I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due (sul professionista)

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 4c

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il pensiero due (sul professionista)

Il successivo pensiero, immediato, promette di trovare una giustificazione morale per pulire la coscienza dalla responsabilità di stare distruggendo un mercato e numerose famiglie coinvolte nella filiera di un dato prodotto o servizio. Esso solitamente prende una forma imponente e allo stesso tempo priva di consistenza come un Morgana di illusioni derivato dall’incurvatura (o dal totale ribaltamento) della saggezza sotto l’azione più o meno intensa di un gradiente di convinzioni, suggestioni e pesanti semplificazioni della realtà che nella mente danno luogo alla rifrazione di deformate elucubrazioni, pensieri distorti e conclusioni totalmente errate.
Di seguito, a modo mio, ne racconto alcune distinguendo l’illusione (Morgana) dalla Realtà. Le ho raccolte differenziate per tipo di professionista* (a carattere commerciale, artigianale e progettuale) riportando quelle più frequenti ed allo stesso tempo più rumorose. Queste, nonostante l’assurdità e la fallacia, hanno generato negli ultimi trent’anni un impatto notevole sul mercato, con conseguente profondo cambio di traiettoria che l’ha portato verso rotte poco chiare al consumatore.

*Sebbene, ai fini fiscali, commercianti e artigiani non siano classificati come professionisti, in questo libro sono definiti tali laddove vantino un’esperienza considerevole ed un’ampia preparazione nel proprio settore tale da fornire al consumatore un vantaggio rilevante ed un reale risparmio di denaro nel lungo periodo.

Per i professionisti a carattere artigianale e progettuale

Morgana

“…ma cosa ci vuole? Basta seguire quel tutorial o quel forum che promuovono questo prodotto o servizio che “sembra” perfetto per il caso nostro, oppure seguire le istruzioni di quella ‘grande superficie di vendita’ che mi fornisce tutto preconfezionato; quanta esperienza ci vorrà mai? Perché mai affidarmi ad un esterno (professionista, progettista, esperto in materia), tanto sicuro mi farà spendere di più senza alcun motivo…”

Realtà

Il forum, il (video)tutorial online o l’influencer che “guarda caso” promuovono il tale prodotto, lo promuovono appositamente affinché tutto sembri facile. Vengono pagati per questo. Spesso vengono forniti anche specifici link per imboccare passo passo il consumatore verso l’acquisto dei prodotti sponsorizzati sulle piattaforme dei massivi e-commerce accentratori anziché, come sarebbe più corretto, sui siti web ufficiali di piccole e medie imprese di liberi imprenditori (consigliati o partner ma comunque indipendenti).

La grande superficie di vendita (mi riferisco a quella appartenente a più o meno noti grandi gruppi e non quella del singolo self made man indipendente), invece, dice al potenziale cliente quel che egli desidera sentirsi dire (che tutto è semplice, che i prodotti sono tutti uguali ed è sufficiente scegliere il più economico per farsi furbi ed avere lo stesso a meno…) attraverso venditori che sembrano conoscere i prodotti solo se osservati in un confronto con un consumatore totalmente a digiuno; in realtà, molto spesso, risultano totalmente ignoranti e impreparati nonché autori di grandi sfondoni se il confronto avviene con un professionista con decenni di esperienze dalle più semplici alle più variegate e complesse.

Il venditore dell’ultima ora con, ahimé, un contratto raccapricciante, presso la grande superficie di vendita del grande gruppo, ha ascoltato i consigli del capo-reparto a sua volta appresi al corso di comunicazione per venditori che spiega come prendere per la gola i clienti, come sembrare chi non si è e cosa dire a seconda delle situazioni per finalizzare una vendita (scorretto) della quale poi non si assume alcuna responsabilità (molto scorretto) non essendo egli, per ruolo, investito di alcuna responsabilità.

Il professionista esterno, invece, avendo maturato sufficiente esperienza, evita al cliente tutta la sequela di problemi che rappresenterebbero un costo rilevante per l’inesperto il quale, se operasse da solo allo sbaraglio, prima “si improvviserebbe con poco” e poi agli errori “dovrebbe rimediare con tanto”.

L’inesperto, fermamente discorde con il pensiero “in realtà pago quello che compro”, a fronte di un fittizio risparmio iniziale spende solitamente di più in un secondo momento per compensare gli errori (se ha compreso quel che è successo), in altri casi addirittura abbandona il suo progetto per contenere le perdite (se ha intravisto qualcosa che ancora non è del tutto chiaro ma non sa o non può procedere), in altri casi ancora, come un giocatore incallito, ritorna imperterrito al punto d’inizio perseverando nella sua filosofia e ritentando più volte la sorte, senza successo, con improbabili scorciatoie fallimentari che non arrivano mai ad appagarlo (se è privo di qualsivoglia supporto utile alla comprensione di questi fenomeni).

L’inesperto non ha così usufruito di alcun risparmio reale, anzi ha affrontato disagi e frustrazioni, ha sostenuto spese impreviste di correzione che hanno allungato il suo percorso e, diciamocelo, se non ha compreso, si è via via sempre più inacidito con la paradossale conseguenza che questo inacidimento lo ha portato a non credere più in nulla e nessuno continuando ad intraprendere sempre ulteriori scorciatoie, ripetitive, nel tentativo di recuperare a tutto il passato in un sol colpo, come in un loop d’errore ciclico a inacidimento crescente in cui continua a vincere sempre e solo chi si prende “gioco” di lui.

Il reale potenziale di quella che era l’idea iniziale ed i benefici che ne poteva trarre sono stati mancati per aver sbagliato acquisto e/o modo di operare ed aver portato avanti il suo progetto senza i criteri di cui invece è padrone un esperto in materia**.

E questo è il mercato ordinario massivo di tutti i giorni, una macchina pesante e complessa che muove ogni giorno montagne di denaro tali che non potremmo quantificare nemmeno in 7 vite ed il cui prezioso carburante è: l’ignoranza.

**Un esperto vero non di certo quello del portale scorciatoia dalle icone colorate che altro non è che un’altra veste per gli spiacevoli casi di cui sopra.

Morgana

“…ma facciamo da soli! Trovo due manovali, a cosa servirà mai un ingegnere o un geometra o un tecnico specializzato se non a buttare via altri soldi per star lì a guardare quelli che faticano?…”,

Realtà

L’Ingegnere, il Geometra o il Tecnico qualificato non stanno a guardare dei manovali nell’accezione più scarna del verbo “osservare”. Essi supervisionano ogni operazione controllando che l’operato corrisponda al progetto stabilito e nulla sia quindi improvvisato alla buona, inoltre verificano in tempo reale che l’esecuzione dei lavori sia ottima e non approssimativa evitando al cliente una sequenza di problemi postumi ben più dispendiosa come ad esempio rompere e rifare, rompere e lasciar così stremati dai problemi, subire rotture impreviste, materiali errati, inflitrazioni, geometrie sbagliate, impianti inaffidabili, capitolati non rispettati, ore di lavoro fasulle segnate, materiali addebitati mai utilizzati, costi che lievitano senza che sia mai visibile un punto di arrivo… Nel mio Blog sono riportati centinaia di casi del genere (nei più svariati settori trattati) in migliaia di articoli disponibili al lettore.

Morgana

“…ma su, il piccolo artigiano costa di più di questo prodotto preconfezionato solo perché non è industrializzato e fa tutto da zero su misura, inoltre per fare lo stesso oggetto prende il triplo solo perché è un piccolo imprenditore quindi ha costi più alti, maddai!”

Realtà

Contrariamente a quanto si possa pensare sono proprio le piccole attività a fornire i prezzi migliori finali (a parità di qualità del prodotto e del servizio offerto) e questo per il semplicissimo motivo che le piccole attività hanno costi aziendali esigui rispetto alle grandi superfici di vendita, sono meno vincolate, sono agili e quindi capaci di operare ad una velocità improponibile per una grande realtà (avete mai visto un elefante battere in agilità un vispo gattino?). Potete verificarlo su qualunque testo di Microeconomia.

La storia dei costi più alti per le piccole attività è a cavallo tra il mito e la leggenda metropolitana. L’artigiano non ha mai preso il triplo rispetto alle grandi superfici di vendita perché i suoi prodotti non sono mai stati neanche lontanamente paragonabili a quelli delle grandi superfici. L’artigiano è uno dei maggiori esempi di maestria nel mestiere. Figure per eccellenza come il piccolo falegname sotto casa (che non fa uso di truciolati grossolani né di cartoni pressati), il calzolaio (che adegua, rigenera, corregge), il tappezziere (che ridà vita alla tua vecchia amata poltrona), il tecnico meccanico (che sa dove mettere le mani e non sostituisce ma ripara), il fabbro (che modella e forgia), il piastrellista (che trasforma in arte una posa), il pastaio (appassionato che segue le farine migliori), il manovale in gamba (che è un piacere guardarlo costruire nel suo spazio di lavoro con nobile perizia), l’agricoltore (che conserva la tradizione del passato e non si nega allo studio del futuro con il figlio agrario),  il maniscalco (che raro, quasi fatto più di mito che di realtà, accompagna le persone a vivere realmente in un breve frangente), il viticoltore non massivo (che permette serate di degustazione irripetibili, a lume di candela e con un sapore unico sempre diverso), l’apicoltore (che conosce i fenomeni meteorologici, di inquinamento e di intossicazione prima di noi), il ceramista (che complementa la casa in modo esclusivo), l’orologiaio (quello dei movimenti automatici e delle cosidette complicazioni meccaniche che i comuni mortali nemmeno immaginano cosa siano), la sarta (che disomologa e rende distintivo) e così via… sono solo alcuni degli esempi di donne e uomini portatori di una immensa esperienza che rischiamo di far estinguere rivolgendoci agli accentratori e-commerce massivi anzichè ai siti web ed alle sedi fisiche di professionisti diretti, liberi, indipendenti.

L’artigiano non fa lo stesso prodotto fornito da una grande superficie, ad esempio un mobile. Quel che vi assomiglia, all’apparenza, possono essere le geometrie e lo stile; i materiali che impiega, invece, sono decisamente più nobili e veri così come i metodi costruttivi. Legno vero, ad esempio, quindi non cartone pressato, addizionato di spessori di scarti e laminato per “sembrare” una tavola spessa 4 centimetri di Ciliegio, Faggio, Frassino…

L’artigiano onesto impiega materiali di prima scelta, ne acquista un po’ più del necessario per completare il lavoro al cliente e quel che gli rimane rischia di non venderlo per anni. Il falegname onesto fa su misura veri mobili di legno che durano secoli e non omologate, ripetitive, noiose e banali plastichine scabrose né truciolati di polveri non meglio definite che marciscono con l’umidità e sono legati da collanti privi di agenti idrofobizzanti, fungicidi, ignifughi e tutto quel che, comportando un valore di cui non si può fare a meno, determina la produzione ottima.

Per i professionisti a carattere commerciale

Morgana

“…ma vedrai che se il negoziante lo propone ad un prezzo maggiore è perché è un ladro…”

Realtà

Il commerciante non è un ladro. Esistono prodotti appositamente realizzati da moltissimi marchi per le grandi superfici di vendita. Questi  peccano per una qualità minore che permette, a fronte di uno stesso logo sulla confezione, di ottenere dei margini utili nonostante la finta enorme scontistica. I prodotti per le grandi superfici vengono realizzati su apposite linee di produzione con qualità più bassa, materiali più economici, assiemi più fragili, durata minore. Inoltre i ladri esistono a prescindere in tutti i settori lavorativi e non, una persona in gamba sa riconoscere se si sta affidando ad un professionisa onesto.

Morgana

”… ma sicuramente dal negoziante costa di più perché ne vende pochi pezzi…”,

“…ma è ovvio che dal negoziante costa di più perché é rimasto indietro ed ha maggiori costi…”,

“…dai naturale, è perché non gli fanno le stesse condizioni di questo sito portentoso!”

Realtà

Nel 1991 i fondatori di diversi gruppi di acquisto tramutatisi nel tempo in grandi superfici di vendita, sovente di proprietà delle stesse persone che non gradite alla guida di un paese (spero di esser stato sufficientemente chiaro, educato ed imparziale in questa mia espressione), iniziarono a mettere in giro voci come quelle riportate nei tre Morgana poco sopra che si sono poi consacrate a tarlo di comodo nella mente di tutti coloro che amano perenni strade in discesa, onnipresenti comfort, facili risposte a tutto ed un assortito catalogo di vantaggi quotidiani meglio inquadrabili nella realtà come illusioni. Sia chiaro, non sto cercando di convincere nessuno del contrario in cui crede, anzi, questo libro è per coloro che già intuiscono questi meccanismi e amano approfondire, mettere in discussione, ragionarci su, trarne spunti. Infatti, coloro che credono a certe mere semplificazioni della vita continueranno così imperterriti fino all’ultimo sospiro ed avranno rivestito l’importante ruolo di motori della circolazione di denaro, fatta eccezione per il caso in cui questo denaro, invece di circolare nella nostra Patria, viene estradato all’estero impoverendoci gradualmente perché ci piace tanto la brillante idea di un pacchetto consegnato fin sullo zerbino sfruttando i dipendenti sotto osservazione cronometrica.

Quel che accade, ogni volta, è che un autore in gamba crea una nuova favola a cui la moltitudine ama credere, la fa diventare un virale chiodo fisso, con il tempo la fa incamerare nella mente come un dato di fatto sul quale non spingersi mai a fare domande, ci guadagna capitali sufficienti a gestire una o più nazioni e poi, sistematicamente, quando il tale metodo barra personaggio non sono più utili, si può finalmente uscire, dopo una ventina d’anni, con uno speciale televisivo che racconti le schifezze di cui i consumatori che non si sono posti domande, poveretti, non potevano immaginare nulla.
No?!? Davvero!?! Non pensavano che la loro “comodità” avesse poi un costo, delle ripercussioni che dovevano per forza di cose e onor di logica ricadere su qualcuno? Non se lo immaginavano di stare distruggendo milioni di famiglie e di lavoratori per un vizio malato? Peccato, mi dispiace che ignorassero la realtà a tal punto! Poverini, chi mai ha insegnato loro che nella vita è tutto facile, tutto gratis e soprattutto privo di ripercussioni? Peccato, peccato… evvabbé, sarà per un’altra volta…

…per la volta in cui comprenderanno quantomeno le basi della Fisica Classica fatta di forze, lavoro, energia, attriti, perdite, rendimenti… quella fisica che spiega in modo semplice come nulla sia gratis nel nostro Universo.

Continua…

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Cap 7 – In revisione
Cap 8 – In revisione
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

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Il pensiero uno (sul prodotto)

Il primo pensiero di una persona che osserva in modo semplice un’offerta su un prodotto (quindi senza conoscere come tale prodotto dovrebbe esser fatto per assolvere nel modo migliore le funzioni richieste, quali siano i relativi corretti metodi produttivi, quali materiali e quali tecnologie siano necessarie affinché esso sia durevole ed egregiamente ammortizzabile in un arco temporale, se non debitamente lungo, quantomeno accettabile* , che costi comporti il tutto, come si costruisca un’offerta onesta…) è quello della comoda diretta via della generalizzazione: “Se costa così poco, si vede che è possibile, che è sostenibile e, soprattutto, vantaggioso!”. E prosegue: “Se costa così poco perché mai l’altro modello o l’altro marchio costano così tanto di più? Dovrebbe costar poco anche l’altro!”. E conclude, in un fascio che contiene tutta l’erba mal riposta, stretta, aggrovigliata: “Tanto sono tutti uguali i prodotti, quello nella fascia di prezzo più alta non ha nulla di più se non il nome…”.

*L’obsolescienza programmata, a lungo negata ma ormai evidente a tutti i consumatori più avveduti, ha imposto una netta virata di questi valori seppur non totale né tantomeno definitiva.

Una sequenza di imprudenti (s)ragionamenti affilati che ha portato i consumatori a dividersi in due parti quasi uguali. Quelli che prediligono prodotti affidabili e durevoli spendendo un po’ di più all’inizio (ma spendendo una volta sola) avvalendosi tra l’altro di prodotti più pregiati, e quelli che prediligono superficiali semplificazioni ed una profonda miscredenza verso i produttori che coltivano l’ambizione di distinguersi offrendo un prodotto che lasci un buon ricordo, una buona esperienza nella mente del consumatore che l’ha scelto.

Il problema è che entrambi i consumatori, non essendo formati, in effetti tentano la sorte ad ogni acquisto. La realtà è che non si va a colpo sicuro nemmeno quando si sceglie sempre lo stesso marchio ritenuto affidabile o quello economico erroneamente ritenuto durevole come l’altro della concorrenza d’élite. Questo perché ogni marchio può involontariamente sbagliare alcuni prodotti, ogni marchio può rischiare di non far centro, ogni marchio può volontariamente sbagliare altri prodotti se cade troppo nella morsa degli studi di mercato finendo con il perdere di vista i propri obiettivi iniziali nel tentativo di cercare di accontentare le richieste della maggior parte dei consumatori ed esser così più gettonato. Il paradosso è che, per raggiungere un bacino di clienti più vasto, si può tentare di accontentare anche le loro richieste prive di senso frutto dell’inesperienza tecnica pur di fare cassa. “Ma da quando le persone sanno cosa vogliono?” (cit. Morgan Freeman, Una settimana da Dio, Tom Shadyac, U.S., 2003).

La realtà è che abbiamo troppo, consumiamo troppo, disponiamo di troppo e non abbiamo tempo di studiare, imparare, capire, iniziare almeno a conoscere realmente quel che abbiamo davanti. E questo proprio per via del troppo, perché ci vorrebbe una vita solo per imparare come si acquistano così tanti prodotti che siano validi. Ma in fin dei conti non abbiamo reale necessità di nulla e, in fondo, non ci interessa nulla. Così ci affidiamo solitamente a suggestioni, convinzioni, debolezze tutte egualmente frutto di una inevitabile ignoranza alimentata dalla scarsità di tempo e, soprattutto, dal disinteresse. Quelle poche cose che ci servono realmente vantano ampi spazi nella nostra mente per essere osservate, apprese, capite, elaborate, meditate (mai abbastanza). Il troppo no, il troppo non lo riusciamo a gestire, il troppo è insostenibile e finiamo col parlare come se fossimo esperti di cose che in effetti non conosciamo né noi, né chi ce le recensisce, né chi ce le suggerisce, né chi le promuove e, spesso, nemmeno chi ce le vende (se posteste immaginare quanto ho dovuto studiare per far mio un granello in più di conoscenza nelle mie materie…).

E la contorta sequenza di archibugi mentali del consumatore prosegue (arricchita qui dai più opportuni commenti del caso): “Assodato che i prodotti di tale categoria li ritengo tutti uguali e che il prodotto a minor prezzo (facendo perno sulla mia ignoranza) mi porta a ritenere che siano tutti di basso valore, pretendo a questo punto che ciò che per me non ha più valore mi venga regalato (abbiam fatto trenta, facciamo trentuno) e, inoltre, rigorosi sullo stesso filo logico, pretendo che anche il valore dell’esperienza del professionista della vendita specializzata e dell’assistenza tecnica qualificata venga azzerato di pari passo. D’altronde a cosa servirà mai? Acquisterò by-passandolo su un e-commerce (che appartiene alla stessa gente che detesto vedere al potere ma me lo dimentico quando mi fa comodo, non sono coerente quando mi fa comodo… contraddizioni che danno frutti velenosi nei giardini delle mancanze di tempo) e decreterò per lui il solo compito di risolvere eventuali incombenti rogne ma, sia chiaro, a basso costo, perché il prodotto l’ho pagato poco e la risoluzione della rogna di un prodotto che non so che è scadente (perché ho compiuto un incauto acquisto nel posto sbagliato) deve andare di pari passo e concludersi con un danno a carico di tutta un’intera filiera fuorché mio” (voce del verbo responsabilità e razionalità, ironicamente parlando).

Rigorosi, quindi, sul filo logico degli archibugi mentali ma totalmente superficiali se vi è da studiare l’immenso mondo industriale, commerciale e promozionale che il consumatore, ahimé, minimizza ad un numero che gli conviene o meno.

D’altronde, tenuto conto che diversi non conoscono, anzi ignorano del tutto, il prezioso valore dell’esperienza di un professionista, questi finiscono col pensare, da consumatori impreparati, che “se qualcosa non la sanno, significa che non c’è” (ricorrente pensiero moderno inconscio).
E invece, se sapeste quanto è prezioso il contributo di un serio ed onesto professionista, da quante insidie potrebbe proteggervi e quanto denaro risparmiereste grazie a lui… ma ogni argomento troverà lauto approfondimento a tempo debito. Alimentate viva la pazienza in perfetto equilibrio sul piatto accanto a quello della curiosità.

I consumatori del troppo sono miopi, osservano con diverse diottrie in meno una figura da 20 metri di distanza giudicandola troppo presto come una bella ragazza; poi si avvicinano e restano gelati dall’agghiacciante scoperta sub-zero che li paralizza e li manda in frantumi: la ragazza è in realtà una anziana signora che si concia in modo inopportuno o magari un ragazzone che ha appena parcheggiato la sua moto custom e si accinge ad entrare nel negozio di tatoo. Il prodotto aveva una confezione accattivante, un volantino invitante, prometteva molto e, in realtà, il solo normale utilizzo si è rivelato frustrante e dispendioso oltre che eccessivamente breve.

La stessa cosa riaccade ogni volta, eppure non capiscono, sono smarriti, non sanno osservare, non sanno muoversi, non sanno cambiare, non sanno da che parte iniziare, non sanno come si fa, come si valuta, come si sceglie… Però sono bravissimi a deprezzare, a svalutare, a mortificare il valore dei mestieri, a lasciarli morire accasciati su sé stessi sotto il peso di pensieri ignoranti che danno origine a gesti ignoranti, sotto il peso di un consumo eccessivo il cui unico mantra è: “Devo avere tutto, non devo rinunciare a niente, quindi mi adopererò per riuscire ad acquistare tutto con il mio budget limitato trovando poi delle giustificazioni, delle autoconvinzioni, che mi dicano che ho fatto bene e sto facendo bene così come faccio; non ipotizzo conseguenze negative dei miei gesti e nemmeno mi interessa impegnarmi a farlo perché non mi riguardano direttamente”. Ma non è così perché si tratta di situazioni in cui anche loro, come in una matrioska, sono o saranno ben presto vittime, inglobati da chi a loro volta li deprezzerà, svaluterà, mortificherà.

Continua…

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