Lighting: luce diretta

Rubrica: Lighting -5-
Titolo o argomento: Luce diretta

E’ definita diretta la luce, artificiale o naturale, che incide direttamente sulla scena. La luce del sole in una giornata limpida è un chiaro esempio di luce diretta. Ma possiamo considerare diretta anche la luce di un flash o di una lampada da studio purché queste incidano direttamente sul soggetto della scena.

La luce diretta è classificabile secondo tre varianti:

  1. Frontale.

  2. Radente.

  3. Controluce.

 Tali varianti sono assoggettabili sia alla luce del sole che a quella artificiale da studio, tuttavia la luce da studio può essere ancora suddivisa in: luce dall’alto, luce dal basso.

Con la luce diretta il raggio di luce va direttamente dalla sorgente luminosa alla superficie illuminata. Se non ci sono ostacoli al raggio di luce, il punto sulla superficie viene considerato illuminato. La luce diretta però non tiene conto della luce indiretta: un oggetto illuminato con una luce diretta presenta zone (circostanti alla zona d’interesse) di buio completo.

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Continua…

Che cos’è un algoritmo?

Rubrica: Matematicamente
Titolo o argomento: Che cos’è un algoritmo

Si tratta di una procedura a passi tramite la quale è possibile compiere un’operazione senza utilizzare l’intelligenza e quindi tramite una macchina. Formalmente è la descrizione ricorsiva di una procedura tramite la quale un determinato tipo di problema può essere risolto grazie ad un numero finito di passaggi meccanici. Nell’estrazione di radice e nelle divisioni lunghe sono utilizzati algoritmi familiari dell’aritmetica elementare.

La teoria della COMPUTIBILITA’ studia quanta parte della matematica può essere descritta in tali termini e il PROGRAMMA di HILBERT era fondamentalmente un tentativo di dimostrare che tutta la matematica è derivabile da algoritmi che operano su stringhe di simboli matematici.

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Vincere 100 milioni di Euro al superenalotto

Diciamoci la verità…

…con chiunque parlo, dei progetti e delle cose che si farebbero, se si vincesse al superenalotto mi sento rispondere la stessa cosa. In sintesi la gente comprerebbe ville a destra e a sinistra, decine di supercar, acquisterebbe una montagna di oggetti futili e insensati, lussi sfrenati, alberghi e ristoranti ogni giorno in diverse parti del mondo e chi più ne ha più ne metta…

Con chiunque ho parlato, non ho sentito parlare in modo MODERATO di cambiare sì la propria vita, ma sfruttando anche un’opportunità così rara per cambiarla nel miglior modo possibile e soprattutto cambiando anche quella di altre persone. Ho visto solo egoismo puro e desideri sciocchi. L’unico caso che si salva è quello di un mio caro amico che si darebbe alla pazza gioia ma almeno  ha pensato bene di ricordarsi una serie di persone che aiuterebbe volentieri. Ma lui è uno. La massa non farebbe nemmeno quello. La massa tenderebbe a fare quello che critica negli altri.

Ossia la massa, se vincesse, diventerebbe come le persone che spesso condanna. Di questo comportamento socio culturale (ma anche di molto di più…) parlerò in uno dei libri che sto scrivendo ma fino al suo completamento non svelerò nulla.

E poi, diciamoci la verità: “100 milioni di Euro non ci servono”. Se ci servissero realmente sarebbe impossibile vivere adesso che conduciamo una vita più o meno normale…

Sarebbe intelligente invece moderarsi e puntare a fare grandi cose, certo bisogna avere una bella mente e grandi doti ma non sarebbe male:

  1. Aprire nel giro di poche settimane un centro specializzato nei prestiti agevolati che i giovani imprenditori faticano ad avere dagli enti preposti nonostante le brillanti idee che hanno. Si potrebbe fare in modo che le regole del prestito siano talmente agevolate da permettergli di rimborsare il prestito in intervalli di tempo tali da non penalizzare l’avviamento dell’attività. L’interesse da pagare potrebbe essere proporzionato al capitale netto ottenuto negli anni in cui ci si impegna a restituire il prestito. Qualora l’attività non andasse bene sarebbero tenuti a restituire solo il capitale preso in prestito privo di interessi ma con il valore proporzionato agli indici di potere di acquisto e all’inflazione dell’anno in corso.

  2. Si potrebbero realizzare dei corsi di formazione gratuiti sulle miriadi di tematiche che possono interessare i giovani volenterosi di oggi. Che sia un corso di falegnameria,  di saldatura, di carpenteria, di barman, di idraulico, di commercio, di  imprenditoria, di specializzazione nelle libere professioni. Insomma un completamento alla formazione scolastica con i concetti chiave che servono ai giovani per “vivere” al meglio le loro opportunità, la loro vita.

  3. Si potrebbero aprire particolari impianti sportivi come ad esempio quelli per esporre teoria e pratica della guida sicura su strada e perchè no, della guida veloce in pista. Ci sono molte scuderie che si sbattono per realizzare simili progetti ma non trovano mai appoggio da nessuno né tantomeno fondi… Eppure in una nazione che si basa più sui motori che altro come l’Italia… non guasterebbe.

  4. Si potrebbe fare in modo che questa volontà di puntare sui giovani fosse aiutata dallo stato fino ai singoli comuni. E’ ovvio che per mettere in atto un valore aggiunto a livello nazionale, devi avere il supporto dello stato sia per dividere le spese sia per questioni di permessi ecc.

  5. Se avessi la fortuna di vincere aprirei tutte le imprese che ho in mente e ci metterei a lavorare diverse persone con uno stipendio basato su valutazioni… Più sei bravo, più l’impresa va bene per merito tuo e più è alto il tuo stipendio. Credo che sia un modo per incoraggiare le persone e per coinvolegerle nel lavoro che amano e che spesso sanno fare meglio del datore di lavoro.

  6. Si potrebbero fare vere donazioni consegnando di persona a chi si interessa di salute e ricerca un contributo in attrezzature acquistando personalmente ciò di cui hanno bisogno ed assicurandosi che realmente lo abbiano.

 Quante altre idee avete? 😀 Chi più ne ha, più ne metta!

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Esempi di funzionamento del differenziale (autobloccante) -1-

Rubrica: I padroni della coppia

Titolo o argomento: Esempio di funzionamento del differenziale (autobloccante) -1-

Introduzione. La comprensione del funzionamento e delle tarature di un differenziale non è così immediata ed intuitiva, ecco quindi il primo di diversi esempi che spero siano chiarificatori. La taratura (percentuale di bloccaggio) differenziata tra potenza e rilascio dell’autobloccante permette di avere due comportamenti differenti del veicolo (o meglio della trazione del veicolo) in due condizioni principali: mentre si dà gas (ed una delle due ruote motrici non ha il corretto grip) e quando si toglie il piede dall’acceleratore (e una delle due ruote motrici non ha il corretto grip). Vi è inoltre una terza situazione importante sulla quale è possibile intervenire grazie ad un ultimo parametro settabile (precarico): il transitorio tra potenza e rilascio (situazione tipica di: chicane, staccate, bagarre, slalom…). In questo esempio ipotizzeremo di avere un autobloccante (al posteriore) che in potenza si blocca al 40% ed in rilascio all’80%.

Fase di rilascio (bloccaggio 80%). Quando entreremo in curva ed il carico si trasferirà sulle ruote esterne alla curva, la ruota motrice interna alla curva tenderà a perdere grip e quindi a pattinare. La ruota motrice esterna alla curva invece disporrà del massimo grip. Si genererà pertanto un leggero sovrasterzo in quanto la coppia motrice verrà automaticamente trasferita alla ruota esterna alla curva (in questo caso alla ruota esterna potrà essere indirizzato fino all’80% di coppia motrice in più rispetto alla ruota interna) che naturalmente dispone di un maggiore grip. Questa differenza di coppia motrice tenderà a ruotare il veicolo attorno ad un perno immaginario posto ad una distanza compresa tra la ruota motrice esterna alla curva ed il centro della curva stessa. Noi sappiamo che più è alta la percentuale di bloccaggio in rilascio e maggiore sarà l’inserimento ottenuto in ingresso curva e quindi l’effetto sopra descritto. In casi estremi si giungerà ad un eccessivo sovrasterzo con possibile perdita del retrotreno. Se abbiamo preso bene le misure la vettura volerà all’interno della curva. Infine se sovrasterzerà troppo, torneremo ai box per passare la taratura del differenziale (in rilascio) dall’80% al 70%. Tale intervento sarà possibile sostituendo i mozzi di ancoraggio posti dietro ai planetari con altri che hanno le rampe più ripide (sul versante sul quale premono gli alberini dei satelliti in fase di rilascio). Vedi i link di approfondimento in basso.

Fase di potenza (bloccaggio 40%). Nella fase di uscita dalla curva potremo poi spalancare il gas in quanto il carattere, leggermente sottosterzante (impostato con una minore percentuale di bloccaggio rispetto alla fase di rilascio), ci aiuterà ad aprire prima e più a fondo. Ricordiamo che più è alta la percentuale di bloccaggio e maggiore sarà l’inserimento (fino al sovrasterzo) e, più è bassa la percentuale di bloccaggio, e minore sarà  sia l’inserimento (fino al sottosterzo) sia la stabilità del veicolo. Un bloccaggio in potenza del 40% si traduce in una differenza di coppia motrice (a favore della ruota con maggiore grip) del 40%. Questo significa che si può arrivare, in potenza, a distribuire la coppia motrice nelle seguenti parti: il 70% alla ruota con maggiore grip ed il 30% alla ruota che tende a pattinare. La somma di questi valori dà il 100%, la differenza dà il 40% ovvero il valore di bloccaggio impostato. Il 100% corrisponde alla coppia motrice disponibile alla coppia conica ossia nell’ultimo settore della trasmissione prima del differenziale. Anche per modificare la percentuale di bloccaggio in potenza si interverrà sui mozzi di ancoraggio posti dietro ai planetari. Per la potenza vale la medesima regola del rilascio. A rampe più ripide corrispondono minori bloccaggi ottenibili, mentre a rampe meno ripide corrispondono bloccaggi via via più elevati. L’inclinazione ed il disegno della rampa (che può essere delineata da una retta o da una curva) decide anche la progressione con la quale si raggiunge il bloccaggio.

Transitorio. Nel frangente in cui si passa repentinamente dal dare gas al toglierlo, per avere un veicolo più stabile, si può ottenere un precarico del differenziale inserendo nel suo schema due molle a tazza (una per frizione). Queste tengono innestate di un tot le frizioni a lamelle. Sostituendo tali molle si ottengono precarichi maggiori (se si necessità di stabilità – percorsi tortuosi, ricchi di cambi di traiettoria a velocità sostenute) o minori se si desidera un mezzo più agile ma meno stabile.

Conclusioni. Rimane da sottolineare che i valori citati sono puramente indicativi in quanto ogni vettura ed ogni pilota (e quindi ogni stile di guida) necessitano di specifiche tarature che vanno ricercate collaudando a lungo. Importanti parametri di cui tener conto quando si setta un differenziale autobloccante sono anche i valori di apertura del gas (presi generalmente in riferimento alle curve più critiche del tracciato), i rapporti del cambio e quindi la marcia con cui entriamo che, nella maggior parte dei casi è sbagliata. Eh già perchè (i piloti professionisti già lo sanno) entrare in curva con il rapporto che ci da più motricità, è il modo esatto per girarci o per perdere tempo in quanto si è costretti a parzializzare l’apertura del gas. Si entra sempre con una marcia in più.

Link di approfondimento: Come funziona un differenziale autobloccanteCome si regola un differenziale autobloccante.

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Maggiori approfondimenti alla sezione “Setting” della pagina “Motori“.

Lighting: composizione cromatica della luce

Rubrica: Lighting
Titolo o argomento: Composizione cromatica della luce

Si chiamano LUCI BIANCHE quelle luci la cui temperatura cromatica è 5600 °K (gradi Kelvin). Ne sono un tipico esempio la luce diurna e la luce del flash. Si definiscono invece LUCI GIALLE quelle luci la cui temperatura cromatica è 3200 °K. Le luci da studio vengono percepite dall’occhio umano come luci bianche, tuttavia si tratta di luci gialle con temperatura cromatica che si aggira intorno ai 3200°K.

La qualità della luce adatta ad illuminare una scena scaturisce dalla giusta relazione tra intensità della luce e direzione della stessa. Ogni combinazione dei due suddetti parametri ha una propria particolarità. Nei prossimi articoli della rubrica “Un gerundio tecnologico” relativi al Lighting, approfondiremo diversi tipi di luce ed illuminazione della scena: scena con luce diretta, scena con luce frontale, scena con luce radente, scena controluce, scena con luce diffusa e scena con luce riflessa.

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 Continua…

Lighting: direzione della luce

Rubrica: Lighting -3-
Titolo o argomento: Direzione della luce

Per definire l’intensità della luce risulta necessario osservarne le ombre. Anche per definire la “direzione della luce” è opportuno ricorrere all’osservazione delle ombre. Il fatto che la terra ruoti sia su sé stessa che attorno al sole fa sì che in diversi momenti della giornata la luce investa il pianeta in diversi modi creando diversi tipi di ombre. Abbiamo il sole basso sull’orizzonte sia all’alba che al tramonto e da ciò derivano ombre attenuate, morbide e molto lunghe. La direzione con cui la luce investe un oggetto definisce il tipo di ombra e la sua forma e dimensione.

La direzione della luce può persino influenzare lo stato d’animo di chi osserva. Ne è un esempio assai suggestivo il tramonto estivo, quando il sole è a sud, con i suoi confortanti toni caldi.

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Rendering: gli algoritmi

Rubrica: Rendering -2-
Titolo o argomento: Gli algoritmi di rendering
Ray tracing

Basato sul percorso compiuto dalla luce, ne segue i raggi attraverso l’interazione con le superfici. Lavora a ritroso studiando e tracciando ed ipotizzando il percorso che luce può aver seguito prima di colpire una lente immaginaria. Le informazioni elaborate per ogni scena vengono acquisite mentre l’algoritmo spara dei raggi contro ogni oggetto della scena stessa. La riflessione, la rifrazione, l’assorbimento del raggio vengono calcolati nel momento in cui il raggio sparato dall’algoritmo colpisce un oggetto.

Radiosity

Un algoritmo che cerca di simulare la luce in modo realistico. Il fascio di luce che colpisce un oggetto viene in parte assorbito e in parte riflesso. Quando la luce si riflette si diffonde nell’ambiente della scena illuminando gli altri oggetti che incontra (luce riflessa). A loro volta gli oggetti illuminati con la luce riflessa possono diventare emettitori di luce riflessa o meno in base alle loro caratteristiche fisiche influenzando ovviamente la scena. Le caratteristiche della scena influenzate sono il colore e l’intensità della luce. Questo algoritmo prende in considerazione solo i percorsi che partono da una sorgente e vengono riflessi un determinato numero di volte prima di raggiungere l’occhio della telecamera.

Path tracing

Si tratta di un’estensione del Ray tracing che permette di ottenere effetti di illuminazione globale come i riflessi diffusi (color bleending) e le caustiche. In questo algoritmo ogni volta che la luce incontra una superficie lambertiana* (o diffusa) in un generico punto, viene lanciato un nuovo raggio che parte dal suddetto punto verso una direzione casuale. Viene poi effettuata in ogni punto una somma tra l’illuminazione del pixel preso in considerazione e l’illuminazione proveniente dalle intersezioni appena descritte.

*Superficie Lambertiana:

Una superficie lambertiana è una superficie ideale che riflette l’energia incidente in modo uguale in tutte le direzioni, per cui variando il punto di vista la sua apparenza non cambia. Ingrandendo un’area della superficie si può notare che essa è scabra (ruvida, frastagliata) quindi non vi sono angoli di riflessione ben definiti. Un raggio di luce che colpisce una superficie lambertiana si riflette seguendo la legge di Lambert sulla riflessione diffusa.

Ambient occlusion

Si tratta di una tecnica che incrementa il realismo della scena simulando l’attenuazione della luce negli ambienti chiusi. Il motivo principale per cui si sceglie questo algoritmo risiede nella velocità, ragione per cui nelle animazioni lo si preferisce alla più accurata (ma lenta) alternativa: Global illumination. Si renderizza quindi una scena in “chiaro scuro” e solo successivamente verrà effettuato il “Compositing” di cui parleremo in seguito in questa rubrica. 

Photon mapping

Ulteriore estensione del calcolo Ray tracing nel quale, invece di effettuare solo il percorso a ritroso della luce (dall’oggetto alla sorgente), viene effettuato anche calcolo del percorso naturale della luce (dalla sorgente all’oggetto). L’algoritmo salverà inoltre quella che viene definita MAPPA DEI FOTONI.

Metropolis light transport

Algoritmo che costruisce dei percorsi modificabili  tra l’occhio della camera di ripresa e la fonte luminosa. Vengono creati dei nodi che possono essere modificati e addirittura aggiunti a quelli calcolati dall’algoritmo stesso.

Rendering: le origini

Rubrica: Rendering -1-
Titolo o argomento: Le origini

Inaspettatamente, il termine rendering, non è un termine recente. Esso risale addirittura all’ottocento. Era un termine utilizzato per indicare il “chiaroscuro”. I notevoli risultati artistici ottenuti in quell’epoca, circa lo studio dell’illuminazione, si basarono sullo studio delle geometrie e delle leggi che interessano l’illuminazione.

Grazie agli studi condotti durante il 1700 da Johann Heinrich Lambert e Gaspard Monge si costruiranno le basi per uno studio analitico del comportamento della luce e delle relative ombre sulle superfici.

Ma fu grazie al crescente perfezionamento dei computer e della computer grafica, dal 1970 in poi, che il termine “Rendering” inizia ad assumere maggiori significati.

Inizierà una nuova era, un’era in cui i plastici utilizzati in architettura verranno sostituiti da modelli 3d realizzati al computer. Inizierà l’era dei film digitali, degli effetti speciali… Computer con potenze di calcolo sempre più elevate permetteranno traguardi prossimi alla realtà.

Nel 2009 sono disponibili in commercio numerosi MOTORI DI RENDERING di cui alcuni già integrati in Software di modellazione e animazione tridimensionale, altri in grado di lavorare indipendentemente dal software di modellazione (Software stand alone), altri ancora totalmente free, i cosidetti OPEN SOURCE (vedi il relativo articolo).

I motori di rendering sono software parametrizzati che si basano su una combinazione selezionata di metodi detti ALGORITMI che eseguono calcoli sull’ottica e la percezione visiva della MATEMATICA TRIDIMENSIONALE.

Questo è l’ennesimo articolo di questo Blog in cui si fondono arogmenti apparentemente differenti ma che interagiscono in maniera importante tra loro: La Matematica e la Computer Grafica in questo caso. L’ennesima dimostrazione che spiega come occuparsi di più temi possa portare a conoscerli in modo più completo. Questo Blog si basa sull’articolo: “Teoria degli accostamenti“, “Teoria degli accostamenti -seconda parte-“.

Reflex digitale: Apertura o luminosità dell’obiettivo

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -4-
Titolo o argomento: Apertura o luminosità dell’obiettivo
Una semplice formuletta:

Apertura o Luminosità = Lunghezza focale /Diametro INTERNO obiettivo*

*riferito all’ultima lente esterna.

Maggiore sarà la lunghezza focale e maggiore sarà la luminosità dell’obiettivo ovvero la quantità di luce assorbita. La luminosità massima dell’obiettivo viene solitamente espressa con valori del tipo 1:2.8 oppure f2.8 oppure f/2.8.

Maggiore è la luminosità di un obiettivo e minore sarà il tempo  di esposizione ovvero il tempo necessario ad impressionare la pellicola oppure il sensore.

Minore sarà l’Apertura massima e più luminoso sarà l’obiettivo riuscendo quindi a far passare più luce ed impressionare la pellicola in minor tempo. Tuttavia obiettivi troppo luminosi, oltre ad essere molto costosi, in alcuni casi (alla massima apertura) pregiudicano la nitidezza dell’immagine. Più basso è il valore dell’apertura, migliore è la qualità dell’ottica.

Maggiore è il Diametro interno dell’obiettivo e minore è il valore di Apertura che ne risulta dalla formula.

Chiariamo i soliti dubbi:

Contrariamente a quanto certi termini fanno credere, piccoli valori di Apertura corrispondono a diaframmi molto aperti. Su molte compatte digitali e su molte Reflex digitali questo meccanismo è persino illustrato sul display.

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