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Il cervello: similarità morfologiche – Le noci

Scritto da Raffaele Berardi il 20 agosto 2018

Rubrica: Neuroscienze

Titolo o argomento: Similarità tra le noci e il cervello

Furono gli antichi greci, circa 3 millenni fa, a notare delle similarità tra le noci, più precisamente il “gheriglio”, ed il cervello umano. Osservarono che entrambi avevano emisferi distinti (nel primo caso doppiamente specchiati, come se vi fossero addirittura 4 emisferi, ognuno dei quali separato da una membrana legnosa detta “setto”; mentre nel secondo caso, il nostro, emisferi destro e sinistro suddivisi dal cosidetto “corpo calloso”, fascio nervoso estremamente rapido nella comunicazione che si occupa di tenere aggiornato ognuno degli emisferi su ciò che sta facendo l’altro). Entrambi inoltre presentavano rughe (o pieghe) tipiche della corteccia cerebrale dei mammiferi ed entrambi erano contenuti in una struttura robusta (nel primo caso il guscio, nel secondo il cranio).

Curiosamente le noci hanno principi attivi in grado di attraversare la nostra barriera emato-encefalica (barriera che ha la funzione di fermare gli elementi nocivi presenti nel sangue e lasciar passare invece solo le sostanze necessarie) per andare a stimolare la produzione di neurotrasmettitori, tra cui la serotonina, per una funzione cerebrale ottimale. L’olio di noci è anche noto per aiutare a rompere gli accumuli di placca nel nostro cervello. Le noci, quindi, non solo assomigliano al cervello ma gli forniscono nutrienti come acidi grassi sani utili per la memoria e l’attività mentale.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1

Scritto da Raffaele Berardi il 10 agosto 2018

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Puoi leggere solo il paragrafo che segue o scegliere di spingerti oltre e, addirittura, quanto spingerti oltre.

Una rapida conclusione: puoi leggere solamente questo paragrafo se vuoi

Si conclude questa serie di articoli che racconta una lotta che ha inizio ogni giorno quando vi svegliate e termina, forse, la sera se riuscite a mettere la testa sul comodino per dissociarvi da cose che, vi accorgerete prima o poi, non sono fondamentali. In tal caso non somatizzate forme di stress nocive per l’umore, la concentrazione, la produttività, la creatività, l’apprendimento, per il sistema immunitario e per gran parte delle funzioni del vostro organismo così come per capacità particolari. Ad esempio forme di stress prolungate e particolarmente intense possono alterare il vostro equilibrio (inteso proprio come barcollare, vacillare) utile per attività sportive che vanno dal ballo all’atletica o, perché no, per andare sulle due ruote o semplicemente muoversi bene a lavoro. Se immaginate l’equilibrio come una funzione del vostro organismo che si serve delle vostre orecchie, vedreste calare drasticamente la finezza (quindi la risoluzione) offerta dai sensori (ovvero i timpani) al cervello aumentando il rischio di errori grossolani e conseguenti cadute.

Se desideri una conclusione più accurata leggi anche questo paragrafo (e oltre…)

Ma lo stress lo abbattete esclusivamente se riconoscete quello che non potete controllare (ad esempio gli eventi o la volontà delle persone care che avete intorno; la mania del controllo è una pessima illusione) ed agite invece, piuttosto seriamente, su tutto ciò che richiede un impegno, uno sforzo, anche consistente, da parte vostra (qui avete un gran margine di manovra).
In sostanza, studiando con curiosità e trovando soprattutto il vostro metodo (trovare il proprio metodo permette di capire che studiare non è assolutamente noioso come appare nei comuni e quantomai ordinari piani di studi, ma è una scoperta che sazia la vostra fame di sapere, di capire, di conoscere, che potreste avere insospettabilmente anche in stato dormiente), migliorate la qualità della vostra vita senza necessità di particolari e rare agiatezze (quelle la cui mancanza dovreste dimenticare quando mettete la testa sul cuscino per lasciar spazio a sogni che siano meritevoli di esser definiti tali…).
Non significa che, se ad esempio siete appassionati di moto, non dovete perseguire la vostra passione dotandovi di tutto ciò che desiderate, che vi occorre, non mi fraintendete. Solo non vi servirà sprecare risorse (impegno, economie, finanziamenti, indebitamenti, rapporti sociali…) per possedere cose che servono solo a dimostrare agli altri che si è come gli altri o, peggio, che servono per poter sembrare migliori degli altri (fenomeno che ha raggiunto i vertici negli ultimi anni in cui ci si vende l’anima per ottenere il finanziamento per l’auto “importante” che ci fa sembrare migliori, invece di lavorare un po’ meno per passare più tempo con i propri figli).
Non vi serviranno le omologazioni destinate alla massa così come i stravizi lussuriosi perfettamente inutili perché da essi non nasce nulla, non si alimenta nulla, non cresce nulla, non scaturiscono nuove opportunità, non scaturisce nulla se non altra noia da tentare apaticamente di smontare rincorrendo altri stravizi che in realtà non desiderate (o che sicuro non desidererete più quando avrete scoperto cosa vi appaga realmente).
La sola cultura e agilità mentale, accompagnata da strumenti che nutrono il cervello come tutto quel che potete studiare da fonti attendibili e in modo approfondito, vi permetterà di risolvere problemi che ad altri possono apparire insormontabili. L’importante è allenare il cervello e nutrirlo non solo di ciò di cui necessita per stare biologicamente in forma, bensì di uno studio continuo, non stressante, elastico e divertente. Avete presente quanto occorre per diventare in gamba con uno strumento musicale? I neurologi hanno scoperto che un impegno costante che va dal quarto d’ora ad un’ora al giorno, mantenuto nel tempo, produce effetti decisamente migliori rispetto a studiare per qualche mese ore e ore al giorno. E’ la costanza che premia… gli stimoli giusti, poi, giocano un ruolo importante.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica

Scritto da Raffaele Berardi il 24 luglio 2018

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Esistono strumenti matematici che, senza accorgercene, utilizziamo tutti i giorni. Lo facciamo inconsciamente ogni volta che effettuiamo un qualunque ragionamento, ovvero quando siamo chiamati a risolvere ogni nostro problema, anche il più banale. Un bambino di poco più di un anno, che prova a camminare retto, cerca degli appigli per evitare la caduta. Ha già elaborato nella sua mente il concetto di sostegno ed il concetto che il sostegno evita la caduta e quindi la possibilità di farsi male. Non lo sa tradurre in numeri ma lo sa applicare e, probabilmente, riuscirà a cavarsela anche così tutto il resto della vita.

Un problema di traduzione

La logica, le ipotesi, le tesi, le operazioni… sono insite nell’evoluzione umana. Il motivo per cui in realtà tanto fatichiamo con la matematica sui banchi di scuola è dato dalla difficoltà di tradurre concetti, logiche, ragionamenti in numeri. Il problema che abbiamo con la matematica è quindi di pura “traduzione”, non di comprensione. La maggior parte dei teoremi matematici (esposti nel programma di Analisi Matematica I e Analisi Matematica II presso le facoltà di Ingegneria Meccanica) sono in sé banali, quel che è difficile, oltremodo, è trovar loro una dimostrazione. Magari un teorema è riferibile a qualcosa che facciamo ogni giorno con naturalezza, però non sappiamo come questo “qualcosa” si possa tradurre in numeri e questa limitazione ci impedisce di “vedere” delle varianti perfettamente logiche per affrontare un problema in un altro modo, magari più redditizio.

Mancano gli esempi di applicazioni pratiche reali!

Funzioni matematiche, equazioni, sistemi di equazioni, operatori, ecc., possono esserci utili in modi che nemmeno osiamo immaginare. E non lo immaginiamo per il puro e semplice motivo che, quando ci vengono insegnati non ci vengono fatti esempi di applicazioni nella realtà (ed è in questo esatto punto che si accentuano i problemi di traduzione). In questo modo si finisce con l’imparare le cose meccanicamente, quindi adottando una risoluzione ripetitiva, scarsamente ragionata, quindi non padroneggiata.

Tradurre un problema in numeri: un semplice esempio

Una funzione matematica, per farla semplice, è uno strumento a disposizione di ogni cervello umano, è uno strumento rimodellabile infinite volte e permette di trasformare un dato in ingresso in un dato in uscita “elaborato”. Possiamo studiare funzioni note (come ad esempio il seno e il coseno) o manipolare funzioni da noi create per precisi scopi (ad esempio per la risoluzione di un problema tecnico, semplice o complesso, o per la risoluzione di un problema di vita quotidiana che interessa tutte le persone e che, come introdotto, solitamente sappiamo risolvere in automatico anche quando non siamo in grado di tradurlo in numeri). Ma cosa vuol dire tradurre un problema in numeri? Per rendervi comprensibile quanto appena affermato ecco subito un semplice esempio:

Chiedeva una pubblicità qualche tempo fa proponendo un allenamento mentale: “In un’aia ci sono oche e conigli, per un totale di 25 teste e 70 zampe. Sapreste dire quante sono le oche e quanti i conigli?”.

Considerato che ogni animale ha una testa ma che le oche hanno due zampe mentre i conigli quattro, allora possiamo impostare uno strumento matematico che si chiama “sistema” definendo prima quanto segue:

le oche le chiamiamo x,
i conigli li chiamiamo y,
la somma delle teste la definiamo come x+y=25
la somma delle zampe la definiamo come 2x+4y=70

x+y=25 significa che la somma delle teste è uguale a 25 ma non sappiamo quante siano le oche e quanti siano i conigli, per questo chiamiamo gli uni con la lettera incognita x e gli altri con la lettera incognita y;

2x+4y=70 significa che le oche (che ho chiamato x) hanno 2 zampe, che i conigli (che ho chiamato y) hanno 4 zampe e che le zampe in tutto sono 70.

il sistema da risolvere è quindi:
x+y=25
2x+4y=70

risolvendo con un paio di semplici regolette, che trovate spiegate sui testi di matematica del primo superiore di qualunque istituto, ricavate che x=15 e y=10, ovvero le oche sono 15 e i conigli 10, che in effetti mi restituisce una somma di 25 teste e una somma di 30 + 40 = 70 zampe.

Avvertire un disagio…

Ora è chiaro che chi non sa come risolvere un sistema di equazioni di primo grado avrà una grossa limitazione nel trovare una soluzione al problema appena illustrato. Potrà comunque risolverlo tramite tentativi e mezzi empirici però avrà avvertito un certo disagio nel constatare che anche contare oche e conigli include molta più matematica di quanto si pensi. Figuriamoci “campare” in una società bizzarra e frenetica come quella attuale… uscirne competitivi sembra un’impresa da affidare più alla “fortuna” che alle nostre potenzialità. Ma non è così, in realtà, noi e quello che possiamo imparare a fare, contiamo tanto quanto avere buone opportunità di partenza e, a mio modesto parere, anche qualcosa di più.

Funzioni, sistemi, equazioni… la cassetta dei ferri della matematica

Così come nell’esempio riportato sopra, allo stesso modo possiamo analizzare e risolvere funzioni, sistemi, equazioni create da altri e vedere cosa succede se sostituiamo in esse valori compatibili con quanto esprimono (cioè i valori che abbiano un senso, che siano ammessi da quello che viene chiamato “dominio”, ovvero da quella “zona” che stabilisce se i valori che stiamo inserendo hanno realmente a che fare con il problema di cui ci stiamo occupando).

Ancora un semplice esempio

In matematica se consideriamo una semplice equazione di primo grado come ad esempio 3x=12, non faremo altro che cercare il valore della x che dà un senso all’equazione. Non dobbiamo subito pensare che non lo sappiamo fare o che non ci ricordiamo come si fa. Basta “osservare” cosa c’è scritto: c’è un “qualcosa” che è posto uguale ad un altro “qualcosa”. Credo sia logico per tutti ritenere che non abbia senso dire che uno stipendio di 1000 Euro è uguale ad uno stipendio di 18.000 Euro, allo stesso modo 3 non è uguale a 12 ma solo 12 è uguale a 12. In questo caso, quindi, è piuttosto evidente che il valore che rende coerente l’equazione è 4 perchè 3 moltiplicato per 4 è uguale a 12 e mi permette di ottenere un confronto che ha senso: 12=12. Se poi prendo confidenza con questi strumenti, posso spostare uno dei due membri dall’altra parte (e quindi per convenzione cambiarlo di segno) ottenendo 0=12-12 che è ovviamente ancora coerente in quanto 12-12 fa zero e ne segue 0=0.

Fatta la legge trovato l’inganno
(ma gli inganni non sono soluzioni ammissibili, coerenti)

Ebbene quando in Italia si dice “Fatta la legge, trovato l’inganno”, da un punto di vista matematico si potrebbe tradurre il concetto affermando che se chi ha legiferato ha generato una funzione, coloro che ad essa devono sottostare hanno cercato di imbrogliare inserendo in essa valori incoerenti per tentare di farla portare (un po’ come si faceva di tanto in tanto alle medie quando svolgevamo le espressioni a casa e invertivamo qualche segno a piacere per far portare il tutto ed uscire il prima possibile con gli amici).

Diverso è il discorso se uno è bravo a trovare soluzioni vere che rispettino i termini di legge, quindi della funzione, e per non sottostare a qualcosa che non gradisce vi pone rimedio legalmente rispettando le caratteristiche della funzione stessa. Può sembrare difficile, astruso e complicato ma stiamo semplicemente parlando di funzioni matematiche basilari, di sistemi come quello dell’esempio precedente, di equazioni di primo o di secondo grado (le più semplici in assoluto sono già sufficienti per gran parte della quotidianità). Come a dire che capire a fondo il libro di matematica del primo superiore, per quello che realmente esprime, può già darvi una grande mano nel trovare soluzioni a problemi minori della quotidianità.

Un esempio davvero banale può essere un aumento della tassazione sull’automobile al quale il cittadino non si sottrae evadendo le tasse (valore non coerente) ma si sottrae vendendo il suo veicolo, o operando una sostituzione a favore di uno alternativo (sempre se i costi della sostituzione non rappresentano invece un’ulteriore perdita), o sostituendolo con un’altra tipologia di mezzo, perchè no, una bici o i mezzi pubblici. Tutte soluzioni che non provocano violazione alcuna eppure evitano al soggetto di subire gli effetti primi di un rincaro nel pieno rispetto della legalità e quindi della funzione matematica generata.

Per trovare soluzioni utili, coerenti, ammissibili, sono necessari strumenti matematici avanzati

Via via che si complicano e si articolano le problematiche, si articola di conseguenza la matematica che le rappresenta e che permette di trovare soluzioni utili e coerenti o, ad ogni modo, un andamento che descriva una situazione e ne permetta una interpretazione più approfondita del solito.

Nel caso, cui si riferisce questo articolo, inserire un problema in ingresso e avere un’opportunità in uscita significa effettuare una trasformazione molto elaborata che richiede destrezza nel maneggiare molti operatori. La massa conosce addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni e percentuali che offrono una visione decisamente limitata di quello che si osserva, ma si ottiene già di più maneggiando ad esempio esponenti e radici (il teorema di Pitagora ha permesso di calcolare aree in modo semplificato alle civiltà potamiche, cinesi in particolar modo ma anche egiziani, babilonesi, indiani) e molto di più maneggiando integrali, derivate, differenziali, gradienti, equazioni differenziali, ecc. che invece sono in grado di raccontarci dove porta una determinata situazione, sotto determinate condizioni, e, perché no, il futuro più probabile (semplici esempi sono rappresentati dal calcolo della gittata di una palla, la resistenza di un organo meccanico sollecitato, tutte cose di cui, con gli strumenti giusti, si può sapere “come andrà a finire”).

Trasformare problemi in opportunità generando funzioni intelligenti: allenamento per la mente

Trasformare ogni singolo problema in una opportunità è un allenamento strabocchevole per la mente. Studiare la matematica può sembrare perfettamente inutile per risolvere i problemi di tutti i giorni, specie i più gravosi. In realtà l’allenamento offerto dallo studio della matematica è per il cervello equivalente all’allenamento fisico che offriamo ai nostri muscoli per vederli più tonici. Non cambia assolutamente nulla. Il bello poi è che se non siete portati per la matematica, e vi sforzate di capirla, è molto probabile che ne ricaviate ben di più di chi invece vi è agevolmente portato e spesso mastica strumenti di cui potrebbe persino non vedere il reale potenziale (perché li dà per scontati). Non di rado quelli particolarmente abili in matematica sono dei pazzerelli incompresi da chi li osserva e non si rendono conto di cosa hanno tra le mani, sovente lo vedono più come un gioco sfizioso di un mondo parallelo. Invece quelli che si sudano fortemente l’approccio con una simile e nobile scienza, ne traggono vantaggi notevoli a completamento di un cervello che aspettava solo gli stimoli giusti per dare il meglio. Ma occorrono anni e anni di perserveranza.

Conclusioni

Così vi arricchite senza necessità di accumulare denaro. Diventate potenti senza necessità di poltrone. Fate scacco matto a chi vi voleva ridotti ad organismi non pensanti che eseguono e non obiettano. Vedete intorno a voi la gente spendere cifre esorbitanti per le stesse identiche cose che voi riuscite ad ottenere con sforzi economici decisamente minori. Riducete in maniera impressionante gli sprechi, aumentate le vostre opportunità e vedete come, alla fin fine, in un campo come quello delle tecnologie, potete ottenere per la vostra azienda, con le cifre che costa un bell’appartemento, le stesse cose che altri ottengono, forse, se ci riescono, con spese anche una decina di volte più elevate (che possono portare al seguito anche situazioni di finanziamento e indebitamento snervanti).

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Le civiltà potamiche calcolavano le aree irregolari dei terreni facendo largo uso del Teorema di Pitagora, uno stratagemma che, conoscendo opportuni strumenti matematici, semplificava notevolmente la vita. In realtà il Teorema di Pitagora fu scoperto da piú culture, alcune delle quali destreggiavano anche esponenti e radici in periodi in cui l’avremmo ritenuto impensabile. Maggiori info sull’argomento sono disponibili sulla presentazione a cura della Professoressa Sofia Sabatti che trovate al seguente link: http://win.sofiasabatti.it/pit/PITdef.ppt

Pythagoras Same Area Pat Hayes Example: https://www.youtube.com/watch?v=Zb0thZ6_5G8
Pythagoras Same Area Example 2: https://www.youtube.com/watch?v=_87RbSoELW8

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eBike: galleria fotografica Ralph DTE EBK SuperLight

Scritto da Raffaele Berardi il 19 marzo 2018

Il prototipo ripreso nelle foto riportate in basso è stato da noi realizzato e largamente testato, ai fini della ricerca in campo tecnico e tecnologico, a cavallo tra il 2012 ed il 2014.  Ora che questo modello, per noi, è considerato obsoleto possiamo mostrarvene qualche scorcio (nonostante tutto solo qualche scorcio). E’ dotato di una tecnologia oltre 10 anni avanti rispetto a quella delle attuali biciclette elettriche che potete trovare in commercio e ci è stato decisamente utile, assieme agli altri modelli che abbiamo realizzato in parallelo in quegli anni, per arrivare alle evoluzioni che stiamo prototipando e costruendo con notevole impegno da allora grazie a tecnologie strettamente derivate da quelle aeronautiche e aerospaziali. Per i nuovi modelli non occorrerà la pazienza che c’è voluta per arrivare a mostrarvi queste foto. Qui eravamo agli inizi…

Foto 1

Termina il rettilineo, la spinta del powertrain è intensa, inizia la frenata con la bici già un pelino inclinata, pronta a proiettarsi dove lo sguardo è rivolto… la sospensione affonda decisa, fluida, lineare.

Foto 2

Lo sguardo al centro curva, la bici disegnerà la traiettoria di conseguenza. La pressione sul freno anteriore raggiunge il suo picco, la presa a terra è notevole nonostante la gomma di piccola sezione dal compound medio duro.

Foto 3

L’inclinazione aumenta, ormai siamo quasi dentro… la pressione sul freno anteriore c’è ancora ma viene modulata a decrescere. Ormai vedo il punto di corda.

Foto 4

Un altro angolo offre una diversa prospettiva della sequenza…

Foto 5

La curva è già iniziata da un pezzo ma è in questa fase che si vede il risultato di ogni dettaglio che è stato costruito prima, istante per istante. Frenando troppo presto si perde velocità, frenando troppo tardi si allunga la traiettoria e non si riesce più a chiudere la curva. Sbagliando l’intensità della frenata si può perdere stabilità…

Foto 6

Lo sforzo fisico per tenerla in assetto non è trascurabile. Il fondo è stato spazzato prima di iniziare i test per liberarlo dagli aghi caduti dalla pianta. Piccole cose che incidono anche solo sulla concentrazione.

Foto 7

Ancora una nuova prospettiva. Al giro successivo ogni singolo dettaglio della dinamica si fa più esasperato. I limiti sono imposti dalla fisica e la difficoltà consiste nell’individuarli, percepirli, avvicinarli e viverli senza superarli.

Foto 8

Un piede leggermente fuori dal pedale aiuta a bilanciare un ingresso a velocità sostenuta. Velocità che non si dice 🙂

Foto 9

Al contrario di quanto si tende a pensare solitamente, la bicicletta è decisamente più stabile di una moto e permette di fare cose che è difficile replicare su una moto di tipo stradale. La ciclistica però deve essere curata nei minimi dettagli, angoli, misure e bilanciamenti devono rispettare un preciso range di valori, così come le componenti installate a bordo devono essere idonee per tali utilizzi.

Foto 10

La sicurezza attiva è data dall’allenamento e da una preparazione minuziosa di telaio, sospensioni, freni, gomme, e tutto l’hardware necessario. La sicurezza passiva è data dall’utilizzo di un valido casco da moto (viste le velocità raggiungibili con il powertrain ibrido) e un’armatura che protegga gli arti, il busto, la schiena, le appendici…

Foto 11

La strumentazione di fisica e diagnostica è installata in ogni punto della bici e persino addosso a me nello zaino. In totale pochi etti che non disturbano in alcun modo la guida. Il manubrio funge da consolle, il telaio fa da passacavi, ingloba hardware ed ogni profilo è un valido ancoraggio per fascettare sensori e tutta la meccatronica necessaria. In questa fase della curva il freno anteriore è ormai tutto rilasciato e il gas è parzializzato in precoppia mentre il telaio scorre lungo la traiettoria fluente e naturale, privo di squilibri.

Foto 12

Sulla corda della curva in visione del punto di uscita che raserà il perimetro per lasciar scorrere la bici e non perdere velocità. L’angolo di piega raggiunto, di circa 45°, è contenuto dall’uso di una gomma all’anteriore con compound medio duro. La morbida permette di osare di più ma si deteriora molto velocemente. La medio dura invece offre una notevole stabilità, velocità e durata riuscendo a mantenere temperature stabili anche nelle condizioni più gravose di uso intenso.

 

Foto 13

Scorcio dell’istante prima della proiezione fuori dalla curva. L’anteriore è estremamente solido e il posteriore tende leggermente al sovrasterzo per accompagnare l’invito dentro la curva.

Foto 14

Dettaglio del freno anteriore pinzato fino al centro curva. L’anteriore rimane stabile. Per ottenere questo effetto, che permette velocità di percorrenza maggiori, ci sono voluti tanti, tanti test 🙂

Foto 15

Rilascio del freno anteriore e inizio della fase di apertura del gas.

Foto 16

Una scarica di coppia all’uscita di curva proietta l’anteriore in cabrata anche con rapporti lunghi con i quali solitamente si faticherebbe a pedalare se non con la bici abbondantemente lanciata.

Foto 17

Un briefing per lo scambio dati tramite wi-fi 🙂

Attenzione!!

Conduciamo i nostri test in apposite aree chiuse al traffico, in pista, in montagna… Mai su strada. Ad ogni test è presente, oltre al personale tecnico, il personale di sicurezza e controllo ed il personale di soccorso. La tecnologia impiegata per portare le biciclette a certi limiti non è di tipo ordinario, non è possibile guidare in sicurezza a velocità notevolmente elevate normali biciclette acquistate nei tradizionali negozi di biciclette o nei supermercati. Realizziamo appositamente tutta la componentistica necessaria a tali fini ed ogni manovra è possibile, a monte, grazie ad appositi progetti e studi di soluzioni, geometrie, materiali, setting. I piloti che effettuano le manovre visibili in queste foto (e nelle foto e video dei futuri articoli che vi proporremo) hanno decenni di esperienza in specialità quali il Cross Country, l’Enduro, il Down Hill rigorosamente combinate ad altrettanti anni di esperienza nella guida in pista di moto da gran premio.

Il servizio di assistenza tecnica specializzata al pubblico

Attraverso il nostro sito web berardi-store.eu puoi contattarci se hai bisogno di assistenza tecnica specializzata per la riparazione, la manutenzione e la cura delle biciclette elettriche di tutte le marche. Ricorda però: non forniamo informazioni per l’elaborazione di simili veicoli nel rispetto del codice stradale, non effettuiamo elaborazioni su nessun tipo di bicicletta, non forniamo informazioni di carattere progettuale. Si fornisce particolare supporto tecnico solo a piloti professionisti iscritti a regolari competizioni agonistiche con veicoli elettrici, ibridi o a combustione interna (per maggiori info visita la nostra pagina STUDIO).

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La conquista dello spazio: costi in prospettiva

Scritto da Raffaele Berardi il 19 marzo 2017

Rubrica: Cenni di Ingegneria Aerospaziale – Curiosità

Titolo o argomento: La conquista dello spazio, un impegno economico sempre più sostenibile

Il 10 Giugno 2003 ed il 7 Luglio dello stesso anno, la NASA inviò una coppia di Rovers gemelli, rispettivamente lo Spirit MER-A (ovvero Mars Exploration Rover A) e l’Opportunity MER-B (soprannominato Oppy). La missione costò circa 420 milioni di dollari. La missione di Curiosity MSL (Mars Science Laboratory), iniziata il 26 Novembre 2011, costò addirittura 2,5 miliardi di dollari.

Si tratta senza dubbio di costi molto elevati se confrontati alle spese cui siamo abituati nella nostra vita ma l’ottica da cui vanno osservati è in realtà ben diversa.

Un solo giorno di guerra in IRAQ è costato ben 720 milioni di dollari.

Il budget annuale della NASA ammonta a circa 18 miliardi di dollari (che corrispondono allo 0,5% dei fondi federali).

Il governo brasiliano ha sostenuto costi per oltre 10 miliardi di euro per ospitare i mondiali di calcio.

La Russia ha speso la bellezza di 40 miliardi di euro per allestire le Olimpiadi di Sochi.

A confronto 2,5 miliardi di dollari (all’epoca equivalenti a circa 2 miliardi di euro), investiti per “anni” di ricerca grazie alla missione Curiosity, sono spiccioli.

Fonte:
Paolo Bellutta, Stefano Dalla Casa, Autisti Marziani, Zanichelli Editore

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Hacking della trasmissione di potenza di un drone consumer

Scritto da Raffaele Berardi il 6 marzo 2017

Rubrica: Hackerare l’hardware dei droni

Titolo o argomento: Modificare la trasmissione di un semplice drone di tipo consumer

I droni di tipo consumer offrono vantaggi non indifferenti quando si desidera approcciare il volo per la prima volta; essi permettono di sostenere costi tutto sommato contenuti, di imparare le tecniche di pilotaggio senza timore di fare danni consistenti e costosi, si riparano facilmente (con spese minime), si modificano facilmente e danno modo di capire se ciò a cui ci si sta avvicinando assomiglia più ad un temporale estivo o ad una passione da coltivare o, perché no, ad una interessante utilità per il lavoro (magari passando gradualmente ad un hardware più sofisticato o, come nel nostro caso, a costruire in autonomia i droni più idonei alle proprie esigenze con affascinanti personalizzazioni che vedremo nei prossimi articoli).

Tuttavia i droni a basso costo presentano un’ovvio svantaggio: la bassa qualità, in special modo dei materiali e dell’assemblaggio. In molti casi, però, esistono semplici metodi per risolvere la maggior parte dei problemi comuni.

Uno di questi è rappresentato dallo slittamento degli ingranaggi della trasmissione. Nei droni economici tali ingranaggi sono montati per interferenza sull’albero di ogni motore elettrico. Questo significa che, per contenere i costi, gli alberi dei motori elettrici non sono dotati di scanalature/calettamenti utili ad assicurare l’accoppiamento albero – pignone (nel caso la trasmissione sia dotata di un riduttore) o direttamente l’elica sull’albero (nel caso la trasmissione sia diretta).

Con le forti accelerazioni, le vibrazioni e l’uso continuativo, accade facilmente che gli ingranaggi si scaldino riducendo l’interferenza iniziale dell’accoppiamento albero – ingranaggio. Di conseguenza l’ingranaggio non riesce a trasmettere il moto dell’albero al resto della trasmissione, andando così in folle. L’elica riduce drasticamente il numero di giri ed il drone perde stabilità (specie nel caso dei semplici quadricotteri). Il giroscopio rileva uno sbilanciamento nell’assetto di volo ma i restanti motori non riescono a bilanciare l’azione se il pignone si è dilatato oltre un certo limite o se, una precedente scaldata, lo ha sfilato non rendendolo più in presa con la corona.

In questo caso ci si deve fermare spesso per aspettare che le temperature si abbassino e, sovente, è necessario smontare parte della scocca per rimettere l’ingranaggio in posizione. Un buon rimedio al problema è rappresentato dall’utilizzo di una goccia di frenafiletti (vedi ad esempio la Loctite 270) da far colare, magari con l’ausilio di un ago, dentro il foro del piccolo pignone prima che questo venga reinserito sull’albero di trasmissione del motore elettrico. Il frenafiletti, a differenza delle normali colle, offre una particolare resistenza alle vibrazioni, resiste fino a temperature di circa 180°C (ben oltre quelle in gioco sulla trasmissione di un drone) e si asciuga in circa 10 minuti. Un importante accorgimento consiste nel tenere il motore con l’albero orientato verso il basso quando si va a montare il pignone per evitare che il frenafiletti possa colare all’interno del motore stesso e “bloccarlo”. Pochi minuti di pazienza, una verifica di rotazione fluida dell’albero ed è possibile rimontare tutto, questa volta in maniera solidale e affidabile nel tempo, con un costo esiguo.

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In preparazione…

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Scritto da Raffaele Berardi il 6 marzo 2017

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Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 11: Book

Scritto da Raffaele Berardi il 23 febbraio 2017

Rubrica: Living Design

Titolo o argomento: Uno scolapiatti ricavato dal pieno

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Fase 11: Book (Progettazione e costruzione del)

Stampare 16 pagine pare sia più difficile che stamparne qualche milione… e questo sostanzialmente è vero soprattutto se si realizza sempre e solo lo stesso tipo di prodotto con i metodi classici ed ormai si è vincolati verso un unico tipo di clientela. Quando poi quel tipo di clientela (ahimé) comincia a scarseggiare ecco che, se non si è allargata l’offerta, possono iniziare delle “complicazioni”.

Stampa e affini

Stampare un piccolo lotto di brochures o, addirittura, stampare un solo pezzo, diventa invece possibile quando si fa un uso “proprio” della stampa digitale. Occorre quindi un software di publishing per l’impaginazione (la Apple ad esempio fornisce gratuitamente iWork che non è affatto male), carta più consistente di quella comune (ad esempio una 250-300 grammi su metro quadro), rullo e tamburo in ordine se si stampa al laser, rispetto dei tempi di asciugatura prima di fare il fronte/retro se si stampa a getto d’inchiostro, inquadrare i significati di tecnicismi quali “misura al vivo” e “abbondanza”, tanta pazienza per squadrare le pagine alla stessa misura, ancora un po’ di pazienza per effettuare un procedimento denominato “cordonatura” che renda più facilmente piegabili e quindi sfogliabili le pagine, stesso dicasi per eventuali plastificazioni atte a conferire alla carta un effetto lucido o opaco o vellutato, qualche accorgimento in dirittura d’arrivo per l’esecuzione di una doppia “foratura” con interasse standard internazionale da 80 millimetri e fori da 5 millimetri e, in fase finale, per “l’assemblaggio”, ad esempio mediante viti, del piccolo agognato libretto.

Insospettabilmente fattibile

Detto così, se vi è rimasto il fiato dopo il mio obbrobrioso precedente paragrafo senza punti, può sembrare impossibile, molto laborioso e costoso, in realtà è possibile, molto laborioso ed economico. La maggior parte di queste operazioni si possono effettuare in casa disponendo di un’ottima stampante (il cui prezzo, nei modelli top di gamma, può essere pari a circa il doppio del preventivo di stampa di 3 brochures ma la cui resa può arrivare fino a qualche centinaio di brochures solo con le cartucce in dotazione), una taglierina, una piccola colonna per trapano, dei piani di riscontro, delle guide, delle righe d’alluminio e dei cunei.

Io quasi quasi l’avvito…

“Avvitare” le pagine di una brochure era qualcosa che volevo fare da molto tempo… sembra improprio, sembra una follia, invece, almeno per quella che è la mia stravaganza, l’ho trovato affascinante, oltre che semplificativo e abbordabile. Certo è che con questo metodo i costi calano tantissimo fintantoché ci si tiene nei limiti di pochi pezzi (ideale quindi per i concepts), quando i numeri di stampe salgono vertiginosamente, invece, non c’è dubbio, è sicuramente più logico ritornare ai sistemi classici da tipografia.

Inedite conclusioni…

Diciamo pure che quella nostra è stata una curiosa alternativa per rendere possibile e affascinante qualcosa che quando era ancora allo stato di idea, risultava assai complicato. A volte però ci facciamo più problemi di quanti ce ne siano in realtà. E quando ci mettiamo sotto, e osserviamo la soluzione che alla fine abbiamo trovato, ci accorgiamo che si trattava solo di un pensiero al quale non eravamo abituati. Uno splendido pensiero.

A cura di (in ordine alfabetico):
Per. Ind. Berardi Raffaele: Tecnologia Meccanica, Styling (CAD 3D, rendering), Studio di Fattibilità, Materiali, Manufacturing, BoM Targets
Per. Ind. Zoppi Alessio: Styling (CAD 3D, rendering), Problem Solving e Ottimizzazione, Manufacturing, BoM Targets, Benchmarking

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Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico: Intro
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 1: Sezioni di tronco dalla segheria
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 2: Troncatura
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 3: Piallatura e Rifilatura
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 4: Fresatura
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 5: Taglio
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 6: Finitura
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 7: Accessori funzionali – Articolo in modalità PRO
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 8: Sistema di giunzione – Articolo in modalità PRO
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 9: Sistema di scolo – Articolo in modalità PRO
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 10: Packaging
Ciliegina, uno scolapiatti ingegneristico. Dal tronco al book. Fase 11: Book

Book Scolapiatti Ciliegina Book Scolapiatti Ciliegina - Assemblaggio mediante viti Book Scolapiatti Ciliegina Viti assemblaggio Book Scolapiatti Ciliegina Viti assemblaggio Book Scolapiatti Ciliegina Confezione scolapiatti Ciliegina contenente il prototipo ed il book fotografico Confezione scolapiatti Ciliegina Assieme prototipo scolapiatti, book e packaging Ciliegina

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Stampa 3D: Stereolitografia SLA – Parte 4: Esempi ed applicazioni

Scritto da Raffaele Berardi il 22 febbraio 2017

Rubrica: Prototipazione rapida

Titolo o argomento: Stampa 3D di tipo Liquid-Based

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Applicazioni

La stampa 3d stereolitografica trova largo impiego nella realizzazione di anteprime di prodotti; nella realizzazione di modelli destinati a test di design, nonché analisi e verifica della funzionalità; per prototipi di strumenti e utensili; per la produzione di piccoli volumi di strumenti direttamente utilizzabili (Rapid Tooling) come ad esempio dime, maschere, fissaggi, sostegni, centraggi, chiavi speciali; modelli per fusione a cera persa, colata in sabbia e stampaggio.

Derby, il cane con le protesi stampate mediante stereolitografia

Grazie alla stampa 3d stereolitografica è possibile costruire persino protesi direttamente utilizzabili. Nei corridoi della tecnologia ha avuto un notevole rilievo la tenera storia che ha visto Derby, uno splendido Husky, dapprima impossibilitato nell’uso delle zampe anteriori e poi fortunatamente riabilitato grazie all’impiego di protesi studiate su misura per i suoi arti.

L’implementazione è cominciata con una accurata scansione 3d degli arti anteriori di Derby, questo ha permesso di studiare l’anatomia esatta delle sue zampe e disegnare al CAD una varietà di soluzioni che è stato possibile testare rapidamente, e con costi contenuti, grazie alla stampa 3d di ogni modello mediante stereolitografia.

Una volta ottenuto il modello che permetteva un appoggio corretto e indolore degli arti, si è provveduto ad ottimizzarne le restanti geometrie per garantire una corretta presa a terra, l’assenza di interferenze tra le due protesi durante i movimenti tipici del cane in fase di “passeggiatina, zompetti e corsa”, nonché la sicurezza di movimenti morbidi, intuitivi che non provocassero particolari difficoltà passando da superfici solide a terreni argillosi. Prima dell’incontro tra Derby e Tara Anderson, esperta di stampa 3d presso la 3D Systems, Derby poteva muoversi solo su superfici morbide e per tempi ridotti… ora corre fino a 4 chilometri al giorno : )

Prospettive Bioingegneristiche

Questo tipo di tecnologia si sta espandendo notevolmente anche nel settore delle protesi ortopediche per l’uomo e nel settore della tecnologia odontotecnica ove ad esempio si inizano a stampare in 3d maschere di foratura per l’implantologia di denti finti (quelli con innesto mediante vite in titanio, per intenderci) nelle relative ossa, mascellare e mandibolare. Interessante anche la prototipazione di organi e tessuti verso cui sta volgendo la ricerca scientifica e di cui parleremo meglio più avanti.

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Stampa 3D: Stereolitografia SLA – Parte 1: Tecnica
Stampa 3D: Stereolitografia SLA – Parte 2: Fotopolimeri e Fotopolimerizzazione
Stampa 3D: Stereolitografia SLA – Parte 3: Pro e contro, R&D
Stampa 3D: Stereolitografia SLA – Parte 4: Esempi ed applicazioni

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