Sì ti finanzio ma preferirei che tu…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: La crescita, le abitudini e l’ottusità

Sono andato anche quest’anno ad informarmi circa i finanziamenti destinati ai giovani imprenditori e alle giovani imprenditrici (non sono certo dell’esistenza del termine “imprenditrice” nei vocabolari attuali ma ho piacere ad usarlo). Devo dire che sono rimasto sorpreso dalla grande disponibilità riscontrata, dalla moltitudine di consigli offerti, dai servizi implementati e, cosa non da poco, dalla maggiore facilità con cui si riescono a reperire fondi (anche se di entità minore che in passato) oggi che siamo in piena crisi. Evidentemente le tante attività che stanno chiudendo destano un certo timore almeno in alcuni. Certo i fondi offerti sono relativamente bassi e sufficienti solo nel caso si stia aprendo un tipo di attività che già esiste (una pizzeria, un negozio di abbigliamento, una bottega di artigianato) e che non richiede un reparto di “ricerca e sviluppo”; se invece vi siete inventati qualcosa di nuovo che richiede sacrifici, test, prove, rischi… allora i fondi sono insufficienti ma, come si dice, meglio di niente.

Al di là di questo però, ciò che non mi ha convinto, è la forte tendenza alla standardizzazione, la tendenza cioè a favorire l’avviamento di imprese tutte gestite allo stesso modo e, cosa peggiore, orientate allo stesso modo. Appositi tecnici vengono messi persino a vostra disposizione per indirizzarvi su questa via. Se però la vostra attività fosse basata su una rivoluzione o su un’ottimizzazione scaturita dagli errori visti, assimilati, elaborati e maturati, specie dal 2006-’08 ad oggi, non riuscireste ad ottenere un valido aiuto, anzi, quello che otterreste sarebbe un rapido aiuto nel prendere strade ormai obsolete, strade delle quali si conoscono appieno le varie sfaccettature ed i possibili problemi cui si può andare incontro qualora anche solo un cavillo andasse storto. In soldoni, ciò che ho visto deficitare, è quell’apertura mentale che lascia spazio alla fantasia dei giovani. Le risposte che ho ottenuto davanti a domande personali si riassumono tutte allo stesso modo: “Ti consigliamo di seguire il mercato.” Una frase che può significare tutto e che può non significar nulla.

Senza entrare nel personale, sono rimasto sorpreso nell’osservare l’insistenza di giudicare inopportune alcune delle mie idee circa un ipotetico piano d’impresa avanzato solo a titolo di esempio. Una di queste idee (che oserei definire addirittura banale) prevede la realizzazione di una piccola attività con casa e bottega insieme. La persona che ci stava spiegando i vantaggi dei finanziamenti e le modalità continuava ad affermare che sarebbe stato più conveniente affittare un capannone. Peccato però che sono andato a verificare e, un solo anno di affitto del capannone, corrisponde all’intero finanziamento erogabile dagli enti preposti. Come a dire che, per tutto il resto, non ci sono fondi. In realtà, però, nessuno dice questo. Se infatti desideri comprare dei macchinari e delle attrezzature da laboratorio per sviluppare dei prodotti lo puoi fare ma… in quale sede? L’attività casa-bottega permetterebbe di ottimizzare l’utilizzo del finanziamento qualora l’obiettivo principale sia la ricerca, ma se si spende il denaro per l’affitto di un capannone, in realtà non c’è più modo di far nulla ed un progetto termina in pochi mesi o resiste al massimo un paio d’anni. Ecco, in ciò non ho compreso il perchè dell’insistenza di ritenere un’idea semplice come quella del “casa e bottega”, un’idea da scartare. A mio avviso si tratta di lampanti sintomi di come spesso le cose si facciano, magari non in cattiva fede, ma con una certa impermeabilità verso la semplificazione, l’ottimizzazione e l’innovazione logica e razionale.

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Sindrome dell’edificio malato – Dalle polveri alle muffe passando per allergeni batteri e composti organici volatili

Rubrica: Sindrome dell’edificio malato
Titolo o argomento: Polveri e allergeni, composti organici volatili, batteri e muffe
Polveri e allergeni

Quando si fanno i normali lavori domestici, quando si cucina, si stira, si piegano abiti, o quando si eseguono lavori più complessi, si carteggia un muro, si rivernicia, si rompe una parete, si modifica un impianto, ecc., si formano particelle di polvere diverse per natura e dimensioni. Tali particelle compromettono radicalmente la qualità dell’aria respirata. Sebbene l’affermazione che segue possa risultare tanto sconvolgente quanto surreale, in realtà è stato accertato che vi è una relazione diretta tra quantità di polvere nelle case ed il livello di piombo presente nel sangue dei bambini che ci vivono. Ma non solo, la presenza di polvere aumenta significativamente la quantità di metalli pesanti assunta tramite gli alimenti in seguito al contatto mano-bocca. Molte patologie si riducono significativamente regolando la presenza, la localizzazione ed il deflusso delle polveri. E’ opportuno notare come negli ultimi anni siano aumentate significativamente le patologie allergiche legate prevalentemente all’antropode “mangia-polvere”, il Dermatophagoides Pteronyssinus). In soldoni costruire in modo intelligente e conscio dei materiali adeguati o meno, è un’ottima forma di medicina preventiva.

Gas radon

Il radon è un gas che si forma per decadimento dell’uranio tellurico. Dopo il decadimento la radioattività permane ed il radon decade a sua volta in altri atomi più leggeri ancora una volta radioattivi. Si tratta di un gas più pesante dell’aria che penetra nelle abitazioni attraverso fessure, crepe o sigilli male eseguiti o non eseguiti. Alcuni dei prodotti di decadimento del radon sono carichi elettricamente e, legandosi agevolmente, vengono veicolati in giro per l’abitazione dalla polvere. Una volta che la polvere in sospensione nell’aria viene respirata, raggiunge i bronchi dove i prodotti radioattivi, decandendo, emettono particelle alfa (nuclei di elio) con scarso potere penetrante ma elevata attività di ionizzazione delle molecole circostanti. La ionizzazione del DNA delle cellule bronchiali incrementa il rischio di sviluppare una neoplasia polmonare.

Composti Organici Volatili (VOC)

Le finiture per l’edilizia, gli arredamenti ed i materiali da costruzione largamente adottati per la realizzazione delle abitazioni e dei luoghi di lavoro, è ricca di colle, coloranti, solventi ed elementi in genere che divengono parte dell’articolo finito e, negli anni, di noi stessi. Si tratta di composti che solitamente  sono derivati dagli idrocarburi e che prendono la denominazione VOC (Volatile Organic Compounds). Il danno provocato all’organismo dell’uomo da questi prodotti è strettamente legato alla velocità con cui i composti organici volatili vengono rilasciati dalle suppellettili, dagli arredamenti e dalle finiture dell’abitazione. Tra la razionalità ed il mercato, vince sempre (o quasi) il mercato.

Batteri e muffe

In un ambiente progettato male nel quale non vi è una corretta ventilazione, illuminazione e deumidificazione degli ambienti, non si vive da soli con i propri familiari… in realtà insieme all’uomo, in tali ambienti, vivono microrganismi. Essi rappresentano una vera sfida per il sistema immunitario e possono dar luogo a diverse patologie a seconda della predisposizione individuale. Ovviamente l’aspetto poco piacevole e l’odore decisamente sgradevole che si viene a creare in presenza di batteri e muffe “vivi” in una casa contaminata, rappresenta un elemento obiettivo di cui tutti ci possiamo accorgere. Ciò a cui spesso non si pensa è che questi fenomeni sono vivi e in stretta relazione con la nostra salute. La frequenza con cui si effettuano le pulizie ed il modo con cui esse vengono effettuate hanno un ruolo importantissimo sulla salubrità dell’ambiente, un ruolo secondo solo alla bontà del progetto dell’edificio.

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Salubrità degli ambienti domestici e di lavoro: i numeri ed i dati che non ti aspetteresti
Sindrome dell’edificio malato – Dalle polveri alle muffe passando per…

Fonte:
Conferenza tenuta dal Dott. Nicola Fiotti
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste
Note, osservazioni e rielaborazione dati:
a cura dell’autore del blog

Batteri e muffe presenti negli ambienti domestici

Tipica muffa che si sviluppa in ambienti domestici mal progettati
Image’s copyright: Pacific IAQ – pacificiaq.com

Bielle “fratturate”

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: La frattura dei cappelli di biella

Fino a qualche anno fa le bielle delle normali vetture stradali presentavano la superficie di contatto, tra il cappello di biella e la semitesta di biella, perfettamente liscia. Questo perchè il processo produttivo di una biella, destinata ad un motore 4 tempi, prevede che inizialmente essa venga realizzata in un sol pezzo e, in un secondo momento, il cappello venga separato mediante lavorazioni per asportazione di trucioli. Le superfici di contatto vengono poi lavorate al fine di ottenere un ottima finitura superficiale. Ciò permette di garantire un contatto ottimale tra le due parti nel momento in cui vengono serrate le viti.

Il problema di questa soluzione, però, risiede principalmente nel fatto che, dopo un buon numero di chilometri percorsi (200.000-300.000), il foro ottenuto tra il cappello di biella e la semitesta di biella, si ovalizza. Generalmente si misura un diametro maggiore sull’asse orizzontale del foro rispetto al diametro misurato sull’asse verticale. La rotazione della testa di biella (durante il ciclo di funzionamento del motore) imprime una sollecitazione alle viti (taglio e flessione) ed al cappello (flessione) il quale tende a traslare rispetto alla sua corretta posizione. Il ripetuto tentativo di movimento dalla posizione d’origine porta uno stress nelle fibre del materiale che tendono a cedere allungandosi in direzione dello sforzo. Ne derivano ovvi problemi di affidabilità del motore a seguito del mancato rispetto delle tolleranze di accoppiamento tra la biella ed il perno di biella presente sull’albero motore. Anche il velo d’olio non si forma più in modo omogeneo e le bronzine non riescono a lavorare correttamente andando a deformarsi ed accusando una lubrificazione irregolare laddove il diametro è aumentato.

Un’interessante soluzione, volta ad evitare simili problemi,  prevede che le bielle vengano ottenute comunque in un sol pezzo ma con la fondamentale differenza che il cappello, invece di essere separato per asportazione di trucioli, viene ottenuto per frattura. Fratturare il cappello di biella produce una superficie rugosa piuttosto regolare (a patto che il materiale utilizzato lo permetta), questa è in grado di assicurare in modo “solido” il contatto tra cappello di biella e semitesta di biella. A mano, senza avvitare le viti, è possibile constatare come il cappello di biella, anche solo con una leggera pressione delle mani, non tenda assolutamente a muoversi dalla sua posizione. Ovviamente ogni cappello di biella può essere montato solo sulla sua specifica biella e solo nel verso in cui è stato fratturato. In sostanza ogni cappello è diverso dall’altro. I vantaggi riscontrati sono l’assenza di fenomeni di ovalizzazione anche dopo un abbondante numero di chilometri percorsi, e l’inutilità di dotare le bronzine di appositi fermi che le mantengano in posizione corretta. La procedura di frattura consiste nell’incidere il punto di frattura desiderato sulla biella (costituita ancora da un sol pezzo), dopodiché si separa idraulicamente il cappello della biella adoperando pezzi sagomati semirotondi i quali vengono pressati nel foro della testa di biella.

Il metodo della frattura, a differenza di quanto si possa pensare, non viene adottato solo sulle bielle in ghisa sferoidale, bensì anche sulle bielle in acciaio ottenute per sinterizzazione* o per sinterforgiatura. Non è invece praticabile su bielle in acciaio forgiato per stampaggio in quanto la frattura produrrebbe schegge decisamente pericolose e inaffidabili. Le bielle sinterizzate hanno proprietà meccaniche migliori rispetto alle bielle forgiate per stampaggio, di conseguenza il dimensionamento può essere meno generoso e di conseguenza anche la loro massa.

*Si tratta di bielle ottenute in polvere d’acciaio legato come pezzo fucinato sinterizzato.

Cappello di biella fratturato - Biella in ghisa sferoidale

Nell’immagine sopra le viti del cappello di biella sono volutamente svitate per far notare l’andamento
irregolare della superficie di contatto tra semitesta di biella ed il cappello di biella. Con il cappello
perfettamente serrato risulta persino difficoltoso individuare la giunzione e la biella sembra realizzata
in un sol pezzo. E’ proprio la rugosità data dalla frattura a garantire una tenuta perfetta.
Gli scatti sono stati eseguiti nello studio fotografico del nostro lab.
Image’s copyright: www.ralph-dte.eu

Cappello di biella fratturato - Vista del pezzo smontato

La biella smontata mostra la superficie di contatto irregolare della semitesta di biella
e del cappello di biella. La biella, dapprima ottenuta in un sol pezzo, viene divisa dal suo
cappello idraulicamente mediante dei pezzi semirotondi pressati nel foro della biella stessa.
Gli scatti sono stati eseguiti nello studio fotografico del nostro lab.
Image’s copyright: www.ralph-dte.eu

Dalle ragnatele al bioacciaio, passando per le capre…

A dire il vero mi rendo perfettamente conto di quanto il titolo possa sembrare sballato, eppure un curioso materiale, più precisamente un bioacciaio denominato BioSteel®, è il reale frutto di una scoperta, risalente addirittura a diversi anni fa, della ricerca scientifica in biomimetica a cura della Nexia Biotechnologies Inc.. Immaginate di innestare nel DNA di una capra il gene prelevato da due precise specie di ragni (scelti tra quelli che tessono le fibre più resistenti) e immaginate che ora il latte prodotto dalla capra transgenica contenga le proteine necessarie a fabbricare in quantità consistenti questa eccezionale tela. I monomeri che si ottengono vengono distrutti in una soluzione acquosa ottenendo come risultato fibre insolubili denominate per l’appunto BioSteel® esattamente con lo stesso metodo utilizzato dai ragni.

Nel ragno apposite ghiandole, dette filiere, secernono costantemente due tipologie di filamenti setosi partendo da proteine. Il primo tipo ha il compito di intrappolare le prede, il secondo tipo (detto dragline ovvero filo teso) suscita particolare interesse nella comunità scientifica per le sue proprietà meccaniche. Il dragline, infatti, possiede proprietà di resistenza, modulo elastico e allungamento simili se non superiori a quelle dei migliori acciai (carico di rottura compreso tra 1,3 e 1,6 GPa) nonostante la densità dei filamenti sia decisamente inferiore rispetto alla densità degli acciai stessi. Caratteristiche simili sono apprezzabili ad esempio nel kevlar (fibra sintetica aramidica con resistenza 5 volte superiore a quella dell’acciaio). Tuttavia la produzione di bioacciaio sembra avere un minore impatto sull’ambiente non utilizzando i solventi tossici adottati per la realizzazione della maggior parte delle fibre sintetiche. Cosa ne penseranno le capre?

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Che cos’è la Biomimetica?
Esempi di Biomimetica

Fibre setose ragnatela

Macro di una ragnatela.
Image’s copyright: Cora Marshall

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Che cos’è la Qualità?

Rubrica: Qualità (il concetto di)
Titolo o argomento: Qualità, dal linguaggio comune all’ambito industriale

Nel linguaggio comune la “qualità” è intesa come una caratteristica e percepita come un valore. In realtà il concetto di qualità va ben oltre e definisce in modo nettamente concreto e tangibile le proprietà di un prodotto o servizio. In ambito industriale si tratta di essere conformi a precise specifiche che siano misurabili e di offrire l’opportuna adeguatezza all’uso previsto per il (e dal) cliente. La prima definizione chiara e completa di qualità in campo industriale (qualità dei prodotti) è stata quella fornita dalla norma UNI ISO 8402 del 1988 (Qualità – Terminologia) la quale si esprimeva come segue: la qualità è l’insieme delle proprietà e delle caratteristiche che conferiscono al prodotto la capacità di soddisfare esigenze espresse e/o implicite. Tale norma è stata ritirata e sostituita più volte con nuove norme aggiornate e ottimizzate al fine di offrire una definizione attuale ed esauriente*.

Le esigenze, cui fa riferimento la norma in questione, possono essere espresse in modo specifico ad esempio tramite un contratto. Le esigenze implicite, invece, devono essere identificate e definite. Ciò che viene definito con il termine “esigenza” altro non è che un insieme di proprietà e di caratteristiche quali ad esempio: la facilità di utilizzo, la semplicità di manutenzione, la sicurezza, la disponibilità, l’affidabilità e gli aspetti di tipo economico ed ecologico. Anche se nel linguaggio comune si tende a fare un uso improprio del termine “qualità”, in realtà esso non viene utilizzato per esprimere un livello di merito in senso comparativo, né è utilizzato in senso quantitativo per valutazioni tecniche. Per tali valutazioni si possono utilizzare altre espressioni, si parla quindi di “qualità relativa” quando i prodotti o servizi sono classificati secondo una graduatoria di merito o in senso comparativo. Si parla invece di “livello di qualità” o “misura della qualità” quando vengono effettuate precise valutazioni tecniche in senso quantitativo. E’ opportuno osservare che la qualità di un prodotto o di un servizio è influenzata da molteplici attività tra loro interagenti quali ad esempio: progettazione, produzione, assistenza, manutenzione.

*Alla UNI ISO 8402 del 1988 hanno fatto seguito diverse norme (riportate più avanti) per le quali ognuna sostituisce la precedente: UNI EN 28402 del 1992 (Qualità – Terminologia), UNI EN ISO 8402 del 1995 (Gestione per la qualità ed assicurazione della qualità – Termini e definizioni), UNI EN ISO 9000 del 2000 (Sistemi di gestione per la qualità – Fondamenti e terminologia), UNI EN ISO 9000 del 2005 (Sistemi di gestione per la qualità – Fondamenti e vocabolario).

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Che cos’è la qualità?
Voci del controllo di qualità in ambito meccanico

Concetto di qualità, unificazione, standard

Alcuni esempi di importanti enti e organizzazioni per l’unificazione: UNI, ISO, CEN.

Ben venga il contraddittorio


Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: L’utilità delle contraddizioni

Diciamoci la verità: a chi non ha dato fastidio almeno una volta essere contraddetto? Eppure se ci si pensa bene una contraddizione ha un fondamentale lato positivo, se è corretta scioglie il nodo di un problema, se è errata rafforza la tesi (vedi l’articolo: Metodi di dimostrazione logica matematica). Il mio professore universitario di Geometria ama far notare che persino un sistema di sterzo di un’automobile ha bisogno che due forze si compensino a vicenda per mantenere il veicolo stabile in marcia rettilinea o in curva. In caso contrario ogni ruota andrebbe per conto proprio rendendo instabile il veicolo e rendendo impossibile la marcia dello stesso. Perchè sottrarsi, quindi, anche al più pacato contraddittorio?

sistema di sterzo

Image’s copyright: ZF Friedrichshafen AG

Che cos’è la fitodepurazione?

Rubrica: Building and living
Titolo o argomento: Depurazione biologica delle acque reflue

In natura hanno luogo continui processi di depurazione naturale operati da organismi animali e vegetali marini e terrestri (batteri, funghi, protozoi, alghe, ecc.). Le sostanze organiche naturali o antropiche1 che raggiungono un corso d’acqua vengono demolite da microrganismi e i prodotti della mineralizzazione vengono utilizzati dai vegetali. Le acque reflue domestiche, agricole e, talvolta, industriali, possono essere depurate attraverso un processo completamente naturale denominato “fitodepurazione”, esso sfrutta la capacità autodepurativa degli ambienti acquatici e le caratteristiche di talune piante che vengono utilizzate come filtri biologici in grado di favorire processi di degradazione batterica ed antibiosi. L’ambiente acquatico viene ricavato in un bacino impermeabilizzato (ad esempio con una guaina in pvc), riempito di materiale ghiaioso e vegetato da piante acquatiche. Tale soluzione permette di ridurre gli inquinanti presenti nelle acque reflue e depurarle con un basso impatto ambientale. Le piante in realtà non sono coinvolte direttamente nel processo depurativo ma hanno lo scopo di creare l’ambiente nel quale si forma la flora batterica atta ad ottenere il processo depurativo naturale.

Tecniche di fitodepurazione

Le tecniche di fitodepurazione possono essere classificate in base all’ecologia delle piante acquatiche, troviamo quindi i sistemi a idrofite galleggianti (pleustofite), i sistemi a idrofite radicate sommerse, i sistemi a macrofite radicate emergenti (elofite) ed i sistemi a microfite (alghe unicellulari).

Direzione di scorrimento dell’acqua

I sistemi di fitodepurazione a macrofite radicate emergenti possono essere ulteriormente suddivisi in base alla direzione di scorrimento dell’acqua. Abbiamo quindi una distinzione tra i sistemi a flusso superficiale (FWS – Free Water Surface), i quali sono realizzati mediante vasche o canali in cui la superficie dell’acqua è esposta all’atmosfera ed il suolo invece è costantemente sommerso (profondità compresa tra i 40 ed i 60 centimetri) costituendo il supporto per le radici delle piante, ed i sistemi a flusso sommerso (SSF – Subsurface Flow) nei quali l’acqua scorre, attraverso il medium di riempimento (ghiaia o sabbia ad esempio), al di sotto della superficie senza un contatto diretto con l’atmosfera. A loro volta i sistemi a flusso sommerso si dividono in due sottocategorie. I sistemi a flusso orizzontale (HF – Horizontal Flow) dove l’acqua, che scorre in senso orizzontale (con leggera pendenza), viene depurata in una o più vasche, profonde tra i 70 e gli 80 centimetri, contenenti materiale inerte sul quale si sviluppano le radici della macrofite (ambiente prevalentemente anaerobico). In alternativa vi sono i sistemi a flusso verticale (VF – Vertical Flow) dove il refluo viene immerso in un filtro di materiali inerti profondo circa 1 metro (ambiente aerobico). Tra le tipologie di sistemi di fitodepurazione più adottate troviamo quelli a lagunaggio (facenti parte dei sistemi a flusso superficiale) i quali si ispirano ai meccanismi che hanno luogo all’interno delle paludi e quelli a flusso verticale (facenti parte dei sistemi a flusso sub-superficiale).

Sistema a lagunaggio

Trattasi di un sistema che riproduce i meccanismi autodepurativi che hanno luogo in paludi e zone umide, il sistema sfrutta apposite vasche di sedimentazione nelle quali si avvia il processo di ossigenazione ad opera di microorganismi. Tale sistema necessita di grandi spazi dotati di una leggera pendenza che impedisce il pompaggio del refluo all’impianto.

Sistema a flusso verticale

La depurazione avviene in due fasi, nella prima (fase di sedimentazione) si svolge il trattamento primario in una vasca biologica di tipo Imhoff. Nella seconda (fase di pompaggio) il refluo viene spinto da una pompa, al fine di essere filtrato verticalmente, in una vasca filtro contenente piante le cui radici sono circondate da grani di ghiaia di diverse dimensioni affogati nella sabbia. Tale procedura, usufruendo di tubazioni con fori equidistanti, permette un contatto omogeneo del refluo con le radici delle piante agevolando così l’ossigenazione e prevenendo la formazione di eccessivi odori sgradevoli.

Vantaggi e svantaggi della fitodepurazione

Tra i principali vantaggi della fitodepurazione troviamo i ridotti costi dell’impianto e della gestione, l’assenza di consumi energetici a carico dell’uomo, la possibilità di gestione dell’impianto da parte di personale non specializzato, la ridotta manutenzione, la flessibilità nei confronti di variazioni del carico idraulico e organico, la riduzione delle portate da trattare grazie ai fenomeni di evapotraspirazione, il risparmio di chilometri di costosi impianti di tubazione per il collegamento alla rete di scarico urbana, il risparmio del 60% in termini di energia elettrica rispetto ai sistemi adottati negli impianti urbani, la possibilità di riutilizzare l’acqua depurata, e ormai ricca di nutrienti, per irrigare giardino e coltivazioni, il riutilizzo dell’acqua (non potabile) per uso negli elettrodomestici (lavatrice, lavastoviglie, riscaldamento, ecc.), per il lavaggio dell’auto o di qualunque altro oggetto e per gli sciacquoni del bagno. D’altra parte, però, è opportuno riconoscere che vi sono anche degli svantaggi di cui raramente si parla. Tra questi troviamo ad esempio l’elevata produzione di vegetazione da rimuovere e smaltire periodicamente, la necessità di aree da poter destinare all’impianto, la diminuzione delle efficienze depurative nel periodo invernale e quindi la quasi impossibilità ad utilizzare simili impianti in luoghi caratterizzati da climi rigidi, il possibile sviluppo di cattivi odori, la possibile proliferazione di insetti e la possibile presenza di ratti.

I costi

Dati da elaborare.

1 L’antropizzazione è il processo mediante il quale l’uomo modifica l’ambiente naturale, per renderlo più consono ai propri fini.

tipologie di impianti

La grafica oltre a proporre una classificazione dei sistemi di fitodepurazione,
mostra un esempio di sistema a macrofite radicate emergenti di tipo
sommerso a flusso orizzontale.

Le regole che non esistono


Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Le regole che non esistono e che, spesso, ci danneggiano

Ci sono cose che facciamo, comportamenti che assumiamo, scelte che prendiamo ormai quasi automaticamente, sovente con lo scopo di dimostrare qualcosa al mondo esterno piuttosto che per il nostro bene personale. Scelte che ci condizionano la vita e che la condizionano a chi ci sta intorno, scelte che nella maggior parte dei casi non portano vantaggi reali, tangibili nelle nostre vite e, solo apparentemente, o per brevi istanti, le agevolano. Tratto dal mio quarto libro*, questo articolo ne prende anche il titolo “Le regole che non esistono” riportando un breve elenco di provocazioni che possono scuotere, infastidire, pizzicare, ma sicuramente lasciano uno spunto per riflettere su un possibile punto di partenza per cambiare direzione in un mondo abbracciato in primo luogo dalla crisi dell’individuo e, subito dopo, da quella economica.

Acquistare la casa presso la zona più nota della città anche se non si dispone dei capitali necessari per comprarla agevolmente. Ho visto famiglie indebitarsi a vita, acquistando tra l’altro un edificio scadente, pur di andare a vivere sulla strada che porta alla zona “nota” di una determinata città. Famiglie che hanno preso più di un mutuo facendo indebitare anche i propri genitori quando bastavano pochi chilometri di differenza per spendere la metà (non poco di meno, la metà) e vivere più sereni.

Cellulare aggiornato con le ultime funzioni per non sfigurare quando è appoggiato assieme a quello dei colleghi su qualche scrivania.

Cercare prima un posto statale e poi, se proprio non si trova, tentare di fare quello che ci appassionava una volta… quando magari è ormai troppo tardi. Questo il consiglio che viene, nemmeno troppo di rado, dai parenti che riassumono l’essenza della vita in uno stipendio puntuale. Non che non faccia comodo ma… mangeresti tutta la vita senza condimento?

Demandare sempre le cose ad altri perchè tanto noi non sappiamo come si fa, come funziona, cos’è… Peccato però che il cervello umano sia forse quanto più di straordinario esista su questo pianeta ed abbia potenzialità, ahimé, scarsamente sfruttate. Quante volte, in realtà, ci chiediamo cosa e quanto possiamo imparare? Certo non si può sapere tutto, o saper fare tutto, ma almeno qualcosina di più del consueto non mi par delitto d’arroganza.

Iscriversi per forza all’Università perché, accidenti, con quel pezzo di carta guadagnerò molto di più. Ma chi l’ha detto? I miei amici e coetanei che guadagnano di più fanno, con piacere, l’idraulico, l’elettricista ed il posatore di pavimenti. Hanno case confortevoli, automobili solide e non manca loro il denaro per prendersi ogni tanto un po’ di relax dato che lavorano veramente duro. Eppure accanto a loro questo pezzo di carta proprio non lo vedo. Forse sarà che devi semplicemente esser bravo a fare quello che ti piace di più?

La casa un po’ più piccola e più costosa però cavolo… è vicino a quella degli amici. Poi magari un’amicizia finisce male o si tramuta in un rapporto superficiale e capisci che hai fatto un pessimo acquisto e che magari potevi fare un po’ di strada in più e vedere ugualmente il tuo gruppetto di amici senza compiere acquisti insoddisfacenti.

Macchina nuova ogni 4 anni perché quelle bozzette… quei fari con quella linea un po’… quei cerchi che non tornano più lucidi e gli interni un po’ sbiaditi e consumati rischiano di farti sembrare “povero” nei confronti delle persone che frequenti. Poi magari si ha sempre sulla bocca la solita frase che sottolinea che non si ha un Euro (Lira per i tradizionalisti), però sai… meglio lasciare il beneficio del dubbio a chi ci ascolta. In questo modo non si è fatta una vera ammissione, ma nemmeno una vera negazione.

N cambi di vestiti se lavori in un ufficio con altri colleghi. Non vorrai mica che qualcuno si accorga che indossi sempre gli stessi tre maglioni? Magari sono perfettamente puliti e stirati ma qualcuno potrebbe notare che sono sempre quelli… E allora? Che male c’è? La gente ti rispetta in base a quanto sei sicuro di te stesso, in base anche alla stima che hai di te stesso e a quanto sei sicuro delle decisioni che prendi. Chi ti guarda troppo i vestiti, probabilmente, non vede più in là del suo naso.

Non aprire un libro perchè tanto è sufficiente girarsi intorno per osservare che la tecnologia ha raggiunto grandi traguardi e fa tutto per noi al posto nostro con un click, un touch, un comando vocale… Purtroppo però non sarà un click, un touch o un comando vocale a risolvere i problemi economici, sociali, ambientali, formativi e culturali. Lo spessore formativo di una persona va ben oltre.

Vacanza, costi quel che costi, con cadenza biennale costante: una estiva e una invernale. I vicini di casa di mio padre, quando era ragazzo, si chiusero dentro casa per una settimana perché avevano raccontato a tutti che sarebbero andati in vacanza. Perché fare queste figure mi chiedo io, è così importante?

Vestiti con una precisa firma, perché chi li indossa è troppo gagliardo, invece senza sei “solo” te stesso. Alle volte si ha una tale pessima reputazione di sé…

Conclusioni

D’altra parte, però, andare in contro, in maniera moderata, ai comportamenti della società è senza dubbio sinonimo del desiderio di socializzare, amalgamarsi, essere più simili alle persone con le quali ci si rapporta e non tentare di voler essere per forza diversi (magari credendosi migliori), in controtendenza e, nei casi più esagerati, il classico bastian contrario dall’atteggiamento “pesante” (vedi l’articolo: Bastian contrario). Certo è che una scelta deve avere anche un senso e non arrecar danno a chi la effettua.

*I libri che ho scritto non sono ancora disponibili per i lettori. Eventuali aggiornamenti saranno riportati alla sezione “Bibliografia” di questo Blog.

I want you