Masking: come funzionano le maschere di livello

Rubrica: Masking

Titolo o argomento: Maschere di livello – Parte 2

Abbiamo detto che una volta applicata una maschera ad un livello, è necessario effettuare delle particolari operazioni affinchè sia possibile visualizzare, in parte del livello, il contenuto del livello sottostante. I comandi possono avere una disposizione diversa a seconda dello specifico software che si va ad utilizzare, tuttavia il concetto di base facilmente applicabile su ogni programma di photo video composizione è il seguente:

Una volta applicata la maschera ad un livello ed una volta definita l’area, è sufficiente prendere un pennello nero dagli strumenti e andare ad utilizzarlo all’interno dell’area che abbiamo appena definito. Ciò comporterà un’operazione di sottrazione dei pixel del livello superiore che lasceranno intravedere i pixel del livello sottostante. Avrete così “mascherato” un’area del vostro livello. Per ricostruire l’area mascherata sarà sufficiente utilizzare un pennello bianco il quale al suo passaggio ripristinerà tutti i pixel che avete precedentemente sottratto.

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Masking: maschera di livello
Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

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Masking: maschera di livello

Rubrica: Masking

Titolo o argomento: Mascherare i livelli nella computer grafica

La maschera (mask) è un’applicazione di uno sfondo (matte), utilizzata di solito per limitare o vincolare un effetto. Generalmente si tratta di un’immagine, un clip o una forma utilizzata per definire aree di trasparenza che rendono visibile un altro livello sottostante (per comprendere questo concetto è fondamentale sapere cosa sono i livelli che compongono un’immagine o un video). I compositori, ad esempio, mascherano aree specifiche che devono essere corrette, ad esempio nei colori, lasciando il resto dell’immagine intatto.

Nel processo di mascheratura, uno sfondo è utilizzato per determinare dove un certo effetto sarà applicato e dove l’immagine sorgente rimarrà inalterata. Lavorare con le maschere di livello richiede generalmente l’utilizzo di un canale alfa esterno (vedremo la definizione di canale alpha e del termine inglese “matte” nei prossimi numeri di questa rubrica).

Nell’immagine possiamo osservare che solo l’area contenuta all’interno del quadrato è in bianco e nero. Questo perchè l’immagine in realtà è costituita da due livelli, uno a colori (sopra) e uno in bianco e nero (sotto). Quando al livello a colori soprastante applico una maschera (della forma che preferisco) ecco che diventa possibile vedere cosa è contenuto nel livello inferiore. Ovviamente non basta applicare la maschera al livello superiore infatti, creare una maschera, genera un’area sulla quale andrò ad effettuare particolari operazioni affinchè possa vedere il contenuto dei livelli sottostanti.

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Masking: Matte

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Compositing: esempio 1

gerundio-tecno_mask_pic2.jpg

Reflex digitale: l’otturatore

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -11-
Titolo o argomento: L’otturatore – parte prima

Sulle macchine fotografiche di grande formato, l’otturatore si trova sull’obiettivo ed è del tipo “centrale”; esso è costituito da lamelle.

otturatore-a-lamelle.jpg

Sulle macchine fotografiche reflex da 35mm l’otturatore si trova sul piano focale ed è del tipo a tendina. E’ posizionato internamente al corpo macchina ed è adiacente alla pellicola/sensore. Se lo scorrimento è di tipo verticale, la tendina è metallica.

 otturatore-a-tendina.jpg

 Quando impostate i tempi di esposizione (o tempi di otturazione, tempi di posa) si decide il tempo durante il quale l’otturatore rimarrà aperto lasciando passare la luce verso la pellicola/sensore.

Ed è proprio a questo punto che spesso sorgono delle piccole confusioni. Dato che per i tempi di esposizione inferiori ad 1 secondo si è soliti usare delle frazioni, quando il fotografo dice che sta usando un valore di esposizione basso, significa che sta usando un tempo relativamente lungo. Quando altresì sta usando un valore di esposizione alto, significa che sta usando un tempo relativamente breve. Il termine “basso” o “alto” a cui si riferisce il fotografo, è inerente il valore vero e proprio della frazione di tempo che sta usando per lo scatto, ecco un esempio:

Un fotografo che usa un valore di esposizione “basso” come 1/15 di secondo, sta in realtà tenendo aperto l’otturatore per un tempo maggiore rispetto ad un valore di esposizione “alto” quale ad esempio 1/250 di secondo. Quindi con un valore di esposizione basso i tempi sono più lunghi che con un valore alto; per questo semplicemente dico direttamente: “Ho utilizzato un tempo di esposizione breve pari a tot, oppure lungo e pari a tot”. In questo modo si evitano ragionamenti inversi e confusione nei neofiti.

Continua…

Obiettivo: mettere a fuoco un soggetto

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -10-
Titolo o argomento: Messa a fuoco

Sebbene la macchina fotografica abbia diverse cose in comune con l’occhio umano, non possiamo assolutamente affermare che sia altrettanto prestante e fedele. La messa a fuoco di un oggetto è praticamente istantanea nell’occhio umano, viceversa per una macchina fotografica mettere a fuoco soggetti vicini e lontani crea delle difficoltà.

Una macchina fotografica vede un oggetto fuori fuoco con una nitidezza nettamente inferiore rispetto a quella dell’occhio umano. E ci mancherebbe… 🙂

Gli obiettivi sono dotati di una ghiera di messa a fuoco sulla quale sono riportati una serie di valori numerici aventi per unità di misura il metro.

m ∞ | 5 | 3 | 2 | 1.5 | 1.2 | 1  | 0.8 | 0.7 | 0.6

Tali valori rappresentano le distanze entro le quali si trova l’oggetto delle nostra foto. Per distanze superiori ai 5 metri ovviamente si ruota la ghiera fino alla posizione “infinito:  ∞”. La ghiera di messa a fuoco è collegata con la ghiera delle distanze focali quindi se si agisce sulla messa a fuoco, di conseguenza, ruota anche la ghiera delle distanze focali.

Cosa succede all’interno dell’obiettivo?

Mentre regoliamo la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto tramite l’apposita ghiera (cercando quindi la massima nitidezza per il soggetto stesso), operiamo un avvicinamento/allontanamento delle lenti dal piano focale ovvero dalla pellicola/sensore.

Più il soggetto da mettere a fuoco è vicino all’obiettivo, più si allontanano le lenti dal piano focale e più è ridotta la porzione di area a fuoco dell’immagine.

Al contrario, qualora il soggetto sia distante dall’obiettivo, le lenti si avvicinano al piano focale e la porzione di scena a fuoco è più ampia.

 ghiera-obiettivo_messa-a-fuoco_ralph-dte.jpg

Continua…

Reflex digitale: la scelta dell’ottica

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -9-
Titolo o argomento: La scelta dell’ottica

L’importanza di scegliere l’ottica corretta risiede nel fatto che da essa dipenderà la composizione della scena e l’effetto della fotografia ottenuto. Utilizzare un grandangolo ad esempio implica il dover porre cura a tutti gli elementi inquadrati nella scena. Questo ovviamente perchè si ha un angolo di campo molto ampio. Viceversa con un teleobiettivo la scena non richiederà molti aggiustamenti essendo ripreso solo il soggetto.

foto-grandangolare_2.jpg

Foto ottenuta con obiettivo grandangolare. Tutto ciò che èpresente nella scena è fondamentale per la resa dell’immagine.

foto-con-teleobiettivo_2.jpeg

Foto ottenuta con teleobiettivo. Ai fini di un’ottima riuscita della foto, la maggior parte dell’attenzione si concentra sull’oggetto della foto stessa.

Oltre agli aspetti inerenti la composizione e quindi l’angolo di campo, è necessario considerare gli aspetti legati all’immagine che otterremo in relazione alla distorsione ed alla profondità di campo. Un immagine ottenuta con un obiettivo grandangolare sarà distorta e allo stesso tempo più nitida di un’immagine ottenuta con un teleobiettivo.

Link

Vedi anche gli articoli su: aberrazione ottica | teleobiettivo | grandangolo

Grafica vettoriale e grafica raster

L’utilità di ogni soluzione

La grafica vettoriale (talvolta chiamata forme vettoriali o oggetti vettoriali) è costituita da linee e curve definite da oggetti matematici denominati vettori, che descrivono un’immagine in base alle sue caratteristiche geometriche. Potete spostare o modificare liberamente la grafica vettoriale senza perdere dettagli o chiarezza, poiché è indipendente dalla risoluzione. Essa mantiene quindi bordi vividi durante il ridimensionamento o la stampa su una stampante PostScript o ancora quando si effettua il salvataggio in un file PDF o l’importazione in un’applicazione grafica basata su vettore. Pertanto, la grafica vettoriale rappresenta la scelta migliore per disegni, come i loghi, che saranno utilizzati in diverse dimensioni e su vari supporti di stampa. Nella grafica vettoriale un’immagine è descritta mediante un insieme di primitive geometriche che descrivono punti, linee, curve e poligoni ai quali possono essere attribuiti colori e anche sfumature. È radicalmente diversa dalla grafica raster in quanto nella grafica raster le immagini vengono descritte come una griglia di pixel opportunamente colorati.

Vantaggi e svantaggi della grafica vettoriale

+ Ottima qualità

+ Maggiore compressione dei dati. Una immagine vettoriale occuperà molto meno spazio rispetto ad una corrispondente raster, con una riduzione dell’occupazione di RAM e memoria di massa, principalmente nelle forme geometriche o nei riempimenti a tinta piatta

+ Facile gestione delle eventuali modifiche.

+ La grafica vettoriale, essendo definita attraverso equazioni matematiche, è indipendente dalla risoluzione, mentre la grafica raster, se viene ingrandita o visualizzata su un dispositivo dotato di una risoluzione maggiore di quella del monitor, perde di definizione.

La realizzazione di immagini vettoriali non è una attività intuitiva come nel caso delle immagini raster.

E’ necessario conoscere a fondo tutti gli strumenti del programma che lavora in vettoriale.

Una immagine vettoriale molto complessa può essere molto corposa e richiedere l’impiego di un computer molto potente per essere elaborata. Nel caso di una immagine raster, invece, una volta definita la risoluzione ed il numero di colori, è abbastanza semplice definire le risorse massime necessarie per trattare l’immagine stessa; al contrario di quanto accade con le tinte piatte, i riempimenti sfumati o complessi generati in vettoriale comportano un alto impiego di risorse.

esempio-ingrandimento-grafica-raster-ralph-dte.png esempio-ingrandimento-grafica-vettoriale-ralph-dte.png

Nell’immagine a sinistra possiamo osservare l’ingranimento di una grafica raster, mentre
nell’immagine a destra l’ingrandimento di una grafica vettoriale. Le differenze sono evidenti.

Esempi
File d’esempio grafica raster
File d’esempio grafica vettoriale

Lighting: luce riflessa

Rubrica: Lighting -10-
Titolo o argomento: Luce riflessa

Si ha una luce riflessa quando il fascio luminoso non incide direttamente sul soggetto, ma investe una superficie riflettente e, solo successivamente, segue una nuova traiettoria che investirà il soggetto della scena. La luce viene così smorzata dalla superficie riflettente che , in uno studio può essere un ombrellino riflettente o un pannello riflettente. Di base questi strumenti sono bianchi, tuttavia spesso si utilizzano anche in diverse varianti di colore tra cui pannelli con superfici dorate o argentate. Quando si scatta una foto, qualunque oggetto presente nella scena influenzerà i colori dell’immagine con la luce che è in grado di riflettere.

pannelli_riflettenti_ralph-dte.jpg

In presenza di luce naturale quando ad esempio ci troviamo in un ambiente illuminato dal sole (magari uno studio con ampie vetrate), avremo una luce riflessa nel caso in cui il sole incida con i suoi raggi ad esempio su una parete bianca che a sua volta li riflette sull’elemento da fotografare o riprendere. In tal modo il soggetto può essere investito da due fonti: quella diretta proveniente dal sole e quella riflessa proveniente da una parete che si trova dietro di lui e che illumina in modo tenue e sfumato la sua porzione di corpo che altrimenti sarebbe in ombra.

L’intensità della luce riflessa è direttamente proporzionale all’intensità della sorgente luminosa primaria (che sia il sole o un faretto da studio o ancora un soft box) ed alla qualità della superfcie riflettente.

L’esempio sotto è stato realizzato con una semplice compatta digitale ed un pannello riflettente bianco molto piccolo.

Nella prima foto non abbiamo inserito il pannello riflettente nell’illuminazione della scena. Notiamo l’ombra più marcata ed il faro sinistro del modellino quasi totalmente al buio.

senza-superficie-riflettente_ralph-dte.jpg

Nella seconda foto abbiamo inserito un pannello riflettente  bianco al lato sinistro della scena. La sua funzione è stata quella di smorzare l’ombra (prima troppo decisa) ed illuminare di luce riflessa la parte anteriore sinistra del modellino.

 con-superficie-riflettente_ralph-dte.jpg

Inoltre anche l’istogramma risulta più equilibrato e sono state necessarie minori regolazioni di apertura e tempi di esposizione per eseguire lo scatto. Ovviamente il risultato che si può ottenere con una Reflex è nettamente migliore ma più costoso :D.

Nota. Gli scatti sono stati effettuati volutamente in ambiente scarsamente illuminato per rendere maggiormente visibili le differenze.

Reflex digitale: l’obiettivo standard

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -8-
Titolo o argomento: Obiettivo standard

E’ l’obiettivo che restituisce la prospettiva così come la vede l’occhio umano. L’obiettivo standard per le reflex 35mm è il 43mm*. Il suo angolo di campo è molto simile a quello dell’occhio umano (50°-60°). Ricordiamo che gli obiettivi grandangolari hanno un angolo di campo maggiore a quello dell’occhio umano mentre i teleobiettivi hanno un angolo di campo inferiore. Le immagini prodotte dall’obiettivo standard appaiono assai naturali.

Altra definizione che si può dare è quella secondo la quale un obiettivo standard ha una lunghezza focale uguale alla diagonale del fotogramma. Le fotocamere 35mm hanno un fotogramma di dimensioni 24mm X 36mm, la cui diagonale è 43mm.

*Solo per questioni di convenzione si definisce standard il 50mm. In realtà il vero standard è il 43mm.

obiettivo-standar-normale_articolo-ralph-dte.jpg