Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non è stato educato a sudarsi i desideri

Il desiderio è il combustibile che alimenta il motore dell’uomo, ovvero la sua mente. Stimolare il desiderio significa stimolare l’ingegno, le attitudini, la capacità di risolvere problemi, di progettare, di programmare e finalizzare obiettivi. Il desiderio rinforza, permette di riconoscere il valore delle cose, perché ce le fa osservare più lentamente e con più attenzione mentre non le abbiamo ancora e bramiamo. Il desiderio mette alla prova quanto siamo disposti a sacrificarci per perseguire il nostro sogno. Il desiderio attribuisce il valore a quel che desideriamo e tanto più sarà stata dura raggiungerlo, tanto più rispetto ne avremo perché terremo conto delle immani fatiche fatte provando un enorme senso di soddisfazione e sazietà interiore. Senza desiderio siamo quasi inanimati, totalmente annoiati, inaffidabili e perdiamo occasioni in rapida successione. Fare impresa con chi non ha la scintilla del desiderio, la dedizione al sacrificio, al duro impegno, al mettersi alla prova, all’agonismo… rappresenta un reale rischio, molto più dei rischi d’impresa noti.

Con chi non rinuncia mai alle comodità

Chi non salta mai i pasti, non rinuncia mai ai weekend, ogni mossa che fa la deve fare comodamente oppure nisba… certamente non rappresenta l’elemento di impresa ideale per un gruppo pieno di progetti. Presi dall’euforia potreste ritrovarvi, dapprima, a lavorare il doppio per sopperire alle sue mancanze e, in seguito, a litigarci perché non ritenete più che vi siano le condizioni di equità. Progetti tosti, richiedono persone toste. Ne sapeva qualcosa un certo Enzo Ferrari che, portando questo aspetto al limite (a mio modesto giudizio pure troppo), negli anni d’oro, ha realizzato quel che ha realizzato con persone, come lui stesso le definiva, di “buona volontà”. Bisogna aver fame, non sazietà.

Con chi non alimenta da una vita le sue passioni a suon di rinunce verso altro

Una passione è vera, reale, consistente se e solo se ha richiesto la rinuncia a qualcos’altro. Una passione è vera quando è difficile. C’è una rinuncia continua, un sacrificio continuo e sforzi continui su un piatto della bilancia. Sull’altro piatto il tutto è contrappesato proprio dalla passione (e null’altro potrebbe farlo). In condizioni facili, di agiatezza, di piatti serviti, di situazioni ritrovate già esistenti in seguito a lavoro d’altri, non c’è passione ma solo il possedimento di qualcosa che dispone di per sé di carisma. Un po’ come ritrovarsi una bella moto d’epoca in garage grazie alle fatiche fatte da un padre da giovane e fare il debosciato poi con le ragazze dicendo che si ha la passione per le moto… a chi non piacciono le moto? Trovare bella una moto, possederla, non significa avere la passione per la moto. Il vostro compagno o la vostra compagna di avventure imprenditoriali dovrebbe avere la passione, non il piacere.

Con chi pensa troppo al giudizio degli altri

Cantare fuori dal coro è sempre stato un ingrediente che ha sfornato successi. Credere in qualcosa sfrontatamente con tutte le 10^27 molecole del vostro organismo, infischiandosene di cosa pensano gli altri, ha sempre portato a fare la vera differenza. Abbiamo casi eclatanti di chi ha persino esagerato, come Enzo Ferrari, citato pochi paragrafi fa, o Steve Jobs o, perché no, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Alan Turing e centinaia, migliaia d’altri… che ad ogni modo sono pur sempre pochi rispetto a miliardi e miliardi di uomini che hanno abitato questo pianeta. Da che mondo e mondo, chi aveva un’idea e ci ha creduto, se n’è sbattuto altamente di cosa pensassero gli altri. Se avete una buona idea non chiamate in gruppo con voi chi sta sempre a dire frasi del tipo “Ma cosa penseranno…”, “Ma cosa diranno poi…”, “E se poi pensano che…”. Per carità, pur di non avere a che fare con costoro potreste riconsiderare l’idea di proseguire l’attività della nonna ricamando centrini ignifughi al circolo delle ultraottantenni fumatrici incallite.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

 

sistersofmoon Comacchio, Bambino che guarda una vetrina di giocattoli, 1955

I sensi delle piante: intro

Rubrica: Neurobiologia vegetale

Titolo o argomento: Le piante, esseri senzienti come noi… più di noi

E’ primavera, ti trovi nel tuo studio finalmente immerso nella pace, la pace dei “sensi”. Ti dedichi a qualche lettura, rovisti tra le tue scartoffie, riesumi qualche buon vecchio progetto forse mai realizzato, metti in ordine libri che hai letto decine di volte e poi dimenticato.
Quella calda mensola di legno sostiene dei piacevoli ricordi, l’altra, con meno polvere, raccoglie gli oggetti che usi più di frequente. La poltrona sembra più comoda quando in casa è tutto silenzio e i vicini, magicamente, sembrano scomparsi.
La finestra è aperta, si sente solo qualche auto in lontanza, le onde sonore si confondono al punto da sembrare quasi onde del mare. Il silenzio è tale che riesci a sentire il ticchettio dell’orologio appeso nell’altra stanza. Sembra un’altra dimensione, non senti calore in eccesso e nemmeno fresco da coprirti di più, la temperatura appare perfetta, la tua ideale, quella che pensi: “Forse la vorrei tutto l’anno ma… se così fosse, non sarebbe più speciale, non l’apprezzerei al punto da definirla cornice di un piccolo angolo di paradiso in terra”.
Un alito di brezza leggera fa capolino sul marrone caldo della finestra che si scosta leggermente per lasciarla passare. Ti prende un sinuoso brivido lungo la schiena che poco sotto la pelle viene trasformato nel raro ed esatto segnale elettrico che accende nella tua mente la spia della giornata perfetta.
Foglie secche trapassate evolvono e si avvolgono con l’aria massaggiando il cortile. E’ Gennaio ma la Natura fuori sembra già prepararsi per uscire dal letargo, per riprendere vita, per dare inizio ad una nuova inaspettata grande attività. Un’attività nascosta in evidenza.

Un suono netto, definito, interrompe per un istante questo momento surreale. Un tonfo secco, aperto, di un urto, si infrange poco vicino la tua finestra. Un pallone rimbalza e cade nella tua stanza. Un inaspettato tuono fende l’equilibrio aulico raggiunto, e quello di tutti i tuoi sensi, nello spazio dove ti sei lasciato andare alla vulnerabilità, e dove ti sei aperto al pensiero meditativo, provocando una repentina reazione di spavento.
La palla collide con il suolo, l’urto riemette energia anche sotto forma di onda sonora, i timpani si mettono in vibrazione, il battito cardiaco aumenta, inizia istantaneamente la produzione di adrenalina; l’istinto primordiale ti mette in guardia, le pupille si dilatano, il cervello fa un primo confronto tra le vibrazioni del timpano destro e quelle del sinistro per scovare l’origine, la direzione di provenienza dell’onda sonora. Nello stesso istante altre sinapsi hanno già messo in collegamento il suono percepito con quelli memorizzati nella libreria della mente. Un attimo prima di focalizzare la vista sul pallone a terra, il cervello ha già realizzato di cosa più probabilmente si stia trattando e ha già avviato i ricordi, seppur modificati dal tempo, che possono permettere di effettuare la ricostruzione più probabile dell’accaduto… pur non avendo ancora visto.
L’oggetto viene ora inquadrato, la radiazione luminosa emessa viene rilevata dalla retina dove milioni di microinterruttori, simili a quelli del sensore di una macchina fotografica, si attivano e disattivano per formare l’immagine che la mente confronterà con quelle già acquisite in passato per dare un “senso” a ciò che vede. L’oggetto è ormai definito, le sue geometrie, i suoi colori sono stati elaborati dal cervello che lo riconosce: è un pallone.
Guardare non è sufficiente, la mente deve elaborare di cosa si tratta per “vedere” realmente. Per sapere, per prendere coscienza, conoscenza, per cessare la produzione di adrenalina, per lasciare che il battito cardiaco decresca e le pupille si ridimensionino, per annullare lo stato di allerta.

Ti dirigi verso la palla, la raccogli e senti al tatto che non è di plastica… una buona vecchia palla di cuoio. Ecco perché quel tonfo più cupo… è gradevole al tatto, accende diversi ricordi piacevoli, persino olfattivi, persino gustativi, perché qualcuno, quando si giocava con quella palla, in casa faceva le lasagne.
Il solo pensiero attiva i succhi gastrici, prepara l’insulina, stimola l’acquolina in bocca ma, presto, il richiamo del bambino che rivuole la palla, ci distrarrà mettendo in pausa la tempesta di scariche elettriche che ha invaso una moltitudine di zone del cervello “attivandolo”. Così si è liberato il desiderio di uscire per una passeggiata, dare la palla al ragazzino, chiedergli cortesemente di fare attenzione ai vetri e, nel dubbio, chiudere le finestre per poi andare probabilmente in garage a riesumare la vecchia sempreverde compagna a due ruote, probabilmente, molto probabilmente, con le gomme sgonfie.

In un racconto come questo mai immagineremmo che le piante del cortile possano aver percepito e vissuto la scena con i protagonisti. Mai penseremmo che possano aver in qualche modo “visto” la scena. Mai immagineremmo che possano aver “udito” le onde sonore del pallone, le foglie a terra che rotolano trasportate, “sentito” il vento, “annusato” i feromoni emessi dal ragazzino nel timore di essere sgridato. Mai penseremmo che esse possano essersi persino “allertate” iniziando a comunicare ai diversi organi della singola pianta e alle piante attorno un possibile pericolo. Mai lo penseremmo, specie dopo la descrizione delle sensazioni dell’uomo nel suo studio che può facilmente richiamare una moltitudine di ricordi, per certi tratti simili, nella nostra mente.
E, invece, sono spiacente per chi ha capito dove voglio arrivare ma anziché essersi appassionato naviga nell’incredulità, le piante hanno i sensi, gli scienziati li studiano e confermano che sono persino di più dei nostri 5 sensi riconosciuti. Sono addirittura 20 i sensi oggetto di studio nelle piante e per molti versi, i principali, non sono poi così differenti dai nostri.

Una pianta è molto, ma molto, di più di quel che siamo soliti pensare. Un organismo, una popolazione di organismi che, nel silenzio e la discrezione più totale sono arrivati ad evolversi persino più di noi riuscendo a fare, nella loro “apparente immobilità”, azioni di una complessità inimmaginabile. Ma oggi divagheremo nella fantasia se solo gli scienziati non le avessero studiate lasciando nelle loro menti spazi aperti a sorprese inaspettate.

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I sensi delle piante: intro
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Macchine Molecolari Naturali, Parte 3: Una fabbrica dentro le cellule

Rubrica: Bioingegneria e Biotecnologie

Titolo o argomento: Macchine meccaniche delle dimensioni di molecole

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Ora iniziamo ad avere una vaga idea di cosa siano i sistemi supramolecolari ma un esempio renderà tutto più semplice. Avete mai sentito la parola enzima? Sono sicuro di sì, almeno in qualche documentario o giornale scientifico di divulgazione per amatori. Ma cosa sono esattamente gli enzimi? Se li avessimo davanti agli occhi, ingranditi nel mondo macroscopico, cosa vedremmo?

In sostanza gli enzimi sono sistemi supramolecolari molto complessi, dei veri e propri “macchinari” posizionati all’interno delle cellule al fine di soddisfare i bisogni delle cellule stesse. Si tratta di veri macchinari fatti di molecole le quali compiono movimenti meccanici sotto l’azione dell’energia chimica (o, come vedremo nei prossimi articoli, dell’energia elettrica o di quella luminosa). Questi movimenti meccanici possono essere semplici, come rotazioni o spostamenti lineari, oppure possono essere complessi e tra loro interconessi al fine di eseguire cambiamenti di forma, sequenze ordinate di movimenti, spostamenti, reazioni, trasformazioni, trasduzioni, scambi, ecc..

Si assolvono così funzioni quali ad esempio:
compiere reazioni chimiche per trasformare delle molecole in altre utili alla vita;
trasportare materiale molecolare;
copiare ed effettuare operazioni di trasduzione del codice genetico nelle proteine;
scambiare informazioni con altre cellule;
compiere movimenti macroscopici (come l’estensione e la contrazione dei tessuti muscolari);
permettere al cervello di pensare.

Tutte conseguenze di movimenti che avvengono a livello molecolare grazie a macchinari composti da mattoncini di molecole che possono interagire tra loro come i macchinari di una grande fabbrica automatizzata.

Pertanto le Macchine Molecolari Naturali (o Bionanomacchine) sono dei macchinari meccanico-chimici più noti con il nome di Enzimi. Un enzima è una proteina con capacità avanzate, nella fattispecie con la capacità di formare un complesso supramolecolare (quindi un macchinario) con una molecola più piccola per poi modificarla (e ricavarne un prodotto finito con precise funzioni richieste dalla cellula).
A sua volta una proteina è un assieme di molecole costituite da catene ripetitive (quindi modulari) di aminoacidi, quest’ultimi possono essere presenti in poche unità fino a migliaia a seconda delle funzioni per le quali vengono assemblati.
Ogni molecola ha la particolarità di contenere al suo interno tutte le informazioni sulle sue caratteristiche (come una sorta di libretto contenente tutte le “specifiche di fabbrica” che permettono di capire, a chi vi si avvicina, cosa tale molecola può fare e come); pertanto ogni molecola ha precise proprietà che possono essere richiamate quando interagisce con altre molecole o quando riceve segnali esterni come quelli elettrici o quelli luminosi.
Al loro incontro le molecole sono in grado di leggere le rispettive informazioni (riconoscimento molecolare) in modo tale da formare all’occorrenza sistemi supramolecolari (composti da due o più molecole), o aggregarsi formando nuove specie o, ancora, ignorarsi laddove non vi sia alcuna utilità.

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Animazione

L’immagine riportata in basso è tratta da una sequenza animata che trovi al link riportato di seguito. La spettacolarità di questa animazione sta nel fatto che permette di apprezzare il movimento vibrante delle molecole. Capiremo nei prossimi articoli cosa alimenta questo movimento e come si fa per orientarlo, ad esempio, in maniera similare ad un braccio robotico.

https://www.youtube.com/watch?v=yk14dOOvwMk

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Non puoi inventare ciò che non esiste
Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori – Intro
Macchine Molecolari Naturali, Parte 2: Biologia e Nanotecnologia
Macchine Molecolari Naturali, Parte 3: Una fabbrica dentro le cellule
Macchine Molecolari Naturali, Parte 4: Conseguenze della fisica alla scala nanometrica
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Momenti di Motorismo – Parte I: Il manovellismo

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

L’altro lato dei motori, quello che raramente si vede, presentato in questa occasione tramite sequenze integrali dedicate esclusivamente agli appassionati della tecnica. Sequenze il cui audio puro d’officina è stato appositamente lasciato inalterato. Sequenze nelle quali i più attenti potranno cogliere sfumature e apprezzare numerosi particolari; il video ne mostra molti ma, ovviamente, non tutti…

In questa parte viene proposto l’assemblaggio del manovellismo del motore N5F della Ford Escort RS Cosworth soffermandosi sulle fasi cruciali, lasciando che lo spettatore possa rendersi conto dei tempi, dei metodi e della cura con cui un motorista esperto si muove nel suo ambiente con i suoi strumenti e la sua esperienza.

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Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

Ancona Rettifiche
S.s. 16 Adriatica Km 309,5
60027 Osimo (Ancona)
Tel: +39 071.710.82.10

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Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Introduzione
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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non cambia mai idea

Le idee necessitano di menti malleabili per adattarsi a tempi, situazioni e condizioni circostanti. Un volume irregolare si riempirà in maniera naturale con un fluido; se desiderate invece riempirlo con un rigido blocco di ghisa potrete anche farlo, ma questo dovrà essere portato a fusione e… richiederà molta più energia. La vostra energia. Inoltre basterà che si molli smettendo di fornire energia prima del previsto ed il blocco tornerà rapidamente rigido facendovi mancare il risultato o provocando addirittura dei danni al contenitore, ovvero al vostro progetto. Tentare di riempirlo con parti solide, infine, lascerà molti spazi vuoti…

Una mente rigida rappresenta un forte freno alla pianificazione ed allo sviluppo di un progetto, in alternativa dovrà dimostrare magistralmente le sue tesi. Le chiacchiere in impresa non sono consentite, specialmente i “se” e i “ma”; congiunzioni e avverbi di dubbio possono rendere fin troppo facile cadere nel tranello dell’insussistenza. Valutate attentamente l’esperienza di chi collabora con voi: gli anziani sono restii ai cambiamenti tuttavia la loro esperienza è oltremodo preziosa, vanno comunque ascoltati, ma non solo, dovreste farlo a stomaco vuoto e rifiutare inviti a pranzo/cena che possono servire invece a rendere “voi” malleabili dove non è opportuno.

Con chi è facile a rapide conclusioni

Andrebbero evitati come la peste coloro i quali mostrano tamburellanti inclinazioni nell’affermare “Ma cosa ci vuole!”, “Basta che…”, “Ma è una cavolata!” e, allo stesso tempo, non riescono mai in quel che dicono.
Effettivamente “Le cose andrebbero fatte nel modo più semplice, ma non è semplice”, diceva Einstein. Quindi, semplificare, è in realtà un duro lavoro e, chiunque si sia occupato di ottimizzare una qualunque cosa, lo sa bene. Pertanto chi semplifica con facilità non è intelligente, è superficiale.

Con chi è solito non finire mai le cose che inizia

Chi cade troppo facilmente in rapide conclusioni e non riesce mai in quello che dice attribuendo la colpa dei suoi insuccessi ad altri (mai a sé stesso), vi porterà in rapida rovina. Per lui tutto quel che di affascinante vede fare agli altri è facile e, a suo dire, non ci vorrebbe nulla a farlo, anzi, lui sarebbe pure più bravo. Ha il portfolio con zero elementi, si stufa rapidamente di ogni nuovo stimolo, ogni 5 minuti gli interessa una cosa diversa ed ogni minuto successivo gli interessa sempre meno.

Con chi pensa che tutto sia un complotto

I complotti esistono ma quelli veri, state tranquilli, non li conosciamo. Tutto il resto sono chiacchiere utilizzate magistralmente per distrarre la massa con tecniche che, forse, potrete dedurre leggendo testi di “Ingegneria sociale” (dipende quali, con quali fonti, con quali casi di studio e con quali dimostrazioni).
Il pensiero continuo che tutto sia un complotto contro di voi e contro la vostra idea è un’ottima fobia utile a non farvi impegnare su nulla.
A meno che non troviate una pillola miracolosa che con 10 centesimi di euro guarisce tutte le malattie oppure alimenta un veicolo per sempre, state tranquilli che non correte alcun rischio, sempre che non siate voi stessi a bazzicare ambienti poco raccomandabili. Occhio alle fobie quindi, potrebbero solamente essere il frutto della “vostra paura” di avere successo nel vostro progetto e che questo successo implichi impegni e responsabilità che non siete pronti a sostenere magari perché di buona mente ma pigri, oppure perché è necessario maturare ancora.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

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Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori – Intro

Rubrica: Bioingegneria e Biotecnologie

Titolo o argomento: Macchine meccaniche delle dimensioni di molecole

Qualche tempo fa scrissi un articolo che si intitola “Non puoi inventare ciò che non esiste” (vedi in basso i Link correlati). Al suo interno citavo alcuni esempi di cose che l’uomo crede di aver inventato e che in realtà ha solo scoperto. L’obiettivo era quello di comunicare che l’Uomo si ispira a ciò che trova e osserva in Natura per le sue “invenzioni” (o scoperte).

Tra gli esempi esposti ne mancava uno che è a dir poco sbalorditivo: le Macchine Meccaniche di scala “nanometrica” presenti in Natura. Nanometrico significa di dimensioni dell’ordine del Nanometro, il Nanometro altro non è che la milionesima parte del millimetro o, se preferite, la miliardesima parte del metro. Questo significa che potete prendere tra le mani un righello, osservare un singolo millimetro e immaginare di dividerlo 1 milione di volte per arrivare alle dimensioni di queste strabilianti Macchine Meccaniche Naturali dette Macchine Molecolari.

Se ora vi sentite un po’ interdetti sappiate che la risposta è Sì, stiamo parlando di veri e propri macchinari, delle dimensioni di gruppi di molecole, che svolgono funzioni del tutto simili a quelle che l’Uomo ripropone (inconsapevolmente) nelle sue fabbriche a partire dalla Rivoluzione industriale e che sono contenute in piante e animali, quindi anche dentro di voi.

Esse svolgono funzioni quali ad esempio trasportare molecole ingerite con il cibo o con il respiro, estrarre da tali molecole l’energia necessaria per permettere i movimenti, convertire le molecole che poi generano la struttura ed i tessuti di un organismo, riparare danni… passando per attività strabilianti come la sintesi dell’ATP (che vedremo nel dettaglio più avanti) mediante veri e propri motori elettrici nanometrici (dotati quindi di statore e rotore) alimentati da ioni a idrogeno (spesso erroneamente definiti motori a protoni), fino alla gestione dei sensi, delle sinapsi, del pensiero, possibili grazie a veri e propri interruttori molecolari che si attivano e si disattivano, ad esempio nella retina, per poter riconoscere le lettere che compongono anche le parole di questo articolo.

L’intero funzionamento del corpo umano, così come quello delle piante (che, come vedremo in uno dei prossimi articoli, gli scienziati hanno dimostrato dispongono di capacità decisamente superiori rispetto a quanto siamo soliti immaginare…), è orchestrato da congegni molecolari capaci di lavorare con elevata efficienza, rapidità e precisione i quali moltissimo hanno in comune con i nostri motori elettrici, con gli attuatori presenti nelle fabbriche automatizzate, con i microinterruttori presenti nei processori e, addirittura, con gli strumenti presenti nei nostri laboratori. Ora l’Uomo comincia persino ad imparare a riprodurre artificialmente queste Macchine Molecolari per impieghi nei campi della Bioingegneria e della Biotecnologia, si parla in questo caso di Macchine Molecolari Artificiali di cui vedremo esempi sorprendenti.

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Immagine

Nell’immagine è rappresentato un Motore Molecolare Naturale, il suo funzionamento è molto simile a quello dei nostri motori elettrici; ne sono presenti una moltitudine “installati” nei nostri Mitocondri, ovvero all’interno di ciò che potremmo definire la “centrale energetica” delle nostre cellule. Grazie a questi Motori Molecolari Naturali viene prodotta energia sotto forma di ATP (Adenosina Trifosfato) di primaria importanza per il nostro organismo perché necessaria per svolgere qualsiasi tipo di lavoro biologico. Ne vedremo il funzionamento in dettaglio nei prossimi articoli.

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Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Astronomia

Rubrica: Eventi

Titolo o argomento: Partire dai fondamenti per dirigersi verso il futuro

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L’area che vi introduce alla Scienza dei più suggestivi interrogativi dell’uomo, l’Astronomia, ospita strumenti e tecnologie con cui si è dato inizio all’esplorazione dei fenomeni celesti. Dal telescopio alle mappe (del mondo e delle stelle), dai satelliti alle sonde, da un modello di grandi dimensioni di VEGA ad un campione di combustibile, da un collegamento video in tempo reale con la Stazione Spaziale Internazionale (dove potrebbe accadervi di veder passare realmente un astronauta) passando per un frammento di pietra lunare…

Di seguito pubblichiamo solo un cenno dell’affascinante esposizione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci così da non rovinarvi la sorpresa. Trovate maggiori informazioni sul sito ufficiale e in particolar modo alla pagina: http://www.museoscienza.org/visitare/spazio/

Confidiamo in futuro di trovare anche la ricostruzione di percorsi esplorativi effettuati su Marte dai Rover, non sarebbe male ricorrere all’uso di modelli realmente funzionanti e programmati con un demo che mostri come funziona un Rover, i rilievi effettuati, i dati acquisiti, le difficoltà incontrate e interessanti curiosità…

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Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Intro
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – La bottega dell’orologiaio Bertolla
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – CERN
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Astronomia
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Generatore elettrico a vapore
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Leonardo da Vinci
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Agraria
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Farmacia
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” – Macchine da cucire

  

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