Made in Italy. Sicuro?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Non tutti i prodotti che riportano la dicitura “Made in Italy” sono completamente realizzati in Italia

Oggi non sempre acquistare “Made in Italy” significa acquistare italiano. Diversi imprenditori fanno riferimento alla normativa dettata dal Codice Doganale europeo per delocalizzare la fabbricazione e la produzione verso paesi economicamente più vantaggiosi soprattutto in termini di costo della manodopera. Nonostante tutto marchiano i loro prodotti con diciture “Made in Italy”.

Il Codice Doganale europeo, all’art. 24, prevede che “una merce, alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi, è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale (economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tal scopo) che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.

Tradotto significa che potrei produrre scarpe su Marte ma mettere i lacci in Italia e poter quindi scrivere “Made in Italy”. Certo è che se non si scrive il luogo dove veramente è stato realizzato un prodotto, significa che si teme una pubblicità negativa. Al contrario se il paese straniero, in cui è stato prodotto un bene, vanta un’ottima fama per una tecnologia all’avanguardia, la situazione si ribalta e scrivere “Made in Taiwan, o Made in Sweden, o Made in Germany, ecc.”, diventa un valore aggiunto da portare all’attenzione dei clienti.

Inoltre se un prodotto viene realizzato completamente all’estero da un imprenditore italiano che ha investito capitali nella sua progettazione e produzione, risulta perfettamente legale utilizzare espressioni come “designed by” o “design by” o “nome impresa – Italy” anche per contraddistinguere prodotti fabbricati all’estero sotto la direzione di imprenditori di casa nostra. Maggiore attenzione invece nel caso in cui si apponga il marchio “Made in Italy” perché, come accennato prima, in tal caso l’intera produzione o comunque una sua fase sostanziale deve essere avvenuta nel nostro Paese.

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Immagine generica che non fa riferimento ad alcun marchio

Bancarelle cinesi

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Gli equivoci e le colpe degli italiani

Sento dire sempre più spesso che i prodotti cinesi che si trovano presso le bancarelle, in particolar modo i capi di abbigliamento, sono uguali ai prodotti italiani… quindi, a detta di molte donne, tanto vale comprare i prodotti cinesi per il minor prezzo.

Su questo tema si è verificato uno dei più grandi equivoci che si possa immaginare. Facciamo un pò di chiarezza. Con l’avvento, negli ultimi anni in modo più conistente,  delle bancarelle cinesi presenti nei centri storici e alle fiere, la gente ha conosciuto un nuovo mondo. Un mondo fatto di prodotti venduti a costi molto bassi e dall’estetica tutto sommato piuttosto gradevole. Insomma c’è stata una proposta golosa e alternativa alle solite bancarelle. La fase successiva, quella della quale pochi si sono accorti, è stata la fase in cui anche molti proprietari italiani di bancarelle hanno deciso di rifornirsi di materiale di provenienza orientale. Se lo scopo era quello di trarre un maggior profitto vendendo ai soliti prezzi, il risultato che oggi possiamo toccare con mano è stato ben diverso: le casalinghe e le ragazze che frequentano spesso le bancarelle si sono accorte che non vi è alcuna differenza tra i prodotti cinesi e quelli venduti da molte bancarelle italiane. Questo ha portato molte persone a dire: Guarda che i prodotti che compri alle bancarelle cinesi sono uguali ai nostri! Perchè devo spendere di più?

Il risultato è stato che ora la gente crede che i prodotti cinesi e quelli italiani siano uguali, in più chi ha avuto la brillante idea di cammuffare prodotti di dubbia provenienza per prodotti italiani, ha avuto maggiori incassi in realtà per un limitatissimo periodo di tempo (il tempo sufficiente affinchè le clienti si accorgessero dell’assenza di differenze).

In soldoni un nostro atto incoscente ha ulteriormente rovinato il mercato e confuso le idee di moltissime persone. Non è vero infatti che il prodotto di dubbia provenienza a costo irrisorio sia uguale a quello italiano che invece vanta coloranti che rispettano le normative della comunità europea, tessuti altrettanto certificati, finiture sicure e manodopera regolare. Sono inoltre sempre più insistenti le voci secondo le quali il cromo, presente nelle scadenti tinture dei capi di abbigliamento di dubbia provenienza, sia diretta causa di tumori*.

*Chiedi personalmente informazioni agli esperti di tessuti e del Made in Italy e, ovviamente, ai medici che si interessano di questo fattore di rischio.

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