Le 3R della sostenibilità: Riutilizzo

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità – parte 3

Riutilizzo 

Il secondo passaggio della ormai famosa catena delle 3 R del reciclaggio ci porta al riutilizzo. Detta così suona un po’ come una maniera semplicistica di risolvere un problema… sembra scontato che il miglior modo di dare una seconda vita, per esempio, ad una bottiglia d’acqua di vetro sia riportarla in fabbricca, pulirla e di nuovo riempirla d’acqua. Questo discorso funziona già da tempo, pensiamo ai ristoranti che effettuano questo semplice gesto quotidianamente.

Ma le cose si complicano quando i materiali in gioco sono diversi, accoppiati in modo difficile e non ci sono specifiche che regolino lo smontaggio del prodotto.

Prendiamo un’automobile:

Abbiamo tutti i tipi di materiali possibili immaginabili mischiati tra loro: metalli, polimeri, gomme, colle, resine, tessuti, vernici, vetri… Materiali fusi, incollati, polimerizzati e addirittura, come nel caso di parti delicate come sospensioni, trasmissione e impianto frenante:  oli, ferodi e sostanze acide delle quali è addirittura difficile valutarne a priori il grado di tossicità e la composizione. Però se pensiamo al numero di auto che annualmente vengono dismesse nel mondo ci troviamo di fronte a un terribile problema ambientale, ma allo stesso tempo anche ad una miniera di pezzi di ricambio praticamente a costo nullo. La prima a prendere in considerazione in modo sostanziale il problema è stata la Toyota (anche BMW nutre da oltre 20 anni un notevole interesse per il riciclaggio delle sue vetture) . Ormai una trentina di anni fa il più grande colosso automobilistico del mondo ha ideato il concetto di:

Logistica Inversa.

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Si tratta di un metodo di concepire l’auto in pieno stile Costruzioni per bambini… l’auto non deve essere progettata solo per essere montata facilmente, ma anche per permetterne un facile smontaggio. Detto così sembra facile, ma nella pratica industriale risulta un’immensa complicazione. Tuttavia gli ingegneri amano le sfide e la strategia ha preso piede. Attualmente ci troviamo allo stato embrionale della tecnologia per via soprattutto di problemi legislativi che al momento non prevedono una regolamentazione unificata per il recupero di un mezzo dismesso come invece accade per il controllo delle emissioni. Ma nella speranza che la scommessa sul futuro intrapresa dalla Toyota sia vincente, non sarà difficile immaginare come nel giro di pochi anni cambieà l’idea di commercializzare e riparare un’automobile. Gli attuali autodemolitori (sfasciacarrozze) si trasformeranno in centri automatizzati di disassemblaggio automobili. Centri in grado di trasformare un’auto completa, magari incidentata o con troppi chilometri alle spalle, in una comoda serie di pezzi di ricambio perfettamente riutilizzabili, Ovviamente rimane sempre l’alternativa (in caso di auto di scarso interesse) di continuare la scomoposizione del veicolo fino ai componenti essenziali (plastiche, metallo, vetro…) ed essere facilmente riciclati.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie

Le 3R della sostenibilità: Ridurre

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità – parte 2

Ridurre 

La riduzione dei rifiuti è infatti il primo passaggio da perseguire per raggiungere l’obiettivo. Sembra banale ma la riduzione dei rifiuti va pianificata con una riduzione degli imballaggi e delle dimensioni dei prodotti. E’ interessante fare un esempio per capire l’impatto economico di tale scelta.

Prendiamo una scatola di cioccolatini:

Siccome sono cioccolatini buonissimi e di alto target, il nostro esperto di marketing opta per utilizzare una scatola grande, bella e voluminosa, e all’interno ricoprire ogni cioccolatino con un involucro personalizzato. Questa scelta di marketing porta svantaggi a tutti i partecipanti della catena del valore del cioccolatino. Il fabbricante avrà un alto costo per comprare la scatola, per confezionare ogni cioccolatino uno a uno eccetera. Inoltre essendo la scatola molto grande aumenterà il costo del trasporto, già che saranno necessari molti camion, furgoncini e occupazione di magazzino per una piccola quantità di prodotto. Questi costi saranno ovviamente ricaricati sul prezzo finale del prodotto, aumentandolo pesantemente rispetto al valore del solo cioccolatino senza aggiungere nessun valore al prodotto. Nessuno è interessato alla carta del cioccolatino, si getta al momento di scartarlo.
Questo senza considerare il costo “ambientale” dato dal processo di fabbricazione delle scatole e degli imballaggi, oltre allo smog generato da un utilizzo superiore al dovuto di mezzi di trasporto.
In definitiva, si provoca un costo economico-ambientale senza ottenere nessun beneficio.

Ma per fortuna le imprese lo sanno bene, e già da diversi anni le più reattive ed efficienti hanno saputo trasformare la riduzione degli imballaggi e delle dimensioni del prodotto in un’arma competitiva. Già, perché oltre a diminuire i propri costi, si guadagnano l’immagine di aziende rispettose dell’ambiente: una pubblicità molto vantaggiosa in una società fortemente interessata alla qualità della vita. Insomma due piccioni al prezzo di uno, diminuire i costi e salvare l’ambiente.

Un esempio di impresa che sta facendo leva sulla propria efficienza ambientale è Apple.

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Come si vede nel grafico, negli ultimi 10 anni questa impresa di computer/dispositivi elettronici ha saputo ridurre le dimensione dei propri prodotti e le scatole in cui vengono imballati. Per esempio l’iPod di ultima generazione ha un imballaggio che è l’82% più piccolo del primo modello, e secondo i dati della stessa Apple, in un container ce ne vanno 5 volte tanti.
Oltre a la Apple, altre imprese tecnologiche stanno promuovendo questa politica, prime tra tutte Nokia e Samsung. E’ interessante notare come anche nelle pagine web corporative, l’attenzione al riciclaggio sia menzionato alla fine, solo dopo tutti i precedenti accorgimenti legati alla riduzione e al riutilizzo.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.