Proporre un’idea ad un’azienda. Con quali tutele?

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -4-
Titolo o argomento: Può convenire proporsi ad un’azienda? Con quali tutele? Perchè?

Un rapido esempio

Premesso che “brevettare” ad esempio un nuovo sistema di comunicazione in buona parte del mondo (brevetto internazionale) serve solo a fare in modo che, nel caso l’idea sia realmente valida da poter offrire un gran ritorno economico, le aziende interessate la brevettino o comunque la realizzino in uno dei paesi non coperti da brevetto. Operazione sicuramente più semplice per una multinazionale. Premesso questo, nutriamo alcuni sospetti circa l’utilità di brevettare qualcosa se non si è una grande azienda e non si dispone di grandi capitali e gruppi di studi legali al seguito.

L’azienda che potrebbe realizzare il prodotto in uno stato dove il vostro brevetto non è coperto, poi potrebbe diffondere il prodotto in larga scala nel mercato tramite normalissime esportazioni e l’ingente capitale investito per corpire l’idea con un brevetto se ne andrebbe a farsi friggere.

Inoltre: di quante persone bisogna fidarsi per raggiungere lo scopo? Dai colleghi con cui si sviluppa il prodotto, alle aziende interessate o che fingono di non esserlo, agli studi o uffici preposti al controllo che l’idea sia veramente nuova. Mi sono sempre chiesto se andando in camera di commercio non ci sia il rischio che gente più esperta si appropri dell’idea nel controllare la sua valenza. Passerò da malfidato ma sapete com’è…

A questo punto per me vi è un’unica soluzione

Acquisire il “diritto morale” e non economico sul prodotto inventato, in modo tale da poter godere del privilegio di essere riconosciuto ovunque come colui che ha inventato un nuovo sistema, una nuova utilità.

  • Il vantaggio è che si può così essere facilmente assunti a buoni livelli dalle aziende interessate al prodotto anche perchè se sono furbe e dedite all’evoluzione, dovrebbero sapere che la vostra mente nel loro ambiente tirerà fuori molte più novità aumentando il prestigio dell’azienda stessa. Se così non fosse vi assumerà l’azienda concorrente e la prima ci rimetterà 2 volte.

  • Lo svantaggio è che non si ha diritto economico su ciò che si è inventato. Un pò come gli studenti che vincono i concorsi sulle tesi di laurea e ricevono un premio di 1000 euro per un’idea che non si calcola che valore possa avere… sicuramente di gran lunga superiore.

 Pertanto non inseguire il massimo profitto, ancora una volta potrebbe essere una carta vincente, soprattutto considerato che inseguendo scopi economici ci si può ritrovare a perdere sia il diritto di brevetto che quello morale. Ovvero, perdere tutto.

Ovviamente se invece avete la possibilità di un amico avvocato o di uno studio legale fidato che vi segua, beh allora potete ambire a di più…

Sogni il tuo brevetto?

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -3-

Titolo o argomento: Sogni il tuo brevetto?

Se il brevetto ti sembra qualcosa di lontano da ciò che pensavi o speravi di trovare come opzione di salvataggio della tua idea ti consigliamo di leggere il Regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32002R0006:IT:HTML

pare infatti che sia possibile (attenzione ha validità solo nella Comunità Europea) registrare da soli i propri modelli se rispettano determinati prerequisiti (riportati nel lunghissimo testo presente al link sopra) e se rispetti tutta una serie di regole… ma attenzione, il minimo errore e come probabilmente immaginate, tutto va a monte. Farsi seguire da un avvocato, meglio se un amico fidato che ha scelto questo tipo di studi, potrebbe essere la carta vincente per salvaguardare nel migliore dei modi l’idea, il lavoro, l’oggetto che vorreste registrare…

Uno stralcio del regolamento che trovate al link sopra:

DIRITTO DEI DISEGNI E MODELLI
Sezione 1
Requisiti per la protezione
Articolo 3
Definizioni
Ai fini del presente regolamento s’intende per:
a) “disegno o modello”: l’aspetto di un prodotto o di una sua parte quale risulta in particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale e/o dei materiali del prodotto stesso e/o del suo ornamento;
b) “prodotto”: qualsiasi oggetto industriale o artigianale, comprese tra l’altro le componenti destinate ad essere assemblate per formare un prodotto complesso, gli imballaggi, le presentazioni, i simboli grafici e caratteri tipografici, esclusi i programmi per elaboratori;
c) “prodotto complesso”: un prodotto costituito da più componenti che possono esser sostituite consentendo lo smontaggio ed un nuovo montaggio del prodotto.
Articolo 4
Requisiti per la protezione
1. Un disegno o modello è protetto come disegno o modello comunitario se ed in quanto è nuovo e possiede un carattere individuale.
2. Il disegno o modello applicato ad un prodotto o incorporato in un prodotto che costituisce una componente di un prodotto complesso è considerato nuovo e dotato di carattere individuale soltanto se:
a) la componente, una volta incorporata nel prodotto complesso, rimane visibile durante la normale utilizzazione di quest’ultimo, e
b) le caratteristiche visibili della componente possiedono di per sé i requisiti di novità ed individualità.
3. Per “normale utilizzazione” a termini del paragrafo 2, lettera a) s’intende l’impiego da parte dell’utilizzatore finale, esclusi gli interventi di manutenzione, assistenza e riparazione.

Perchè la ricerca può aiutare nella crisi?

Alcuni lettori ci chiedono come mai sostengo che la ricerca poteva (se precedentemente attuata) aiutare durante il periodo di crisi.

A mio avviso è importante avere la capacità di guardare oltre e saper prevedere i cambiamenti o i possibili cambiamenti con un buon anticipo in modo da organizzare un’impresa vincente anche nei momenti di difficoltà. Certo nessuna impresa è perfetta ma se sa vedere oltre, nei momenti duri, soffrirà un pò meno. Sicuramente.

Durante un periodo di crisi la gente non ha bisogno dell’aspirapolvere nuovo, del nuovo televisore ultrapiatto, del nuovo lettore mp3 o della nuova auto. Durante un periodo di crisi la gente ha bisogno di un prodotto che sia fondamentale per migliorare il benessere e perchè no, di un prodotto idoneo al momento di crisi. Quale?

Ecco un esempio:

Ammettiamo che durante la crisi un’azienda proponga un metodo per risparmiare sul consumo energetico negli impianti industriali e domestici… Avete già capito quanto sarebbe utile vero?

La ricerca serve a questo. Nessuno vieta ad una grande impresa di investire in borsa per ottenere un ritorno che la aiuti a sostenersi. Ma bisognerebbe sempre tenere vivo un dipartimento che possa avere gli strumenti per crescere, per innovare. Perchè dalle crisi si esce solo così…

Depositare una domanda di brevetto

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -2-

Titolo o argomento: Depositare una domanda di brevetto… non è facile.

Il primo passo da fare, indubbiamente il più complesso, è quello di capire a fondo l’invenzione e quindi valutare se è brevettabile ed in caso affermativo in quale modo sia conveniente proteggerla. Mentre per alcune invenzioni si tratta di una valutazione semplice, per altre non lo è. Si pensi ai brevetti relativi ai prodotti alimentari, ai software, o a tutte quelle invenzioni apparentemente banali che proprio per questo devono essere descritte in modo rigoroso.

Dal punto di vista formale occorre preparare una documentazione tecnica comprendente una descrizione e dei disegni che facciamo comprendere in che cosa consiste l’invenzione. La documentazione non deve essere una semplice descrizione di come è fatto il prodotto che si vuole brevettare, ma deve essere scritta in modo tale da evidenziare bene quali sono gli aspetti innovativi sui quali si chiede di ottenere la tutela. La difficoltà nello scrivere il brevetto sta proprio in questo. Anche se si è dei tecnici esperti non è detto che si riesca a scrivere un brevetto nel modo ottimale. E quindi buona regola consultare un esperto in materia che possa aiutarvi.
Preparata questa documentazione di base occorre poi predisporre la modulistica. Questo aspetto è tanto più difficile a seconda degli stati in cui si vuole ottenere un brevetto.

Il tuo brevetto, la tua soluzione

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -1-
Titolo o argomento: Brevetto, la tua soluzione.
La tua soluzione è solo tua, ma non è semplice

Con il brevetto si ottiene il diritto di produrre e commercializzare in esclusiva un oggetto o un sistema sul territorio dello stato in cui viene richiesto. In italia esistono due tipi di brevetto, a cui si affianca la registrazione del modello o disegno, che riguarda esclusivamente la forma o il “design” di un prodotto.

L’invenzione è la forma di protezione più forte che viene concessa a quei trovati che hanno un alto grado di innovazione, ma che, soprattutto, rappresentano una soluzione nuova ed originale ad un problema tecnico. Ha una durata di 20 anni a decorrere dalla data del deposito della domanda di brevetto e, come tutti i brevetti, non può essere rinnovato alla scadenza. Possono costituire oggetto di brevetto i prodotti, i procedimenti produttivi, le varietà vegetali, mentre non sono brevettabili (art. 45 C.P.I.) “le scoperte, le teorie scientifiche, i metodi matematici, i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuale, per gioco o per attività commerciali, i programmi di elaboratori, le presentazioni di informazioni” in quanto tali. Al di là della statica definizione legislativa riuscire a comprendere che cosa possa essere brevettabile come invenzione, richiede molto studio e molta pratica, anche se in modo sintetico si è soliti dire, con una definizione che soddisfa ben poco, che l’invenzione rappresenta una soluzione innovativa ad un problema tecnico, mentre il modello di utilità rappresenta una modifica migliorativa di oggetti esistenti.

Il modello di utilità è un tipo di brevetto che esiste in Italia ed in pochi altri Stati. Esso viene normalmente concesso, anche in quegli Stati che prevedono un esame sostanziale per le invenzioni, senza alcun tipo di esame, e, pertanto, è più facile da ottenere, ma anche più difficile da proteggere, dura 10 anni, e non è rinnovabile. Al modello di utilità si ricorre per proteggere quegli oggetti (non i procedimenti) che rappresentano una modifica di oggetti esistenti, che comporta una maggiore utilità o facilità d’uso dell’oggetto stesso. Normalmente si dice che con il modello di utilità si protegge la forma di un prodotto, che abbia una sua specifica funzionalità. Spesso scegliere tra invenzione e modello di utilità non è cosa facile, e per questo la legge prevede la possibilità di effettuare quello che si chiama un “doppio deposito” (art. 84 C.P.I.), ovvero un deposito contemporaneo della stessa domanda di brevetto sia come invenzione che come modello di utilità, lasciando che sia l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi a scegliere tra l’una e l’altra soluzione.

Per depositare un brevetto, di invenzione o di modello di utilità, non occorre disporre di un prototipo, ma solo sapere come l’oggetto o il sistema deve essere realizzato, fornendo una descrizione in tale senso. Tuttavia devono essere presenti i seguenti requisiti: novità, originalità, industrialità, liceità.

L’oggetto del brevetto deve essere nuovo in modo assoluto, cioè non essere mai stato prodotto o brevettato in nessuna parte del mondo. Il concetto di novità viene inteso in senso ampio e si ricomprende nello “stato della tecnica” tutto ciò che è stato reso pubblico, in Italia o all’estero, prima della data di deposito della domanda di brevetto. Molti credono che per depositare validamente un brevetto in uno Stato sia sufficiente che quell’oggetto non sia brevettato in quello Stato. In realtà non è così, altrimenti sarebbe sufficiente fare un giro intorno al mondo, trovare le soluzioni più originali, brevettarle in Italia e godere dell’esclusiva sul nostro territorio sfruttando il lavoro di un altro. Se un oggetto è stato realizzato o brevettato, ad esempio, in Cina ma non in Italia, ciò significa che chiunque in Italia potrà produrlo e venderlo, ma non certo che possa anche brevettarlo: la differenza è evidente, in quanto senza brevetto potrà agire in regime di libera concorrenza, senza pretendere di avere alcun monopolio. Anche in queste situazioni la persona che ha avuto l’intuizione di proporre in Italia un prodotto esistente all’estero può riservarsi una sua nicchia di mercato, magari apponendo un proprio marchio al prodotto o stipulando contratti di fornitura in esclusiva con l’eventuale ditta estera, ma si tratterà di strategie tipicamente commerciali che non hanno a che vedere direttamente con i brevetti.

Possono ottenere un brevetto sia le società che le persone fisiche in quanto non occorre possedere una partita I.V.A. Un valido brevetto può decadere e perdere ogni valore se non viene attuato entro 3 anni dalla concessione del brevetto o entro 4 anni dalla domanda se questo termine scade successivamente (art. 70 C.P.I.).
Dal 1 Gennaio 2007 sono state reintrodotte le tasse sui brevetti, abolite in precedenza solo per l’anno 2006. Pertanto, tranne che il 2006 sono dovute tutte le tasse annuali di mantenimento in vita che, attualmente, decorrono dalla quinta fino alla ventesima annualità.

Modellismo creativo: modificare una FXX

Quando la tecnologia meccanica diventa 1/18

Le lavorazioni

Il modello di base è una Ferrari Enzo (in scala 1:18) della Hotwheels la quale, in seguito ai pochi secondi di normale vita da automodello statico originale, è stata completamente sverniciata e smontata pezzo pezzo. Le principali lavorazioni effettuate da Carlo (così si chiama l’autore di questo modello) hanno comportato per l’appunto:

  • La sverniciatura

  • L’intaglio della lamiera della carrozzeria in diversi punti come ad esempio ai lati del cofano per inserire gli sfoghi del calore posizionati sopra le ruote

  • L’aggiunta di parti (racing replica) quali ad esempio lo spoiler sul fronte, gli estrattori marcati sul retro, il cofano motore con snorkel, probabilmente realizzati  con apposite fibre e resine espossidiche.

  • La stuccatura (sulla quale ci stiamo ponendo diverse domande)

  • La verniciatura (immaginiamo completa di fondo)

Notevoli i dettagli dell’abitacolo, i ganci fermacofano (anche se incompleti) il gancio di traino il cofano motore e la finitura dello spoiler anteriore.

Resta ancora senza risposta la curiosità di sapere se le componenti aggiuntive siano state modellate a mano adattandole con un ottimo occhio o lavorando ricoprendo il pezzo originale per valutare i volumi ed usando poi un distaccante per poter terminare le lavorazioni solo sul pezzo realizzato. Probabilmente l’ipotesi corretta è la seconda ma… mai dire mai. L’ipotesi dello stampo ci sembra alquanto lontana ma non impossibile.

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Metodo di lettura di un libro universitario

Voglio parlarvi in due righe di una cosa che spesso gli studenti universitari alle prime armi (ma non sono esclusi anche quelli delle scuole medie inferiori e superiori) faticano inizialmente ad inquadrare… Il metodo di lettura di un testo. Un metodo che si trova all’interno di un insieme ancora più grande che è il metodo di studio. Ho notato che c’è un fattore comune a molti testi universitari. Un fattore che mi ha giocato spesso brutti scherzi facendomi perdere diverso tempo. In sintesi espongo immediatamente:

  • Ipotizziamo un testo con circa 15 capitoli. Nella maggior parte delle volte che ho studiato per un esame, ho potuto osservare come il professore salti uno o due capitoli ai quali non si interessa in particolar modo e sui quali all’esame non fa alcuna domanda. Osservare bene il programma ed andare a ricevimento dal professore chiedendo consigli sull’importanza dei vari capitoli, può farvi risparmiare parecchio tempo. Vi è mai capitato di andare ad un esame e il professore vi chiede tutto quello che avete studiato solo nella parte iniziale del programma o solo ciò che vi è nella parte finale? Vi è mai capitato di perdere parecchi giorni a studiare cose che non vi sono state minimamente chieste e che non interessano al professore in caso di domanda libera per incrementare il voto?
  • Nella maggior parte dei casi i primi 3 capitoli sono delle note introduttive agli argomenti centrali del libro di testo. Si tratta di capitoli atti a farvi capire bene ciò di cui si parlerà dopo; servono a farvi entrare nell’ordine di idee. Il risultato è che soffermarsi troppo su questi capitoli vi farà perdere un mucchio di tempo in quanto se avete capito i concetti, li troverete nuovamente esposti e maggiormente approfonditi nei capitoli centrali.
  • Terza cosa. Valutate che il guadagno su un libro è misurato in base al numero delle pagine. Non sono rari i casi in cui medesimi concetti vengono esposti più e più volte con lievi differenze procurandovi una gran confusione e tutto questo solo per aumentare il numero delle pagine.
  • Nel terzo punto risiede la ragione per la quale è fondamentale andare a lezione anche qualora non fosse con obbligo di frequenza. Capirete senz’altro meglio il concetto sovraesposto nel libro.
  • Non fate riferimento ad un solo testo ma nemmeno a troppi (per evitare un inutile sovraccarico di lavoro). Può essere utile trovare su un altro testo un esempio grafico di un teorema di Analisi Matematica 1 o 2 ad esempio. Un esempio grafico che mostri il concetto di limite o di derivata o di integrale può aiutarvi a non imparare a memoria concetti fondamentali ma anche molto semplici in fin dei conti, come quelli trattati dalla matematica. L’incomprensibilità di questa materia è solo dovuta al fattore linguaggio. Spesso i concetti espressi sono fin troppo ovvi ma non raggiungono lo studente per questioni di incomunicabilità.

Tornando a noi e riassumendo:

  1. Abbiamo ipotizzato un libro di testo con 15 capitoli.
  2. Abbiamo ipotizzato che il professore ne escluda un paio (ammettiamo il 12 e il 15)
  3. Abbiamo ipotizzato che i primi 3 capitoli iniziali siano un avviamento al libro sul quale non pedere tempo eccessivo.

Risultato: i capitoli sui quali compiere un extra sforzo, nella maggior parte dei casi sono i capitoli centrali. Perdere tempo eccessivo anche sugli altri si è verificato essere spesso un grave errore. Questo risultato è un dato emerso da un sondaggio svolto tra decine di studenti universitari di Ingegneria compresi anche quelli del Vecchio Ordinamento ormai in via di estinzione.

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Il cambio elettroidraulico della Ferrari

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa
Titolo o argomento: Il cambio elettroidraulico

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1) Power unit. 6) Elettropompa. 17) Serbatoio olio. 31) Sensore di pressione. 27) Paratia riparo power unit. 21) Tubo da serbatoio a pompa. 16) Tubo da elettropompa e power unit.

DESCRIZIONE

Il principio di funzionamento del cambio elettroidraulico si basa sul dare un comando tramite un impulso elettrico, ovvero tramite i due interruttori collegati alle rispettive leve poste dietro il volante, ad una unità centrale che consente di inserire le marce in modo preciso e veloce (si parla di poco più di 100 millesimi di secondo) senza rischio di “sfollate”.

L’unità centrale per eseguire il comando impartito tramite il volante si avvale di un circuito idraulico. Tale circuito viene messo in pressione da un’apposita pompa. Un sensore verifica che la pressione dell’olio in circolo nell’impianto sia sempre corretta.

Una centralina provvede a dialogare con la frizione per l’innesto ed il disinnesto della stessa. In tal modo non dobbiamo nemmeno sollevare il piede dall’acceleratore. Inoltre, in un tempo di gran lunga inferiore a quello di cambiata, verifica la presenza di possibili errori e solo se tutto è a posto da l’ok all’inserimento del rapporto scelto. Se il rapporto selezionato è errato, la centralina non da l’ok all’inserimento di una marcia troppo bassa per preservare il motore da fuori giri indesiderati. Anche nel caso in cui ci fossero problemi al circuito idraulico (pressione olio insufficiente; pompa guasta…) la centralina non acconsentirebbe al cambio marcia per evitare guasti di maggiore importanza.

Altro compito importante della centralina è il taglio dell’alimentazione controllato o IGNITION CUT. Serve a fare in modo che durante il cambio marcia, seppur breve, venga tagliata l’alimentazione al motore per non mandarlo su di giri. All’ingresso della marcia e alla messa in presa della frizione, l’alimentazione sarà già stata riavviata con un leggero anticipo evitando vuoti ma evitando anche sfrizionate logoranti per la trasmissione.

Tutto questo avviene in un decimo di secondo e senza la preoccupazione di aver effettuato una cambiata efficiente o meno come avveniva con il cambio manuale.

Domanda frequente: Come mai le alette del comando cambio non ruotano insieme al volante ma sono fisse? Le alette per il cambio marcia poste dietro il volante hanno una lunghezza calcolata che permette di raggiungerle con le dita fino ad un determinato angolo di sterzata. Oltre questo angolo la cambiata sarebbe un errore di guida perchè far perdere motricità alle ruote posteriori, seppur per poco, quando le ruote sono molto sterzate, può portare alla perdita di controllo del mezzo.

Controllo di trazione nelle MotoGP: anche con la pioggia è possibile.

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa
Titolo o argomento: Controllo di trazione MotoGP… Anche con la pioggia è possibile

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Tutti quei cavalli su un asfalto così e non cadere, è possibile? Certo! Innanzitutto si interviene sulla ciclistica riducendo il precarico e regolando la compressione della forcella in modo che lo sforzo (Newton) per comprimerla sia minore. Viaggiando a velocità più contenute e quindi con una minore quantità di moto (p=m*v ovvero quantità di moto=massa x velocità), l’inerzia da smorzare nelle decelerazioni sarà minore e, avere una moto troppo rigida servirebbe solo a far bloccare la ruota anteriore persino a moto diritta. Un maggiore affondamento della forcella permette di smorzare le forze in gioco senza gravare troppo sulle gomme. In staccata infatti, non è solo la forcella ad assorbire la frenata ma anche la deformazione della gomma anteriore che trasforma la sua pianta a terra.

Successivamente si regola la centralina e, più precisamente, la gestione dell’erogazione. Si sceglie una mappatura che, paradossalmente, dia meno potenza alla moto, ma soprattutto, meno coppia motrice. La ruota posteriore dovrà accompagnare la moto in accelerazione il più dolcemente possibile ma allo stesso tempo nel modo più efficace e quindi in abbinamento ad un traction control sul quale andremo ad impostare una velocità iniziale di intervento in m/s più bassa (ossia entra in funzione a velocità minori che sull’asciutto e con leggi matematiche di taglio differenti) e la percentuale di slittamento permesso (generalmente si tratta di un valore compreso tra il 5 ed il 10%). Questi parametri variano in un grafico tridimensionale sul quale sono presenti, in alcune moto, anche i valori del giroscopio che si trova  a bordo e che comunica di quanti gradi la moto è piegata e che accelerazione ha in quel momento.

Questi dati in concomitanza con il sensore del gas che comunica alla centralina quanto in percentuale è aperta la manopola, e con il sensore giri ruota posteriore, vengono elaborati in pochi millisecondi da una centralina delle dimensioni di un cellulare per stabilire come la potenza dovrà essere scaricata a terra e con quanta coppia.

Infine, ma non per questo meno importante, forse non tutti sanno che le gomme in mescola del motomondiale sono trattate con prodotti adesivi. Significa che oltre al grip meccanico offerto dalle mescole ultra tenere da GP (con opportuni intagli drenanti in caso di pioggia), vi è un aumento di grip dovuto all’effetto appiccicoso di questi prodotti, tra gomma e suolo… Non male per una moto che viene rilasciata solo in leasing annualmente e solo se sborsi oltre un milione e mezzo di dollari l’anno (sempre di leasing). 🙂