Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non se la sa cavare da solo

Chi fa impresa in modo avveduto solitamente vanta una forte autonomia. Non si spaventa davanti ai problemi che incontra perché, se sono piccoli, li sbroglierà da solo grazie alla sua praticità (la medesima con cui ha costruito i suoi progetti), se sono grandi invece, impiegherà più tempo, più energie, più risorse, e li userà come leva per incrementare le sue opportunità grazie a quel che ne trarrà d’insegnamento (difficile da digerire per chi, all’opposto, vede i problemi solo come ostacoli pruriginosi).

Fior fior di imprenditori sono inarrestabili anche davanti ai topolini che spaventano elefanti da 5 tonnellate. Ti sorprendono quando scopri che, all’occorrenza, sanno persino cucinare o cucirsi un bottone. Detestano farsi fermare soprattutto dai piccoli contrattempi. D’altra parte, qualora vi venisse voglia di curiosare tra le pagine di saggi dedicati al calcolo delle probabilità, potreste scoprire come piccoli contrattempi sovente abbiano portato ad intersezioni o a scioglimenti di situazioni con inediti sviluppi annessi. Quelle circostanze che la gente dal credo lasco chiama “il caso”.

Quindi, in sostanza, chi se la sa cavar da solo è costantemente messo alla prova, si misura di continuo con sé stesso e fa impresa in modo più fluido, concentrato, nonché costantemente aggiornato su “cose” che non si trovano sui libri, ovvero: i problemi che ha risolto ed i metodi che ha impiegato, e via via evoluto, per riuscirci. Egli manovra senza troppi problemi i suoi strumenti quotidiani, si procura l’occorrente per i suoi “ordinari imprevisti” e, qualunque cosa accada (nei limiti del possibile), si presenterà al suo impegno emanando una solida aria di affidabilità (magari sdrammatizzata da una vena comica, spesso insita in chi ha sofferto, patito e, se è andata bene, persino risolto e superato).

D’altra parte, chi invece vede tutto come piuttosto difficile, se non impossibile, potrebbe aver bisogno di trovare prima il suo tempo, la sua fase, la sua sincronia, la sua relazione prima e la sua organizzazione poi, con ciò che gli accade attorno… e fare così bellissime scoperte.

Quelli appena riportati sono in realtà esempi stupidi che contengono però un grosso fondamento (gli esempi stupidi si comprendono meglio dei grossi fondamenti).

Con chi ha abitudini da mammone

La categoria dei mammoni è strettamente correlata a quella di coloro che non se la sanno cavare da soli. Ma è molto differente. Va precisato infatti che mentre i mammoni sono soliti non risolvere i problemi, non è detto che tutti coloro che sono soliti non risolvere i problemi siano mammoni (ci sono ad esempio, da un lato, quelli che non dispongono delle possibilità per poter affrontare un problema nel dato campo o quelli che non sono preparati, dall’altro i menefreghisti, gli indifferenti, fino ai corrotti).

I mammoni non hanno nulla a che fare con gli imprenditori ma un giorno potrebbe balenar loro nella mente di imitare una figura di riferimento (proprio come fanno i bambini), alla stregua di un gioco, e chi viene coinvolto nelle loro attività viene coinvolto in un caos irrazionale mosso alla radice da un’educazione (e relativa maturazione) incompleta.

Non ispirano un grande affidamento, quello che un “punto di riferimento” è solito darti. Osservarli, inoltre, fa un brutto effetto: ho visitato aziende dove i titolari si lamentavano di ogni minimo pelo superfluo con una lagna che musicalmente richiamava quella di un’intera scuola materna bloccata in pullman su una salita di campagna dove non è possibile far inversione, il navigatore ha suggerito il percorso sbagliato non tenendo conto delle dimensioni del mezzo, tutti hanno fame e bisogno del gabinetto, inoltre un equipe specializzata di gatti in calore si sta accoppiando nervosamente nel fienile a pochi metri.

Per una semplice riflessione basti solo pensare: “A chi si ricorrerà quando nell’impresa accadrà qualcosa che la mamma* non potrà sistemare per loro?”. E’ una buona cosa avere in team membri che siano in grado di sbrigare quanti più imprevisti da soli, che sappiano comunicare, condividere ed emanare sicurezza e solidità. Membri che non stiano lì a comandare solo per il gusto di comandare, per un capriccio, ma perchè hanno le doti del comando, tengono bene insieme una squadra, motivano, partecipano, osservano, comprendono e, se necessario, mettono a disposizione anche le loro spalle per reggere, mentalmente o muscolarmente a seconda delle necessità, i carichi extra.

*O la moglie in qualità di sostituta sacrificale della mamma, nonché donna incompresa che conosce bene questi discorsi e che, se ora sta leggendo, tra ricordi e nostalgie si sta chiedendo qualcosa del tipo: “Chi me l’ha fatto fare? C’era quel batterista che si fumava i cannelloni davanti al forno ma era così biondo e così indipendente… sob…”.

Possibile che al primo intoppo si fermi il mondo? L’autonomia è la prima cosa, così come affrontare imprevisti, piccole grandi noie, trovare soluzioni e cavarsela da soli, evitare di pensare ogni volta come prima opzione: “Chi potrebbe risolvere questa noia per me?”. Come pensiamo di scoprire come è fatto il mondo se demandiamo sempre agli altri di farlo per noi?
Fare impresa con simili soggetti è come camminare con una zavorra inutile, una fatica disumana per fare una passeggiata che per altri è una movenza leggera.

Con chi cerca sempre di proporti trovate truffaldine

Evitate fermamente coloro che sostengono, con veemenza così come con preoccupante calma, nel loro caso certe trovate di dubbio gusto, opinabili se non letteramente truffaldine, sarebbero “lecite perché…”. Ricordo quasi ridente coloro che mi hanno proposto esplicitamente (ma con un giro di parole in grado di far risultare positivo all’alcool test anche Gandhi) di scrivere articoli falsi per promuovere tecnologie “fallate” che non decollavano. Rifiutai ma non persi realmente il denaro offertomi, semplicemente loro non meritavano il mio supporto, di conseguenza io non meritavo una retribuzione per qualcosa di falso. Curiosità: tra questi non solo italiani ma anche persone di paesi stranieri che accusano l’Italia di esser un popolo di furbetti. Un po’ come il bue che dice cornuto all’asino. Ma vorrei evitare incidenti diplomatici. Chi vuol capire ha capito. Ad ogni modo, se per raggiungere i vostri scopi, il vostro collaboratore ha bisogno di barare, è evidente che voi non avete bisogno del vostro collaboratore.

Con chi non sa dimostrare quello che dice

Saper dimostrare quanto si afferma è una carta vincente. Studiare la matematica addestra seriamente a questa sana abitudine. Sebbene il carisma convinca la gente, lo fa sfruttando l’ignoranza e le debolezze e non attecchisce affatto sulla gente in gamba, preparata, dotata di acume e intelligenza, ovvero sulla gente per la quale una tua dimostrazione sui reali vantaggi del tuo/vostro progetto si traduce nella pubblicità più preziosa che ci sia, il passaparola.
Tu dimostra il vero a chi lo sa comprendere e lascia che chi comprende esponga poi le sue sensazioni a tutti gli altri (magari proprio con carisma).
Ma se tu o il tuo collaboratore propronete un progetto che promette cose che non siete in grado di dimostrare, state pronti a perdere ogni forma di credibilità perché, prima o poi, accadrà (anche se inizialmente può non sembrare possibile).

Continua…

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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
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Un pratico esempio concreto

Un simpaticone dall’aria accattivante, meglio se carismatico, potrebbe essere l’individuo adatto a raccontarvi qualche favola di troppo ad uno di quegli eventi che abbiamo introdotto in questa breve serie di articoli. Inizialmente potreste rimaner colpiti e riflettere interessati su quanto stia raccontando; successivamente potreste iniziare a nutrire qualche scetticismo. Dei fattori (ne parleremo debitamente in apposita sede) potrebbero farvi accendere una spia in testa, un segnale di allarme, di anomalia. Il tempo che intercorre tra il momento di attrazione verso il racconto ed il momento di repulsione (o di risveglio se vogliamo) varia da persona a persona. Alcuni addirittura non riescono a notare quando un’esperienza esposta può esser considerata veritiera o meno, oppure proprio non dispongono di strumenti utili di verifica. Al di là della credibilità dell’oratore, che si può scrutare durante il suo intervento, vi sono infatti: la possibilità di verificare fonti, la capacità di essersi creati a tempo debito dei contatti fidati che ci confermino se quanto ascoltato in conferenza corrisponda al vero o meno e tutta una serie di strumenti di cui si comincia a disporre quando le vostre collaborazioni iniziano ad estendersi, come nel nostro caso, a buona parte del mondo.

Il professionista che raccontava cose credibili ma non vere

Nello specifico il simpaticone che tra questi, in diversi anni, più mi ha colpito è stato un professionista operante nel settore edile che sosteneva di occuparsi di tantissime tecnologie fuorché di quelle destinate all’edilizia in quanto, diceva lui, quando andava dai suoi clienti si distraeva con la sua creatività inventando nuovi prodotti di cui costoro, diceva sempre lui, avrebbero potuto necessitare. Prodotti che sosteneva di realizzare puntualmente grazie ad enti, associazioni, intermediari vari presenti in sala il giorno della conferenza…
Vi dico subito perché ci stavo cascando anche io e poi vi racconto qualche ulteriore curioso dettaglio. Stava riuscendo a catturare la mia attenzione ed a farmi credere che la sua esperienza fosse reale per due semplici motivi, il primo, io mi sono rivisto in lui nel momento in cui sosteneva di saper fondere più tecnologie insieme (quindi una sorta di compatibilità con quella che è la vostra esperienza può, con molta probabilità, attrarvi); in secondo luogo il fatto che io sia riuscito a fare veramente ciò su cui lui (vedremo nel seguito) in realtà fantasticava, mi ha fatto semplicemente pensare che il racconto potesse essere vero perchè se ci sono riuscito io, cosa impedisce che ci riescano altri? Non cadremo mica nell’errore di sopravvalutarci?*

*Non si può aver la convinzione di esser gli unici ad aver avuto particolari intuizioni. Inoltre se ciò fosse realmente possibile sarebbe il monopolio assoluto in ogni attività. Invece il mondo è vario, la gente è varia, le situazioni si intrecciano con variegate trame e orditi ed è naturale che altri possano concepire logiche anche solo assomiglianti alle vostre.
Quindi se voi siete riusciti realmente nella vostra impresa, ed altri invece lo blaterano solo, il primo pensiero che può balenarvi, se siete salubri, è che sia quantomeno naturale e possibile che altri possano effettivamente aver fatto qualcosa di simile (ovviamente entro un certo limite).

Curiosi ulteriori dettagli

Interessato a quanto ascoltato dal professionista in sala, ma mai perfettamente certo fino alle dovute conferme, sono andato a verificare punto per punto la sua testimonianza. E’ venuto fuori che il tal professionista, guarda un po’, si occupa solo di edilizia e affatto d’altro; è venuto fuori che gli piacerebbe occuparsi d’altro ma non dispone delle competenze e della formazione necessaria; è venuto fuori che tra i suoi lavori ogni tanto propone dei prodotti che fanno scena ma che hanno nauseato la critica, pare infatti che abbia un debole per i monitor e che consideri tali prodotti come la tecnologia per eccellenza. In un suo progetto infatti ha dotato un’abitazione di qualcosa come 20 o 30 monitor sparsi per la casa al fine di avere informazioni sulla centrale domotica in ogni dove**. Chi ha visto da vicino il progetto ha affermato: “Quindi la casa del futuro sarebbe un luogo pieno di monitor?”. Ma soprattutto, cosa realmente preoccupante, è venuto fuori che lui non ha portato a termine alcuna invenzione, né tantomeno commercializzata tramite i riferimenti che stava promuovendo; tentava solo di dare impulso ad un atteggiamento, spronava (tramite testimonianze di elaborata fantasia) i presenti ad andare a raccontare le loro idee al tale ente, associazione o intermediario (come li abbiamo definiti nel primo articolo) affinché, a detta sua, coloro che avevano idee sarebbero stati in grado di realizzarle anche senza le competenze necessarie per farlo, grazie proprio ad una rete di aziende partner. Lui però non l’ha mai fatto ed il raccontare favole serviva probabilmente a far credere il contrario.

**Forse non si è accorto che non è necessario fare decine di tracce nei muri di casa trasformandola in una groviera, non è necessario realizzare complicati e costosi impianti elettrici, non è necessario aumentare i consumi energetici, il fastidio per gli occhi, spendere giornate a correggere l’illuminazione dei luoghi in cui sono presenti troppi monitor… Basta un semplice tablet (o un piccolo notebook) ed il wi-fi per portarsi tutte le info sulla centrale domotica in giro per casa e con una spesa irrisoria. Perdonate la mia severità ma anche io, che non contemplo allo spasmo i moderni gadget digitali di consumo, ne vedo la loro utilità quando realmente servono.

Un umile consiglio

Ogni giorno miliardi di persone su questo pianeta hanno idee. Se anche solo una parte di loro potesse realmente realizzarle senza competenze, sarebbe il caos. Come si possono all’origine concepire prodotti per il grande pubblico, magari piuttosto complessi e articolati, senza competenze? Fintantoché l’oggetto è pratico e semplice*** allora è sufficiente la propria esperienza e un’intuizione, ma quando si tratta di concepire sin dall’inizio qualcosa che richiede pratica sul campo, conoscenza dei potenziali utenti, convenienza di produzione, tecniche di produzione esistenti e future, tecniche alternative che si possono adottare sperimentando con numerosi test, prototipi, il funzionamento di un hardware sofisticato, ecc., come si fa ad aver così tante cose chiare senza disporre di competenze? Come si può finire con il ricavarne un profitto se si è studiato nulla e si è fornito solo uno spunto affinché terzi, già attrezzati e formati, procedessero con l’operazione a loro “ragionevole” vantaggio?

***Mi viene sempre in mente l’esempio del trolley in quanto trattasi del genere di invenzione che si fa da soli senza particolari competenze ma, attenzione, anche senza rivolgersi ad altri… è sufficiente che colleghi “da solo” le ruote ad una valigia, completi il prototipo e lo brevetti. Fine della storia. Ma quante volte è così semplice?

Pretendete la formazione prima di tutto

Se invece si acquisiscono le competenze ecco che la vostra figura diventa di rilievo all’interno dell’intera operazione, ecco che siete voi a condurre, a decidere a chi affidarvi, a scegliere i vostri collaboratori, a rischiare ed a trarre benefici in caso di successo. Non svendete troppo facilmente idee vostre, frutto delle vostre sinapsi e della vostra genialità, a chi vi userà per accrescere il proprio prestigio; perchè costui sarebbe in realtà legittimato a farlo (è tutto legale) mentre voi sareste semplicemente coloro che non hanno avuto sufficiente formazione né competenze. Pretendete di essere formati, fate qualche sforzo in più, sacrificatevi; è quello che faccio io ogni giorno per realizzare le mie idee e… molte volte non basta, molte volte è necessario applicarsi anche di più dell’umano per provare soddisfazioni fuori dal consueto.

Continua…

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… 2 – Problema endemico
Ancora questionari sull’imprenditoria… 3 – La mia esperienza con gli incubatori

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 3 – La mia esperienza con gli incubatori

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’esperienza è il segno…

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 – Problema endemico

Introdotta la differenza tra innovazione e variante di una tecnologia matura, introdotta la rilevanza di una relazione biunivoca tra studenti e Università al fine di personalizzare i percorsi di studi, desidero andare ancora più sul pratico riportando tre inclassificabili esempi concreti di esperienze poco ortodosse che ho vissuto negli ultimi anni. Ci tengo a precisare che se io ho vissuto delle esperienze negative con gli incubatori non vuol dire che tutti siano così, non si può fare di tutta l’erba un fascio o passare sempre da un estremo all’altro (l’equilibrio rimane sempre e comunque la soluzione ideale in assenza di stabilità), tuttavia ci si dovrebbe semplicemente limitare a sfruttare queste testimonianze per essere più preparati nel caso si incontrino persone poco affidabili.

Abbonati ai nostri servizi, avrai di meno…

Una società di incubatori alimentava un nutrito interesse nei miei confronti o, meglio, nei confronti delle mie idee. Sostenevano di potermi aiutare a metterle in pratica con disarmante facilità presentandomi tutta una serie di aziende che non avrebbero esitato ad acquistarle o ad usufruirne in qualche modo. Io dovevo semplicemente fornire le mie idee e pagare un abbonamento mensile in cambio di una serie di promesse e servizi, successivamente si sarebbero presi ulteriori accordi economici sulle occasioni di collaborazione professionale eventualmente intraprese. Sarei poi stato chiamato, come passo successivo in caso di esito positivo di eventuali accordi di collaborazione, a richiedere un finanziamento ipotecando la casa come garanzia (deviando quindi da tutta una serie di premesse iniziali che invece vaneggiavano circa fondi perduti, prestiti basati sull’onore e aiuti vari per i giovani imprenditori senza necessità di garanzie).

Promesse

A fronte di tutto quello che sto per raccontarvi vi erano in cambio delle promesse che avrebbero dovuto conquistare la mia fiducia, promesse nelle quali, quando si è alle prime armi, si crede (o forse, più che altro, si spera) tantissimo ma che, quando ne avete viste di tutti i colori non vi fanno assolutamente né caldo né freddo. Le sciocchezze si commettono sovente in seguito a scatti di euforia privi di controllo, moderazione, maturità, esperienza, ragione e pacatezza, quando si crede nel “colpaccio” insomma. Premesso ciò con estrema freddezza (mi rendo conto, del resto quando vi lanciate da un aereo non desiderate che il vostro paracadute vi racconti favole o barzellette, desiderate semplicemente che si apra e faccia il suo dovere), l’analisi delle promesse è piuttosto semplice ed intuitiva:

Tanto per cominciare vi era ovviamente la promessa di realizzare le idee ed i progetti che avrei esposto, di fornire contatti validi per poter commercializzare prodotti e/o servizi nel breve periodo, di accedere a vari finanziamenti dotati, ognuno nel suo genere, di variegati vantaggi.
Se si hanno davanti dei ragazzi ingenui facili prede prima di tutto dei loro stessi sogni, non è poi così difficile iniziare un discorso proponendo loro tutto ciò che li fa enfatizzare e poi, una volta raggiunto l’orgasmo di onnipotenza, inserire tra le righe cavilli di una pericolosità immane come l’ipoteca sulla casa. Ma non eravamo partiti dai prestiti basati sull’onore? Ma no dai in fondo cosa importa, tanto questo progetto è praticamente fatto! No, affatto. Niente è fatto finché non è veramente concluso, terminato, completato. Acquistate mai qualcosa su internet? Avete visto come funziona? Voi pagate anticipatamente la merce e, solo a pagamento eseguito, si procede al passo successivo: la spedizione. Dubito che troverete qualcuno che consideri la vendita conclusa sulla base di parole.

Si propinava una possibilità di “crescita” annua anche del 200 – 300%.
E’ facile incrementare i guadagni del 200% – 300% nei primi anni specie nei primi due anni in cui il tuo obiettivo è di chiudere i conti in pari o con perdite minime previste. Se ad esempio il primo anno il tuo bilancio è in positivo di soli 1000 Euro (ed in tal caso potresti ritenerti un giovane imprenditore estremamente fortunato) perchè ad esempio hai acquistato due macchinari, hai pagato affitto e bollette, hai arredato almeno in parte il locale, hai pagato la professionalità di collaboratori, tasse, spese extra e quant’altro, ebbene in un simile caso (ripeto considerabile assolutamente positivo) il guadagno anche di soli 3000 Euro netti l’anno successivo rappresenterebbe una crescita del 200%. Ma queste crescite non contano nulla perchè altro non si tratta che di una fase di avvio prima che l’azienda vada a regime (ad esempio 30.000 Euro di utili all’anno). La crescita fino ad arrivare al valore di regime non è considerabile come crescita bensì come avvio o come accelerazione dell’azienda. Se poi invece, una volta raggiunto l’utile che si ipotizza sia quello specifico del settore, siete in grado di andare oltre per la specialità di un vostro prodotto o servizio o per un particolare valore aggiunto, allora potrete affermare di stare crescendo. Questo significa che ci vorranno anni prima di capire il vostro vero potenziale o se invece si tratta di un fuoco di paglia.

Si ostentava la stipulazione di contratti per la fornitura di un numero elevato dei miei prodotti alle aziende X, Y e Z. Si sosteneva che esse avrebbero accettato termini e accordi che le impegnavano ad acquistare un numero minimo (piuttosto alto) di prodotti con cadenza temporale costante per un tot di anni.
In casi come questo è estremamente consigliata la presenza di un vostro legale, affidabile, preciso, pignolo, preparato ed in rapporti di amicizia con voi e la vostra famiglia da diverso tempo (meglio se si tratta di una di quelle persone che ci tengono a far vedere come sono brave e dotate di talento). Come è spiegato più avanti al paragrafo “Come è andata a finire” se io mi fossi buttato a capofitto in una simile attività si sarebbe navigato in acque decisamente pericolose dato che nessuno aveva la benché minima intenzione di mantenere quanto promesso, dato che è sempre bene impostare delle penali per chi si tira indietro, dato che è opportuno tener conto di quale tipo di società abbia costituito il vostro cliente e molto altro…

Servizi

Una delle prime cose che non mi torna è la questione dell’abbonamento mensile. Se realmente riesci a piazzare alcune mie idee e se riesci ad aiutarmi a farle fruttare prendendo così una percentuale su quanto realizzato, per quale ragione ti assicuri un’entrata tramite un abbonamento mensile? Passerà molto tempo prima che si concluda realmente qualcosa? Non verrà mai concluso qualcosa? Vi è necessità di credito immediato fornito da tutti gli aderenti sulla base della matematica delle scommesse? Ovvero si considera sin dal principio che poche saranno le idee realmente piazzabili sulle quali investire e tutti gli altri avranno funzione di piccoli creditori che mantengono attiva l’attività? Onestamente non ne ho idea. In ogni caso l’abbonamento mensile mi avrebbe dato diritto a:

L’utilizzo di una sala conferenze di circa 14 mq con pagamento ad ore in aggiunta all’abbonamento mensile.
Io personalmente dispongo di una sala conferenze riservata di 70 mq, libera 24h su 24, qualsiasi giorno e largamente attrezzata. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

La possibilità di utilizzare una piccola stampante 3d di tipo consumer ancora non disponibile presso il laboratorio dello stabile.
Per passione ho acquisito le conoscenze tecniche per costruire autonomamente stampanti 3d sia di piccole che di medie dimensioni a prezzi tutto sommato interessanti. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Colazione omaggio tutte le mattine a base di schifezze confezionate.
Preferisco preparare una colazione sana da consumare a casa con i miei cari mentre chiacchieriamo e ci raccontiamo le nostre giornate, invece di danneggiare l’organismo a pagamento extra.

Una postazione computer con connessione ad internet.
Dispongo di circa 7 postazioni computer (salvo imprevisti), 4 connessioni ad internet, 2 linee telefoniche. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Aria condizionata all’interno dei locali.
Chi non ha oggi in un particolare laboratorio attrezzato l’aria condizionata o, persino, le pompe di calore o impianti fotovoltaici per rinfrescare a pieno regime specie quando c’è il sole forte? Immaginate un tecnico che studia queste cose, ci fa delle ricerche sopra e poi non le ha a disposizione? Ed in ogni caso l’aria condizionata è oramai ovunque, non mi sembra una peculiarità per cui aderire ad un’iniziativa imprenditoriale. Pensate che intere combriccole di adolescenti si incontrano nei centri commerciali d’estate (magari prima di andare al mare) perchè c’è il wi-fi gratuito, l’aria condizionata gratuita ed il parcheggio gratuito… e  senza vincoli contrattuali 🙂

La presenza di alcune hostess assolutamente estranee a qualsiasi tema tecnologico.
Non dispongo di hostess e se ne avessi la necessità, per provocazione, chiamerei tutte signore ultrasettantenni arzille, simpatiche e spiritose. Lo troverei umoristico e virale.

Posto auto (non riservato).
Io non ho un’automobile (la mia forte passione per i motori è tutta per i veicoli da pista, quelli stradali mi interessano marginalmente), uso quella di famiglia per i miei viaggi altrimenti in città mi muovo a bordo dei miei prototipi elettrici o della moto. A cosa mi serve quindi il posto auto? Ma soprattutto… a cosa mi serve spostarmi dal luogo dove faccio le mie ricerche, che raggiungo senza bisogno di automobili (e quindi senza consumi di carburante, bolli, assicurazioni, ecc.), avendo nel tempo ottimizzato quanto più possibile tutto ciò che faccio per poter proseguire il mio percorso formativo/professionale? Perchè quindi dovrei abbonarmi per avere di meno ed aggiungere una serie di spese che ora non ho?

Sì però non vale!

Così potreste obiettare “Sì ma non tutti i giovani studenti dispongono di attrezzature, servizi, luoghi, ecc.!”. E’ vero, da un lato non posso darvi torto, il ragionamento fila ed è corretto, ma se tu incubatore insegui un ragazzo che ha delle idee molto particolari, ha connessioni molto vaste e fa delle cose molto particolari, non puoi pensare che non si sia attrezzato nel tempo in cui le ha maturate. Per fare un esempio pratico prendiamo il caso Blackshape Aircraft. Se due giovani ingegneri talentuosi sono stati in grado di progettare e, una volta ottenuti i finanziamenti, costruire aerei superleggeri monoscocca in carbonio classificati tra i migliori al mondo, tu che fai… per farli entrare nel tuo team gli proponi una connessione ad internet, qualche merendina ed un posto auto? Non sarà più logico pensare che sono già avanti sul loro percorso e che necessitano di ben altro? Quindi, nel massimo rispetto per tutti gli studenti, questa proposta non ha senso (nel mio caso potrei dire che non ha strettamente senso).

Un test improvvisato

Così come non ha senso propormi di fare a pagamento ed in versione light ciò che già faccio da tempo in modo più approfondito ed ottimizzato, non ha senso anche l’esito di un breve test che ho fatto all’incubatore in questione. Costui aveva necessità di alcune stampanti 3d non professionali per l’acquisto delle quali aveva preventivato un limite di spesa. Io personalmente gli ho proposto la costruzione da parte mia di tali stampanti che gli avrei venduto ad una cifra minore di quella da lui preventivata. L’incubatore ha rifiutato la proposta nell’incertezza dimostrando così che non è assolutamente vero che crede in me, che non sa riconoscere un accordo vantaggioso da una bufala, che non è preparato sul tema ed ha timore di commettere errori. Infine ha dimostrato che non sa cogliere vantaggi economici (non è quindi idoneo per proporre a terzi una mia idea o un mio prodotto). Non ho mai visto qualcuno tanto sicuro di sé nel momento in cui ci sono da elargire inglesismi, percentuali e grossi nomi, diventare così tanto insicuro non appena gli si propone di iniziare ad essere concreti.

Come è andata a finire

Abbandonata totalmente ogni ipotesi di collaborare con l’incubatore protagonista di questa esperienza, mi sono interessato di seguire da lontano, mediante i miei canali, gli sviluppi dei passi effettuati dalle aziende da lui citate. Quelle che avrebbero dovuto acquistare le mie idee o i miei prodotti per intenderci. Una di queste, di grandi dimensioni, è praticamente in perenne rischio di collasso finanziario e dubito fortemente che sia attualmente in grado di pagare i suoi fornitori. Inoltre si tratta di un’azienda dotata di ingegneri validi e fin troppo bravi che a mio avviso avrebbe acquistato un mio prodotto per un periodo limitato al fine di smontarlo, studiarlo, fare delle valutazioni e rifarlo autonomamente evitando i costi che comporta il dar vita ad un progetto da zero. L’altra azienda, dalle dimensioni molto più contenute, ha attualmente debiti per oltre 100.000,00 Euro a causa di errate strategie sviluppate proprio con metodi analoghi a quelli proposti dal tale incubatore. Ciò significa che non avrebbe potuto onorare alcun accordo né saldare i pagamenti pattuiti. Inoltre, dato che veniva chiesto inizialmente di sostenere delle spese consistenti al fine di iniziare subito con una grossa produzione*, implicando quindi dei finanziamenti iniziali e la messa in gioco di importanti garanzie, con l’inadempienza di questi partner tecnicamente era possibile perdere la casa.

*Potrei discutere per ore su quanto non sono d’accordo con questo metodo.

Raccontaci le tue idee, qui sono al sicuro…

Altro esempio di opportunismo che vedeva delle note iniziali molto simili a quelle del caso precedente, sulle quali ovviamente non mi ripeto, aggiungeva la possibilità di inserirmi in un gruppo di giovani al fine di effettuare uno scambio di idee giustamente considerato prolifico. Presentata così la cosa sembra assai ragionevole, utile, intelligente e fertile tuttavia la questione è diventata torbida quando è emerso che alcuni di questi giovani sono figli di imprenditori che pur disponendo di aziende dotate di costosi macchinari, deficitano per quanto concerne le doti di innovazione. Si è ipotizzato che questi ragazzi fossero lì con l’intenzione fittizia di aprire una startup; la realtà, probabilmente, è che volevano portare qualche idea gratis a casa da mettere in pratica rapidamente. In effetti è molto difficile dimostrare che qualcuno ha preso una tua idea, e l’ha messa a frutto, per il semplice motivo che è realmente plausibile che due persone possano avere avuto la medesima idea anche se in luoghi o tempi diversi nonostante non siano entrate in contatto. Il consiglio è di tutelarsi proteggendo le proprie idee legalmente e richiedendo la possibilità di stipulare accordi di segretezza (in presenza di vostri testimoni e di vostri legali) prima di dire anche solo A. Inoltre evitate di offrire input (caratteristiche, logiche, metodi, funzionalità, ecc.), durante le ore di laboratorio, su quanto da voi protetto e prendete nota di tutti coloro che prendono parte alle ore di laboratorio con voi per poterne dimostrare la presenza qualora si scoprano un domani fatti simili a quelli appena esposti.

Certo che ti finanziamo!

Questo caso è un tipico caso in stile italiano. I fondi che mi avrebbe concesso lo stato o la comunità europea per i miei progetti non si sarebbero potuti destinare all’acquisto di macchinari perchè la responsabile del finanziamento e dell’incubazione per la mia startup insisteva che io li investissi nel pagamento dell’affitto di un capannone. Ella non voleva che eventuali collaboratori fossero chiamati a raggiungere il mio laboratorio personale anziché un luogo neutrale in quanto, perseverava, non era giusto che si dovessero alzare la mattina per raggiungere un luogo dove io già mi trovavo. ???. Ci voleva quindi un luogo neutro dove mi sarei dovuto recare anche io. Mah… io sono decisamente sconcertato da simili affermazioni. Si scoprì poi, a detta della stessa responsabile in seguito alla richiesta di ulteriori chiarimenti da parte mia, che i capannoni che voleva propormi, con tanta insistenza, erano di proprietà della società (o di soci connessi a quest’ultima) che mi faceva da tramite per ricevere i fondi per le mie idee. Pertanto, alla fin fine, il denaro destinato ai giovani imprenditori, sotto forma di affitto, raggiungeva come destinazione ultima le loro casse. In sostanza mi sarei ritrovato senza macchinari, senza produttività, con un’ipoteca e con un volume di debiti tutto da definire per non esser altro che un vettore per il trasferimento del denaro da una cassa all’altra. Ha senso? Se alla fine devo comunque acquistare io i macchinari e le strumentazioni, tanto vale farlo autonomamente a favore del mio laboratorio, senza ulteriori spese e ipoteche e limando via passaggi, sprechi e rischi inutili. Voi non fareste altrettanto? Si rasenta con quest’ultimo caso il limite dell’assurdo.

Continua…
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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 – Problema endemico
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 3 – La mia esperienza con gli incubatori
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 4 – Le domande del questionario
Sì ti finanzio ma preferirei che tu…
I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore
La percezione della tecnologia
Accordo di segretezza: attenzione ai furbi
Incubare, avviare, startappare… Parte 1 – Coltivando la piantina

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 2

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Il manuale non esiste

Quello che segue non è il tanto agognato, sperato, ostentato manualetto con la procedura passo passo per avviare una nuova impresa, magari innovativa, magari singolare nel suo genere. Se usi la logica capisci bene che qualcosa di nuovo è qualcosa che non è conosciuto e per il quale di conseguenza non può esistere un manuale. Se il manuale esiste, non è nuovo. Standardizzare, omologare, catalogare può portare su una via obsoleta una vostra idea. Non pensate che nomi e marchi più o meno grandi siano invincibili o comunque per forza e sempre dei validi esempi. Quando si ha la possibilità di vedere da vicino la nascita, lo sviluppo, i problemi e le dinamiche dei tonfi che hanno fatto diversi marchi più o meno noti (che non citerò mai, nemmeno privatamente, nel rispetto più assoluto della privacy, della dignità e delle persone) si capisce bene come sia estremamente facile cadere nel tranello delle tentazioni, così come farsi consigliare male da coloro che si definiscono esperti. In un panorama dove gli esperti sono realmente pochi, dovreste convenire con me che le possibilità di incontrarli non sono pari a zero ma, senza ombra di dubbio, piuttosto limitate. Riporto quindi dei punti salienti che hanno colpito in particolar modo la mia attenzione, specie negli ultimi due anni di approfondimenti che ho condotto nel tentativo di comprendere cosa sia ancora possibile fare in Italia se si è studenti prossimi al mondo dell’impresa o comunque se si dispone di una mente brillante che a fatica trattiene al suo interno numerose idee e una impressionante voglia di fare e di concretezza. Quello che segue, così come quanto appena introdotto, altro non è che una serie di stralci presi dai libri che ho scritto e che sto scrivendo per non dimenticare le innumerevoli situazioni che ho avuto la fortuna di poter osservare da vicino pur così giovane.

Continua…

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Incubare, avviare, startappare… Parte 4 – Ossessioni

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Esistono tanti modi di avviare (o aiutare ad avviare) un’impresa, così come esistono tanti consulenti, tutor e professionisti che operano con lo scopo di incubare, avviare, startappare. Al di là di ciò che verrà osservato nell’articolo che segue, e nei successivi di questa rubrica, è sempre bene precisare che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Come per ogni settore esistono i veri professionisti ed esistono anche quelli che hanno le idee poco chiare, o comunque una preparazione non adeguata, gli opportunisti poi… non mancano mai. Quanto racconterò in questa rubrica che sarà composta da ben 12 articoli è frutto delle esperienze che ho maturato in diversi anni, una serie di impressioni e riflessioni che, come al solito, fungono da spunto per chi si avvicina a questo mondo e da provocazione per chi desidera migliorare questo mondo. Ciò pertanto non rappresenta una definizione assoluta (e ci mancherebbe…) ma una tendenza diffusa. Le eccezioni ci sono sempre, e solitamente sono lì per confermare la regola, i veri professionisti cui affidarsi anche. E’ sufficiente cercare bene ed andare sempre oltre le apparenze e le suggestioni.

Coltivando la piantina

Una pianta si coltiva seguendo un ciclo naturale. Si sceglie la regione più indicata al tipo di pianta, si valuta una buona posizione, si sceglie un buon terreno, lo si prepara, lo si lavora, si innestano i semi, si aggiunge il concime e si alimenta il tutto con luce, acqua e la cura dell’ambiente (ad esempio favorendo lo sviluppo di insetti che si nutrono di dannosi parassiti, sfruttando serre climatizzate laddove necessario, riciclando e producendo compost, ecc.) in attesa che la natura faccia il suo corso. Per l’uomo moderno una simile procedura è pura follia. Egli desidera produttività immediata, cure ridotte al minimo o bypassate attraverso soluzioni artificiose, massima resa ottenuta con archibugi chimici anche in condizioni sfavorevoli, sviluppo soprannaturale spinto da ormoni della crescita e risultati sempre e costantemente migliori, costi quel che costi (alla qualità…). In linea generale non si contempla la possibilità di alti e bassi, la possibilità di passi graduali volti a studiare al dettaglio le dinamiche che si stanno evolvendo, volti a dare risposte razionali su ciò che accade ed i relativi perchè, la possibilità di osservare ciò che muta e perchè. Il must dei risultati subito, grandi e veloci porta i più ingenui, così come i più golosi, nella trama di una tela dalla quale si rischia proprio di non potersi più liberare: l’imprenditoria omologata moderna e la filosofia della crescita costante e continua. Il rischio principale è quello di ottenere subito un risultato sfavillante, quasi insperato, e altrettanto velocemente clamorosi fallimenti da attacchi depressivi nel periodo immediatamente successivo.

Continua…

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

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Ti senti al sicuro in Italia?

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Restare e fermarsi o partire in tutti i sensi?

Ti senti al sicuro in Italia? Io personalmente non sento al sicuro i miei progetti, le mie ricerche, il mio futuro e persino la possibilità di formare una famiglia che sia tale a 360 gradi. Credo che quando una persona riesce a sentirsi più a suo agio in uno stato estero dove, in fin dei conti, non conosce nulla a partire dai meccanismi sociali fino alle persone, le abitudini, le regole, il quotidiano… beh allora significa che la situazione nello stato d’origine può essere considerata davvero in via di regresso. Ogni passo compiuto in avanti sembra un passo verso l’involuzione, la degenerazione.

In Italia non c’è differenza di potenziale, il motore si è fermato, la situazione è al pari di una batteria che ha subìto una profonda scarica e forti maltrattamenti. Difficilmente ricaricandola riuscirà a raggiungere la tensione massima e l’autonomia che raggiungeva nelle migliori condizioni. Insomma non c’è più modo di accumulare le cariche necessarie per mettere in moto il meccanismo per un tempo debito. L’unico modo per andare avanti richiede di cambiare batteria.

Quando inizi a renderti conto che il ruolo che è stato scelto per l’Italia nel mondo non è quello dedito al progresso, alla ricerca, alla reale evoluzione tecnologica che, vi ricordo, non è uno smartphone o una consolle di gioco, quando per benessere non si intende lo stato di buona salute fisica e psichica (felicità), la prosperità economica in direzione di una meritata agiatezza dopolavoro, ma l’avere la tv satellitare, l’ultima utilitaria alla moda e la possibilità di giocare settimanalmente a “matematicamente invani” tentativi di fortuna, allora capisci che la tua nazione è stata deturpata, violentata, torturata e che, se anche poteva dare di più, è quasi impossibile che superi il trauma.

Certo a men che il suo tessuto non si ricambi con nuovi giovani pieni di principi e desiderio di “fare” non strettamente legato alla propria sete di ricchezza e benessere ma ad una sete collettiva di sforzi di squadra. Così si può sperare in noi giovani e nei giovani che verranno ma… quali giovani verranno se noi giovani non riusciamo a formare famiglie ed avere dei figli?

L’Italia è come una supercar nelle mani di chi non se la può permettere, il serbatoio è quasi vuoto e, anche se ci si ferma a fare rifornimento, con i pochi spiccioli a disposizione (raccolti a gran fatica da tutti gli italiani) si farà giusto in tempo a riaccendere il motore per fermarsi pochi metri più avanti, ancora una volta, ancora prima.

L’Italia è il luogo dove chi amministra la nazione fa battute comiche, i comici fanno informazione e le trasmissioni televisive, talvolta condotte da soubrette, si occupano di truffe, scandali, ingiustizie e quant’altro. Un po’ come se vi sposaste in accappatoio, andaste a nuoto in doppiopetto e cambiaste l’olio all’auto in tuta da sci.

L’Italia sembra un ufficio dove si portano avanti investimenti temerari e variegate speculazioni finanziarie alle quali il cittadino è chiamato a partecipare passivamente, in primo luogo come finanziatore obbligato e, successivamente, come impiccio da mantenere inerte.

E così si batte sempre e solo sul lavoro nero, che comunque è senza dubbio un male, ma si decentra il discorso da tanti altri veri mali, che non possono essere ignorati, quali la cattiva gestione del paese, i cattivi investimenti effettuati, gli sprechi, il denaro mal gestito, il denaro indebitamente sottratto, tutto ciò che è rimasto nell’incompiuto dalle opere pubbliche ai progetti che portano i vari settori di una nazione (istruzione, ricerca, sanità, comunicazioni, energia, ecc.) verso lo sviluppo. Sempre a battere solo sul lavoro nero quasi come se questo fosse venuto da sé ma, in fondo, quale italiano avrebbe mai avuto voglia di lavorare in nero se fosse stato ben servito dal suo stato? La costituzione italiana va rispettata, le tasse devono offrire un ritorno nei servizi e non costituire un assorbimento senza resa per tamponare, finché è possibile, gli altrui errori. Gli articoli della costituzione italiana andrebbero rispettati con devozione e non dimenticati, sviati quasi fingendo di non averli visti.

Il sentimento più naturale che dovrei provare dovrebbe essere quello di rimanere in Italia quasi come se non ne potessi fare a meno, quasi come se l’andar via dovesse essere un dolore… invece io non vedo l’ora di essere fuori da una realtà che non sento appartenermi e che dà importanza all’opportunismo e alla furbizia, al gioco, alle donne di dubbia fama, ai privilegi, ai beni che possono essere ottenuti con il potere, alle apparenze e all’apparire, alla sensazione di potere, ai lussi ed alle comodità più sfrenate, ai sotterfugi, alle distrazioni, ai distoglimenti dell’attenzione per occuparsi di altro e all’uso inadeguato delle parole della lingua più bella del mondo affinché si creda che il benessere, il lavoro, l’istruzione, l’Università, la ricerca, la salute, l’autonomia, lo sviluppo, la produzione, la filiera corta, i prodotti della terra, la casa, i trasporti, l’energia, i servizi pubblici, l’arte e tutto quello che impropriamente ho omesso, siano altro.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

L'Italia in riserva

Autonomia limitata e consumi ai vertici della categoria…

Cosa sta accadendo all’Italia dei giovani?

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Sembra che si preferisca non far nascere nuove famiglie…

Da un punto di vista matematico quanto riportato dai media negli ultimi anni porta ad una palese contraddizione. Da un lato si afferma infatti che chi si occupa della gestione dello stato sia perfettamente in grado di assolvere il compito e dispone della dovuta competenza. Dall’altro lato il popolo sostiene di essere stato messo nei guai da scelte improprie. Si giunge quindi ad un’evidente contraddizione in quanto, chi è capace di affrontare nel modo corretto una situazione non può produrre un danno. Ci sono a mio avviso solo due modi affinché ciò sia possibile: o chi sostiene di essere competente non lo è, oppure le operazioni effettuate altro non erano che previste da un’equipe di esperti che non potendo più rimediare ad una situazione estremamente grave, hanno posto rimedio solo a parte di essa lasciando nei guai tutti quelli considerati, per così dire, out of order.

Sulla base di questa premessa vorrei porre all’attenzione una semplice serie di riflessioni, l’una connessa all’altra, scaturite semplicemente osservando il mondo che ci circonda attualmente.

In Italia è ormai chiaro che vi sia una carenza di strutture e servizi adeguati atti ad accompagnare nella “crescita” nuove famiglie (chiariamo subito che con il termine “crescita” si fa riferimento alla nascita di un nucleo familiare, alla sua formazione ed affermazione ed al suo mantenimento). Nuove famiglie significano di conseguenza ulteriori impegni e problemi per chi in realtà dovrebbe star loro accanto in seguito al pagamento delle tasse.

La crescita demografica subisce un notevole rallentamento nel momento in cui i giovani non godono delle condizioni necessarie e sufficienti per formare un nucleo familiare.

Tra le cause prime del forte calo di nascite di nuovi nuclei familiari non vi è solo l’impossibilità di riuscire ad avere una casa, ma ancor prima la quasi totale impossibilità di trovare lavoro a condizioni umane, civili.

L’assenza di denaro per garantire retribuzioni corrette alimenta il fenomeno dei lavoratori extracomunitari che meglio degli italiani si adattano a situazioni ostili (venendo loro, non di rado, da situazioni peggiori).

Si ripropone così la situazione dell’Italia del dopoguerra che visse uno straordinario momento di ripresa economica grazie ai bassissimi salari che rendevano la nostra nazione oltremodo competitiva sul mercato. Ciò fu possibile poichè, in un modo o nell’altro, la gente fu disposta a tutto pur di venir fuori da un periodo di atroci sofferenze.

Calano le famiglie italiane benestanti, si riduce il processo di formazione di nuovi nuclei familiari, calano le nascite, lo stato spreme all’ultima goccia i suoi “agrumi” e riesce a far fronte (momentaneamente…) alla situazione con una minore offerta di servizi e diritti.

Il risultato è che, chi può, si fa aiutare dall’altro coniuge ancora occupato, altri tornano a casa dalle famiglie cercando di ottimizzare al limite le pensioni (o comunque i redditi) dei genitori per garantirsi almeno di poter mangiare e dormire sotto un tetto, altri ancora se ne vanno all’estero, i più sbandati fanno scelte opportunistiche, diversi si buttano nell’illegalità, altri ancora tirano la cinghia ma ce la fanno ancora, altri vivono il benessere in modo più pacato. Infine continuo a sapere che qualcuno tramite raccomandazioni, nonostante la riduzione dei servizi da parte dello stato, ha preso il posto presso enti comunali, provinciali o regionali per muovere fogli di carta da una stanza all’altra (potendo così tirare un sospiro di sollievo), fare spallucce dei problemi e, come è accaduto per degli amici/conoscenti (non lo nego) permettersi persino di criticare le scelte e la condotta di vita altrui (rubando così alla Duna la posizione al vertice della bruttezza). Un po’ come se quello con l’orto esposto sempre al sole andasse a dire incompetente all’altro che ha subìto i danni della grandine.

Quindi la situazione si traduce in tasse al massimo, servizi ridotti al minimo e poveri innocenti che pagano altrui errori. Questo non fa altro che confermare la teoria inizialmente esposta. Se si tratta quindi di un intervento competente, significa che questo era organizzato fin dal principio in tal modo. Se invece non vi era alcuna organizzazione dietro le scelte che abbiamo visto piegare l’Italia, significa che non c’è stata competenza. Certo è che la seconda opzione sembra piuttosto surreale ma lascio a voi, ovviamente, il libero pensiero.

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Parola d'ordine: Spremere.

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Tutto e subito: nell’imprenditoria non funziona così

L’imprenditoria, in particolar modo quella giovanile, ha bisogno di stimoli

Ho notato come molte persone frenino le idee dei propri figli/amici/conoscenti inutilmente e feriscano con estrema facilità il loro orgoglio. Molti giovani hanno dei sogni più che raggiungibili, sogni da ragazzi con i piedi per terra, sogni in cui si mette il meglio di sé per raggiungere un obiettivo tanto concreto quanto difficile.

Si desidera aprire un’attività in proprio e c’è chi ti dice: “Cosa lo fai a fare? Tanto se fosse davvero un’idea buona ti pare che non l’avrebbero già messa in atto altri?” E questo scoraggia, non tanto perchè non si crede più nella propria idea, quanto per il fatto che non si sente di avere qualcuno vicino che ti sostenga anche solo moralmente in una fase difficile.

Si desidera aprire una piccola bottega, un locale, un bar, un negozio specializzato, una trattoria, un laboratorio di artigianato o uno studio per esprimere la propria passione e ci si sente dire: “Tanto per me non ci riesci, non serve a niente, dovrai solo pagare un sacco di tasse e avrai un sacco di spese.”

Ma la situazione peggiore la si vive quando avviando un’impresa le difficoltà non si fanno attendere, si suda, si incontrano ostacoli economici, burocratici o di altra natura e qualcuno subito (ignorantemente) afferma: “Te l’avevo detto!”

Ebbene, di solito, queste frasi sono proprie di persone che non sanno intraprendere. Infatti è raro che un qualunque tipo di attività si avvii all’istante con lo schioccar delle dita. Un tempo minimo di due o tre anni è più che plausibile per avviare un’attività e quando di mezzo c’è anche uno sforzo economico i tempi posso dilatarsi ulteriormente.

Provocazione. Se avviare un’attività imprenditoriale fosse così facile e prosperoso (prendo i permessi – apro – guadagno), non lo avrebbero fatto tutti? Se c’è una fetta limitata di giovani che si dedicano ai loro sogni professionali, lavorativi, imprenditoriali, ci sarà un motivo? Avranno o no delle qualità per le quali vale la pena di stargli accanto, sostenerli, incitarli, assisterli e farli consigliare da persone esperte? 😀

Essere “razionali ottimisti” aiuta a guardare le cose con occhio critico e a valutare per prima cosa gli aspetti negativi di un’idea, un progetto, una scelta, nonché la reale fattibilità. In secondo luogo fornisce una carica maggiore per affrontare ogni incombenza. Presentarsi ad una gara di atletica pensando “Tanto perdo” non è mai stata la ricetta giusta per fare una buona prestazione. Non dico vincere… ma avere quella forza mentale che ti permette di pensare “posso competere” sicuramente aiuta a fare il proprio meglio invece di passare il tempo a commiserarsi.

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Decorare un cappuccino. Un esempio di un’arte oltre che di un bel lavoro 🙂

Giovani, denaro e lavoro

Una storiella quantomai attuale

La mamma dà a Pierino e Mariolino 500 Euro a testa per responsabilizzarli ed abituarli a gestirsi un capitale seppur piccolo. Pierino tutto felice chiama i suoi amici e organizza con loro una piccola vacanza. Mariolino pensa a quel sogno che ha sempre avuto quando, sui banchi di scuola, disegnava degli oggetti curiosi e affascinanti che sarebbe interessante costruire veramente. Magari in legno.

Così mentre Pierino è in vacanza con gli amici, Mariolino decide di acquistare delle tavole ed alcuni attrezzi per lavorare il legno. Costruisce degli oggetti interessanti adatti per la casa, o per uno studio, o perchè no, per un negozio. Decide di portarli ad un mercatino per capire se possono realmente interessare a qualcuno. Riscuote un discreto successo, riesce a vendere qualche pezzo e riceve tanti apprezzamenti. Se solo avesse delle attrezzature più professionali… allora sì che potrebbe costruirli più rifiniti e precisi… esattamente come li sogna.

Pierino torna a casa dalla vacanza… è divertito, contento. Racconta a casa le sue esperienze ed il “casino” fatto con gli amici. Mariolino racconta la sua esperienza ai mercatini, parla del suo sogno, della sua voglia di costruire e della gratificazione che ha avuto ai mercatini. La mamma è felice e promette a Pierino e Mariolino che regalerà loro altri 500 euro il prossimo anno se si impegneranno a scuola con buoni profitti. Pierino inizia a pensare alla prossima vacanza, ne parla sempre con gli amici. Nuovi posti, nuove avventure, nuove esperienze… Mariolino inizia a pensare a come comunicare la sua passione al mondo. Compra alcuni libri e impara a realizzare da solo un buon sitoweb. Semplice ma ben fatto.

Arriva l’anno successivo. Esame del 5° superiore concluso con successo per Pierino e Mariolino. Pierino finalmente riparte con gli amici. Mariolino acquista il tanto agognato attrezzo di precisione. Si esercita, disegna, prova, migliora la sua tecnica ed inizia a vendere diversi pezzi rimanendo egli stesso sorpreso e lusingato dai risultati.

 Pierino torna dalla nuova vacanza… si guarda intorno e non sa che fare. Andrà a lavorare? Continuerà a studiare all’Università? Potrebbe essere una buona scelta ma… a quale facoltà?

Mariolino ha venduto una buona parte dei manufatti. Ha messo da parte una cifra sufficiente per concedersi finalmente un po’ di riposo. Pierino non ha un soldo né un’idea e deve far per forza affidamento sui suoi genitori per un aiuto. Mariolino ha imbastito una situazione, seppur modesta, che genera dei profitti ed ora, con il suo capitale che genera capitale, potrà crescere.

Pierino e Mariolino hanno ricevuto 500 euro ognuno. Entrambi li hanno spesi ma solo uno di loro li ha spesi in modo che si rinnovassero. Ora Mariolino può finalmente andare in vacanza.

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Può essere una vacanza, una macchina nuova che in realtà non serve, o una lunga serie di moderni gadjet superflui… fatto sta che sempre più giovani si trovano senza un euro e senza prospettive dopo aver commesso l’errore di spendere male ciò che avevano a loro disposizione. In tempi di crisi come questi può essere fatale.