NIDays 2015: Dentro la progettazione grafica di sistemi

Potrebbe accadervi, durante l’architettura dei vostri progetti, di mirare alla semplicità prima di ogni altra cosa, nutrire il desiderio che il prodotto che state ideando e realizzando sia quanto più possibile di facile costruzione (quindi anche dai costi contenuti), di facile utilizzo (quindi ampiamente usufruibile dall’utente finale), di facile manutenzione (in grado cioè di comportare degli impegni ma senza eccessivi ed inutili grattacapi) e, dove previsto, di facile modifica (ad esempio quando si offre alla folla la possibilità di contribuire ai successivi step di sviluppo del prodotto stesso).

Il lavoro di sgrossatura di un’idea

Così vi sforzate di sgrossare le vostre idee e spendere un gran bel lavoro per passare da una bozza di idea piena di funzioni complesse (nascoste sovente dalla pressione di un solo bottone o l’azionamento di una leva, un cinematismo…), percorsi contorti (che portano al vostro obiettivo e permettono al prodotto, sfruttando dei sottosistemi in esso integrati, di eseguire  una funzione di cui l’utente non deve necessariamente conoscere le dinamiche essendo interessato al solo risultato) e funzionalità (che inizialmente potreste comprendere solo voi che avete avuto un’intuizione), per arrivare finalmente ad uno schema ordinato, logico e facilmente interpretabile da chiunque possa trarre un vantaggio dall’utilizzo del vostro prodotto.

Diceva Einstein

Come ho scritto più volte, Einstein affermava: “Ogni cosa dovrebbe essere fatta nel modo più semplice… ma non è semplice”. In effetti il lavoro di “semplificazione” è assai più arduo di quello che si compie per “complicare”. Vista poi la naturale tendenza dell’Universo all’Entropia, disordinare è una cosa che viene praticamente da sé, rimettere in ordine invece…

Quando pensate che sia tutto in ordine…

Mantenete questa filosofia il più a lungo possibile ma poi arriva un giorno in cui vi rendete conto che siete chiamati a “complicare” il vostro prodotto per aggiungere funzioni che prima non vi servivano e che ora sono di vitale importanza per arricchirlo. Generalmente questo momento arriva quando pensate che ormai sia tutto in ordine e funzionale, quando vi convincete che, arrivati a questo punto, è sufficiente mantenere la rotta e continuare così. Proprio a questo punto, potreste scoprire che per fare un ulteriore passo evolutivo dovete necessariamente rimescolare tutte, ma proprio tutte, le carte in tavola. Quando siete a questo punto state probabilmente integrando il vostro prodotto con dei nuovi sottosistemi che lo rendono un pizzico più intelligente e, nuovamente, si ripropone il problema di progettare, utilizzare e rendere fruibili funzioni nel modo più semplice possibile o altrimenti nessuno vorrà scervellarsi per usare il vostro prodotto, né tantomeno per ripararlo, modificarlo o, addirittura, evolverlo.

Integrazione di Meccanica, Elettronica ed Informatica

E’ il caso della “Meccatronica”. In principio potreste amare la meccanica nuda e cruda, esasperare le vostre conoscenze settoriali, trovare il modo di semplificare e rendere fluida la progettazione, la prototipazione, la costruzione e l’utilizzo di un dispositivo, di un organo o di un assieme, e poi accorgervi che dovete prendere un foglio bianco e ricominciare da zero integrando nel vostro concept almeno un pizzico di elettronica. Questo perchè magari vi servono dati, vi servono funzionalità, vi servono feedback, vi serve un minimo di intelligenza artificiale che interagisca prima con voi e poi con l’utente finale.

Quanto lavoro dietro un’apparente semplice vibrazione

A questo punto entrate in un universo parallelo dove, ad esempio, il modo di vibrare di un’ala d’aereo è studiato in un laboratorio (analisi modale) ove vengono simulate le reali condizioni di utilizzo. Si imprimono opportunamente delle forze, agenti ciclicamente, che devono mandare in risonanza la struttura, monitorando quando tale fenomeno si verificherà, con quale intensità e quali effetti. Potreste quindi ritrovarvi ad “affogare” delle celle di carico che misurino l’intensità delle forze agenti sull’ala e degli accelerometri che rilevino l’entità delle vibrazioni conseguenti. Potreste persino, una volta ottenute le dovute conferme, ripetere i vostri rilievi sul velivolo durante un reale volo (ad esempio per confrontare i dati reali con quelli dell’analisi), potreste aver necessità di sfruttare la tecnologia wireless per trasportare queste informazioni dai vostri sensori e trasduttori al vostro datalogger o al computer portatile, senza generare complicazioni d’impianto. Addirittura potreste aver bisogno di integrare la vostra ala con sistemi in grado di comunicare alla cabina di pilotaggio, in tempo reale, tutti i dati desiderati, nonché gli eventuali allarmi, e persino ricevere istruzioni dalla cabina stessa, e mettere in atto, le modifiche che il pilota ritiene idonee in una data condizione.

Conclusioni

Ecco spiegato, con parole mie, l’utilità che possono avere gli NIDays di National Instruments qualora iniziate a sentire il bisogno di integrare una vostra idea con dei sistemi distribuiti, sistemi DAQ, sistemi embedded ma non siete immediatamente avezzi con questi termini ed altri quali ad esempio: triggering, tecniche MIL (Model In the Loop), tecniche HIL (Hardware In the Loop), data logging, dara processing, ecc., che figurano solitamente sulle spiegazioni concepite per i soli operatori del settore.

Foto
Foto 1 e 2: Sistema di acquisizione dati per misure di potenza ed energia

Foto 3: Analisi modale su un righello che riproduce la logica di un’ala

Foto 4, 5 e 6: Data logging e data processing

Foto 7 e 8: Integrazione del bus CAN

Foto 9: Ispezione visiva

Foto 10: Sistemi MIL e HIL

Foto 11: Test dei microfoni MEMs

Foto 12, 13, 14 e 15: Visione embedded

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In preparazione

Acquisizione dati misure potenza ed energia Acquisizione dati misure potenza ed energia Analisi modale Data logging e data processing Data logging e data processing Data logging e data processing Integrazione del bus CAN Integrazione del bus CAN Ispezione visiva Sistemi MIL - HIL Test microfoni MEMs Visione embedded Visione embedded Visione embedded Visione embedded

Così ti distruggono la Patria: introduzione

Rubrica: Conflitti attraverso i mercati
Titolo o argomento: Ne verifichi gli effetti ma non puoi dimostrarne le cause

Se dovessimo riassumere, in chiave semplificata, alcuni dei principali fenomeni, tra loro interconnessi, attraverso i quali è possibile danneggiare una nazione ed usurparne le ricchezze, potremmo ipotizzare la seguente scaletta così ordinata (e meglio esposta negli articoli successivi di questa rubrica). Si attacca la serietà, l’immagine di una nazione, colpendo particolari figure rappresentative o, persino, gli stessi cittadini. Si procede con il sistema economico e, un passo dopo, con quello socioeconomico danneggiando quindi ciò che fa funzionare la nazione quotidianamente, i suoi cinematismi, i suo ingranaggi. Si attacca poi il combustibile che alimenta il sistema sociale, il lavoro, facendo in modo che il motore della nazione inizi a singhiozzare, sobbalzare, stentare, a funzionare in modo irregolare con qualche scoppietto e fumata di troppo. Si rende gradualmente il sistema società incapace di porre rimedio ai problemi di cui è afflitto attaccando l’istruzione e facendo sì che ogni generazione sia sempre più inerme, sempre più gestibile, sempre più fragile. Si attacca inoltre il credo popolare della società, si instaurano convinzioni, timori, depressioni che portano i cittadini a vagare senza metà, sprecando risorse e perdendo al contempo la fiducia e la capacità di credere di poter essere in grado di cambiare le cose. Aumenta il menefreghismo e l’individualismo, ognuno ormai pensa esclusivamente a sé e, solo rare volte, davanti a fatti critici (vedi ad es. le guerre), mostra i propri sentimenti (anche se la velocità della società moderna permette di “dimenticare” tutto in pochi giorni, azzerando di fatto l’utilità dei sentimenti. Se poi le guerre non si combattono più con i vecchi metodi ma sui mercati, ecco che ad un bene si antepone subito un nuovo male, un mostro che stiamo imparando a conoscere quotidianamente, dopo che questo ha già apportato i suoi cambiamenti e già ottenuto i risultati prefissati. Si effettuano poi attacchi complementari a condizioni quali la salute, la libertà e la sicurezza, al fine di togliere ogni residua motivazione in chi aveva le capacità per resistere ad un vero e proprio cataclisma, privo di intemperie, che porta via ricchezza da un paese e la sposta in un altro dove potranno nuovamente affermare che vi è crescita. Sì, una crescita fittizia a danno altrui. Una crescita che non ci sarebbe stasta se i giocatori non avessero modificato le “regole” durante il gioco, di fatto barando.

Continua…

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Così ti distruggono la Patria: introduzione
Così ti distruggono la Patria: prima triade – Articoli in modalità PRO
Così ti distruggono la Patria: seconda triade – Articoli in modalità PRO
Così ti distruggono la Patria: terza triade – Articoli in modalità PRO
Così ti distruggono la Patria: conclusioni – Articoli in modalità PRO

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Auto e moto d’epoca, gli effetti sociali dell’eliminazione delle agevolazioni – In preparazione

sala_conferenze

Moderne sale conferenza possono ospitare il campo di battaglia delle guerre 2.0,
guerre che oggi si combattono attraverso i mercati, attraverso regolamentazioni
o deregolamentazioni sancite opportunamente per raggiungere un fine
generalmente di carattere macroeconomico.
Image’s copyright: http://giorgimech.deviantart.com/

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 7: Fine | End

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Si conclude questo complesso percorso con il “Programme Review”. Una volta completate tutte le attività, comprese la convalida e l’omologazione, questa revisione finale comprende:

revisione del Business Plan,
revisione del processo,
risultati e lezioni imparate,
feedback da parte dei clienti, della rete di vendita e del settore.

Ora però possiamo considerare, con un maggiore livello di approfondimento, che in realtà non vi sono solo 7 fasi che si succedono lungo un’ipotetica timeline. Ogni fase infatti è in realtà costituita da diversi processi che si accavallano tra loro e che sono specializzati sullo stile, sul vehicle integration, sull’ingegneria, sulla catena di fornitura, la produzione nonché test e sviluppo. Si tratta di processi ricchi di aspetti tecnici che osserveremo nei prossimi articoli di questa rubrica.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Presentazione prodotti e acquisizione feedback di settore

Image’s copyright: www.benautobahn.com

Crisi? Ora è il turno dei semiconduttori

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Il combattuto mercato dei semiconduttori
Fonte: STMicroelectronics N.V. | Samsung Group | Note a cura dell’autore

Il gruppo italo-francesce STMicroelectronics, il massimo produttore europeo di semiconduttori, ha registrato un andamento negativo delle vendite nel terzo trimestre 2014.

Il fatturato globale è sceso del 6,3% rispetto al medesimo periodo del 2013. Per tale ragione è stato avviato un piano di ristrutturazione e di riduzione dei costi d’esercizio.

Ci si pone l’obiettivo di raggiungere entro il terzo trimestre 2015 una riduzione dei costi di esercizio di 100 milioni di dollari statunitensi. Per ottener ciò verranno accorpate alcune divisioni, soppresse alcune produzioni ritenute secondarie ed il numero di dipendenti verrà ridotto di 450 unità in tutto il mondo.

Il gruppo Samsung, invece, nel terzo trimestre 2014 ha registrato un calo delle vendite di semiconduttori addirittura del 31% ed il fatturato globale è calato del 9%.

Tra le cause dell’andamento negativo vi sono la flessione del mercato dei processori e la concorrenza non trascurabile del cinese Xiaomi. Anche Samsung sta avviando un piano di ristrutturazioni. Ad esempio verrà ridotto l’organico nel centro di progettazione di Sophia-Antipolis (Francia meridionale) da 110 a soli 20 specialisti qualificati.

Come abbiamo più volte spiegato è assurdo credere che i giganti offrano posti di lavoro sicuri. Se c’è una crisi, infatti, questa verrà avvertita prima proprio dai giganti e, solo in un secondo momento, da una piccola attività commerciale ad esempio. Il lag dipende dal tipo di settore e dal particolare momento che sta vivendo.

Inoltre, come potete vedere, il modello della crescita costante e continua non esiste, prima o poi la curva scenderà e se non si offrirà qualcosa di nuovo o, nel peggiore dei casi, non si effettueranno i dovuti tagli ai costi, la curva non salirà di nuovo e la situazione si farà preoccupante. Vedi il nostro articolo: Il modello della crescita costante e continua non esiste

Le crisi infatti sono cicliche e largamente prevedibili dagli esperti che suggeriscono i cambiamenti di assetto aziendale. Senza contare poi che le perdite di fatturato globale di un gruppo non scompaiono nel nulla ma si trasferiscono nelle casse di qualcun altro (nello specifico analizzato in questo articolo chi ha registrato una crescita grazie al calo di STMicroelectronics e Samsung è il sudcoreano SK Hynix che nel terzo trimestre 2014 ha registrato una crescita del 6%). A tal proposito puoi leggere il nostro articolo: La nazione come il Monopoly

Altro motivo per cui un articolo simile è importante, non sono tanto i dati, che cambieranno e diventeranno cumuli di numeri utili a pochi, bensì la logica che vi è dietro. Guidare una grande azienda è uguale a guidare una grande nave, le reazioni alle manovre sono molto lente, ragione per cui un bravo capitano deve anticipare debitamente ogni manovra per essere sicuro di verificarne gli effetti al momento richiesto.

Essere piccoli quindi offre il vantaggio che hanno gli insetti, sono comunque forti, prestanti ma leggeri e agilissimi nei cambi di rotta (vedi le mosche). Questo fa sì che, con un minimo di intelligenza, si possano adattare quasi istantaneamente ad un cambiamento e sopravvivere. Vuoi fare le cose in grande? Agire in piccolo potrebbe essere una carta vincente.

Un curioso esercizio di fotografia MACRO

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale
Titolo o argomento: Semplici soluzioni per buoni ingrandimenti

Quello che segue non è un metodo per risparmiare denaro, o quantomeno non solo, bensì un modo interessante (a mio avviso anche divertente) per allenarsi a capire (prendere confidenza con) concetti quali la distanza focale, la profondità di campo, gli f-stop, il tempo di esposizione, la messa a fuoco manuale e così via. Questo semplice test è nato mentre in laboratorio stavamo lavorando su componenti di minime dimensioni ed avevamo la necessità di osservarne alcuni dettagli senza necessariamente sostenere spese consistenti. Il microscopio risultava eccessivo così come utilizzare “semplicemente” un obiettivo MACRO professionale. Abbiamo pensato così di “potenziare” un comune obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 con delle semplici addizioni.

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6

La prova è stata condotta utilizzando inizialmente il solo obiettivo standard generalmente in dotazione con le reflex di tipo consumer destinate agli amatori, ovvero un 18-55mm 1:3,5-5,6, successivamente sommmando a tale obiettivo prima una semplice lente da orefice (nello specifico un monocolo a 10 ingrandimenti del costo di  circa 10,00 Euro) poi una lente close up macro +10 di alta qualità (si trovano infatti lenti close up a prezzi che vanno da pochi euro fino a diverse decine di euro in base alla purezza delle materie prime utilizzate per le lenti, e le relative tecnologie filtranti adottate per ottenerle, nonché al grado di sofisticazione delle tecnologie impiegate per le particolari lavorazioni meccaniche).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + monocolo 10x

La somma del monocolo 10x è stata eseguita manualmente appoggiando il monocolo stesso al filto UV  dell’obiettivo (impiegato con il solo scopo di protezione e base d’appoggio) senza usare quindi alcun archibugio di giunzione e senza arrecare danno o modifica alcuna all’obiettivo. Sono stati necessari semplicemente una mano ferma, l’autoscatto (o un comando remoto), un filtro UV, un cavalletto ed un po’ di pazienza per trovare il punto migliore possibile di messa a fuoco. L’oggetto dello scatto di prova, una matita, era posto a circa 10 centimetri dall’estremità del monocolo 10x. E’ consigliabile adottare un piccolo stativo per reggere il monocolo affinché non vi siano problemi di micromosso (problema che si nota in foto 2).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + lente close up macro +10

La somma della lente close up macro +10 è invece ancora più semplice essendo sufficiente avvitarla all’obiettivo come un normale filtro. Occorrono comunque un cavalletto, l’autoscatto (o un comando remoto) e la pazienza di trovare il punto di messa a fuoco ideale per lo scatto. La distanza minima per fotografare l’oggetto, secondo il costruttore della lente close up, era di almeno 10 centimetri; noi abbiamo eseguito lo scatto (Foto 3) a soli 5 centimetri operando opportunamente con la reflex in condizioni completamente manuali.

Varianti bizzarre

Giocando con la posizione relativa tra obiettivo e monocolo 10x si possono creare effetti a mio modesto parere attraenti ma probabilmente poco professionali (vedi foto 5), si possono generare delle vignettature, giocare con le luci, distorcere le immagini, correggere la messa a fuoco… Molto dipenderà dall’illuminazione della scena, dall’attrattiva che offre l’oggetto da fotografare e dalla vostra fantasia di elaborazione.

Qualità degli scatti

In sostanza lo scatto eseguito con il solo obbiettivo 18-55mm (ovviamente alla lunghezza focale di 55mm) ha offerto di per sé un ingrandimento sufficiente a cogliere numerosi dettagli che sfuggono all’occhio umano. La somma manuale del monocolo 10x ha ridotto drasticamente la profondità di campo (addirittura a soli 5 decimi di millimetro circa) ma ha permesso un ingrandimento sbalorditivo se rapportato alla spesa sostenuta. Infine l’adozione di una lente close up macro +10 ha offerto il risultato sicuramente più professionale e dal miglior rapporto qualità/costi sostenuti. L’immagine che ne deriva, sebbene non sia ingrandita come al livello raggiunto mediante il monocolo 10x, ha una profondità di campo maggiore (sempre nell’ordine di pochi ma utili millimetri) ed ha quindi una maggiore zona a fuoco, offrendo di fatto ancora più dettaglio. Anche la nitidezza è maggiore con la lente close up macro +10 la quale deforma meno l’immagine (adottando lenti asferiche), ha una superficie maggiore, una maggiore purezza ed è più luminosa rispetto al monocolo 10x.

Considerazioni

Acquistando una lente close up spenderete sicuramente qualcosa di più rispetto ad un buon monocolo da orefice 10x (monocoli di qualità soddisfacente sono reperibili presso gli ottici) ed avrete un risultato migliore; ma potreste perdervi l’occasione di giocare un po’. Quindi sicuramente migliore una lente close up per un risultato decoroso a basso costo; ottima invece la rudimentale composizione di lenti per qualche scatto da giocarsi con gusto, ponendosi tra l’altro qualche utile interrogativo e prendendo così maggiore confidenza con la camera (specie se non si è fotografi come me*).

*Io lascio che il titolo di fotografo lo si attribuisca a coloro che sono in grado di interpretare, con un valore aggiunto, scene, luci e colori operando con essi anche mediante una reflex a pellicola sapendo inoltre, in anticipo, cosa svilupperanno nella camera oscura sotto la luce inattinica.

Le foto

Foto 1: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6, alla lunghezza focale di 55mm, con un tempo di esposizione di 1/2 secondo, un’apertura f18 ed un illuminatore a led (temperatura di colore 2700K scelta appositamente per l’abbinamento con il legno).
Foto 2: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con la somma del precedente obiettivo (nelle medesime condizioni) più un comune monocolo da oreficie 10x (distanza tra la lente e la base d’appoggio pari a 25 millimetri) appoggiatovi sopra a mano (operazione che genera una leggera sfuocatura da micromosso – sarebbe preferibile adottare un piccolissimo stativo).
Foto 3: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con una lente addizionale close up MACRO +10 per obiettivo 18-55mm da 52mm. Le condizioni dello scatto sono sempre le medesime menzionate nei casi precedenti.
Foto 4: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo macro professionale (foto in preparazione – riporteremo poi anche le specifiche). Questo scatto risulta utile per valutare un confronto dei rapporti qualità/costi sostenuti. Note: inizialmente avevamo pensato di effettuare questo scatto sfruttando un obiettivo macro professionale ed una reflex altrettanto professionale del mio amico (fotografo naturalista) Giorgio; questo però avrebbe falsato la prova per via delle enormi differenze prestazionali con la mia reflex di tipo consumer con cui abbiamo scattato le altre foto. Siamo in attesa quindi di testare un buon obiettivo macro sulla mia reflex consumer per completare il test.
Foto 5: Foto bizzarra
Foto 6 – 7 – 8: Il materiale utilizzato
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Un curioso esercizio di fotografia MACRO
Un curioso esercizio di fotografia MACRO (esasperato) – Articolo in preparazione
L’obiettivo: lunghezza focale e angolo di campo – Articolo in revisione
L’obiettivo: apertura o luminosità – Articolo in revisione
La messa a fuoco – Articolo in revisione

Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm e monocolo 10x

Punta matita MACRO artistica Fotografia MACRO

Fotografia MACRO Fotografia MACRO

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 6: Produzione di massa | Mass production

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Il “Pre Production Approval Milestone”, il “Production Approval Milestone” ed il “Launch Approval Gateway” sono le tappe che danno vita alla produzione di massa. Il PPA Milestone è una procedura analoga a quella del Design Quality Confirmation Milestone, essa consiste nel completamento della prima convalida del prototipo secondo i seguenti obiettivi:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati aggiornati provenienti dalla seconda fase della costruzione del prototipo.

Il PA Milestone è una fase molto simile alla FA Gateway e si attua una volta che i test critici (Crash, PAVE, ecc) sono stati completati per convalidare definitivamente i progetti di produzione e la partenza della produzione nel rispetto dei tempi previsti. La rassegna comprerà:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti, fino al momento attuale, dalla costruzione e dal collaudo del prototipo,
revisione del piano per raggiungere l’engineering sign-off (ovvero la fine dei processi di progettazione),
riesame delle azioni intraprese per risolvere i problemi identificati,
esame della disponibilità delle parti destinate alla produzione,
esame della rampa di produzione nel rispetto dei piani.

La fase LA Gateway segna il punto in cui la “costruzione pilota” è stata completata e, con le opportune approvazioni, si può produrre il prodotto destinato alla vendita. Idealmente, per superare tale fase, è richiesto quanto segue:

convalida, omologazione e piani di produzione completi,
engineering sign-off raggiunti,
obiettivi di qualità raggiunti nella pre-produzione dei veicoli,
convalida della conformità della produzione.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

PRoduzione di massa

Image’s copyright: Brian Vance – motortrend.com

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Ti diranno di condividere: Conclusioni

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Conclusioni

La condivisione è utile, fondamentale, sostanziale se si desidera fare dei passi produttivi in un periodo storico come quello contemporaneo. Ma la condivisione e la partecipazione non andrebbero fatte con chi, ascoltandoti anche solo pochi minuti, da oggi stesso potrà realizzare la tua idea facendo a meno di te, modificando il giorno stesso linee di produzione, progetti già in cantiere e piani di impresa discussi costantemente dalle equipe proprie o da quelle di aziende partner tenute costantemente informate sulle novità.
Allo stesso modo la condivisione, la partecipazione e qualunque marchingegno n.0 (enne punto zero) che verrà, non andrebbero attuati con chi crea le condizioni per un suo successo in caso di esito positivo e di un tuo fallimento in caso di esito negativo. Se si rischia, si rischia insieme, si rischia alla pari e si divide equamente. E se non si rischia alla pari, perchè le condizioni sono differenti, chi più rischia più deve trarre beneficio e non il contrario. Non vedo altre vie anche perchè, dietro la trasparenza dell’onestà, è assai improbabile che possa nascondersi qualcos’altro. La condivisione è utile a realizzare un tuo progetto se la metti in atto con persone che hanno bisogno di te tanto quanto tu hai bisogno di loro (colleghi di studio in gamba, colleghi di lavoro fidati, conoscenti seri e affidabili che finanziano in piccolo le tue idee*, professionisti di spessore etico e formativo).

*In piccolo sì. Se hai bisogno di grossi budget per realizzare la tua idea è molto probabile che questa sia da rivedere. Le idee migliori sono quelle più semplici, si realizzano facilmente, costano relativamente poco (in relazione al settore di riferimento) e piacciono molto alla “folla”. Credete sia costato molto costruire il primo prototipo di valigia con le ruote (il primo trolley)?

E, come abbiamo scritto in diversi altri articoli sul tema, se non hai colleghi preparati a dovere o se non riesci a trovarli e preferisci procedere da solo ma necessiti comunque del contributo di terzi, di partecipazione, di condivisione di competenze, allora ricorda la buon vecchia regola di realizzare un progetto di 10 pezzi affidando la costruzione/lavorazione di ogni singolo pezzo a 10 diverse aziende che non siano collegate tra loro, che non si riuniscano dietro gli stessi tavoli e che non partecipino alle stesse attività (partnership). Inoltre ricorda di non dire, ad ognuno di loro, a cosa serve quel singolo pezzo, dove va montato e perchè. Ma questo richiederà una preparazione extra da parte tua, dovrai sapere bene come si realizza quel dato pezzo, che trattamenti richiede, che finiture, che materiali, che dimensionamenti… se poi non avrai il macchinario per realizzarlo, non sarà affatto un limite. A te infine il divertimento di assemblare le parti dando forma al tuo assieme e scoprire che, probabilmente, (per me è ormai routine) c’è sempre l’errore, l’incompatibilità, l’imprevisto, la novità, per cui qualcosa potrebbe necessitare una revisione, essere aggiornato o, addirittura, riprogettato. Ma, tranquillo, fa parte del gioco, del “tuo” gioco.

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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
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Un pratico esempio concreto

Ho notato presso un’altra conferenza, sempre incentrata su temi quali brevetti, condivisione, partecipazione, partnership, startup, innovazione, fondi per la ricerca, ecc., come una delle oratrici, che faceva anche da moderatrice dell’incontro, continuasse a sottolineare di vedere facce nuove in sala e che aveva piacere che questi si presentassero. La prima volta mi è sembrato un invito cortese e professionale ma dopo diversi tentativi vani, ripetuti in più ore, non si sono contate più le volte in cui lo ha riportato all’attenzione, mostrando tra l’altro una certa ansia. La maggior parte dei presenti in sala aveva, giustamente, interessi verso le modalità di accesso ai fondi per le imprese innovative. L’oratrice conosceva praticamente tutte le principali figure in sala ma aveva un evidente fastidio nell’osservare che c’erano anche persone che ascoltavano tali modalità, nonché la conferenza in generale, senza raccontare le loro proposte, i loro progetti, i loro spunti ed i loro settori di competenza. Del resto si trattava di un incontro pubblico a porte aperte il cui scopo era “informare” circa le iniziative* a tema proposte dal nostro paese e dalla Comunità Europea.

*Personalizzate però secondo le modalità della “tale” associazione che nutriva il desiderio di realizzare anche la parte tecnica, non solo quella imprenditoriale, con gli “eventuali” innovatori aderenti. Eventuali innovatori che però preferivano semplicemente capire in modo chiaro come avere accesso esclusivamente al credito e mantenere riservato il loro know-how tecnico e tecnologico (considerato alla stregua dell’ingrediente segreto di un piatto di successo).

Quindi nulla di segreto, strategico, né in qualche modo riservato a pochi, nell’incontro in questione. Diversi quando hanno compreso che per accedere a quel tipo di credito, tramite la tale associazione, era necessario far realizzare ad altre aziende le proprie idee, o comunque mostrar loro un po’ troppi dettagli, semplicemente se ne sono andati con le proprie impressioni sull’evento senza dire a quale realtà appartenessero e quali idee avessero in cantiere.

Non commenterò questo terzo esempio perchè ho osservato in sala atteggiamenti che si valutano soggettivamente e sui quali posso sbagliare. Riflettete e traete da soli le vostre conslusioni; se ce la fate informatevi su eventi simili, partecipatevi, sondate, osservate se trovate somiglianze o meno, fate le vostre esperienze autonomamente senza che quello che penso io su questo caso vi influenzi oltre misura.

Continua…

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