Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Rubrica: Aspetti psicologici della società, Così è la vita

Titolo o argomento: Ontologia

La gente evita di stare sola a ritagliarsi tempo per pensare…
…perché dal pensiero viene la ragione,
dalla ragione viene la presa di coscienza
e dalla presa di coscienza vengono le paure.

Le paure costano impegno, quindi fatica.
Si perde l’illusione della facilità, della comodità, del paradiso in terra
e i lati filosofico, antropologico e matematico della vita si intrecciano,
si combinano e si escludono, come materia e antimateria.

Raffaele Berardi

La paura

La paura, d’altra parte, è un ottimo punto di partenza per coltivare esperienza e verificare se la tesi iniziale che ci spaventa è vera o meno. Affrontare la paura forgia il carattere di una persona. Si può aver paura di fare impresa, aver paura di non reggere uno stress, aver paura di perdere, aver paura dell’ansia da prestazione in una qualunque abilità. E si può scoprire, quando magari si è costretti ad affrontare quella specifica paura che ci affligge, che quel che ci spaventava non aveva alcun senso di essere così invalidante e che, tutt’altro, rappresentava per noi una passione che mai avremmo pensato prima. Combattere la paura fa sempre bene. Personalmente da bambino non avevo una paura comune e tutto sommato razionale come quella del buio (se non vediamo quel che c’è intorno a noi possiamo temere che accada qualcosa di inaspettato e meno controllabile), anzi mi divertivo a fare piccole esplorazioni con la torcia proprio la sera nella campagna dove sono cresciuto.

Però avevo paure che non si spiegavano razionalmente come ad esempio la paura delle moto (ovviamente mai guidate da bambino e quindi non avevo idea di perché le temessi così tanto), avevo paura dei cani che mi facevano le feste (quando sollevavano le zampe per appoggiarsi a me scappavo come un matto), soffrivo di vertigini anche da altezze minime (non riuscivo nemmeno a salire su una scala), avevo paura dell’acqua alta al mare e in piscina (mi dovettero prendere in braccio e buttarmi a mollo per farmi capire che non c’era nulla di cui preoccuparsi davvero).

La moto, i cani, il volo, l’acqua… Guarda caso le cose che con il tempo, crescendo, sono diventate le mie prime passioni, i miei maggiori piaceri, le più grandi soddisfazioni. Ma cosa sarebbe successo se non avessi affrontato quelle paure? Beh è semplice, mi sarei perso il meglio.

Le guerre multiformi

Oggi viviamo attraversando quotidiane guerre multiformi (da quelle di tipo pandemico a quelle “tradizionali” con le armi passando per quelle economiche, finanziarie e sociali) e, forse, è sempre stato così. Ma di una cosa sono certo: vale la pena affrontare la paura che ogni avversità incute. Si può anche uscirne perdenti ma per farcela, un giorno, a uscirne vincenti è bene affrontare con tutte le proprie forze la propria singola emergenza senza attendere che altri perfezionino le cose per noi. Quel che oggi, in questo momento, ci fa paura, un domani si trasfomerà in esperienza utile per qualcosa che nemmeno ci aspettiamo e senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Quel che oggi è difficile, una volta superato, potrebbe apparirci facile al punto da farci chiedere: “Perché ne avevo così tanta paura?”. Andrebbe evitato in ogni modo di evitare il problema, di non affrontare i propri mostri, perché se non si affronta un problema, ogni difficoltà successiva farà sempre più paura e magari, un giorno, si scoprirà che si trattava di una paura irrazionale verso qualcosa che poteva persino appassionarci.

Giovani fragili

Intrattengo lunghi dialoghi con Maestre di Scuola Materna, Scuola Elementare, Professoresse di Psicologia, di Scienze Umane, di Educazione Civica. Mi raccontano di come la pandemia di questi ultimi due anni abbia colpito profondamente i bambini e gli adolescenti, dei disagi all’interno delle loro famiglie, di quanto le giovani coppie attuali mollino troppo facilmente, alle avvisaglie dei primi problemi, separandosi, facendo collassare i propri figli nel vizio, nell’irrazionalità, nell’insensatezza, nello sconforto. Si tratta di dialoghi pieni, costruttivi, profondi, densi di contenuti, che rispecchiano volontà, sensibilità, voglia di fare da parte di preziosi insegnanti che però terminano ben presto i loro percorsi nel vuoto se le famiglie si disgregano come castelli di sabbia alla prima sollecitazione. Sono fragili, hanno bisogno di un legante, di essere strutturati e invece, quasi come se si coltivasse debolezza umana per un profitto subdolo, ovvero la facilità di gestione delle grandi masse impoverite e inermi, si elargiscono pressanti spinte al consumo, al possesso superfluo, inutile, alla gara, al confronto con gli altri nell’avere oggetti sciocchi, sciapi, privi di qualsiasi reale consistenza. E collassiamo come invertebrati privi di neuroni davanti ad uno smartphone.

L’attesa della perfezione

Che sia una pandemia, che sia poi una guerra, l’ennesima, che sia una crisi economico-finanziaria, che sia un dramma sociale, che siano errori nostri… ci sarà sempre una difficoltà ad aumentare gli attriti tra noi ed il percorso lungo il quale vorremmo scorrere più liberamente. Se attendete che tutto diventi perfetto prima di partire, non realizzerete mai nulla, starete rigidamente fermi avviluppati da uno scomodo involucro irregolare. Siate come l’acqua, prendete la forma, adattatevi piuttosto alle diverse situazioni e livelli di difficoltà apportando le vostre ingegnose soluzioni purché queste rispettino le due condizioni che amo ricordarvi: agite nel rispetto della legge, agite in modo che le vostre idee non danneggino gli altri. Se ci riuscite allora siete davvero in gamba.

Pertanto

Non penso occorrano discorsi prolissi e noiose paternali, sarebbe sufficiente una sana autocritica anche da parte di chi si sente nel giusto: siamo sicuri che il nostro attuale modo di vivere sia quello corretto? Il benessere raggiunto dai nostri genitori è stato l’innesco della nostra debolezza? Abbiamo ereditato troppa comodità? Personalmente qualche salutare dubbio lo riserverei. Mettiamocela tutta! In gamba ragazze e ragazzi ; )

Il pensatore, scultura bronzea dell’artista francese Auguste Rodin