I sensi delle piante: intro

Rubrica: Neurobiologia vegetale, Narrativa

Titolo o argomento: Le piante, esseri senzienti come noi… più di noi

E’ primavera, ti trovi nel tuo studio finalmente immerso nella pace, la pace dei “sensi”. Ti dedichi a qualche lettura, rovisti tra le tue scartoffie, riesumi qualche buon vecchio progetto forse mai realizzato, metti in ordine libri che hai letto decine di volte e poi dimenticato.
Quella calda mensola di legno sostiene dei piacevoli ricordi, l’altra, con meno polvere, raccoglie gli oggetti che usi più di frequente. La poltrona sembra più comoda quando in casa è tutto silenzio e i vicini, magicamente, sembrano scomparsi.
La finestra è aperta, si sente solo qualche auto in lontanza, le onde sonore si confondono al punto da sembrare quasi onde del mare. Il silenzio è tale che riesci a sentire il ticchettio dell’orologio appeso nell’altra stanza. Sembra un’altra dimensione, non senti calore in eccesso e nemmeno fresco da coprirti di più, la temperatura appare perfetta, la tua ideale, quella che pensi: “Forse la vorrei tutto l’anno ma… se così fosse, non sarebbe più speciale, non l’apprezzerei al punto da definirla cornice di un piccolo angolo di paradiso in terra”.
Un alito di brezza leggera fa capolino sul marrone caldo della finestra che si scosta leggermente per lasciarla passare. Ti prende un sinuoso brivido lungo la schiena che poco sotto la pelle viene trasformato nel raro ed esatto segnale elettrico che accende nella tua mente la spia della giornata perfetta.
Foglie secche trapassate evolvono e si avvolgono con l’aria massaggiando il cortile. E’ Gennaio ma la Natura fuori sembra già prepararsi per uscire dal letargo, per riprendere vita, per dare inizio ad una nuova inaspettata grande attività. Un’attività nascosta in evidenza.

Un suono netto, definito, interrompe per un istante questo momento surreale. Un tonfo secco, aperto, di un urto, si infrange poco vicino la tua finestra. Un pallone rimbalza e cade nella tua stanza. Un inaspettato tuono fende l’equilibrio aulico raggiunto, e quello di tutti i tuoi sensi, nello spazio dove ti sei lasciato andare alla vulnerabilità, e dove ti sei aperto al pensiero meditativo, provocando una repentina reazione di spavento.
La palla collide con il suolo, l’urto riemette energia anche sotto forma di onda sonora, i timpani si mettono in vibrazione, il battito cardiaco aumenta, inizia istantaneamente la produzione di adrenalina; l’istinto primordiale ti mette in guardia, le pupille si dilatano, il cervello fa un primo confronto tra le vibrazioni del timpano destro e quelle del sinistro per scovare l’origine, la direzione di provenienza dell’onda sonora. Nello stesso istante altre sinapsi hanno già messo in collegamento il suono percepito con quelli memorizzati nella libreria della mente. Un attimo prima di focalizzare la vista sul pallone a terra, il cervello ha già realizzato di cosa più probabilmente si stia trattando e ha già avviato i ricordi, seppur modificati dal tempo, che possono permettere di effettuare la ricostruzione più probabile dell’accaduto… pur non avendo ancora visto.
L’oggetto viene ora inquadrato, la radiazione luminosa emessa viene rilevata dalla retina dove milioni di microinterruttori, simili a quelli del sensore di una macchina fotografica, si attivano e disattivano per formare l’immagine che la mente confronterà con quelle già acquisite in passato per dare un “senso” a ciò che vede. L’oggetto è ormai definito, le sue geometrie, i suoi colori sono stati elaborati dal cervello che lo riconosce: è un pallone.
Guardare non è sufficiente, la mente deve elaborare di cosa si tratta per “vedere” realmente. Per sapere, per prendere coscienza, conoscenza, per cessare la produzione di adrenalina, per lasciare che il battito cardiaco decresca e le pupille si ridimensionino, per annullare lo stato di allerta.

Ti dirigi verso la palla, la raccogli e senti al tatto che non è di plastica… una buona vecchia palla di cuoio. Ecco perché quel tonfo più cupo… è gradevole al tatto, accende diversi ricordi piacevoli, persino olfattivi, persino gustativi, perché qualcuno, quando si giocava con quella palla, in casa faceva le lasagne.
Il solo pensiero attiva i succhi gastrici, prepara l’insulina, stimola l’acquolina in bocca ma, presto, il richiamo del bambino che rivuole la palla, ci distrarrà mettendo in pausa la tempesta di scariche elettriche che ha invaso una moltitudine di zone del cervello “attivandolo”. Così si è liberato il desiderio di uscire per una passeggiata, dare la palla al ragazzino, chiedergli cortesemente di fare attenzione ai vetri e, nel dubbio, chiudere le finestre per poi andare probabilmente in garage a riesumare la vecchia sempreverde compagna a due ruote, probabilmente, molto probabilmente, con le gomme sgonfie.

In un racconto come questo mai immagineremmo che le piante del cortile possano aver percepito e vissuto la scena con i protagonisti. Mai penseremmo che possano aver in qualche modo “visto” la scena. Mai immagineremmo che possano aver “udito” le onde sonore del pallone, le foglie a terra che rotolano trasportate, “sentito” il vento, “annusato” i feromoni emessi dal ragazzino nel timore di essere sgridato. Mai penseremmo che esse possano essersi persino “allertate” iniziando a comunicare ai diversi organi della singola pianta e alle piante attorno un possibile pericolo. Mai lo penseremmo, specie dopo la descrizione delle sensazioni dell’uomo nel suo studio che può facilmente richiamare una moltitudine di ricordi, per certi tratti simili, nella nostra mente.
E, invece, sono spiacente per chi ha capito dove voglio arrivare ma anziché essersi appassionato naviga nell’incredulità, le piante hanno i sensi, gli scienziati li studiano e confermano che sono persino di più dei nostri 5 sensi riconosciuti. Sono addirittura 20 i sensi oggetto di studio nelle piante e per molti versi, i principali, non sono poi così differenti dai nostri.

Una pianta è molto, ma molto, di più di quel che siamo soliti pensare. Un organismo, una popolazione di organismi che, nel silenzio e la discrezione più totale sono arrivati ad evolversi persino più di noi riuscendo a fare, nella loro “apparente immobilità”, azioni di una complessità inimmaginabile. Ma oggi divagheremo nella fantasia se solo gli scienziati non le avessero studiate lasciando nelle loro menti spazi aperti a sorprese inaspettate.

Continua…

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I sensi delle piante: intro
I sensi delle piante: Continua…

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Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori – Intro

Rubrica: Bioingegneria e Biotecnologie

Titolo o argomento: Macchine meccaniche delle dimensioni di molecole

Qualche tempo fa scrissi un articolo che si intitola “Non puoi inventare ciò che non esiste” (vedi in basso i Link correlati). Al suo interno citavo alcuni esempi di cose che l’uomo crede di aver inventato e che in realtà ha solo scoperto. L’obiettivo era quello di comunicare che l’Uomo si ispira a ciò che trova e osserva in Natura per le sue “invenzioni” (o scoperte).

Tra gli esempi esposti ne mancava uno che è a dir poco sbalorditivo: le Macchine Meccaniche di scala “nanometrica” presenti in Natura. Nanometrico significa di dimensioni dell’ordine del Nanometro, il Nanometro altro non è che la milionesima parte del millimetro o, se preferite, la miliardesima parte del metro. Questo significa che potete prendere tra le mani un righello, osservare un singolo millimetro e immaginare di dividerlo 1 milione di volte per arrivare alle dimensioni di queste strabilianti Macchine Meccaniche Naturali dette Macchine Molecolari.

Se ora vi sentite un po’ interdetti sappiate che la risposta è Sì, stiamo parlando di veri e propri macchinari, delle dimensioni di gruppi di molecole, che svolgono funzioni del tutto simili a quelle che l’Uomo ripropone (inconsapevolmente) nelle sue fabbriche a partire dalla Rivoluzione industriale e che sono contenute in piante e animali, quindi anche dentro di voi.

Esse svolgono funzioni quali ad esempio trasportare molecole ingerite con il cibo o con il respiro, estrarre da tali molecole l’energia necessaria per permettere i movimenti, convertire le molecole che poi generano la struttura ed i tessuti di un organismo, riparare danni… passando per attività strabilianti come la sintesi dell’ATP (che vedremo nel dettaglio più avanti) mediante veri e propri motori elettrici nanometrici (dotati quindi di statore e rotore) alimentati da ioni a idrogeno (spesso erroneamente definiti motori a protoni), fino alla gestione dei sensi, delle sinapsi, del pensiero, possibili grazie a veri e propri interruttori molecolari che si attivano e si disattivano, ad esempio nella retina, per poter riconoscere le lettere che compongono anche le parole di questo articolo.

L’intero funzionamento del corpo umano, così come quello delle piante (che, come vedremo in uno dei prossimi articoli, gli scienziati hanno dimostrato dispongono di capacità decisamente superiori rispetto a quanto siamo soliti immaginare…), è orchestrato da congegni molecolari capaci di lavorare con elevata efficienza, rapidità e precisione i quali moltissimo hanno in comune con i nostri motori elettrici, con gli attuatori presenti nelle fabbriche automatizzate, con i microinterruttori presenti nei processori e, addirittura, con gli strumenti presenti nei nostri laboratori. Ora l’Uomo comincia persino ad imparare a riprodurre artificialmente queste Macchine Molecolari per impieghi nei campi della Bioingegneria e della Biotecnologia, si parla in questo caso di Macchine Molecolari Artificiali di cui vedremo esempi sorprendenti.

Continua…

Fonti
Alberto Credi, Vincenzo Balsani, Le macchine molecolari. 1088 press, 2018;
Alberto Credi, professore ordinario di chimica all’Università di Bologna e
ricercatore associato al Consiglio Nazionale delle Ricerche;
Vincenzo Balzani, professore emerito presso l’Università di Bologna.
Grande Dizionario Enciclopedico, UTET;
UTET Scienze Mediche;
Fondamenti di Chimica, UTET;

Immagine

Nell’immagine è rappresentato un Motore Molecolare Naturale, il suo funzionamento è molto simile a quello dei nostri motori elettrici; ne sono presenti una moltitudine “installati” nei nostri Mitocondri, ovvero all’interno di ciò che potremmo definire la “centrale energetica” delle nostre cellule. Grazie a questi Motori Molecolari Naturali viene prodotta energia sotto forma di ATP (Adenosina Trifosfato) di primaria importanza per il nostro organismo perché necessaria per svolgere qualsiasi tipo di lavoro biologico. Ne vedremo il funzionamento in dettaglio nei prossimi articoli.

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Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori – Intro
Macchine Molecolari Naturali, Parte 2: Biologia e Nanotecnologia
Macchine Molecolari Naturali, Parte 3: Una fabbrica dentro le cellule
Macchine Molecolari Naturali, Parte 4: Conseguenze della fisica alla scala nanometrica
Macchine Molecolari Naturali, Parte 5: L’energia chimica
Macchine Molecolari Naturali, Parte 6: I movimenti meccanici

Image’s copyright: http://vcell.ndsu.edu/animations/

La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
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Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Ora ti trovi nella seconda parte suddivisa a sua volta in livelli e paragrafi.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – I

Quando acquisisci una sana cultura diventi libero di sapere cosa vuoi

Studiare in modo divertente e stimolante, quindi, vi seduce e vi fa capire “perché” certe rare agiatezze potrebbero non servirvi affatto. La cultura offre più agiatezze di lussi, vizi e superfluo. La cultura offre benessere, la cultura vi fa scoprire cosa vi attrae realmente, la cultura vi dà equilibrio dopo una prima fase in cui, probabilmente, vi potrebbe disorientare, persino spossare, perché non ci si aspetta che le cose siano diverse da come le abbiamo sempre immaginate sotto l’azione delle più varie influenze giornaliere.

Attenzione però, la cultura non è una Laurea, o più di una. La Laurea comporta l’apprendimento di nozioni di base, di metodi, di orizzonti… sta poi a voi costruire su una base di tale spessore. Appena conseguito un bel Diploma o una Laurea è il momento di iniziare a studiare seriamente, specializzarsi, verificare, dimostrare, estendere, esplorare, sperimentare. Altrimenti si sarà ignoranti… ma con la Laurea. Acquisendo una sana cultura, imparando ad applicarla, arricchirla, espanderla, imparando a “dimostrare” teorie e assunti diventerai libero. Libero di scoprire cosa ti piace realmente e di alimentare i tuoi grandi progetti.

Studiare meccanicamente è uno sforzo mnemonico, non logico

La Matematica in particolare, come raccontato nel penultimo articolo di questa rubrica, è un allenamento mentale fantastico così come (abbiamo detto in più occasioni) lo sport non agonistico lo è per il vostro sistema cardiovascolare, respiratorio, scheletrico, muscolare… (Mens sana in corpore sano… raramente una così semplice asserzione fu più utile all’uomo). Purtroppo però, per tirar via, nelle facoltà dov’è richiesto lo studio analitico della Matematica, in molti casi si approccia lo studio meccanicamente, facendo largo uso della memoria ed affidandosi all’uso di precedenti appelli d’esame per tentare di superare l’esame più sulla base di probabilità che sulla vera comprensione dei temi.

Scopri tutte le funzioni del tuo cervello!

Andando oltre, invece, migliorate in sostanza la qualità della vostra vita dotandovi di una logica più estesa che aumenta le funzioni generate del vostro cervello, nonché la capacità di risolverne di esterne: immaginate che la vostra mente in principio sia un cellulare che può effettuare solo chiamate, successivamente cresca al punto da permettervi di inviare anche brevi messaggi di testo, in seguito elaborare immagini, fotografie e poi, ancora, diventare in grado di connettersi ad altri dispositivi, scambiare contenuti, avere app specializzate nella risoluzione di problemi, calcoli, rilievi, lavori… Tutto ciò inizia a favorire una fame di conoscenza infinita che tenta di soddisfare le curiosità emergenti di volta in volta da nuove sinapsi, nuove connessioni, nuovi ragionamenti.

Tutto questo lo si può definire “evoluzione”. Una volta usciti dallo stand-by, una volta avviate le reali potenzialità della vostra mente, non ne potrete più fare a meno. Certo queste varieranno da persona a persona e non tutti potranno raggiungere prestazioni esasperate (perché dotati di altre capacità) ma di certo otterrete in ogni caso molto più di quanto siete soliti ottenere (provate a stimolare i vostri figli con le Scienze, divertendoli con esperimenti ben presentati e sicuri posti sotto forma di “gioco” e resterete sorpresi dal motore che metterete in moto, dalle tempeste di domande che riceverete, dalle idee più assurde e poi geniali che gli sentirete esprimere…).

La pazienza sarà comunque fondamentale, non pensate di ottenere risultati in maniera “forzata”, “immediata”, “rigida”, “noiosa”. Schemi rigidi e noiosi uccidono l’interesse, la sana attrattiva. Occorre pazienza, perseveranza, voglia di giocare, esplorare, scoprire e, soprattutto, “metodo” e “continuità”. Questo fa la vera differenza. Anche l’apprendimento di queste ultime peculiarità, come l’impegnarsi nel trovare un metodo, risveglierà le vostre prestazioni dormienti fornendo un indiretto e inaspettato miglioramento della vostra qualità della vita e, conseguentemente, della società. Senza arroganza: c’è più intelligenza di quanto si pensi, occorrono solo buoni stimoli.

Diceva un’aforisma

“Se io dò un soldo a te e tu dai un soldo a me, tutti e due avremo sempre e solo un soldo; ma se io dò un’idea a te e tu dai un’idea a me, entrambi avremo due idee“. Vale anche per la cultura… Se io sono preparato e tu sei preparato, la mia preparazione può far molto per te e la tua preparazione è preziosa per me.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – II

Un impegno notevole per ogni cosa… aumentano le cose, aumentano gli impegni…

Ora, se la compagnia telefonica vi inganna e adotta comportamenti opportunistici, se c’è una legge che tutela un vostro diritto ma nessuno ve ne ha parlato, se avete compiuto una serie di acquisti che si sono rivelati insoddisfacenti (eppure tutto sembrava così allettante), se le cose si rompono stranamente troppo presto e vi dicono che l’obsolescienza programmata non esiste, se un iter burocratico vi sta dannando l’esistenza, se il vostro veicolo o la vostra abitazione non hanno rispettato le vostre aspettative e avete nostalgia di “qualcosa” di un tempo che non sapete esattamente “cosa” sia, se non riuscite più a sapere una verità che sia una sul cibo e i suoi effetti sull’organismo, sulla veridicità del biologico, sulla natura degli ingredienti e gli scopi che hanno (estetici, conservativi, emozionali, nutritivi…), se quei tessuti addosso non sono freschi, robusti e comodi come un tempo, se sentite ancora parlare di modi obsoleti di produrre accumulare recuperare energia, se quelle tecnologie del “futuro” di cui avete realmente bisogno (e che non sono fidelizzanti) tardano sempre ad arrivare e, addirittura, non ne conoscete una (che sia una) di quelle già disponibili oggi per il presente (non stiamo parlando nemmeno di domani stesso ma proprio direttamente disponibili ora)… ebbene sappiate che, ogni cosa che desiderate, comporta un impegno notevole da parte vostra. Ogni volta che vi muovete, dovete necessariamente compiere un lavoro. Espressione stucchevole apparentemente priva di senso. Lo stereotipo di un futuro ricco di benessere e comodità offertevi da qualcuno che non siate voi, va sempre di pari passo con una riduzione delle vostre libertà. Come a dire che se non compiete gli sforzi necessari ad ottenere quel che desiderate, state passando il testimone dei vostri diritti a chi potrà approfittarsi delle vostre rinunce.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – III

Le leggi dell’Universo: il Lavoro

Ogni volta che vi muovete, state compiendo un lavoro. Cosa significa? E’ una fondamentale legge dell’Universo raccontata largamente in tutti i libri di fisica, anche quelli per bambini. Non si può scampare, non si può fare altrimenti. Ogni volta che muovete voi stessi, o un qualunque oggetto, dovete necessariamente compiere un lavoro. La fisica definisce il Lavoro come “la forza applicata ad un oggetto moltiplicata per lo spostamento effettuato”. Ad esempio compio un lavoro di 100 Newton per metro (Joule) se devo applicare una forza di 50 Newton (volgarmente potremmo dire di 5 kg) per spostare una scatola lungo la distanza di 2 metri.

Le leggi dell’Universo: l’Energia

Per poter compiere questo lavoro necessiterò di Energia (accumulata nel mio organismo), l’energia è per l’appunto quella grandezza che esprime la capacità di compiere lavoro. Finché ho energia nel mio “serbatoio” potrò compiere un lavoro. Per vivere dovete nutrirvi perché ogni cosa che fate, ogni sforzo che sostenete (fisico, mentale…) avviene a spese di un’energia che, nel caso degli esseri umani, proviene dal cibo, dal sole, dall’acqua, dalla respirazione…

Quando trasferisci ad altri un tuo lavoro ti accolli comunque una spesa

Con questo “Credo” dovreste ora riuscire ad immaginare che non eviterete un lavoro accollandolo alle spese di qualcun’altro. Se qualcun’altro lavorerà per voi, ad esempio compiendo uno sforzo fisico al posto vostro, verrà da voi in qualche modo comunque retribuito. Non spenderai fatica fisica ma spenderai denaro o un baratto. Capite quindi come il concetto di “lavoro” mal si addice all’astrazione di vizi e stravizi oggi promossi attraverso il racconto illusorio di una moltitudine di piaceri presentati come facili da ottenere e, soprattutto, comodi. La vita comoda, tanto ambita dalla massa, non porta a nulla per il semplice banale motivo che la vita comoda prevede l’esclusione massima possibile di “sforzi” e quindi di “lavoro”. Senza compiere lavoro nulla si sposterà, nulla si coltiverà, nulla crescerà.
Un altro esempio banale è rappresentato dal caso in cui vi dotiate di una comodità che vi risparmia un lavoro, magari la macchina per fare il pane. Impasterà per voi, certamente, ma utilizzerà energia elettrica anziché quella che passa attraverso i vostri muscoli; starete più comodi ma avrete un maggiore impegno, una spesa iniziale o una rata, degli interessi, manutenzione, ricambi, imprevisti, costo in bolletta… Non si scampa, quel che è comodo, si paga comunque in qualche forma. E’ importante esserne consapevoli per fare le proprie scelte qualunque sia il tema che si affronta.

Il sacrificio, il rischio e il riposo…

E’ semplicemente questa la ragione (ovvero Lavoro = Forza per Spostamento) per cui le persone che riescono nei loro progetti lavorano moltissime ore al giorno, gran parte dell’anno, e si circondano di altre persone volenterose, che non hanno orari, che rimandano le vacanze, che si concentrano sulle loro passioni, mettono a frutto il loro talento e che non riescono ad andare in pausa se non a risultato raggiunto, ovvero quando tutti sono soddisfatti, impressionati ed è vivamente necessario un recupero, un premio, una distensione dalle sollecitazioni sopportate. La maggior parte delle persone evita come la peste questo stile di vita. Stile che ovviamente, come per tutte le cose, non andrebbe mai esasperato in senso opposto… tutto necessita di un equilibrio da raggiungere. Il riposo, sia esso fisico che mentale, è prezioso.

Continua…

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Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Puoi leggere solo il paragrafo che segue o scegliere di spingerti oltre e, addirittura, quanto spingerti oltre.

Una rapida conclusione: puoi leggere solamente questo paragrafo se vuoi

Si conclude questa serie di articoli che racconta una lotta che ha inizio ogni giorno quando vi svegliate e termina, forse, la sera se riuscite a mettere la testa sul cuscino per dissociarvi da cose che, vi accorgerete prima o poi, non sono fondamentali. In tal caso non somatizzate forme di stress nocive per l’umore, la concentrazione, la produttività, la creatività, l’apprendimento, per il sistema immunitario e per gran parte delle funzioni del vostro organismo così come per capacità particolari. Ad esempio forme di stress prolungate e particolarmente intense possono alterare il vostro equilibrio (inteso proprio come barcollare, vacillare) utile per attività sportive che vanno dal ballo all’atletica o, perché no, per andare sulle due ruote o semplicemente muoversi bene nel quotidiano. Se immaginate l’equilibrio come una funzione del vostro organismo che si serve delle vostre orecchie, vedreste calare drasticamente la finezza (quindi la risoluzione) offerta dai sensori (ovvero i timpani) al cervello aumentando il rischio di errori grossolani e conseguenti cadute.

Se desideri una conclusione più accurata leggi anche questo paragrafo (e oltre…)

Stress, controllo, metodo di apprendimento e qualità della vita sono in relazione tra loro

Ma lo stress lo abbattete esclusivamente se riconoscete quello che non potete controllare (ad esempio gli eventi o la volontà delle persone care che avete intorno; la mania del controllo è una pessima illusione) ed agite invece, piuttosto seriamente, su tutto ciò che richiede un impegno, uno sforzo, anche consistente, da parte vostra (qui avete un gran margine di manovra).
In sostanza studiando con curiosità e, soprattutto, trovando il vostro metodo (trovare il proprio metodo permette di capire che studiare non è assolutamente noioso come appare nei comuni e quantomai ordinari piani di studi, ma è una scoperta che sazia la vostra fame di sapere, di capire, di conoscere, che potreste avere insospettabilmente in stato dormiente), migliorate la qualità della vostra vita senza necessità di particolari e rare agiatezze (quelle la cui mancanza dovreste dimenticare quando mettete la testa sul cuscino per lasciar spazio a sogni che siano meritevoli di esser definiti tali…).
Non significa che, se ad esempio siete appassionati di moto, non dovete perseguire la vostra passione dotandovi di tutto ciò che desiderate, che vi occorre, non mi fraintendete. Solo non vi servirà sprecare risorse (impegno, economie, finanziamenti, indebitamenti, rapporti sociali…) per possedere cose che servono solo a dimostrare agli altri che si è come gli altri o, peggio, che servono per poter sembrare migliori degli altri (fenomeno che ha raggiunto i vertici negli ultimi anni in cui ci si vende l’anima per ottenere il finanziamento per l’auto “importante” che ci fa sembrare migliori, invece di lavorare un po’ meno per passare più tempo con i propri figli).
Non vi serviranno le omologazioni destinate alla massa così come i stravizi lussuriosi perfettamente inutili perché da essi non nasce nulla, non si alimenta nulla, non cresce nulla, non scaturiscono nuove opportunità, non scaturisce nulla se non altra noia da tentare apaticamente di smontare rincorrendo altri stravizi che in realtà non desiderate (o che sicuro non desidererete più quando avrete scoperto cosa vi appaga realmente).

Risolverete problemi apparentemente insormontabili

La sola cultura e agilità mentale, accompagnata da strumenti che nutrono il cervello come tutto quel che potete studiare da fonti attendibili e in modo approfondito, vi permetterà di risolvere problemi che ad altri possono apparire insormontabili. L’importante è allenare il cervello e nutrirlo non solo di ciò di cui necessita per stare biologicamente in forma, bensì di uno studio continuo, non stressante, elastico e “divertente”. Avete presente quanto occorre per diventare in gamba con uno strumento musicale? I neurologi hanno scoperto che un impegno costante che va dal quarto d’ora ad un’ora al giorno, mantenuto nel tempo, produce effetti decisamente migliori rispetto a studiare per qualche mese ore e ore al giorno. E’ la costanza che premia… gli stimoli giusti, poi, giocano un ruolo importante.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Esistono strumenti matematici che, senza accorgercene, utilizziamo tutti i giorni. Lo facciamo inconsciamente ogni volta che effettuiamo un qualunque ragionamento, ovvero quando siamo chiamati a risolvere ogni nostro problema, anche il più banale. Un bambino di poco più di un anno, che prova a camminare retto, cerca degli appigli per evitare la caduta. Ha già elaborato nella sua mente il concetto di sostegno ed il concetto che il sostegno evita la caduta e quindi la possibilità di farsi male. Non lo sa tradurre in numeri ma lo sa applicare e, probabilmente, riuscirà a cavarsela anche così tutto il resto della vita.

Un problema di traduzione

La logica, le ipotesi, le tesi, le operazioni… sono insite nell’evoluzione umana. Il motivo per cui in realtà tanto fatichiamo con la matematica sui banchi di scuola è dato dalla difficoltà di tradurre concetti, logiche, ragionamenti in numeri. Il problema che abbiamo con la matematica è quindi di pura “traduzione”, non di comprensione. La maggior parte dei teoremi matematici (esposti nel programma di Analisi Matematica I e Analisi Matematica II presso le facoltà di Ingegneria Meccanica) sono in sé banali, quel che è difficile, oltremodo, è trovar loro una dimostrazione. Magari un teorema è riferibile a qualcosa che facciamo ogni giorno con naturalezza, però non sappiamo come questo “qualcosa” si possa tradurre in numeri e questa limitazione ci impedisce di “vedere” delle varianti perfettamente logiche per affrontare un problema in un altro modo, magari più redditizio.

Mancano gli esempi di applicazioni pratiche reali!

Funzioni matematiche, equazioni, sistemi di equazioni, operatori, ecc., possono esserci utili in modi che nemmeno osiamo immaginare. E non lo immaginiamo per il puro e semplice motivo che, quando ci vengono insegnati non ci vengono fatti esempi di applicazioni nella realtà (ed è in questo esatto punto che si accentuano i problemi di traduzione). In questo modo si finisce con l’imparare le cose meccanicamente, quindi adottando una risoluzione ripetitiva, scarsamente ragionata, quindi non padroneggiata.

Tradurre un problema in numeri: un semplice esempio

Una funzione matematica, per farla semplice, è uno strumento a disposizione di ogni cervello umano, è uno strumento rimodellabile infinite volte e permette di trasformare un dato in ingresso in un dato in uscita “elaborato”. Possiamo studiare funzioni note (come ad esempio il seno e il coseno) o manipolare funzioni da noi create per precisi scopi (ad esempio per la risoluzione di un problema tecnico, semplice o complesso, o per la risoluzione di un problema di vita quotidiana che interessa tutte le persone e che, come introdotto, solitamente sappiamo risolvere in automatico anche quando non siamo in grado di tradurlo in numeri). Ma cosa vuol dire tradurre un problema in numeri? Per rendervi comprensibile quanto appena affermato ecco subito un semplice esempio:

Chiedeva una pubblicità qualche tempo fa proponendo un allenamento mentale: “In un’aia ci sono oche e conigli, per un totale di 25 teste e 70 zampe. Sapreste dire quante sono le oche e quanti i conigli?”.

Considerato che ogni animale ha una testa ma che le oche hanno due zampe mentre i conigli quattro, allora possiamo impostare uno strumento matematico che si chiama “sistema” definendo prima quanto segue:

le oche le chiamiamo x,
i conigli li chiamiamo y,
la somma delle teste la definiamo come x+y=25
la somma delle zampe la definiamo come 2x+4y=70

x+y=25 significa che la somma delle teste è uguale a 25 ma non sappiamo quante siano le oche e quanti siano i conigli, per questo chiamiamo gli uni con la lettera incognita x e gli altri con la lettera incognita y;

2x+4y=70 significa che le oche (che ho chiamato x) hanno 2 zampe, che i conigli (che ho chiamato y) hanno 4 zampe e che le zampe in tutto sono 70.

il sistema da risolvere è quindi:
x+y=25
2x+4y=70

risolvendo con un paio di semplici regolette, che trovate spiegate sui testi di matematica del primo superiore di qualunque istituto, ricavate che x=15 e y=10, ovvero le oche sono 15 e i conigli 10, che in effetti mi restituisce una somma di 25 teste e una somma di 30 + 40 = 70 zampe.

Avvertire un disagio…

Ora è chiaro che chi non sa come risolvere un sistema di equazioni di primo grado avrà una grossa limitazione nel trovare una soluzione al problema appena illustrato. Potrà comunque risolverlo tramite tentativi e mezzi empirici però avrà avvertito un certo disagio nel constatare che anche contare oche e conigli include molta più matematica di quanto si pensi. Figuriamoci “campare” in una società bizzarra e frenetica come quella attuale… uscirne competitivi sembra un’impresa da affidare più alla “fortuna” che alle nostre potenzialità. Ma non è così, in realtà, noi e quello che possiamo imparare a fare, contiamo tanto quanto avere buone opportunità di partenza e, a mio modesto parere, anche qualcosa di più.

Funzioni, sistemi, equazioni… la cassetta dei ferri della matematica

Così come nell’esempio riportato sopra, allo stesso modo possiamo analizzare e risolvere funzioni, sistemi, equazioni create da altri e vedere cosa succede se sostituiamo in esse valori compatibili con quanto esprimono (cioè i valori che abbiano un senso, che siano ammessi da quello che viene chiamato “dominio”, ovvero da quella “zona” che stabilisce se i valori che stiamo inserendo hanno realmente a che fare con il problema di cui ci stiamo occupando).

Ancora un semplice esempio

In matematica se consideriamo una semplice equazione di primo grado come ad esempio 3x=12, non faremo altro che cercare il valore della x che dà un senso all’equazione. Non dobbiamo subito pensare che non lo sappiamo fare o che non ci ricordiamo come si fa. Basta “osservare” cosa c’è scritto: c’è un “qualcosa” che è posto uguale ad un altro “qualcosa”. Credo sia logico per tutti ritenere che non abbia senso dire che uno stipendio di 1000 Euro è uguale ad uno stipendio di 18.000 Euro, allo stesso modo 3 non è uguale a 12 ma solo 12 è uguale a 12. In questo caso, quindi, è piuttosto evidente che il valore che rende coerente l’equazione è 4 perchè 3 moltiplicato per 4 è uguale a 12 e mi permette di ottenere un confronto che ha senso: 12=12. Se poi prendo confidenza con questi strumenti, posso spostare uno dei due membri dall’altra parte (e quindi per convenzione cambiarlo di segno) ottenendo 0=12-12 che è ovviamente ancora coerente in quanto 12-12 fa zero e ne segue 0=0.

Fatta la legge trovato l’inganno
(ma gli inganni non sono soluzioni ammissibili, coerenti)

Ebbene quando in Italia si dice “Fatta la legge, trovato l’inganno”, da un punto di vista matematico si potrebbe tradurre il concetto affermando che se chi ha legiferato ha generato una funzione, coloro che ad essa devono sottostare hanno cercato di imbrogliare inserendo in essa valori incoerenti per tentare di farla portare (un po’ come si faceva di tanto in tanto alle medie quando svolgevamo le espressioni a casa e invertivamo qualche segno a piacere per far portare il tutto ed uscire il prima possibile con gli amici).

Diverso è il discorso se uno è bravo a trovare soluzioni vere che rispettino i termini di legge, quindi della funzione, e per non sottostare a qualcosa che non gradisce vi pone rimedio legalmente rispettando le caratteristiche della funzione stessa. Può sembrare difficile, astruso e complicato ma stiamo semplicemente parlando di funzioni matematiche basilari, di sistemi come quello dell’esempio precedente, di equazioni di primo o di secondo grado (le più semplici in assoluto sono già sufficienti per gran parte della quotidianità). Come a dire che capire a fondo il libro di matematica del primo superiore, per quello che realmente esprime, può già darvi una grande mano nel trovare soluzioni a problemi minori della quotidianità.

Un esempio davvero banale può essere un aumento della tassazione sull’automobile al quale il cittadino non si sottrae evadendo le tasse (valore non coerente) ma si sottrae vendendo il suo veicolo, o operando una sostituzione a favore di uno alternativo (sempre se i costi della sostituzione non rappresentano invece un’ulteriore perdita), o sostituendolo con un’altra tipologia di mezzo, perchè no, una bici o i mezzi pubblici. Tutte soluzioni che non provocano violazione alcuna eppure evitano al soggetto di subire gli effetti primi di un rincaro nel pieno rispetto della legalità e quindi della funzione matematica generata.

Per trovare soluzioni utili, coerenti, ammissibili, sono necessari strumenti matematici avanzati

Via via che si complicano e si articolano le problematiche, si articola di conseguenza la matematica che le rappresenta e che permette di trovare soluzioni utili e coerenti o, ad ogni modo, un andamento che descriva una situazione e ne permetta una interpretazione più approfondita del solito.

Nel caso, cui si riferisce questo articolo, inserire un problema in ingresso e avere un’opportunità in uscita significa effettuare una trasformazione molto elaborata che richiede destrezza nel maneggiare molti operatori. La massa conosce addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni e percentuali che offrono una visione decisamente limitata di quello che si osserva, ma si ottiene già di più maneggiando ad esempio esponenti e radici (il teorema di Pitagora ha permesso di calcolare aree in modo semplificato alle civiltà potamiche, cinesi in particolar modo ma anche egiziani, babilonesi, indiani) e molto di più maneggiando integrali, derivate, differenziali, gradienti, equazioni differenziali, ecc. che invece sono in grado di raccontarci dove porta una determinata situazione, sotto determinate condizioni, e, perché no, il futuro più probabile (semplici esempi sono rappresentati dal calcolo della gittata di una palla, la resistenza di un organo meccanico sollecitato, tutte cose di cui, con gli strumenti giusti, si può sapere “come andrà a finire”).

Trasformare problemi in opportunità generando funzioni intelligenti: allenamento per la mente

Trasformare ogni singolo problema in una opportunità è un allenamento strabocchevole per la mente. Studiare la matematica può sembrare perfettamente inutile per risolvere i problemi di tutti i giorni, specie i più gravosi. In realtà l’allenamento offerto dallo studio della matematica è per il cervello equivalente all’allenamento fisico che offriamo ai nostri muscoli per vederli più tonici. Non cambia assolutamente nulla. Il bello poi è che se non siete portati per la matematica, e vi sforzate di capirla, è molto probabile che ne ricaviate ben di più di chi invece vi è agevolmente portato e spesso mastica strumenti di cui potrebbe persino non vedere il reale potenziale (perché li dà per scontati). Non di rado quelli particolarmente abili in matematica sono dei pazzerelli incompresi da chi li osserva e non si rendono conto di cosa hanno tra le mani, sovente lo vedono più come un gioco sfizioso di un mondo parallelo. Invece quelli che si sudano fortemente l’approccio con una simile e nobile scienza, ne traggono vantaggi notevoli a completamento di un cervello che aspettava solo gli stimoli giusti per dare il meglio. Ma occorrono anni e anni di perserveranza.

Conclusioni

Così vi arricchite senza necessità di accumulare denaro. Diventate potenti senza necessità di poltrone. Fate scacco matto a chi vi voleva ridotti ad organismi non pensanti che eseguono e non obiettano. Vedete intorno a voi la gente spendere cifre esorbitanti per le stesse identiche cose che voi riuscite ad ottenere con sforzi economici decisamente minori. Riducete in maniera impressionante gli sprechi, aumentate le vostre opportunità e vedete come, alla fin fine, in un campo come quello delle tecnologie, potete ottenere per la vostra azienda, con le cifre che costa un bell’appartemento, le stesse cose che altri ottengono, forse, se ci riescono, con spese anche una decina di volte più elevate (che possono portare al seguito anche situazioni di finanziamento e indebitamento snervanti).

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Le civiltà potamiche calcolavano le aree irregolari dei terreni facendo largo uso del Teorema di Pitagora, uno stratagemma che, conoscendo opportuni strumenti matematici, semplificava notevolmente la vita. In realtà il Teorema di Pitagora fu scoperto da piú culture, alcune delle quali destreggiavano anche esponenti e radici in periodi in cui l’avremmo ritenuto impensabile. Maggiori info sull’argomento sono disponibili sulla presentazione a cura della Professoressa Sofia Sabatti di cui trovate il link di seguito (copia e incolla i link sul tuo browser per poterli visualizzare).

Presentazione Professoressa Sofia Sabatti:
http://win.sofiasabatti.it/pit/PITdef.ppt

Pythagoras Same Area Pat Hayes Example:
https://www.youtube.com/watch?v=Zb0thZ6_5G8

Pythagoras Same Area Example 2:
https://www.youtube.com/watch?v=_87RbSoELW8

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli
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A fine anni ’80 ero sulla bicicletta che giocavo tranquillo davanti all’attività dei miei genitori, la gente lasciava le chiavi attaccate sulle porte delle case, i negozi venivano lasciati aperti anche se ci si assentava cinque minuti per andare al bar, pochi chiudevano le serrature dell’auto. Le vie erano piene di negozi, le infrastrutture curate, tutto era vitale e metteva voglia di darsi da fare.

Si possedeva si e no una casa e si era felici. In molti avevano i nonni che lasciavano una seconda casa a costituire ulteriore garanzia per accedere a mutui che all’epoca avevano interessi stratosferici (ma era tutto proporzionato). Un pallone e una bicicletta, le costruzioni e le macchinine e avevi tutto. Oggetti misteriosi e affascinanti come il Commodore 64, e la lunga stirpe di successori, ti davano quel qualcosa in più che ti catturava ma mai al punto da rinunciare a calciare un pallone, andare in bici in ogni dove e prendere l’autobus per il mare.

La vita era sulla strada dove vedevi la gente, conoscevi il mondo, imparavi un sacco di cose, ad essere scaltro, scafato, sveglio, in gamba. Si aveva di meno e si era tutti felici perchè tutti eravamo più semplici (ed era più semplice anche essere simili, compatibili e senza troppe disuniformità) e tutti potevamo avere una palla o una bici in qualche modo.

Oggi siamo tutti nervosi, ci manca sempre qualcosa, necessitiamo di finanziamenti cumulabili, non dormiamo la notte, prendiamo prodotti assurdi per correggere gli effetti causati a monte dello stress sull’apparato digerente, sul sistema nervoso, sul sistema cardiovascolare. Mangiar bene ci siamo completamente dimenticati cosa significhi, ingurgitiamo “rifiuti” più o meno assiduamente per compensare stati depressivi di differenti intensità (e dati da “non motivi”), rimbalziamo tra un’informazione e l’altra del momento che dice, con netto ritardo, cosa ci sta facendo male già da un po’, e non sappiamo leggere e studiare da soli un testo di biologia o di medicina utile a capire quantomeno il funzionamento del corpo umano e le sue prime esigenze energetiche e alimentari.

Non sappiamo nemmeno dove è che veramente si trova il cibo giusto, ci affidiamo a marchi, marchietti, denominazioni, bollini impostati da qualcuno ai “vertici”. Vertici che sono sempre meno credibili e che, per accordi economici, vanno a togliere ad esempio il marchio di vera piadina romagnola a quella che realmente lo è per attribuirlo a prodotti che utilizzino almeno un ingrediente cinese al fine di favorire strategie economiche e accordi intercorsi senza coinvolgere nelle scelte chi realmente ne viene coinvolto.

Fare attività fisica divertendosi anche, non sappiamo più quanto sia importante per il nostro umore, per il sistema immunitario e la salute in generale. Abbiamo le bocche viziate da correttori di sapidità e assuefacenti zuccheri complessi raffinati inseriti ormai ovunque, non solo nei dolci, per “coprire” sapori improbabili e scarsa qualità di paste, sughi e condimenti ad esempio.

Siamo pieni di intolleranze (spesso causate più da carenze vitaminiche che da reali intolleranze, ma qui… qui rischio di aprire una diatriba affermando che, studiando, e non di certo su internet, ho risolto le mie senza ricorrere alla chimica d’artificio e il medico è rimasto a bocca aperta sapendo che andavo a convegni e conferenze tenute dai principali ricercatori e primari italiani al fine di sapere quello che altrimenti avrei saputo troppo tardi… chissà quando, chissà da chi*), ingeriamo pillole e la gita fuori porta non è in campagna ma al centro commerciale. MMMiseria che schifo. Ho voluto inserire queste righe per completezza ma, un rimedio per la vostra tranquillità lo potete trovare solo voi.

*Non vi sto consigliando in alcun modo di evitare il vostro medico. Io non dò consigli medici, non sono un medico e quello che scrivo non ha alcuna valenza medica. Qualunque cosa vi venga in mente dopo aver letto queste righe è sotto la sola ed unica vostra responsabilità.

Ci dicono che il futuro è nella moda e nel design per orientare i giovani verso questo tipo di studi. Ma il futuro lo si potrà definir tale se si riuscirà a sopravvivere e per riuscire in questo ci vorrà una cultura sempra più estesa che, guarda caso, è sempre meno offerta. Rappresenta sicuramente di più il futuro lo studio delle Scienze e Tecnologie Alimentari, delle Scienze e Tecnologie Agrarie, della depurazione delle acque, delle Neuroscienze, del Sistema Immunitario, dei Semi antichi, dell’approvvigionamento energetico, della Biologia, del Clima, dell’Innovazione Tecnologica reale (quella vera, non le scempiaggini da volantino delle offerte… lo sapete che oggi si possono coltivare cellule staminali per ricostruire i tessuti della retina e metterli in contatto con trasduttori biocompatibili che interpretano i segnali luminosi e li comunicano al cervello restituendo almeno parte della vista a chi l’ha persa? E invece in giro la massa pensa che la tecnologia sia l’ultimo modello di smartphone…).

Il fatto è che se non saremo in grado di garantirci autonomamente un’alta qualità della vita, nessun altro lo farà per noi. Se non estenderemo la nostra cultura orientandola ove realmente serve, nessuno verrà a farlo per noi. Tantomeno i famigerati organi competenti. Ma per avere la testa di studiare e curare simili (ed altre) discipline è opportuno rinunciare a spendere il proprio denaro verso scempiaggini, evitare di distrarre la mente verso argomenti futili, in perdita, sempre troppo chiacchierati e mai risolti, e concentrarsi affinché il proprio tempo e le proprie risorse permettano di sopravvivere alla selezione. Imparare che quello che si comincia lo si deve portare a termine, costi la fatica che costi. Per queste ragioni articoli come questo sono comprensibili ad un numero limitato di persone… pura e semplice selezione naturale.

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Bicicletta

Cose che contano…
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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Nota. Sebbene il fenomeno sia presente anche in Italia è corretto porre all’attenzione che ovviamente si tratta di un problema globale e che almeno alcuni documentari nazionali di rilievo hanno evidenziato questa problematica. Ora sarebbe bene parlarne anche nelle scuole inserendo programmi scolastici aggiornati, evoluti e tenuti anche da personale giovane e preparato in materia.

Pagamenti elettronici, tracciamento delle attività sul web da qualunque dispositivo, social network, scatole nere sui veicoli, smartphone vulnerabili (perché hackerabili come comuni computers) e sovente ricchi di app che hanno accesso a numerosi contenuti privati presenti in memoria, sistemi di telecamere per le strade, applicazioni per il fitness con condivisione di dati e sincronizzazione tramite la rete, elettrodomestici collegati in rete (IoT, Internet of Things), nuvole (clouds), dispositivi GPS associati a fotocamere così come a telefoni, cardiofrequenzimetri, veicoli, giocattoli…

E’ oggi possibile sapere tutto di una persona: quel che gli piace o meno, le sue abitudini, cosa compra, i suoi gusti, come impiega il proprio tempo libero, cosa pensa, le sue debolezze, i suoi desideri, le sue ambizioni, che cibo mangia, quanto dorme, le sue condizioni di salute, il suo stato fisico e mentale, il suo rischio di ictus o di attacco cardiaco (anche se vi dicono che non è possibile prevederlo, ma si riferiscono al momento esatto in cui se ne può esser colti, non al rischio di…), la sua intelligenza, le sue capacità, la sua influenza sugli altri, la sua viralità, il suo credo, piccole manie, tic, ossessioni. Significa poter prevedere agevolmente che acquisti farà, la sua età biologica, il suo stato di salute, se risponderà o meno a tendenze che lo vogliono prevaricare (spesso senza che nemmeno se ne accorga), se oltre a provare l’impeto di reagire dispone degli strumenti dell’intelletto che gli permettano di raggiungere realmente un risultato, se esercita una qualche influenza sulle persone che ha intorno… se può rappresentare un pericolo per un mondo che ha altri progetti e come distrarlo dai suoi intenti.

Significa, potenzialmente, poter un domani creare problemi su misura per le persone, probabilmente riuscire a deviarle da un percorso o, addirittura, isolarle qualora queste risultassero in grado di esercitare una certa influenza senza però appartenere ad una qualche parrocchia. In sintesi: Controllo.

Sempre meno “Masanielli” nel futuro della nostra società “moderna”, sempre meno “Imprevedibili Innovatori”, sempre più adeguamenti, istinti assopiti, addomesticamenti e caramelle colorate per lenire impulsi e desideri. I videogiochi ad esempio permettono di sfogare in un mondo fittizio la voglia di trasgredire, evadere, ribellarsi. I gadget elettronici (come smartphone e tablet) invece sfamano il desiderio (spesso l’illusione) di controllo sulla propria vita. Ogni cosa sembra al suo posto, organizzabile e controllabile mentre la vita ci sfugge inspiegabilmente da sotto le mani ma facciamo fatica a collegare le due cose percependo solo una stressante “ansia” (che avrà i suoi effetti sulla salute).

La totale assenza di privacy è lo strumento ideale per muovere previsioni con un margine di errore minimo (è il motivo per cui i motori di ricerca utilizzati in rete conoscono prima dell’individuo stesso che automobile acquisterà anche se non ha ancora pensato di acquistarne una, se si ammalerà o meno di influenza questo inverno e quale sarà il prossimo medico specialista di cui avrà bisogno), operare previsioni ha generalmente pochi fini: la statistica (ad esempio per fini assicurativi), la prevenzione (per non esser colti in contropiede da un fenomeno dilagante) ed il controllo (per esercitare un’influenza ed orientare le masse in una determinata direzione pressappoco come il bestiame). Si può conoscere la tendenza di un mercato o, al contrario, se un’influenza esercitata sulla massa sta restituendo i risultati sperati al fine di “gestire” il mercato con un ciclo inverso rispetto al suo percorso naturale, o di gestire le volontà delle persone più deboli con tecniche da “mentalista” inducendole a determinati pensieri con metodi degni di un gioco di prestigio.

Premesso che sono dell’avviso che “Il caso non esiste”, penso che oggi, come non mai, ci sia davvero poco da imputare al caso a men che non si voglia generare caos utilizzando in modo anomalo e biricchino tutti i dispositivi sopra citati fornendo dati depistanti. Ma solo un’azione di massa produrrebbe viraggi significativi dei miliardi di miliardi di dati che ogni giorno vengono storati e classificati sulla razza umana. Del resto, se ci pensate… una balena potrebbe mai immaginare che il pizzicotto che ha sentito dopo aver incontrato una barca piena di ricercatori è servito a impiantarle un dispositivo che serve per studiare la sua vita? Che ne sa una balena di sensori, dati, datalogger, trasmissioni satellitari, studi e ricerche? Allo stesso modo temo sia molto difficile ipotizzare cosa realmente possa fare chi si trova dall’altra parte dei nostri big data.

Ci suggeriscono che questo genere di tecnologia sia utile per individuare ad esempio chi “ruba” ma… in fondo sappiamo bene che chi ha depredato un paese non era certo un comune ladro di galline, quell’innocuo civile a cui si accede rapidamente (e senza timori) perché debole. Il vero furto è sempre stato rappresentato dalle deregolamentazioni folli, da chi ha gestito i fili delle marionette che si sono adoperate nel teatrino della crisi economica globale (pilotata), da chi ha depredato piccole e medie imprese ed ha troncato a metà aziende con tassi di innovazione spaventosi (come quelle che producevano le migliori celle li-ion del mondo o i migliori powertrain range-extender) che potevano rappresentare un serio vantaggio per i consumatori. I veri ladri sono coloro che hanno privato le persone della vera tecnologia dando loro in cambio tecnologia fidelizzante e sovrintendente e dopo averle divise in categorie al fine di stuzzicare l’inutile e dispendiosa lotta tra soggetti che nemmeno si accorgon più di esser dello stesso coro.

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Fitness tracker

Oggetti come un semplice fitness tracker si indossano, raccolgono
dati, si sincronizzano con il nostro telefono (che ha una sim
univoca) o con il nostro pc (che ha un suo indirizzo IP) oppure
mettono direttamente tali dati su una nuvola (cloud). Questa
diffusione di dati, potenzialmente, può permettere persino di
rilevare quante possibilità ci siano che tu raggiunga una
determinata età e possa ad esempio usufruire di determinati
prodotti e servizi. Negli anni ’90 indossavamo un
cardiofrequenzimetro, lo guardavamo noi e, qualche volta, il
nostro medico sportivo. Farne partecipe il mondo che risvolti
dovrebbe invece avere sulla prestazione agonistica?
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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Stress in aumento, disordini alimentari, problemi cardiovascolari, scarsa possibilità di dedicarsi ai rapporti umani, aumento dei divorzi, minori nascite, figli più trasandati, la memoria storica collettiva breve… Poche ore da dedicare a sé stessi, persone sotto sforzo come muli da traino, non c’è mai un attimo per riflettere, per fermarci e renderci conto di come sta volando il tempo senza che realmente abbiamo apportato qualcosa di bello a noi stessi. La felicità è fittizia sui social network dove un gelato preso con gli amici viene risaltato da appositi filtri fotografici per farlo sembrare un film.

Poi quegli amici parlano di un disagio, magari gli rispondiamo solo “Eh succede, che ci vuoi fare?” e dopo pochi secondi torniamo tutti a dire cretinate per non pensare a quel che ci fa male o che temiamo. Abituati, istruiti che esternare qualcosa di triste (certo non 24 ore su 24, mi riferisco ad un possibile e comprensibile periodo no) può allontanare le persone da noi. Bisogna essere felici, sempre, anche quando non lo siamo, la società, sostengono gli “esperti” della comunicazione, vuole così. Sorridenti, attrattivi, carismatici, guai a voler lavorare sul nostro intimo profondo, guai ad evolverci, guai ad innovare e lasciare gli ormeggi del “faccio anche io quello che fanno tutti intorno a me”, guai a desiderare qualcosa di realmente importante nella nostra vita. Vuoi mettere parlare del nuovo telefono o del suv o della vacanza low cost alle falde del chi l’ha già mangiato?

E’ un po’ questo il quadro generale che ho intorno, non vedo quasi nessuno realmente felice. Negli ultimi anni, di circa 10 amici che si sono sposati ben 7 si sono separati o hanno divorziato in un intervallo compreso tra i 2 ed i 5 anni dopo il matrimonio (non di rado stanno meglio quelli che convivono perché semplicemente si impegnano di più sentendosi prede di un più facile abbandono). Ovviamente quasi tutti con bimbi piccoli che stanno patendo le pene dell’inferno. Dei rimanenti solo 1 o 2 danno l’idea di avere un rapporto veramente solido. La differenza tra i due gruppi sta tutta prevalentemente in una sola cosa, la comprensione, pochi hanno la fortuna di riceverne. Facile a dirsi osservando dall’esterno, più difficile a farsi, ne convengo con chi lo sta già pensando.

Tutti rapiti dal lavoro, dagli straordinari, occasioni di arrotondamenti, slanci di carriera, tutti con pochi momenti da dedicare realmente a sé stessi (sono stato così anche io), quei pochi momenti che, se per qualche circostanza sfavorevole vanno male, fanno già pensare che il rapporto sia logoro e immeritevole di cure e attenzioni (basta così poco?). Ma, soprattutto, tutti assillati da un mostro terribile chiamato “mutuo”. Ci si arriva ad annullare pur di riuscire in uno schema classico che è diventato:

Titolo di studio,
matrimonio entro 27-30 anni,
mutuo,
aiutino per inserirci dentro il SUV,
sacrifici spasmodici per riuscire anche se la corrente va in un’altra direzione,
annullamento di sé stessi,
scarsa volontà di capirsi,
egocentrismo,
fine rapporto (con la seguente convinzione: se non fai quello che rientra nei miei obiettivi allora non mi ami).

E perché invece non potrebbe essere come segue?

Passione per uno o più temi sviluppati crescendo grazie a genitori che trovavano il tempo di giocare qualche pomeriggio/sera con noi con una bella scatola di LEGO;
virtù della pazienza, saper rischiare, aspettare di trovare la persona ideale pur con tutti i suoi difetti a bilanciare le sue singolari qualità;
l’unione fa la forza per l’acquisto di una mezza casetta e l’altra metà… mutuo leggero;
auto vecchia (perché no… magari d’epoca) con una bella riverniciatura fiammante (atteggiamento ribelle, rock, provocatorio);
una pista da ballo, un viaggio in bici per il mondo;
desiderio di conoscere e capire chi ci sta vicino;
dedizione;
vivere la vita…

Sono sicuro che quanto ho scritto ora può apparire persino assurdo ma… ho le prove che esiste 🙂 Qualcosa ci sta abituando che i rapporti umani si gestiscano dall’equivalente di un pannello di controllo con qualche click settando solo le impostazioni che noi vogliamo imperativamente. Tutti pronti a dire che non è vero, sicuro, ma alla fin fine quanti hanno la fortuna di esser meno stressati o riescono comunque ad esser più disponibili e desiderosi di dedicarsi al rapporto umano che sia nella coppia, nelle vere amicizie, nel lavoro, con i figli? La verità è che corriamo troppo dietro ad altro e questo altro ci prende tutto il tempo e, spesso, quando ce ne rendiamo conto… è troppo tardi.

Che si tratti di una relazione sentimentale o dei propri figli, non si può pretendere un insieme di funzioni dal partner al fine di realizzare un quadretto omologato o esigere figli in gamba lasciandoli giornate intere davanti alla console di gioco purché non ci disturbino mentre siamo intenti a rincorrere qualcosa che forse nemmeno c’è.

Una semplice proposta

Quindi che fare? Il mio modesto pensiero, che non vuole essere assolutamente una massima ma solo e realmente un modesto pensiero, è: “Rinuncia a qualcosa”. Ho come la sensazione che rinunciando a qualcosa di noi stessi (qualcosa, non tutto, non mi riferisco all’annullarsi, più ad una ricerca di equilibrio e parità) possiamo fare molto di più di quanto crediamo e toglierci soddisfazioni inaspettate.

Conclusione

Il fatto è che chi doveva distruggere l’economia c’è riuscito, chi doveva operare in modo opportunistico ha avuto successo, anche con una certa facilità, gestendo la Leva del potere (vedi in basso i Link correlati: La leva del potere). Dobbiamo ormai riconoscerlo anche se, certo, è nobile la caperbietà che contraddistingue gli italiani. In realtà l’apprezzo molto ed è motivante. Ma mi chiedo quale sia il vero limite che non dovremmo superare, quand’è che non vale più la pena combattere contro un mostro silente e invisibile che percepiamo ma non riusciamo ad afferrare? Dov’è il punto di equilibrio in cui, sì, facciamo del nostro meglio ma non lasciamo alla deriva le persone a noi care? A cosa possiamo rinunciare e a cosa non dovremmo mai rinunciare? Cosa tramanderemo nel futuro (vedi in basso i Link correlati: Problemi intergenerazionali di comunicazione) se non abbiamo mai tempo di comunicare perché intenti a correre dietro a schemi preimpostati? Rinunciare a qualcosa può esser utile affinché non ci proiettiamo in un futuro di stupidi gestiti come marionette dagli stessi opportunisti che hanno fatto crollare il valore del nostro lavoro, della nostra casa, della nostra vita, oppure l’hanno reso troppo costoso al momento sbagliato?

Link correlati

Problemi intergenerazionali di comunicazione
La leva del potere

Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute – 1
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L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

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Giocare con i figli

Si lasciano troppo spesso con i nonni, con una babysitter, o davanti una console di gioco… poi la società cambia e non capiamo perché. Basta dedicargli del tempo per cambiare il mondo, sono le figure di domani, i professionisti, i medici, gli ingegneri, i tecnici, gli artisti, gli atleti, i “gestori del potere”… in un modo o nell’altro avranno la loro influenza sul futuro.
Image’s copyright: familytimes.biz

La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Introduzione: operare opportune connessioni logiche

Affinché la lettura sia interessante, preferisco evitare di esporre una lunga (quanto inutile) lista di leggi corredate da petulanti casistiche di problemi di cui tutti, in un modo o nell’altro, siamo più che consapevoli. Quello che preferisco fare, come mio solito, è in realtà profilare un metodo che il lettore possa poi applicare in modo logico a tutte le situazioni che ritiene meritevoli di interesse.

Così, dopo una brevissima lista iniziale di leggi mancanti, posta giusto per entrare nell’ordine di idee, ci focalizzeremo su quella che ritengo la più pericolosa per quanto concerne la situazione economica che abbiamo attraversato e che ci accingiamo ad attraversare in futuro. Quanto seguirà sarà l’esposizione di un caso che funga da introduzione alla comprensione di problemi ben più complessi che siamo soliti ignorare (anche perché nessuno ce ne parla mai presentando connessioni tematiche complete, integrali, sicuramente non in modo schietto) perché ci manca l’anello di congiuzione che faccia scattare la molla logica in testa.

Al tale caso dedicheremo, subito dopo quest’articolo, i dovuti approforndimenti (vedi in basso i “link correlati”) utilizzando come di consueto un linguaggio semplice, esempi concreti realmente vissuti (quindi non fantasie né chiacchiere da bar) e quelle provocazioni che ai soggetti più perspicaci forniscono una stimolante scossa.

Un esempio per avvicinarci all’ordine di idee

Chiunque disponga di un po’ di senno si è ormai accorto di come gli smartphone abbiano offerto numersosi vantaggi contrapposti ad altrettanti grandi scotti da pagare cari. Non molto tempo fa ho assistito ad una scena di “ordinaria follia”.

Lungo una strada una ragazza camminava su un marciapiedi e, ovviamente, la sua testa era rivolta verso il basso totalmente presa dalle sue attrazioni social e multimediali. Lungo la stessa strada un ragazzo stava facendo la stessa identica cosa con la differenza che lui si trovava alla guida della sua automobile. Ad un certo punto il ragazzo sbanda e punta la ragazza. Io rimango senza fiato, un paio di secondi sono durati ore. Lei non si accorge di niente e tra l’altro indossa anche le cuffie cosicché nemmeno l’udito può esserle d’aiuto. Il ragazzo è preso dal suo telefono ma, per fortuna, quando è ormai a pochi centimetri dalla ragazza, riesce a prevenire l’impatto notandola con la coda dell’occhio. Una decisa correzione sullo sterzo gli permette di evitarla e lei, totalmente presa dal suo smartphone e con le cuffie ad isolarla dal mondo esterno, nemmeno si accorge di cosa ha sfiorato in quell’istante.

Questa per me è follia pura, in confronto la nuova moda di lanciarsi dagli aerei senza utilizzare il paracadute, sfruttando apposite tute (che offrono un controllo ottimale dell’assetto di volo durante la caduta libera) per centrare degli assorbitori di impatto a terra, credo sia più razionale. La vettura utilizzata dal ragazzo dispone notoriamente di vivavoce bluetooth che permette, legalmente, l’utilizzo del telefono (in sola conversazione) a bordo. Tuttavia dovrebbe essere oramai chiaro che questo paliativo in realtà spinge a fare un uso completo del telefono in auto. Basti pensare anche solo a quando ci sono a bordo passeggeri che non devono ascoltare le nostre conversazioni e si deve agire sul telefono per rispondere in modo che la chiamata non venga in automatico diffusa dagli altoparlanti del veicolo in modalità vivavoce. Anche la sola interazione col bluetooth distrae pericolosamente dalla guida. Semplicemente l’uso in auto del telefono dovrebbe essere totalmente vietato (oppure dovrebbe andarci bene che tutti gli altri ascoltino le nostre conversazioni ed i nostri messaggi). Ovviamente nessuno sarà d’accordo ma quando vostra figlia verrà investita su un marciapiedi mentre, in fondo, non faceva nulla di male, vedrete che cambierete idea. Un mastodontico mercato da miliardi di dollari può trovare un’ulteriore soluzione tecnologica innovativa o continuare imperterrito, costi quel che costi, operando richieste di regolamentazioni ad hoc.

Una breve lista per spaziare

Esempi di natura analoga si potrebbero fare per le leggi che oppongono resistenza “immotivatamente” alla trasformazione di veicoli già esistenti in veicoli elettrici o ibridi o che non forniscono mediante prassi semplificate senza vincoli di età (del veicolo) e di tecnologia impiegata.

E ancora, non trovo comprensibile come sia possibile trasmettere spot sul gioco d’azzardo in fasce orarie che vedono i bambini come principali spettatori, così come non si capisce come sia possibile trasmettere alle soglie del 2020 spot e televendite di prodotti che rappresentano palesemente delle “truffe”.

Mancano leggi che vietino la molestia telefonica da parte di promotori e venditori di svariata natura (vi sarete accorti come il Registro delle Opposizioni non porti il giovamento sperato e di come esistano delle regolette, sovente ignorate, come la registrazione doppia al tal registro utile ad avere una reale esclusione dalle molestie. Perché mai doppia? Come faccio ad immaginare che possa esserci questo archibugio? Perché la mia parola non basta già la prima volta? E così via…

Fino a leggi mancanti che permettano ai cittadini di valutare i servizi di cui dispongono (o che gli mancano) e di operare una sanzione, nei confronti dei relativi erogatori, qualora il tale servizio si tramuti in un grave disservizio.

Il caso di rilievo per la nostra economia

Ma c’è una legge, che ha subito “curiose” variazioni nell’arco degli ultimi decenni, fino a trasformarsi in una completa mancanza, i cui effetti si sono rivelati disastrosi per la nostra economia (a livello di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti…) e che praticamente tutti, o quasi, ignoriamo essere la causa di tali notevoli disagi nonché di drastiche perdite economiche e di opportunità (specie per i giovani).

Mi riferisco ad una opportuna regolamentazione che “ammaestri” i famosi “sottocosto”. Sono sicuro che solamente gli operatori del settore più arguti e le menti più frizzanti si sono già accorti della filiera di danni (che verranno raccontati nell’apposito articolo che seguirà) che deriva da un mercato “sregolato”, ma la massa rimane (e rimarrà) vittima di sé stessa e della propria scarsa curiosità (un po’ come Pinocchio diretto al paese dei balocchi: in fondo perché chiedersi come mai qualcuno abbia interesse a “regalarci”, o meglio, a far credere di regalarci, qualcosa?) e, forse, anche questa si chiama “selezione naturale” e non tutto il male vien per nuocere.

L’articolo “Valutati solo da un prezzo…” (vedi in basso i “link correlati”) vi introduce ai concetti di “frattaglie” e di “avvoltoio silente”, mentre l’articolo “Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente” completa il quadro spiegandovi le dinamiche logiche con cui il mondo del sottocosto apporta ingenti danni alla nostra microeconomia facendo perno su debolezze e ignoranza.

Continua…

Link correlati

Valutati solo da un prezzo…
Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente – Articolo in preparazione

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