Social Network confusione e scambi di identità

Vi capita mai di trovare il vostro sito linkato dove mai vi sareste aspettati? A me e ad altre migliaia di persone è capitato. Si viaggia sul web, si fa una ricerca sul proprio sito per risalire a dati utili al posizionamento dello stesso e si scopre che qualche social network ha abbinato ad un tuo omonimo il tuo sito.

Ovviamente non riporta la dicitura che il sito appartiene al tuo omonimo, sarebbe illegale. Ci si limita solo a linkarlo sotto la sua foto o nei suoi dintorni. Così, se si scorrono le pagine velocemente, proprio come sempre più spesso accade oggi, si finisce per non capire più nulla e non sapere bene cosa è di chi…

Ammettiamo ad esempio che in Italia ci siano 300 Mario Rossi e che solo uno di questi abbia un sito che tratta la programmazione dei siti dinamici. Magari un sito ben fatto, che ha richiesto molto lavoro. Secondo voi, Mario Rossi (quello titolare del sito), è contento che il suo sito sia linkato in automatico da un social network sotto la descrizione di un altro Mario Rossi e tutto questo solo perchè hanno lo stesso nome?

Ma non solo! Il regolamento di alcuni social network prevede che voi non possiate chiedere di far togliere il link dalla pagina del vostro omonimo ma che questa richiesta debba partire proprio da quest’ultimo per poter essere attuata. Quindi se il vostro omonimo ci tiene a far credere che un particolare sito possa avere qualcosa a che fare con lui… lo può tranquillamente lasciare lì. Correggetemi se sbaglio.

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Il vuoto nell’Autoclave

Rubrica: Che cos’è un’autoclave?

Titolo o argomento: Il vuoto

L’impianto del vuoto è necessario in un Autoclave perchè permette l’estrazione dei residui d’aria che rimangono imprigionati nella fase di assemblaggio del manufatto. Inutile stare a sottolineare cosa accadrebbe ad un telaio in carbonio se avesse delle imperfezioni strutturali nelle quali vi sono bolle d’aria…

Tale impianto è costituito da una stazione di vuoto, da un serbatoio dove si controlla il ciclo, dai collettori di collegamento con le relative valvole e dalle prese del vuoto all’interno dell’autoclave. Ed è proprio a tali prese che vengono collegate le sacche contenenti i manufatti. Nel remoto caso che una di queste sacche si rompa, il sistema riesce a porre rimedio creando il vuoto comunque. Ovviamente i gas che vengono estratti in fase di vuoto, non vengono rilasciati nell’aria ma intrappolati in un apposito impianto.

Nell’immagine in basso lo schema tecnico di un’autoclave per legnami. Forse siamo troppo abituati a pensare che l’autoclave occorra solo per realizzare i telai in carbonio delle formula 1. In un’autoclave per legnami, quando entra in funzione l’impianto del vuoto, si riesce a far entrare nel legno sostanze protettive (per effetto della depressione che si viene a creare).

Link correlati

Intro
Riscaldamento
Mantenimento
Raffreddamento
Vuoto
Proprietà di alcune fibre e matrici polimeriche
Curiosità: La prima Autoclave della Ferrari
Autoclave e tecnica
Processo di “cottura” delle prime Ferrari con telaio in carbonio

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A. Un’autoclave è in grado di resistere ad un vuoto di 700 mmHg e ad una pressione di 12 atmosfere.  B. Vasca di contenimento soluzione impregnante. C. Vasca più piccola per la preparazione della soluzione impregnante. D. Pompa del vuoto. E. Pompa alta pressione. F. Quadro elettrico interfacciato al computer. G. Seconda autoclave posta superiormente negli impianti che lo permettono.

Obiettivo: mettere a fuoco un soggetto

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -10-
Titolo o argomento: Messa a fuoco

Sebbene la macchina fotografica abbia diverse cose in comune con l’occhio umano, non possiamo assolutamente affermare che sia altrettanto prestante e fedele. La messa a fuoco di un oggetto è praticamente istantanea nell’occhio umano, viceversa per una macchina fotografica mettere a fuoco soggetti vicini e lontani crea delle difficoltà.

Una macchina fotografica vede un oggetto fuori fuoco con una nitidezza nettamente inferiore rispetto a quella dell’occhio umano. E ci mancherebbe… 🙂

Gli obiettivi sono dotati di una ghiera di messa a fuoco sulla quale sono riportati una serie di valori numerici aventi per unità di misura il metro.

m ∞ | 5 | 3 | 2 | 1.5 | 1.2 | 1  | 0.8 | 0.7 | 0.6

Tali valori rappresentano le distanze entro le quali si trova l’oggetto delle nostra foto. Per distanze superiori ai 5 metri ovviamente si ruota la ghiera fino alla posizione “infinito:  ∞”. La ghiera di messa a fuoco è collegata con la ghiera delle distanze focali quindi se si agisce sulla messa a fuoco, di conseguenza, ruota anche la ghiera delle distanze focali.

Cosa succede all’interno dell’obiettivo?

Mentre regoliamo la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto tramite l’apposita ghiera (cercando quindi la massima nitidezza per il soggetto stesso), operiamo un avvicinamento/allontanamento delle lenti dal piano focale ovvero dalla pellicola/sensore.

Più il soggetto da mettere a fuoco è vicino all’obiettivo, più si allontanano le lenti dal piano focale e più è ridotta la porzione di area a fuoco dell’immagine.

Al contrario, qualora il soggetto sia distante dall’obiettivo, le lenti si avvicinano al piano focale e la porzione di scena a fuoco è più ampia.

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Continua…

Ho comprato le scarpe da ginnastica

Parlo con la mia ragazza e le dico che ho deciso di auto-regalarmi un nuovo paio di scarpe da ginnastica. Io a dire il vero negli ultimi anni non le ho comprate molto spesso. Sono appassionato ad un marchio che ultimamente non va di moda e non trovo i modelli che preferisco in giro nei negozi. Questa però è stata anche un pò una mia scusa; in realtà sono un accanito sostenitore dei miei progetti. Pur di realizzarli mi privo di tante cose e rinuncio a tante spese.  Ottimizzando le mie spese e cercando di dare il meglio in tutte le cose che faccio, non ricorro mai a prestiti per fare acquisti anche importanti.

Così anche i 100 euro che si spendono per un paio di piacevoli scarpe da ginnastica me li sono risparmiati più e più volte destinando quelle cifre a programmi per il computer, corsi, libri, attrezzature, trasferte per ricerche, convegni, fiere, utensili, materie prime…

Quando però ho detto alla mia ragazza che compravo le scarpe, lei è stata molto contenta perchè si preoccupava di come mi possono giudicare gli amici ed i conoscenti che mi vedono con le stesse scarpe da ginnastica da diverso tempo… Io le ho risposto di non preoccuparsi perchè gli amici mi conoscono bene e sanno cosa pensare davvero di me, mentre di quello che pensano i conoscenti… non me ne importa nulla.

E voi che fate? Realizzate i vostri progetti o siete schiavi del giudizio dei conoscenti? 😀

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La Ferrari più bella

Enzo Ferrari diceva che la Ferrari più bella era quella che doveva ancora essere costruita. Io a distanza di molto tempo dall’uscita delle Ferrari che dominarono gli anni ’80 credo che la Ferrari più bella sia stata la F40… Meglio ancora se si tratta del modello LM.

Interni nudi e crudi. Spartana. Essenziale. C’era solo quello che serviva per correre. La cilindrata del motore non era enorme e impossibile. La cavalleria non mancava. La tecnologia la respiravi in ogni angolo. Trasudava artigianato in ogni finitura… Alcune sembravano persino arrangiate. All’epoca vedere parti in carbonio e altre in alluminio equivaleva a vedere qualcosa di assolutamente straordinario. Follia pura su strada e un autotelaio divertente e, a detta di molti collaudatori, facile da guidare (con la dovuta esperienza ovviamente).

Infine il prezzo, contrariamente a quanto potremmo pensare, era più alto all’epoca che oggi. Una Ferrari F40 nel 1987 costava circa 300 milioni di lire. In quel periodo, stando agli indici di inflazione ed al potere d’acquisto, con una tale cifra si potevano acquistare più o meno “sei” appartamenti. Oggi una Ferrari con prestazioni di tutto rispetto, un abitacolo con tutte le comodità ed una miriade di accessori elettronici, costa intorno ai 200 mila Euro. Con una cifra simile, spesso, non si riesce ad acquistare nemmeno un appartamento di 100 mq.

Alcuni di voi vorrebbero effettuare il confronto con Ferrari di rango più elevato e costi stratosferici, tuttavia la Ferrari F40 era davvero molto, molto più semplice e spartana delle attuali supercar e molto, molto più divertente.

La linea poi (de gustibus) è davvero azzeccata: semplice e filante. Difficile replicare 🙂

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Introduzione al trasferimento di carico in una vettura da competizione

Rubrica: I trasferimenti di carico -1-
Titolo o argomento: Introduzione al trasferimento di carico

Vi è una particolare situazione (ma sarebbe più corretto dire un particolare gruppo di situazioni) che se ben gestita permette ad un mezzo da corsa di offrire prestazioni superiori: “Il trasferimento di carico“. In accelerazione ed in frenata consideriamo il trasferimento di carico lungo l’asse longitudinale del veicolo. In curva consideriamo il trasferimento di carico lungo l’asse trasversale del veicolo stesso. Il trasferimento di carico lungo l’asse longitudinale è in stretta relazione con il “centro di beccheggio” mentre il trasferimento di carico lungo l’asse trasversale è in stretta relazione con il “centro di rollio”; di questo parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli di questa rubrica.

A seconda che la vettura (parliamo di vetture da corsa) abbia il motore anteriore o posteriore, la situazione che si viene a creare in frenata, in accelerazione o durante la percorrenza di una curva, varia  (anche questi fattori verranno meglio trattati in seguito) ma il concetto di base è sempre il medesimo. Pertanto in prima analisi affronteremo un discorso puramente introduttivo.

Rettilineo

Durante il rettilineo immaginiamo che, in assenza di buche e sconnessioni sul tracciato, la vettura si trovi nella sua condizione di equilibrio. Ripartizione dei pesi ottimale ed aerodinamica equilibrata.

Staccata

Il pilota agisce violentemente sui freni per cercare la massima prestazione.  Tenta di frenare il più tardi possibile e di avere la più alta forza frenante ottenibile senza che si blocchino le ruote. Durante la frenata le ruote anteriori non possono essere sterzate. Nel momento in cui i freni verranno mollati potrà iniziare la sterzata ma la vettura dovrà aver recuperato piuttosto rapidamente il suo “assetto”.

Facciamo ora un passo indietro

Nel momento in cui inizia la frenata le sospensioni anteriori si comprimono mentre quelle posteriori si estendono. Il peso del veicolo si sposta verso l’avantreno. La massima spinta ora è disponibile sull’avantreno stesso che dovrà raggiungere il suo assetto di frenata nel minor tempo possibile, pena il bloccaggio delle ruote anteriori.

Un avantreno troppo morbido agevola il trasferimento di carico e, nei casi peggiori, porta a pericolosi sottosterzi. Questo perchè quando il peso del veicolo si trasferisce all’anteriore e le molle delle relative sospensioni non sono in grado di opporsi al fenomeno, quest’ultime portano la sospensione a fine corsa ovvero a tampone. Ciò significa che viene perso l’effetto di assorbimento, che viene richiesto alle sospensioni stesse, con il risultato che la vettura che stiamo guidando si comporta come se fosse priva di sospensioni e incapace di smorzare i carichi gravanti sulle 4 ruote.

Inoltre un eccessivo trasferimento di carico all’anteriore provoca un pericoloso alleggerimento del retrotreno con possibile perdita di stabilità che il più delle volte si traduce in dannosi sovrasterzi. La vettura si scompone. E’ squilibrata. Il miglior compromesso è quello di una vettura neutrale, equilibrata e con un limitato trasferimento di carico (vedremo in seguito diversi esempi su questa rubrica).

Per ridurre il trasferimento di carico longitudinale verso l’avantreno (in frenata) si ricorre alla frenatura in compressione degli ammortizzatori anteriori (per evitare l’affondamento dell’avantreno) ed alla frenatura in estensione degli ammortizzatori posteriori (per evitare il sollevamento del retrotreno della vettura). Infine si adottano opportune barre antirollio di rigidezza controllata.

Accelerazione

Esiste una situazione in cui invece il trasferimento di carico fa realmente comodo. Nelle vetture a trazione posteriore, in accelerazione, si ottiene un reale vantaggio di trazione quando il carico si trasferisce (come è naturale che sia) al retrotreno. Andando il peso a gravare sulle ruote posteriori, spingendole a terra, si avrà una maggiore presa del pneumatico con la migliore performance che ne segue. In questo caso ammortizzatori anteriori non molto rigidi in estensione e ammortizzatori posteriori non molto rigidi in compressione, favoriranno il trasferimento di carico al posteriore e, con la maggior presa dei pneumatici, favoriranno l’accelerazione del mezzo.

Come per ogni parametro del setup di una vettura da corsa, quindi, conviene valutare (in seguito a ripetute prove in pista) il miglior compromesso per avere un buon bilanciamento in frenata ed in accelerazione. E’ opportuno ricordare che quanto detto ovviamente vale se tutti gli altri parametri di un setup sono a posto; è inutile infatti tentare di correggere la frenatura in compressione/estensione degli ammortizzatori, la taratura delle molle, le barre antirollio, se poi il differenziale autobloccante è tarato male o usurato o se l’aerodinamica non è efficiente o ancora se gli angoli caratteristici delle ruote sono errati (campanatura, convergenza, incidenza, ackerman).

Link correlati

I trasferimenti di carico – Introduzione al trasferimento di carico
I trasferimenti di carico – Analisi di una curva istante per istante
I trasferimenti di carico – Il fenomeno fisico
I trasferimenti di carico – Ridurre il trasferimento di carico
I trasferimenti di carico – Ingresso curva, stabilità e trasferimento di carico

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Nella prima foto vediamo l’abbassamento del veicolo come siamo abituati ad immaginarlo in seguito ad una forte frenata. Nella seconda foto invece vediamo rappresentati i vettori che evidenziano come sia elevato il peso gravante sull’avantreno rispetto al retrotreno in seguito al trasferimento di carico.

Round Robin

Il Round Robin consiste in una particolare gestione dei processi di esecuzione dei programmi su un computer. Il nucleo assegna il processore ad un processo per un quanto di tempo; quando quest’ultimo termina, il processo in esecuzione viene interrotto e ritorna tra i processi pronti.

Il gestore dei processi ha come obiettivo di far eseguire ciascun programma utente entro un tempo proporzionale alla complessità del programma in modo tale da non creare “ingiustizie”.

Non vorrei dire una sciocchezza ma mi sembra che questa soluzione fu introdotta (nei sistemi Windows) con l’arrivo di Windows 95. Versioni precedenti come Windows 3.1 non erano in grado di gestire più processi contemporaneamente.

Curiosità

Questo Blog funziona esattamente secondo lo schema logico del Round Robin. Ciclicamente ci si occupa di temi differenti (rientrando pur sempre tra quelli trattati) e si mettono in attesa rubriche già avviate. In tali frangenti di tempo ci occupiamo di fare ricerca, studiare, intervistare, provare, visitare fiere, mostre, convegni, aziende, organizzare riunioni, effettuare test… Le nostre informazioni sono frutto di laboriose ricerche che richiedono molto tempo. Così, sebbene alcuni temi alle volte possono “sembrare” abbandonati, in realtà non si vede ma stiamo dedicando una maggiore quantità di tempo nel “ricercare e prepararli”. Davvero un gran lavorone, speriamo gradito 😀

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Autoclave: fase di raffreddamento

Rubrica: Che cos’è un’autoclave?

Titolo o argomento: Raffreddamento

Prosegue dall’articolo: Vedi i link correlati in basso

Arrivati a questo punto il composito contenuto all’interno dell’autoclave viene raffreddato mediante un sistema particolare suddiviso in due fasi. Cò permette di rispettare i gradienti impostati ed evitare brusche diminuzioni di temperatura.

1° FASE

Si apre la valvola modulante che controlla la circolazione dell’acqua di raffreddamento all’interno dello scambiatore. L’aria a bassa temperatura che si ottiene viene utilizzata per raffreddare il manufatto. In questo frangente la pressione è mantenuta costante.

2° FASE

Raggiunta la temperatura finale di raffreddamento viene scaricato il fluido in precedenza adottato per “pressurizzare” l’autoclave (aria e azoto). Questa operazione viene condotta in tempi sufficientemente lunghi da non stressare il composito appena polimerizzato.

Link correlati

Intro
Riscaldamento
Mantenimento
Raffreddamento
Vuoto
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Curiosità: La prima Autoclave della Ferrari
Autoclave e tecnica
Processo di “cottura” delle prime Ferrari con telaio in carbonio

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