Non parlare con carisma di cose che non conosci…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi ha studiato a fondo è più mite, imparziale ed equilibrato, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

…potresti generare danni nelle persone che ti seguono.

Alcuni giorni fa ho letto un post di un conoscente. Parlava delle vetture elettriche, della Tesla Motors, dell’inquinamento, dalla CO2, del metano, delle vetture ibride, delle celle agli ioni di litio…
Il discorso era presentato bene ed i principi enunciati si basavano su buone intenzioni ma per un tecnico del settore era immediato accorgersi degli enormi sfondoni presenti, delle immense lacune sul tema da parte di chi ha scritto e delle continue ed enormi inesattezze di fisica riportate nel testo.

Non parlare con carisma di cose che non consoci… rischi che la gente che ti segue ti creda, rischi di diffondere pensieri errati. L’energia che spendi nel rendere virale una castroneria è minima; l’energia che occorre per andare poi a spiegare a tutti gli enormi errori, perché si è caduto in tali errori e come sia realmente la verità, è enorme. Diffondere disinformazione, anche se si era partiti da buoni propositi, non fa altro che alimentare rabbia, malumori, confusione e la disinformazione stessa.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Impara cosa vuol dire:

Dimostrare le tesi sostenute”;

Studiare al di fuori di internet su testi professionali”;

Studiare al di fuori di internet su atti di convegni di ricercatori accreditati”;

Studiare al di fuori di internet su tesi di laurea e dottorati di ricerca”;

Studiare al di fuori di internet presso centri di ricerca con veri ricercatori”;

Studiare al di fuori di internet realizzando vere prove pratiche con veri strumenti professionali”;

Realizzare veramente le cose che si dicono, in modo pratico (e quindi dedicando ad esse la maggior parte del proprio tempo) per verificarle nella vita reale”;

“Studiare presso un corso di Laurea perfettamente aderente alle proprie materie di interesse”;

“Andare oltre i normali piani di studi per alimentare costruttivamente la voglia di conoscere tali materie”;

“Realizzare progetti che coniugano tutto l’insieme di conoscenze maturate”.

Sicuramente non iscriversi a scienze politiche, economia, ecc., per poi dare giudizi a forfé di Ingegneria Meccanica. Perché magari se ti sei iscritto a scienze politiche (tanto per fare un esempio) sai bene come parlare alle folle, quali riferimenti storici richiamare per avvalorare le tue tesi e tanti ti seguono affascinati dalla tua esposizione, ma potresti aggrovigliarti tra gli strafalcioni inerenti altre materie senza nemmeno accorgertene danneggiando così quelli che volevi in principio aiutare. Al contrario, se vieni da Ingegneria (in questo caso Meccanica, Meccatronica, Aerospaziale…), potresti avere un modo complesso di parlare, pochi che ti seguono, ma avere le informazioni corrette da divulgare con rigore scientifico.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Per favore.

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

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La tipa che, una volta scoperto da te qual è il problema tecnico, non vuol pagare

La protagonista di questo esempio è risalente anch’essa ad un caso reale il quale, nello specifico, ha stimolato la scrittura di questo post per un’accentuazione decisamente pronunciata dei tratti che lo definiscono.  Questo caso è rappresentativo di un fenomeno tutt’altro che isolato, alimentato ormai da una comunità di individui non trascurabile ai quali il tecnico, il libero professionista e l’artigiano, in particolar modo, sono esposti.

Il soggetto in esame richiede un’assistenza tecnica di un bene di consumo. Al telefono si presenta cordiale ma con una nota d’ansia di cui è bene tenere conto. Fissa un appuntamento, è disponibile ma cerca di anticipare la diagnosi e dichiara apertamente quale, a suo avviso, è il problema tecnico del prodotto. In questo caso specifico sostiene che una scheda elettronica abbia cessato di funzionare ed andrebbe sostituita.

Rimandando il verdetto finale ad un’attenta analisi si viene a scoprire che il problema è in realtà ben più semplice. A monte, infatti, la scheda elettronica del dato caso, non funziona per l’assenza di alimentazione elettrica provocata dall’interruzione di un cavo elettrico. Ben venga quindi, in seguito ad un’attenta ed onesta analisi, un problema che all’apparenza risultava complicato e particolarmente dispendioso, si riduce al semplice riallacciamento di un cavo elettrico mediante opportuno ricablaggio.

La prima anomalia

Ed ecco che si manifesta la prima anomalia. La soggetta in questione, scoprendo che non si tratta della scheda, non sembra apprezzare minimamente l’onestà del tecnico e, anzi, lo riprende con irrazionale ed inflessibile severità sostenendo che l’intervento è stato inutile. Il tecnico mortificato sostiene che se egli fosse stato un poco di buono avrebbe potuto ingannarla agevolmente, sostituire una scheda che non andava sostituita (perché sana), guadagnare di più ai suoi danni facendo perno sulle sue ostinazioni, nonché sulla sua assodata ignoranza in materia, ed evitando un rimprovero il quale, per assurdo, in caso di imbroglio, si sarebbe risparmiato.

La seconda anomalia

La seconda anomalia è rappresentata dal fatto che, se si fosse sostituita la parte ipotizzata dalla cliente, si sarebbe alimentato il suo orgoglio entrando nelle sue grazie ed ella avrebbe speso di buon grado cifre di ben tre o quattro volte superiori. Follia completa.

La terza anomalia

La terza ed ultima anomalia riscontrata risiede nell’avversione della cliente di voler pagare l’intervento, seppur economico, che ha risolto il problema tecnico del prodotto a seguito del ripristino del collegamento di un filo. Le parole, sconvolgenti, sono state: “Eh, se sapevo che bastava ricollegare un filo… me lo facevo da sola!”.

Come a voler dire che l’intervento del tecnico è risultato inutile. Ma questo non è palesemente vero in quanto la cliente, oltre a non sapere effettuare l’intervento tecnico, non dispone delle conoscenze teoriche e tecniche per rilevare quale sia il guasto.

A posteriori tutto è facile

A posteriori è tutto facile, la difficoltà sta nel trovare, in prima analisi, una persona onesta, in seconda analisi una persona competente che conosce il prodotto e tiene conto solo parzialmente delle ipotesi di un cliente perché ad esso antepone la propria esperienza di tecnico anziché influenze irrazionali e disorientanti (un po’ come accade dal medico quando i pazienti più snervanti si presentano con la diagnosi -magari letta su internet-).

La questione centrale risiede nel fatto che la difficoltà non è ricollegare il filo, la difficoltà è scoprire che c’è un filo da ricollegare. Per meglio comprendere, se leggiamo circa una scoperta scientifica tra quelle più a portata d’uomo, o di un metodo matematico accessibile anche ai non-matematici oppure, ancora, veniamo a sapere come funziona un semplice dispositivo tecnologico che tanto successo ha riscontrato, spesso pensiamo che ci potevamo arrivare anche noi. Però, il fatto che così non è stato, dimostra quanto in realtà sia complicato e quante conoscenze di base comporti, il saper raggiungere soluzioni “semplici”.

Non è semplice

Einstein lo diceva sempre e non so in quanti articoli ormai ho citato le sue parole: “Ogni cosa dovrebbe esser fatta nel modo più semplice, ma non è semplice”.

Continua…

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Intro
Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 1
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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 3
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L’Italiano, la Matematica e la Comunicazione visiva

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione, Narrativa

Titolo o argomento: Il legame tra la lingua italiana, la matematica e la comunicazione visiva

L’Italiano e la Matematica si coniugano trionfalmente nelle espressioni logiche. Il primo ha bisogno della seconda per la formulazione di frasi che abbiano un senso, per l’appunto, logico.
Al contempo la matematica ha bisogno dell’italiano per esprimere i suoi fondamenti, i suoi assunti, le sue ipotesi, le sue dimostrazioni…
I numeri nutrono le espressioni logiche e le lettere le raccontano.
La comunicazione visiva, infine, tramite le arti grafiche, può esprimere queste miscele universali facendo uso delle figure retoriche.
Nuovamente il segno grafico ha bisogno delle lettere e le lettere hanno bisogno di un segno grafico ed entrambi hanno bisogno dei numeri per avere un senso che si esprime attraverso i tre.
Ed ogni cosa è avvolta dentro un codice che fa capo al Creatore dell’Universo… e del codice.

Raffaele Berardi

Di seguito il medesimo elaborato che ho scritto però coniugando testo, logica, grafica e un piccolo tributo all’Identità di Eulero. Appare evidente come la resa sia più piacevole o, quantomeno, di maggiore effetto. A mio avviso la presenza di colori e la fluenza delle linee rende il testo più armonioso, in grado di dislocare il lettore dal monitor ed accompagnarlo in un percorso itinerante da una dimensione di partenza (il luogo fisico ove ha avuto accesso a questo articolo) ad un’altra di sviluppo (dove sta elaborando i pensieri suscitati non solo dal testo ma anche dall’accostamento dei colori, delle ombre, dello sfondo, delle linee arzigogolate, della sua personale fantasia reattiva).

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Literature

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 1

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

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Caso 1
Il tipo che vuole sapere da te come si fa il tuo lavoro per farlo al posto tuo

Tale tipo fa parte di una categoria a dir poco assurda. Egli ti telefona, non ti chiede solo qualche ragguaglio per capire il lavoro che potresti andare a fargli ma desidera, con una certa pretesa, conoscerne tutti i dettagli.
Qualora non ricevesse i dettagli richiesti, si presenta a lavoro da te, insiste, cerca di intimidirti dicendoti che tanto il lavoro è semplice, che tanto non costa nulla, che ha visto il tal dei tali forum su internet… insomma, cerca di sminuirti e sminuire la tua esperienza.

State tranquilli, tutto torna. Se come dice lui il lavoro è tanto semplice e su un forum su internet si è già informato di tutto ed ha già capito tutto, perché mai è lì in sede da voi a fare l’appiccicoso?

Perché all’atto pratico non sa fare ma è capacissimo di dire che il vostro lavoro non conta nulla, non costa nulla (infatti tenere aperta una partita iva in Italia è gratis, esente tasse, esente spese, esente impegni e responsabilità… ovviamente no, ma lui ragiona come se fosse così, e infatti è un folle) e quindi, a suo dire, gli potete dire tutti i segreti imparati in anni e anni di attività cosicché lui possa tornare a casa a farselo da solo e senza pagarvi alcun disturbo.

Eh già perché poi acquisterà quel che gli occorre non presso il vostro negozio (nemmeno quello che avete online) bensì su un sito internet di dubbia etica (ma con qualche facciata allettante) ed aggiornerà con un nuovo post da “uomo in gamba” il forum sul quale aveva trovato l’argomento ma non la risposta giusta per risolvere il problema.

Se non individuate subito questi soggetti perderete tempo, perderete denaro, perderete rispetto, perderete la salute in inutili arrabbiature e perderete l’occasione di dedicarvi a clienti ben migliori. Persino una pausa lavoro è rigenerativa e prolifica rispetto ad una qualunque interazione con un tipo così.

Non avete bisogno di questa gente, non rispondetegli, siate educati e trovate il modo migliore di liquidarli senza fornirgli alcuna informazione. Non arrabbiatevi nemmeno, siate filosofici, siate diplomatici, cercate di capire che non tutti possono essere vostri clienti, solo la gente di valore merita le vostre attenzioni, il vostro impegno, la vostra manualità, la vostra esperienza, la vostra stima, i vostri trattamenti migliori. I tipi di questo caso non saranno mai ottimi clienti e non meritano assolutamente la vostra esperienza frutto di sacrifici e non di scorciatoie.

In fin dei conti questi turpi malcreati (cit. ‘A livella, la poesia più amata di Totò) sono liberissimi di fare da soli se sanno come si fa. Ma la logica ribadisce: se hanno davvero la vostra esperienza non verranno mai da voi, così come voi non avete mai bisogno di un vostro concorrente.

Oltretutto, la beffa qualora siate passivi… se date loro quel che vogliono, ogni errore che poi andranno a commettere sarà colpa vostra. Non vi avranno pagato, vi avranno mancato di rispetto e potrebbero pure ritornare a lametarsi e infangarvi perché i piani non sono andati in modo “facile” come loro “pretendevano”.

Curiosità

Chi vive situazioni di vita, di lavoro o relazionali frustranti è più propenso a beffeggiare, detestare, odiare l’equilibrio armonioso altrui. Ciò porta sovente a lasciare, ad esempio, recensioni negative fasulle sul web. Questo accade perché l’odio in esse inserito viene equiparato ad uno sfogo utile alla propria sete di giustizia percepita come assente su altri fronti.

Recensioni negative o positive sono acquistabili sul web. Una simile attività dovrebbe essere vietata a norma di legge e punita penalmente. Le immagini delle aziende possono subire danni in seguito a dichiarazioni mendaci o fatte come sfogo per mancanze proprie esuli dal prodotto o servizio offerto.

Continua…

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

Apprezzare un mestiere: L’italiano è romantico e resiste ancora

Una parte non trascurabile di persone ha disimparato cosa voglia dire apprezzare un mestiere. Una parte non trascurabile ma per fortuna non la maggior parte della gente, anche se il fenomeno è in aumento. La percentuale di persone affette da questa dimenticanza, o da questa totale mancanza di coscienza, infatti, cresce piano piano ma con un andamento costante (e la costanza, prima o poi, da qualche parte porta).

Perché disimpariamo ad apprezzare?

La causa di avanzamento ostile di questo fenomeno risiede nei forti incentivi provenienti da errate forme di comunicazione di realtà dedite al solo profitto a sangue freddo, al solo profitto del tipo “costi quel che costi purché costi ad altri non enunciati all’interno dello spot, o costi all’utente finale purché se ne accorga in un secondo momento, quando è troppo tardi per far valere qualche diritto”.

Essi battono sulla propinata semplicità di ottenimento, sulla rapidità di ottenimento e sul deprezzamento (fasullo*) anziché su messaggi costruttivi che trasmettano un metodo di vivere sano, equilibrato, sensato, informato, realmente ecologico, realmente sostenibile, che non danneggi le altre persone e mirato a promuovere i veri valori: la serietà, l’artigianato, i rapporti umani sani, le competenze, il rispetto del mestiere e dei lavoratori, l’onestà, spiegazioni chiare su cosa comporta un lavoro per chi lo compie e per chi lo riceve.

*Deprezzamento fasullo dato che l’utente medio andrà poi a spendere più del doppio per recuperare su acquisti di prodotti/servizi scadenti, deludenti, difettosi, appositamente creati per offrire sconti non sostenibili.
Ma questo non lo capisce finché non viene formato dalla scuola fin da piccolo. La sola esperienza con continue perdite di denaro non viene capita a fondo se non gli si spiegano i trucchi del mercato, la saturazione del mercato, la spinta a vendere a tutti i costi per aumentare numeri e crescita che non sono matematicamente possibili né tantomeno sostenibili. Per chi non ha avuto modo di ricevere una sana cultura in tal proposito, ciò equivale ad una lingua sconosciuta, incomprensibile, intraducibile.
Perde denaro (a posteriori) ma non capisce perché, non trova il nesso.

Quali sono le proporzioni del fenomeno?

Si incontrano persone che, in 6 casi su 10, sono ancora delle brave persone, montagne di pubblicità martellanti con promesse che causano il viraggio cerebrale non hanno avuto effetti definitivi su di esse. Negli altri 4 casi assistiamo a fenomeni di vario tipo ma egual radice che si riportano nei relativi esempi analizzati nel seguito.

Continua…

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Comunicare con le formiche

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Comunicare con le formiche

Come molti lettori mi confermano di aver intuito, sono un amante della comunicazione. Ed anche se condivido appieno il pensiero espresso dai Litfiba nella canzone Apapaia (Litfiba. “Apapaia”. 17 Re, I.R.A. Records, 1986) che afferma “Si può vincere una guerra in due… ma è più difficile cambiare un’idea”, sono sicuro che sia comunque più facile trovare una soluzione per comunicare un diverso modo di pensare ad una persona, piuttosto che ad un’altra specie (nella fattispecie non domestica).

Una stramba idea

In rari casi però accade qualcosa che smentisce il pensiero comune; qualche anno fa mi sono messo in testa la stramba idea di far capire alle formiche, che facevano visita ogni primavera/estate nel mio studio, che la loro presenza nei miei spazi non rappresentava proprio l’ideale per me…

Il mio obiettivo era quello di evitare metodi drastici, quali ad esempio il ricorso a veleni, e cercare invece un metodo per comunicare che fosse riconosciuto “in qualche modo” dalle formiche come un pacifico segno di non gradimento.

Un comportamento ricorrente: La prima sentinella

Per anni ho osservato un comportamento ricorrente: con l’esaurirsi di giornate fredde e piovose, una colonia di formiche residente nel mio terrazzo inviava una prima sentinella in studio ad operare un perlustramento. Dalle zone raggiunte, e dal tempo dedicato a perlustrarle, sembrava si trattasse di un’attenta analisi per valutare l’ambiente e le affinità con le loro necessità di trovare un riparo, un clima ideale, possibili fonti di cibo, assenza di insetti pericolosi…

Un comportamento ricorrente: Reazioni a risposte aggressive

Puntualmente rispondere a questa visita con un veleno o con l’utilizzo di un aspirapolvere, si traduceva nell’arrivo di un maggior numero di sentinelle. Quasi come se una fosse incaricata di cercare la collega scomparsa (o quantomeno capire le dinamiche dell’accaduto, ad esempio la presenza di un insetto minaccioso), un’altra dovesse proseguire l’operato non portato a termine e un’altra ancora dovesse verificare, in difesa, eventuali anomalie da riferire alla colonia.

Quella in difesa generalmente restava nei pressi della finestra o dei microscopici buchi nel muro che portavano alle gallerie di comunicazione con il terrazzo esterno. Proseguire nell’utilizzo di mezzi “drastici” non portava altro che un continuo incremento nel numero di formiche che iniziavano il loro assedio allo studio che ben presto diventavano “centinaia”.

Una folle alternativa…

Gradualmente ho desistito dall’usare atteggiamenti bellici ed ho bandito l’uso di veleni, aspirapolveri, ciabatte e quant’altro. L’idea è stata quella di ricorrere ad un pacifico foglio di carta sul quale facevo salire ogni formica per poi riaccompagnarla in terrazzo senza provocarle danno alcuno. Dopo un’iniziale fase di tentennamento in cui io stesso credevo di essere impazzito, ho iniziato a verificare i risultati ottenuti ed il loro ripetersi “matematico” di anno in anno fino a farmi presumere quest’anno di aver avuto la conferma definitiva che la colonia di formiche comprende il mio messaggio.
Ogni tanto è accaduto di doverne riaccompagnare una fuori, ci vuole perseveranza… ma a centinaia non sono più entrate nel momento in cui ho mostrato rispetto per la loro realtà.

Infatti ho potuto osservare, per anni, che senza ricorrere a soluzioni nette il loro numero in ingresso in studio è calato drasticamente fino a raggiungere lo zero, ma non solo… Avendo addirittura la “folle” accortezza di riaccompagnare fuori garbatamente le poche inviate a perlustrare lo studio, ogni qualvolta arriva la bella stagione, queste intuiscono che la loro presenza non è gradita e interrompono da sole ogni forma di accesso.

Condizioni ideali

Il fenomeno è facilmente aiutato dall’assenza di briciole anche impercettibili (quindi evitando situazioni davanti alle quali non è possibile alcuna forma di comunicazione, in tal caso infatti si annulla ogni amnistia e la ricerca di cibo diventa prioritaria anche davanti all’evidente rischio per la vita), dal lasciare che piccoli ragni tessano le proprie tele nei pressi degli angoli di finestre e portefinestre e dalla pulizia generale del luogo. Inoltre se l’ambiente risulta deumidificato le formiche rinunciano ancor più facilmente alle loro visite in quanto il loro corpo è ricoperto da una patina umida che non deve mai mancare e che invece viene facilmente asportata dalla presenza di polveri come il talco o da deumidificazioni eccessive (che in realtà ledono anche l’organismo umano arrivando persino a disturbare la formazione di saliva nei casi eccessivi).

La memoria collettiva

Ho osservato inoltre, ripetendo l’esperimento negli anni, che la colonia di formiche ha una memoria collettiva compresa tra i due ed i tre anni. Nel senso che tendono a ricordare per circa due estati che l’accesso in studio, anche con le finestre aperte e le gallerie attive, non deve essere effettuato. Allo scadere di questo termine ci riprovano o perché l’informazione è andata persa o perché ritengono di poter provare nuovamente, difficile a dirsi.

Differenze tra la campagna e la città

La prova si è svolta con successo in ambiente di campagna (con risultati analoghi e ripetibili negli anni) ma quando è stata ripetuta in città, è emerso un fare più aggressivo delle formiche metropolitane che non ha permesso la riuscita dell’esperimento (probabilmente per l’ambiente più ostile).

Inaspettata collaborazione

Vedere le formiche sulle soglie di porte e finestre, lì, a un passo, che però non entrano più è una situazione molto curiosa così come è curioso osservare che una volta cercavano di scappare dal foglio di carta con il quale le raccoglievo e adesso, invece, pazientemente salgono da sole come se già sapessero che tanto non accadrà loro nulla. Gagliardo! I rappresentanti del potere non capiscono come stare in pace anche di fronte alle diversità, le formiche sì. E poi dicono che l’uomo sia la specie più intelligente…

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Literature
Il fantastico mondo della comunicazione

Comunicare con le formiche

Formica operaia nell’esercizio delle proprie funzioni…
Con due sue colleghe avevano appena portato via provviste di cibo
(un ragno passato a miglior vita). L’azione si svolge sulla soglia
della finestra del mio studio, soglia che non oltrepassano più in
seguito ai nostri “accordi”. La lunghezza della formica in foto
è di 4 millimetri.

Le basi della comunicazione in pubblico

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Una buona comunicazione parte da semplici regole
Buona la prima

Ricordando che “non avrete mai la seconda possibilità di fare una buona impressione la prima volta” (questa espressione arriva un attimo dopo ma è alquanto efficace e, onestamente, non è mia), quando parlate davanti ad un pubblico, specie le prime volte, tentate (anche se in realtà dovreste riuscirvi pienamente) di seguire gli accorgimenti che seguono.

Questione di toni

Alzate il tono ed il volume. Per esporre la vostra idea è necessaria una voce sicura, non occorre urlare, anzi va assolutamente evitato, ma un tono distinto, sicuro, con parole ben scandite e la profondità conferita dal diaframma sono realmente indispensabili per raggiungere piacevolmente le orecchie del vostro pubblico (per raggiungere anche il cervello dovrete esprimere anche concetti sensati, ma questo è un altro punto).

Il microfono

Tenete il microfono 10 centimetri sotto il mento con la mano che lo regge attaccata allo sterno. Tenere il microfono volante rischia solo di dar luogo a fastidiose variazioni di volume specie dove sono assenti impianti di microfonia professionali.

Il sorriso

Sorridete. I seriosi non hanno mai convinto nessuno. Attenzione! I seriosi non hanno mai convinto nessuno, non i seri, vi è una sostanziale differenza tra serio e serioso (scoprila da solo leggendo semplicemente un dizionario). In ogni caso sorridete in modo garbato al fine di esprimere serenità, evitate quindi sorrisi forzati modello ebete.

Nome e cognome

Presentatevi con il vostro Nome e Cognome. Il vostro pubblico deve sapere chi siete, a chi rivolgersi per delle domande, dei chiarimenti e quant’altro. Inoltre non fate mai l’errore di presentarvi dicendo prima il cognome e poi il nome, non è professionale.

Credeteci voi per primi – parte prima

Se non siete sicuri di voi stessi, rischiate di oscillare tra l’insicurezza e l’arroganza ossia tra la possibilità di non convincere nessuno e quella di passare per dei saccenti che avanzano pretese di credibilità. Quando si presenta qualcosa, un progetto, un idea, un’azienda ci si aspetta che quanto si stia affermando corrisponda ovviamente al vero; in tal caso non esitate a giocarvi il cuore, la passione essendo genuini ma non deboli. Il pubblico avvertirà quello che realmente provate e, anche se vi gaserete un po’, non passerete certamente per insicuri ma nemmeno per antipatici arroganti.

Coinvolgete con lo sguardo

Guardate gli interlocutori, usate lo sguardo per farvi un giro panoramico di tutte le file di sedie. Coinvolgete anche solo con lo sguardo. Anche se può sembrarvi bizzarro potete allenarvi a parlare e guardare le varie postazioni degli uditori in una sala vuota. Non guardate troppo a lungo lo schermo del proiettore, così come il vostro notebook o dispositivo elettronico del momento e, non sia mai… evitate di guardare il pavimento. Per superare la paura ed i timori delle “prime volte” potete fingere di guardare delle persone e magari osservare oggetti a loro vicini. State tranquilli, nessuno se ne accorgerà. Voi avete mai capito chi è che guardano gli oratori alle conferenze? Io non mi giro a scoprirlo : ).

Registratevi e riguardatevi

Quando tenete una conferenza fatevi registrare (meglio se un filmato) in modo che possiate riosservarvi e rendervi conto da soli degli errori commessi: eccessi di timidezza, comportamenti poco coinvolgenti, basso volume della voce, sguardi persi…

Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto

Fate perno sulla fondamentale regola della comunicazione in pubblico “Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto”. Questo significa che dovete assolutamente introdurre, meglio se in maniera ordinata, i temi che affronterete (magari fornendo motivazioni attrattive), dovrete poi esporli (come promesso) punto per punto (del resto il tuo pubblico è lì soprattutto per i vostri contenuti) ed infine concluderete, magari con delle riflessioni  sugli argomenti trattati , al fine di confermare che quanto promesso è stato mantenuto. A questo punto, se vi siete correttamente presentati, potrete soddisfare le curiosità che vi giungeranno tramite domande degli uditori.

La respirazione

Prima di andare in pubblico respirate con la pancia tenendovi la mano sopra. Evitate la respirazione di torace per evitare di alimentare ansia, tachicardia, stress, affanno ed una conseguente pessima esposizione. Fate qualche esercizio di respirazione con la mano sulla pancia coinvolgendo quest’ultima nella respirazione, vi sarà utile per distendersi (certo che spiegarlo tramite un articolo di un blog non credo sia il massimo… perdonatemi).

Il pensiero

Sempre nel caso siate timorosi di esporre in pubblico, prima del vostro momento cercate di pensare a qualcosa di bello, che vi appassioni e vi dia gusto. Vi aiuterà ad entrare in sala con un’aria positiva e più rilassata.

Credeteci voi per primi – parte seconda

Sentitevi coinvolti se volete coinvolgere. Credere nelle proprie idee aiuta a trasportare gli altri attraverso le vostre visioni. Quando il pubblico vi vede presi, inizia a fantasticare su quanto state proponendo cercando di immaginare cosa voi provate ed il gusto che ne traete nonché quello che ne potrebbe trarre egli stesso.

Il jolly in tasca

Tenete sempre il Jolly in tasca, non è raro infatti che qualcuno tenti di mettervi in difficoltà con domande del genere: “Perchè dovremmo investire sulla sua idea?”. Ebbene, se non avete risposte pronte a simili domande (ce ne sono in realtà molte di più) addio alla vostra credibilità e, a meno che non siate un gruppo dove altri vostri colleghi sono in grado di esporre meglio un concetto dove sono più preparati, addio anche al vostro progetto : ).

Conclusioni

Concludendo, andate a qualche conferenza prima di tenerne una vostra e cercate di domandarvi cosa non vi è piaciuto delle conferenze alle quali avete partecipato ed il perchè. Cercate di accorgervi di cosa stava accadendo mentre avete iniziato a sbadigliare, mentre siete andati altrove con il pensiero, mentre avete iniziato ad agitare la penna, a muovere le gambe, a desiderare di andar via. Pensate poi a cosa avreste voluto invece sentire in quel momento e come.

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Guidate il vostro pubblico nel vostro ballo…
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La nuova pubblicità dell’Audi A3

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Il dono della sintesi

Sono poche le pubblicità che mi colpiscono e generalmente quelle che ritengo più carismatiche le divido per categorie in base al tipo di messaggio che emanano. La nuova pubblicità della Audi A3 Sportback va in controtendenza con le pubblicità attuali e non si basa sull’evolversi di una breve storia che dovrebbe catturare le emozioni dello spettatore, essa si basa più su un carisma artistico all’avanguardia che propone un uso sapiente dei soft-box e delle luci di studio, nonché del compositing e della motion grafica. Ogni singola scena, accompagnata da un’azzeccata e robotica colonna sonora (Daft Punk – Harder Better Faster), ritrae una caratteristica del veicolo in modo brillante, divertente e allo stesso tempo tecnico e suggestivo. Si descrive in pochi secondi, e con uno spot che dovrebbe vantare anche una certa economia dei costi sostenuti per la sua realizzazione, ogni singola caratteristica che vale la pena evidenziare circa il nuovo prodotto: lo scatto del motore, l’intuitività dei comandi, la leggerezza del veicolo e l’economia d’esercizio. Per ogni caratteristica una breve scena, priva di collegamento alcuno con la precedente, descrive in modo originale il punto di rilievo. Un po’ come se si dovesse realizzare un logo aziendale cercando così di concepire una sintesi che, ad una sola occhiata, permetta di conoscere le intenzioni del marchio. Crisi, risparmio e, inaspettatamente, pubblicità a mio avviso migliori, coinvolgenti e non martellanti, per questa gamma di prodotti. Unica nota dolente è che l’utilizzo della doppia freccia del tipo “fast forward” richiama il marchio Citroen.

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

Link
Spot Audi A3 Sportback: http://www.youtube.com/user/AudiChannelItaly?v=Uzmhh7QDNBE

compo_spot_audi.jpg

Image compositing by ralph-dte.eu

Volantinaggio, che forzatura…

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Libertà di scelta

Diciamoci la verità, qualcuno crede ancora che il volantinaggio sia un buon metodo pubblicitario? Per pubblicizzare cosa esattamente? Non sono fastidiosi tutti quei foglietti di carta tra vetri e tergicristalli? In quanti casi vanno direttamente dal tergicristallo a terra? E’ probabile che sporchino solo le strade? Quanta carta sprecano? Potrebbe in futuro essere considerato un metodo poco ecologico?

L’aspetto irritante del volantinaggio è il ricevere forzatamente qualcosa che non si è chiesto. Non si ha la possibilità di dire “No grazie”. Ti ritrovi il volantino sull’auto, lo prendi e lo butti per terra, altrimenti, nei casi migliori, nel cestino più vicino. Spreco, inquinamento e nervoso. Uhm…

Oggi si sa, il volantinaggio di questo tipo è mal visto e non contribuisce alla buona reputazione di un’azienda (soprattutto delle più piccole). Questo significa che sempre più spesso troviamo sulle nostre auto volantini che si riferiscono ad attività che non riscuotono molto successo. Se la tua è una buona attività potrebbe essere catalogata in malo modo dalla gente solo per il mezzo che hai usato. Essendo buttato subito, un volantino, non fa in tempo a comunicare ciò che di speciale ha il tuo lavoro, specie quando presenta lunghi testi.

Esiste però una forma di volantinaggio apprezzata; troviamo ormai da tempo fuori da bar e locali dei piccoli espositori contenenti diversi tipi di giornali e volantini che pubblicizzano vari settori (immobiliare, automobilistico, ecc.), nuove attività commerciali aperte nelle nostre città o locali dove mangiare, ballare e divertirsi. Questo mezzo di comunicazione ha preso sempre più piede perchè offre la possibilità agli eventuali lettori di effettuare una scelta. Se oggi voglio prendo il volantino, se non sono interessato o se ho altro a cui pensare, lo prenderò un altro giorno. La possibilità di scegliere se visionare una pubblicità infastidisce meno e genera una maggiore attenzione, in quanto si sa… da che mondo e mondo, le cose imposte proprio non vanno giù.

Un modo decisamente più intelligente di usare la carta, e lasciarla liberare nell’aere, è senza dubbio quello di Paul Cocksedge* che con “Bourrasque”, nel cortile dell’Hotel de Ville a Lione, prolunga nel tempo un attimo che lascia spazio alla fantasia degli osservatori attoniti. Duecento fogli luminosi** si “liberano immobili” (sostenuti da una sottilissima struttura) nell’aria come se una folata di vento li avesse spinti verso un “ordinato disordine”. Un modo bello, artistico, suggestivo, di gettare la carta al vento…

* Paul Cocksedge, designer londinese.
**Realizzati in materiale elettroluminescente.

Bourrasque - Paul Cocksedge

Image’s copyright: paulcocksedge.co.uk