Rapporto prezzo autonomia degli attuali veicoli elettrici circolanti

Sfogliando il catalogo di un rivenditore italiano di veicoli elettrici ho potuto osservare come i prezzi siano eccessivi oltre ogni ragione e come, un curioso rapporto tra il prezzo di acquisto del veicolo e la sua autonomia, sia altrettanto sorprendente ed offra risultati che ad una prima analisi non ci aspetteremmo. In sostanza non è importante valutare solo quanto costi il veicolo elettrico ma anche la relazione che intercorre tra quello che pago ed i chilometri che, potenzialmente, potrò percorrere consecutivamente prima di effettuare una nuova ricarica (autonomia). Attenzione, il dato non va confuso con il costo per chilometro di utilizzo del mezzo il quale ovviamente fa riferimento al solo costo del carburante utilizzato (in questo caso l’elettricità della rete domestica o della colonnina fotovoltaica). Si tratta altresì di capire quanto paghi una potenzialità del veicolo. Dei principali veicoli elettrici, già disponibili per l’acquisto, di seguito andiamo quindi ad riportare:

Modello | Prezzo| Autonomia | Velocità Max | Rapporto prezzo/autonomia (Euro/kma*)

Citroen C ZERO | 36.260 Euro | 150 km | 130 km/h | 242 Euro/kma

Fiat Panda elettrica | 24.000 Euro | 120 km | 85 km/h | 200 Euro/kma

Fiat 500 elettrica | 47.977 Euro | 145 km | 115 km/h | 331 Euro/kma

Fiat Fiorino Combi LC | 37.814 Euro | 70 km | 75 km/h | 540 Euro/kma

Fiat Fiorino Combi HC-Li(S) | 50.202 Euro | 100 km | 115 km/h | 502 Euro/kma

Fiat Fiorino Combi HC-Li(L) | 58.338 Euro | 140 km | 115 km/h | 417 Euro/kma

Iveco Daily Combi Li(S) | 66.800 Euro | 45 km | 50 km/h | 1485 Euro/kma

Iveco Daily Combi Li(XL) | 82.300 Euro | 85 km | 50 km/h | 90 km/h | 968 Euro/kma

Fiat Ducato Combi Li(XS) | 86.933 Euro | 80 km | 90 km/h | 1087 Euro/kma

Fiat Ducato Combi Li(S) | 95.767 Euro | 105 km | 90 km/h | 912 Euro/kma

Fiat Ducato Combi Li(L) | 105.301 Euro | 130 km | 90 km/h | 810 Euro/kma

Fiat Ducato Combi Li(XL) | 114.675 Euro | 155 km | 90 km/h | 740 Euro/kma

Renault Fluence ZE | 27.200 | 185 km | 135 km/h | n.d.**

Renault Kango ZE 2p | 26.620 Euro |  170 km | 130 km/h | n.d.**

Renault Twizy | 8490 Euro | 100 km | 80 km/h |  n.d. **

Tesla Roadster*** | 86.500 Euro | 360 km | 210 km/h | 240 Euro/kma

Conclusioni

Dai dati emerge come tra i mezzi elettrici (in questo articolo abbiamo considerato solo quelli di dimensioni superiori alle mini-car), al momento, la Panda sia la più economica come spesa di acquisto. Stiamo parlando comunque di ben 24.000 Euro per un veicolo con prestazioni da scooter. Anche per quanto riguarda la relazione tra costo di acquisto su chilometro di autonomia, la spunta la Panda la quale, all’acquisto, ti costa 200 Euro per ogni chilometro potenziale di autonomia. A sorpresa una vettura come la Tesla Roadster, nota per le prestazioni brillanti da vera sportiva, ha un costo di soli 240 Euro per ogni chilometro potenziale di autonomia; il tutto però con un costo d’acquisto a dir poco esorbitante ed ammortizzato solo da una notevole autonomia. Le avreste mai immaginate così vicine, in una simile lista, la Panda e la Tesla Roadster? L’autonomia minore è attribuita stranamente ad un furgone da lavoro che di spazio per le batterie ne avrebbe… mentre l’autonomia maggiore (sembra un controsenso) va proprio alla Tesla Roadster che di spazio a disposizione ne ha poco. Il prezzo d’acquisto più alto lo si riscontra, impensabilmente, nel Ducato Fiat  Li(XL) che arriva a costare ben 114.675 Euro. Sembra evidente che i canoni dell’automotive elettrico siano ancora da stabilire.

Analizziamo gli asterischi con caratteri grandi una volta tanto

*La misura Euro/kma indica il costo di acquisto su chilometro di autonomia. Un po’ come dire: “Quanto mi fanno pagare l’autonomia di questo veicolo, le potenzialità che ha?”

**(Fluence) Il valore Euro/kma non è riportabile perchè dopo l’acquisto è necessario pagare un canone di noleggio batterie pari a 984 Euro all’anno. Un po’ come se continuaste a mettere la benzina a prezzo caro dato che si va a pagare la corrente di ricarica (non tutti hanno una propria colonnina di ricarica nel giardino di casa e, se anche fosse, dovrebbero considerare l’ammortamento dell’impianto) più il canone di 82 Euro al mese. Tale canone inoltre può essere soggetto ad un aumento.

** (Kango) Il valore Euro/kma non è riportabile in quanto dopo l’acquisto è necessario pagare un canone di noleggio batterie pari a 1089 Euro all’anno, ovvero circa 91 Euro al mese. Per i dettagli vedi il punto precedente.

** (Twizy) Il valore Euro/kma non è riportabile in quanto dopo l’acquisto è necessario pagare un canone di noleggio batterie pari a 600 Euro all’anno, ovvero circa 50 Euro al mese. Per i dettagli vedi i punti precedenti. Twizy è un quadriciclo.

*** La Tesla include nel prezzo il primo cambio batterie dopo 10 anni. 20 anni senza problemi di batterie. Eventuali difetti vengono riparati in garanzia in questo arco temporale.

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Carburanti rinnovabili

Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Chiamateli pure carburanti alternativi, biocarburanti o carburanti rinnovabili

Grazie al recente cambio legislativo europeo in materia di carburanti rinnovabili, l’impulso di alternative ai combustibili fossili è tornato sotto la luce dei riflettori della stampa internazionale. Si è aperto un interessante dibattito su quali fonti energetiche favorire e sulla sostenibilità delle possibili alternative volte a migliorare l’efficienza energetica di ogni singolo paese. Nel contesto italiano, purtroppo, è venuto meno l’auge mediatico che ha invece travolto i nostri cugini europei. Probabilmente per colpa di una mancanza di cultura di base sull’argomento. Ci piacerebbe sopperire a questa lacuna informativa descrivendo quelle che sono le nuove direttive europee in tema di carburanti rinnovabili, un excursus sulle differenti fonti energetiche e sull’impatto che apporteranno alla nostra società nei prossimi anni.

Direttiva CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili

Ogni Stato membro assicura che i propri obiettivi nazionali generali obbligatori sono coerenti con l’obiettivo di una quota pari almeno al 20 % di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia della Comunità nel 2020. Ogni Stato membro assicura che la propria quota di energia da fonti rinnovabili in tutte le forme di trasporto nel 2020 sia almeno pari al 10 % del consumo finale di energia nel settore dei trasporti nello Stato membro. Per leggere il testo completo copia e incolla il seguente link sul tuo browser:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:140:0016:0062:it:PDF

L’estratto del testo di legge citato in apertura è la grande rivoluzione che sta travolgendo il sistema energetico internazionale. L’Unione Europea ha fissato degli obiettivi generali obbligatori per portare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili nel consumo elettrico e al 10% la quota di fonti rinnovabili in tutte le forme di trasporto.

Il primo obiettivo non si presenta come una grande sfida per il nostro paese. L’Italia già produce circa 75 TWh di elettricità da fonti rinnovabili, pari al 22% de fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica. Questo valore percentuale è principalmente frutto della nostra capacità idroelettrica e geotermica, oltre agli sforzi che si stanno impiegando nell’ambito eolico e solare.

L’obiettivo obbligatorio del 10% di fonti rinnovabili per tutte le forme di trasporto risulta il grande problema per il nostro futuro a medio termine. Mancano solo 9 anni al 2020, e in Italia non si è ancora nemmeno presa in considerazione la strategia da intraprendere per raggiungere questo obiettivo. Il nostro consumo di biocarburanti quali il biodiesel e il bioetanolo è praticamente infinitesimale e lontano dalle aspettative di crescita del settore nel resto d’Europa. Attualmente siamo i quarti produttori Europei di biocarburanti ma la maggior parte della produzione è destinata ad esportazioni. Non è infatti prevista in Italia la possibilità di comprare biocarburanti allo stato puro nella stazione di rifornimento ma solo miscelati in percentuali comprese tra il 2% e il 7% con carburanti fossili. C’è bisogno di un forte cambio legislativo e sociale per raggiungere l’obiettivo obbligatorio che ci richiede l’UE e c’è poco tempo per attuarlo. Nei prossimi articoli valuteremo le differenti alternative che compongono il panorama dei biocarburanti, la loro efficienza energetica e le strade intraprese dai nostri vicini europei.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti (www.thecoffeeroute.com)
in collaborazione con il blog ralph-dte.eu
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”
a cura dell’Ing. Gestionale Davide Mazzanti.

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Performance del controllo attivo della distribuzione Lotus AVT

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa
Titolo o argomento: Caratteristiche del sistema Lotus AVT (Active Valve Train)

Negli articoli correlati, indicati in basso, abbiamo descritto il sistema di distribuzione elettro-idraulico ideato da Lotus; ora ci avviamo a concludere questa breve raccolta di articoli sul dispositivo riportando le specifiche che Lotus si era prefissata di raggiungere e che ormai sembra aver raggiunto e superato grazie ad un’incessante ricerca e ad un continuo lavoro di affinamento.

Lotus AVT – Dettagli tecnici

Alzata valvole: da 0mm a 15mm con possibilità di variazione continua lungo tutto il range di funzionamento del motore.
Errore alzata valvola possibile: 1%; se ad esempio a 3250 giri/min si imposta elettronicamente un’alzata massima di 9mm, l’alzata reale si può discostare da quella teorica del solo 1% (ovvero 0,09mm).
Durata fase di aspirazione/scarico: senza restrizioni.
Errore durata fase di aspirazione/scarico possibile: 1° di rotazione dell’albero motore. Ovvero le valvole si possono aprire/chiudere con un grado di anticipo, o di ritardo, di rotazione dell’albero motore.
Fasatura (anticipo/ritardo apertura/chiusura valvole): senza restrizioni.
Velocità massima delle valvole: 5 m/s.
Funzionamento valvole: indipendente.
Massimo regime di rotazione motore: 7000 giri/min (motori a benzina); 2400 giri/min (motori a gasolio per mezzi pesanti).
Pressione residua nel cilindro: 20 bar (70 bar per i sistemi Exhaust Braking).

Link correlati

Lotus Active Valve Train (AVT) – La distribuzione senza alberi a camme by Lotus
Lotus Active Valve Train (AVT) – Circuilto idraulico e diagramma distribuzione
Lotus Active Valve Train (AVT) – Performance della distribuzione Lotus AVT

Lotus AVT valve block

Lotus AVT valve block

Verso la riduzione della massa dei veicoli ibridi – Seconda parte

Rubrica: Tecnologie utili ai mezzi elettrici ed ibridi, ma non solo…
Titolo o argomento: Multi-materials concept

Prosegue dall’articolo: Verso la riduzione della massa dei veicoli ibridi – Parte prima

Circa un quarto della massa di un autoveicolo è rappresentato dall’insieme delle parti strutturali saldate prima che vengano montati gli elementi della carrozzeria, le portiere, i cofani, i passaruota, i paraurti, i vetri, gli interni, la meccanica e gli impianti. Il veicolo, in questa fase della sua produzione, viene denominato “Body In White” (BIW) ed è costituito esclusivamente da quello che potremmo definire il suo nucleo. Il BIW è la parte che generalmente è più soggetta a sforzi di ricerca, progettazione e analisi di tecnologie disponibili per la riduzione della sua massa. Nella storia dell’automobile, il “Body In White”, ha attraversato un profondo cambiamento dei materiali impiegati a partire dal legno, la ghisa, l’acciaio HSS (high-strength steel – acciaio ad alta resistenza), l’acciaio AHSS (advanced high-strength steel), l’alluminio, il magnesio, fino ai compositi a matrice polimerica (PMCs). Tra il 1995 ed il 2007 l’uso dell’alluminio per la struttura dell’autoveicolo è aumentato del 23%, l’uso dei compositi a matrice polimerica è aumentato del 25%, l’impiego del magnesio è aumentato del 127%. Ora che è possibile impiegare materiali di ottimo livello si può procedere ad un ulteriore riduzione della massa tramite le tecnologie di progettazione ottimizzata (vedi anche l’articolo relativo all’ottimizzazione topologica). Mediante tali tecnologie si può ad esempio asportare il materiale in eccesso che non è coinvolto in una determinata sollecitazione (o in un insieme di sollecitazioni) e di cui il veicolo fa volentieri a meno.

Ottimizzare le masse primarie (quelle del BIW) ovviamente permette poi di ridurre anche le masse secondarie. Pesando meno il veicolo è infatti possibile utilizzare motori, trasmissioni e sospensioni più leggere. Si tratta di un approccio di tipo olistico (la sommatoria funzionale di un insieme è sempre legata alla prestazione delle singole parti che lo compongono) che prevede un sistema di progettazione integrato del veicolo. Non solo le geometrie vengono studiate per inserire materiale solo laddove si presentano delle sollecitazioni, ma oggi è anche possibile utilizzare differenti materiali per completare una medesima struttura (multi-material approach) grazie anche a nuovi avanzati processi manifatturieri. Per raggiungere la riduzione di massa desiderata possono essere impiegati metodi quali la sostituzione dei materiali, l’ottimizzazione strutturale, l’integrazione strutturale e l’integrazione funzionale.

In confronto ad una normale struttura in acciaio, la struttura in HSS realizzata da Auto Steel Partnership raggiunge una riduzione di massa tra il 20% ed il 30%. La struttura in alluminio realizzata per le Jaguar XJ o per le Audi A8 e A2, raggiunge addirittura una riduzione di massa che va dal 30% al 40%. Infine la riduzione di massa ottenuta da Lotus, grazie ad una struttura multi-materiale costituita per il 37% da alluminio, per il 30% da magnesio e per il 21% da PMCs, raggiunge un valore del 38%. E’ chiaro ormai che, utilizzando un materiale con caratteristiche meccaniche migliori, è possibile ottenere una sostanziale riduzione di massa ma il grande potenziale deriva da un sistema integrato multi-materiale che sfrutta le proprietà di alluminio, magnesio, PMCs, e acciaio AHSS.

Sebbene l’utilizzo di materiali avanzati comporti un incremento dei costi di produzione, la progettazione integrata del veicolo, con un approccio multi-materiale e nuovi processi manifatturieri, arriva invece a costare persino meno di una tradizionale progettazione. Nel bilancio diverse case automobilistiche hanno dimostrato di poter ottenere una significativa riduzione delle masse in gioco con un impatto sui costi moderato o addirittura vantaggioso: Volkswagen ha realizzato un prototipo superleggero risparmiando 8 Euro per ogni chilogrammo di massa in meno; Lotus ha ottenuto una riduzione dei costi complessiva del 2%.

Body In White - BIW

Body In White

Verso la riduzione della massa dei veicoli ibridi – Prima parte

Rubrica: Tecnologie utili ai mezzi elettrici ed ibridi, ma non solo…
Titolo o argomento: Ridurre la massa dei veicoli per migliorare prestazioni e consumi

Se si osservano attentamente le schede tecniche dei nuovi veicoli elettrici ed ibridi, si scopre che hanno masse* di gran lunga superiori a quelle delle sorelle dotate del solo motore a combustione interna. Ovviamente l’elevato incremento di peso, offerto dal motore elettrico e da enormi pacchi batterie, penalizza le prestazioni e tiene nascoste le reali potenzialità di simili mezzi. Allora in che direzione si sta andando per render ancora più appetibile questa nuova generazione di veicoli ed esaltarne le reali potenzialità?

Prima di avviarci ad un interessante approfondimento sulla questione, ecco di seguito un grafico (fig.1) relativo ad un veicolo (classe B del NEDC: New European Driving Cycle) con motore a gasolio 1,4 litri, che mostra un interessante bilancio. Del 100% dell’energia prodotta dalla combustione, il 38% viene perso sotto forma di calore ceduto all’impianto di raffreddamento, il 43% viene perso tramite i gas esausti e solo il 19% si trasforma in lavoro meccanico. Quest’ultima fetta, a sua volta, accusa un 36% di perdite per “resistenza aerodinamica”, un altro 28% di perdite per “resistenza al rotolamento” ed un ultimo 36% di spesa in energia cinetica. Sia la fetta del 28% relativa alla resistenza al rotolamento, sia la fetta del 36% relativa alla spesa di energia cinetica, sono legate (tramite note relazioni) alla “massa del veicolo”. In soldoni significa che riducendo la massa del veicolo si possono contenere tali perdite. Per fare un esempio numerico basti pensare che, ogni 100 kg di massa risparmiata sul veicolo, è possibile ridurre di 3,5 g/km l’emissione di CO2. A questo beneficio primario si aggiungono benefici secondari che consistono nella possibilità di utilizzare motori più piccoli e leggeri con trasmissioni ed impianti frenanti proporzionalmente più piccoli e leggeri. Ciò si traduce nella possibilità di ottenere una riduzione di CO2 superiore agli 8,5 g/km.

Bilancio energetico di un veicolo dotato di motore a combustione interna

Fig. 1

Nella figura successiva (fig.2) è invece riportato un grafico che mostra il bilancio energetico di un veicolo (classe B del NEDC: New European Driving Cycle) con motore elettrico. E’ possibile osservare come “l’efficienza tank-to-wheel” (ovvero dal serbatoio alla ruota) sia molto maggiore e come, a parità di proporzione delle perdite meccaniche, sia possibile trarre un beneficio molto maggiore (rispetto ad un veicolo dotato di motore a combustione interna) dall’intervento di riduzione delle masse.

Continua… 

Bilancio energetico di un veicolo dotato di motore elettrico

Fig. 2
La Honda Civic Hybrid sul mercato dal 2012 accusa un aumento di peso di circa 100 kg rispetto alla versione tradizionale. La BMW Active Hybrid X6 accusa addirittura un aumento di peso di circa 260 kg rispetto alla versione non ibrida. Il Pacco batterie della Tesla Motors Roadster pesa circa 400 kg ma se consideriamo che dispone solo di motore elettrico significa che sono stati risparmiati circa 200 kg di motore a combustione interna con un aumento di peso reale di circa 200 kg.

Lotus Range Extender: il motore ultracompatto destinato ai veicoli ibridi

Rubrica: Tecnologie utili ai mezzi elettrici ed ibridi, ma non solo…

Titolo o argomento: Il motore ultracompatto destinato alla ricarica rapida delle batterie

Lotus Range Extender (o più esattamente Lotus Fagor Ederlan Range Extender) è un motore a combustione interna ultracompatto, a basso costo, studiato allo scopo di aumentare l’autonomia delle citycar elettriche. Si tratta infatti di un motore che non è accoppiato, come normalmente accade tramite una trasmissione, alle ruote, bensì ad un generatore impiegato per la ricarica delle batterie di bordo. Batterie che ovviamente alimentano il motore elettrico. Lotus Range Extender occupa addirittura il 44% di spazio in meno rispetto al motore tre cilindri che equipaggia la Lotus Evora 414E Hybrid, inoltre pesa il 16% in meno, solo 45 kg. Tanto per rendere l’idea, l’altezza di questa unità propulsiva, è pari a 32,7 centimetri. Tutto lo spazio risparmiato nel vano motore va ovviamente a vantaggio dell’abitacolo e del bagagliaio. Si tratta di un motore 2 cilindri, 4 tempi, 2 valvole per cilindro, di soli 0,9 litri di cilindrata in grado di erogare 20 kW di potenza ed una coppia di 66Nm. L’arco di giri al quale esprime la massima efficienza è compreso tra i 1500 ed i 3500 giri al minuto. Come risulta ovvio osservare, questo motore non nasce per offrire prestazioni, bensì per assecondare al meglio le necessità di una marcia nel traffico urbano nella prospettiva della massima economia di esercizio.

Tra le particolarità di questo motore troviamo una distribuzione a due valvole per cilindro. Lotus spiega che questa scelta è stata fatta per ridurre i costi e la complessità del motore, inoltre, le due valvole per cilindro, sono una soluzione ottimale per l’erogazione del motore così come è stato concepito in quanto offrono una migliore rotondità ai regimi medio bassi. Molto interessante anche la soluzione che prevede i collettori di aspirazione e scarico integrati direttamente nella testata. Ciò permette di ottenere un ulteriore abbassamento dei costi di produzione nonché un importante contenimento del volume di ingombro del motore.

Il generatore è direttamente collegato all’albero motore e gestito, assieme al motore, da una specifica elettronica studiata da Lotus. Il motore Lotus Range Extender è curiosamente studiato per essere flessibile con i carburanti, può infatti essere alimentato sia con la normale benzina verde, sia con i carburanti rinnovabili ad alcool.

Varianti del motore

Il due cilindri Lotus Range Extender è disponibile anche in versione sovralimentata da 30 kW. Vi è inoltre la versione con cui confrontavamo dimensioni e peso all’inizio dell’articolo, ovvero il tre cilindri da 1,3 litri, sovralimentato che eroga 50 kW a 3500 giri al minuto e che pesa 58 kg. Quest’ultima versione è destinata alla Lotus Evora 414Evolution Hybrid. La variante aspirata di questo motore produce 35 kW e pesa 51 kg.

Lotus Range Extender

Image’s copyright: Lotus Cars

I numeri dell’idrogeno

Rubrica: Energia
Titolo o argomento: I numeri, i costi, il bilancio.

Una veloce carrellata sull’idrogeno che speriamo si riveli chiara e comprensibile. Abbracceremo vantaggi, svantaggi e problematiche legate a questo interessante vettore energetico. Un articolo rapido ed efficace che risponde a tutte le vostre domande in modo chiaro, ordinato, oggettivo e riscontrabile.

Statistiche

Del 95% dell’idrogeno attualmente utilizzato nel mondo, ben il 50% viene ricavato dal gas naturale, il 30% viene ricavato dal petrolio, infine circa il 20% viene ricavato dal carbone. Questo significa che, attualmente, l’idrogeno viene prodotto proprio con quelle fonti che l’umanità cerca di evitare visti gli effetti collaterali prodotti. Ma non è tutto, il primo produttore e consumatore di idrogeno al mondo è rappresentato dall’industira petrolifera (con oltre l’80% dei consumi totali). Quest’ultima necessita infatti di grandi quantità di idrogeno per eliminare lo zolfo dai carburanti, per migliorare la qualità dei greggi pesanti, per produrre ammoniaca (necessaria per molti fertilizzanti), per produrre additivi per combustibili, ecc.

Funzionamento

Nel caso dell’autotrazione l’idrogeno va stoccato in un apposito serbatoio alla pressione di ben 700 atmosfere. Il serbatoio ha una capacità media di circa 5 chilogrammi i quali sono sufficienti per percorrere dai 300 ai 350 chilometri. Un simile serbatoio occupa uno spazio circa 10 volte superiore rispetto a quello occupato da un serbatoio di benzina in grado di garantire la medesima percorrenza.

L’idrogeno può essere immesso in un sistema a celle combustibili per ricavare energia elettrica atta a muovere un motore elettrico (soluzione ad alta efficienza) oppure può essere iniettato, quasi come un normale carburante, in un motore a combustione interna (soluzione a bassa efficienza).

Densità energetica

L’idrogeno è un gas con un basso contenuto energetico per volume. A temperatura ambiente e pressione atmosferica, l’energia di 1 kg di idrogeno è dispersa in ben 12 metri cubi di volume. Per farsi un’idea si tratta di un volume circa 10 volte superiore rispetto a quello occupato, nelle stesse condizioni, da 1 kg di gas naturale.

1 kg di idrogeno libera una quantità di energia 3 volte superiore a quella di 1 kg di benzina. Tradotto in termini più precisi significa che 1 kg di idrogeno sprigiona quasi 30.000 kcal/kg contro le 10.000 kcal/kg della benzina. Pertanto i confronti benzina – idrogeno vanno eseguiti sulla base di equivalenza energetica e non di peso, né tantomeno di volume.

Emissioni

Le emissioni non sono a carico del veicolo che ne fa uso, bensì del processo produttivo qualora esso utilizzi fonti fossili. L’utilizzo di fonti rinnovabili, come il solare, si spera permetterà in futuro di ottenere idrogeno in maniera completamente pulita anche se rimane il problema basilare che l’energia impiegata per produrre idrogeno è maggiore di quella che se ne ricava dall’uso dello stesso.

Metodi di produzione

Il metodo più economico per produrre idrogeno è attraverso lo “steam reforming” ossia da gas naturale e vapore acqueo. E’ opportuno sottolineare che tale reazione necessita di una elevata quantità di energia (essendo la reazione di tipo endotermico, ossia con assorbimento di calore), inoltre solo il 70% dell’idrogeno, che entra a far parte della reazione, viene convertito in idrogeno puro.

Produzione dell’idrogeno – Metodi standard

Produzione dell’idrogeno – Metodi alternativi: Fotosintesi

Paragrafo in aggiornamento.

Costi e trasporto

Il motivo per cui attualmente si estrae idrogeno da fonti fossili, risiede ovviamente nell’economicità dell’operazione. Nonostante tutto l’idrogeno risulta essere un prodotto assai costoso. L’Europa si è proposta di riuscire a scendere sotto ai 2,5 Euro/chilogrammo. Attualmente il prezzo di 1 kg di idrogeno equivale a quello di 2,75 kg di benzina (www.HFPeurope.org). La giustificazione di costi così elevati risiede principalmente negli altissimi costi di trasporto, stoccaggio e distribuzione. Operazioni complicate dalla natura dello stesso idrogeno. Il metodo più economico per produrre idrogeno è attraverso lo “steam reforming” ossia da gas naturale e vapore acqueo. Il trasporto dell’idrogeno prodotto può avvenire in due modi: allo stato gassoso ed allo stato liquido.

Trasporto allo stato gassoso. Il trasporto, tramite autocisterna o gasdotto, di quantità di idrogeno energeticamente significative richiede pressioni decisamente elevate: dalle 200 alle 300 atmosfere contro le 75 atmosfere necessarie al trasporto di gas naturale.

Trasporto allo stato liquido. Il trasporto dell’idrogeno allo stato liquido richiede il raffreddamento a temperature prossime allo zero termico assoluto. Ci aggiriamo attorno ai -253 °C contro i -161 °C per il metano. La liquefazione ha un costo mediamente analogo a quello dello steam reforming. Questo significa che solo la liquefazione dell’idrogeno costa tanto quanto produrlo.

Se a quanto appena considerato aggiungiamo trasporto in speciali autocarri criogenici e lo stoccaggio presso il punto di utilizzo, oltre, ovviamente, a tutti gli impianti necessari (rigassificazione e distribuzione), ecco giustificato l’elevato costo. Quando il prezzo del petrolio è di circa 60 dollari al barile, il costo di produzione e trasporto di 1 kg di idrogeno (ricavato da gas naturale) è compreso tra i 4 ed i 5 dollari. Nello stesso momento il costo di produzione e trasporto dei carburanti tradizionali si aggira intorno ai 55 centesimi di dollaro al chilogrammo. Tuttavia per essere imparziali è importantissimo sottolineare che 1 kg di idrogeno libera una quantità di energia 3 volte superiore a quella di 1 kg di benzina.

Il prezzo al chilowatt di un normale motore a combustione interna è di circa 30 dollari; un motore a fuel cells ha un costo al chilowatt compreso tra i 500 ed i 2500 dollari. Infine un serbatoio atto a contenere idrogeno su un autoveicolo ha un costo che oscilla tra i 3000 ed i 4000 dollari. In questo enorme divario di prezzo giocano un ruolo determinante le economie di scala: ad un aumento della scala di produzione corrisponde una diminuzione del costo medio unitario di produzione.

Tempi

Non vi sono tempi previsti per lo smaltimento di sostanze nocive dato che il prodotto di scarto della combustione dell’idrogeno con l’ossigeno è acqua. Diverso è il discorso della produzione. Se si utilizzano fonti fossili, i problemi legati all’inquinamento, all’effetto serra ed allo smaltimento della CO2, sono i medesimi che viviamo attualmente.

Riserve

L’idrogeno è l’atomo più presente nell’universo osservato.

Sicurezza

A differenza di quanto pensano molti, l’idrogeno è più sicuro dei combustibili comuni in quanto la sua fiamma si propaga immediatamente verso l’alto. A sfavore dell’idrogeno vi è però una fiamma praticamente invisibile.

Futuro del trasporto

Per quanto riguarda il futuro del trasporto, considerando che la pressurizzazione e il trasporto criogenico non possono essere considerati metodi soddisfacenti, la ricerca si sta orientando verso metodi di stoccaggio chimico o chimico-fisico. Si tratta di sistemi porosi che si comportano come spugne le quali sono in grado di trattenere grandi quantità di idrogeno in volumi contenuti. I requisiti fondamentali che tali sistemi devono soddisfare sono: il rilascio dell’idrogeno a richiesta (con semplicità); processo di realizzazione semplice ed a basso costo; essere sicuri, ossia atossici, non infiammabili né tantomeno esplosivi. A tal proposito da tempo la ricerca è orientata su idruri quali idruro di litio o idruro di berillio, tuttavia tali composti sono caustici o tossici. Composti come l’idruro di palladio sono più promettenti ma peccano per l’elevato costo.

Esiste però una nuova promettente direzione di ricerca basata sulle nanotecnologie, vi sono infatti dei materiali nanostrutturati a base di carbonio i quali hanno ottime proprietà di intrappolamento. Si tratta di vere e proprie spugne (nanotubi, nanofibre e fullereni attivati con Litio) da cui estrarre idrogeno in maniera sicura e senza perdite. Per meglio comprendere vedi gli articoli: Che cosa sono le Nanotecnologie?Materiali nanostrutturatiNanotubi di carbonio.

Futuro della produzione

Il futuro della produzione dell’idrogeno prevede l’adozione di diverse metodiche atte a sfruttare procedimenti sempre più semplici i quali utilizzino fonti rinnovabili per essere alimentati. Ne elenchiamo marginalmente alcuni ma scriveremo a breve opportuni articoli di approfondimento che verranno aggiunti alla sezione “Metodi di produzione” di questo articolo. Attualmente sono in fase di sviluppo tecniche di produzione dell’idrogeno che si ispirano al processo di fotosintesi (sfruttando opportuni catalizzatori), altre si basano sulla sintesi biologica, altre ancora sull’elettrolisi alimentata dal fotovoltaico, vi sono persino strade che puntano all’idrogeno passando per le biomasse o per i batteri che degradando dei composti sono in grado di offrire idrogeno come prodotto della reazione. Come è ovvio pensare, molto va investito sulla ricerca al fine di valutare le reali potenzialità dei metodi alternativi per produrre idrogeno.

Idrogeno come vettore energetico per l’autotrazione

E’ davvero importante rendere fruibile una tecnologia come questa perlomeno ad un numero limitato di mezzi abbondantemente inquinanti quali ad esempio i mezzi pesanti che circolano nei centri urbani (autobus, camion della nettezza urbana, corrieri, ecc.). Sicuramente, al momento, creare una grande rete di distribuzione risulta assai difficile, inoltre, conti alla mano, produrre elevati volumi di idrogeno richiede un’energia impressionante. Se si utilizzano fonti rinnovabili per la produzione dell’idrogeno, ad esempio l’energia solare, sicuramente non si producono elevati volumi di carburante ma ci si assicura di dare un contributo utile laddove possibile. Producendo idrogeno a “spese del sole” si ovvia al problema che vede la spesa di energia (vedi la nota di seguito) per produrre idrogeno maggiore dell’energia che se ne ricava poi dalla combustione o dall’utilizzo in celle a combustibile. Sarebbe un po’ come se i nostri acquisti li pagasse qualcun altro per noi: la spesa rimarrebbe ma non graverebbe sul nostro portafoglio (brutto da dire, più attraente invece se si pensa al fatto che per il sole non è un gran problema offrirci energia).

Note sulla resa

Da un punto di vista termodinamico il ciclo di produzione e successivo utilizzo dell’idrogeno è inefficiente. La sua produzione richiede un’energia maggiore di quella che poi renderà attraverso il suo utilizzo in motori a combustione interna o in motori a celle combustibili. Questo perchè la molecola d’acqua è più stabile e quindi meno energetica dell’ossigeno e dell’idrogeno separati. I processi naturali, infatti, portano un sistema da un’energia più alta ad una più bassa tramite una trasformazione. La produzione di idrogeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua, e il successivo utilizzo dell’idrogeno nella reazione inversa con l’ossigeno nelle pile a combustibile, porta un “guadagno netto energetico negativo” cioè con perdite legate alle dissipazioni in calore. Non esiste infatti alcuna macchina con rendimento pari al 100%.

Guardando ancora più avanti

Riesco ad immaginare come sarebbero le strade “inquinate dall’acqua”. Paradossalmente anche le soluzioni eco-compatibili producono effetti difficili da tenere sotto controllo. Immaginando una città ricca di traffico costituito da mezzi alimentati ad idrogeno, penso all’effetto che ciò avrebbe sulle strade. Inizierebbero ad essere sempre più umide e scivolose con qualche effetto indesiderato specie per chi viaggia sulle due ruote. Il sole farebbe evaporare costantemente grandi quantità di acqua dal suolo con aumento dell’umidità nei centri abitati e relativi problemi per le articolazioni. Sicuramente non sarebbe un problema per un piccolo paesino ma che effetto avrebbe su una metropoli di 5 milioni di abitanti? Probabilmente sarebbe opportuno che l’acqua di scarico non venisse emessa all’esterno ma, piuttosto, raccolta in un contenitore che possa essere svuotato ogni “tot” chilometri in un comunissimo scarico domestico. Si potrebbe persino accumulare l’acqua di scarico in un recipiente utile al lavaggio del veicolo stesso.

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Serbatoio idrogeno BMW Hydrogen7

Nell’imagine il serbatoio della BMW Hydrogen7.
Image’s copyright: automobilesreview.com

E.E.R.S. Exhaust Energy Recovery System

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: E.E.R.S.

Il sistema E.E.R.S. sarà obbligatorio a partire dalla stagione di F1 del 2014 e verrà installato sui nuovi motori 1.600 c.c. V6 sovralimentati mediante turbocompressore (vedi l’articolo: “2014: Odissea nella formula1“). Si tratta di un sistema capace di integrare la tecnologia su cui si basa l’attuale K.E.R.S. (vedi l’articolo: “K.E.R.S. Kinetic Energy Recovery System”) con la tecnologia “turbo-compound” impiegata sui mezzi pesanti per aumentarne l’efficienza (vedi l’articolo: “Turbocompound” – articolo in preparazione). Nel primo sistema l’energia recuperata in frenata viene accumulata in un accumulatore di carica (batterie al litio, ultracapacitori o supercondensatori, accumulatori di energia cinetica a volano, es. “Williams Hybrid Power”) in grado di alimentare un motore elettrico solo per brevi istanti. Nel secondo sistema la turbina è collegata meccanicamente all’albero motore al quale fornisce un surplus di coppia (con conseguente incremento di potenza prodotta dal motore) grazie alla notevole energia dei gas esausti. Aumenta di conseguenza l’efficienza del motore.

Il sistema E.E.R.S., invece, prevede che la turbina accoppiata al compressore alimenti una seconda turbina collegata ad un generatore elettrico. Quest’ultimo alimenta il motore elettrico degli attuali sistemi K.E.R.S.. Non vi è quindi alcun collegamento meccanico tra la turbina e l’albero motore. Il generatore viene impiegato per convertire l’energia recuperata dalla turbina in elettricità. La necessità di adottare il sistema E.E.R.S. nasce dal fatto che l’energia proveniente dai gas di scarico è molto più sfruttabile rispetto a quella recuperabile durante le frenate. Il sistema kinetic o, più volgarmente, il motore elettrico, fornirà 120 kW alle ruote posteriori.

Un interessante problema che si pone è quello della scelta del tipo di turbina. Una tradizionale turbina radiale vanta costi contenuti ed una grande diffusione per questa scala di applicazioni, tuttavia necessita di un elevato salto di pressione dei gas esausti per funzionare correttamente. Ciò genera indesiderate contropressioni sul motore. Al contrario le turbine assiali, raramente utilizzate per questo tipo di applicazioni, per lavorare correttamente contano soprattutto sulla velocità del fluido e necessitano pertanto di una differenza di pressione più bassa. Ne conseguono ovviamente minori contropressioni sul motore ed un investimento più significativo in termini di ricerca e sviluppo.

Simulazioni eseguite al computer da parte dei ricercatori della “Cranfield University”, con il supporto di “Cosworth”, hanno messo in evidenza come sia possibile aumentare la potenza fornita dal motore senza incrementare i consumi di carburante. Una soluzione che ben si addice al regolamento del 2014 della F1 che pone un tetto ai consumi. A 8.500 giri al minuto, con un consumo di carburante pari a 25 grammi al secondo, il motore simulato ha sviluppato una potenza di 435,5 kW di cui ben 31,5 kW apportati dal turbo compound. Un incremento del 7,3% di potenza ottenuto senza aumentare i consumi. Questo si traduce in un miglioramento dell’efficienza termica del motore dal 36,95% al 39%. Senza ombra di dubbio le stagioni  di formula uno a partire dal 2014 permetteranno di ottenere risultati ancora più interessanti grazie all’enorme mole di ricerca, sviluppo e test che verranno condotti. Sì aprirà un’era molto interessante tanto per la formula uno quanto per le vetture stradali le quali erediteranno nuove importanti tecnologie. Soluzioni perfettamente in linea con le future norme anti-inquinamento e con il piacere di guida degli automobilisti più esigenti.

E.E.R.S. Exhaust Energy Recovery System

A differenza del “turbo-compound” l’E.E.R.S. non prevede un collegamento meccanico
tra la turbina e l’albero motore, bensì tra la turbina ed il generatore. Quest’ultimo poi
invierà l’energia recuperata al motore elettrico vincolato alla trasmissione.

K.E.R.S. Kinetic Energy Recovery System

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: K.E.R.S.

Il K.E.R.S., o meglio, il Kinetic Energy Recovery System è un dispositivo che può essere aggiunto ad un propulsore al fine di recuperare energia cinetica in frenata, accumularla e renderla fruibile sotto forma di energia elettrica, quando richiesto dal pilota, per alimentare un motore elettrico durante un periodo di tempo limitato ed in particolari condizioni.

Si tratta quindi di un sistema ibrido “in parallelo” che permette di ottenere un “effetto booster” con un surplus di 80 cavalli circa per un tempo limitato dalla Federazione Internazionale dell’Automobilismo a circa 6,7 secondi. La sua massa complessiva a bordo è pari a circa 30 kg, tale massa però non è considerata penalizzante a bordo di un veicolo di Formula 1 in quanto ogni vettura della massima categoria in realtà è sottopeso rispetto al regolamento e zavorrata con masse aggiuntive. Se di svantaggi dobbiamo parlare è opportuno citare che la massa costituita dal sistema K.E.R.S. non può essere variata di posizione lungo il telaio al contrario di una comune massa aggiuntiva che può essere collocata nel punto dove meglio bilancia la vettura.

Gli elementi che costituiscono il K.E.R.S sono: un motore elettrico/dinamo (solitamente un motore elettrico in corrente continua, ma sarebbe più corretto dire una “macchina elettrica” ovvero un dispositivo ove la potenza in ingresso è di tipo elettrico e quella in uscita di tipo meccanico in configurazione di “motore elettrico” e, viceversa in configurazione di “dinamo”); un accumulatore di carica (batterie al litio, ultracapacitori o supercondensatori, accumulatori di energia cinetica a volano, es. “Williams Hybrid Power”); un sistema di controllo (ovvero un dispositivo che riesce a far funzionare la “macchina elettrica” come macchina motrice o come macchina operatrice, in soldoni come motore elettrico o come dinamo).

Il K.E.R.S. è vantaggioso in tutte quelle situazioni in cui la trazione motrice richiesta è inferiore all’aderenza disponibile alle ruote motrici e quindi durante lunghi rettilinei, durante i sorpassi, durante violente accelerazioni con velocità iniziale diversa da zero e superiore a quel range di velocità in cui l’intervento del controllo di trazione renderebbe “sprecato” l’utlizzo dell’effetto booster. E’ altresì svantaggioso, se non inutile, quando la trazione motrice richiesta supera l’aderenza disponibile alle ruote motrici e quindi durante le forti accelerazioni con marce basse, partenza, pista bagnata, percorrenza delle curve…

Kinetic Energy Recovery System

Sulla sinistra dell’immagine si può osservare l’ormai nota architettura a V tipica dei motori di F1.
Il K.E.R.S. è collegato meccanicamente all’albero motore. L’unità di controllo gestisce il compito
del motore elettrico e lo converte da motore a dinamo a seconda dell’esigenza.