Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani -2-

Rubrica: Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani

Titolo o argomento: Lavorare con gusto
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Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Ho notato che spesso, quando si aprono nuove attività, gli osservatori più frettolosi arrivano rapidamente a conclusioni del tipo “Ahh vedi quanto lavora!!! Chissà quanti soldi fa!!!” O sciocchezze di questo genere che poi terminano nel contrario non appena il bum della novità è terminato e, non è da escludere, si evidenzia un servizio scadente. Il mio modesto parere è che uno dei motivi per cui molte attività aprono e chiudono velocemente sia la superficialità. Si danno per scontate troppe cose e spesso il modo di fare e vedere tutto è troppo semplicistico. D’altra parte, avete ragione se lo pensate, il mio modo di fare è assai severo e magari anche antipatico, però vi assicuro che porta risultati e restituisce soddisfazioni.

Per quanto riguarda l’esempio del Bar menzionato nel precedente articolo di questa rubrica (vedi i link correlati in basso), ho potuto constatare che il bum dei primi tempi non sembra cessare, inoltre ho notato che la gente che lavora negli uffici circostanti e si raggruppava in diverse auto per andare a far colazione in centro, è tornata e frequenta piacevolmente il servizio di ristorazione rinato. C’è molto movimento, si sente e fa piacere. La via sembra rinata.

La morale qual è?

E’ vero che il lavoro è diminuito rispetto a una volta (così come è vero che siamo aumentati e al contempo diversi mercati si sono saturati e i nuovi emergenti quasi nessuno ha gli strumenti educativi per riconoscerli, ne parleremo meglio in seguito; vedi la pagina specifica Life Quality), è vero che con quanto guadagna una famiglia in un mese non si riesce più a comprare una cosetta in più o a togliersi uno sfizio e che il denaro esce sovente per spese di servizi che nemmeno ritornano al cittadino in maniera adeguata… Ma è vero anche che chi si specializza a fare bene il suo mestiere ha molte più probabilità di farcela. La logica in sé è semplice, è attuarla che richeide strumenti sofisticati che l’istruzione attuale non riesce a fornire. Certo è vero che tanti ragazzi inorridiscono alla vista di un libro, ma non credo si possano sempre lamentare che la colpa sia solo degli altri.

Un altro esempio

Conosco una ragazza a cui piace molto fare il lavoro di cassiera o stare al banco dell’ortofrutta. Lei è molto penalizzata ad esempio rispetto a me in quanto non vuole fare nessun altro lavoro se non quello. Questo la porta a stare spessissimo con l’ansia circa il suo futuro nel caso il supermercato chiuda, o nel caso la obblighino ad orari scomodi o a lavori extra che imprenditori opportunisti non le pagano. Questa ragazza lavorava fino a poco tempo fa fino a 42 ore mensili in più senza retribuzione, solo con la paura che se non lo avresse fatto sarebbe stata licenziata. Questo è inaccettabile e penalizza molto i giovani ed il loro desiderio di avere un minimo di certezza sulla famiglia. D’altra parte però la ragazza in questione si è preclusa da sola tutte le possibilità di fare altro o di specializzarsi in un settore; per tale ragione non può attribuire tutte le colpe ad altri.

Continua…

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Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani – Parte 3

Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani -1-

Rubrica: Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani

Titolo o argomento: Lavorare con gusto

Nonostante molti dicano che oggi non c’è lavoro, i giovani non sanno come fare, non si guadagna più niente e via discorrendo, la verità, almeno in buona parte dei casi, fondamentalmente è da un’altra parte e pochi se ne accorgono.

Un bell’esempio

Prima di continuare vi faccio subito un esempio: conosco un bar nella mia città che in 28 anni ha cambiato gestione 6 volte di cui 3 volte negli ultimi 2 anni. La motivazione di chi ha lasciato il bar è stata: “Non si lavora più perchè non ci sono più gli uffici di una volta che si sono trasferiti in centro”.

Ora tutti i fissati con il motto, “non c’è lavoro” avrebbero dato pienamente ragione agli ex proprietari. Io no. Ho sempre creduto che il servizio di quel bar fosse pessimo negli ultimi anni e privo di una figura, dietro il bancone, altamente specializzata e professionale. In molti hanno puntato sull’estetica di quel locale sprecando elevate quantità di denaro che sarebbero state più utili per un servizio migliore, un caffè migliore e delle paste migliori. Naturalmente quando dico queste cose in molti mi danno dell’arrogante e del presuntuoso. Posso capire…

Con l’ultimo cambio di gestione avevo deciso di non andare nemmeno a salutare i nuovi proprietari, avendo perso ogni speranza di poter gustare un buon caffè, un locale pulito, in ordine e naturalmente delle buone paste. Pian piano nel giro di un paio di settimane, mi accorgo di un via vai continuo per raggiungere il bar, così incuriositi andiamo a prendere il caffè.

Inaspettatamente il locale è pulitissimo, in ordine, niente è fuori tema, i contenitori delle paste sono curati, si sente in tutto il bar un’aroma di caffè buono che non sentivo da oltre 15 anni (e non è tanto per dire). Le paste finalmente sono fresche, buone e ben fatte. Sono invitanti e il barman, solo per come si muove, ispira fiducia. Si presenta in divisa, è ben vestito, pulito. Usa bicchieri, bottiglie e macchinetta del caffè con una professionalità propria di uno che si è almeno degnato di dire: “Vado alla peggio a fare le scuole serali all’alberghiero pur di aprire il bar da professionista, essere aggiornato ed offrire un servizio che inviti i clienti a tornare”.

Ciliegina sulla torta, ti prepara un cappuccino nel quale miscela varie creme a tua scelta e sul quale fa ogni giorno un disegno diverso con la schiuma di latte. Un disegno con la schiuma di latte?! Addirittura?! L’ultimo era un fiore con le foglie… cosa non facile credo. Siamo passati da un estremo all’altro e, guarda caso, ora il bar lavora.

Continua…

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Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani – Parte 2
Lavori specializzati e non, imprenditoria e giovani – Parte 3

Efficienza Rendimento e Marketing -2-

Utilitarie e supercar: il limite tra l’assurdo e il reale

Prosegue dal precedente articolo: “Efficienza, Rendimento e Marketing -1-“

Mio padre ha una Opel Astra station wagon con 280.000 km, ebbene lui percorre 16 – 17 km al litro di media ( è vero anche che essendo io motorista, tengo il suo motore sempre a punto… ma non l’ho fatto io quel motore) e in autostrada fino a 20 21 km al litro. E tutto questo con un peso del veicolo di quasi 1500kg e con un motore 2000 turbo 16valvole. La mia ragazza si credeva che un’astra con motore 2000 fosse quasi un lusso invece mio padre è stato il più sveglio di tutti. Quando acquistò l’auto il gasolio costava 1600 lire al litro circa (forse anche meno); parlo del 1998-1999. Metteva il gasolio e se lo dimenticava lì. Una macchina robusta forte, con un motore robustissimo (ha pure lei dei difetti ma non in questo tema), delle lamiere eccellenti con caratteristiche di assorbimento dell’urto buonissime al pari di tante medie berline più costose per intenderci.

Negli ultimi mesi o forse anni, la Toyota ha pubblicizzato la Yaris. Pur essendo uno che non comprerebbe mai un’auto non europea (per via del design), devo ammettere che le loro pubblicità dicevano il vero. I loro motori più brillanti ed efficienti consumano meno grazie alla loro raffinatezza e maggior potenza e questo (insieme ad altre caratteristiche che non dirò perchè non è una pubblicità) fa sì che il mezzo mantenga il suo valore nel tempo. In famiglia ho un parente che ha preso una Yaris 1500 vvt. Quando accelera (rapportato alla macchina piccola che è) sembra una moto per come sale agevolmente di giri, se sfiori il gas vai avanti con consumi bassissimi, stiamo fissi tra i 13-14 e i 16-17 km al litro, se vai nell’extra urbano percorri circa 20 km al litro disinvolto…

Il costo iniziale del mezzo è stato molto più basso di quello che ha sostenuto la mia ragazza acquistando (anche se lei ha preso una 4×4), la dotazione di serie è ricca al contrario di altre utilitarie, il motore vola, gli allestimenti interni in termini di tappezzeria, qualità delle plastiche, rivestimenti del cruscotto e insonorizzazzione, sono ottimi. Allora che convenienza ha avuto la mia ragazza ad acquistare una utilitaria 1200cc? Fissazioni, luoghi comuni diffusi tra la gente, credenze errate. E pensare che avendo scelto una compagnia assicurativa a buon prezzo, la differenza di costo assicurazione tra noi è minima (in 1°classe). Un motore 2000 non è sempre un lusso. (ah e per chi non lo sapesse, maggiore è la cilindrata e maggiore è la durata nel tempo…avremo modo nei prossimi articoli di parlarne). Insomma la mia ragazza non è un tecnico di motori e giustamente ha scelto ciò che più gli piaceva…

La BMW 320 d berlina di un mio collega motorista, consuma anche meno dell’Astra ed è anche più performante. Abbiamo aperto i motori delle più svariate auto (Fiat, Opel, Renault, Ford, Porsche. Audi, Bmw, Mercedes… di tutto), dovreste vedere come su una BMW serie 3 ogni componente sia messo al posto giusto, facile intuitivo, ben fatto, ben studiato ed efficiente. Quanto è piacevole rimontarlo; ci sarà tempo nei prossimi articoli…

Continua nel prossimo articolo…

Efficienza Rendimento e Marketing -1-

Utilitarie e supercar: il limite tra l’assurdo e il reale

E’ noto a moltissime persone che le cosidette auto piccoline “sono economiche da mantenere, sono poco costose, e si parcheggiano facilmente…”
Sapete cosa c’è di vero? Che sono facili da parcheggiare (a meno che non abbiano angoli bui sui montanti posteriori… In tal caso c’è proprio da ridere perchè stiamo parlando di un mezzo totalmente inutile).

Il comune cittadino non è un tecnico e non deve esserlo per forza, pertanto ogni giorno è costretto a fidarsi di beni e servizi che, chi ha intorno, gli offre. Vi è il luogo comune che impone a chi cerca di spendere il meno possibile su un mezzo di trasporto, di optare per la soluzione della piccola utilitaria per i motivi sopra elencati.

Il dato interessante che continua a sorprendermi  (e di cui giorni fa ho avuto ennesima conferma parlandone ad un matrimonio con il proprietario di una Ferrari 360 modena F1) è che la realtà è ben distante da ciò che crediamo.

In breve: la mia ragazza possiede una Fiat panda 4×4 ultimo modello, una macchina sobria, sbarazzina, carina, per una ragazza un bello sfizio fino a che… dopo una settimana dall’acquisto inizia ad accorgersi che la sua auto (con un motore di soli 1200 centimetri cubici ed una potenza di soli 60 cv) percorre 10 chilometri con un litro. Attenzione vi ricordo che non potete dirmi che probabilmente la usa troppo in città, anche perchè ha acquistato una macchina piccolina proprio per la città, ma anche per la campagna dove abita. E’ vero che la trazione integrale fa consumare un pò di più ma sentite…

Da tempo parlando con gli ingegneri della Ferrari ai convegni presso l’Università Politecnica delle Marche, sento dire che per via delle norme anti inquinamento, la Ferrari ha realizzato motori sempre più efficienti e con ridotti consumi al fine non di ottenere un risparmio per il cliente ma di ridurre notevolmente le emissioni inquinanti. Così mi ritrovo a parlare con il proprietario di una splendida 360 Modena F1 e mi dice, giura e garantisce (lui come altri con cui ho parlato), che il suo bolide percorre 10 km al litro ad un andatura normale (su una Ferrari per normale si intende 90-100 km/h) e arriva a 5 km al litro spingendo… Ora per la panda siamo vicini ma al contrario… percorre 10 al litro ad andatura normale (come una Ferrari) e se vai in autostrada fa anche 14 km al litro.

Io invece possiedo una clio 1.8 16valvole del 92 (la prima serie), percorre 14 – 15 km al litro quando vado piano ossia fino ai 90 orari, riprende bene in tutte le marce, dispone di 140 cv (con motore originale) e spingendo non mi risulta sia scesa mai sotto gli 8 km al litro. Ovvero persino un’auto da corsa per i giovani consuma meno di una panda. io lo trovo ridicolo. Ma forse c’è una spiegazione tecnica? C’è una campagna di marketing vera?

Continua nel prossimo articlo… Tra poco risponderemo…

Come funzionano i sottocosto? Guadagno = Ricavo – Spesa

E se il detto dice: “Nessuno ti regala niente…”

Allora come funzionano questi famosi SOTTO COSTO?

Un’azienda, è noto ad ogni economista, ma anche ad ognuno di voi, deve produrre un reddito che la porti in positivo; altrimenti dichiara il fallimento e chiude… Fine della storia. Allora cosa ci guadagna chi propone prodotti SOTTO COSTO alla clientela? Lo volete proprio sapere? Seguitemi.

Un cliente di un mio amico lavora come ragioniere presso un noto centro commerciale. Parlando mi ha raccontato la matematica del sotto costo. Essa si compone dei seguenti elementi:

  1. Attirare l’attenzione dei clienti proponendo sconti impossibili per qualunque normale commerciante (poi vedremo perchè).

  2. Andare ben oltre lo sconto matematico possibile in un comune negozio, scendendo effettivamente sotto il costo di acquisto del prodotto da parte del centro commerciale (ma vedremo in seguito come non sia sempre stato così.  In passato molti prodotti spacciati per prodotti sotto costo sono stati in realtà venduti con guadagno zero o con un piccolo margine. Tuttavia questi prodotti potevano in taluni casi appartenere a stock difettati. Prodotti identici nell’estetica ma di qualità più scadente perchè appartenenti a serie con leggeri difetti o realizzati appositamente per la distribuzione nei centri commerciali… Onestamente oggi non so se quanto appena descritto in questo punto sia più così).

  3. Caricare il prezzo di tantissimi altri prodotti che potremmo acquistare una volta arrivati al centro commerciale, un esempio chiarificatore? Bene. Ammettiamo che oggi ci sia sotto costo il cellulare che potrebbe fare al caso nostro. Ammettiamo che tale cellulare costi 160 euro al negozio in centro e che il commerciante lo paghi 140 euro. Ammettiamo che il centro commerciale lo metta in vendita a 139, ovvero un euro in meno di quanto lo paga il commerciante. A questo punto il centro commerciale perde un euro per ogni cellulare venduto, ok? Quindi i  prodotti complementari alla spesa di una famiglia verranno aumentati di prezzo per recuperare l’Euro di sconto… Per il momento tenete nella mente questo intanto proseguiamo…

  4. Cosa si intende quando si afferma che i prodotti complementari alla spesa di una famiglia costeranno di più? Significa che il centro commerciale per recuperare ciò che ha perso nel fornirvi un prodotto sotto costo, aumenterà in modo strategico il prezzo di molti dei possibili prodotti che  potreste acquistare dopo esser corsi al bancone dei cellulari. Un esempio? Pagate di solito i pelati nel vostro supermercato di fiducia 1,78 euro (prezzo di esempio), ma non vi ricordate tutti i prezzi a memoria, quindi se nel centro commerciale li troverete a 1,87 euro per voi sarà tutto normale…

  5. Ora moltiplicate quanto detto per decine e decine di prodotti e per circa 10.000 persone al giorno. Ecco che con uno specchietto per le allodole avete in realtà speso di più. E il centro commerciale che giustamente deve campare, vi ha attirato lì, non vi ha regalato niente e quello che avete risparmiato sul cellulare ve lo ha fatto pagare su frutta, verdura, pasta, pane, carne… Ma non è tutto. Esistono i furbi. E quelli ancora più furbi.

  6. Ammettiamo che ci dirigiamo verso il centro commerciale per acquistare solo ed esclusivamente il prodotto sotto costo. Non avremo altre spese? Il centro commerciale ci perderà? Non è proprio così. Il centro commerciale nei suoi conti deve per l’appunto tener conto di chi acquisterà solo il prodotto sotto costo, aumentando molti più prezzi di beni complementari di quanto voi crediate. Inoltre proprio per evitare queste perdite che mandarono in negativo di diversi miliardi alcuni centri commerciali, è stato introdotto il numero limitato ossia: “questo mercoledi 80 portatili sotto costo ecc ecc”. Gli psicologi hanno scoperto che l’attenzione viene attirata ancor di più fornendo un numero limitato che allo stesso tempo concede meno rischi imprenditoriali al centro commerciale. 80 note book a 30 euro sotto costo l’uno fanno andare in perdita di soli 2400 euro… Una bazzecola per un centro commerciale che in quel giorno, solo dall’aumento dei pelati e dello zucchero ha incassato 5000 euro in più.

  7. Inoltre dovete sempre considerare che se acquistate presso un negozio serio, professionale, di fiducia, avrete sempre un punto di riferimento per l’assistenza, consigli, ricambi e qualunque cosa di cui avrete bisogno. Il rapporto col centro commerciale finisce nel momento dell’acquisto. Non si interesserà più di voi e vi manderà presso le vendite/assistenze che spesso storcono il muso perchè il prodotto non è stato acquistato da loro.

  8. E’ tutto? Proprio NO! In base alle città so che questo può essere vero o non vero ma, vi è mai capitato di stare in coda chissà quanto per raggiungere un centro commerciale per acquistare un cellulare sotto costo e mettere 10 euro di benzina (che quasi finite al ritorno)? La rabbia, lo stress, la sveglia presto perchè “l’offerta è limitata”, i km percorsi… Vi sono convenuti? Onestamente io dico di sì, dal punto di vista economico molto spesso sì. Da altri punti di vista proprio no.

  9. Ciliegina sulla torta. Parlando con un imprenditore, proprietario di una nota marca di pasta, sono venuto a sapere cose sconcertanti. Costui un gionro mi disse:” Quando fornisco i centri commerciali, questi non mi pagano nemmeno a 90 o 120 giorni, sarà un anno che aspetto che mi paghino!” allora come risolvi il problema? “Ma, sai alla fine abbiamo dovuto optare per un abbassamento totale della qualità della pasta che forniamo ai centri commerciali.” Mi stai dicendo che non fate più la pasta buona e vi rovinate il nome perchè non vi pagano? Io preferirei non fornirgliela! “e lui “No, no, non hai capito, non è che noi non facciamo più la pasta buona; è che abbiamo diviso la produzione e quella buona la vendiamo normalmente nei soliti posti, mentre quella scadente che la riconosci dal colore più giallo, la vendiamo solo ai centri commerciali che la offrono spesso come prodotto scontato e ce la pagano quando stanno comodi…” Caspita allora Nessuno ti regala niente.

  10. Le aziende serie spesso sono tra quelle che fanno poca pubblicità (o una pubblicità moderata) e molta sostanza. Sono quelle che hanno di recente letteralmente vietato operazioni di sotto costo sui loro prodotti che troverete al medesimo prezzo sia nei centri commerciali, sia nei negozi specializzati nella vendita.  In questi ultimi però troverete il vantaggio che mai morirà un rapporto diretto con qualcuno che segue voi e solo voi prima, durante e dopo l’acquisto… Un bravo commerciante ci tiene a voi, che ne parliate bene, che facciate il passaparola, che torniate, in molti casi che vi fermiate a fare una chiacchierata… E’ un altro mondo.

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Ti conviene davvero rilevare l’attività? E se l’aprissi da zero?

Rubrica: Chi fa da sé…
Titolo o argomento: Non vorresti mai dire “Se avessi avuto i soldi…”

Un periodo, anni fa, ho lavorato in una gelateria dove il titolare non si può dire che non fosse esperto del mestiere però… chiudeva la sua mente in una scatola e non ascoltava nessuno. Qualunque buona idea dipendenti amici o colleghi gli proponessero, per lui non esisteva perchè non era uscita dalla sua testa. Quindi non era buona. In questo modo, nonostante la sua attività fosse avviata da tempo e avesse un “nome”, era carente nel servizio il quale si poteva migliorare notevolemente nel giro di dieci minuti. Mi ricordo che a fine estate, anche se avevamo programmato di continuare a lavorare per altri 2 mesi prima della chiusura invernale, me ne andai. Naturalmente se avessi avuto famiglia e quel lavoro non fosse servito per acquistare solo il materiale per andare in pista, non lo avrei fatto. Da una parte me ne pentii, ma venni a sapere due cose sconcertanti. Innanzitutto un ragazzo che lavorava con me mi disse che la gente entrava in gelateria chiedendo: “Ma non lavora più qui quel ragazzo?”. Venni a sapere con mia grande sorpresa che diversa gente cambiò gelateria perchè non c’ero io. Perchè? Posso supporre che solo il semplice fatto di trattarli bene e non per avere i loro soldi, sia un buon motivo. Sai quando il gelato o la torta che il cliente mangerà l’hai fatta tu e speri vivamente che gli piaccia invece di attendere con ansia che ti paghino?

La seconda cosa che mi sorprese fu…

Tra colleghi volevamo acquistare la gelateria tutti e tre insieme ma il titolare ci chiese oltre 500.000 Euro. Questo vale per molte attività, anche per molte gelaterie dove si lavora “veramente bene” ma non valeva per una gelateria in caduta a causa dei metodi rozzi e dei maltrattamenti da parte del titolare nei confronti dei dipendenti. Così un giorno ne parlai (convinto di voler fare questo acquisto con i miei colleghi in seguito a mutui mostruosi) con una persona che stimo tanto, una bella persona, un barman, anzi per la precisione ho la fortuna di conoscere il presidente dei barman (non so se della mia regione o d’Italia) e mi disse e insegnò questo: “Volete aprire una gelateria o un bar? Avete il diploma (utile per le licenze in tempi brevi)? Bene, allora trovate un locale anche piccolo in affitto, mettete su subito il denaro necessario per pagare le prime 24 mensilità in tutta tranquillità, prendete non più di 15.000 Euro tra banconi, montapanna, macchina per la granita, lavastoviglie, ecc. e non più di 20-30.000 Euro di pastorizzatrice, macchinari per montare il gelato, frigoriferi, congelatori e abbattitore”.

Sorprendente? Ma assolutamente vero! Secondo il mio amico barman con 70.000 euro al massimo (circa 23.000 euro a testa) avremmo aperto una gelateria migliore. Ci informammo su tutto ed era tutto corretto. Se poi considerate che le buone maniere, la professionalità ed il rispetto tra colleghi e verso i clienti ce lo avremmo messo noi… credo che sarebbe nata una bella attività. Purtroppo poi succedono tante altre cose, uno dei colleghi è scappato non si sa dove con una ragazza e l’altro si lasciò con la sua di ragazza poche settimane dopo e visse un pessimo periodo che lo portò a perdere diverse occasioni.

Euro 23.000 circa a testa, il prezzo di una bella utilitaria super accessoriata che molti giovani oggi acquistano nonostante non abbiamo grandi disponibilità (almeno dalle mie parti) giustificandosi come segue: “Beh sì ho fatto una pazzia, tanto la pago a rate così mi tolgo uno sfizio anche perchè con 23.000 Euro oggi non ci fai nulla”. Tempo due anni però e l’auto, che oggi è un bene di consumo quasi assimilabile ad un computer, è vecchia e piano piano finisce l’euforia.

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