Realizzare un locale con le pareti di ghiaccio

Rubrica: Esisteranno materiali alternativi al cemento?

Titolo o argomento: Un bar con le pareti di ghiaccio

Partiamo subito con un caso esasperato. A Stoccolma vi è un bar, frequentato solo da turisti affascinati dall’idea, interamente realizzato con il ghiaccio: pareti di ghiaccio, sgabelli di ghiaccio, arredamento di ghiaccio… bicchieri di ghiaccio. Aldilà della trovata pubblicitaria (che non trattiamo in questo articolo), vi è comunque una prova valida tangibile che stuzzicando un pò la fantasia è possibile trovare materiali alternativi al cemento. Ma per quale ragione un ingegnere dovrebbe desiderare di costruire abitazioni e locali con materiali alternativi?

E’ impossibile credere che con tutta la tecnologia attualmente esistente, costruiamo ancora con un metodo ormai vecchio, obsoleto, costoso e pericoloso in caso di terremoto. Costruire con il cemento significa poi scervellarsi per trovare nuove soluzioni per isolamenti termici e acustici che possano rispettare in pieno le norme sul risparmio energetico. Talvolta i tempi di costruzione sono così lunghi che una fluttuazione sul mercato subentrata durante il vostro periodo di attesa può non rendere più conveniente il vostro tipo di acquisto. L’idea di dover buttare giù pareti, rompere pavimenti, tappare, stuccare, produrre macerie, polveri e quant’altro in caso di lavori, mi sa di vecchio e sorpassato. A questo punto le costruzioni della Lego (nate circa un secolo fa) sono più all’avanguardia non vi pare?

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Dinamica della moto: Gli effetti giroscopici – p.1

Rubrica: Dinamica della moto

Titolo o argomento: Gli effetti giroscopici – parte prima

Ogni qualvolta un corpo si trova in rotazione attorno al proprio asse e, contemporaneamente, si trova in rotazione anche intorno ad un secondo asse, nasce l’effetto giroscopico. Si tratta di un momento che va ad agire attorno ad un terzo asse perpendicolare agli altri due.

Tradotto in “italiano” e partendo da un semplice esempio possiamo considerare di tenere tra le mani la ruota di una bicicletta (afferrando il mozzo come se le nostre braccia fossero la forcella).

Mettendo in rotazione la ruota e spostandola con movimenti paralleli al corpo, verso l’alto o verso il basso, non avvertiremo alcun effetto se non quello della forza peso data dalla massa della ruota moltiplicata per la gravità (img. 1).

Al contrario se compiamo una brusca rotazione (attorno all’asse verticale) come se stessimo sterzando con il manubrio da un lato o dall’altro, sentiremo una coppia agire tra le braccia con la tendenza a ruotarle lungo l’asse longitudinale, in pratica, ad avvolgerle (img. 2).

 Effetti giroscopici Effetti giroscopici

L’intensità dell’effetto cresce sia aumentando il numero di giri della ruota (ovviamente attorno al proprio asse), sia aumentando la velocità con cui si inclina la ruota rispetto all’asse verticale (come se stessimo piegando).

Concludendo possiamo affermare che l’effetto giroscopico (riferito nel nostro caso alla ruota anteriore di una moto) è quell’effetto che tende ad inclinare la moto dalla parte opposta a quella verso la quale stiamo sterzando. Quando si è abituati a guidare la propria moto non è più difficile accorgersene, ma spesso, quando guidiamo una nuova moto, ci accorgiamo che quando curviamo o tentiamo di “piegare” questa tende ad opporsi alla “piega” per i motivi sopra citati. Appena presa confidenza l’effetto ovviamente permane ma nascosto nelle nostre abitudini di guida.

Continua…

Le aspettative dei giovani

Da ragazzi a pesci il percorso è breve

Avete presente quelle immagini nei documentari dove si vedono una molteplicità di pesci muoversi insieme in una direzione e poi, al primo pericolo, cambiare direzione tutti insieme?

Ecco noi giovani siamo più o meno così. Da un pò di anni vi è il fenomeno dell’università di massa. Se i compagni di classe decidono di andare all’università, in molti casi anche a noi sorge il dubbio e ci buttiamo a seguire gli amici. Il bello è che magari, di quello che andiamo a studiare, non ce ne importa nulla. Oltretutto si fa pure parecchia fatica. L’obiettivo è quello di un pezzo di carta per non essere da meno degli altri e, cosa peggiore, la credenza che così si faranno un mucchio di soldi*. Fino a circa 10 anni fa il fenomeno era esattamente inverso. Si vedevamo più spesso i nostri compagni di classe** lasciare gli studi alle superiori per andare a “fare il mestiere”. L’idea stimolava anche altri che aspettavano lo spunto giusto da seguire o che nutrivano incertezze o che pensavano che il mestiere rendesse loro di più.

In sostanza seguiamo poco quello che ci piace realmente fare e seguiamo molto quello che sceglie di fare la collettività. Quasi fosse una garanzia. Come a dire che se lo fanno gli altri…

Ma cosa ne sa la massa delle vostre necessità? Credete veramente che con tutta la gente che ad esempio si iscrive ad ingegneria, gli stipendi poi saranno di chissà quanto? Un ingegnere che non ha particolari competenze, capacità, conoscenze, non guadagna molto di più di una persona che fa un normale mestiere senza alcun titolo di studio… anzi  in molti casi  guadagna anche meno (o non trova proprio lavoro).

Le persone con più “carattere” sono, come in tutte le specialità, una minoranza. Sono quelli che vanno a fare il falegname dopo aver frequentato l’istituto tecnico perchè amano stare davanti ad una fresatrice, un tornio, un materiale da lavorare. Sono quelli che, nonostante la classe sia dedita all’abbandonare gli studi quanto prima, si iscrivono anche da soli ad una facolta che realmente li appassiona.

Non è classificabile come scelta corretta l’andare all’Università dopo il 5° superiore o la scelta del mestiere subito. E’ classificabile come scelta corretta quella che regala a voi il maggior piacere personale (possibilità permettendo ovviamente).

Mi fa davvero una brutta impressione vedere interi gruppi di persone studiare all’università contro voglia cose che letteralmente non gli interessano pensando che con quel pezzo di carta poi…

Dopo quel “poi” invece cosa c’è? Spesso delusione e ramarrico per non aver preso altre strade al momento giusto. Ma vai a saperlo prima. E’ difficile prendere decisioni in particolar modo da giovani; ecco perchè una nazione come l’Italia dovrebbe utilizzare di più il suo tempo per seguire e sostenere i giovani piuttosto che perdersi in una moltitudine di idiozie oggi capeggiate dal gossip e tutte le  intramontabili sciocchezze ad esso legate e per le quali letteralmente si “sprecano” enormi energie.

Io ho scoperto interessanti spunti sulle cose che mi appassionano di più relativamente tardi e, cosa più assurda, non grazie alla scuola e nemmeno all’università; le ho scoperte grazie ad amici stretti ma anche ad amici che in principio ritenevo addirittura antipatici ed insopportabili. Eppure mi davano gli input giusti. Ma mi chiedo: “E se non avessi avuto una simile occasione?” Siate forti delle vostre scelte, dovete contare solo su voi stessi e su chi vi sta vicino.

*Testimonianze reali raccolte durante i miei studi presso l’Università.

**Testimonianze reali raccolte durante gli studi all’Istituto tecnico.

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Sondaggio condotto da “Trendence” sugli studenti

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Gomme più larghe, coefficiente d’attrito più alto?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -20-

Titolo o argomento: Gomme più larghe, coefficiente d’attrito più alto?

No, assolutamente no. Vogliamo in questa sede smentire tale credenza. Non è vero infatti che a pneumatici più larghi corrisponde un maggior coefficiente di attrito ed una conseguente maggiore tenuta.

A parità di mescola un pneumatico di larghezza 155 e uno di larghezza 345 (vedi le indicazioni riportate sulla spalla dei pneumatici) hanno lo stesso coefficiente di attrito. Quello che in realtà cambia è la possibilità, della gomma più larga, di distribuire il calore su una superficie di contatto più ampia. Questo fattore fa sì che il pneumatico non surriscaldi sotto sforzo o comunque quando ad esso sono richieste “performance” particolarmente sportive. Viceversa un pneumatico di dimensioni ridotte (ma con la stessa mescola) non è in grado di distribuire e smaltire dosi massicce di calore prodotto durante forti accelerazioni o durante una serie di curve. Per tale ragione surriscalda velocemente e perde la presa a terra.

Diverso è il discorso fatto per i consumi: un pneumatico più largo non fa più attrito come si sente dire “volgarmente”, un pneumatico più largo oppone una maggiore resistenza all’avanzamento con conseguente maggiore sforzo da parte del motore e relativi maggiori consumi.

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Una scelta che salva l’impianto idrico della tua casa

Il depuratore dell’acqua

Una casa, come un’automobile, una volta acquistata va anche mantenuta e manutentata. Un modo interessante per prendersi cura della propria casa è salvaguardare l’impianto idrico e tutto ciò che ad esso è legato. Potrebbe essere una buona idea installare un depuratore (addolcitore) d’acqua laddove quest’ultima risultasse particolarmente dura.

La durezza dell’acqua è un parametro che indica:

Per durezza dell’acqua si intende un valore che esprime il contenuto di ioni di calcio e magnesio (provenienti dalla presenza di sali solubili nell’acqua) oltre che di eventuali metalli pesanti presenti nell’acqua. Generalmente con questo termine si intende riferirsi alla durezza totale; la durezza permanente esprime invece la quantità di cationi rimasti in soluzione dopo ebollizione prolungata, mentre la durezza temporanea, ottenuta per differenza tra le precedenti durezze, esprime sostanzialmente il quantitativo di idrogenocarbonati. (Definizione tratta da Wikipedia).

Ecco cosa trae beneficio dalla presenza di un addolcitore (depuratore) a monte dell’impianto idrico di un’abitazione:

  • tubazioni: il depuratore evita totalmente il rischio di dover rompere muri e pavimenti per intervenire su tubazioni usurate o danneggiate dal calcare.
  • caldaia: anche se il controllo obbligatorio è fissato ad una volta all’anno, si ritarderà di diversi anni la necessità di ricorrere a parti da sostituir.
  • sanitari: si lavano molto più facilmente, risparmi fatica e saponi aggressivi. Il calcare è un ottimo mezzo per far aderire ancora meglio lo sporco alle superfici.
  • lavastoviglie: la vita utile di questo elettrodomestico si allunga fino a 4-5 anni in più a patto, ovviamente, che l’elettrodomestico sia di qualità.
  • lavatrice: vale quanto appena affermato per la lavastoviglie
  • rubinetteria: anche per la rubinetteria vale quanto affermato per i sanitari.
  • vetri doccia: non si macchiano e si puliscono anche solo con un panno umido.
  • salute: eviti di ingerire sostanze quali ioni di calcio e magnesio (dannosi all’organismo solo se si superano determinate quantità: chiedi al tuo medico) e metalli pesanti.

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Nota: Fai attenzione a non dare l’acqua depurata alle piante perchè le brucia. Generalmente nel punto in cui viene installato il depuratore, viene posto un rubinetto che lo precede e dal quale esce acqua non depurata. Sarà molto utile per innaffiare il giardino o dare l’acqua alle piante sul balcone ad esempio.

Edilizia e cantieri

Quanta paura hanno gli italiani di comprare casa adesso?

Tanta! E non solo per motivi legati alla crisi ed alle banche. O meglio, tali motivi sono  stati senza dubbio tra i fattori scatenanti che hanno messo all’erta centinaia di migliaia di italiani che ora vogliono la certezza che ciò che acquistano valga il prezzo pagato sino all’utlimo centesimo. Ovviamente con tutte le ragioni; ecco allora un paio di consigli tanto semplici quanto importanti.

Su cosa devo puntare quando acquisto una casa di nuova costruzione?

Oggi le imprese che sanno bene come realizzare una valida abitazione sotto il punto di vista della struttura, sono la stragrande maggioranza. Quando acquisti una nuova abitazione, sia a prezzo di mercato sia a prezzo per così dire “sotto costo” verifica in primis la qualità degli isolamenti termici, acustici e quelli che proteggono dalle infiltrazioni d’acqua. Queste verifiche le devi effettuare ovviamente durante la costruzione (e non dopo) appoggiandoti ad un tuo tecnico di fiducia. Sono ancora molti i casi in cui si va a risparmio e ci si perde nelle piccole cose. Si paga una casa “meno” e ci si ritrova con problemi con conseguenze importanti che si potevano risparmiare; primo tra tutti senz’altro il problema delle infiltrazioni.

Altro fattore importante? Andate spesso in cantiere con il vostro Geometra. Verificate che i materiali che vengono utilizzati siano veramente quelli indicati dall’ingegnere e nelle misure adeguate. Se sul progetto vi è ad esempio una colonna da 60cm X 30cm con all’interno 12 puntini che indicano i 12 tondini di ferro per armare il calcestruzzo di tipo  RCK 35 (si tratta di un esempio), dovete farvi assicurare dal vostro tecnico di fiducia che:

  • Il calcestruzzo usato è di tipo RCK 35 e non 30 o 25 o altro.
  • La colonna ha misure 60cm X 30cm.
  • I tondini di ferro inseriti sono realmente 12 e non 10 oppure 8 perchè il carpentiere afferma che sono troppi e non servono (voi li state pagando tutti, devono essere messi tutti, inoltre l’ingegnere quando fa delle scelte ha sicuro ottimi motivi)…

  • I tondini di ferro, dopo la colata del calcestruzzo, non devono essere a vista o lo devono essere per il tempo minore possibile (in attesa magari della realizzazione di un solaio) altrimenti in caso di pioggia arrugginiscono e rompono il cemento.

Ponetevi sempre con educazione nei confronti del costruttore, il fatto che ci siano in ogni categoria di mestiere i “furbi”, non significa che lo sono tutti. Chiedete il permesso per entrare in cantiere in quanto per legge vi è un responsabile della sicurezza che decide chi può avere accesso e quando. Fate in modo che il vostro tecnico di fiducia si rivolga prima al responsabile dei lavori, solo successivamente entrate in cantiere. Considerate che questi consigli sono perlopiù validi nel caso si acquisti ad esempio una casa singola o bifamiliare, una villetta a schiera in un contesto da tre, cinque, dieci… appartamenti.

Se acquistate in un condominio, effettuare questi controlli è praticamente impossibile. I lavori vanno avanti con un’altra metodica, si va su con i piani e non vi è la possibilità durante la realizzazione di un solaio di mettersi lì a disturbare (specie con le attuali norme sulla sicurezza nei cantieri). Diverso ovviamente è il discorso per chi decide di investire in una soluzione più riservata.

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Possono sembrare consigli banali, eppure la riuscita del vostro acquisto dipende da cose come quelle appena descritte.

Perchè mi fanno studiare la matematica?

Rubrica: Matematicamente
Titolo o argomento: A cosa serve studiare la matematica?
Ecco quanto spesso gli studenti affermano alle scuole medie inferiori e superiori:

Non mi serve! Quando andrò a lavorare mica mi faranno risolvere equazioni e integrali! A che servono tutti questi calcoli? Non dobbiamo fare tutti lo scienziato! Non farò mai il professore di Matematica. Stiamo perdendo tempo! La Prof. si dilunga su cose inutili. Ecc. Ecc.

Ma tutto questo è vero? Ovviamente no. Ecco un esempio breve, semplice e comprensibile a chiunque:

Se fai l’atleta, ti piace correre e sei un centometrista, sai bene come l’allenamento del tuo corpo sia fondamentale per una buona prestazione e, cosa altrettanto importante, per non farti male. Così vai in palestra, alleni busto braccia e gambe… Quando poi ti schieri ai blocchi di partenza non devi metterti a sollevare pesi. “Devi correre… Più forte che puoi e con la migliore tecnica che hai imparato!”

Quando studi matematica fai la medesima cosa. Molto probabilmente a lavoro, è vero, non dovrai risolvere equazioni o integrali… tuttavia ti sarà richiesto di “ragionare”, di essere logico, avere una mente pronta, allenata, essere sveglio, attivo… La matematica che studi a scuola è fondamentale per “Allenare la tua mente a qualcosa di più grande”.

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Non avete nemmeno idea di quante cose riesco a fare da quando ho deciso di studiare la matematica anche al di fuori degli studi scolastici e universitari… Certo è che un fattore penalizzante può essere senz’altro la sfortuna di trovare libri di testo poco chiari, confusionari, troppo densi e con pochi esempi. In quel caso, nemmeno con tutta la passione possibile immaginabile è possibile studiare e capire qualcosa.

Reflex digitale: l’otturatore

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -11-
Titolo o argomento: L’otturatore – parte prima

Sulle macchine fotografiche di grande formato, l’otturatore si trova sull’obiettivo ed è del tipo “centrale”; esso è costituito da lamelle.

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Sulle macchine fotografiche reflex da 35mm l’otturatore si trova sul piano focale ed è del tipo a tendina. E’ posizionato internamente al corpo macchina ed è adiacente alla pellicola/sensore. Se lo scorrimento è di tipo verticale, la tendina è metallica.

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 Quando impostate i tempi di esposizione (o tempi di otturazione, tempi di posa) si decide il tempo durante il quale l’otturatore rimarrà aperto lasciando passare la luce verso la pellicola/sensore.

Ed è proprio a questo punto che spesso sorgono delle piccole confusioni. Dato che per i tempi di esposizione inferiori ad 1 secondo si è soliti usare delle frazioni, quando il fotografo dice che sta usando un valore di esposizione basso, significa che sta usando un tempo relativamente lungo. Quando altresì sta usando un valore di esposizione alto, significa che sta usando un tempo relativamente breve. Il termine “basso” o “alto” a cui si riferisce il fotografo, è inerente il valore vero e proprio della frazione di tempo che sta usando per lo scatto, ecco un esempio:

Un fotografo che usa un valore di esposizione “basso” come 1/15 di secondo, sta in realtà tenendo aperto l’otturatore per un tempo maggiore rispetto ad un valore di esposizione “alto” quale ad esempio 1/250 di secondo. Quindi con un valore di esposizione basso i tempi sono più lunghi che con un valore alto; per questo semplicemente dico direttamente: “Ho utilizzato un tempo di esposizione breve pari a tot, oppure lungo e pari a tot”. In questo modo si evitano ragionamenti inversi e confusione nei neofiti.

Continua…

Ho gli ammortizzatori scarichi ma conosco bene la mia auto…

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -19-

Titolo o argomento: Il pericolo sottovalutato degli ammortizzatori scarichi

E’ corretta l’affermazione presente nel titolo? No, però è molto diffusa. Inutile stare a ripetere l’ennesima volta che gomme, ammortizzatori e freni sono la parte più importante della vostra auto… Non serve a nulla, meglio spiegare in breve: “perchè?!”

Quando entrate in curva, per effetto dell’inerzia la vostra automobile tende a coricarsi dal lato opposto alla curva. Ciò significa che se prendete una curva a destra, l’auto si coricherà sulla sinistra mandando in compressione gli ammortizzatori a sinistra. E viceversa. Fin qui tutto ok. Ho fatto questa precisazione perchè molte persone con cui ho parlato avevano idee confuse al riguardo.

Quando invece andate ad agire sui freni i carichi non si trasferiranno lateralmente ma longitudinalmente. Ragione per cui notate che le automobili in frenata si abbassano davanti e tendono a sollevarsi sul retro. E anche qui il ragionamento per molti è scontato. Molto bene.

Nel momento in cui un ammortizzatore si comprime, se questo è scarico, perde l’effetto di assorbimento per cui è stato ideato. Questo perchè più un ammortizzatore è scarico e più è in grado di comprimersi completamente. Una volta che l’ammortizzatore arriva a fine corsa si ha lo stesso effetto che si avrebbe se la macchina ne fosse priva. L’auto diventa un corpo rigido  non ammortizzato che non è in grado di smorzare le irregolarità della strada o i trasferimenti di carico che si hanno frenando, accelerando, curvando. La macchina rimbalza quindi pericolosamente e in curva sbanda in quanto le gomme, da sole, non riescono a controllare i movimenti di un veicolo.

Risultato: quando l’ammortizzatore non può più lavorare perchè è totalmente compresso (in quanto scarico), lavorano solo le gomme… Esse si deformano smorzando le irregolarità della strada per quanto possono; una volta superato il loro limite (deriva), l’auto perde aderenza e stabilità e si verificano molti degli incidenti di cui sentiamo parlare tramite i media.

Finchè un ammortizzatore sarà in buone condizioni, prendere una curva significherà smorzare le asperità della strada senza che questo arduo compito spetti tutto alle gomme; significa che l’esuberanza di un veicolo che pesa circa 1400 kg viene opportunamente frenata e contenuta.

Prendete la molla di una penna a scatto, comprimetela tra le vostre dita dalla posizione di riposo a quella di massima compressione. Noterete come una volta compressa totalmente la potete accomunare ad un corpo rigido, una barretta la quale non è più in grado di  smorzare alcuna ulteriore forza agente su di essa. Ebbene per gli ammortizzatori la storia è molto simile.

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A metà del video sopra è possibile osservare come funziona un ammortizzatore

La sospensione è un organo costituito da molla e ammortizzatore. Le molle non si scaricano mai; quello che va sostituito con i chilometri sono gli ammortizzatori. Molle e ammortizzatori sono abbinati insieme per un motivo alquanto semplice: Se la vostra macchina fosse sospesa solo su molle, dondolerebbe continuamente e pericolosamente in modo nauseante. La presenza dell’ammortizzatore invece fa sì che la molla possa compiere il suo lavoro ogni volta che le viene richiesto ma che poi la sua azione possa essere smorzata e frenata sia in compressione sia in estensione proprio grazie all’ammortizzatore il quale però ha una vita limitata.