Al passo coi tempi


Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Correre dietro ai cambiamenti

Generalmente, quando i tempi cambiano, la massa tende a seguire con piacere il cambiamento. Questo accade ogni volta che se ne verifica uno. Se poi il cambiamento porta a conseguenze negative, la massa è l’ultima che lo viene a sapere ed è la prima a pagarne le conseguenze. Altre volte invece i cambiamenti sono necessari per evolvere un sistema, un meccanismo, una società.

Se il tuo lavoro consiste ad esempio in una qualche attività che subisce gli effetti dei cambiamenti sociali, è importante aggiornarsi e stare al passo con i tempi. In caso contrario la pena è l’esclusione dai giochi. Quindi evolversi con i tempi è fondamentale per rimanere in gioco.

Ora però mettiamo in discussione tutto quanto ho appena scritto. Adeguarsi ai tempi non basta, potrebbe non funzionare. Dipende da come lo fai. Se hai effettuato i tuoi cambiamenti esattamente allo stesso modo degli altri, potresti comunque essere fuori dai giochi. Quindi cambia… ma in modo originale, mettendoci del tuo, mettendoci qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di nuovo, di utile, qualcosa che sai fare in un certo modo solo tu o pochi altri.

A questo punto allora, perchè cambiare con i tempi che cambiano? Potresti andare controcorrente ed essere unico nel tuo genere raggiungendo comunque il risultato di chi si è adattato ai tempi che cambiano e poi ha tentato di diversificare dalla massa la sua attività per avere qualcosa di singolare.

In modo logico matematico, con semplici passi (step by step), ti ho dimostrato che non è obbligatorio cambiare con i tempi seguendo la massa per ottenere i tuoi nuovi risultati (commerciali ad esempio). Inoltre, anche se lo fai, anche se segui il cambiamento in massa con gli altri, questa condizione non sarà sufficiente per ottenere il tuo risultato ma solo necessaria. La condizione sufficiente per ottenere i tuoi nuovi risultati sarà la tua capacità di relazionarti con gli input che ti arrivano dall’esterno in ogni istante. Diverso il caso di chi vuole totalmente emergere, distinguersi ed essere un caso a sé. Se questa è l’aspettativa, è necessario anticipare i tempi con gran rigore.

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L’autostima come generatore di campagne pubblicitarie gratuite

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Autostima

Quanti siti, blog e forum che raccontano un prodotto visto dagli occhi dei suoi estimatori avete incontrato nel web? Tanti, tantissimi. Nella stragrande maggioranza dei casi tali siti non sono voluti espressamente dai produttori del bene di cui si parla. Questo significa che l’orgoglio legato ad un prodotto amato, desiderato o posseduto, può portare al punto di dedicare parte del proprio tempo giornaliero a raccontarlo e pubblicizzarlo spesso involontariamente. Se poi l’orgoglio viene ferito da uno o più visitatori che esprimono un giudizio negativo circa l’esperienza maturata con esso o anche solo circa un’impressione avuta nel leggerne la descrizione… ecco allora che l’autostima può andare alle stelle e, l’elevata considerazione che l’individuo ha di sé, può indurre ad iperbolizzare, esasperare, esagerare, esaltare le qualità di un prodotto indipendentemente dal fatto che questo le meriti o meno. In tal caso l’autostima genera quindi una accanita campagna pubblicitaria gratuita che porta benefici solo ad un soggetto. Tale soggetto non è né l’autore del sito/forum/blog, né il visitatore polemico… non è difficile immaginare chi sia.

Vari studi hanno dimostrato che l’autostima si mantiene costante ed è difficile modificarla anche se le prove oggettive smentiscono la concezione soggettiva che uno ha di sé. Dal punto di vista psicoanalitico, l’autostima è strettamente legata al narcisismo.

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Tra i principali prodotti pubblicizzati involontariamente: auto e moto, prodotti di
elettronica e informatica, sistemi operativi, beni di consumo…

Made in Italy. Sicuro?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Non tutti i prodotti che riportano la dicitura “Made in Italy” sono completamente realizzati in Italia

Oggi non sempre acquistare “Made in Italy” significa acquistare italiano. Diversi imprenditori fanno riferimento alla normativa dettata dal Codice Doganale europeo per delocalizzare la fabbricazione e la produzione verso paesi economicamente più vantaggiosi soprattutto in termini di costo della manodopera. Nonostante tutto marchiano i loro prodotti con diciture “Made in Italy”.

Il Codice Doganale europeo, all’art. 24, prevede che “una merce, alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi, è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale (economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tal scopo) che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.

Tradotto significa che potrei produrre scarpe su Marte ma mettere i lacci in Italia e poter quindi scrivere “Made in Italy”. Certo è che se non si scrive il luogo dove veramente è stato realizzato un prodotto, significa che si teme una pubblicità negativa. Al contrario se il paese straniero, in cui è stato prodotto un bene, vanta un’ottima fama per una tecnologia all’avanguardia, la situazione si ribalta e scrivere “Made in Taiwan, o Made in Sweden, o Made in Germany, ecc.”, diventa un valore aggiunto da portare all’attenzione dei clienti.

Inoltre se un prodotto viene realizzato completamente all’estero da un imprenditore italiano che ha investito capitali nella sua progettazione e produzione, risulta perfettamente legale utilizzare espressioni come “designed by” o “design by” o “nome impresa – Italy” anche per contraddistinguere prodotti fabbricati all’estero sotto la direzione di imprenditori di casa nostra. Maggiore attenzione invece nel caso in cui si apponga il marchio “Made in Italy” perché, come accennato prima, in tal caso l’intera produzione o comunque una sua fase sostanziale deve essere avvenuta nel nostro Paese.

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Immagine generica che non fa riferimento ad alcun marchio

Le telefonate assillanti delle promozioni telefoniche

Chi dà il nostro numero alla concorrenza?

In seguito all’ennesima assillante telefonata per pubblicizzare una promozione telefonica di una compagnia concorrente a quella della quale mi servo, ho deciso di chiedere all’operatrice chi le avesse dato il mio numero. La risposta, alquanto inquietante, è stata la seguente: “Noi non facciamo ricerche sugli elenchi telefonici o altro; è la sua compagnia telefonica che ci ha venduto il suo numero di telefono e quello di tutte le persone che chiamiamo!” Massimo sconcerto per due motivi. Il primo: “Se quanto affermato dall’operatrice fosse vero, una compagnia telefonica che convenienza avrebbe nel vendere i numeri dei suoi abbonati alla concorrenza? E se poi aderiscono alle promozioni proposte e cambiano operatore?” Secondo: “E la privacy?”

Ecco come porre rimedio al problema

Ricevi telefonate di diverse compagnie telefoniche (ma non solo) perchè il tuo numero è registrato in quelle che vengono chiamate “liste commerciali”. Per far rimuovere il tuo numero da tali liste o elimini il telefono da casa/lavoro (cosa molto scomoda e sconveniente anche se in particolari casi fattibile), oppure ti iscrivi al “registro delle opposizioni” inviando un fax al numero 06/54224822 sul quale puoi ad esempio scrivere:

Io sottoscritto “nome” e “cognome” titolare del numero telefonico “prefisso e numero” richiedo di essere inserito nel registro delle opposizioni al fine di non ricevere più telefonate di tipo promozionale/commerciale da qualsivoglia azienda.

Per maggiori informazioni: http://abbonati.registrodelleopposizioni.it

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La pubblicità pay per click combatte con la pigrizia degli utenti

Quando viene in mente di compiere un acquisto sempre più persone si informano anche su internet,  questo rientra nella normale evoluzione della comunicazione. Il bello oggi è che si pretende di trovare il risultato desiderato con un numero di “click” sempre minore, un’azione sul mouse molto limitata e un’osservazione delle pagine web ancor più limitata. Talvolta pretendiamo addirittura di scrivere il nome di un prodotto e di trovare al primo colpo: la pagina web contenente esattamente tale prodotto, magari al centro della pagina, la sua descrizione scritta nel formato adatto alla nostra vista, quante più immagini possibili e, ovviamente, il prezzo più basso del web.

Nemmeno una “navigatina” sul resto del sito? Nemmeno una spesa di qualche minuto per prendere visione dei prodotti trattati da tale sito? Nemmeno una piccola visita a prodotti alternativi che potrebbero comunque interessarci o quantomeno incuriosirci? Nemmeno una “sfogliata” a possibili siti alternativi per comparare il grado di professionalità percepito? Nemmeno la ricerca di un contatto diretto con il titolare per tornare a parlare “a voce” con persone di esperienza?

La pigrizia che caratterizza una quantità sempre crescente di utenti del web è il problema che affligge chi si occupa di web marketing, realizza siti web, pagine pubblicitarie, campagne “pay per click”. Il compito del migliore annuncio pubblicitario è quello di catturare l’attenzione di possibili clienti, portarli esattamente dove desiderano al primo click e al contempo offrirgli tutte le informazioni di cui necessitano. Una bella sfida. Auguri 🙂

La pigrizia non ha limite, la tendenza è quella di sperare di ottenere tutto quello che desideriamo senza sforzo, nel caso di internet senza fare una “seria ricerca”. Talvolta senza ricercare affatto. Inoltre in pochi minuti pretendiamo di visitare sempre più siti “giornalieri” i quali, al primo click, vorremmo ci fornissero solo le info che ci incuriosiscono e le novità o comunque cose diverse da quelle che abbiamo visto il giorno precedente. In pochi minuti, alle volte secondi, si balza da un sito all’altro con il risultato che non ci si accorge di quante cose ci stiamo perdendo.

Fonte: Articolo tratto dalla mia esperienza in campo SEO, campagne AdWords, analisi del codice delle pagine web, analisi del traffico con sistemi di statistiche, sondaggi effettuati ponendo specifiche domande a centinaia di visitatori dei miei e, naturalmente, di altri siti web.

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Effettuare una ricerca di immagini sulla pigriza può offrirvi risultati curiosi e divertenti. Con “un solo click”.

Prodotti difettosi: i disagi dell’ecommerce

Diverso tempo fa ho voluto provare un volante usb che si collega al computer e, in abbinamento ad appositi simulatori, permette di provare una guida virtuale che si avvicina di più ad una situazione reale rispetto a quanto si possa fare con una tastiera o un joystick.

Due mesi prima dello scadere della garanzia questa periferica si è danneggiata iniziando così a funzionare ad intermittenza. Il problema riguardava solo un difetto del prodotto e non il metodo d’uso. Ricontatto il noto negozio di ecommerce per la sostituzione e, con grande sorpresa, mi rispondono che devo inviare a mie spese il prodotto al loro centro dove “tenteranno” di aggiustarlo per la modica cifra di 70,00 Euro + doppie spese di spedizione. Spendere 70,00 Euro per “tentare” di aggiustare un prodotto che ne costa 105,00 mi sembra doppiamente assurdo soprattutto se consideriamo che il prodotto è in garanzia.

Infastidito non solo non ho più compiuto acquisti su questo noto sito di ecommerce, ma ho richiesto la mia cancellazione dalle newsletter e la cancellazione del mio account e di tutti i miei dati sensibili. Inoltre ho contattato la casa produttrice del volante usb che si è mostrata subito molto seria, mi ha inviato un nuovo prodotto, mi ha richiesto la spedizione indietro del prodotto difettoso… il tutto in pochi giorni e gratuitamente (fatta eccezione per la spedizione del mio prodotto difettoso). Inoltre la casa produttrice, anch’essa infastidita dal comportamento tenuto dal negozio di ecommerce, ha provveduto ad inviare una nota di demerito con il rischio per il noto negozio ecommerce di non poter più trattare gli articoli del loro marchio per diversi mesi.

La riuscita di questa operazione risale però al momento dell’acquisto del prodotto. Essa è da attribuirsi principalmente al fatto di aver acquistato un prodotto valido di un marchio che ha mostrato immediatamente un comportamento serio e professionale. Il comportamento poi, di uno dei tanti distributori, mostra come oggi non sia fondamentale solo la scelta di un prodotto ma anche la scelta di chi ci farà da tramite per l’acquisto.

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Acquistare i prodotti di un marchio valido può non essere sufficiente, anche chi li vende deve mostrarsi altrettanto valido.

Accordo di segretezza: attenzione ai furbi

Rubrica: Sogni il tuo brevetto?
Titolo o argomento: L’accordo di segretezza deve essere completo e controfirmato in ogni sua parte

Circa un anno fa ho avuto contatti con un’azienda di medie dimensioni che opera nel settore dell’elettronica. Si trattava di un incontro di lavoro in cui dovevo proporre un nuovo prodotto da immettere sul mercato. Trattandosi di un primo appuntamento introduttivo non erano presenti con me due miei amici (fidàti avvocati) tuttavia il titolare mi propone di raccontargli le mie idee assicurandole tramite un “Accordo di segretezza”.

Dopo aver letto tale accordo tra le parti, non trovando nulla a mio sfavore, ingenuamente, decido di firmare e iniziamo a parlare delle mie idee. Fortunatamente il titolare si rivela immediatamente una persona saccente, ascolta poco, si distrae per le sue video conferenze, non lascia parlare, dice di sapere già tutto, di aver capito tutto, di aver fatto tutto… Ho detto fortunatamente perchè l’accordo seppur non contenendo parti truffaldine, ometteva, quindi non riportava, un paragrafo molto importante.

L’Accordo di segretezza è nullo nel caso in cui non si scriva l’oggetto del dialogo. Insomma se non indicate nell’accordo firmato di cosa state parlando, non state in realtà proteggendo alcuna idea. Ma non solo, in simili casi risulta più che necessaria la controfirma anche di un testimone (meglio se di un avvocato esperto in materia di protezione dell’ingegno e brevetti).

Per sua sfortuna, ma per mia fortuna, il titolare dell’azienda di elettronica è un tipo che ha valicato da parecchio i confini della presunzione. Perchè per mia fortuna? La morale è che ho potuto proporre le mie idee alla concorrenza con ben altri risultati e, il soggetto saccente, è rimasto indietro in un ramo in cui risulta chiaro che rimanere indietro non è consentito.

Inserite sempre nei vostri “Accordi di segretezza” l’oggetto della vostra discussione, date insomma un titolo alle vostre idee e fatevi accompagnare da un avvocato anche al primo appuntamento (per quanto possa sembrarvi superfluo) perchè i furbi sono ovunque e per fortuna molto spesso sono tanto furbi quanto ignoranti.

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L’Accordo di segretezza deve essere completo di una breve descrizione dell’idea
da proteggere e controfirmato da un testimone (meglio se da un avvocato esperto in materia).

Innovare l’istruzione in Italia. La nostra proposta

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Adeguare l’istruzione ai tempi

Spesso le proposte per cambiare la scuola arrivano da persone con una certa età che vedono, come soluzione ai problemi attuali, metodi che sarebbero senz’altro stati validi ai loro tempi… ma non oggi. Lo svantaggio della scuola italiana è la presentazione di contenuti oramai vecchi, obsoleti. Le nostre scuole dovrebbero essere il primo passo per la formazione e l’avviamento dei giovani al mondo del lavoro. Al contrario sento ancora parlare di professoresse che letteralmente assillano i ragazzi con la preparazione di una moltitudine di capitoli sui Promessi sposi, sulla Divina commedia e sui testi di storia. Con tutto il rispetto per queste opere che meritano ammirazione credo tuttavia che si tratti di un errore iperbolico.

Sebbene si tratti di opere importanti, sarebbe meglio che professori e professoresse li citassero durante le loro lezioni a mo’ di racconto, assicurandosi che i ragazzi stiano ascoltando, magari con qualche domanda su quanto appena spiegato… ma assolutamente senza far perdere pomeriggi e settimane per imparare canti, capitoli o altro a memoria annoiando e sfruttando male le capacità dei giovani di acquisire concetti e metodi.

La nostra proposta

In breve la nostra proposta prevede l’aggiunta di diverse materie (trattate ovviamente in modo semplificato) che servano ai giovani per rendersi conto in anticipo del mondo nel quale si riverseranno una volta conseguito il diploma.

Aver passato interi pomeriggi (settimane) sui capitoli di storia ad imparare a memoria paragrafi, capitoli, appunti dimenticati puntualmente il giorno successivo all’interrogazione (inutile negare che così va a finire ogni volta) a poco serve alla società se poi un ragazzo non sa cosa sia un bonifico, una distinta, una licenza, un tasso d’interesse, un fondo comune, un’operazione in banca, una sanatoria, un permesso per aprire un’attività, la camera di commercio, la Confartigianato, la Confindustria, la Confcommercio, l’ufficio del catasto, gli uffici finanziari, un marchio, un brevetto, un laboratorio di artigianato, una tecnologia per la produzione di un bene o servizio, l’impresa giovanile, l’intraprendenza, le tecnologie della comunicazione, il marketing, il branding, le tecnologie per l’ambiente, l’educazione finanziaria, le tecnologie per i trasporti, la scienza moderna, lo scopo della matematica, i sistemi ed i mercati finanziari, l’economia domestica…

I ragazzi escono dalle scuole superiori e non sanno che fare.  Questo perchè nessuno insegna loro ad inseguire le proprie passioni, i propri interessi, le proprie capacità. Il più somaro della classe viene martorizzato con la lezione di antologia ma nessuno pensa che magari potrebbe essere il migliore della classe se gli si affidasse una fresatrice o un tornio da legno. La poltrona preferita dalla prof. di italiano potrebbe averla costruita a mano proprio un ragazzo come lui…

Altri ragazzi poi si iscrivono per forza all’Università pensando che così otterranno un posto di lavoro sicuro (oggi non è più vero) quando magari hanno il talento per fare molto di più con la loro intelligenza e creatività. Basterebbe solo aggiornarli sul mondo che li circonda e gli strumenti che hanno a disposizione.

Per approfondire poi i temi storici e culturali c’è sempre la volontà di ognuno di noi quando la sera ci sediamo a leggere un buon libro. L’interrogazione assilante non serve proprio a nulla, non oggi. Non più…

Insomma i Promessi sposi li abbiamo già studiati ora per cortesia andiamo avanti… Offriamo ai giovani conoscenze e metodi per organizzare una società con il minor tasso di disoccupazione possibile.

Note

Presso le scuole superiori in Svizzera si studia persino il modo migliore di mandare avanti una casa, la raccolta differenziata ed i metodi per vivere meglio l’ambiente domestico. Essere carente su materie di questo genere  può persino portare alla bocciatura dello studente tanto sono tenute in considerazione.

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Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: La ricerca delle certezze

Il titolo? Una frase forte tratta da una canzone dei Litfiba. Indipendentemente dai gusti musicali dei lettori, si tratta di una frase molto profonda, diretta, significativa e che in poche parole sintetizza un concetto più che mai vero e importante. Oggi la vera situazione di svantaggio non è rappresentata dalle minori possibilità economiche ma dalla chiusura delle persone verso il desiderio di sapere nuove cose, studiare, capire nuovi metodi ed uscire dalle abitudini… abbandonandole quasi totalmente.

Oggi molti di noi pensano che fortificando le proprie abitudini si possa avere una maggiore sicurezza. Io credo che si abbia solo una semplice “sensazione” di sicurezza, una sicurezza fittizia che in realtà non c’è.

E’ bastato un comportamento azzardato di talune banche per mettere in crisi economica l’intero pianeta, eppure si crede che il “posto fisso” sia una garanzia (poi guarda caso la grande azienda ritenuta affidabile fallisce e ci si pente di non aver fatto società con lo zio che fa il piastrellista).

C’è un imponente spreco di beni e servizi, tonnellate di rifiuti, imballaggi, contenitori, montagne di usa e getta e molti di noi ancora pensano che bisogna mangiare tanto per essere sani (e guarda caso è proprio il contrario ed i nutrizionisti consigliano addirittura di lasciare la tavola ancora con un leggero appetito).

Si disprezzano le persone che vivono sui libri, imputate di non far nulla dalla mattina alla sera, solo perchè non hanno i calli e poi si scopre che senza di loro non possiamo ricostruire quel legamento che ci permette di camminare, non possiamo avere progetti di mezzi di trasporto più sicuri, nuove tecnologie…

Talvolta si ragiona in modo ottuso dando la propria fiducia a persone che lasciamo ragionare al posto nostro e non si stimola la mente maturando idee nostre, facendo esperienza e cadendo negli errori che la “ricerca di sicurezza” ci fa evitare. Errori che invece fanno parte della nostra vita e sono necessari al nostro crescere.

ricerca sicurezza

Fortificare le abitudini dà solo una sensazione di sicurezza, una sicurezza fittizia.