Comprendere il valore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 3

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Semplice ma non così immediato

Ora, tornando a noi, il nodo cruciale del problema dal quale siamo partiti è che se ti dico per filo e per segno come ho fatto ad ottenere un risultato, non lo apprezzerai. Non imparerai quasi nulla e sarai portato a ripetere come un robot la stessa mia sequenza di passi mentre ognuno di noi in realtà ha stretta necessità di “sviluppare il proprio modo”.
Inoltre la semplicità con cui posso raccontartelo o illustrartelo può portare pian piano anche una persona educata ad illudersi che tutto si possa avere semplicemente e, nei casi peggiori, che le sia persino dovuto. Quindi senza nemmeno più chiedere oltre che senza impegno.
Questo perché a cose fatte, a fatiche sormontate, a risultati meritevolmente ottenuti, è probabile che un racconto lasci trasparire la felicità di esser riusciti anziché l’arduità dell’opera.
Così chi legge finisce con il recepire che ripetendo la sequenza passo passo, accadrà lo stesso anche a lui pur non avendo compiuto le fatiche necessarie per raggiungere la comprensione del perché di quei passi.
Ma se al contrario ti offro degli stimoli, delle provocazioni, degli spunti, delle informazioni rare e preziose lasciando a te il compito di metterle insieme, elaborarle e di impegnarti a ricavare il tuo personale risultato, sentirai di aver provato un gusto più intenso. Il mio lavoro avrà ricevuto un valore perché tu avrai modo di renderti conto di quanto è difficile e che impegno e abilità richiede. Inoltre, se proprio lo troverai incompatibile con le tue abilità, avrai più rispetto per me e non mi svaluterai al momento di offrirmi un equo compenso.
Il tuo risultato sarà frutto degli sforzi iniziati con la tua lettura e sfociati nel tentativo di applicare. Proprio in quest’ultimo punto ti renderai conto di quanto è importante chi riesce a svolgere un compito così arduo e quanto puoi essere importante tu per chi, come me, potrebbe non saper fare ciò in cui invece sei abile tu.
Il tuo impegno sarà testimone del tuo proseguimento sulla strada del risultato, sarà primario nel comprendere cose non così evidenti come potrebbero sembrare inizialmente quando si è a digiuno di contenuti dotati di profondità (e di numerose altre dimensioni a seconda della tua capacità di recettività, di senzienza, di collegamento sinaptico).
Le tue scelte, frutto del tuo personale modus operandi e della tua capacità di analisi dei risultati che otterrai passo passo dalle tue prove, dai tuoi rischi, dal tuo lavoro e quindi dalla tua fatica, si trasformeranno nell’esperienza e nel tuo nuovo carattere che allora ti permetterà sempre più di apprezzare il pregio dei mestieri e la bellezza, nonché la nobiltà, di retribuirli meritevolmente.

Immagine

Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.

In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

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Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno  ::: In preparazione :::
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  ::: In preparazione :::

Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.
In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

Il primo grande problema del mondo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: All’origine dei principali problemi globali
I testi di economia

Nei testi di economia ben impostati, universitari e non, viene messo subito in chiaro fin dal primo capitolo un problema vero, reale, condiviso a livello globale e che in molti si ostinano a non voler vedere nella speranza che, evitandolo, questo non riesca a raggiungerli prima o poi, in qualche modo, in qualche forma. Il primo grande problema del mondo.

Un problema scontato

Senza petulanti giri di parole il primo grande problema del mondo risiede nell’impossibilità di garantire benessere per tutti. Penseranno diversi lettori: “Embé, non è scontato?”. In realtà sì, ma i concetti che gravitano attorno al “problema numero uno” spesso non sono connessi tra loro nelle nostre menti in modo corretto. Ed è proprio l’assenza di ordine logico che fa scaturire confusione, strane paure, pensieri di impotenza e assurde teorie senza capo né coda. Ciò probabilmente perchè, una volta enunciato il problema, il discorso solitamente prosegue sulla bocca di esperti con una pesante iniezione di teorie complicate, astruse e spesso esposte in modo noioso e intraducibile.

Quello che io chiamo “il primo grande problema del mondo” è un concetto che vorrei provare ad esporre in modo semplice, diretto e facilmente intuibile, legandolo inoltre ai problemi satellite che vi ruotano attorno e che, in maniera più concreta, toccano frequentemente ognuno di noi senza che ne riusciamo a comprendere proprio l’origine. Paradossale.

Un curioso esempio: Casa dolce casa

Immaginate di avere un appartamento di 100 metri quadrati e di viverci con la vostra compagna. Immaginate che arrivi la prima gioia, il primo figlio o la prima figlia. Iniziate ad organizzarvi, ad organizzare gli spazi per garantirne anche al bambino, iniziate ad organizzare nuove risorse, sostenete nuove spese per il sostentamento del nuovo piccolo esserino che si aggira a gattoni per la casa, fate la spesa in un altro modo, consumate energia diversamente, avete nuove necessità. La prassi insomma. Poi magari arriva un secondo figlio, un terzo inatteso ma sempre gradito. Qualche nonno vi chiede un aiuto in seguito a problemi di salute o acciacchi di vecchiaia ed inizia a stare sempre più spesso a casa vostra, magari guardandovi, in cambio, i bambini. C’è poi quel vostro caro amico che ha perso il lavoro o ha divorziato ed ha perso la casa e magari con grande imbarazzo vi chiede la possibilità di dormire sul divano qualche notte… e così via. Ne possono succedere di tutti i colori e sono tutti esempi concreti, tangibili e reali che provengono dai racconti delle persone con cui parliamo ogni giorno.

Il problema è che la casa di 100 metri quadrati inizia ad essere insufficiente, mancano gli spazi vitali, manca la privacy, manca il riposo, manca l’ordine, mancano le risorse, l’energia non è più sufficiente, i consumi aumentano, crescono le bollette e solo una minima parte delle persone che vi alloggiano percepisce uno stipendio in grado di far fronte alle spese. La casa non cresce, i 100 metri quadrati sono sempre quelli ed arriva il momento in cui iniziate a chiedere all’amico quando si troverà una nuova sistemazione, iniziate a chiedere ai nonni se possono tornare a casa loro promettendo che vi incaricherete di mandargli delle assistenti a casa che si occupino in maniera più “consona” dei loro acciacchi. Iniziate ad iscrivere i figli più grandi a qualche attività sportiva e ad altre attività extra scolastiche nel tentativo anche di rendere la casa più vivibile con sprazzi di quiete che potreste così giustificare: “Finalmente un po’ di pace e i ragazzi si stanno divertendo”.

Il paragone con la Terra e la natura dell’uomo

Insomma avendo quei 100 metri quadrati a disposizione e non essendoci risorse per tutti siete costretti a diventare più “cattivi” o, se preferite, più garbatamente, siete costretti a diventare più “severi” ed a chiudere di conseguenza qualche rubinetto. Per questo pianeta vale esattamente la stessa cosa. Le sue dimensioni non aumentano, le sue risorse non aumentano ma la sua popolazione è cresciuta, e sta crescendo, a dismisura. Per essere più precisi e render note le proporzioni del problema, la crescita demografica è stata di un solo miliardo di abitanti in oltre quattro milioni di anni, mentre è arrivata a ben sette miliardi di abitanti nel giro di pochi secoli grazie all’avvento della tecnologia ed alla rapida diffusione di nuove forme di benessere. Quasi a dire che, paradossalmente, il progresso causa più problemi che benefici al pianeta e a chi ci vive. Ovviamente non è esattamente così. Andarsene all’altro mondo per un graffietto o un’influenza è ben più cruento del disordine cui stiamo assistendo oggi, impiegare mesi per comunicare con altre parti del pianeta è una vera beffa, lavorare ettari ed ettari di terra a mano con il solo ausilio di qualche bestia è qualcosa che può rendere gradevole un dramma liturgico. In realtà non è colpa del progresso ma più un fattore di natura dell’uomo, di educazione e di scarsa visione lungimirante volta al futuro.

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