bambino impara, è cadendo che capisce come muovere una gamba davanti all’altra, come mantenere l’equilibrio; una volta imparato poi si ritiene semplice, intuitivo e scontato il fatto di saper camminare anche se in realtà è stato difficilissimo capire come fare, come rendere semplice e naturale un’azione. Non esiste la crescita costante e continua, può esistere una sensazione di questo concetto instabile e fortificata dall’informazione errata che circola. Esiste invece un modello che attualmente è ben rappresentabile con un’onda, e come un’onda di mare può portare via tutto.

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Il fenomeno delle crisi economiche è ciclico, tuttavia non può essere assimilato ad una normale onda
sinusoidale in quanto ciò equivarrebbe ad affermare che, una volta terminata una crisi economica le
condizioni possano tornare al pari della migliore situazione precedente. Ovviamente così non è, si
verificano infatti delle perdite le quali, in fase di ri-crescita, portano a picchi via via più bassi. Il
fenomeno della crisi economica ciclica può pertanto essere assimilato ad un’onda sinusoidale smorzata.

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Intervista ad un bancario

Posted by Raffaele Berardi on 13 marzo 2009

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: La crisi delle banche vista dall’interno

Sono andato a trovare un amico che non vedevo da tempo. Lui lavora in banca, è laureato in economia e commercio e mi ha voluto raccontare le sue impressioni. Ciò di cui si fa un gran parlare ma di cui in realtà si parla poco. La mia intenzione non è quella di scrivere un lungo articolo pesante e noioso. Non lo leggerebbe nessuno. Così, sinteticamente, vi racconto i punti risultanti della nostra lunga chiacchierata.

Domanda

Meglio un grande gruppo bancario o la piccola banca sotto casa, un credito cooperativo ad esempio?

Risposta

Un grande gruppo probabilmente può darti più sicurezza a livello di disponibilità di denaro, tuttavia difficilmente ti concederà un mutuo. Questo perchè la domanda che farai al tuo consulente verrà inoltrata al suo superiore, poi al direttore… Il direttore a sua volta la passerà a tutta una serie di suoi superiori che, molto spesso, nemmeno si conoscono. Figuriamoci se conoscono il cliente o se sanno se realmente possono fidarsi di lui. Risultato? Il mutuo viene facilmente rifiutato. La piccola (piccola si fa per dire) banca ti offre il vantaggio che molto facilmente puoi conoscere il direttore, parlarci spesso… lui sa che lavoro fai, ogni tanto osserva il tuo conto e, per fortuna ha pochissimi superiori a cui far riferimento per la domanda di un mutuo. Questo fa sì che molto più facilmente la tua domanda di mutuo possa essere accettata.

Domanda

Molti parlano di crisi generale. Ha comunque avuto un grosso peso la crisi propria delle banche. A cosa è dovuta secondo la tua opinione?

Risposta

Negli ultimi anni le banche hanno puntato, credendolo un buon invenstimento, alla concessione di un numero sempre maggiore di prestiti e mutui. Sebbene sembri un discorso molto valido, il rovescio della medaglia sta nel fatto che molte… moltissime persone, non hanno adempito al loro impegno di pagamento delle rate. Questo per vari motivi, ma è un discorso soggettivo che varia da caso a caso. Il risultato è stato che le banche pur prendendo i beni ipotecati si sono trovate a far fronte a notevoli difficoltà per risanare le perdite. Semplicemente è collassato un sistema.

Conclusioni

Se banche e finanziarie avessero prestato più denaro ai giovani imprenditori e meno denaro per il consumismo, vedi ad esempio la moltitudine di prodotti presi a rate sacrificando una parte troppo elevata di stipendio, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Invece in Italia ottenere un prestito per acquistare delle attrezzature di lavoro è una cosa difficilissima, mentre trovare la rata (famoso tasso zero…) per ostentare la ricchezza con un’auto che non possiamo mantenere è lecito e concesso molto più facilmente. Un’idea davvero poco produttiva…

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