Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2B – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Rubrica: Matematicamente Fisicamente Logicamente | Vehicle,  Aircraft & Spaceships Sim

Titolo o argomento: Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta di Einstein semplificando le nozioni fisiche per conoscerne la bellezza – Aspirazione a geometria variabile

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Aspirare aria motore in condizioni subsoniche

Il Concorde era dotato di quattro propulsori turbogetto (con postbruciatori), più precisamente quattro Rolls-Royce / Snecma Olympus 593. Questo tipo di motori a reazione può ricevere aria in aspirazione solo a velocità subsoniche quindi minori di 1 Mach. Tentare di immettere aria all’interno delle prese a velocità supersoniche (o addirittura ipersoniche come nella nostra simulazione ludica) avrebbe portato all’ingestibilità del flusso con generazione di onde d’urto incontrollate, raggiungimento di temperature elevatissime che richiedono materiali dedicati, rapida usura dei motori, possibili rigetti dell’aria stessa con conseguente impossibilità di aspirare comburente e bruciare combustibile. Questo significa che, al di là della nostra simulazione ludica spropositata in regime ipersonico a ben 8,5 Mach (effettuata per gioco solo grazie ad una gradita “anomalia” del sim),  il volo alle sole (si fa per dire) condizioni supersoniche sarebbe stato comunque impossibile da effettuare con quei motori. Ciononostante il Concorde era in grado di volare a più di due volte la velocità del suono. Come era possibile?

Premessa 1: La velocità del suono

La velocità del suono, ricordiamo, varia in base alla quota di volo poiché, in base alle altitudini, variano a loro volta le condizioni atmosferiche e quindi del fluido: temperatura, pressione, densità e viscosità dinamica dell’aria*4.

Il Numero di Mach è una grandezza adimensionale che indica il rapporto tra la velocità di un oggetto in un fluido (espressa ad esempio in m/s) e la velocità del suono nel medesimo fluido sotto le medesime condizioni. Il rapporto annulla le unità di misura che devono essere sempre rigorosamente le stesse (mi rivolgo agli appassionati meno abituati ai calcoli) rendendo di fatto la grandezza adimensionale.

Ad esempio nella stratosfera a 18.000 metri di altezza (limite massimo raggiungibile dal Concorde), ad una temperatura di -57°C, la velocità del suono vale circa 297 m/s (ovvero circa 1069 km/h). Pertanto se sto volando a 605 m/s (ovvero 2179 km/h) mi trovo a 2,03 Mach.

*4 Vi sono apposite tabelle che indicano le proprietà dell’atmosfera alle diverse altitudini. Il Concorde poteva volare ai limiti tra la troposfera e la stratosfera.

Premessa 2: Inversione delle condizioni fisiche del fluido

Più avanti con la lettura potreste chiedervi: “Ma se riduco la sezione di passaggio del fluido la velocità aumenta e la pressione diminuisce, perché allora ridurre la sezione di passaggio delle prese d’aria dei motori a velocità supersoniche?”. Perché a velocità supersoniche, potremmo affermare con le dovute cautele, tali condizioni si invertono. Per semplicità riassumiamo come segue.

Regime subsonico: quando l’aria è subsonica, se una sezione di passaggio si riduce (condotto convergente), la velocità dell’aria aumenta e la pressione diminuisce.

Regime supersonico: quando l’aria è supersonica, se la sezione di passaggio si riduce (condotto convergente), la velocità dell’aria diminuisce e la pressione aumenta.

Molti altri si chiederanno a proposito dei fluidi: “Ma veramente quando vado a tappare parzialmente l’uscita della cannella dell’acqua aumento la pressione!”. Sebbene tutti abbiamo pensato in questo modo almeno una volta nella vita, in realtà il getto che vedete invigorirsi si invigorisce perché aumenta la velocità del fluido non la pressione la quale, anzi, diminuisce se utilizzate il vostro dito come tappo parzializzatore. Ne trovate dimostrazione sui testi di “Dinamica dei fluidi” (per avvicinarvi a tali calcoli, senza impazzire con strumenti matematici che richiedono un approccio metodico complesso, potete cercare questi argomenti nei testi di Fisica per gli Istituti tecnici).

Fondamentale, direi propedeutica, è senza dubbio la comprensione di concetti quali i “Principi di conservazione” (della massa, dell’energia, della quantità di moto…) e la comprensione delle diverse condizioni che si presentano quando un fluido è incomprimibile (come l’acqua) o comprimibile (come l’aria in un compressore). Al termine di questa rubrica inseriremo nelle conclusioni indicazioni per i percorsi teorici di studio affini a questi temi.

Premessa 3: Inversione dei controlli in regime transonico

Ulteriore premessa di cui tener conto va posta sull’inversione dei controlli in regime transonico. Questo fenomeno si verifica a cavallo tra la velocità in regime subsonico e la velocità in regime supersonico e comporta una risposta anti-intuitiva dei controlli. In sostanza il velivolo, in questo transitorio, restituisce risposte diverse – inverse rispetto ai comandi impartiti. Il pilota in questa fase viene notevolmente assistito dai computer di bordo, inoltre si genera ulteriore spinta, mediante i post-bruciatori (con conseguente notevole consumo addizionale di carburante), per rendere questa transizione il più breve possibile.

Esasperazione della tecnica: Aspirazione a geometria variabile

Per permettere al Concorde di volare in regime supersonico, facendo al tempo stesso entrare aria nei motori in regime subsonico, fu concepito un assieme di cinematismi composto da alette e porte (vedi gli schemi proposti) che costituiva un peculiare sistema di aspirazione a geometria variabile della lunghezza di ben 3,5 metri. Questi dispositivi sono posti all’interno delle prese d’aria dei motori. Il loro scopo è quello di modulare il flusso d’aria in ingresso per variarne la velocità  e controllare i fenomeni che hanno luogo nel repentino passaggio dal regime supersonico a quello subsonico, primo tra tutti la formazione di “onde d’urto” o “shock wave” (che sono perpendicolari al flusso, vedi gli schemi proposti). Durante questo rapido passaggio si verifica una trasformazione solamente parziale di energia cinetica in energia di pressione perché tale fenomeno è fortemente dissipativo. Nello schema proposto è possibile osservare la disposizione dei vari organi.

La geometria variabile delle prese d’aria dei motori permetteva di ridurre progressivamente la velocità dell’aria in aspirazione. L’aria così raggiungeva i compressori a velocità subsonica mediamente attorno a 0,5 Mach anche quando il velivolo viaggiava a due volte la velocità del suono.

Nelle prime versioni prototipali del Concorde il controllo delle alette e delle porte delle prese d’aria era di tipo analogico ma si insistette molto per progettare un sofisticato sistema elettronico al fine di rendere il velivolo estremamente controllabile e sicuro in ogni situazione. Vi era una configurazione specifica persino in caso di guasto di un motore a velocità supersoniche dove, altrimenti, l’improvvisa mancanza di spinta avrebbe innescato squilibri di intensità tale da distruggere l’aereo prima che i piloti potessero rendersene conto.

A livello progettuale le prese d’aria del Concorde rappresentavano la parte più critica dell’intero gruppo propulsivo. Il loro corretto funzionamento, con tutte le onde d’urto nelle posizioni corrette, era responsabile per ben il 63% della spinta positiva netta del propulsore. Questa raffinata soluzione di gestione avanzata dell’aria permetteva al Concorde di viaggiare a Mach 2 senza l’impiego continuo dei post-bruciatori (con un notevole risparmio di carburante).

Si trattava di una soluzione di tipo adattivo che permetteva di ottenere ad ogni velocità, e condizione di volo, il corretto flusso d’aria immesso nei compressori alla corrispondente velocità ottimale. La configurazione ottimale doveva in ogni caso essere orientata alle velocità supersoniche per questo, sebbene le prese d’aria esternamente potessero sembrare tutte uguali, in realtà erano orientate ognuna lungo le differenti linee di incidenza dei flussi di ingresso. Durante il volo a velocità supersoniche ciò produceva le condizioni ottimali di ingresso dell’aria; tuttavia durante il decollo si generavano effetti diversi di vibrazione sulle giranti dei quattro motori.

Esasperazione della tecnica: Alette e Porte

Il sistema di aspirazione a geometria variabile, la cui ammissione ha sezione rettangolare, impiega due alette (o rampe) mobili lungo la superficie superiore del condotto e due porte poste lungo la superficie inferiore (vedi gli schemi proposti). Alette e porte sono azionate idraulicamente sotto stretto controllo dei computer di bordo. Le alette, che non interferiscono reciprocamente, possono muoversi verso l’alto e il basso, con una rotazione limitata, al fine di controllare finemente il flusso d’aria. A velocità supersoniche esse deviano parzialmente il flusso d’aria in modo da rallentarlo prima che raggiunga i compressori. Lo fanno in modo preciso, riducendo le turbolenze e distribuendo l’aria in modo più uniforme. Contibuiscono inoltre a gestire le onde d’urto che si formano quando il velivolo supera Mach 1 impedendo così indesiderati disturbi del flusso d’aria che possono sia danneggiare meccanicamente il motore (sollecitazioni termiche, vibrazioni, fenomeni di erosione superficiale), sia impedirgli di “respirare” correttamente (fenomeni di choking, ovvero soffocamento del flusso, surging, una sorta di rigurgito del flusso, fino allo stallo dei compressori, ovvero all’incapacità di operare sul fluido in ingresso alle prese d’aria).

Le porte hanno una maggiore mobilità rispetto alle alette ragione per la quale modificano significativamente la geometria delle prese d’aria. Permettono un maggiore afflusso di aria ai motori durante il decollo, così come possono bypassare l’aria in eccesso in caso di spegnimento del motore (vedi il quarto schema proposto “Shut down”).

Esasperazione della tecnica: Configurazioni

Durante la fase di decollo, e a velocità subsoniche, alette e porte (primarie) garantivano all’aria la massima sezione di passaggio. Le alette erano sollevate in posizione quasi orizzontale e le porte, anch’esse sollevate, garantivano elevato afflusso d’aria ai motori favorendo sia l’alimentazione (porta anteriore), che la refrigerazione (porta posteriore). Le porte secondarie dell’aria invece erano chiuse per far fluire tutta l’aria in aspirazione al motore e destinarla alla combustione.

A cavallo del regime transonico (transitorio di coesistenza, in uno spazio tridimensionale, di zone di flusso in regime subsonico e zone di flusso in regime supersonico che si presenta in un range  tra Mach 0,8 e Mach 1,2) si chiudevano dapprima le porte (approssimativamente a velocità di Mach 0,9) e, successivamente (Mach 1,3), le alette (o rampe) si abbassavano al fine di controllare le onde d’urto. Ed è proprio il controllo delle onde d’urto che permette di rallentare debitamente il flusso d’aria in quanto esse sono responsabili della forte decelerazione del flusso il quale, essendo comprimibile (o compressibile) inevitabilmente aumenta la sua pressione.

Fenomeni teoricamente legati a quelli descritti li abbiamo visti nei condotti di aspirazione dei motori endotermici 4 tempi sovralimentati mediante turbocompressore, o mediante compressore volumetrico, ove l’errato dimensionamento dei condotti stessi porta l’aria a “viaggiare” a velocità eccessive tali da indurre fenomeni incontrollati e distruttivi contro le valvole di aspirazione. Ma riprenderemo questo tema in apposite rubriche : )

In prossimità della velocità di crociera (Mach 2,02-2,04) le alette si abbassavano ulteriormente per ridurre la velocità del flusso d’aria adattandola alle esigenze dei compressori. La corretta inclinazione delle alette (o rampe) era calcolata in base al rapporto di pressione di aspirazione, ai numeri di Mach, alla velocità del motore, all’angolo di attacco e all’angolo stesso delle alette, in un dato momento, che doveva essere aggiornato alle nuove esigenze.

Durante il volo a Mach 2, quindi, l’aria non solo viene rallentata dalle prese d’aria, ma viene anche compressa e la sua temperatura va in contro a forti incrementi. Questa compressione, in questa fase del volo, è utile perché significa che i compressori dei motori hanno meno lavoro da fare, ma l’aumento della temperatura di circa 200 °C porta alla necessità di impiego di metalli speciali per la realizzazione dei motori. Possiamo a tutti gli effetti considerare il sistema di prese d’aria dei motori del Concorde un sistema di compressione esterno basato su onde d’urto.

Mentre il Concorde è in volo, incontra tutti i cambiamenti di temperatura e pressione dell’aria che causano disturbi al modello d’onda previsto nelle prese d’aria. I computer possono rilevare questi cambiamenti durante il volo e apportare le modifiche correttive alle posizioni delle alette. Il flusso d’aria richiesto dai quattro motori del Concorde è così ottimale. Allo stesso modo, qualsiasi modifica nelle impostazioni di potenza dei motori richiede correzioni del flusso d’aria.

Una configurazione specifica in caso di guasto motore

In caso di guasto al motore la mancanza di spinta porterebbe uno squilibrio notevole al velivolo il quale, viaggiando a velocità supersoniche, subirebbe danni estremamente gravi alla cellula in tempi estremamente ridotti. In caso di guasto il motore non genererebbe più spinta e l’ingresso forzato di aria diventerebbe una resistenza aerodinamica. Il velivolo sarebbe così soggetto a imbardata con chiusura verso il motore spento. L’ala sul lato opposto al motore guasto si muoverebbe temporaneamente più velocemente, guadagnando portanza e sollevandosi. L’effetto che si produce è un combinato di rollio e imbardata verso il motore spento. Essendo però disponibile l’aria che il motore non è in grado di utilizzare, la si può utilizzare, deviandola verso il basso, per sollevare l’ala e livellarla con l’altra. Questo effetto lo si ottiene abbassando la porta in modalità di scarico. Dopodiché si può contrastare l’imbardata con il timone. Quest’utlima operazione sarà già stata iniziata dagli auto-stabilizzatori controllati dai computer di bordo al fine di agevolare il pilota.

L’aria pertanto verrebbe in parte convogliata sulla parte superiore del motore (attraverso la porta secondaria superiore) a seguito dell’abbassamento delle alette fino a fine corsa, mentre una parte considerevole della portata massica verrebbe scaricata tramite la prima porta che questa volta si aprirebbe verso l’esterno fungendo da scarico per ridurre la resistenza aerodinamica e da flap per sollevare l’ala.

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Rubrica: Matematicamente Fisicamente Logicamente | Vehicle,  Aircraft & Spaceships Sim

Titolo o argomento: Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta di Einstein semplificando le nozioni fisiche per conoscerne la bellezza – Spostamento del centro di pressione

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I limiti reali

Sebbene il Concorde fosse dotato di una forma studiata per le alte velocità, con ala a delta*3 ogivale dalla geometria piuttosto arretrata che allungava notevolmente il bordo d’entrata, conseguente corda molto larga (ovvero la retta che congiunge il bordo d’entrata dell’ala, o d’attacco, a quello d’uscita, detto anche di fuga) e apertura ridotta, non avrebbe mai potuto superare in sicurezza nemmeno di pochi decimali la velocità massima di 2,04 Mach. Ciò è dovuto ad una moltitudine di fenomeni fisici, dai profondi effetti distruttivi, la cui intensità cresce rapidamente anche per modesti incrementi di velocità (crescita non lineare).

*3 Ovvero con la forma tipica triangolare (dei velivoli supersonici) che richiama la lettera greca Δ.

Spostamento del Centro di Pressione

Il Centro di Pressione è il punto su un’ala (o su una superficie aerodinamica) in cui agisce la risultante delle forze aerodinamiche (nello schema in basso indicata con il vettore “R” di origine “cp”). In pratica, è il punto in cui si applica la “forza di sollevamento” per produrre una “rotazione nulla” attorno al punto stesso (si dice cioè che il momento delle forze coinvolte è nullo). Il centro di pressione cambia in funzione della velocità del velivolo, dell’angolo di attacco dell’ala (o Angolo di Incidenza o Angle of Attack) e della distribuzione delle forze aerodinamiche sull’ala. A basse velocità, il centro di pressione è solitamente più vicino al bordo di attacco (zona anteriore dell’ala), mentre a velocità più elevate (come quelle supersoniche) il centro di pressione tende a spostarsi verso il retro dell’ala inducendo il beccheggio del velivolo con il muso che punta verso il basso e conseguente perdita del corretto assetto di volo.

In sostanza a mano a mano che il Concorde si avvicinava alla velocità di crociera di 2,02 Mach si produceva una rotazione dell’asse longitudinale attorno all’asse trasversale detta “beccheggio” di tipo negativo ovvero “picchiante” (lo avvertite in maniera similare in auto quando agite sui freni e l’anteriore si abbassa, anche se è dovuto a fenomeni differenti). Ovviamente le ali del Concorde furono progettate per minimizzare lo spostamento del centro di pressione che fu così contenuto a circa 2 metri. Per ottimizzare l’assetto di volo, nelle fasi di accelerazione e decelerazione, un sistema attivo di pompe distribuiva il carburante tra i vari serbatoi spostando di fatto il centro di gravità del velivolo così da mantenere l’equilibrio longitudinale (un po’ come i sistemi attivi banditi dalla F1 che però agivano sulle sospensioni, non sul carburante, in virtù dell’ottimizzazione di beccheggio, rollio e imbardata).

Oltre i 2,04 Mach non vi era modo di compensare in modo ottimale lo spostamento del centro di pressione arrivando ben presto ad una perdita di assetto fortemente destabilizzante.

Leggere il grafico (immagine in basso)

Nel grafico che riportiamo in basso troviamo il Vento relativo indicato con V (ovvero il flusso d’aria che viene generato dal nostro spostamento ad una velocità V), la Portanza indicata con “L”, “Lift” (peperdincolare alla velocità della corrente indisturbata V), la Resistenza con “D”, “Drag” (parallela alla velocità della corrente indistrubata V), la corda del profilo alare con “c” (ovvero la retta che congiunge il bordo d’attacco dell’ala a quello d’uscita), l’Angolo d’attacco con “α” (ovvero l’incidenza del profilo alare, l’angolo che si forma tra il vento relativo “V” e la corda “c”), il momento aerodinamico con “M” (che è positivo, senzo orario, se cabrante), la Forza Normale con “N” e quella Assiale con “A”. Semplici relazioni trigonometriche legano la forza Normale e Assiale, tramite l’angolo di attacco, alla Portanza ed alla Resistenza.

L’azione aerodinamica è indicata con “R” ed è il vettore risultante delle forze aerodinamiche agenti sull’ala ed ha origine nel Centro di Pressione “cp” (punto di applicazione della risultante delle forze aerodinamiche).

La forza “R” ed il momento “M” possono essere rappresentati rispetto a qualsiasi punto sulla corda ma è opportuno considerare che, sebbene la forza non cambi, il momento dipende assolutamente dal punto rispetto al quale si decide di valutarlo.

Il Centro Aerodinamico (o fuoco) è invece il punto rispetto al quale il momento aerodinamico rimane costante al variare dell’angolo di attacco. Generalmente nei profili alari il Centro Aerodinamico giace a circa 1/4 della lunghezza della corda (c/4) definito Quarto di Corda.

Per garantire la stabilità del velivolo il Centro di Gravità “c.g.” deve trovarsi avanti al Centro Aerodinamico “c.a.”, tuttavia in un’ala con struttura classica il centro aerodinamico si trova attorno al 25% della corda (c/4) mentre il centro di gravità si trova attorno al 40% della corda, quindi più arretrato. Si pone rimedio operando un affinamento delle geometrie tramite l’incremento dell’angolo di freccia e la rastremazione dell’ala. Volgarmente potremmo dire che le ali vengono sviluppate verso la coda del velivolo. Il centro di gravità può arrivare così attorno al 20% della corda (c/5) garantendo la stabilità.

Per i dovuti approfondimenti (temi completi, matematica, fisica, esempi reali, rappresentazioni grafiche, ecc.) si rimanda ai corsi di Progetto dei Velivoli delle facoltà di Ingegneria Aerospaziale ed ai corsi di Aerodinamica delle facoltà di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale.

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C’era una volta il Concorde

Chi non conosce, anche solo per la fama, lo spettacolare Concorde o, più precisamente, l’Aérospatiale-BAC Concorde? Un velivolo tecnicamente ampiamente argomentabile per gli elevati pregi contrappesati da elevate difficoltà tecniche* per le quali il volo poteva persino risultare molto instabile (fino a distruttivo) al di fuori di ben definite condizioni di utilizzo. Le condizioni di volo esasperate per il quale era previsto hanno indotto di conseguenza lo studio e la progettazione di accorgimenti tecnici notevoli alcuni dei quali andremo ad osservare rapidamente in questa serie di articoli.

*Per l’approfondimento delle quali rimandiamo ad appassionati magistrali e profondi esperti di settore.

Pausa Sim

Così, senza dilungarmi oltremodo, mi ritrovo in alcune pause in cui distolgo la mente dai miei progetti, pensieri e lavori, ad utilizzare il simulatore di volo da browser GEO-FS (che inizialmente, 2010-2015, stava per Google Earth Flight Simulator). Tra i velivoli proposti vi è anche il Concorde che risulta tanto affascinante quanto ostile e difficile da trattare se pilotato*2 senza l’aiuto dell’elettronica. Le condizioni di simulazione possono diventare ancora più ostili se includiamo il meteo real-time METAR con vento, turbolenze, termiche, il ridge-lift (o slope lift), le nuvole, le precipitazioni, la nebbia e specie se il volo è simulato con me che amo andare a stuzzicare le situazioni critiche ai margini del range di utilizzo previsto (“Non c’è niente di speciale ad essere normale” recita saggiamente una curiosa pagina social).

*2 Prendete con le pinze il verbo pilotare che in questo caso è ovviamente definito nella dimensione di un Sim.

Oltre i valori tecnici possibili

In una di queste simulazioni, nel sorvolare l’Atlantico, mi discosto dai valori noti per il velivolo, ovvero dai 2,02 Mach di velocità di crociera e 55.000 piedi di quota, con lo scopo di spingere verso un lieve incremento. Ed è a seguito di questa malsana idea che scopro un piacevole errore nel motore fisico del sim (probabilmente voluto perché genera notevole attrattiva). La velocità continua a crescere oltre ogni parametro di progetto, oltre ogni sentimento, oltre ogni possibilità reale per il velivolo considerato. Nel mio test ludico ho spinto la simulazione addirittura oltre gli 8,5 Mach, oltrepassando abbondantemente la barriera del regime ipersonico, ad una quota di ben 96.000 piedi (circa 29 chilometri, pressappoco il triplo rispetto ai voli di linea).
Sul cockpit virtuale l’anemometro, raggiunto il valore 5 per il quadrante espresso in Mach, inizia un nuovo giro mentre per il quadrante espresso in Nodi ciò avviene al valore di 1200. Al di là degli strumenti principali, proposti virtualmente in sintesi sovraimpressa (tasto H per le varie modalità), vi è sul pannello degli strumenti reali, subito dietro la cloche, un indicatore apposito che esprime il totale dei Mach raggiunti (è necessario utilizzare il mouse, tasto sinistro, sommato al tasto CTRL, oppure un mouse 3d o uno Jog-Shuttle, per spostarsi dentro la cabina e apprezzare i vari dettagli degli strumenti attivi).

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Il pedale della frizione nelle simulazioni

Rubrica: Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Quanto è utile il pedale della frizione nelle simulazioni?

Rispondendo a: Alessandro

Alessandro scrive: Vorrei chiedere un illuminante parere riguardo l’impiego del pedale frizione, quindi del cambio, nei SIM. Passando da GT5 a Race07, sto scoprendo i pregi dei sim per pc ma mi chiedo se valga la pena di sostituire il mio Logitech Driving Force GT con pedaliera “acceleratore/freno” e un sequenziale (che non uso mai a favore dei minipaddles sul volante), con una periferica più moderna e soprattutto dotata di cambio ad H e frizione. Mi chiedo a questo punto che senso abbia installarla sulle varie pedaliere Logitech, Trustmaster, Fanatec, ecc..

Generalmente il pedale della frizione non viene utilizzato da chi utilizza simulatori di guida o pseudo tali, si tratta però di un grave errore perchè i vantaggi che può dare non sono pochi. Tuttavia, piuttosto frequentemente, gli utilizzatori di sim guidano effettuando manovre che io definisco di tipo “gaming” (ossia basate su astuzie che permettono di ottenere vantaggi di velocità e stabilità del veicolo solo su sim, fedeli o arcade, ma non nella realtà). Tali manovre permettono di ottenere vantaggi superiori a quelli che si otterrebbero adottando una guida realistica accompagnata dall’uso della frizione. Ci sono diverse situazioni in cui l’utilizzo di questo pedale può essere impiegato con successo per variare la coppia motrice (in partenza, in frenata, in scalata, in situazioni di emergenza, in sbandata, in testacoda, ecc.), si tratta però di situazioni che preferisco non riportare dettagliatamente perchè si tende poi a provarle su strada (in Italia non c’è la cultura di andare in pista purtroppo…) generando situazioni pericolose. Io personalmente su Live for Speed l’ho sempre utilizzata in tutte le situazioni, se non altro sui veicoli che ne sono provvisti anche nella realtà, mentre sui veicoli di formula solo per partire. Personalmente non posso consigliarti un volante anziché un altro in quanto ho provato un solo marchio e non posso effettuare confronti che siano completi e imparziali. Posso però dirti che sono stato piacevolmente colpito dall’esperienza avuta con una nota azienda Svizzera e, in particolar modo, con il servizio di assistenza tecnica che si è rivelato molto serio (vedi l’articolo “Prodotti difettosi: i disagi dell’ecommerce“).
Quindi concludendo è molto probabile che l’utilizzo del pedale della frizione non ti dia alcun vantaggio in termini di tempo sul giro in quanto le manovre di tipo gaming sono molto più redditizie nel mondo virtuale, resta però il fatto che la frizione risulta fondamentale se si stanno effettuando simulazioni a scopo tecnico, sempre tenendo conto che anche il migliore tra i simulatori si distanzia notevolmente dalla realtà e che non è possibile andar forte nella realtà se si è gagliardi con il simulatore mentre il contrario è possibile ma non scontato. Sim come GT5 e Race07 sono piuttosto arcade ed i modelli fisici perdonano molti errori che nella realtà si tramuterebbero in situazioni fortemente critiche. Assetto corsa l’ho provato in questi giorni e, sebbene non sia male, i creatori sostengono che anch’esso sia un arcade. LFS (Live for Speed) e NetKar Pro sono a mio avviso i migliori in assoluto e riescono a riprodurre molte delle situazioni che si verificano nella realtà durante la guida in pista. Il gioco online con LFS è ricco di funzioni mature e funzionali mentre lo stesso non si può dire di NetKar Pro che accusa diversi deficit nell’online gaming. Anche rFactor risulta piuttosto semplificato da un punto di vista del motore fisico mentre non ho ancora idea di come sarà la versione 2 per la quale però si prevede un notevole passo avanti verso una simulazione di buon livello. Ci sono poi i simulatori professionali, dove la frizione è d’obbligo, nei quali si ricreano le situazioni in cui si troveranno veicoli di nuova progettazione, tuttavia non sono dei videogiochi anche se sembrano tali, inoltre costano cifre da capogiro e non danno possibilità di generare sfide o corse online. Infine ci sono i sim professionali per il grande pubblico molto simili a quelli utilizzati dai piloti di F1 (solo allo scopo di imparare le curve e ricordare le marce utilizzate nei vari settori) che possono essere noleggiati da chiunque lo desideri (vedi l’articolo “Simlazioni in grande stile“).

 pedaliera_simulatore_guida.jpg

Image’s copyright: fanatec.com
Reworking image by: ralph-dte.eu

Assetto Corsa Technology Preview – Kunos Simulazioni

Dagli stessi creatori di NetKar PRO ne è diretta evoluzione. Introduce una qualità grafica impressionante che si basa sull’High Dynamic Range Imaging, dove l’intervallo tra le aeree chiare e quelle scure della scena è molto più esteso, conferendo grandi doti di realismo visivo. Non è però la grafica il fattore determinante che conferisce attraenti doti ad un sim, o quantomeno non dovrebbe esserlo. Assetto Corsa ha ben altre doti da sfoggiare che a mio avviso sono più importanti, infatti riproduce con elevata fedeltà i comportamenti dinamici del veicolo con sottosterzi, sovrasterzi, trasferimenti di carico e ritorni dello sterzo molto prossimi alla realtà*.

Ad un primo test la fisica del simulatore sembra essere notevole, ad esempio quando si entra in curva ad una velocità eccessiva, e si innesca il sottosterzo, a mano a mano che si alleggerisce il gas riportando la vettura sulla linea di corda, si avverte un ritorno dello sterzo la cui rapidità varia con il riacquisto di aderenza dei pneumatici e con l’alleggerimento dell’avantreno che riporta la vettura in condizioni di equilibrio. Anche le sbandate sono graduali e prive di quel fastidioso effetto ON/OFF che si avverte su molti simulatori in cui l’aderenza sembra avere dei buchi dove il sim non riesce a reperire gli input validi per la ricostruzione accurata della situazione. Le masse sono fedelmente riprodotte e questo si ha modo di verificarlo cercando di mettere in crisi la vettura magari durante una brusca frenata (ad esempio commettendo volontariamente l’errore di iniziare a sterzare troppo presto) o durante un rapido cambio di traiettoria lungo una successione di curve o esagerando fino a innescare un sovrasterzo con pendolo. Specie quando si perde l’assetto del veicolo e lo si riacquista un istante dopo, sembra avvertirsi il contributo della barra antirollio anteriore. Il rollio e l’imbardata, in particolar modo, assomigliano moltissimo a quelli delle reali vetture, al termine di un testa-coda lo “sballottamento” dell’auto è sincero e lascia intravedere il contributo della barra antirollio. Qualche dubbio lo nutro circa la presenza o meno del sistema anti-dive, che rappresenterebbe un grande passo avanti nella simulazione della dinamica del veicolo amatoriale, e di cui non sono riuscito ad avvertire gli effetti. Da notare piacevolmente la posizione che le mani del pilota virtuale assumono sul volante durante una curva ad ampio raggio, durante una curva a stretto raggio e durante il cambio di marcia. Si tratta di quei dettagli che lasciano percepire quel tocco di professionalità in più sembre ben accetto. Inoltre se lascerete la pista per fare una visitina alla ghiaia avvertirete il rumore dei sassolini nei parafanghi anche al rientro in pista per alcuni istanti (la gomma calda appiccica…).

Insomma sebbene non possiate sostituire la realtà con un simulatore (qualunque esso sia) e non possiate giudicare voi stessi come abili piloti senza aver maturato una distinta esperienza reale in pista, potete pregustare il sapore del’habitat di alcune delle auto più affascinanti concepite per la velocità.

La versione Technology Preview, che è possibile ricevere gratuitamente e in anteprima se si possiede già Netkar Pro, permette di testare il prodotto (senza limiti di tempo) utilizzando una sola vettura (Lotus Elise SC), un solo tracciato (Magione) e settaggi, della simulazione e delle opzioni, parziali. E’ possibile inoltre riportare bug, errori e proposte di ottimizzazione, prima del rilascio definitivo, sia attraverso il menu del sim, sia sul sito ufficiale di Assetto Corsa. Gli screenshot presenti sul sito web ufficiale di Assetto Corsa non sono stati ritoccati ed i creatori del sim suggeriscono l’utilizzo di schede video tipo Nvidia GTS 450 oppure AMD Radeon HD5770. Io personalmente pur utilizzando una scheda video più modesta (ATI Mobility Radeon HD 4650** con 1024 MB di memoria grafica dedicata DDR3) ho ottenuto risultati più che soddisfacenti per le mie esigenze considerato che dò peso quasi esclusivamente alla dinamica del veicolo, certo è che anche l’occhio rimane positivamente colpito e non posso negare che, guardando i replay, si rimane impressionati dalla fedeltà dei dettagli e da come l’HDR permetta di esaltarli.

Trovi maggiori dettagli su www.assettocorsa.net

*La mia impressione non deriva dalle suggestioni maturate utilizzando diversi sim, bensì dall’esperienza condotta nella vita reale su reali auto da corsa in anni di carriera; puoi ad esempio vedere la prova condotta con la Tesla Roadster che molto ha in comune con la Lotus Elise eccezion fatta per una massa maggiore dovuta al pacco batterie (Gallery fotografica Tesla Roadster provata da Ralph DTE).
**Settaggi grafici al momento della prova da cui abbiamo ricavato gli screenshot in basso: Resolution 1600×900 pixel; Full screen rendering; 4x Anisotropic Filtering; 4x Anti-Aliasing (range: off – 8x); 4x Fast Approximate Anti-Aliasing (range: off – 6x); Medium shadow resolution (range: very low – high); 6 Motion Blur (range: off – 12); HDR enable; Low Cubemap resolution (range: very low – high); 2 Faces per Frame (range: none – 6).

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Un foglio elettronico per il calcolo rapido dei rapporti del cambio su un simulatore di guida

Rubrica: Le domande dei lettori | Curiosità della tecnica da corsa

Titolo o argomento: Su quali basi realizzare un foglio elettronico per il calcolo rapido dei rapporti del cambio su un simulatore di guida

Rispondendo a: Alessandro

Vorrei realizzare una tabella excel per il gear ratio inserendo magari i dati di potenza e coppia dell’auto in modo da ottimizzare velocemente i rapporti. Ho provato a settare i rapporti in base “all’orecchio” ma alla fin fine lo stesso risultato lo ottengo così:

Reset del cambio;
Aumento la marcia finale al max (tutto a dx);
Riduco al min consentito la vel. max (tutto asn);
Con la marcia finale imposto la velocità desiderata.

In pratica vorrei cercare di ottenere uno strumento che mi consenta di arrivare velocemente (tramite appunto una tabella excel dove inserire dei dati) a una base del gear ratio il più possibile vicino all’ottimizzazione per la tal macchina con la tal coppia/potenza. Un po’ come si fa credo nella realtà, arrivando nel tal circuito. Poi è ovvio che ci sarà la data curva dove allungare o accorciare per es. la 3a marcia ma ciò è un altro  problema. Ho visto che esistono miriadi di teorie e tabelle già fatte ma solitamente sono poco chiare (vedi file excel). Avete magari qualche consiglio su come potrei realizzarla per il mio simulatore? Inserendo non so, un parametro moltiplicatore o divisore… o magari sapreste indicarmi dove trovarne una semplice che faccia al caso mio?

Risposta

Capisco quali siano le tue intenzioni con il foglio di calcolo, tuttavia, in pista, più che sulla coppia/potenza, che comunque è importante/fondamentale in fase di prima progettazione del veicolo, si usa come base di riferimento la tipologia di curve dei diversi tracciati per affinare le performance del veicolo e adattarlo alle più varie esigenze. Quando si genera un gear ratio per una vettura, questo può avere una spaziatura uguale tra una marcia e l’altra oppure una variazione con crescita lineare o con crescita esponenziale della spaziatura, ed è sulla base di questa matematica che puoi impostare il tuo foglio elettronico.

Nonostante ciò il cambio che si otterrà verrà ulteriormente modificato per evitare ad esempio che un rapporto ci porti in prossimità della staccata per inserire poi la marcia successiva per un tempo inferiore ai 3 secondi. Simili situazioni si verificano spesso e sono da considerarsi errori madornali sia per il tempo perso per una cambiata inutile a salire (e a scendere) che per la perdita di velocità dovuta all’interruzione, seppur minima, della trazione.

Altro errore che si fa di frequente è quello di raggiungere la velocità massima al massimo dei giri, questa invece deve essere raggiunta quando il contagiri ha ancora del margine prima del limite, ciò aiuta nelle scie a non imballare il motore e permette di raggiungere meglio la velocità massima quando si è ancora nella zona crescente della curva di potenza. Sebbene all’orecchio il motore possa sembrare più lento, ci si accorge ben presto che si sta andando più forte (ovviamente è questione anche di esperienza e quindi di trovare le giuste proporzioni anche con il rapporto al ponte).

Altro fattore importante riguarda la coppia motrice, durante la percorrenza di una curva ci si può accorgere che la vettura tende a sottosterzare o a sovrasterzare, questo, quando si ha l’assoluta certezza di un setup equilibrato, può dipendere da un errato rapporto di trasmissione che non favorisce l’inserimento qualora non venga generato il corretto momento di imbardata. In ingresso curva il retrotreno deve manifestare una leggera tendenza ad anticipare l’avantreno (ma proprio leggera). In uscita ciò non deve accadere e, anzi, la vettura deve risultare leggermente sottosterzante al fine di permettere al pilota di aprire tutto il gas quanto prima.

Se nel momento in cui si sta per uscire dalla curva, il rapporto del cambio utilizzato tiene il motore nei pressi del picco di coppia massima, la vettura potrebbe risultare inguidabile, al contrario, superata la coppia massima, la coppia motrice tenderà a calare e sarà più facile spalancare (ragione per cui chi prende le chicane con esitazione rischia di più di sbandare rispetto a chi le prende a giri elevati con una coppia motrice che certo non salirà ma, al contrario, sarà in calo).

La distanza tra un rapporto e l’altro non deve implicare grandi salti del numero di giri ma nemmeno salti troppo brevi che possono dare la sensazione di un’accelerazione più violenta che però si traduce in una velocità di punta minore e in una apparentemente paradossale fatica ad accelerare.

Per avere la certezza che il cambio ottenuto sia valido, bisogna effettuare dei test di accelerazione scaricando tutte le marce e valutando in quali frangenti la vettura ha fatto più fatica, ovviamente va considerata l’influenza del carico aerodinamico che cresce al crescere della velocità, la superficie frontale del veicolo, la massa del veicolo, ecc.

Link correlati
Relazione tra velocità e rapporti del cambio
Rapportatura del cambio in un’auto da corsa

Spaziatura cambio costante  Spaziatura cambio lineare Spaziatura cambio esponenziale

Spaziatura del cambio da sinistra verso destra rispettivamente: costante, lineare, esponenziale.

Lavorare nel mondo delle simulazioni motoristiche

E’ risaputo quanto i giovani (di recente anche i meno giovani) stiano frequentemente “appiccicati” al computer. Molti lo utilizzano anche come mezzo di evasione dalla realtà e amano soprattutto simulatori e videogames che riescano ad imitare, con buona approssimazione, situazioni reali. Ne sono un  chiaro esempio i simulatori di guida di auto, moto, mezzi pesanti, aerei, treni, imbarcazioni…

Il bello è che l’industra della meccanica e dei trasporti ha sempre più bisogno di personale qualificato che sappia utilizzare software di simulazione, allo stesso tempo però è importante avere una specifica preparazione tecnica. E’ necessario pertanto essere dei periti o degli ingegneri (meccanici, elettronici, informatici…) ed è altrettanto necessario saper maneggiare con destrezza software che permettono di effettuare sì delle simulazioni, ma da un punto di vista strettamente professionale ed allo scopo di  conoscere e migliorare un prodotto.

Pertanto, se il vostro desiderio è quello di essere pagati per utilizzare dei simulatori (trasformando quindi la vostra passione per i simulatori in un lavoro), sappiate che questo è possibile a patto di prenderla molto seriamente e metter mano e cervello sui libri. Aziende come Mechanical Simulation Corporation (www.carsim.com) concentrano il loro lavoro sulle simulazioni di guida (handling, sicurezza stradale, performance…) e sulle simulazioni per la progettazione e l’evoluzione dei veicoli, fornendo importanti strumenti alle aziende del settore automotive.

Simulazioni motoristiche professionali Aziende interessante alle simulazioni motoristiche

A sinistra un simulatore di guida professionale dotato del software “CarSim”. A destra i clienti di Mechanical Simulation Corporation che produce CarSim.

Simulatori di guida gratuiti

BMW, Renault e Volvo mettono a disposizione interessanti proposte gratuite

Certo se siete abituati a Live for Speed, NetKar Pro, Rfactor o iRacing, potreste trovarli molto semplici ma sicuramente divertenti. Si tratta di versioni limitate (cedute gratuitamente ovviamente a scopo commerciale) con pochi circuiti ma che senza ombra di dubbio garantiscono una buona dose di divertimento se avete un po’ di tempo da perdere…

La BMW mette a disposizione un simulatore nel quale potrete provare il comportamento di guida della M3 E92. Non è male ma ci aspettiamo che lo aggiornino anche con nuove vetture proposte negli ultimi anni e, perchè no, anche con i miti del passato…

Copia il link:
http://www.bmw.it/it/it/newvehicles/mseries/m3coupe/2007/game/content.html

La Renault mette a disposizione un curioso simulatore di corse di camion. Sbizzarritevi!

Copia il link:
http://truckracing.renault-trucks.com/en/

Infine la Volvo mette a disposizione un simulatore in cui si può provare una divertente esperienza di guida tra il passato e il futuro. Sono infatti presenti diverse vetture tra le quali la vecchia Volvo 850 Station Wagon e l’ancor più vecchia berlina Volvo 240. Non mancano versioni superturismo della S40 e della S60 per proseguire poi con le più attuali Volvo C30 e le concept del futuro… La guida è decisamente divertente. Il realismo non è estremo ma gratuito. I dettagli sono tanti e le prestazioni decisamente intriganti. Il sottosterzo è un pelo troppo accentuato ma in compenso la spinta dei motori sovralimentati è notevole ed il sound eccitante con bei botti allo scarico in fase di rilascio e qualche sfiammatina dalla marmitta che non guasta…

Copia il link:
http://www.volvocars.com/intl/campaigns/misc/S60Concept/Pages/default.aspx

Segnalateci altri simulatori delle principali case di auto, camion, mezzi pesanti o agricoli e li aggiungeremo volentieri a questo articolo 🙂

simulatore_guida_volvo_500px.jpg

La concept car Volvo è riprodotta fedelmente in ogni dettaglio

Euro Truck Simulator: simulare la guida di un camion

Simulare la guida dei camion per le strade dell’Europa

Eurotruck Simulator è un simulatore piuttosto interessante dal prezzo tutto sommato ragionevole che permette di provare le difficoltà della guida di enormi TIR per le strade europee. Le strade non sono riprodotte fedelmente altrimenti un viaggio durerebbe ore se non giorni ma trattandosi di una versione ancora iniziale, possiamo aspettarci notevoli miglioramenti e aggiornamenti delle mappe stradali e dell’ambiente cittadino. Viceversa i camion disponibili vengono simulati piuttosto seriamente. I dettagli delle motrici, dei rimorchi, dell’interno delle cabine, delle strumentazioni e del metodo di guida sono piuttosto realistici e divertenti così come il comportamento del traffico urbano e autostradale.

Si devono fare i conti con possibili problemi meccanici di motore, cambio, gomme, freni se non si guida nella maniera corretta, ma non solo… Vengono riprodotti diversi comportamenti climatici con pioggia, temporale, nevischio, nebbia. Anche la situazione di giorno e notte è riprodotta fedelmente. L’asfalto può diventare scivoloso all’improvviso e la guida si fa complicata (specie se avete un rimorchio agganciato).

La strumentazione è davvero completa. Ci sono il contachilometri, il contagiri, l’indicatore del carburante, la spia della riserva, l’indicatore della temperatura acqua, il cruise control, fari anabbaglianti e abbaglianti,  frecce, indicatori di pressione dell’impianto frenante, comando freno a mano, comando freno motore, computer di bordo con indicatore dei km percorribili, della velocità impostata sul cruise control, temperatura esterna, orario, chilometri totali percorsi…

Ricordate di rispettare le regole perchè infrazioni quali eccesso di velocità o attraversamento di un incrocio con il rosso, o viaggi senza soste per riposare vengono rigorosamente multate. Anche gli incidenti hanno costi assicurativi che incideranno sul vostro bilancio. Importante sarà, infatti, anche la vostra capacità manageriale nel riuscire a portare a compimento quante più consegne possibili (senza danneggiare la merce) con lo scopo di produrre un profitto tale da coprire le spese di manutenzione, carburante e imprevisti. Insomma potrete rendervi conto di quanto sia difficile guidare un TIR e quanto sia complicato amministrare ogni spesa ed ogni imprevisto cercando di rispettare i tempi delle consegne…

Eurotruck Simulator lo trovi qui.

eurotruck_simulator_1_3.jpg

Il bestione nell’immagine dispone di un motore V8 di ben 16000 c.c. in grado di erogare 620 cavalli e una spasmodica coppia di 3000 Nm a soli 1500 giri/min. Il cambio ha 14 rapporti ed il serbatoio tiene ben 900 litri di carburante…