Il più bel sorpasso di tutti i (miei) tempi

Rubrica: Letture leggere durante la guerra SARS-COV-2, Narrativa

Titolo o argomento: Istinto da corsa… puro

Intro

Sono sempre stato sfegatato per i motori, facevo follie, lavoravo gratis nelle prime scuderie della mia modesta carriera pur di stare vicino a quei bolidi terra aria, pur di respirare quegli odori puramente racing, pur di ascoltare quei rombi sornioni ai bassi che si trasformavano in un’orchestra di stalloni agli alti regimi di rotazione, quei cambi di marcia borbottanti scoppiettanti, quelle staccate possibili solo con le slick, quel crescendo di accelerazioni decise che ti attraversavano echeggiando nel petto fino a rizzarti i capelli…

Adoravo i test che i proprietari ci facevano condurre la sera (quando il noleggio dell’intero autodromo era più abbordabile) perché durante le staccate si vedevano le scie degli stop arancioni abbinate alle suggestive fiamme degli scarichi… e quei veicoli, quei veicoli speciali, erano per me ancor più speciali perché li assemblavo io all’inizio della settimana che sarebbe sfociata nel weekend di gara.

Pur di stare vicino a quei bolidi lavoravo come tecnico per piloti contro i quali invece avrei preferito correre. Avevo l’istinto da corsa puro, la capacità di imparare rapidamente, nella bagarre operavo chirurgicamente le scelte giuste, seguivo quello che i tecnici esperti mi consigliavano, nei kartdromi facevo un record dietro l’altro, vincevo sfide puramente divertendomi, nemmeno sentivo la pressione (bé sì, al via sì), volevo solo che quel kart scorresse quasi come se ogni curva fosse solo un rettilineo un po’ diverso.

Eppure la mia strada era un’altra, studiai per imparare sul serio, non a memoria, studiai per ricercare, per costruire, per cambiare tante cose della mia vita e della vita dei miei cari. Feci cose interessanti di Matematica e di Fisica, di Ingegneria e di Impresa, tutto un altro settore, tutto l’opposto di quanto si è soliti osservare con i piloti che, spesso, non si prendono più di tanto nemmeno con l’Italiano, eppure…

Il sorpasso più bello di tutti i (miei) tempi

2004, Kartdromo internazionale di Corridonia, gara universitaria di endurance da 2 ore, 48 avvoltoi in pista, gara riservata solamente ai non tesserati (aci-csai). In qualifica non avevo ottenuto granché, partivo da metà schieramento, questa pista, però, la adoravo…

Scatta il semaforo, prima curva in pieno nonostante lo gomme fredde, seconda curva in pieno, sto sbagliando, terza curva… testacoda e tutto il gruppo mi sfila avanti. Riparto ultimo e sarà un crescendo di sorpassi da pelle d’oca, con l’elettricità che scocca lungo il corpo. Sorpasso dopo sorpasso raggiungo il terzo e il secondo, voglio proiettarmi all’inseguimento del primo ma la situazione è complicata, sto perdendo molto tempo, i kart sono alla pari, la differenza la fa solo la resa della guida, il pubblico inizia ad appassionarsi alla mia rimonta e comincia a scattarmi delle foto.

Dopo alcuni giri dietro al secondo e terzo decido di improvvisare. Ultime curve prima di chiudere l’ennesimo giro, voglio andar via, lo so che posso prendere il primo se non accumulo troppo ritardo… poi una scintilla, un’idea, l’istinto, vedo il cordolo e… decido di usarlo come trampolino per mettere il kart su due ruote e riuscire a passare in uno spazio ristretto, l’impresa funziona e, alla staccata che dà sul rettilineo prima di quello del traguardo, entro in pieno senza frenare, contando solo sull’aderenza di due gomme. Il kart si solleva molto, il pubblico va in delirio, mi scattano una foto ma perdono quell’attimo e colgono la fase di atterraggio. Passati! Il secondo e il terzo sono passati! Rettilineo breve, rettilineo principale… ora ho via libera. Inarco una serie di giri veloci segnando il record della pista ma… nulla da fare, ormai il primo era troppo lontano. Si scoprirà poi che il primo era tesserato aci-csai e il suo primo posto non era valido.

Ma la questione del primo posto passò in secondo piano, fu la gara più emozionante della mia vita, con tanto di pubblico felice, sorpassi al cardiopalma e record della pista… non potevo chiedere di più : )

Continua…

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Literature

Non ho idea di cosa abbia elaborato la mia mente nel momento antecedente questo scatto. solo pochi centesimi di secondo prima mi trovavo fortemente inclinato con il mio casco che sembrava puntare il pilota accanto a me. come facevo a sapere che non mi sarei ribaltato? non lo so. come fa un calciatore a trovarsi al momento giusto sulla palla? non lo so, ma forse le spiegazioni sono simili. sapevo solo che ce l’avrei fatta…

Quelli che ti devono far cadere per forza

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Ci son persone che non detestano tanto il vostro successo quanto più il modo legittimo con cui l’avete ottenuto

Tratto da un dialogo con un tipo di soggetto che può arricchire o annichilire le vostre ambizioni. Dipende da voi. La scena si svolge nel laboratorio di mio padre dove mi ero temporaneamente fermato per mettere a punto dei parametri del mio prototipo Ralph DTE EBK Endurance. I clienti entravano e uscivano il più delle volte con i loro pensieri nella testa, quindi distratti. Uno di loro però, cliente di mio padre da circa 30 anni, con un buon grado di confidenza e anni e anni di maturata simpatia alle spalle, nota qualcosa e non resiste nel trattenersi incuriosito per scambiare due parole con me. Due parole che ben presto, inaspettatamente, si faranno ispide e ottuse.

«E queste cose le fai tu?».
«Si si, questo è un mio progetto dopodiché abbiamo fatto…».
«Abbiamo? Ahh ma allora non l’hai fatto tu?».
«Sì l’ho fatto io, Ralph DTE è un progetto nato da me, ma è naturale avere dei collaboratori per quei processi che al momento non posso fare direttamente io.».
«Si va beh però intanto non l’hai fatto tu…».
Il dialogo continua dopo alcune osservazioni tecniche del prototipo e prosegue dove si era interrotto poco prima…
«Ma a dire il vero abbiamo circa 400 collegamenti in tutto il mondo!».
«Eh sì è facile tanto oggi tutti…».
«No, non ha capito, non è che abbiamo 400 collegamenti intesi come link, follower o amici sui social network, io intendo circa 400 aziende di prodotti e servizi, ricercatori, studi di progettazione e quant’altro che ci forniscono il loro know how (o lo scambiano con noi) sulla base di nostre specifiche necessità. Intendo che alziamo la cornetta e abbiamo professionisti in tutto il mondo su cui contare subito per quello che facciamo, non ipotetici amici social.».
Dopo una breve pausa di riflessione, cerco di illustrare il mio “metodo” a questo signore nell’intento di chiarirgli come sia riuscito a realizzare una simile bicicletta…
«Io sono andato fuoricorso per approfondire diverse mie ricerche personali e attrezzare alcuni miei laboratori personali con i quali realizzo cose come quelle che le ho mostrato.».
«Ah sì, sì bene. Ma quanto ti manca alla laurea?».
«Poco ormai!».
«Eh ma sbrigati altrimenti non puoi iniziare a fare le cose che vuoi fare!».
«??? Ma come??? Le ho appena detto che proprio perché le ho realizzate, sono necessariamente dovuto andare fuoricorso… la concretezza richiede tempo extra!».
E continuo…
«Io ho fatto molta pratica…».
«Ma ancora stai studiando?».
«Certamente!».
«Sbrigati a finire altrimenti non potrai mai fare esperienza!»
«Ma le sto giusto dicendo che ne faccio tanta!! Non devo finire i miei studi per iniziare a fare pratica, la faccio già proprio perchè non concepivo un percorso di studi che non comprendesse la pratica ed ho risolto il problema da me! E poi il concetto di finire gli studi non ha senso, non si finisce mai di studiare!».
La ricerca di una giustificazione

Poi si gira verso i miei genitori che erano con me e gli fa «Avete solo questo?», chiedendo quindi se sono figlio unico, «Ah ecco perchè fa tutte queste cose, ha ricevuto il massimo delle attenzioni?». ???. Massimo sconcerto. Prego, che c’entra? In realtà io faccio questo proprio perchè la mia vita non è mai stata facile ed ho sempre dovuto cavarmela da solo, altrimenti “nisba”. No, non rappresento lo stereotipo del figlio unico viziato ma del figlio unico, unico per necessità, a suo tempo, familiari. Avrei ben gradito un fratello o una sorella o tutti e due. E comunque quello che faccio non deriva da vizi dato che studiare è una delle cose più faticose e di conseguenza più evitate a questo mondo.

Uhm… Deve esserci qualcosa sotto.

Insomma se faccio qualcosa di bello, secondo costui, ci deve per forza essere qualcosa sotto. Non riesce ad accettare la realtà semplice così com’è… lui che è così competitivo, che ha figli in gamba e nipoti divenuti presto pezzi grossi impiegati presso importanti multinazionali, si è sentito in disarmo davanti a quel poco che gli ho mostrato quasi per caso, quel giorno in cui nemmeno lo aspettavo.

La regola dell’ammirazione

Io credo che se le cose te le sei sudate ammiri anche più facilmente le capacità altrui, ma se le cose non te le sei sudate e ti sono piombate dal cielo, ti disturba un po’, anche se in fondo sei una buona persona, che qualcun altro sia riuscito a fare di più senza aiuti (probabilmente fa sentire un po’ tonti). E in fondo te ne accorgi quando hai davanti qualcuno che questo talento l’ha sviluppato col sacrificio se non addirittura soffrendo.

La vita secondo questo tipo di persona

Questo articolo (e capitolo di uno dei libri ai quali sto lavorando) è tratto da un dialogo con un tipo di persona che sosteneva di capire tutto quello che gli dicevo e invece non aveva capito nemmeno una parola ma, essendo un 70enne pretendeva di avere sempre ragione ed ogni discorso doveva necessariamente terminare con un suo consiglio, una sua predica, un suo richiamo. Un uomo davvero pesante e un tantinello troppo ottuso per esser uno che si reputa in grado di capire questo o quello che gli altri non hanno capito, perché lui è svelto, lui è sveglio, lui ha capito che se non vai a lavorare in certi posti che contano non combinerai mai niente (mi incitava a lasciar stare quello che stavo facendo per laurearmi in fretta e fuga così sarei potuto andare a lavorare anche io per quelle grosse aziende che mi citava e magari guadagnare molto con sforzi minimi), lui ha capito che la vita è uno schema da seguire a tappe (c’è secondo lui un’età omologata per ogni cosa), ecc, ecc.. Insomma, non ha capito nulla di cosa sia la creatività, l’istinto, le passioni, l’avventura, la scoperta, la progettazione, la costruzione di idee dallo schizzo disegnato “a mano” al pezzo finito da tenere “tra le mani”, cosa significhi approfondire gli studi, farsi una cultura sempre più ricca, affamata, che si espande, cosa significhi fare ricerca, cosa significhi alimentare la pratica e l’esperienza da sé sulla base delle proprie idee maturate nel tempo e non sulla base di idee di altre aziende, la manualità, la tecnica, il tempo madornale che tutto ciò richiede, l’impegno considerevole, la concretezza… Senza intenzione di offesa alcuna da parte mia, un vero tonto disponibile sul banco della società.

Uno scomodo, pruriginoso disagio (ed il colpo alla zampa del tuo sostegno)

In sostanza chi si sente migliore di te prova uno scomodo e pruriginoso disagio nel vedere che tu, dall’alto della tua “semplicità” (quindi dal basso dell’altrui opinione), sei stato più bravo. E fa una gran fatica ad ammettere che te lo meriti; in fondo è sempre stato lui quello agiato che magari ha sistemato/raccomandato i figli in qualche bella azienda dove prendono un ottimo stipendio e vivono una vita serena con pensieri limitati o comunque lontani dallo snervamento. E questi figli non sono poi male, magari hanno il tuo stesso titolo di studio, o qualcosa di simile, ma non hanno mai vissuto problemi, non hanno imparato ad affrontarli, a risolverli, a reinventare la vita giorno dopo giorno. E così hanno il tuo stesso titolo di studio, hanno comodità, oggetti belli, agiatezze, un bel lavoro… ma sentono che manca qualcosa, soprattutto quando vedono una mente brulicante nell’esercizio delle proprie funzioni che sta costruendo qualcosa che prima è stato concepito, progettato, studiato e sottoposto a numerosi scervellamenti nei più disparati ambiti tecnologici ed allo stesso tempo non prova interesse alcuno per le loro agiatezze ed i loro esclusivi oggetti. Solo allora si accorge che gli manca quella scintilla che non si può comprare, non si può avere con una spintarella, non si può imparare di sana pianta, non si può, semplicemente, avere a comando. Lui convintosi negli anni che sarebbe stato sempre il migliore, il punto di riferimento del “ben fatto”, lui che pensava ormai di poter solo essere ammirato al suo passaggio, si è accorto che può solo fare una cosa, dare un colpo alla zampa del tuo sostegno per tentare almeno di farti cadere. Ma quello fragile è lui, ed è proprio lui che si romperà nell’impatto perchè tu, nella tua vita, hai sudato, ti sei fatto i calli, sei stato forgiato dai problemi, temprato dagli imprevisti e hai la “scorza” resistente, il callo, l’endurance nel sangue. Così usi la sensibilità che ti è propria per raccogliere le impressioni sull’accaduto, legarle in un articolo o un capitolo di un libro e collezionare il tutto per chi vorrà leggere un’esperienza utile per capire che nulla c’entrano con la tua vita quelli che vogliono farti cadere per forza e da loro non dovresti mai accettare consigli per evitare di trovarti nei guai visto che, non avendo loro esperienza di vita di gusto, potrebbero solo farti cadere in un limbo parallelo al loro, dove nonostante tutto possa inizialmente sembrare logico e gradevole, un solo istante dopo ti porta a chiedere cosa possa c’entrare con te.

Il processo di corrosione da invidia

Quando vi inbattete in qualcuno che prima rimane sorpreso dalle vostre attitudini e poi non perde occasione per sminuirvi, siete probabilmente davanti a qualcuno che nonostante i suoi vanti e le sue sicurezze (apparenti), alla fin fine, vorrebbe essere come voi. Se questo qualcuno poi inizia a comunicarvi in qualche modo che non meritate ciò che a lui manca, quasi certamente state assistendo in prima fila al processo di corrosione da invidia. L’invidia infatti non è il desiderio verso qualcosa che possiede qualcun altro, ma la rabbia (manifestabile nei modi più vari) che scaturisce da chi ritiene che altri non meritino ciò che lui sente di meritare percependosi migliore e, per l’appunto, più meritevole. Spesso questa condizione nasce da pessime abitudini, talvolta derivate dall’agio prodotto dalle altrui cure (vedi ad es. figli viziati dai genitori), mal tradotte e interpretate dall’individuo come premio per “essere” migliori indefinitamente (non si sa infatti rispetto a chi, rispetto a cosa, quale sia quindi il punto di riferimento). Una sorta di orgoglio immotivato alimentato da piccoli e facili successi quotidiani. Si finisce col sentirsi migliori ma in effetti non si può fornire alcuna spiegazione razionale sul perchè ci si ritenga tali. L’invidia è un mondo complesso, fa fallire rapporti umani, distrugge aziende, separa gruppi di lavoro, talvolta persino marito e moglie e mette a dura prova le amicizie.

Una interessante prospettiva

Cercate di osservare almeno questa prospettiva: se siete felici di quello che siete e di quello che fate, la bravura d’altri non potrà che sorprendervi e darvi piacere, oltre che argomenti di scambio con la nuova persona conosciuta, voi infatti potrete mostrar la vostra abilità e ascoltare ammirati l’abilità altrui. Se siete davvero in gamba quindi, avrete piacere nell’incontrare altre persone in gamba e saranno per voi un’ottima compagnia. Se invece si perde l’esistenza nel cercare di essere e fare qualcosa che è comodo o che può portare ad avere una certa immagine, quando si vedrà qualcuno che gode in totale semplicità delle sue soddisfazioni, ecco che potranno manifestarsi vari livelli sintomatologici di una brutta bestia. Quel giorno, quando entrò quel signore nella stanza in cui erano presenti anche i miei genitori, stavo montando la telemetria su uno dei miei prototipi di bicicletta elettrica, quella stessa bici che di lì a poco avrebbe compiuto il record del mondo di autonomia (580 km con una sola carica).

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