Omologare il tuo prototipo di veicolo come Esemplare unico o Piccola serie – Parte 1

Rubrica: DIY – Do It Yourself

Titolo o argomento: Se hai lavorato duro forse c’è una strada per realizzare il tuo sogno

Sei un matto come me ed hai costruito (o stai progettando/costruendo) un’automobile con le caratteristiche che desideravi e che magari non hai trovato in commercio? Hai disegnato una special car o una supercar da bambino ed hai studiato ad Ingegneria tanto da apprendere come progettarla e realizzarla? Desideri omologare e targare il tuo veicolo per far fluire la tua passione lungo le strade di tutto il mondo?

Se hai studiato a fondo, disponi degli strumenti adatti di progettazione e delle attrezzature necessarie alla costruzione di un veicolo (o di partner idonei per portare a compimento un tale e affascinante progetto), forse non sei tanto matto ma, più che altro, ami cantare fuori dal coro (e sappiamo ormai che questa è una condizione necessaria per la realizzazione dei propri obiettivi e, nei casi migliori, dei propri sogni coltivati sin da bambini).

E non è tutto. Forse non lo sai ma puoi ottenere una particolare omologazione per il tuo veicolo in qualità di “unico esemplare” e, persino, ove necessario per stuzzicanti progetti, l’omologazione in “piccola serie”. Il compito non è dei più facili e richiede una forza di volontà non indifferente ma… è fattibile. E questo è l’importante affinché l’unica cosa che ti divida dal tuo sogno sia solo la tua volontà e le tue capacità progettuali. Se desideri circolare per strada con un veicolo da te disegnato, progettato e costruito, lo potrai fare a patto che questo rispetti tutti i requisiti fondamentali della Direttiva – quadro Europea 2007/46/CE.

Considerando che non stiamo citando il caso di modifiche a veicoli esistenti, quindi non parliamo di modifiche relative alle dimensioni delle ruote, né di variazioni nel powertrain (gruppo motore-trasmissione), né tantomeno estetiche, tieni conto che puoi intraprendere prevalentemente 3 tipi di percorsi sicuramente complessi, impegnativi e che richiedono un investimento economico da poche migliaia d’euro fino ad oltre 10-15.000 euro. Strade di cui vi parleremo mostrandovi tutti i dettagli ed i riferimenti con i contatti telefonici degli enti da consultare e dei loro responsabili a cui porre (con moderazione) le dovute domande (sensate*).

*E’ inutile cercare di omologare materiale costruito male, non testato, insensatamente potente, instabile, pericoloso, sprovvisto dei dispositivi di sicurezza necessari e della necessaria ingegnerizzazione.

In realtà vi è persino un 4° percorso che però non tratteremo perché è quello che prevede il passaggio mediante la motorizzazione civile. Personalmente lo considero rischioso in quanto è molto difficile reperire il personale incaricato, è molto difficile riuscire ad ottenere un’assistenza completa, è molto difficile ottenere risposte chiare, è molto difficile calcolare i tempi, è molto difficile reperire direttive precise che offrano la certezza di riuscire ad omologare “qualcosa”, con una “precisa” spesa ed in “tempi calcolati” con la stessa precisione con cui avete calcolato la rispondenza del vostro veicolo alle specifiche richieste, è molto difficile effettuare un ricorso qualora il vostro veicolo risultasse rispondente alle direttive ma non foste riusciti ad ottenerne l’omologazione, è molto difficile (e senza alcuna ragione di buon senso)… tutto. Rischiereste in sostanza di essere stati dei bravi progettisti, di quelli che mantengono la parola data e le scadenze previste e di veder scemare il vostro impegno nel vano. Non vi racconto il mio caso perché è da “scristianirsi”.

Quindi, nel seguito di questa rubrica vi riporteremo tutti i dettagli, tutti i riferimenti, tutti i contatti, tutto quel che dovete setacciare per riuscire nell’omologazione del vostro “esemplare unico” nel caso che questo sia realizzato correttamente. Sappiate già da ora che non si tratta di una follia, è assolutamente una procedura prevista dalla Comunità Europea e, rivolgendosi agli organi della Comunità Europea stessa, potete omologare il vostro sogno.

D’altra parte mi verrebbe allo stesso tempo da dirvi: “Ma chi ve lo fa fare? Avete la fortuna di aver realizzato la vostra special car o supercar esente da tasse, iva, bollo, immatricolazione, valutazioni su come fate a permettervela (certo, se ve la costruite da soli… c’è poco da verificare), andateci in pista in pace, no? Finalmente liberi… Oppure parcheggiatevela in sala, in camera da letto, davanti alla vostra scrivania a lavoro, nel giardino condominiale, in mezzo alla rotatoria che detestate (così da darle finalmente un senso)”.

Eppure un motivo per l’omologazione c’è (ragione principale di questo articolo): potreste aver desiderio di costruire il vostro veicolo esente dai “vizi” dell’attuale mercato, potreste aver desiderio di dotarlo della tecnologia che negli autosaloni costa eccessivamente o non è ancora arrivata, potreste aver trovato la vostra soluzione equilibrata tra dimensioni e massa del veicolo e powertrain installato ottenendo i “vantaggi” desiderati pur con bollo e assicurazione modesti.

Insomma se siete bravi ingegneri, bravi periti, bravi tecnici, potreste avere buone ragioni per fare qualcosa che è in vostro diritto fare.

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Omologare il tuo prototipo di veicolo come Esemplare unico o Piccola serie – Parte 1
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La Barchetta P538 della Scuderia Bizzarrini di Livorno, sconosciuta ai novelli è in realtà oggetto di desiderio dei più sfegatati appassionati del settore.
progettata da Stefan Schulze insieme a Giotto Bizzarrini. Chi è Giotto Bizzarrini?!?!? avete presente l’auto leggenda battuta all’asta come la più costosa di tutti i tempi? La Ferrari 250 GTO? Bene è un progetto di Giotto Bizzarrini (e non poteva esserci nome più azzeccato per un’Artista, Ingegnere, Designer e Imprenditore italiano).
Realizzate il vostro sogno e fatelo sfilare…

Macchine Molecolari Naturali, Parte 4: Conseguenze della fisica alla scala nanometrica

Rubrica: Bioingegneria e Biotecnologie

Titolo o argomento: Macchine meccaniche delle dimensioni di molecole

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Prima di passare ad una descrizione più dettagliata dei movimenti (lineari, rotatori, di trasformazione…) delle Macchine Molecolari Naturali, occorre fermare un momento l’attenzione su alcuni aspetti di carattere fisico ed energetico che renderanno un po’ più intuitivo l’inimmaginabile. Cosa accade alla Fisica quando si raggiunge la scala nanometrica, cambia?
Non esattamente. Infatti, se le leggi fisiche che regolano la materia rimangono esattamente le stesse, a cambiare sono invece le conseguenze pratiche che si verificano (su ciò che osserviamo) a mano a mano che cambiamo scala. Sono quindi le conseguenze, che precise leggi fisiche hanno, a dipendere fortemente dalla scala dimensionale alla quale ci troviamo. Subito alcuni rapidi chiarimenti.

Nel mondo macroscopico siamo soliti notare gli effetti che “gravità” e “inerzia” hanno sugli oggetti che maneggiamo continuamente; ebbene, nel mondo nanometrico, dove la massa delle molecole è estremamente piccola, questi effetti diventano trascurabili. Viceversa le interazioni intermolecolari, che nel mondo macroscopico sono irrilevanti, diventano di primaria importanza nel mondo nanometrico. Per meglio comprendere basti pensare ai gechi. Le loro zampe sono in grado di aderire in maniera strabiliante ad una grande varietà di superfici. Questo non è dovuto a ventose o liquidi, bensì, molto più semplicemente, a interazioni elettromagnetiche che hanno luogo tra le rugosità delle superfici calpestate e la formidabile conformazione del tessuto presente sotto le loro zampe. Questo tessuto è dotato di “migliaia di setole per millimetro quadrato” le quali, a loro volta, sono costituite da filamenti ancora più piccoli, le fibrille, il cui diametro è di appena 1,5 micron (pressappoco un diametro 50 volte inferiore a quello di un capello).

Un simile “trucco” della Natura offre un tornaconto non da poco: una grande area di contatto, ricavata tra le rugosità (anche minime) delle superfici toccate, che sfrutta per l’adesione interazioni elettromagnetiche conosciute con il nome di Forze di Van der Waals.

Ma le differenze non finiscono qui. Il calore, ad esempio, a livello nanometrico fluisce molto più rapidamente e, ancora, nel mondo macroscopico un tornio, un robot, un motore a combustione interna possiedono due caratteristiche che scompaiono nelle macchine molecolari del mondo nanometrico: sono dotati di corpo rigido ed il loro funzionamento avviene in presenza anche di forti differenze di temperatura con l’ambiente in cui operano.
Ne sono un tipico esempio il pesante basamento di un tornio entro il quale sono rigidamente vincolati i movimenti del mandrino, della trasmissione o della torretta portautensili, così come la distribuzione, il manovellismo e la trasmissione dei motori a combustione interna. Sistemi dotati di organi che si muovono in moto rotatorio, alterno, o combinato, rigidamente vincolati (tra basamenti, monoblocchi, testate…) affinché possano svolgere il loro compito correttamente. Al contrario le macchine molecolari sono formate da parti estremamente flessibili che operano a temperatura costante, ovvero quella dell’ambiente in cui si trovano. Ma non solo…

E’ affascinante osservare come le macchine molecolari naturali siano perennemente sottoposte ad un moto disordinato delle molecole, il moto browniano (da Robert Brown, botanico scozzese, che lo scoprì ai primi dell’800). Gli effetti del moto browniano sono irrilevanti nei movimenti che osserviamo nel mondo macroscopico ma diventano considerevoli se ci portiamo alla scala nanometrica.

In quest’ultimo punto risiede una delle principali chiavi di comprensione del movimento meccanico delle Macchine Molecolari Naturali. Le molecole di un liquido (ricordiamo che ci troviamo dentro le cellule che potremmo, in questo momento e con estrema cautela, definire delle sacchette d’acqua) sono sottoposte ad un moto, incessante e disordinato, a zig-zag, che, come abbiamo introdotto, prende il nome di moto browniano.
Esso è la manifestazione diretta del movimento termico delle molecole del liquido. A livello nanometrico il moto browniano delle molecole è immaginabile come una sorta di terremoto che aumenta all’aumentare della temperatura e che può essere arrestato solo allo zero assoluto (-273,15°C). In questo sisma è molto difficile per una Macchina Molecolare Naturale eseguire un preciso movimento analogo ad esempio a quello di un braccio meccanico che si estende, raccoglie qualcosa e si contrae.
Per riuscirci la Natura adotta un geniale stratagemma sfruttando una intelligente combinazione di energie: quella del moto browniano come energia intensa di spinta (quella che nel mondo macroscopico permetterebbe ad un braccio meccanico di sollevare un pesante carico) e quella dell’ATP* (Adenosina Trifosfato ovvero il composto energetico richiesto dalla quasi totalità delle reazioni metaboliche endoergoniche) come energia che, seppur a confronto modestissima, è importante per “orientare le scosse di terremoto” affinché il movimento nella direzione desiderata, ovvero quella utile a compiere il lavoro richiesto, diventi più probabile nel “sisma”.

*Grossolanamente potremmo dire che l’ATP è l’energia che alimenta il metabolismo (delle cellule) ovvero che alimenta il complesso di reazioni biochimiche di sintesi ( anabolismo ) e di degradazione ( catabolismo ), che si svolgono in ogni organismo vivente e che ne determinano l’accrescimento, il rinnovamento, il mantenimento.

Così è facile comprendere come le macchine molecolari naturali, sebbene ruotino, scorrano e si trasformino (in senso lato) come i complessi macchinari di una fabbrica a dimensione d’uomo, non ne rappresentano (in senso stretto) una versione ridotta in scala. Questo proprio perché bisogna confrontarsi con il cambiamento delle proprietà e del comportamento della materia una volta raggiunta la scala nanometrica.

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Non puoi inventare ciò che non esiste
Quanti tipi di forze conosci?

Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori – Intro
Macchine Molecolari Naturali, Parte 2: Biologia e Nanotecnologia
Macchine Molecolari Naturali, Parte 3: Una fabbrica dentro le cellule
Macchine Molecolari Naturali, Parte 4: Conseguenze della fisica alla scala nanometrica
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Cosa studiare per progettare un motore?

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: La progettazione dei motori

Rispondendo a: Kevin

Kevin scrive: “…Sono un giovane disegnatore meccanico con la smisurata passione per le automobili, in particolare tutto quanto riguarda il motore.
Con questa mail Le vorrei gentilmente chiedere di indirizzarmi verso la lettura e lo studio di testi inerenti a tutto ciò che contempla l’universo del motorismo, della progettazione di motori e del loro disegno”.

Buongiorno Sig. Kevin,
la ringrazio per avermi posto la domanda. I libri sono preziosi e allo stesso tempo pericolosi (nel senso che andrebbero studiati sempre con senso critico e cercando riscontri). Nel caso del motorismo, ad esempio, i libri forniscono generalmente le basi per “i conti della serva” come vengono chiamati in gergo.

I calcoli della serva sono i calcoli di base per avere un’idea generale di che motore si ha intenzione di progettare e di cosa si potrebbe teoricamente ottenere. Il problema, però, è che nella realtà è molto difficile che si progetti un motore partendo da uno o più libri. Quel che permette la progettazione di un motore è generalmente l’esperienza sul campo fatta (in principio) di una serie di errori e rotture che si concludono con il raggiungimento (in seguito) di progetti equilibrati che rappresentano sempre il risultato di “compromessi” e di “aggiustamenti” della teoria.

Con gli anni ci si accorge ben presto che si consultano più i propri dati, i propri appunti, o quelli forniti dall’azienda per cui si lavora, piuttosto che i libri di testo. In altri casi si consultano dati che si ottengono da aziende partner con le quali si è collaborato. Ma è veramente molto difficile che si inizi e concluda un progetto di un motore operando sui libri perché si rischia, come nel caso di alcuni amici che hanno preso parte al progetto della “Formula Student”, di realizzare oggetti che funzionano male o non funzionano affatto a causa di schemi di ragionamento “rigidi”. Pur con tutta la passione e la buona fede possibile.

Per i calcoli della serva le consiglio un qualunque testo di motori presente nelle librerie specializzate che trova con estrema facilità su qualunque motore di ricerca. Per una visione più chiara della meccanica, dei materiali, dei meccanismi le consiglio di cercare testi di Ingegneria Meccanica o di Ingegneria dell’Autoveicolo (per i quali si deve sempre tener conto del carattere matematico-analitico con cui sono scritti, proprio al fine di estendere la concezione del perché qualcosa, da un punto di vista matematico, funziona in un modo preciso). Per un’estensione di questi temi al fine di realizzare un primo progetto il mio modesto consiglio è di buttarsi, costruire e rompere.

E’ necessario poi completare il quadro con lo studio delle lavorazioni meccaniche necessarie ad ottenere i pezzi che si progettano. Conoscere come si realizza un motore è utile a rendersi conto di una moltitudine di cose in progettazione e ad andare d’accordo con chi opera in officina (figure che, nell’ambito della passione, non nell’industria, possono corrispondere con la stessa persona). Il monocilindrico è piacevolissimo per iniziare, permette di approcciare ogni problema dall’unità e, solo in seguito, estendere ogni dettaglio verso maggiori “complicazioni” (senza contare poi che risulta anche molto meno dispendioso da testare, ed eventualmente rompere, nei modi più svariati).

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La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 3

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Ora ti trovi nella terza parte suddivisa a sua volta in livelli e paragrafi.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – IV

Nessuno vi regalerà nulla

Tutto il discorso esposto nelle prime due parti delle conclusioni di questa rubrica (vedi in basso, i link correlati), che ho (volutamente) preso alla larga nel “tentativo” di rendere fruibili variegate chiavi di lettura anche per menti molto diverse tra loro, serve per farvi capire che nessuno vi regalerà nulla (in nessun campo, nessun servizio, nessun prodotto…).
Continuare a crederlo, a sperarlo, è sciocco e rappresenta unicamente una consistente perdita di tempo, un motivo di frustrazione. Quel che ci viene offerto con un “vantaggio” nell’immediato, ci toglierà in futuro (o ci sta già togliendo ora) qualcos’altro che solitamente non riusciamo a vedere abbastanza velocemente.
Se non vi muovete voi lungo la vostra strada, i risultati in cui sperate non vi raggiungeranno in automatico solo perché si sostiene siano giusti. Le questioni di principio non hanno mai risolto nulla. La prossima volta che qualcuno vi proporrà qualcosa gratis, o sottocosto, o un’offerta imperdibile, o una serie di vantaggi, mettete in moto la vostra mente e ponetevi le logiche domande: Perché? Quali sono invece gli svantaggi? E’ sostenibile questo meccanismo? A quali conseguenze andrò in contro dopo? Cosa mi verrà tolto dopo che non vedo ora? Sono veritiere le motivazioni che mi offre il promotore? Perché mi martella?

L’Audacia altro non è che il Lavoro descritto dalla Fisica…

Credere nel famoso “colpaccio” poi… quello secondo cui diversi racconti “mitologici” sosterrebbero che a qualcuno la fortuna avrebbe bussato alla porta per un fondoschiena notevole, invece che per il semplice motivo che anche la fortuna necessita di abbinamenti con una certa meno nota “audacia” (dove l’audacia altro non è che il “lavoro” richiesto da parte vostra), è piuttosto approssimativo. Per il concetto di “lavoro” espresso dalla fisica vedi l’articolo “La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2” (trovi in basso i link correlati).

Posto e momento giusti

Nel calcio, per fare un esempio largamente intuibile, vi risulta che il pallone venga raggiunto al momento giusto nel posto giusto con azioni in cui il giocatore è immobile seduto comodamente in poltrona e la palla gli piove dal cielo sul piede mentre qualcun’altro fornisce (gratuitamente) energia per contrarre i suoi muscoli, come lui desidera?
Ecco, la società moderna ha una frazione sempre meno trascurabile di persone che prendono i loro doveri*, le responsabilità e l’impegno nel render conto agli altri, proprio seguendo il comportamento inverosimile (assurdo) del calciatore in poltrona.
Il danno che ne scaturisce colpisce in particolar modo artigiani, negozianti, professionisti, operai, insegnanti, piccoli e medi imprenditori, ricercatori e tutte quelle figure lavorative che necessitano dell’impegno, della comprensione e dell’istruzione della gente (della società) per poter lavorare in modo sano; favorisce e fertilizza terreno, invece, per grandi gruppi che hanno raggiunto dimensioni oltremodo eccessive e che, viste le dinamiche necessarie per “giocare” a quei livelli, se ne fregano delle persone (quindi del capitale umano), dei mercati che fingono di evolvere ma che in realtà distruggono apportando notevoli danni (danneggiare non ha nulla a che fare con l’evoluzione) e dei disastrosi resoconti che la massa, ahimé, non riesce mai a vedere in tempo.
Immaginate di costruire una casa irregolarmente nei pressi di un corso d’acqua o di un terreno franoso, immaginate che il vantaggio economico iniziale di una irregolarità si traduca poi in una catastrofe, quando il fiume esonda o il terreno frana, e avrete intravisto ciò a cui mi riferisco quando si parla di un vantaggio immediato che apporta danni nel seguito. Danni tra cui la perdita di mestieri a seguito di concorrenza e mercati sleali, mestieri che poi si rimpiangeranno quando si avrà la necessità di riferimenti e assistenza da parte di persone che “hanno l’esperienza per fare” ma, a quel punto, non sono più disponibili…

*Si parla sempre e solo di diritti, quasi mai di doveri…

Ci stanno cascando tutti: il tranello per chi soffre di ingordigia

Però le offerte che leggiamo sui volantini, i vantaggi propinati da discutibili spot pubblicitari, i malsani modi di (s)ragionare che si stanno diffondendo e che alimentano altrettanto malsane abitudini (tra cui spicca quella della svalutazione superficiale di preziosi Mestieri) e che si sono svilippati (a partire dal 1991) a seguito di modi -sleali- di fare commercio e mercato, questo vorrebbero dare ad intenderci: oggi sarebbe tutto facile, tutto comodo, tutto veloce, tutto senza fatica, tutto ottenibile comunque e sempre, tutto regalato, tutto vantaggioso, tutto parimenti sostituibile (la tua professionalità con un prodotto di bassa qualità). Mi dispiace però per chi crede in questo collasso etico, perché ne è già la vittima più sofferente (e spende, spende, spende, accatasta, butta, ricompra e rifinanzia, ributta e ricompra e rifinanzia e rispende e non se ne vede mai bene) e, sto osservando su un campione di migliaia di persone, questo aumenta stati di depressione, senso di inadeguatezza, impotenza, rabbia e malcontento che sovente si riversano su chi nulla c’entra a partire dai propri familiari. La comunità percepisce che qualcosa non va ma solitamente non inquadra esattamente cosa e non sa chi ne sia il burattinaio…
Se non sai come funziona una cosa non la sai capire, non lo sai sistemare e, probabilmente, nemmeno usare al meglio. Vale per un artigiano, per uno scienziato, un professionista, un lavoratore di buona volontà e per colui che si muove nel mercato, quindi anche il consumatore…

Come perdere professionisti, specialisti e posti di lavoro
(rilievi numerici effettuati negli ultimi anni in un comune di 100.000 anime)

Nessuno vi regalerà nulla. Quel sottocosto che si pensava fosse una scorciatoia, che risolvesse addirittura dei problemi, e invece ha devastato i negozi del centro provocando perdite di circa 200 posti di lavoro a fronte di una decina scarsa di assunzioni, tra l’altro precarie, nelle zone industriali… credete sia un reale guadagno per il cittadino, per la società, per i vostri figli, per i mercati? Forse ora sembra giovare al portafogli e fa sentire più forti, più fieri, più sazi, ma presto ne saranno visibili gli “effetti collaterali non reversibili” sul lavoro dei vostri figli (probabilmente già manifesti anche sul vostro) che stanno crescendo in questo momento senza la consapevolezza di quanto gli attuali eccessi stiano realmente portando via loro.

Il nostro pianeta è conservativo

Viviamo in un pianeta conservativo (ovvero come una sorta di grande scatola in cui hai accesso solo a quello che contiene la grande scatola stessa), quel che sottrai avidamente oggi ti mancherà domani. E’ anche così che abbiamo alimentato il debito pubblico, ma qui i concetti diventano difficilmente comprensibili ai più così eviterò di estendere questo aspetto (anche se effettivamente, “i più”, non hanno l’intelligenza e la cultura di arrivare a leggere fin qui dove invece sei arrivato/a tu, per questo i mercati li stanno sbranando e, molto probabilmente, è giusto così: la catena alimentare e l’evoluzione della specie funzionano allo stesso modo: selezione naturale).

Affari e illusioni

Ed allora sarete ancora sicuri di aver “realmente” risparmiato laddove tutto è stato così luccicante? I veri guadagni, i veri affari non sono alla portata di tutti, se un “affare” è facile da raggiungere da chiunque, statene pur certi… non è un affare e presto mostrerà il suo risvolto della medaglia. Qualcosa che sembra un affare potrebbe facilmente essere un paese dei balocchi e immagino conosciate la storia di Pinocchio.

Te la ricordi l’interrogazione a scuola?

Nessuno ti regalerà mai nulla, quel che vorrai avere o sapere potrà raggiungerti solo a tue spese. Risultati comodi se ne potranno pur avere, ma alla fine costeranno molto più cari dell’impegno che avreste potuto sostenere fin dal principio costantemente. Immaginate di dover studiare 49 pagine del libro di Storia per un’interrogazione che avrete la prossima settimana. Con un impegno pari ad uno sforzo costante di 7 pagine al giorno arriverete in ottime condizioni al giorno dell’interrogazione; al contrario, con 6 giorni di pacchia senza far nulla, vi accorgerete ben presto che sostenere uno sforzo di memorizzazione di 49 pagine di contenuti non rielaborati in un solo pomeriggio vi porterà all’esaurimento… Non si sfugge. Abbiamo creduto nel sottocosto, nella concorrenza sleale quando ci faceva comodo? Liberi di farlo, ora aspettiamoci le conseguenze: quando saremo noi a dover riscuotere e ci diranno che ci offriranno “molto meno” di quanto ci saremmo aspettati. E’ un sistema conservativo…

Non ti scriverò risposte facili

Nessuno ti regalerà mai nulla, io stesso non ti svelerò mai i segreti per scegliere ad esempio una buona auto, per costruire una casa fatta a regola d’arte, per costruire quel robot che ti aggiorna la professione, per acquistare prodotti validi, tessuti durevoli, tecnologie di qualsivoglia genere e via discorrendo. Ti fornirò delle indicazioni su che direzioni prendere per fare da solo, questo sì, ma sarà a spese del tuo impegno. Non pensare di trovare in questo Blog “risposte facili”, comode, veloci, né manualetti sul come si fa in un attimo la cosa giusta seguendo la procedura che a qualcun’altro è costata anni di duro lavoro.

Sarà tutto merito vostro quel che saprete costruire

Anche solo la lettura di alcuni articoli, tra le centinaia e centinaia di spunto che ho scritto (sulla base delle esperienze vissute, sbagliate, maturate con passione), rappresenta in qualche modo un lavoro. Un lavoro iniziale che dovrebbe poi essere seguito dallo studio di testi specifici (altro lavoro) e di esperienze sul campo (altro lavoro ancora) per raggiungere il principio (solo il principio) del vostro progetto; per non parlare poi dei numerosi fallimenti occorrenti a formare quella che si chiama “esperienza” (ovvero il frutto di un lavoro immenso). E sarà tutto merito vostro quel che saprete costruire.

Dalla stupidità collettiva all’intelligenza collettiva

Perché mai dovrei cederti gratuitamente ciò che a me è costato carissimo? Io posso solo fornirti degli spunti con il compenso indiretto che se stimolo il tuo talento e il talento di numerose altre persone, ci guadagno una collettività di persone in gamba che migliorano, direttamente e indirettamente, la qualità della vita di tutti, anche la mia. Le persone di talento sono un bene per la società se sono circondate da altre persone talentuose con le quali la società cresce, si evolve e vince battaglie sulla base di un’intelligenza collettiva (che è tale solo se è realmente indipendente e non infettata da doppiogiochisti che operano per “influenzare” la vostra strada) e di una distribuzione degli sforzi che permette di ridurre le fatiche quando un grosso carico è retto da una moltitudine di persone anziché da un singolo che inevitabilmente rischia di rimanere schiacciato se non si scansa (rischiando di diventare l’ennesimo “indifferente”).

Il trucco base del prestigiatore

Chi ti dice che ti sta regalando qualcosa o risolvendo un problema, ti sta sottraendo inevitabilmente qualcosa con la stessa tecnica del prestigiatore che attira la tua attenzione su una sua mano per ingannarti con l’altra. Avete mai visto una formula semplice e comoda per dimagrire? Devi porre tu attenzione a come il tuo organismo reagisce di fronte ad ogni tipo di sollecitazione: alimenti, inquinanti, sforzi, stress, umore, eccessi, ecc..
Ci piacerebbe credere ad una formuletta magica che, senza sforzi, ci dicesse subito cosa dovremmo fare di facile, comodo e buono per essere in salute nel peso forma…

Navigare a singhiozzo tra titoletti in neretto? Non si apprende nulla di vero

Ma qui torna ancora una volta il concetto di lavoro: devi compiere un lavoro per scoprirlo, non puoi di certo comodamente dal tuo computer, dal tuo telefono, navigando a singhiozzo tra titoli in neretto su internet per scoprire quello che, secondo le tue suggestioni, ti farà bene o male mangiare. Ad esempio, per quanto riguarda una mia passione per le Neuroscienze, la Biologia Molecolare e materie affini, ho scelto di frequentare conferenze di aggiornamento tenute dai principali primari, ricercatori e scienziati italiani. Non leggo frivolezze sul web ma traggo fondamenti da fonti scientifiche accreditate. E, vi garantisco, è tutta un’altra cosa ma, allo stesso tempo, è un bell’impegno…

Un esempio

Per un piccolo studio di Biologia Molecolare, che ho condotto per semplice passione, ho preso parte a diversi convegni tenuti da primari italiani di spessore in opportune sedi universitarie, mi sono procurato i libri che hanno scritto e numerose pubblicazioni effettuate da prestigiose Università e centri di ricerca nel mondo. E tutto per un solo e minuscolo argomento tra gli innumerevoli trattati dalla Biologia Molecolare.
Come si può pensare che un post su internet o su un social network possa avere un qualche valore? Essere soli in mezzo a tanti ignari come potrebbe esser mai d’aiuto alla società e quindi anche a te, a me?

E’ inutile cercare scorciatoie: nessuno vi regalerà nulla

Tutto in ogni campo dipende dal tuo impegno e se non ti va di studiare, di approfondire, di spaziare, di sperimentare, di verificare egregiamente i temi di tuo interesse, allora puoi tranquillamente rinunciare ai campi che ritieni rappresentino un eccesso per la tua volontà. Se invece non vuoi rinunciarvi, e non vuoi impegnarti, non vorrai certo lamentarti dopo che le cose, ahimé, non saranno andate come speravi perché… nessuno ti regala niente e, se non sei formato sul settore che ti ha causato un danno, o si è trattato di una sciagura o si è trattato di non capire che nessuno ti regala nulla e nessuno farà mai i tuoi interessi al posto tuo.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – V

Per riparare o modificare le cose devi conoscere come funzionano tali cose

C’è solo un modo per diventare bravi Meccanici di veicoli: conoscere come funzionano tali veicoli, i loro impianti ed i loro motori. Se si desidera spingersi oltre, si può studiare anche come vengono progettati e costruiti in ogni loro parte. Conoscere come sono fatte le cose, come funzionano è prioritario per sapere come rapportarsi con tali cose. Compiere una determinata operazione a memoria, perché così ci è stato detto di fare, perché così fa l’altro… non ci spiega nulla, non ci serve a nulla, in nessun campo. Soprattutto, non ti rende mai libero, libero d’agire, di innovare, di essere imprevedibile. E’ chiara la sottile sfumatura?

Là dove si sviluppano le falle…

In alternativa dovrai “affidarti” a chi, dietro compenso per la sua professionalità, si occuperà di un tuo interesse per te. Non vi è nulla di male in questo, solo si tratta di un nodo cruciale perché è in esso che sovente si verificano le “falle”. E’ in questo punto infatti che si può correre il rischio di incappare in persone insufficientemente preparate, in venditori non dico di bugie ma di verità omesse, fino agli opportunisti veri e propri che fanno perno sulla nostra ignoranza. L’istruzione dovrebbe offrirti sempre quantomeno i rudimenti per capire se chi hai davanti merita la tua fiducia. Vi sembrerà assurdo ma conoscere certe Leggi della Fisica permette ad esempio di scoprire numerose tipologie di truffe (come ad esempio quelle dei famigerati dispositivi che dovrebbero farvi risparmiare carburante, mentre i reali sistemi di risparmio del carburante sono sotto gli occhi di tutti ma in pochi li vedono proprio perché non interpretano la fisica e la matematica delle cose che hanno intorno).

Quanti affari veri speri di cogliere nell’arco di un’intera vita?

Le basi fisiche e matematiche attorno alle quali si articola l’intero Universo sono dei riferimenti fondamentali per comprendere meglio come possiamo affrontare il nostro quotidiano per il semplice motivo che viviamo anche noi in questo Universo e alle sue leggi dobbiamo sottostare. Nessuno vi regalerà nulla, nessuno andrà a lavorare gratuitamente per voi, nessuno correrà rischi di impresa senza un tornaconto, nulla sarà realmente troppo bello e, soprattutto, quando qualcosa sarà troppo bello e troppo facile per esser vero, dovreste dubitarne fortemente. Quanti affari veri speri di cogliere nell’arco di un’intera vita? La lettura di testi che raccontano in modo piacevole il calcolo delle probabilità può essere di forte aiuto nel comprendere l’incidenza di tante cose.

Occhio al “Ptssss”

Non si diventa degli assi dell’imprenditoria o della finanza acquistando i titoli proposti dal telegiornale (questo non significa che siano sbagliati investimenti, ovviamente dipende da caso a caso) o sfogliando un volantino di offerte (a queste informazioni posso accedere tutti e, proprio per questo, proprio per la facilità con cui questo avviene, quel che otterrete avrà un valore rasente lo zero se non negativo, ovvero una perdita). Non si farà l’investimento del secolo dove tutti possono accedere a quell’investimento e nemmeno tra le mani dell’opportunista scaltro che ti fa “ptssss” dall’ombra di un vicoletto.

L’esperienza è il segno… diceva un buon vecchio spot pubblicitario

I veri investimenti li fanno solo coloro che hanno una forte, fortissima, esperienza su un determinato settore (abbinata ad un forte acume) e, anche in questo caso, non sono esenti da rischi (poi c’è chi bara con tecniche quali ad esempio l’insider trading ma questo esula dai nostri discorsi che invece si basano sul rispetto delle regole).

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – VI

Scopri le tue reali potenzialità: ogni tanto scegli qualcosa di difficile

Fare la “pazzia” di studiare veramente a fondo, non necessariamente più del programma ordinario, piuttosto comprendendo al meglio quanto presente nei programmi delle materie tecniche e scientifiche più importanti, può farvi “investire” molto più tempo. Ma è proprio questo il punto: se volete stravolgere la vostra mente dovreste occuparvi anche di qualcosa che per voi è difficile. Se non siete portati per le “cassette dei ferri di base della mente” quali ad esempio, nel caso dell’Ingegneria, Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Geometria, Fisica, Meccanica Razionale… ma ne siete affascinati, è probabile che il vostro cervello ne ricaverà stimoli maggiori rispetto a chi è naturalmente portato per queste discipline e le vede ormai con un occhio abituato.

Il cervello va stimolato (senza eccedere) per ricevere in cambio un’elasticità mentale che non vi sareste mai aspettati da voi stessi (a patto che abbiate una predisposizione che solo voi potete scoprire e riconoscere). E’ difficile? Proviamo! Continua ad essere difficile? Chiediamoci perché! Stiamo riuscendo ma a stento? Pensiamo ad un metodo! Il primo metodo non funziona? Sperimentiamone altri! Se non si dispone di un cervello che già compie con facilità certi tipi di studi e operazioni, allenarlo ne estrarrà le sue reali potenzialità. Stesso dicasi per chi trova facili queste discipline ma, allo stesso modo, non allena mai la propria mente in qualcosa che trova difficile, in questo caso potrebbe trattarsi della “pratica”.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

Nello schema un semplice algoritmo che illustra il comportamento corretto di una mente brillante e quello assurdo adottato dalle menti che si lasciano influenzare da pensieri “comodi”…
Anche se l’algoritmo illustra un caso specifico è facilmente addottabile su molti temi della società contemporanea.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non è stato educato a sudarsi i desideri

Il desiderio è il combustibile che alimenta il motore dell’uomo, ovvero la sua mente. Stimolare il desiderio significa stimolare l’ingegno, le attitudini, la capacità di risolvere problemi, di progettare, di programmare e finalizzare obiettivi. Il desiderio rinforza, permette di riconoscere il valore delle cose, perché ce le fa osservare più lentamente e con più attenzione mentre non le abbiamo ancora e bramiamo. Il desiderio mette alla prova quanto siamo disposti a sacrificarci per perseguire il nostro sogno. Il desiderio attribuisce il valore a quel che desideriamo e tanto più sarà stata dura raggiungerlo, tanto più rispetto ne avremo perché terremo conto delle immani fatiche fatte provando un enorme senso di soddisfazione e sazietà interiore. Senza desiderio siamo quasi inanimati, totalmente annoiati, inaffidabili e perdiamo occasioni in rapida successione. Fare impresa con chi non ha la scintilla del desiderio, la dedizione al sacrificio, al duro impegno, al mettersi alla prova, all’agonismo… rappresenta un reale rischio, molto più dei rischi d’impresa noti.

Con chi non rinuncia mai alle comodità

Chi non salta mai i pasti, non rinuncia mai ai weekend, ogni mossa che fa la deve fare comodamente oppure nisba… certamente non rappresenta l’elemento di impresa ideale per un gruppo pieno di progetti. Presi dall’euforia potreste ritrovarvi, dapprima, a lavorare il doppio per sopperire alle sue mancanze e, in seguito, a litigarci perché non ritenete più che vi siano le condizioni di equità. Progetti tosti, richiedono persone toste. Ne sapeva qualcosa un certo Enzo Ferrari che, portando questo aspetto al limite (a mio modesto giudizio pure troppo), negli anni d’oro, ha realizzato quel che ha realizzato con persone, come lui stesso le definiva, di “buona volontà”. Bisogna aver fame, non sazietà.

Con chi non alimenta da una vita le sue passioni a suon di rinunce verso altro

Una passione è vera, reale, consistente se e solo se ha richiesto la rinuncia a qualcos’altro. Una passione è vera quando è difficile. C’è una rinuncia continua, un sacrificio continuo e sforzi continui su un piatto della bilancia. Sull’altro piatto il tutto è contrappesato proprio dalla passione (e null’altro potrebbe farlo). In condizioni facili, di agiatezza, di piatti serviti, di situazioni ritrovate già esistenti in seguito a lavoro d’altri, non c’è passione ma solo il possedimento di qualcosa che dispone di per sé di carisma. Un po’ come ritrovarsi una bella moto d’epoca in garage grazie alle fatiche fatte da un padre da giovane e fare il debosciato poi con le ragazze dicendo che si ha la passione per le moto… a chi non piacciono le moto? Trovare bella una moto, possederla, non significa avere la passione per la moto. Il vostro compagno o la vostra compagna di avventure imprenditoriali dovrebbe avere la passione, non il piacere.

Con chi pensa troppo al giudizio degli altri

Cantare fuori dal coro è sempre stato un ingrediente che ha sfornato successi. Credere in qualcosa sfrontatamente con tutte le 10^27 molecole del vostro organismo, infischiandosene di cosa pensano gli altri, ha sempre portato a fare la vera differenza. Abbiamo casi eclatanti di chi ha persino esagerato, come Enzo Ferrari, citato pochi paragrafi fa, o Steve Jobs o, perché no, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Alan Turing e centinaia, migliaia d’altri… che ad ogni modo sono pur sempre pochi rispetto a miliardi e miliardi di uomini che hanno abitato questo pianeta. Da che mondo e mondo, chi aveva un’idea e ci ha creduto, se n’è sbattuto altamente di cosa pensassero gli altri. Se avete una buona idea non chiamate in gruppo con voi chi sta sempre a dire frasi del tipo “Ma cosa penseranno…”, “Ma cosa diranno poi…”, “E se poi pensano che…”. Per carità, pur di non avere a che fare con costoro potreste riconsiderare l’idea di proseguire l’attività della nonna ricamando centrini ignifughi al circolo delle ultraottantenni fumatrici incallite.

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

 

sistersofmoon Comacchio, Bambino che guarda una vetrina di giocattoli, 1955

I sensi delle piante: intro

Rubrica: Neurobiologia vegetale

Titolo o argomento: Le piante, esseri senzienti come noi… più di noi

E’ primavera, ti trovi nel tuo studio finalmente immerso nella pace, la pace dei “sensi”. Ti dedichi a qualche lettura, rovisti tra le tue scartoffie, riesumi qualche buon vecchio progetto forse mai realizzato, metti in ordine libri che hai letto decine di volte e poi dimenticato.
Quella calda mensola di legno sostiene dei piacevoli ricordi, l’altra, con meno polvere, raccoglie gli oggetti che usi più di frequente. La poltrona sembra più comoda quando in casa è tutto silenzio e i vicini, magicamente, sembrano scomparsi.
La finestra è aperta, si sente solo qualche auto in lontanza, le onde sonore si confondono al punto da sembrare quasi onde del mare. Il silenzio è tale che riesci a sentire il ticchettio dell’orologio appeso nell’altra stanza. Sembra un’altra dimensione, non senti calore in eccesso e nemmeno fresco da coprirti di più, la temperatura appare perfetta, la tua ideale, quella che pensi: “Forse la vorrei tutto l’anno ma… se così fosse, non sarebbe più speciale, non l’apprezzerei al punto da definirla cornice di un piccolo angolo di paradiso in terra”.
Un alito di brezza leggera fa capolino sul marrone caldo della finestra che si scosta leggermente per lasciarla passare. Ti prende un sinuoso brivido lungo la schiena che poco sotto la pelle viene trasformato nel raro ed esatto segnale elettrico che accende nella tua mente la spia della giornata perfetta.
Foglie secche trapassate evolvono e si avvolgono con l’aria massaggiando il cortile. E’ Gennaio ma la Natura fuori sembra già prepararsi per uscire dal letargo, per riprendere vita, per dare inizio ad una nuova inaspettata grande attività. Un’attività nascosta in evidenza.

Un suono netto, definito, interrompe per un istante questo momento surreale. Un tonfo secco, aperto, di un urto, si infrange poco vicino la tua finestra. Un pallone rimbalza e cade nella tua stanza. Un inaspettato tuono fende l’equilibrio aulico raggiunto, e quello di tutti i tuoi sensi, nello spazio dove ti sei lasciato andare alla vulnerabilità, e dove ti sei aperto al pensiero meditativo, provocando una repentina reazione di spavento.
La palla collide con il suolo, l’urto riemette energia anche sotto forma di onda sonora, i timpani si mettono in vibrazione, il battito cardiaco aumenta, inizia istantaneamente la produzione di adrenalina; l’istinto primordiale ti mette in guardia, le pupille si dilatano, il cervello fa un primo confronto tra le vibrazioni del timpano destro e quelle del sinistro per scovare l’origine, la direzione di provenienza dell’onda sonora. Nello stesso istante altre sinapsi hanno già messo in collegamento il suono percepito con quelli memorizzati nella libreria della mente. Un attimo prima di focalizzare la vista sul pallone a terra, il cervello ha già realizzato di cosa più probabilmente si stia trattando e ha già avviato i ricordi, seppur modificati dal tempo, che possono permettere di effettuare la ricostruzione più probabile dell’accaduto… pur non avendo ancora visto.
L’oggetto viene ora inquadrato, la radiazione luminosa emessa viene rilevata dalla retina dove milioni di microinterruttori, simili a quelli del sensore di una macchina fotografica, si attivano e disattivano per formare l’immagine che la mente confronterà con quelle già acquisite in passato per dare un “senso” a ciò che vede. L’oggetto è ormai definito, le sue geometrie, i suoi colori sono stati elaborati dal cervello che lo riconosce: è un pallone.
Guardare non è sufficiente, la mente deve elaborare di cosa si tratta per “vedere” realmente. Per sapere, per prendere coscienza, conoscenza, per cessare la produzione di adrenalina, per lasciare che il battito cardiaco decresca e le pupille si ridimensionino, per annullare lo stato di allerta.

Ti dirigi verso la palla, la raccogli e senti al tatto che non è di plastica… una buona vecchia palla di cuoio. Ecco perché quel tonfo più cupo… è gradevole al tatto, accende diversi ricordi piacevoli, persino olfattivi, persino gustativi, perché qualcuno, quando si giocava con quella palla, in casa faceva le lasagne.
Il solo pensiero attiva i succhi gastrici, prepara l’insulina, stimola l’acquolina in bocca ma, presto, il richiamo del bambino che rivuole la palla, ci distrarrà mettendo in pausa la tempesta di scariche elettriche che ha invaso una moltitudine di zone del cervello “attivandolo”. Così si è liberato il desiderio di uscire per una passeggiata, dare la palla al ragazzino, chiedergli cortesemente di fare attenzione ai vetri e, nel dubbio, chiudere le finestre per poi andare probabilmente in garage a riesumare la vecchia sempreverde compagna a due ruote, probabilmente, molto probabilmente, con le gomme sgonfie.

In un racconto come questo mai immagineremmo che le piante del cortile possano aver percepito e vissuto la scena con i protagonisti. Mai penseremmo che possano aver in qualche modo “visto” la scena. Mai immagineremmo che possano aver “udito” le onde sonore del pallone, le foglie a terra che rotolano trasportate, “sentito” il vento, “annusato” i feromoni emessi dal ragazzino nel timore di essere sgridato. Mai penseremmo che esse possano essersi persino “allertate” iniziando a comunicare ai diversi organi della singola pianta e alle piante attorno un possibile pericolo. Mai lo penseremmo, specie dopo la descrizione delle sensazioni dell’uomo nel suo studio che può facilmente richiamare una moltitudine di ricordi, per certi tratti simili, nella nostra mente.
E, invece, sono spiacente per chi ha capito dove voglio arrivare ma anziché essersi appassionato naviga nell’incredulità, le piante hanno i sensi, gli scienziati li studiano e confermano che sono persino di più dei nostri 5 sensi riconosciuti. Sono addirittura 20 i sensi oggetto di studio nelle piante e per molti versi, i principali, non sono poi così differenti dai nostri.

Una pianta è molto, ma molto, di più di quel che siamo soliti pensare. Un organismo, una popolazione di organismi che, nel silenzio e la discrezione più totale sono arrivati ad evolversi persino più di noi riuscendo a fare, nella loro “apparente immobilità”, azioni di una complessità inimmaginabile. Ma oggi divagheremo nella fantasia se solo gli scienziati non le avessero studiate lasciando nelle loro menti spazi aperti a sorprese inaspettate.

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Macchine Molecolari Naturali, Parte 3: Una fabbrica dentro le cellule

Rubrica: Bioingegneria e Biotecnologie

Titolo o argomento: Macchine meccaniche delle dimensioni di molecole

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Ora iniziamo ad avere una vaga idea di cosa siano i sistemi supramolecolari ma un esempio renderà tutto più semplice. Avete mai sentito la parola enzima? Sono sicuro di sì, almeno in qualche documentario o giornale scientifico di divulgazione per amatori. Ma cosa sono esattamente gli enzimi? Se li avessimo davanti agli occhi, ingranditi nel mondo macroscopico, cosa vedremmo?

In sostanza gli enzimi sono sistemi supramolecolari molto complessi, dei veri e propri “macchinari” posizionati all’interno delle cellule al fine di soddisfare i bisogni delle cellule stesse. Si tratta di veri macchinari fatti di molecole le quali compiono movimenti meccanici sotto l’azione dell’energia chimica (o, come vedremo nei prossimi articoli, dell’energia elettrica o di quella luminosa). Questi movimenti meccanici possono essere semplici, come rotazioni o spostamenti lineari, oppure possono essere complessi e tra loro interconessi al fine di eseguire cambiamenti di forma, sequenze ordinate di movimenti, spostamenti, reazioni, trasformazioni, trasduzioni, scambi, ecc..

Si assolvono così funzioni quali ad esempio:
compiere reazioni chimiche per trasformare delle molecole in altre utili alla vita;
trasportare materiale molecolare;
copiare ed effettuare operazioni di trasduzione del codice genetico nelle proteine;
scambiare informazioni con altre cellule;
compiere movimenti macroscopici (come l’estensione e la contrazione dei tessuti muscolari);
permettere al cervello di pensare.

Tutte conseguenze di movimenti che avvengono a livello molecolare grazie a macchinari composti da mattoncini di molecole che possono interagire tra loro come i macchinari di una grande fabbrica automatizzata.

Pertanto le Macchine Molecolari Naturali (o Bionanomacchine) sono dei macchinari meccanico-chimici più noti con il nome di Enzimi. Un enzima è una proteina con capacità avanzate, nella fattispecie con la capacità di formare un complesso supramolecolare (quindi un macchinario) con una molecola più piccola per poi modificarla (e ricavarne un prodotto finito con precise funzioni richieste dalla cellula).
A sua volta una proteina è un assieme di molecole costituite da catene ripetitive (quindi modulari) di aminoacidi, quest’ultimi possono essere presenti in poche unità fino a migliaia a seconda delle funzioni per le quali vengono assemblati.
Ogni molecola ha la particolarità di contenere al suo interno tutte le informazioni sulle sue caratteristiche (come una sorta di libretto contenente tutte le “specifiche di fabbrica” che permettono di capire, a chi vi si avvicina, cosa tale molecola può fare e come); pertanto ogni molecola ha precise proprietà che possono essere richiamate quando interagisce con altre molecole o quando riceve segnali esterni come quelli elettrici o quelli luminosi.
Al loro incontro le molecole sono in grado di leggere le rispettive informazioni (riconoscimento molecolare) in modo tale da formare all’occorrenza sistemi supramolecolari (composti da due o più molecole), o aggregarsi formando nuove specie o, ancora, ignorarsi laddove non vi sia alcuna utilità.

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Animazione

L’immagine riportata in basso è tratta da una sequenza animata che trovi al link riportato di seguito. La spettacolarità di questa animazione sta nel fatto che permette di apprezzare il movimento vibrante delle molecole. Capiremo nei prossimi articoli cosa alimenta questo movimento e come si fa per orientarlo, ad esempio, in maniera similare ad un braccio robotico.

https://www.youtube.com/watch?v=yk14dOOvwMk

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Image’s Copyright: rcsb.org

Momenti di Motorismo – Parte I: Il manovellismo

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

L’altro lato dei motori, quello che raramente si vede, presentato in questa occasione tramite sequenze integrali dedicate esclusivamente agli appassionati della tecnica. Sequenze il cui audio puro d’officina è stato appositamente lasciato inalterato. Sequenze nelle quali i più attenti potranno cogliere sfumature e apprezzare numerosi particolari; il video ne mostra molti ma, ovviamente, non tutti…

In questa parte viene proposto l’assemblaggio del manovellismo del motore N5F della Ford Escort RS Cosworth soffermandosi sulle fasi cruciali, lasciando che lo spettatore possa rendersi conto dei tempi, dei metodi e della cura con cui un motorista esperto si muove nel suo ambiente con i suoi strumenti e la sua esperienza.

Continua…

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

Ancona Rettifiche
S.s. 16 Adriatica Km 309,5
60027 Osimo (Ancona)
Tel: +39 071.710.82.10

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