Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 4

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Ossessioni

Fate attenzione a chi abusa di inglesismi che alla prima apparenza possono risultare seducenti, affascinanti, in grado di conferire importanza e far lievitare la lingua. Puntate alla sostanza, ai contenuti e vi accorgerete che entrambi, non di rado, mancano. Spesso chi assume simili atteggiamenti non capisce davvero nulla di innovazione ma ha il cavo orale pieno di paroloni da prima pagina, di nozioni di marketing, di metodi da “spammer” che tentano il colpo di raggiungere tutti e subito senza minimamente comprendere come si avvia un marchio serio e distintivo e cosa la gente recepisce invece nel breve periodo come un’ossessione da evitare, un fattore di disturbo, un qualcosa privo di contenuti e di utilità. Ossessionanti discorsi sulla crescita sono ancora in auge nonostante i danni causati dalla crisi, fare discorsi sulla crescita veloce e con percentuali annue strabocchevoli significa esser certi di avere davanti un interlocutore più avido che intelligente, qualcuno che non si rende realmente conto di quanto il “chiacchierone” di turno stia farneticando, qualcuno che, per quanto sia una brava persona dotata di talento, è ancora ingenuo e ignora le dinamiche del nuovo mondo nel quale si sta addentrando. Purtroppo molte volte è così ed il concetto appena espresso viene compreso solo dopo un primo fallimento che, anche se non è mai detto, potrebbe avere spiacevoli conseguenze.

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Che paroloni!!

Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 3

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Manie di grandezza

A mio avviso il primo grande errore che si tende a commettere, nel seguire chi avvia una nuova impresa, è quello di trattare una nuova azienda, piccola e affamata di gloria ma non più consistente di una piantina appena coltivata, come una grande azienda presente sul mercato da decenni con un bagaglio di esperienza notevole e grandi giri d’affari. Sono numerosi i “consiglieri” che tentano in tutti i modi di farti “tirare a freddo” senza considerare minimamente quanto sia facile rompere il velo d’olio e grippare. Oltretutto il mito delle grandi aziende è, secondo il mio modesto parere, una sciocchezza. Non c’è bisogno per forza di essere enormi, mastodontici, profondamente articolati e complessi da gestire per essere grandi. Cercate la grandezza nella semplicità. Semplicità significa un’organizzazione snella, efficiente, logica con minime possibilità di errore (specie sulle leggi che vanno ad “interpretazione”) ed una “manegevolezza innata” nel momento dei cambi di direzione operati seguendo l’evoluzione dei mercati e della domanda collettiva.

Quindi, tradotto in termini meno retorici, giusto per fare un esempio, se qualche folle inizia a dirvi che dovete inserire nella vostra azienda l’ufficio del Customer care, l’ufficio Marketing, l’ufficio delle Relazioni con Tizio e Caio, l’ufficio del Project Management, e così via, e se siete dei “rookie” neolaureati, recatevi presso la prima buona falegnameria che trovate, acquistate due cavalletti di buon legno, appoggiatevi sopra il vostro buon piano, prendete in mano la vostra matita, il vostro mouse, il vostro strumento, il vostro telefono o quello che sia, osservate bene quello che state progettando e parlate direttamente con i vostri potenziali clienti. Ascoltateli, capiteli e formulate in maniera diretta le vostre idee. Il tutto sempre consci che i vostri interlocutori non stanno nella vostra testa e non potete dare nulla per scontato (a buon intenditor poche parole).

Ma l’esempio potrebbe essere rivolto ad altre aree della vostra attività, ad esempio la produzione. Potreste incontrare chi vi spinge subito verso grandi produzioni, oppure chi vuole occuparsi per voi dell’aspetto manageriale operando secondo la regola del massimo profitto e forzando la vendita verso distributori che inizialmente potrebbero assecondarvi e, successivamente, bloccare le richieste provenienti dalla vostra azienda e rivolte a continui acquisti massivi insostenibili. Un po’ come accade nel circuito delle concessionarie che sono costrette ad acquistare dalla casa madre un tot numero di veicoli al mese e, in un modo o nell’altro, devono riuscire a venderli per scongiurare il possibile fallimento. Il sistema sta in piedi come un castello di carte, basta un alito di vento nella direzione sbagliata e tutto salta.

Anche lo stato persevera nell’errore di non considerare le nuove imprese come un caso a sé, un caso differente. Esso infatti non contempla minimamente l’idea di una pressione fiscale ed una semplificazione incisiva per i primi anni di attività di nuovi imprenditori, giovani o meno che siano (le agevolazioni attuali infatti non sono sufficienti e piuttosto facilmente si dissolvono in qualcosa di utile solo relativamente). Un’attività realmente nuova non può essere considerata al pari di una avviata la quale, sebbene non abbia comunque vita facile, vanta una sicura maggiore esperienza e un consolidamento sul mercato ben differente. Le nuove giovani imprese, vanno considerate piccole, acerbe, fragili, inconsapevoli e vanno trattate, cresciute, seguite e assistite come tali in visione del futuro e della prospettiva di nuova ricchezza che rappresentano. Trattarle con le stesse metodiche delle grandi imprese equivale a creare un potenziale canale di accesso per ulteriori sottrazioni e la conseguente diffusione di un impoverimento generale.

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 2

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Il manuale non esiste

Quello che segue non è il tanto agognato, sperato, ostentato manualetto con la procedura passo passo per avviare una nuova impresa, magari innovativa, magari singolare nel suo genere. Se usi la logica capisci bene che qualcosa di nuovo è qualcosa che non è conosciuto e per il quale di conseguenza non può esistere un manuale. Se il manuale esiste, non è nuovo. Standardizzare, omologare, catalogare può portare su una via obsoleta una vostra idea. Non pensate che nomi e marchi più o meno grandi siano invincibili o comunque per forza e sempre dei validi esempi. Quando si ha la possibilità di vedere da vicino la nascita, lo sviluppo, i problemi e le dinamiche dei tonfi che hanno fatto diversi marchi più o meno noti (che non citerò mai, nemmeno privatamente, nel rispetto più assoluto della privacy, della dignità e delle persone) si capisce bene come sia estremamente facile cadere nel tranello delle tentazioni, così come farsi consigliare male da coloro che si definiscono esperti. In un panorama dove gli esperti sono realmente pochi, dovreste convenire con me che le possibilità di incontrarli non sono pari a zero ma, senza ombra di dubbio, piuttosto limitate. Riporto quindi dei punti salienti che hanno colpito in particolar modo la mia attenzione, specie negli ultimi due anni di approfondimenti che ho condotto nel tentativo di comprendere cosa sia ancora possibile fare in Italia se si è studenti prossimi al mondo dell’impresa o comunque se si dispone di una mente brillante che a fatica trattiene al suo interno numerose idee e una impressionante voglia di fare e di concretezza. Quello che segue, così come quanto appena introdotto, altro non è che una serie di stralci presi dai libri che ho scritto e che sto scrivendo per non dimenticare le innumerevoli situazioni che ho avuto la fortuna di poter osservare da vicino pur così giovane.

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Esistono tanti modi di avviare (o aiutare ad avviare) un’impresa, così come esistono tanti consulenti, tutor e professionisti che operano con lo scopo di incubare, avviare, startappare. Al di là di ciò che verrà osservato nell’articolo che segue, e nei successivi di questa rubrica, è sempre bene precisare che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Come per ogni settore esistono i veri professionisti ed esistono anche quelli che hanno le idee poco chiare, o comunque una preparazione non adeguata, gli opportunisti poi… non mancano mai. Quanto racconterò in questa rubrica che sarà composta da ben 12 articoli è frutto delle esperienze che ho maturato in diversi anni, una serie di impressioni e riflessioni che, come al solito, fungono da spunto per chi si avvicina a questo mondo e da provocazione per chi desidera migliorare questo mondo. Ciò pertanto non rappresenta una definizione assoluta (e ci mancherebbe…) ma una tendenza diffusa. Le eccezioni ci sono sempre, e solitamente sono lì per confermare la regola, i veri professionisti cui affidarsi anche. E’ sufficiente cercare bene ed andare sempre oltre le apparenze e le suggestioni.

Coltivando la piantina

Una pianta si coltiva seguendo un ciclo naturale. Si sceglie la regione più indicata al tipo di pianta, si valuta una buona posizione, si sceglie un buon terreno, lo si prepara, lo si lavora, si innestano i semi, si aggiunge il concime e si alimenta il tutto con luce, acqua e la cura dell’ambiente (ad esempio favorendo lo sviluppo di insetti che si nutrono di dannosi parassiti, sfruttando serre climatizzate laddove necessario, riciclando e producendo compost, ecc.) in attesa che la natura faccia il suo corso. Per l’uomo moderno una simile procedura è pura follia. Egli desidera produttività immediata, cure ridotte al minimo o bypassate attraverso soluzioni artificiose, massima resa ottenuta con archibugi chimici anche in condizioni sfavorevoli, sviluppo soprannaturale spinto da ormoni della crescita e risultati sempre e costantemente migliori, costi quel che costi (alla qualità…). In linea generale non si contempla la possibilità di alti e bassi, la possibilità di passi graduali volti a studiare al dettaglio le dinamiche che si stanno evolvendo, volti a dare risposte razionali su ciò che accade ed i relativi perchè, la possibilità di osservare ciò che muta e perchè. Il must dei risultati subito, grandi e veloci porta i più ingenui, così come i più golosi, nella trama di una tela dalla quale si rischia proprio di non potersi più liberare: l’imprenditoria omologata moderna e la filosofia della crescita costante e continua. Il rischio principale è quello di ottenere subito un risultato sfavillante, quasi insperato, e altrettanto velocemente clamorosi fallimenti da attacchi depressivi nel periodo immediatamente successivo.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

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Come si ottengono elevate potenze specifiche nei motori aspirati?

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Quali sono gli accorgimenti ingegneristici per far andare forte un motore aspirato?
Risponendo a: Luca

Luca scrive: Da appassionato sono stato sempre affascinato da esempi di tecnica motoristica quali la McLaren F1 del 93, la Ferrari 458 nonchè le moderne auto da F1 come esempi di motori non sovralimentati dalle prestazioni sorprendenti. Quali sono quindi gli accorgimenti ingegneristici per far andare forte un motore aspirato? Ed è più “nobile” costruire un performante motore ad aspirazione naturale piuttosto che percorrere la “scorciatoia” della sovralimentazione?

A mio avviso è più nobile realizzare un motore aspirato ad elevata potenza specifica, piuttosto che uno sovralimentato, per il puro e semplice motivo che è molto ma molto più difficile tirar fuori potenza e coppia e richiede la conoscenza di una miriade di dettagli legati alla progettazione, all’esperienza costruttiva ed alle problematiche di funzionamento, che caratterizzano la preparazione di un motorista. Naturalmente vi sono ingegneri motoristi che nutrono una grande passione verso i sistemi di sovralimentazione e che non lo fanno per percorrere una scorciatoia. Diversi hanno dato tanto al mondo dell’automobile tribolando non poco. Il primo esempio che mi balza alla mente è il progettista del motore della Lancia Delta S4, l’Ingegner Claudio Lombardi (la Lancia Delta S4 rappresenta un caso di vera eccellenza nel panorama del motorismo sovralimentato).

E’ inoltre opportuno osservare che di recente i motori sovralimentati stanno tornando di interesse tecnico per via del cambiamento regolamentare della F1 a partire dalla stagione 2014. Nuove soluzioni a cavallo tra il K.E.R.S. ed il Turbo Compound si stanno facendo strada offrendo una ventata di interessante innovazione tecnologica. Certo è che si sono abbassati i regimi di rotazione ed il sound risulta meno accattivante, ma lo sviluppo non tarderà ad arrivare. Vedi i link in basso.

Terminata la digressione torno alla tua domanda. Ottenere grandi prestazioni da un motore aspirato è possibile principalmente permettendogli di raggiungere elevati regimi di rotazione (ciò implica la progettazione di un manovellismo estremamente costoso) e quindi effettuando un numero elevato di fasi utili nell’unità di tempo. Questo è possibile improntandolo per il funzionamento ottimale agli alti regimi, cosa che solitamente accade a scapito di una perdita prestazionale ai bassi. Laddove però sono consentite fasature variabili il problema può essere in parte risolto con risultati soddisfacenti. Stesso dicasi per la variabilità delle situazioni di aspirazione. Per ottenere quindi dei risultati soddisfacenti si deve cercare un compromesso tra i materiali impiegati, le sezioni adottate nel progetto, la massa di ogni singolo organo che costituisce il motore, la relativa ottimizzazione topologica affinché a tanta leggerezza corrisponda sufficiente resistenza, le geometrie caratteristiche (alesaggio, corsa, forma dei pistoni, delle bielle, dell’albero a gomiti, lunghezza, diametro e angoli dei condotti in testata, forma delle camere di combustione, ecc.), il dimensionamento e la fasatura della distribuzione. Il tutto in funzione delle prestazioni desiderate e della destinazione del progetto che ne pregiudica naturalmente la durata. Più il motore è esasperato e meno vita utile avrà. Succede anche in natura dove animali con un battito cardiaco più elevato hanno una vita decisamente più breve di quelli con un battito lento.

Una grandezza fondamentale per valutare la riuscita di questi intenti è la PME, ovvero il lavoro effettivo per ciclo ed unità di cilindrata. La Pme è il lavoro utile fornito ad ogni ciclo dall’unità di cilindrata. Quindi è improprio per molti ingegneri chiamarla pressione media effettiva, tuttavia essendo dimensionalmente, e quindi per l’unità di misura, una pressione (si indica in MPa Mega Pascal), in tutti i testi di ingegneria e motorismo la si chiama così.

Il problema più grande, che solitamente non è noto agli appassionati, è che per reperire le formule per progettare un buon motore occorre mezz’ora, mentre per risolvere tutta la serie di problemi che puntualmente si verificano in progettazione, ci vogliono mesi, organizzazione, esperienza ed una profonda attenzione agli errori che possono costare davvero caro per un’azienda così come per un privato che desidera tentare di fare anche solo un monocilindrico ricavato dal pieno (non sembra ma in Italia, per fortuna, ci sono anche tante persone che riescono privatamente in cose all’apparenza quasi impossibili). Se ti interessa puoi visitare un esempio di problematiche tecniche cui è andata in contro la Lamborgini nella progettazione del motore L539 della Aventador, trovi il link in basso.

Infine è importante sottolineare che quanto riportato costituisce la sintesi della sintesi di un argomento enormemente più vasto che non può essere riassunto in breve per la sua estrema complessità. Anche l’esempio del caso Lamborghini appena linkato è assai limitato rispetto alla realtà.

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E.E.R.S. Exhaust Energy Recovery System
2014: Odissea nella Formula 1
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al motore…

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Image’s copyright: BMW

I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Il prestito d’onore un buon proposito che può finire nel nulla

Paletto 1: Dov’è l’onore?

Si parla in molti casi di prestito d’onore ossia di un credito concesso senza richiedere garanzie (niente buste paga né firme da parte dei genitori) a chi ha maturato una buona idea imprenditoriale. Un prestito basato sulla serietà del richiedente, un atto di fiducia per incoraggiare i giovani e favorire l’avviamento di nuove imprese. Il problema è che poi l’apertura di una srl non è contemplata. La motivazione è che se per un imprevisto viene interrotto il pagamento delle rate, la banca si deve rivalere su ciò che possiedi. Ma non era d’onore e senza garanzie? Allora che differenza vi è, almeno come radici, con un normale prestito? Il prestito d’onore nasceva una volta come possibilità offerta ai giovani privi di garanzie di avviare un loro progetto.

Paletto 2: E’ richiesta esperienza ma… non troppa

I tutor dicono che è consigliato avere esperienza sul campo per poter aprire una giovane impresa ed avere più opportunità di mantenerla in piedi. Tanti sono i casi di giovani che pensavano fosse tutto facile, hanno aperto e, scoprendo la dura realtà, chiuso dopo pochi mesi andando in contro a pericolosi debiti. Giusto, corretto, se non fosse altro che il prestito non viene concesso a chi rileva l’azienda dei genitori e propone un business plan di marcata innovazione conoscendo magistralmente un determinato settore e le strade necessarie per operare un corretto cambiamento. Vogliono quindi l’esperienza ma non concendono il prestito a chi ce l’ha. Curiosa contraddizionoe.

Paletto 3: Contemplando il rischio massimo

E’ opportuno essere seguiti dai tutor per evitare che si aprano nuove imprese, basate su concetti errati, non concreti e impossibili da realizzare. Anche questo è giusto se osservato solo da questo punto di vista. La cosa curiosa è che con il prestito d’onore vi è l’obbligo di spendere tutta la cifra accordata dalla banca entro i primi 6 mesi di attività. Questo è illogico. Un business plan fatto da un giovane che ha esperienza, un business plan pacato eseguito tenendo conto dei rischi e che è in grado di suddividere la spesa del prestito accordato in più anni, non va considerato inaccettabile ma, anzi, va valorizzato in quanto il richiedente evidenzia perizia e abilità nel diluire le spese ed i rischi e lascia sul conto il grosso della cifra affinché la banca ne possa rientrare in possesso per una parte consistente in caso di imprevisti. E invece no… e, nonostante le conferenze alle quali ho partecipato, ancora non ne comprendo appieno i motivi (nessuno ha saputo rispondere chiaramente a questo mio quesito).

Paletto 4: Chi fa da tutor ai tutor?

Parlando con diversi tutor si osserva come spesso non comprendano nuove idee, nuove metodiche, nuovi progetti, nuove logiche. Sono standardizzati, se vai per un’assistenza circa l’apertura di un negozio di parrucchiera, un ristorante, un bar, un negozio di abbigliamento, una pizzeria, allora sicuramente i loro consigli saranno preziosi. Se vai a proporgli un mondo nuovo dove l’innovazione non è l’ennesima blaterata di marketing per tentare di vendere l’ennesimo inutile gadget, ma il reale centro nevralgico di un progetto nuovo, ti rispondono di non riuscire a seguirti. Poi magari ti chiamano da una parte per dirti che sono rimasti/e affascinati/e anche solo da quel poco che hai esposto e tu, che dovresti esser lusingato (e che una volta lo saresti stato) li/e guardi serio pensando come possa esser accaduto tutto questo. Ormai il complimento a poco serve se non ci sono strutture in grado di assistere realmente cose nuove, strutture che si aspettino cose che non si aspettano (non utilizzate questa frase per uno spot). Li vedi giovani magari con soli quattro o cinque anni più di te, che basano tutto il loro credo sui testi universitari (per carità importanti e utili, altrimenti non ne avrei a centinaia, ma non assoluti) ma non hanno mai avuto esperienze imprenditoriali, successi, fallimenti, maturazione metodica, ecc. Uno di questi ha avuto il coraggio di dire che conosce tutte le strategie perchè le ha studiate all’università e non può essercene una nuova. Sono tutte nel libro del relativo esame secondo questo ragazzo e forse, per l’ennesima volta, in questo sconquasso logico una buona parte di responsabilità ce l’ha proprio l’istruzione. Cercate di comprendere questo, non si può uscire dall’Università e pensare di sapere tutto, di aver imparato tutto e che non sia più necessario studiare. Non si può ripetere a memoria quello che c’è scritto su un libro, credere che valga sempre quello e poi parlare di innovazione. La parola innovazione in questo caso viene usata a sproposito, senza coscenza, senza cognizione di causa, senza consapevolezza, inconsciamente deturpata e devalorizzata.

Paletto 5: Abuso di termini carismatici

Tra gli uffici e le sale conferenza dove ci si reca per conoscere tutte le caratteristiche di un particolare finanziamento, si può incappare in altri uffici che prospettano ulteriori soluzioni alle menti creative. Così magari si entra per fare 31 e se ne sentono di altri colori.
Quanti oggi usano e abusano di termini come innovazione, incubation, tecnologie, strategia? Certo il figlio della signora Maria che fino alla tesi di laurea si svagava con la console di gioco ed il calcetto al mercoledi, e che oggi cerca di metter su famiglia, arriva in un posto dalle pareti bianche lucide, i controsoffitti in lamiera lavorata con il taglio laser, le hostess in tailleur, una banale stampante 3d appoggiata con dei campioni su un tavolo con piano in cristallo, climatizzatore regolato sotto zero in sala conferenze e va praticamente in brodo di giuggiole. Chi invece il mondo dell’impresa e delle tecnologie lo studia realmente tutti i giorni (sacrificando i divertimenti ed il tempo libero) ininterrottamente da una vita e fa impresa da altrettanto tempo, li guarda e pensa: “poverini!”, oppure come dicono in modo scherzoso dalle mie parti: “purinoo”.

Paletto 6: Lo stato e la tassazione pressante

Non si può concedere un prestito d’onore ad esempio di 25.000 Euro e chiedere all’interno dei sei anni della sua durata 19.600 Euro di spese previdenziali, è una contraddizione assurda e grossolana. Se si desidera tartassare ogni singolo italiano, che gli si dia almeno una possibilità di avviare la sua azienda. Ovvio che se ci si ritrova a far fronte ad un eccesso di spese, di tasse, di interessi, il credito ottenuto con dei finanziamenti diventa solo un ennesimo inutile martirio che molti giovani non intravedono presi dall’euforia di aprire. Una proposta concreta a mio avviso sarebbe quella della sospensione totale delle spese previdenziali per i primi 5 anni di attività, la riduzione temporanea dell’IVA e la possibilità che lo stato metta a disposizione strutture con affitti agevolati (e possibilità di riscattare poi il locale) per l’intero arco dei 5-6 anni del finanziamento erogato. In questo modo è possibile il decollo, è possibile per il giovane imprenditore rendersi conto del suo reale potenziale, è possibile offrire prodotti a costi competitivi che aumentino la capacità di spesa degli italiani ed è possibile rendersi conto di come sia dura portare avanti un’impresa (specie avviandola da zero) e, non come talune leggende metropolitane sostengono, che facendo l’imprenditore ci si arricchisce* e si fanno rapidamente grandi cifre. Il contorno conta moltissimo, le generalizzazioni nulla.

*Vorrei inoltre aggiungere: state attenti al complesso mondo dell’immagine, cosa voglio dire? Esistono i leasing, le comproprietà e variegate soluzioni finanziarie. Spesso è così che si prendono in prestito grandi suv, imbarcazioni e vari oggetti costosi. Non avete capito? Se con un finanziamento alle vostre idee le cose non sono andate bene, non fidatevi ciecamente di altri che vi potrebbero proporre prospettive brillanti, facili e veloci; non fidatevi senza riserve di chi tenta di mostrarvi la propria forza tramite l’immagine, tramite oggetti costosi (magari ostentati o presi a debito). Non avete ancora capito? Capirete.

Conclusioni

La mia modesta opinione, maturata seguendo da vicino dinamiche come quelle indicate sopra, è che chi organizza certe funzionalità di una nazione, o non è adeguatamente preparato, o non riesce ad immaginare nuove ottiche, oppure ci tiene (per ragioni lontane dalla mia comprensione) che resti tutto esattamente così com’è. Quello che è certo è che il ruolo dell’istruzione e della formazione è primario e deve preparare a simili situazioni già dalle scuole medie superiori (come accadde per me quando all’istituto tecnico industriale statale mi fu offerta la possibilità di prender parte a corsi (extra-studio a numero chiuso) che abbracciavano le principali problematiche dell’imprenditoria, specie quella giovanile. Altre deduzioni logiche razionali le lascio a voi ed alla vostra esperienza.

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Formula E, una formula elettrizzante

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Il nostro speciale sulla Formula E è su AUTO Tecnica di Luglio (n.384)

Comunichiamo a tutti i lettori che questo mese è uscito sulla prestigiosa rivista di motori “AUTO Tecnica” un nostro speciale che introduce la Formula E, la nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico che accosterà la Formula 1 dal prossimo campionato. Nell’articolo vengono introdotti i punti salienti del regolamento tecnico, i limiti imposti alle vetture che, come vedremo, sono ben pochi, e la dinamica delle gare. Vengono avanzate delle ipotesi plausibili sulle prestazioni e le problematiche tecniche di queste curiose vetture tutte da sviluppare e, a completamento di tutto, vengono mostrate interessanti foto che svelano il prototipo di una Formula E, su base Formulec, sotto le carene. L’articolo non pretende di fornire i dati esatti in quanto, attualmente, lo sviluppo dei prototipi è in opera e molti sono i team che tuttora stanno sperimentando diverse soluzioni incontrando notevoli problemi e difficoltà nel realizzare un mezzo idoneo al campionato e che sia in grado di fornire prestazioni all’altezza per l’intero sviluppo della corsa. Inoltre le norme di sicurezza, ovviamente, sono state poste al primo posto e la concessione dell’omologazione da parte di FEH (Formula E Holdings) e FIA (Federation Internationale de l’Automobile) non contempla vetture per le quali ogni dettaglio non sia allo stato dell’arte. Non sono svelati ancora tutti i tracciati del calendario né tutti i team che prenderanno parte al campionato ma, stando a quanto ci comunica la federazione e ci conferma uno dei maggiori team (con il quale siamo piacevolmente entrati in contatto alcuni mesi fa), in autunno ci saranno interessanti conferme sia in ambito tecnico, sia per quanto riguarda i team partecipanti ed il materiale a loro disposizione, sia per quanto concerne l’ambito organizzativo.

La nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico, la Formula E

La copertina di AUTO Tecnica n.384 – Luglio 2013

Da dove viene lo spam?

Come scorpire chi spamma: metodo diretto

Mi sono divertito ad aprire più caselle di posta di quante in realtà me ne occorrano. Ho dato contatti email differenti in situazioni differenti al fine di capire chi poi, tra coloro che raccolgono i tuoi dati, anche per una futile promozione, avrebbe ceduto il mio contatto a degli spammers. A sorpresa, nel mio caso, i dati che ho fornito a diverse fiere e conferenze a cui ho partecipato negli ultimi anni si sono rivelati l’innesco di una lunga ed estenuante invasione di spam per diverse caselle di posta coinvolte nel test. Eh già perchè quando si forniscono i propri dati, i famosi “terzi” che potrebbero riceverli non vengono definiti in modo chiaro. Generalmente però si tratta di agenzie che si occupano di marketing, pubblicità, consulenze, ecc. Il metodo che ho usato in effetti non ti dice chi ti sta mandando lo spam, ma attraverso chi sei stato inserito in quelle liste. La prova del nove viene dal fatto che le mie caselle di posta non fornite ad altri che amici, conoscenti e parenti, ricevono circa una ventina scarsa di email di spam al mese, contro qualche centinaio, nello stesso arco temporale, di quelle fornite a dei mattacchioni.

Come scoprire chi spamma: metodo inverso

Diversi operatori pubblicitari che lavorano anche per aziende note mi hanno proposto di fare pubblicità attraverso lo spam. Anche se la cosa mi sconvolge, ho proseguito il discorso per chieder loro come funzionasse questo meccanismo e mi hanno raccontato che quando ti iscrivi da qualche parte, quando fornisci i tuoi dati a qualcuno, sia che tu dia il consenso al trattamento dei tuoi dati affinché vengano ceduti a terzi, sia che tu non lo dia, vengono realizzate delle enormi liste di contatti email divisi tra l’altro, cosa ancor più sconcertante, per reddito ipotizzato. Qualcuno stima che reddito potresti avere se sei interessato a visitare una fiera piuttosto che un’altra, se fai una tessera fedeltà presso un supermercato, o presso un qualunque altro negozio, se richiedi che ti vengano inviate newsletter, se vai a provare un’automobile o una moto, ecc. Queste enormi liste di email vengono vendute ad agenzie che sono in contatto con operatori pubblicitari, di marketing, consulenti e quant’altro affinché, se ad esempio lanci sul mercato un nuovo prodotto, sia possibile pagare per martellare tutti i potenziali clienti scelti in modo mirato ma, per loro, inconsapevole.

Cercando di capire

Così se sei curioso, se fremi, se vuoi capire chi ti inonda di spam, un buon modo per sapere chi ha ceduto i tuoi dati consiste nell’avere più di una casella di posta elettronica e considerare le ondate di spam che ti arrivano (anche dopo mesi dalla registrazione e diffusione dei tuoi dati) dopo che hai comunicato il tuo contatto ad un determinato destinatario. Vai a provare un’automobile? Lascia il tuo contatto email numero 01. Visiti una fiera e richiedi il biglietto d’ingresso per non fare la fila? Lascia il tuo contatto email numero 02 e informati tramite il sito della fiera su chi è l’agenzia che si occupa di promuovere l’evento. Fai una tessera fedeltà per acquistare dei prodotti? Lascia il tuo contatto email numero 03. Ti iscrivi ad un social network? Lascia il tuo contatto email numero 04. Fai un acquisto di abbigliamento o elettronica su qualche famoso sito di ecommerce? Lascia il tuo contatto email numero 05. E così via. Non credere che se vai a provare il prodotto del marchio X, per forza poi lo spam ti arriverà dal marchio X. Quelle non saranno altro che newsletters che tu stesso hai richiesto e che puoi scegliere di non ricevere. Il problema è che, nel momento in cui fornisci al marchio X il tuo indirizzo di posta elettronica (e gli altri dati), il tale marchio lo utilizzerà limitatamente all’accordo subentrato tra di voi, ma tutti gli altri, che ne entreranno in possesso successivamente, ne faranno ciò che vogliono.

In conclusione

Il problema però è che una volta compreso chi cede i tuoi contatti a terzi (è sbagliato infatti pensare che lo facciano tutti, in quanto non solo non è etico, ma a quanto pare si tratta di una pratica poco legale) cosa farai? L’unica cosa che puoi fare è cancellare la tua iscrizione presso chi sospetti abbia ceduto i tuoi dati a spammers e chiudere la relativa casella di posta elettronica che non avrai usato per nient’altro. Si presume infatti che la tua reale casella personale, intelligentemente, non la fornirai a nessuno che non sia un amico, un parente, un collega di lavoro, una persona cara. Lo spam comunque arriverà. Grazie a sistemi automatici che tentano numerose combinazioni comunque arriverà, ma sarà sicuramente in misura minore e forse avrai almeno la soddisfazione di non comparire, almeno per un po’, nelle liste di chi fa senza chiedere.

Tu lo faresti?

Chiediti come possano raggiungere tante persone coloro che ti propongono simili tipologie di pubblicità e chiediti anche se ti fa piacere, dall’altro lato, che la tua azienda venga promossa così, martellando la gente. Chiediti se invece non vorresti essere più distintivo ed esser desiderato per i tuoi contenuti, per i tuoi punti di forza, per quello che rappresenti, per il bisogno che possono avere gli altri di un tuo prodotto o servizio, per la reputazione che ti sei fatto, per un valore. Considera infine che quanto appena detto non vale solo per la posta elettronica, metodi molto simili infatti vengono adottati anche per inviare posta cartacea non desiderata.

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Image’s copyright: www.infrastructurene.ws

Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti 
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Conclusioni

Ora, a fronte di tutto questo, come si può compiere un acquisto guardando semplicemente, e superficialmente, solo se il prezzo è alto o basso, o se la confezione è attraente o meno? Informarsi è scomodo ma necessario, studiare lo è altrettanto, capire come si produce, per chi, e perchè, può evitare sprechi inutili delle proprie risorse economiche. Sprechi che vanno a sommarsi ai disagi che una famiglia già vive per cause non legate al proprio volere. Vedasi ad esempio una certa snervante crisi economica.

In seconda analisi andrebbe valutato se realmente conviene acquistare sempre di tutto, dover per forza disporre di tutto e tentare la sorte acquistando frequentemente prodotti in offerta pur di non farsi mancar nulla, o se alle volte non sia più utile privarsi di qualcosa, anche solo per un determinato periodo, avendo pazienza, al fine di compiere un solo acquisto, di qualità, che ci renda più soddisfatti, più a lungo. Provare almeno una volta quella sensazione di soddisfazione nell’utilizzare qualcosa di diverso, di più solido e affidabile che magari non è possibile provare su tutto per via delle spese sostenute che comporterebbe o, più semplicemente, solo per l’impegno richiesto nel fare ricerche e trovare un prodotto con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Provare quel gusto di utilizzare uno stesso oggetto per anni e poter affermare con piacere come abbia sempre fatto il suo egregio dovere, senza rompersi mai, senza causare noie, imprevisti, scocciature, lasciandoci felicemente soddisfatti. In caso contrario si rischia di non provare mai gratificazione da consumatori e, anzi, di provare quell’amarezza tipica di chi, dopo aver comprato vagoni di prodotti scadenti, si chiede come possa aver sprecato così tutto quel denaro che ora altro non è che una gran quantità di rifiuti prossimi alla discarica.

Infine potete comprare semplicemente quello che vi piace, senza tanti pensieri ma tentate poi di osservare se siete soddisfatti o se provate una strana insofferenza e ponetevi delle domande, tante domande, facendo in modo di trovare produttori, distributori e commercianti che le sappiano rispondere.

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Una nostra vignetta, sempre attuale, su Pierino e Mariolino tratta
dall’articolo “Quanto costa davvero quello che compri?