Il blog Ralph DTE compie 1 anno

Auguri a questo Blog che oggi compie un anno, un anno che è stato fondamentale per buttare giù una bozza dei primi temi, alcuni dei temi, delle centinaia, migliaia di articoli che usciranno nei prossimi mesi ed anni e sui quali si baseranno i nostri contenuti.

Sprazzi qua e là, lanciati su un foglio bianco come degli schizzi di vernice colorata. Sprazzi qua e là per farvi capire la vastità degli argomenti che approfondiremo nel tempo. Schizzi che si fonderanno tra loro generando colori nuovi, per farvi capire come dalle crisi, spesso, si può uscire inventando un lavoro, un lavoro che però sia utile, un lavoro che informa, che stimola la fantasia, che vi fa conoscere cose nuove, che vi avvicina a cose che credevate più difficili del normale, che vi da la voglia di dire “Ci provo anche io!” sebbene spesso la gente intorno a voi vi dica che pretendete troppo, che non sarete capaci. Non è vero, non lo saprete finchè non proverete. E, nei prossimi anni, saremo qui, con voi, con questo Blog, a raccontarvi quante cose potete fare (anche spendendo poco) che non immaginavate nemmeno, o forse sì. Vi serviva solo una spinta, quella giusta…

…Ralph DTE.

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Pulire la tastiera trasparente dell’iMac

Soffiare o Aspirare?

Pulire la tastiera Bluetooth

dell’iMac in policarbonato

Esiste una particolare tastiera della Apple (Bluetooth) che ha la scocca portante trasparente, attraverso la quale si vedono tutte le piccole impurità che passano tra i tasti nel tempo. Questa situazione è indifferente ai più, mentre per i più pignoli, come me, può dar fastidio. Si nutre così il desiderio di cercare di capire come pulirla senza danneggiarla.

Ma soprattutto… spesso il quesito è: Soffiare o Aspirare?

Soffiare

PRO: Utilizzare le bombolette contenenti aria compressa ha il vantaggio di essere un’operazione molto veloce che ci appaga mentalmente in quanto ci da l’illusione che non vi sia più sporco nella tastiera solo perchè abbiamo soffiato con forza.

CONTRO: A molti può sembrare una follia pagare l’aria. Lo sporco inoltre non abbandona la tastiera, non tutto… Ma si incastra nelle fessure ed in tutti i punti contro i quali l’aria spinge con maggiore forza.

Aspirare

PRO: Aspirare da il vantaggio di eliminare realmente lo sporco che finirà nel sacchetto dell’aspirapolvere. Il risultato della pulizia è nettamente migliore.

CONTRO: Si tratta di un’operazione non facile che va eseguita con molta pazienza e disponendo di una buona dose di pratica.

Vediamo in questo articolo le operazioni consigliate

ai più precisi 😀

  • Le viti poste sul retro della tastiera hanno una testa ESAGONALE (e non Torx come alcuni credono. A meno che la Apple non abbia prodotto fino ad un certo numero di serie tali tastiere con le viti a testa esagonale ed altre con le viti a testa Torx). La testa esagonale necessità di una chiave esagonale da 1mm tuttavia alcuni ferramenta affermano che queste chiavi non esistono. Ovviamente non è vero. Per di più esistono anche da 0,7mm e da 0,9mm appositamente per l’elettronica. Proprio per l’occasione, non disponendo di una chiave esagonale da 1mm, ne abbiamo utilizzata una da 0,9mm. L’errore di 1/10 non ci ha dato alcun problema.

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  • Per iniziare questa minuziosa operazione è necessario rimuovere il coperchio del pacco batterie. Una moneta potrebbe non entrare nelle chiavette di sgancio, potete pertanto utilizzare un gettone da calcio balilla ad esempio. Ponete la tastiera, rovesciandola delicatamente, su un panno morbido.

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  • Una volta rimosso lo sportello delle batterie, avrete piena visione del numero esatto di viti che fermano la scocca di policarbonato trasparente alla tastiera. Le viti sono in tutto 8. Per svitarle/avvitarle correttamente senza spanare le teste e rovinare tutto, dovete fare attenzione ad alcuni accorgimenti: Quando inserite il mini cacciavite con la chiave esagonale da 1mm o da 0,9mm, tamburellate sul cacciavite con un dito in modo da permettere all’utensile di entrare correttamente nella sede esagonale della vite. Il cacciavite se è correttamente inserito non deve scavallare saltando il giro e lasciando la vite ferma. Se accade questo significa che non è ben inserito. E’ importante tener conto del fatto che non state smontando un motore o un mobile; qui le coppie di serraggio sono quasi nulle. Queste viti vanno avvitate finchè ruotano agevolmente; appena arrivate infondo, come si inizia a sentire una leggera resistenza, si deve interrompere il serraggio. NOTA BENE: la vite centrale posta vicino all’interruttore della tastiera è più lunga delle altre. Ricorda di rimetterla al suo posto in fase di rimontaggio.

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  • Una volta rimosse le 8 viti è necessario rimuovere anche la parte superiore del contenitore delle batterie. Tuttavia questo componente può sembrarci ancora bloccato. Questo perchè il collante siliconico che regge le linguette per estrarre le batterie, tende a bloccare (anche se non in modo permamente) il contenitore. Per riuscire nell’intento di rimuoverlo è necessario sollevarlo gradualmente sempre più e con leggere trazioni che devono partire dalla superficie dietro la quale vediamo scomparire le linguette. Trattandosi di un collante siliconico, quando andremo a rimontare il tutto, la colla farà ancora e pienamente il suo dovere. Non preoccupatevi. Tirare il contenitore verso l’alto dal punto in cui scompaiono le linguette, vi da il vantaggio di non flettere questa parte in plastica e non causarne l’accidentale rottura. E’ comunque molto difficile che accada. La resistenza è molto buona ma utilizzate cautela. Nella seconda foto qui sotto vedete il piccolo strato di colla che trattiene le linguette e può bloccare la parte superiore della sede delle batterie.

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  • Appena rimossa anche la parte superiore del contenitore delle batterie, la scocca in policarbonato trasparente può essere agevolmente rimossa e pulita. Potete utilizzare vari metodi ma meno sono invasivi e meglio è. Io mi sono limitato a passarci un pennello con le setole molto morbide accompagnandomi con un buon aspirapolvere che tirava su tutto quello che spolveravo. Un consiglio pratico: Come ho imparato al BerardiStore può essere buona norma, quando si aspira in presenza di piccole parti di elettronica, interporre tra il tubo dell’aspirapolvere e l’accessorio utilizzato, un fazzolettino. Questo farà si che l’aria in aspirazione passi ugualmente ma nel caso accidentale che una vite sia vicina all’aspirazione, verrà fermata dal fazzolettino e la potrete recuperare spegnendo l’aspirapolvere stesso. Altrimenti, come potete notare dalle foto, ho raccolto le viti in una bustina di plastica sigillabile evitando ogni incertezza.

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  • Successivamente con un pennello molto piccolo per pittura sono passato su tutti i bordi e tra i vari tasti portando via tutte le impurità che precedentemente erano visibili attraverso la superficie trasparente: pellicine, pelurie, polvere… L’aspirapolvere è stato fondamentale in quanto come il pennello spostava lo sporco, quest’ultimo veniva immediatamente aspirato e rimosso. Solo l’aspirapolvere non sarebbe stato sufficiente in quanto parti molto piccole si appiccicano letterlamente alla tastiera. Anche il pennello da solo non avrebbe fatto altro che spostare lo sporco da un posto all’altro.

  • Nella foto qui sotto potete osservare a sinistra il materiale utilizzato per la pulizia e lo smontaggio. Mentre nella foto a destra potete osservare la tastiera rimontata pronta e pulita come quando è stata acquistata. Per evitare di segnarla con dei graffi nella parte inferiore mi sono premunito in passato con un panno spugnoso da pub… Quelli per la birra per intenderci. 😀

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Conclusioni:

Utilizzare batterie ricaricabili (Come avrete notato nelle foto) non solo rispetta l’ambiente e vi garantisce un impressionante risparmio di denaro, ma vi assicura anche una notevole durata. Con le pile della VARTA da 2100mAh una tastiera Apple va avanti quasi un anno (utilizzandola tutti i giorni). Tali batterie sono ricaricabili migliaia di volte. Non credo, con tutto l’ottimismo possibile, che camperemo un migliaio di anni… 😀

Eccola là! C’era da immaginarselo!

La Honda si ritira dal motomondiale classe 250 2 tempi e…

…Ora si propone come fornitore unico di motori 4 tempi per la moto2 che verrà.

Ecco un bel modo di perdere la stima degli Italiani. Fu la Honda lo scorso anno a dire che si sarebbe ritirata dalla classe 250 (2 tempi). Nel frattempo nasceva la proposta di correre con il 4 tempi anche nella categoria intermedia tra 125 e motoGP. Ora inizia ad esser certa la notizia che Honda produrrà i motori 600cc 4tempi da 150 cavalli che equipaggeranno tutte le moto2.

Eh sì, 600cc! Tanti ce ne sono voluti per tirar fuori prestazioni simili alle 250cc 2tempi. Il 250 2 tempi resterà, finchè non arriverà una tecnologia migliore, il motore più semplice, leggero, cattivo e dall’istinto puramente da corsa adatto al motomondiale. Ora invece si replica il passaggio che già avvenne nel 2002 quando si passò dalle gloriose 500 2tempi alle 1000cc 4 tempi. Anche in quel caso fu necessario ricorrere a cilindrate, non solo maggiorate, ma letteralmente raddoppiate. Pare che non vi sia altro modo per andare più forte di un 2 tempi.

Se la moto2 fosse stata 250 4tempi, probabilmente le nonne di molti appassionati si sarebbero iscritte al campionato per sfidare i nipotini.

La possibilità di un motore unico può offrire sia vantaggi che svantaggi a mio avviso. I costruttori possono dedicare i loro sforzi principalmente su un buon telaio e risparmiare risorse. Tuttavia, essendo i motori tutti uguali, molte conseguenze si ripercuoteranno sul disegno dei telai che rischiano di essere molto simili. Si rischia quindi di dar luogo ad un apparente motomondiale classe moto2, che in realtà potrebbe essere poco più di un monomarca… Ma questa è solo la peggiore delle ipotesi.

Ora vorrei avanzare un’ipotesi: “Scommetto che a brevissima distanza dall’uscita della moto2, saranno subito presentate le versioni stradali e guarda un pò… Scommettiamo che la prima moto2 replica da strada sarà la Honda?” Probabilmente costerà quanto un 1000cc per l’elevato contenuto tecnico tratto dall’esperienza nel motomondiale. O almeno così scriverebbero gli esperti di Marketing dovendo trovare un motivo per farvela comprare. Sarebbe più corretto allora dire: “Produrre le 250 2tempi era troppo costoso, inoltre inquinavano troppo. Comprate anche voi una Moto2 Replica (inquina poco e rispetta le normative Euro n.”

Resta sempre il fatto che “il furgone della ditta a gasolio tenuto male” inquina in una settimana quanto una moto 2 tempi in 3 mesi estivi di utilizzo. Quindi le fumate nere in città le continueremo a vedere mentre le moto 2 tempi che già vedevate raramente prima… non le vedrete proprio più. Che bellezza.

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Puoi anche leggere l’articolo: 2 tempi, la KTM ci crede ancora

e anche: Il 2 tempi scomparirà dal motomondiale

Elettrica e raffinata: Tesla Model S

Tesla Motors Model S

Non c’è bisogno di una gran descrizione per definire un tale portento di tecnologia. I numeri bastano per dare l’idea di cosa la Tesla sia stata in grado di fare.

Abitabilità fino a 7 persone di cui 5 adulti e 2 bambini

Propulsore elettrico dalle prestazioni superiori

Accelerazione da 0 a 100 km/h: 5.6 secondi

Velocità massima: 200 km/h

Autonomia: 418 km

Alimentazione tramite batterie al litio raffreddate ad acqua posizionate sotto la vettura

Tempo di ricarica: soli 45 minuti

Tempo di sostituzione batterie: 10 minuti nei centri autorizzati

Peso vettura: circa 1700 Kg

L’estetica non è assolutamente compromessa dalle esigenze tecnologiche. Il pacco batterie trova la sua sede in un punto nascosto della vettura e si è potuto procedere a sfogare l’immaginazione stilistica come meglio si è creduto. Davvero Notevole. Il prezzo della vettura (commercializzata a partire dal 2012) previsto dalla casa madre si aggira attorno ai 37.000 euro, compresa una garanzia di 4 anni per l’intera auto e di 10 anni per le batterie. Tuttavia, come al solito, secondo alcune indiscrezioni, sembra che in Italia costerà quasi il doppio. Su questo sarà importante riflettere dato che l’auto elettrica dovrebbe essere un incentivo lontano dalle speculazioni e atto a tenere le strade e l’ambiente più puliti.

Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio…

Rubrica: Telemetria (sensori di spostamento)
Titolo o argomento: Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio
Rispondendo a Giovanni

Giovanni ci chiede, dopo aver letto l’articolo Telemetria -parte 4-, come mai se la vettura si trova ad esempio nella situazione in cui perde aderenza e scivola via, l’accelerometro non indica un’accelerazione laterale maggiore. Comprendo benissimo i dubbi che ti portano a questa domanda.

Intro

In una vettura da corsa si usano prevalentemente accelerometri bi-assiali, per indicare le componenti tangenziali e normali dell’accelerazione istantanea. Il dispositivo deve essere montato in corrispondenza del centro di massa (baricentro), oppure ai centri degli assi se ne vengono montati due mono-assiali. La componente tangenziale (alla traiettoria) misura la variazione del modulo della velocità, quella normale misura invece la rapidità di variazione della direzione della velocità.

  • In rettilineo è ovviamente diversa da zero soltanto la componente longitudinale

  • In curva la componente normale è sempre diversa da zero mentre quella longitudinale può esserlo o meno.

L’accelerazione e’ determinata dalla risultante delle forze esterne che agiscono sulla vettura: forze di attrito e spinte aerodinamiche.

L’accelerometro e le forze (centrifuga e centripeta)

L’accelerometro si trova ovviamente a bordo della vettura. Abbiamo un sistema costituito dalla vettura, il pilota e l’accelerometro. Un sistema non inerziale ossia un sistema accelerato rispetto alla Terra. Quando l’auto prende una curva (ad esempio dopo un lungo rettilineo) il pilota, la macchina e con essa quindi anche l’accelerometro tenderanno a mantenere la direzione che avevano poco prima. Quello che il pilota sente è la forza centrifuga da considerare nelle cosiddette forze fittizie. La forza centrifuga tende a spingere, durante la curva, il sistema vettura-pilota-accelerometro verso l’esterno. La forza centripeta, al contrario è la reazione opposta data dal grip meccanico (gomme) e quello aerodinamico (ali) che permette alla vettura di percorrere la curva. Più il veicolo aderisce alla strada mantenendo la sua traiettoria e più sull’accelerometro, come sul pilota e su tutto il corpo vettura, agirà una maggiore forza centrifuga che tenderà a far proseguire a tali corpi la direzione che avevano nell’istante precedente.

Se invece il veicolo perde aderenza e parte per la tangente, “tirando dritto”, sia sul pilota che sull’accelerometro e l’auto non agiscono forze che tendono a trattenerli nel precendente moto. Questo perchè la precedente direzione, anche se con un diverso equilibrio del veicolo, sta già continuando. Tutto parte per la tangente come se il pilota improvvisamente decidesse di tirar dritto… Vi sono sempre e comunque forze che agiscono su pilota, auto e accelerometro ma gli effetti sono meno incisivi in quanto la situazione assomiglia, almeno nell’istante prima che il mezzo inizi a scomporsi, ad un prolungamento del rettilineo. Con le dovute approssimazioni è come se non si verificassero cambiamenti di direzione dell’auto da corsa.

In realtà poi la vettura non starà procedendo sull’asfalto, inoltre il pilota avrà abbondantemente agito sui freni e lo sterzo. L’equilibrio della vettura non sussisterà più e starà saltellando sulla ghiaia magari… Quindi sull’insieme pilota-vettura-accelerometro staranno agendo comunque altre forze.

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Sensori di spostamento: LVDT linear variable differential transformer
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Sensori per l’aerodinamica: Calibrare il tubo di Pitot
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Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio…
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Sensori di spostamento: Un chiaro esempio: Estensione/Compressione
Interpretare le prestazioni del differenziale autobloccante tramite la telemetria

Forza centrifuga e centripeta agente su un corpo che varia la traiettoria

Nuovi investimenti: Che cos’è il Coltan?

Columbite Tantalite

Il coltan? Nessuno sa cos’è, è utile?

La columbite-tantalite o columbo-tantalite (per contrazione linguistica congolese Coltan) è una miscela complessa di columbite (Fe,Mn)Nb2O6 e tantalite (Fe,Mn)Ta2O6, due minerali della classe degli ossidi che si trovano molto raramente come termini puri.

Il coltan veniva sfruttato anche prima della Seconda guerra mondiale, ma è diventato strategico solo da qualche anno. Prima valeva pochissimo e nessuno voleva estrarlo. Spaccare le pietre sotto il sole non è un lavoro piacevole. Ora è richiestissimo dall’industria ultratecnologica e le concessioni si sono moltiplicate.

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A cosa serve il coltan?

A vederlo così non somiglia a niente. Solo fango di sabbia nera con qualche debole scintilla di luce, come se fosse quarzo. Se gli si avvicina una calamita si attacca.

In realtà il coltan è un minerale dall’importanza economica e strategica immensa.

In particolare, spiegano gli esperti,

serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione.

Nei telefonini, per esempio, o nelle telecamere o nei computer portatili dove il problema più difficile da risolvere è quello della durata delle batterie.

I condensatori al tantalio permettono un risparmio energetico e quindi una maggiore versatilità dell’apparecchio.

Questa la spiegazione ufficiale. Ma parlando con i commercianti che esportano il coltan viene fuori un’altra strana verità. Il coltan è radioattivo e contiene anche un bel po’ di uranio. Non è forse che questo faccia gola più della tantalite? Il commerciante che regala una bustina di polvere di coltan a Butembo, nella parte nordorientale del Congo, quella per intendersi controllata dagli ugandesi, consiglia vivamente. Oltre a essere l’ingrediente fondamentale nella costruzione dei nostri telefoni cellulari, il coltan è usato nell’industria aerospaziale per fabbricare i motori dei jet, oltre agli air bag, ai visori notturni, alle fibre ottiche. L’anno scorso quando in tutto il mondo occidentale la gente impazziva perché nei negozi la PlayStation 2 era introvabile, si era diffusa la voce che la vera ragione fosse la carenza sul mercato della sabbia nera. Per alcuni mesi la guerra ha impedito il lavoro nelle miniere e il coltan non ha potuto raggiungere le sedi della sofisticata industria hi-tech. Il prezioso minerale è naturalmente anche la causa della guerra che sta devastando il Paese. I proventi della vendita del minerale servono infatti a pagare i soldati e ad acquistare nuove armi.

Leggi maggiori dettagli su Wikipedia 😀

2 tempi: La KTM ci crede ancora :)

Il motomondiale si avvia ad eliminare le 2 tempi

Fortunatamente qualcuno ci crede ancora

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Come avevamo scritto giorni fa (vedi articolo) e diverse altre volte in passato, c’è chi desidera escludere dal motomondiale le moto a due tempi per il semplice motivo che, trattandosi di moto che poi non vengono più prodotte per la strada, si rischia di fare pubblicità al nulla e si rischia di non vendere tanto quanto ci si aspetta. Insomma il motomondiale non si interessa più di sport e ritorni commerciali bensì solo di ritorni commerciali. Da un lato è comprensibile visti i tempi che corrono, dall’altro però non capisco come si faccia a non intuire che in futuro ci saranno meno persone disposte a seguire il motomondiale. Ci sarà meno passione. Alcuni piloti con cui abbiamo parlato non ci hanno nascosto che hanno sempre sperato in un ritorno alle 500 a 2 tempi… Molti tifosi nemmeno a dirlo… Gli ingegneri poi… Insomma pare proprio che il 50%+1 desideri ancora fortemente sentire urlare il 2 tempi almeno in pista.

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Di recente la notizia che la KTM continuerà a mandare avanti lo sviluppo di motori 2 tempi sempre meno inquinanti e meno rumorosi (la seconda parte ci piace meno 😀 ). Noi tutti del Blog speriamo che anche Aprilia scelga questa strada. Vi ricordiamo che fu la Honda ad affermare che non avrebbe più corso nelle classi minori con un 2 tempi. Io penso che Gilera, Aprilia, Derby, KTM, ecc… dovrebbero tirar dritto per la loro strada un pò come stanno facendo le scuderie di Formula 1 e non farsi impressionare troppo dal gigante nipponico.

La passione viene prima di ogni altra cosa.

Il Blog “Motoblog” riporta quanto segue:

L’arrivo dei 4 tempi nella classe 250, o meglio la condanna a morte dei cari e “vecchi” motori a miscela, finirà con l’escludere sistematicamente dal campionato alcuni protagonisti d’eccellenza, come Aprilia e KTM, che attraverso la tecnologia a 2 tempi hanno sempre dato sfoggio della propria capacità tecnica.
A quanto pare però, la nascita della nuova classe Moto2, non impedirà all’azienda austriaca di investire e credere ancora in una tipologia di motore così conveniente dal punto di vista dei costi di produzione e delle prestazioni. Secondo quanto afferma il CEO di KTM, Stefan Pierer, in una intervista a Dealer News, nei prossimi anni l’azienda di Mattighofen continuerà lo sviluppo di nuovi motori a due tempi.
“In KTM la ricerca sui motori a due tempi rimarrà un punto chiave dei nostri piani per il futuro; – dice Pierer – abbiamo sempre pensato che il 2 tempi giocasse un ruolo fondamentale.” In KTM è allo studio una nuova generazione di motori 2T più silenziosi, meno inquinanti e più potenti, e sicuramente meno costosi degli attuali 4 tempi.
Il motore a miscela, considerato il più adatto ad attrarre la clientela più giovane, sarà sviluppato parallelamente alle altre tipologie, come il 4 tempi e il motore elettrico; questi prodotti così differenti tra loro seguiranno un percorso differente, andando ad attaccare non il mercato dei prodotti massificati bensì quello di nicchia, bersaglio primario per il marchio arancione.

Sistema di riferimento non inerziale

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Sistema di riferimento non inerziale

Segue dal precedente articolo: Sistema di riferimento inerziale.

I sistemi inerziali sono i sistemi rispetto ai quali le leggi del moto assumono la forma più semplice (se hai a disposizione un testo di Fisica Generale, vedi anche: principio di relatività, i tre principi di Newton, momento di una forza e momento della quantità di moto).

Un sistema di riferimento in moto rettilineo uniforme rispetto ad un riferimento inerizale è anch’esso inerziale e le leggi della dinamica trovano conferma sperimentale con lo stesso grado di esattezza tanto nel primo quanto nel secondo. Così un treno ideale che corre a velocità costante  senza scosse su binari diritti ed orizzontali costituisce un sistema inerziale negli stessi limiti in cui lo è la terra; una valigia appoggiata sul portabagagli è in equilibrio e vi rimane ferma (vale il principio di inerzia).

Ma se il treno si arresta bruscamente o accelera bruscamente, diventando così un sistema accelerato rispetto alla Terra e dunque non inerziale, si producono dei fatti insoliti non prevedibili con le leggi di Newton: la valigia, per esempio cade dalla rete del portabagagli. Da un punto di vista fisico vuol dire semplicemente  che le leggi della dinamica non possono più applicarsi se il sistema di riferimento non è inerziale e tutto avviene come se sui corpi agissero forze che dipendono dall’accelerazione del sistema di riferimento ma non derivano dalle interazioni con gli altri corpi. Per questo motivo tali forze sono dette apparenti o fittizie.

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Proseguiremo questa breve rubrica con la risposta alla domanda del nostro lettore circa quello che rileva un accelerometro quando un’auto (stradale o da corsa che sia) percorre una curva.

Continua…

Sistema di riferimento inerziale

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Sistema di riferimento inerziale

Sistema costituito da corpi NON soggetti ad interazioni.

Sappiamo che il moto è relativo, nel senso che i vettori posizione, velocità ed accelerazione di una particella dipendono (in modulo, direzione, verso) dal sistema al quale viene riferito il moto della particella.

In generale prima di arrivare alla formulazione di qualche legge è necessario precisare il sistema di riferimento rispetto al quale intendiamo descrivere il moto della particella.

Intanto ricordiamo che un sistema fisico di riferimento è costituito da un insieme di oggetti, arbitrariamente scelti, collegati ad una terna di assi cartesiani.

Gli oggetti che costituiscono, per così dire, il sostegno del sistema di riferimento possono interagire con i corpi che li circondano. E per conseguenza questi oggetti possono muoversi l’uno rispetto agli altri, facendo variare così le loro reciproche distanze e rendendo perciò impossibile la determinazione delle coordinate delle particelle osservate.

E’ necessario allora scegliere un sistema di riferimento che sia soggetto il meno possibile agli effetti dell’interazione con altri corpi. Sappiamo infatti che le interazioni che ci sono note fra due corpi diminuiscono piuttosto rapidamente al crescere della distanza fra loro. Sicchè ragionevolmente si può suporre che oggetti molto lontani fra loro e da tutti gli altri che li circondano, praticamente non subiscono influenze per effetto di interazioni.

Se si pensa che una stella dista da un’altra almeno diecimilia miliardi di km, ci sentiamo sufficientemente autorizzati a ritenere che un gruppo di quattro stelle, opportunamente scelte, e collegate ad una terna di assi cartesiani, possa costituire un sistema fisico di riferimento libero, cioè non soggetto ad interazioni.

Un tale sistema si chiama sistema di riferimento inerziale. In generale un sistema di riferimento inerziale è un sistema costituito da corpi non soggetti ad interazioni (almeno entro i limiti degli errori sperimentali).

Da questo punto di vista un sistema collegato alla Terra non è inerziale, perchè la Terra interagisce gravitazionalmente con il Sole e, più debolmente, con gli altri pianeti. Tuttavia un tale sistema può essere considerato con buona approssimazione inerziale quando l’osservazione viene protratta per un intervallo di tempo talmente breve, da poter ritenere la velocità della Terra costante (come se fosse nulla l’interazione con il Sole) e trascurabile l’angolo con cui essa ruota intorno al proprio asse (1 grado ogni 4 minuti).

I sistemi inerziali sono i sistemi rispetto ai quali le leggi del moto assumono la forma più semplice (se hai a disposizione un testo di Fisica Generale, vedi anche: principio di relatività, i tre principi di Newton, momento di una forza e momento della quantità di moto).

Un sistema di riferimento in moto rettilineo uniforme rispetto ad un riferimento inerizale è anch’esso inerziale e le leggi della dinamica trovano conferma sperimentale con lo stesso grado di esattezza tanto nel primo quanto nel secondo. Così un treno ideale che corre a velocità costante  senza scosse su binari diritti ed orizzontali costituisce un sistema inerziale negli stessi limiti in cui lo è la terra; una valigia appoggiata sul portabagagli è in equilibrio e vi rimane ferma (vale il principio di inerzia).

Continua…

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Continua con: Sistema di riferimento non inerziale.

Perchè la necessità di questo articolo?

A breve risponderemo ad un lettore che ci chiede informazioni su cosa visualizza un accelerometro quando una vettura da corsa percorre una curva dopo un lungo rettilineo. Ci sembrava logico fare prima opportune anticipazioni di Fisica per rispondere correttamente al suo quesito.

Continua…