Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 1

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

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Caso 1
Il tipo che vuole sapere da te come si fa il tuo lavoro per farlo al posto tuo

Tale tipo fa parte di una categoria a dir poco assurda. Egli ti telefona, non ti chiede solo qualche ragguaglio per capire il lavoro che potresti andare a fargli ma desidera, con una certa pretesa, conoscerne tutti i dettagli.
Qualora non ricevesse i dettagli richiesti, si presenta a lavoro da te, insiste, cerca di intimidirti dicendoti che tanto il lavoro è semplice, che tanto non costa nulla, che ha visto il tal dei tali forum su internet… insomma, cerca di sminuirti e sminuire la tua esperienza.

State tranquilli, tutto torna. Se come dice lui il lavoro è tanto semplice e su un forum su internet si è già informato di tutto ed ha già capito tutto, perché mai è lì in sede da voi a fare l’appiccicoso?

Perché all’atto pratico non sa fare ma è capacissimo di dire che il vostro lavoro non conta nulla, non costa nulla (infatti tenere aperta una partita iva in Italia è gratis, esente tasse, esente spese, esente impegni e responsabilità… ovviamente no, ma lui ragiona come se fosse così, e infatti è un folle) e quindi, a suo dire, gli potete dire tutti i segreti imparati in anni e anni di attività cosicché lui possa tornare a casa a farselo da solo e senza pagarvi alcun disturbo.

Eh già perché poi acquisterà quel che gli occorre non presso il vostro negozio (nemmeno quello che avete online) bensì su un sito internet di dubbia etica (ma con qualche facciata allettante) ed aggiornerà con un nuovo post da “uomo in gamba” il forum sul quale aveva trovato l’argomento ma non la risposta giusta per risolvere il problema.

Se non individuate subito questi soggetti perderete tempo, perderete denaro, perderete rispetto, perderete la salute in inutili arrabbiature e perderete l’occasione di dedicarvi a clienti ben migliori. Persino una pausa lavoro è rigenerativa e prolifica rispetto ad una qualunque interazione con un tipo così.

Non avete bisogno di questa gente, non rispondetegli, siate educati e trovate il modo migliore di liquidarli senza fornirgli alcuna informazione. Non arrabbiatevi nemmeno, siate filosofici, siate diplomatici, cercate di capire che non tutti possono essere vostri clienti, solo la gente di valore merita le vostre attenzioni, il vostro impegno, la vostra manualità, la vostra esperienza, la vostra stima, i vostri trattamenti migliori. I tipi di questo caso non saranno mai ottimi clienti e non meritano assolutamente la vostra esperienza frutto di sacrifici e non di scorciatoie.

In fin dei conti questi turpi malcreati (cit. ‘A livella, la poesia più amata di Totò) sono liberissimi di fare da soli se sanno come si fa. Ma la logica ribadisce: se hanno davvero la vostra esperienza non verranno mai da voi, così come voi non avete mai bisogno di un vostro concorrente.

Oltretutto, la beffa qualora siate passivi… se date loro quel che vogliono, ogni errore che poi andranno a commettere sarà colpa vostra. Non vi avranno pagato, vi avranno mancato di rispetto e potrebbero pure ritornare a lametarsi e infangarvi perché i piani non sono andati in modo “facile” come loro “pretendevano”.

Curiosità

Chi vive situazioni di vita, di lavoro o relazionali frustranti è più propenso a beffeggiare, detestare, odiare l’equilibrio armonioso altrui. Ciò porta sovente a lasciare, ad esempio, recensioni negative fasulle sul web. Questo accade perché l’odio in esse inserito viene equiparato ad uno sfogo utile alla propria sete di giustizia percepita come assente su altri fronti.

Recensioni negative o positive sono acquistabili sul web. Una simile attività dovrebbe essere vietata a norma di legge e punita penalmente. Le immagini delle aziende possono subire danni in seguito a dichiarazioni mendaci o fatte come sfogo per mancanze proprie esuli dal prodotto o servizio offerto.

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

Apprezzare un mestiere: L’italiano è romantico e resiste ancora

Una parte non trascurabile di persone ha disimparato cosa voglia dire apprezzare un mestiere. Una parte non trascurabile ma per fortuna non la maggior parte della gente, anche se il fenomeno è in aumento. La percentuale di persone affette da questa dimenticanza, o da questa totale mancanza di coscienza, infatti, cresce piano piano ma con un andamento costante (e la costanza, prima o poi, da qualche parte porta).

Perché disimpariamo ad apprezzare?

La causa di avanzamento ostile di questo fenomeno risiede nei forti incentivi provenienti da errate forme di comunicazione di realtà dedite al solo profitto a sangue freddo, al solo profitto del tipo “costi quel che costi purché costi ad altri non enunciati all’interno dello spot, o costi all’utente finale purché se ne accorga in un secondo momento, quando è troppo tardi per far valere qualche diritto”.

Essi battono sulla propinata semplicità di ottenimento, sulla rapidità di ottenimento e sul deprezzamento (fasullo*) anziché su messaggi costruttivi che trasmettano un metodo di vivere sano, equilibrato, sensato, informato, realmente ecologico, realmente sostenibile, che non danneggi le altre persone e mirato a promuovere i veri valori: la serietà, l’artigianato, i rapporti umani sani, le competenze, il rispetto del mestiere e dei lavoratori, l’onestà, spiegazioni chiare su cosa comporta un lavoro per chi lo compie e per chi lo riceve.

*Deprezzamento fasullo dato che l’utente medio andrà poi a spendere più del doppio per recuperare su acquisti di prodotti/servizi scadenti, deludenti, difettosi, appositamente creati per offrire sconti non sostenibili.
Ma questo non lo capisce finché non viene formato dalla scuola fin da piccolo. La sola esperienza con continue perdite di denaro non viene capita a fondo se non gli si spiegano i trucchi del mercato, la saturazione del mercato, la spinta a vendere a tutti i costi per aumentare numeri e crescita che non sono matematicamente possibili né tantomeno sostenibili. Per chi non ha avuto modo di ricevere una sana cultura in tal proposito, ciò equivale ad una lingua sconosciuta, incomprensibile, intraducibile.
Perde denaro (a posteriori) ma non capisce perché, non trova il nesso.

Quali sono le proporzioni del fenomeno?

Si incontrano persone che, in 6 casi su 10, sono ancora delle brave persone, montagne di pubblicità martellanti con promesse che causano il viraggio cerebrale non hanno avuto effetti definitivi su di esse. Negli altri 4 casi assistiamo a fenomeni di vario tipo ma egual radice che si riportano nei relativi esempi analizzati nel seguito.

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Omologare il tuo prototipo di veicolo come Esemplare unico o Piccola serie – Parte 1

Rubrica: DIY – Do It Yourself

Titolo o argomento: Se hai lavorato duro forse c’è una strada per realizzare il tuo sogno

Sei un matto come me ed hai costruito (o stai progettando/costruendo) un’automobile con le caratteristiche che desideravi e che magari non hai trovato in commercio? Hai disegnato una special car o una supercar da bambino ed hai studiato ad Ingegneria tanto da apprendere come progettarla e realizzarla? Desideri omologare e targare il tuo veicolo per far fluire la tua passione lungo le strade di tutto il mondo?

Se hai studiato a fondo, disponi degli strumenti adatti di progettazione e delle attrezzature necessarie alla costruzione di un veicolo (o di partner idonei per portare a compimento un tale e affascinante progetto), forse non sei tanto matto ma, più che altro, ami cantare fuori dal coro (e sappiamo ormai che questa è una condizione necessaria per la realizzazione dei propri obiettivi e, nei casi migliori, dei propri sogni coltivati sin da bambini).

E non è tutto. Forse non lo sai ma puoi ottenere una particolare omologazione per il tuo veicolo in qualità di “unico esemplare” e, persino, ove necessario per stuzzicanti progetti, l’omologazione in “piccola serie”. Il compito non è dei più facili e richiede una forza di volontà non indifferente ma… è fattibile. E questo è l’importante affinché l’unica cosa che ti divida dal tuo sogno sia solo la tua volontà e le tue capacità progettuali. Se desideri circolare per strada con un veicolo da te disegnato, progettato e costruito, lo potrai fare a patto che questo rispetti tutti i requisiti fondamentali della Direttiva – quadro Europea 2007/46/CE.

Considerando che non stiamo citando il caso di modifiche a veicoli esistenti, quindi non parliamo di modifiche relative alle dimensioni delle ruote, né di variazioni nel powertrain (gruppo motore-trasmissione), né tantomeno estetiche, tieni conto che puoi intraprendere prevalentemente 3 tipi di percorsi sicuramente complessi, impegnativi e che richiedono un investimento economico da poche migliaia d’euro fino ad oltre 10-15.000 euro. Strade di cui vi parleremo mostrandovi tutti i dettagli ed i riferimenti con i contatti telefonici degli enti da consultare e dei loro responsabili a cui porre (con moderazione) le dovute domande (sensate*).

*E’ inutile cercare di omologare materiale costruito male, non testato, insensatamente potente, instabile, pericoloso, sprovvisto dei dispositivi di sicurezza necessari e della necessaria ingegnerizzazione.

In realtà vi è persino un 4° percorso che però non tratteremo perché è quello che prevede il passaggio mediante la motorizzazione civile. Personalmente lo considero rischioso in quanto è molto difficile reperire il personale incaricato, è molto difficile riuscire ad ottenere un’assistenza completa, è molto difficile ottenere risposte chiare, è molto difficile calcolare i tempi, è molto difficile reperire direttive precise che offrano la certezza di riuscire ad omologare “qualcosa”, con una “precisa” spesa ed in “tempi calcolati” con la stessa precisione con cui avete calcolato la rispondenza del vostro veicolo alle specifiche richieste, è molto difficile effettuare un ricorso qualora il vostro veicolo risultasse rispondente alle direttive ma non foste riusciti ad ottenerne l’omologazione, è molto difficile (e senza alcuna ragione di buon senso)… tutto. Rischiereste in sostanza di essere stati dei bravi progettisti, di quelli che mantengono la parola data e le scadenze previste e di veder scemare il vostro impegno nel vano. Non vi racconto il mio caso perché è da “scristianirsi”.

Quindi, nel seguito di questa rubrica vi riporteremo tutti i dettagli, tutti i riferimenti, tutti i contatti, tutto quel che dovete setacciare per riuscire nell’omologazione del vostro “esemplare unico” nel caso che questo sia realizzato correttamente. Sappiate già da ora che non si tratta di una follia, è assolutamente una procedura prevista dalla Comunità Europea e, rivolgendosi agli organi della Comunità Europea stessa, potete omologare il vostro sogno.

D’altra parte mi verrebbe allo stesso tempo da dirvi: “Ma chi ve lo fa fare? Avete la fortuna di aver realizzato la vostra special car o supercar esente da tasse, iva, bollo, immatricolazione, valutazioni su come fate a permettervela (certo, se ve la costruite da soli… c’è poco da verificare), andateci in pista in pace, no? Finalmente liberi… Oppure parcheggiatevela in sala, in camera da letto, davanti alla vostra scrivania a lavoro, nel giardino condominiale, in mezzo alla rotatoria che detestate (così da darle finalmente un senso)”.

Eppure un motivo per l’omologazione c’è (ragione principale di questo articolo): potreste aver desiderio di costruire il vostro veicolo esente dai “vizi” dell’attuale mercato, potreste aver desiderio di dotarlo della tecnologia che negli autosaloni costa eccessivamente o non è ancora arrivata, potreste aver trovato la vostra soluzione equilibrata tra dimensioni e massa del veicolo e powertrain installato ottenendo i “vantaggi” desiderati pur con bollo e assicurazione modesti.

Insomma se siete bravi ingegneri, bravi periti, bravi tecnici, potreste avere buone ragioni per fare qualcosa che è in vostro diritto fare.

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Omologare il tuo prototipo di veicolo come Esemplare unico o Piccola serie – Parte 1
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La Barchetta P538 della Scuderia Bizzarrini di Livorno, sconosciuta ai novelli è in realtà oggetto di desiderio dei più sfegatati appassionati del settore.
progettata da Stefan Schulze insieme a Giotto Bizzarrini. Chi è Giotto Bizzarrini?!?!? avete presente l’auto leggenda battuta all’asta come la più costosa di tutti i tempi? La Ferrari 250 GTO? Bene è un progetto di Giotto Bizzarrini (e non poteva esserci nome più azzeccato per un’Artista, Ingegnere, Designer e Imprenditore italiano).
Realizzate il vostro sogno e fatelo sfilare…

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non è stato educato a sudarsi i desideri

Il desiderio è il combustibile che alimenta il motore dell’uomo, ovvero la sua mente. Stimolare il desiderio significa stimolare l’ingegno, le attitudini, la capacità di risolvere problemi, di progettare, di programmare e finalizzare obiettivi. Il desiderio rinforza, permette di riconoscere il valore delle cose, perché ce le fa osservare più lentamente e con più attenzione mentre non le abbiamo ancora e bramiamo. Il desiderio mette alla prova quanto siamo disposti a sacrificarci per perseguire il nostro sogno. Il desiderio attribuisce il valore a quel che desideriamo e tanto più sarà stata dura raggiungerlo, tanto più rispetto ne avremo perché terremo conto delle immani fatiche fatte provando un enorme senso di soddisfazione e sazietà interiore. Senza desiderio siamo quasi inanimati, totalmente annoiati, inaffidabili e perdiamo occasioni in rapida successione. Fare impresa con chi non ha la scintilla del desiderio, la dedizione al sacrificio, al duro impegno, al mettersi alla prova, all’agonismo… rappresenta un reale rischio, molto più dei rischi d’impresa noti.

Con chi non rinuncia mai alle comodità

Chi non salta mai i pasti, non rinuncia mai ai weekend, ogni mossa che fa la deve fare comodamente oppure nisba… certamente non rappresenta l’elemento di impresa ideale per un gruppo pieno di progetti. Presi dall’euforia potreste ritrovarvi, dapprima, a lavorare il doppio per sopperire alle sue mancanze e, in seguito, a litigarci perché non ritenete più che vi siano le condizioni di equità. Progetti tosti, richiedono persone toste. Ne sapeva qualcosa un certo Enzo Ferrari che, portando questo aspetto al limite (a mio modesto giudizio pure troppo), negli anni d’oro, ha realizzato quel che ha realizzato con persone, come lui stesso le definiva, di “buona volontà”. Bisogna aver fame, non sazietà.

Con chi non alimenta da una vita le sue passioni a suon di rinunce verso altro

Una passione è vera, reale, consistente se e solo se ha richiesto la rinuncia a qualcos’altro. Una passione è vera quando è difficile. C’è una rinuncia continua, un sacrificio continuo e sforzi continui su un piatto della bilancia. Sull’altro piatto il tutto è contrappesato proprio dalla passione (e null’altro potrebbe farlo). In condizioni facili, di agiatezza, di piatti serviti, di situazioni ritrovate già esistenti in seguito a lavoro d’altri, non c’è passione ma solo il possedimento di qualcosa che dispone di per sé di carisma. Un po’ come ritrovarsi una bella moto d’epoca in garage grazie alle fatiche fatte da un padre da giovane e fare il debosciato poi con le ragazze dicendo che si ha la passione per le moto… a chi non piacciono le moto? Trovare bella una moto, possederla, non significa avere la passione per la moto. Il vostro compagno o la vostra compagna di avventure imprenditoriali dovrebbe avere la passione, non il piacere.

Con chi pensa troppo al giudizio degli altri

Cantare fuori dal coro è sempre stato un ingrediente che ha sfornato successi. Credere in qualcosa sfrontatamente con tutte le 10^27 molecole del vostro organismo, infischiandosene di cosa pensano gli altri, ha sempre portato a fare la vera differenza. Abbiamo casi eclatanti di chi ha persino esagerato, come Enzo Ferrari, citato pochi paragrafi fa, o Steve Jobs o, perché no, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Alan Turing e centinaia, migliaia d’altri… che ad ogni modo sono pur sempre pochi rispetto a miliardi e miliardi di uomini che hanno abitato questo pianeta. Da che mondo e mondo, chi aveva un’idea e ci ha creduto, se n’è sbattuto altamente di cosa pensassero gli altri. Se avete una buona idea non chiamate in gruppo con voi chi sta sempre a dire frasi del tipo “Ma cosa penseranno…”, “Ma cosa diranno poi…”, “E se poi pensano che…”. Per carità, pur di non avere a che fare con costoro potreste riconsiderare l’idea di proseguire l’attività della nonna ricamando centrini ignifughi al circolo delle ultraottantenni fumatrici incallite.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

 

sistersofmoon Comacchio, Bambino che guarda una vetrina di giocattoli, 1955

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non cambia mai idea

Le idee necessitano di menti malleabili per adattarsi a tempi, situazioni e condizioni circostanti. Un volume irregolare si riempirà in maniera naturale con un fluido; se desiderate invece riempirlo con un rigido blocco di ghisa potrete anche farlo, ma questo dovrà essere portato a fusione e… richiederà molta più energia. La vostra energia. Inoltre basterà che si molli smettendo di fornire energia prima del previsto ed il blocco tornerà rapidamente rigido facendovi mancare il risultato o provocando addirittura dei danni al contenitore, ovvero al vostro progetto. Tentare di riempirlo con parti solide, infine, lascerà molti spazi vuoti…

Una mente rigida rappresenta un forte freno alla pianificazione ed allo sviluppo di un progetto, in alternativa dovrà dimostrare magistralmente le sue tesi. Le chiacchiere in impresa non sono consentite, specialmente i “se” e i “ma”; congiunzioni e avverbi di dubbio possono rendere fin troppo facile cadere nel tranello dell’insussistenza. Valutate attentamente l’esperienza di chi collabora con voi: gli anziani sono restii ai cambiamenti tuttavia la loro esperienza è oltremodo preziosa, vanno comunque ascoltati, ma non solo, dovreste farlo a stomaco vuoto e rifiutare inviti a pranzo/cena che possono servire invece a rendere “voi” malleabili dove non è opportuno.

Con chi è facile a rapide conclusioni

Andrebbero evitati come la peste coloro i quali mostrano tamburellanti inclinazioni nell’affermare “Ma cosa ci vuole!”, “Basta che…”, “Ma è una cavolata!” e, allo stesso tempo, non riescono mai in quel che dicono.
Effettivamente “Le cose andrebbero fatte nel modo più semplice, ma non è semplice”, diceva Einstein. Quindi, semplificare, è in realtà un duro lavoro e, chiunque si sia occupato di ottimizzare una qualunque cosa, lo sa bene. Pertanto chi semplifica con facilità non è intelligente, è superficiale.

Con chi è solito non finire mai le cose che inizia

Chi cade troppo facilmente in rapide conclusioni e non riesce mai in quello che dice attribuendo la colpa dei suoi insuccessi ad altri (mai a sé stesso), vi porterà in rapida rovina. Per lui tutto quel che di affascinante vede fare agli altri è facile e, a suo dire, non ci vorrebbe nulla a farlo, anzi, lui sarebbe pure più bravo. Ha il portfolio con zero elementi, si stufa rapidamente di ogni nuovo stimolo, ogni 5 minuti gli interessa una cosa diversa ed ogni minuto successivo gli interessa sempre meno.

Con chi pensa che tutto sia un complotto

I complotti esistono ma quelli veri, state tranquilli, non li conosciamo. Tutto il resto sono chiacchiere utilizzate magistralmente per distrarre la massa con tecniche che, forse, potrete dedurre leggendo testi di “Ingegneria sociale” (dipende quali, con quali fonti, con quali casi di studio e con quali dimostrazioni).
Il pensiero continuo che tutto sia un complotto contro di voi e contro la vostra idea è un’ottima fobia utile a non farvi impegnare su nulla.
A meno che non troviate una pillola miracolosa che con 10 centesimi di euro guarisce tutte le malattie oppure alimenta un veicolo per sempre, state tranquilli che non correte alcun rischio, sempre che non siate voi stessi a bazzicare ambienti poco raccomandabili. Occhio alle fobie quindi, potrebbero solamente essere il frutto della “vostra paura” di avere successo nel vostro progetto e che questo successo implichi impegni e responsabilità che non siete pronti a sostenere magari perché di buona mente ma pigri, oppure perché è necessario maturare ancora.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 1

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

Con chi ostenta la ragione

Quando parli con una persona intelligente questa mostrerà curiosità nei tuoi confronti e non cercherà di importi il proprio pensiero, piuttosto sarà curiosa di apprendere il tuo per poterlo valutare, argomentare, far proprio estraendone il meglio e scartandone quanto ritiene non sia compatibile con la propria esperienza. Punti di vista concordi e discordi saranno considerati dalla persona intelligente, in ogni caso, spunti utili a migliorare la propria esperienza.

Al contrario chi inizia subito a “importi” il proprio pensiero evidenzierà questo comportamento evitando di ascoltare, interrompendoti senza che tu possa completare il senso logico delle frasi (chi ti interrompe al momento giusto, invece, potrebbe stare manifestando un notevole interesse e un impaziente desiderio di approfondire) o distraendosi fintantoché esporrai ciò che a lui non interessa. Se poi tal soggetto alzerà la voce, mostrerà gesti marcati del corpo che richiamano agitazione, veemenza e, addirittura, aggressività, allora dimostrerà ignoranza e ottusità non indifferenti, tipici di chi “distrugge”, non di chi “costruisce”. Ovvero di chi non è adatto ai lavori di gruppo.

Se, infine, il tuo interlocutore, sentendo il tuo ragionamento dirà frasi del tipo “Ma cosa c’entra?!?” solo perché non riesce a capirlo, magari perché elaborato, magari perché ricco di collegamenti con argomenti correlati che specializzano la conversazione, magari perché riportante esperienze che per te sono state utili (motivo per cui pensi valga la pena portarle all’attenzione degli altri) ma che lui proprio si rifiuta di ascoltare (in fondo solo perché tentare di immedesimarsi e imparare qualcosa di nuovo implica uno sforzo) allora ti propongo questo spunto che amo particolarmente: Guardati dall’uomo di un solo libro“, Confucio.

Le persone che non fanno proprie le opportunità di esperienza perdono continuamente importanti occasioni e non sono idonee a fare impresa (specie in un mondo come quello moderno in cui il livello dei mercati si è alzato notevolmente e richiede basi veramente robuste per intraprendere), ricadono sempre negli stessi errori e non imparano mai. Il risultato si traduce in continue perdite (di risorse, tempo e motivazione) per la squadra di cui fanno parte.

Facci caso: parlano parlano parlano… ma non hanno reali conoscenze dei temi che affrontano, più che altro hanno idee saldamente fissate in mente e cercano attorno a loro solo addensanti a supporto delle loro tesi (scartando ovviamente tutto il resto, anche ciò che è retto da solide basi scientifiche). Quando non conseguono i risultati di cui parlavano offrono motivazioni confusionarie, poco chiare, mai definite, insomma delle caotiche scorciatoie per chiudere ogni discorso piuttosto che approfondire ragionevolmente la vera e propria comprensione dell’accaduto. Danno forfait. Hanno una tendenza sistemica a trattare allo stesso modo anche gli oggetti, cianfrusaglie sparse ovunque nei loro spazi, accatastate, scassate, tenute male, sovente malfunzionanti, addirittura che non ricordano di avere o di cui si stancano rapidamente…

Tirano avanti finché il mondo li sostiene ma, arrivati al punto di rottura, il mondo stesso gli crolla addosso con loro immenso stupore. Non sono persone cattive (tutti abbiamo i nostri difetti) solo che, spesso, sono irrequiete come se fuggissero da qualcosa che gli ha fatto male invece di cercare la causa di tale disagio ed elaborarla (certamente più impegnativo e faticoso). In questo modo sfogano maldestramente la loro collera e le loro questioni su tutti coloro che hanno intorno e su tutto ciò che gli capita a tiro. Il loro modo di pensare subconscio è: “Ti impongo il mio pensiero perché sono arrabbiato per motivi miei e voglio che almeno una cosa vada come dico, così uso la forza per farti assorbire la prepotenza -che mi offre uno sfogo temporaneo- anziché la logica per parlare di ciò che mi angoscia… che è ben più impegnativo”. Ed è proprio questo che li frega: scansano l’impegno che sarebbe necessario fino a che l’impegno non diventa una montagna chiaramente visibile, quasi impossibile da valicare. Ciò che sta danneggiando la loro vita privata può così danneggiare anche il lavoro di un intero gruppo.

Alla fin fine possono essere anche buoni, divertenti, ottimi amici, ma la disciplina è alla base dell’impresa, in particolar modo della piccola giovane impresa. Il lavoro non avrà la delicatezza di comprendere i nostri problemi e ci mostrerà impassibilmente gli esiti di quello che stiamo facendo. L’impresa richiede apertura mentale, flessibilità, innovazione continua e, volenti o nolenti, non ammette punti di vista fissi, radicati, irrazionali, né tantomeno antitetiche elucubrazioni mentali provenienti dalla vita privata.

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Introduzione: operare opportune connessioni logiche

Affinché la lettura sia interessante, preferisco evitare di esporre una lunga (quanto inutile) lista di leggi corredate da petulanti casistiche di problemi di cui tutti, in un modo o nell’altro, siamo più che consapevoli. Quello che preferisco fare, come mio solito, è in realtà profilare un metodo che il lettore possa poi applicare in modo logico a tutte le situazioni che ritiene meritevoli di interesse.

Così, dopo una brevissima lista iniziale di leggi mancanti, posta giusto per entrare nell’ordine di idee, ci focalizzeremo su quella che ritengo la più pericolosa per quanto concerne la situazione economica che abbiamo attraversato e che ci accingiamo ad attraversare in futuro. Quanto seguirà sarà l’esposizione di un caso che funga da introduzione alla comprensione di problemi ben più complessi che siamo soliti ignorare (anche perché nessuno ce ne parla mai presentando connessioni tematiche complete, integrali, sicuramente non in modo schietto) perché ci manca l’anello di congiuzione che faccia scattare la molla logica in testa.

Al tale caso dedicheremo, subito dopo quest’articolo, i dovuti approforndimenti (vedi in basso i “link correlati”) utilizzando come di consueto un linguaggio semplice, esempi concreti realmente vissuti (quindi non fantasie né chiacchiere da bar) e quelle provocazioni che ai soggetti più perspicaci forniscono una stimolante scossa.

Un esempio per avvicinarci all’ordine di idee

Chiunque disponga di un po’ di senno si è ormai accorto di come gli smartphone abbiano offerto numersosi vantaggi contrapposti ad altrettanti grandi scotti da pagare cari. Non molto tempo fa ho assistito ad una scena di “ordinaria follia”.

Lungo una strada una ragazza camminava su un marciapiedi e, ovviamente, la sua testa era rivolta verso il basso totalmente presa dalle sue attrazioni social e multimediali. Lungo la stessa strada un ragazzo stava facendo la stessa identica cosa con la differenza che lui si trovava alla guida della sua automobile. Ad un certo punto il ragazzo sbanda e punta la ragazza. Io rimango senza fiato, un paio di secondi sono durati ore. Lei non si accorge di niente e tra l’altro indossa anche le cuffie cosicché nemmeno l’udito può esserle d’aiuto. Il ragazzo è preso dal suo telefono ma, per fortuna, quando è ormai a pochi centimetri dalla ragazza, riesce a prevenire l’impatto notandola con la coda dell’occhio. Una decisa correzione sullo sterzo gli permette di evitarla e lei, totalmente presa dal suo smartphone e con le cuffie ad isolarla dal mondo esterno, nemmeno si accorge di cosa ha sfiorato in quell’istante.

Questa per me è follia pura, in confronto la nuova moda di lanciarsi dagli aerei senza utilizzare il paracadute, sfruttando apposite tute (che offrono un controllo ottimale dell’assetto di volo durante la caduta libera) per centrare degli assorbitori di impatto a terra, credo sia più razionale. La vettura utilizzata dal ragazzo dispone notoriamente di vivavoce bluetooth che permette, legalmente, l’utilizzo del telefono (in sola conversazione) a bordo. Tuttavia dovrebbe essere oramai chiaro che questo paliativo in realtà spinge a fare un uso completo del telefono in auto. Basti pensare anche solo a quando ci sono a bordo passeggeri che non devono ascoltare le nostre conversazioni e si deve agire sul telefono per rispondere in modo che la chiamata non venga in automatico diffusa dagli altoparlanti del veicolo in modalità vivavoce. Anche la sola interazione col bluetooth distrae pericolosamente dalla guida. Semplicemente l’uso in auto del telefono dovrebbe essere totalmente vietato (oppure dovrebbe andarci bene che tutti gli altri ascoltino le nostre conversazioni ed i nostri messaggi). Ovviamente nessuno sarà d’accordo ma quando vostra figlia verrà investita su un marciapiedi mentre, in fondo, non faceva nulla di male, vedrete che cambierete idea. Un mastodontico mercato da miliardi di dollari può trovare un’ulteriore soluzione tecnologica innovativa o continuare imperterrito, costi quel che costi, operando richieste di regolamentazioni ad hoc.

Una breve lista per spaziare

Esempi di natura analoga si potrebbero fare per le leggi che oppongono resistenza “immotivatamente” alla trasformazione di veicoli già esistenti in veicoli elettrici o ibridi o che non forniscono mediante prassi semplificate senza vincoli di età (del veicolo) e di tecnologia impiegata.

E ancora, non trovo comprensibile come sia possibile trasmettere spot sul gioco d’azzardo in fasce orarie che vedono i bambini come principali spettatori, così come non si capisce come sia possibile trasmettere alle soglie del 2020 spot e televendite di prodotti che rappresentano palesemente delle “truffe”.

Mancano leggi che vietino la molestia telefonica da parte di promotori e venditori di svariata natura (vi sarete accorti come il Registro delle Opposizioni non porti il giovamento sperato e di come esistano delle regolette, sovente ignorate, come la registrazione doppia al tal registro utile ad avere una reale esclusione dalle molestie. Perché mai doppia? Come faccio ad immaginare che possa esserci questo archibugio? Perché la mia parola non basta già la prima volta? E così via…

Fino a leggi mancanti che permettano ai cittadini di valutare i servizi di cui dispongono (o che gli mancano) e di operare una sanzione, nei confronti dei relativi erogatori, qualora il tale servizio si tramuti in un grave disservizio.

Il caso di rilievo per la nostra economia

Ma c’è una legge, che ha subito “curiose” variazioni nell’arco degli ultimi decenni, fino a trasformarsi in una completa mancanza, i cui effetti si sono rivelati disastrosi per la nostra economia (a livello di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti…) e che praticamente tutti, o quasi, ignoriamo essere la causa di tali notevoli disagi nonché di drastiche perdite economiche e di opportunità (specie per i giovani).

Mi riferisco ad una opportuna regolamentazione che “ammaestri” i famosi “sottocosto”. Sono sicuro che solamente gli operatori del settore più arguti e le menti più frizzanti si sono già accorti della filiera di danni (che verranno raccontati nell’apposito articolo che seguirà) che deriva da un mercato “sregolato”, ma la massa rimane (e rimarrà) vittima di sé stessa e della propria scarsa curiosità (un po’ come Pinocchio diretto al paese dei balocchi: in fondo perché chiedersi come mai qualcuno abbia interesse a “regalarci”, o meglio, a far credere di regalarci, qualcosa?) e, forse, anche questa si chiama “selezione naturale” e non tutto il male vien per nuocere.

L’articolo “Valutati solo da un prezzo…” (vedi in basso i “link correlati”) vi introduce ai concetti di “frattaglie” e di “avvoltoio silente”, mentre l’articolo “Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente” completa il quadro spiegandovi le dinamiche logiche con cui il mondo del sottocosto apporta ingenti danni alla nostra microeconomia facendo perno su debolezze e ignoranza.

Continua…

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Valutati solo da un prezzo…

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Oltre un numero di facciata… vantaggi insospettabili

Succede di ricevere una email con la richiesta di un preventivo utile all’acquisto di un prodotto particolarmente tecnico o, al contrario, di largo consumo. Succede di rispondere al potenziale cliente scrivendo il preventivo richiesto e formulando un prezzo interessante per l’acquisto. E succede anche di ricevere per errore, poco dopo, una seconda email dal potenziale cliente, che però non è destinata a chi vende bensì ad un collega con il quale si sta valutando l’eventuale acquisto; un’email contenente un breve testo con i commenti circa il preventivo ricevuto.

Un imbarazzante errore

Per via di un imbarazzante errore si ha così la possibilità di “leggere nel pensiero” di chi mai, comprensibilmente, avrebbe la faccia tosta di esternare scomode riflessioni. Così, viste le mie materie d’interesse e dato che nemmeno a farlo apposta ero presente in quel momento, vengo invitato dal mio amico venditore a leggere quanto appena ricevuto. Lui, nemmeno tanto sorpreso, ci ride su essendo un veterano del settore; io invece rimango un po’ perplesso dall’incredibile leggerezza dilagante negli ultimi anni in materia di acquisti, qualità, conoscenza dei prodotti e dei servizi esistenti nonché di quello a cui un cliente può realmente ambire… Solitamente tendo a pensare che la situazione sia sempre almeno un pelino migliore di quanto io possa ipotizzare ma vengo puntualmente smentito (tramite testimonianze di imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti, tecnici…) da comportamenti al limite dell’assurdo anche se reali e inaspettatamente diffusi nel quotidiano.

Il contenuto dell’errore

Il potenziale acquirente scrive, nell’email in realtà destinata al suo collega, esprimendo la volontà di non procedere all’acquisto presso il venditore autorizzato del tale prodotto e virando la sua preferenza a favore di un altro venditore dell’ultima ora osannando un vantaggio nel prezzo del 5% circa. Quest’ultimo venditore, abbiamo verificato tramite la rete professionale di vendita del marchio, non ha alcuna esperienza su tali prodotti e si limita a comprare e rivendere online cercando di competere semplicemente azzerando i suoi utili e procurandosi il più possibile lotti di materiale di seconda scelta (tanto lui non ha un negozio fisico, dove lo si va a pescare in caso dovessero insorgere problemi di qualsivoglia natura?).

Logica Domanda – Parte prima

Al di là del veder danneggiato il commercio pulito, corretto, leale, viene da chiedersi: “Per quale motivo se non se ne trae nemmeno un utile? Sarebbe comprensibile se dietro ci fosse un’avida corsa al denaro ma… danneggiare validi lavoratori senza nemmeno trarre un diretto vantaggio economico che senso ha?”. Ebbene una rapida risposta, che tratteremo presto in maniera più approfondita in un particolare articolo che analizza il rovescio della medaglia dei sottocosto (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto), viene dalla sempreverde logica “Tra i due litiganti il terzo gode”:

due si battono per un ritorno impercettibile; quello che dà inizio alla disputa, sporcando il commercio, supera il limite e ne ricava anche meno dando di fatto atto ad un “commercio insostenibile”; solitamente non regge ed in men che non si dica è sostituito da un altro che prosegue, senza nemmeno esserne consapevole, con la stessa filosofia inculcata sovente da un corso (opportunistico) di avvio alla giovane impresa, da una proposta di marketing aggressivo privo di etica o da un’incubatore opportunista che mimetizzandosi tra quelli in gamba propina improbabili corsie preferenziali verso il successo… I due (commerciante leale e commerciante scorretto) si combattono ed un terzo, un avvoltoio silente, attende il finale per raccogliere le frattaglie* (cosa sono le frattaglie? Vedi la nota poco sotto). Questa è una rapida e logica spiegazione al perché un sistema economico “insostenibile” continua ad esser regolamentato in maniera opportunistica e tenuto in vita sugli sforzi dell’altrui irrazionale competizione… per il solo e semplice motivo di raccogliere, senza fatica, frattaglie. Chi vive il commercio, l’impresa, l’artigianato, la libera professione dall’interno, da decenni, comprende benissimo cosa sta accadendo, tutti gli altri faticano ad immaginare un simile panorama e questo, oltre ad essere comprensibile, rappresenta il motivo per cui l’opportunismo perdura. C’è semplicemente un numero non trascurabile di consumatori che non sanno. Molti di questi sostengono persino di non esser interessati a sapere ma… non hanno idea di cosa potrebbe investire i loro figli un domani continuando ad ignorare.

*Cosa sono le frattaglie?
Quando un’attività, una professione o una filiera vengono gambizzate si genera un enorme giro d’affari grazie alla perdita di immobili (case, negozi, botteghe, capannoni industriali), di prodotti, di strumenti e attrezzature, di fornitori non pagati, di clienti che perdono denaro, di dipendenti che perdono il posto di lavoro… Capitali impressionanti vengono “acquisiti” da terzi “invisibili” nella maniera meno etica al mondo. Il problema è che questo non si vede e di questo non si parla. Così la gente non lo sa e, anzi, spesso è portata a pensare che una realtà ha chiuso necessariamente perché non è stata competitiva come “quell’altra” la quale, loro non sanno, in molti casi può aver giocato sporco sostenuta da persone realmente potenti (quelle che non si vedono perché mai esposte). Ecco cosa sono, in breve, le frattaglie. I finanzieri con cui scambio costruttivamente le opinioni mi dicono: “E’ il capitalismo, è normale che sia così…”. Ma nel Monopoli vince il più bravo (ed anche il più fortunato, certo, dipendendo gran parte del gioco dalle casuali condizioni iniziali offerte dalle tessere delle proprietà), non quello che cambia le regole del gioco per trarne un vantaggio e distruggere gli avversari.
Nel mio modo di vedere invece c’è un atleta che si prepara per la sua competizione agonistica e, se è stato più in gamba, più volenteroso ed è più predisposto fisicamente (quindi geneticamente), avrà modo di lottare per il podio e le alte glorie; allo stesso tempo però non si occuperà di gambizzare i suoi avversari (né in prima persona, né tantomeno affidandosi a terzi) i quali a loro volta potranno basare la loro sfida sull’assieme delle loro qualità.

Dalla legge della natura a quella del mercato

Del resto nella Savana si parla delle gazzelle che restano vive, di quelle che proseguono la specie, di quelle che ce la mettono tutta quando i leoni le inseguono e, al contrario, non rimane traccia, ricordo, memoria alcuna di quelle che vengono scannate e che la natura considera più deboli e quindi meno adatte alla sopravvivenza. Il problema ora, contrariamente a quanto viene intuitivo pensare, non è per i commercianti leali che soffrono davanti ad un commercio sleale, ma per i consumatori ignari che verranno scannati a causa degli effetti indiretti di questo processo e di cui si perderà presto traccia ed ogni memoria (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto) lasciando adito al pensiero “Se non me lo ricordo, non è successo…”.

Competizione sui decimi dell’assurdo

L’assurdo è che la competizione si è giocata su una differenza di circa il 5%, quindi come risparmiare 5 Euro su una spesa di 100 Euro dove a contendersi il cliente sono le seguenti due opzioni:

95 Euro. Prodotto venduto così com’è… senza nulla, ma proprio nulla, di più e da un venditore non qualificato, non preparato e privo di quella piccola sfumatura che si chiama “esperienza” che non si acquisisce improvvisandosi venditori di un prodotto di punto in bianco ma avendo decenni e decenni alle spalle di maturata specialità dedicata in determinati settori (la cosa preoccupante è che queste poche ultime righe sono incomprensibili per una fetta non trascurabile di consumatori che tende a semplificare all’inverosimile il concetto di commercio).

100 Euro. Prodotto venduto dopo aver valutato le reali necessità del cliente e dopo aver consigliato il bene realmente più indicato per le sue esigenze; dopo avergli spiegato come utilizzarlo fin da subito al meglio, nel modo più semplice ed efficace; dopo aver raccontato la propria esperienza con il tale prodotto e come si fa per non romperlo e farlo durare a lungo; dopo averlo inserito in un database clienti che gli permetterà di ricevere assistenza gratuita e suggerimenti sempre disponibili per qualunque piccola noia che si dovesse verificare nonché di maturare sempre dei trattamenti di riguardo se avrà piacere di tornare; dopo avergli validato la garanzia che, sovente, nei prodotti anche dello stesso marchio ma provenienti da mercati paralleli o da altri paesi o da stock di seconde scelte, non è integralmente valida o non lo è affatto.

Dalle vendite basate su un prezzo a quelle complete dei professionisti

Operare semplicemente scegliendo il prezzo più basso, anche a parità di prodotto (inteso come marchio e modello), può sembrare la cosa più logica; in realtà esistono delle singolarità troppo facilmente sottovalutate. Per molti prodotti, specie per quelli professionali, il prezzo passa in secondo piano (ovviamente nei limiti del ragionevole, ne convengo) rispetto alla qualità dei molteplici servizi di cui il cliente può avvalersi prima, durante e dopo l’acquisto.

Quando si spende meno, per quanto minore possa essere il prezzo di un medesimo prodotto offerto da due venditori diversi, ma si rinuncia ad una serie di vantaggi “umani” che non si quantificano con un numero… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando il titolare della piccola media impresa fa al proprio cliente un’assistenza gratuita per un malfunzionamento che sembra impossibile da riparare ma che per chi ha esperienza risulta una sciocchezza… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando quello stesso titolare ti consiglia i prodotti sulla base della sua maturata esperienza (20, 30, 40, 50 anni non di esperienza aziendale ma proprio della singola persona) e ti evita un acquisto errato o insoddisfacente, facendoti così risparmiare “reali” perdite di denaro… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non viene meno davanti ai doveri di una garanzia (non datelo sempre per scontato, molte realtà, in particolar modo sul web, promettono e poi non mantengono, non è la prima volta e non sarà l’ultima, specie se poi si scopre che buona parte dei prodotti tanto scontati e tanto golosi vengono alla fin fine da mercati paralleli e puntualmente le assistenze, quando li aprono, se ne accorgono e vi dicono che non possono procedere… bell’affare eh?)… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando per non farti attendere il nuovo prodotto sostituito in garanzia te ne prende uno dalla vetrina o dal magazzino per soddisfarti all’istante ed attende poi lui l’arrivo del sostituto… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non sai come si usa un prodotto o ti fermi davanti ad un dubbio, un bug, un’incomprensione sulle istruzioni ed il titolare della ditta (che non può farti gli sconti luccicanti di certe realtà che altro non fanno che sedare e gradualmente terminare realtà ben migliori ma vittime di una competizione scorretta dove a qualcuno “piace vincere facile”) è lì per te gratuitamente ad interpretare quello ti manca… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

E in molti altri “quando” c’è sicuramente da qualche parte il titolare di un’azienda seria che ti segue e non ti chiede un centesimo in più sulle cose che “realmente contano” e “realmente non hanno prezzo”, ma soprattutto sulle cose che “non puoi cliccare e mettere nel carrello”, perchè sarebbe come dire che puoi sostituire il tuo migliore amico con uno virtuale magari preso da un videogame e che si muove come preferisci al comando del tuo click. Ma non sarà mai una persona reale davanti a te.

Logica Domanda – Parte seconda

Ora pensaci, a te farebbe piacere essere valutato solo da un prezzo?
Conclusione

Il potenziale cliente, resosi ben presto conto della gaffe, ha proceduto all’acquisto dal mio amico il quale gli ha spiegato con una cordialità magistrale, ed in sintesi, quanto riportato in questo articolo. L’acquirente tuttavia, abbiamo motivo di credere, ha concluso l’acquisto più per l’imbarazzante errore che per una reale comprensione del problema.

Note
Fate attenzione a chi ora userà quanto scritto in questo articolo per generare pubblicità accattivanti, non sarebbe la prima volta nella storia di questo Blog…

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Capire la qualità
Che cos’è la qualità?
Cosa include il prezzo di un prodotto? – Articolo in preparazione

Il prezzo da pagare

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Quando pianifichi qualcosa…

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Pensare, pianificare, realizzare
…Prova a seguire questi consigli e dimmi se sbaglio.
La situazione intorno a te

Pianifica il tuo progetto tenendo viva la consapevolezza che nulla, nei sistemi radicati di produzione, controllo e mantenimento del potere, cambierà. Se pianifichi la riuscita del tuo progetto attorno al perno dell’aspettativa, attendendo che cambi una precisa situazione nel tuo paese, non otterrai nulla di concreto, tantomeno in tempi accettabili. Parti dal presupposto che quello che cambia sono le influenze (vedi articoli correlati) ma non il sistema di alimentazione di tali influenze. Nulla cambia alla radice, attorno a te, osservando la memoria storica del paese puoi ad esempio notare che i telegiornali sono sempre uguali e che da decenni sentiamo parlare di: crisi in medio-oriente, allarme terrorismo, crisi di governo, emergenza lavoro, crisi economica, inquinamento… i telegiornali erano così negli anni ’70, ’80, ’90, ’00, ’10… e così (posso semplicemente ipotizzare) saranno ancora per molto tempo. Se devi fare una cosa, se hai un progetto, se pianifichi qualcosa, raccogli autonomamente tutti gli strumenti necessari e fai reggere questo “qualcosa” solo ed esclusivamente sulla tua abilità.

Le persone intorno a te

Pianifica il tuo progetto tenendo presente che esso deve esser organizzato affinché il risultato dipenda esclusivamente da te. Non affidarti a terzi (assimilabili alle variabili di un’equazione) se poi il tuo successo, o la riuscita di un passaggio fondamentale per raggiungere gli step successivi, verrà trasferito a loro. Effettua pure fertili collaborazioni, fai interagire le menti, ma evita di strutturare il tutto come una “serie” in cui, se viene a mancare anche un solo elemento, un processo si interrompe e fallisce.

Oltre l’istruzione superiore e universitaria

Pianifica il tuo progetto conoscendolo a fondo i dettagli che nessun ordinario percorso di studi ti può insegnare. Fallo prima in piccolo, fallo da te, sbaglialo quando i rischi sono contenuti e impegnati a capire tutto quello che hai sbagliato e cosa ha indotto tali sbagli. Studia cosa ti ha portato a fare tali sbagli e in quale relazione si pongono con l’ambiente circostante, con la società, con le tendenze, con le percezioni, con le influenze…

Testa con reali esperienze

Pianifica il tuo progetto studiando allo spasmo (martellando come le gocce d’acqua delle torture cinesi) argomenti che non apprenderai mai a sufficienza alle scuole superiori o all’università ma che queste realtà possono darti modo di intravedere da lontano se hai una “vista acuta” per poi studiare, mettere a fuoco e applicare da te.

Non cercare riscontri nella comprensione

Pianifica il tuo progetto e sviluppalo senza timori e suggestioni indotte da chi attorno a te non lo comprende o lo ritiene poco utile o comunque un lusso rinunciabile. Dentro di te sai se sei sempre stato una persona che conclude, concretizza, o se sei una persona che fa cose che non si rivelano utili o che non vengono mai portate a compimento. Quindi se cerchi una conferma, sai già la risposta. E’ sufficiente che offri un severo giudizio a te stesso con maturità e disciplina. Se sei uno che solitamente conclude e raggiunge i risultati prefissati, la mancanza di comprensione attorno a te farà sì che la tua idea abbia più chances di successo perchè nessun altro cercherà di fare la tua stessa cosa. Ricorda: “Canta fuori dal coro”. Non cercare riscontri nell’altrui comprensione ma nella reale fattibilità di un progetto.

Apri il tuo campo mentale

Pianifica di fare cose a cui non avevi mai pensato prima, ad esempio imparare materie che un tempo ritenevi inutili o di scarso interesse, creare collegamenti logici che prima non vedevi, costruire cose che un tempo potevi solo sognare perchè troppo costose… ma se hai passato anni a studiarle, puoi iniziare a pensare di costruirle da te e non dipendere più da un prezzo troppo alto, dal rischio di un debito, da interessi insostenibili, da stressanti legami che ti distolgono dal tuo progetto.

Due norme da rispettare (!!)

Pensa sempre all’aderenza del tuo progetto al mondo in cui ti trovi, se fai qualcosa che nessuno ha mai fatto prima, o comunque non nel tuo modo, questa cosa non deve entrare in conflitto con le leggi del tuo paese e non deve arrecare danno alcuno a terzi. Se riesci a rispettare queste due condizioni potrai avere la coscienza pulita e mettere il cervello tranquillamente sul comodino la notte quando dormi. Se inventi delle regole tue puoi farlo e anche se per via della tua innovazione non esiste ancora una legge a tema, cerca di non violare le leggi che invece già esistono, anche se le ritieni inadeguate. Nessuno potrà così contraddirti o trovare scuse per fermare il tuo progetto.

Fai le cose per il tuo gusto

Non aspettarti nulla, gratitudine, riconoscenza, apprezzamento, sincera stima per la tua innovazione, nulla… Se non ti aspetti nulla riceverai molto più di quanto ti aspetti. “Ambir troppo agli onori è chiaro sintomo di meritarli poco”, leggevo sorridente durante una piacevole colazione in albergo. Se fai una cosa falla per te, per la tua soddisfazione personale, per misurarti prima di tutto con te stesso. Il gradimento arriverà come diretta conseguenza della trasmissione della tua passione.

Conclusioni

Da piccolo progettavo di fare tante cose, puntualmente nessuno riusciva a starmi dietro e dovendomi basare su familiari, amici e insegnanti, non riuscivo mai a rendere realtà quello che avevo pensato. Mi riferisco anche solo ad un semplice carretto di legno dotato di 4 ruote ed uno spartano sistema di sterzo per buttarmi giù dalle colline. Quando sono cresciuto mi sono reso conto che solo la mia volontà, abbinata alle informazioni teoriche e tecniche di cui potevo venire a conoscenza studiando, potevano in qualche modo permettermi di realizzare quello che desideravo. Quando poi ho scelto mirati percorsi di studio mi sono accorto che nelle mie giornate in un piccolo laboratorio mancava sempre quel qualcosa in più che poteva fare la differenza, quel qualcosa che un percorso di studi valido ti fa intuire che c’è ma che non ti mostra. Ho iniziato a pianificare e realizzare i miei progetti tenendo conto di tutte quelle materie che dovevo aggiungere ai miei studi (o approfondire) e, cosa altrettanto importante, ho abbinato allo studio una dose di pratica non trascurabile con reali esperienze sul campo condotte per anni e anni. Spunti come quelli proposti in questo articolo sono stati da me appresi in anni e anni di errori a cui puntualmente han fatto seguito agognati successi a cui ambivo sin da bambino.

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