I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 4a

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il pensiero zero (sul conto)

“Tutto quel che non sfoggio preferirei non pagarlo!”. Lo pensa ma non lo dice colui che, assetato di vanità e di avidità, si prodiga e si contorce alla volta di un labirinto spinoso di autoscuse con cui vorrebbe giustificare la sua partecipazione alla disfatta del lato sano del mercato.
Egli acquista “a rimedio” tutto quel che gli occorre, cose di tutti i giorni invisibili a chi lo circonda, cose che chi è in ammirazione non è chiamato a vedere, non può vedere o ne ignora la provenienza: manodopera scorrettamente declassata per sua imperizia, prodotti a concorrenza sleale, prodotti da mercati deregolamentati, prodotti sommari di bassa qualità per i quali poi si va a pretendere un’assistenza ancora più economica, prodotti visti e provati nei negozi e poi acquistati su internet presso i mercato-demolitori a prezzi d’occasione grazie a sfruttamenti di personale che occhio non vede e cuore non duole, prodotti da grossi siti di e-commerce centralizzati che distruggono attività lavorative sane che erano solite mettere in circolo il denaro nel nostro paese anziché esportarlo e concentrarlo su una figura unica sostenuta dal governo che gli ha permesso di invadere l’economia globale (Scheda esempi, Tab A, Es. 1 – Solo su versione cartacea – Prossimamente ), oggetti domestici o di lavoro, beni, utilità.
Poi prosegue: “Mi basta trovare un colpevole, un uomo, un lavoratore che abbia commesso anche solo un piccolo errore veniale per giustificare e pulire la mia coscienza con riflettori ottici che nascondano bene a chi osserva macchie che in realtà mai sono state rimosse: le attività che ho tradito, messo in crisi e fatto chiudere”.

Viceversa posso accettare di alimentare fenomeni economici balordi (Scheda esempi, Tab A, Es. 2 – Solo su versione cartacea – Prossimamente) se mi fanno quei grattini sotto al mento mentre ritirano la mia anima per riconsegnarmela ancor più splendente (perché me la riconsegnano vero? Me l’hanno promesso proprio loro, quei martiri che si alzano la mattina e si fanno in quattro per regalarmi comodità e sfizi imperdibili).
L’automobile sono convinto mi faccia sembrare chi vorrei essere, chi non sono? Rafforza  il mio narcisismo*?”. Se ha uno di questi effetti osservabili, che ne sia consapevole o meno, che ne abbia l’intenzione o meno o che abbia ottenuto l’effetto positivo o negativo una cosa è certa: se mi offre un risultato che è visibile agli altri allora rateizziamo, noleggiamo, impegnamoci gravosamente ed indebitiamoci per raggiungere il fine. Qualunque sacrificio illogico e insostenibile, qualunque rinuncia o impegno economico non saranno mai un limite invalicabile.

Si tratta invece di qualcosa che fuori non si vede? Allora nessuno lo saprà mai che non paghiamo l’artigiano, il tecnico, l’operaio, il professionista, che clicchiamo su siti web di giganti monopolisti mieti-economia e mettiamo nel carrello, pronti per la spedizione massiva, ondate di merci che uccidono senza pietà alcuna uomini e famiglie le quali, per far parte di quegli spietati sistemi, son costretti a pagare un pizzo 2.0 creando anche loro un account per la loro azienda proprio lì, dal nemico, pagandogli lo scotto di costi di inserzione, costi sul valore finale del prodotto venduto, commissioni sui pagamenti elettronici, abbonamenti di corrieri di proprietà dell’e-commerce massivo e canoni mensili al fine di avere accesso alla centralità in cambio di una sembianza di partecipazione civile al gioco della distruzione del valore dei mestieri.  L’accesso alla centralità a costo dell’ennesima usurpazione che si accorpa nel mostro tumefatto e rigonfio di more, interessi, cartelle, tasse, sanzioni, spese, spese, spese che non rendono più fattibile, realizzabile, sostenibile, la libertà di una propria ditta, la libertà di ritrovare dignità nel proprio mestiere.

E se non basta ancora, perché mai impegnarsi a pagare il conto del falegname, dell’idraulico, dell’elettricista, del muratore, del tecnico degli elettrodomestici, del fornitore di un prodotto, dell’architetto, del perito, del malcapitato professionista? Allora rimandiamo, chiediamogli uno sforzo, uno sconto insostenibile, rinunciamo, manchiamo al nostro impegno, proviamo a non pagare, troviamo scuse, mortifichiamolo, rimandiamo ancora… tanto fuori non si vede, quindi non è prioritario. Tanto i vicini che ne sanno, gli altri che ne sanno, chi guarda il macchinone che ne sa?

Ci fosse un social network dove i lavoratori possono postare le foto dei clienti che da te vengono a farsi spiegare un prodotto per poi andare sicuri ad acquistarlo sul sito web dell’e-commerce massivo ed accentratore, dove possono postare le foto dei clienti non paganti, dei datori di lavoro non paganti o di quelle persone che pagano dopo numerosi richiami e dopo aver elargito indebitamente mancanze di rispetto a profusione, allora coloro che non hanno rispetto per i mestieri ci porrebbero la stessa assortita attenzione che ripongono nelle apparenze del loro mondo fittizio. Altrimenti… “sta brutto”.

*Accresce l’effetto di qualcosa che, consapevoli o meno, si potrebbe essere realmente? Insomma, nel bene o nel male mostra una persona al grande pubblico per come realmente si comporta (spesso involontariamente come accade per i prevaricatori) o per quel che vorrebbe far credere di essere? Compensa un disagio sociale, una debolezza, una situazione difficile?

Continua…

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Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
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I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera

Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

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Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

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Shhh, non si dice… è una forma di violenza sulle persone, sui mestieri, sulla dignità ma, scherzi? Non si dice!
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Comprendere il valore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 3

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Semplice ma non così immediato

Ora, tornando a noi, il nodo cruciale del problema dal quale siamo partiti è che se ti dico per filo e per segno come ho fatto ad ottenere un risultato, non lo apprezzerai. Non imparerai quasi nulla e sarai portato a ripetere come un robot la stessa mia sequenza di passi mentre ognuno di noi in realtà ha stretta necessità di “sviluppare il proprio modo”.
Inoltre la semplicità con cui posso raccontartelo o illustrartelo può portare pian piano anche una persona educata ad illudersi che tutto si possa avere semplicemente e, nei casi peggiori, che le sia persino dovuto. Quindi senza nemmeno più chiedere oltre che senza impegno.
Questo perché a cose fatte, a fatiche sormontate, a risultati meritevolmente ottenuti, è probabile che un racconto lasci trasparire la felicità di esser riusciti anziché l’arduità dell’opera.
Così chi legge finisce con il recepire che ripetendo la sequenza passo passo, accadrà lo stesso anche a lui pur non avendo compiuto le fatiche necessarie per raggiungere la comprensione del perché di quei passi.
Ma se al contrario ti offro degli stimoli, delle provocazioni, degli spunti, delle informazioni rare e preziose lasciando a te il compito di metterle insieme, elaborarle e di impegnarti a ricavare il tuo personale risultato, sentirai di aver provato un gusto più intenso. Il mio lavoro avrà ricevuto un valore perché tu avrai modo di renderti conto di quanto è difficile e che impegno e abilità richiede. Inoltre, se proprio lo troverai incompatibile con le tue abilità, avrai più rispetto per me e non mi svaluterai al momento di offrirmi un equo compenso.
Il tuo risultato sarà frutto degli sforzi iniziati con la tua lettura e sfociati nel tentativo di applicare. Proprio in quest’ultimo punto ti renderai conto di quanto è importante chi riesce a svolgere un compito così arduo e quanto puoi essere importante tu per chi, come me, potrebbe non saper fare ciò in cui invece sei abile tu.
Il tuo impegno sarà testimone del tuo proseguimento sulla strada del risultato, sarà primario nel comprendere cose non così evidenti come potrebbero sembrare inizialmente quando si è a digiuno di contenuti dotati di profondità (e di numerose altre dimensioni a seconda della tua capacità di recettività, di senzienza, di collegamento sinaptico).
Le tue scelte, frutto del tuo personale modus operandi e della tua capacità di analisi dei risultati che otterrai passo passo dalle tue prove, dai tuoi rischi, dal tuo lavoro e quindi dalla tua fatica, si trasformeranno nell’esperienza e nel tuo nuovo carattere che allora ti permetterà sempre più di apprezzare il pregio dei mestieri e la bellezza, nonché la nobiltà, di retribuirli meritevolmente.

Immagine

Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.

In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

Continua…

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Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.
In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

La distruzione del valore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 2

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Non diamo valore a quel che non paghiamo

Che sia un tutorial fornito su un servizio di video sharing in rete; che sia un articolo di un blog che ti spiega come fare una cosa, come risolvere una “rogna” passo passo senza avvalerti di un bravo lavoratore, un professionista; che sia un’esperienza condivisa su un forum da chi fa di tutta l’erba un fascio e, ad esempio, per colpire un meccanico, un dentista, un idraulico, un tecnico maldestro o incapace danneggia anche quelli in gamba; che sia un oggetto venduto sottocosto su un sito web che opera (ad insaputa del consumatore) per concorrenza sleale o per secondi fini ovviamente non legati al mancato profitto-diretto sul prodotto venduto bensì al profitto indiretto ottenuto dalle conseguenze secondarie (la distruzione delle piccole e medie attività al fine di centralizzare e monopolizzare le vendite sui giganti dell’e-commerce); che si tratti di questi od altri casi di pari logica, l’effetto che se ne ricava è sempre il medesimo: “La distruzione del valore”.

La distruzione del valore di un prodotto, la distruzione del valore di un servizio, la distruzione del valore di un mestiere, la distruzione del valore di donne e uomini. Una distruzione di valore non sempre operata per ignoranza, o per mera voglia di prevaricazione da competizione scorretta, ma, sovente, operata con pericolose architetture meticolosamente pianificate che fanno leva sulla “stimolata” avidità dell’uomo-consumatore, dell’uomo che ignora, dell’uomo goloso o ingolosito, per distruggere, annullare piccole e medie attività commerciali, professionali o di artigianato al fine di favorire grandi gruppi globali, insipidi, freddi, impersonali. Gruppi finanziati da chi si è ben guardato dal finanziare voi. Gruppi globali lontani dai bisogni dell’uomo e capaci di innescare un intenso effetto boomerang che tornerà matematicamente a colpirci. Ma avremo modo di comprendere a tempo debito in che modo nessuno sia escluso. Ora osserviamo il territorio attorno a noi prima di addentrarci in questa foresta ricca di insidie che promette di accorciare il nostro cammino e che, forse, in un certo qual senso lo fa realmente.

Feroci pretese

Non metto mai guide passo-passo per ottenere uno specifico risultato. Quando in passato l’ho fatto su altri miei siti web, il pubblico che ha mostrato gratitudine e reale apprezzamento, offrendo in taluni casi persino collaborazione ed il proprio contributo in cambio, è stato parte di una contenutissima élite. La massa, invece, ha avuto reazioni estremamente maleducate e pretensiose, entrava nel sito, prendeva quel che voleva, non guardava nemmeno come si chiamava il sito né l’autore che aveva messo a disposizione quel materiale, copiavano i contenuti irrispettosi del diritto d’autore, non citavano le fonti e, per chiedere altro materiale, scrivevano e-mail che sovente iniziavano letteralmente così: “Mi dici come si fa…”, “Ho bisogno di…”, “Mi serve…”, “Devo fare…”. E-mail spesso firmate con nickname, senza presentazione alcuna, senza spiegazione alcuna, senza educazione alcuna. La loro filosofia era “Mi hai abituato ad avere gratis, ad avere senza chiedere, adesso se lo voglio me lo dai e basta”.

Fui io in realtà a sbagliare. Fui io, a suo tempo, oltre 10 anni fa, a commettere lo stesso errore di giovinezza di molte persone volenterose e produttive che si sono proposte al vasto pubblico senza un progetto preventivamente correttamente strutturato a trecentosessanta gradi. L’errore consisteva nell’ispirarsi senza cognizione di causa a realtà di grandi aziende senza tener conto di quanto fossero pianificate, di quali fossero i loro punti di forza, quali fossero le loro incolmabili carenze, senza tener conto che offrivano guide sommarie in cambio di una larga promozione di prodotti, smisurate raccolte di dati (un tempo deregolamentate) e reindirizzamenti a grandi e-commerce accentratori.
Non tener conto di questi fattori fu un errore significativo, un po’ come offrirsi di spendere la propria energia fisica per spingere forte sul pedale che avvia il motore della moto di altri per dare inizio al loro viaggio, non al tuo.
Fui io a viziarli per quel periodo che ebbe termine al momento opportuno grazie all’esperienza acquisita, tra l’altro con importanti innovazioni (alcune delle quali, ad esempio, nascoste tra le righe del mio Blog), ossia non appena studiato il comportamento di un campione sufficientemente vasto di persone. Usai quindi metodi analoghi a quelli del sistema per approfondire come funziona il sistema stesso, per capirne le dinamiche che governano i suoi moti.

Ricordo e conservo ancora le numerose e-mail di coloro che ad una mia domanda di approfondimento circa le loro richieste, rispondevano indispettiti e pretensiosi come bambini viziati e maleducati. La mia risposta, infatti, non era quella che volevano ma una domanda alla quale loro erano chiamati a rispondere. Una risposta corretta avrebbe dato loro accesso alle informazioni desiderate, viceversa no. Non ci fu nemmeno un caso di risposta corretta. Quelle e-mail sono un mònito, mi ricordano che mai in nessun caso si deve offrire la propria professionalità gratuitamente, mai in nessun caso si deve fornire la propria professionalità a chi non se l’è guadagnata, a chi non ha affrontato un impegno per raggiungere il risultato, a chi, avido, sfrutta, pretende e nega il compenso, ovvero nega il rispetto per il vostro impegno, per il vostro lavoro, per il vostro studio. Mai svendere le proprie abilità, non si ottiene nulla che abbia a che fare con una società civile ed evoluta. Ma gli esempi non fanno riferimento solo al mondo della rete digitale, di forte interesse sono anche i numerosi casi accaduti di persona sul mio luogo di lavoro con persone afflitte dalla medesima ingordigia e in balia di un’alterazione rassomigliante a quella degli zombie del film “Io sono leggenda”.

Ogni curiosità su questi temi troverà il suo sviluppo al momento giusto assieme ad aneddoti e spunti ramificati che ne estenderanno la comprensione. Potevo io infatti inserire nei miei siti web prodotti di terzi da promuovere? Potevo raccogliere dati utili a fini speculativi? Potevo accordarmi con un grande e-commerce per passargli i miei lettori? Avrei potuto, le occasioni non sono mancate, ma non lo feci e fu per un preciso motivo.

Continua…

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Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 1

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“Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”

Frase attribuita ad uno dei fratelli Michelin (quelli dei pneumatici e delle guide enogastronomiche tanto per intenderci), Edouard o André, in seguito ad un semplice, ma assolutamente non banale, episodio che ne ha illuminato la ragione.

Un giorno, durante una visita in incognito presso un’officina al fine di eseguire la sostituzione dei pneumatici della propria auto e testare il servizio della sua rete di vendita, il Signor Michelin si accorse che le sue preziose guide enogastronomiche, fino ad allora distribuite gratuitamente, si trovavano buttate accatastate in un angolo dell’officina a prender polvere. Rimase turbato nell’osservare come i suoi sforzi non venissero apprezzati dal titolare dell’officina il quale, tra l’altro, impediva così che potessero essere apprezzati anche dalla clientela. Da quel momento comprese che non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare. Cominciò allora a fornire le rinomate guide solo alle officine che intendevano pagare per averle, ovvero a quelle officine che mostravano un vivo interesse verso il prodotto dei suoi sforzi riconoscendone di conseguenza il valore, l’utilità ed il pregio.

Per quanto possa sembrar semplice capire un simile concetto, in realtà non lo è finché non lo si vive realmente sulla propria pelle, finché non si vedono i propri sforzi snobbati dalla superficialità di chi non li capisce. Io stesso sto scrivendo a tal proposito solo dopo aver vissuto negli ultimi dieci anni anche più di un’esperienza simile a quella del Signor Michelin (essendo stato probabilmente più duro di comprendonio). Questo mi ha portato a voler approfondire tutti gli aspetti del fenomeno per poi osservarli da più e più angolazioni per comprenderne non solo le apparenze o le immediatezze ma anche gli sviluppi più reconditi. Così come il biologo può far poco se non osserva da un microscopio, il cittadino consumatore padre madre di famiglia può far poco se non osserva nelle minuzie, invisibili all’occhio nudo, complessi meccanismi che si svolgono su un’altra scala percettiva.

Pensa al lavoro che fai o anche ad un’attività che segui e curi con passione e vivo interesse e pensa a cosa proveresti se qualcuno ti dicesse, o assumesse un comportamento di pari effetto, che priverà di valore il tuo sforzo. Sì, è già successo… in ufficio, nel tuo negozio, nella tua ditta, nella tua bottega, nel tuo locale, nel tuo laboratorio, nel tuo studio, dal tuo cliente. Ma un conto è vedere ogni giorno il sole che sorge e che tramonta (certo lo hai già visto tante volte), ben altro conto è sapere perché sorge, tramonta, irradia, irraggia, scalda, emette, brucia, fonde, attrae, respinge e addentrarsi nell’affascinante sentiero dell’astronomia.

La distruzione del valore è il primo passo per modificare illecitamente l’economia. La distruzione del valore fa perno sulla nostra evidente avidità per impoverirci con meccanismi di gran lunga meno evidenti e meno intuitivi. Più avanti ti porgerò il mio modesto pensiero portando tra l’altro alla tua attenzione anche l’analisi di numerosi esempi. Posso anticiparti, senza metter troppo in disordine la sequenza logica, che se riattribuisci il giusto valore ai mestieri delle persone che ti circondano, e se lo fanno tutti, ognuno a cominciare dalle persone che ha intorno, il meccanismo può essere invertito, ribaltato. L’economia centralizzata e predatoria, nascosta dal bagliore dei luccicanti strass di cui veste la rete digitale prima di accalappiarci e venderci al trancio, può esser messa in seria difficoltà restituendo le terre delle professioni n.0 ai moderni contadini digitali che le lavorano duramente. Un po’ come quando il feudalesimo (oggi probabilmente risvegliato in una nuova forma apparentemente amorfa) fu assopito dalle rivolte e dalla sete di giustizia tra il 1700 ed il 1800 con la fine dell’economia curtense in tutta Europa.

Rivolte e sete che anche noi possiamo proporre oggi in una nuova forma, priva di violenza, soprusi, distruzione dato che anche i metodi, per affrontare simili situazioni, si sono evoluti e non dipendono più dagli altri bensì solo da noi stessi attraverso uno strumento diabolico che si chiama “consumo”. Il consumatore saggio, avveduto, che ha voglia di imparare, ascoltare, crescere, può metter il piede fuori casa e decidere per il suo e l’altrui bene attraverso lecite scelte di consumo.

Trattasi però di “sete” che oggi non può esserci facilmente perché il cittadino, consumatore, padre madre di famiglia è talmente distratto e confuso da altro che non sa nemmeno di avere realmente sete e, quando l’avverte, in preda alla fretta dell’ultimo minuto è costretto a bere quella sbagliata accontentandosi di quel che ha intorno in quel preciso momento (nei prossimi capitoli questo concetto sarà di colpo semplice e intuitivo).

Continua…

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Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni

Rubrica: Qualità della vita, Narrativa

Titolo o argomento: Viaggio dentro le proprie progressioni

Il concetto di limite è una questione personale

Sono sicuro che potrei fermarmi qua. Ho raggiunto una molteplicità di risultati che potrei considerare già abbastanza, specie per la mia giovane età. Sono stato precoce, a volte per abilità, altre volte per necessità, persino per disperazione. Ho fatto di tutto, molto più di quanto avrei potuto anche lontanamente immaginare in principio. Se i confronti fatti con la massa avessero ragion d’esistere potrei fermarmi qui. Ma si tratterebbe solo di una rude banalizzazione, una scorciatoia di comodo. Non funziona così, le misure le prendi con te stesso, con la responsabilità di quel che sai di poter fare realmente, non con un confronto con un campione che torna conveniente, che mi dice quel che potrebbe piacermi sentir dire.

Mi sono tolto delle soddisfazioni interessanti, ho risolto problemi complicati, ho studiato molto più di qualunque ordinario piano di studi universitario (praticamente nulla rispetto al sapere esposto nelle vetrine dell’Universo e oltre…), ho provato teorie che sostenevo, ho avuto ragione su chi mi ha messo da parte come un divano dalle molle rotte e una seduta scomoda, su chi mi ha svalutato senza nemmeno ascoltare, argomentare. Ho messo a frutto una moltitudine di errori da cui ho imparato inaspettatamente le cose più importanti. Ho fatto anche delle piccole scoperte. Eppure è insito nella natura umana desiderare sempre di più o, perché no, variante più rara, sempre lo stesso ma in modo più complesso.

Crescenti desideri umani

Alcuni lo fanno con le donne, non possono smettere di desiderare quante più donne possibili, talvolta persino impossibili, sempre diverse, come tori il cui olfatto non si può ingannare. Altri lo fanno col denaro, ne ammucchiano ammucchiano, nemmeno lo usano, non gli occorre, ma  non è mai abbastanza, non riescono a bilanciare l’impulso frenetico della progressione. Altri ancora lo fanno con il potere, la rivincita su traumi infantili da sottomissione o esclusione dal branco di cui non sono nemmeno consci, o il desiderio intrinseco di dominio; tentano la loro presunta strada verso il superpotere in direzione di quasi divinità terrena con l’afflizione, superbamente umana, di ambir all’esser adorati da altri uomini insicuri.

Grandi progetti

Io lo faccio con i progetti. Ne ho sempre una caterba in mente, vorrei realizzarli tutti ma la razionalità mi dice che non posso, la follia mi dice di intrecciarne diversi ed accontentarmi di una rara quanto inconsueta risultante (ciò che oggi chiamano “competenze trasversali”). Cerco di farne il più possibile ma ci sono sempre dei freni, degli attriti quotidiani che mi limitano, che mi ostacolano, che mi deviano, che mi portano a scoprire cose che non mi aspettavo di scoprire attraverso modi che non mi aspettavo di poter mai adottare.

Il caso non esiste

Il caos esiste, il suo anagramma, il caso, no. Il caso non esiste. Sono certo ci sia un motivo dietro ogni cosa, ci sia un disegno dietro ogni cosa, ci sia una logica dietro ogni cosa, ci sia una lezione importante dietro ogni cosa, ci sia un obiettivo importante dietro ogni cosa, ci sia un insegnamento fondamentale attraverso tutto.

Il Destino esiste, il Destino non esiste

Dicono però che il destino non esiste, personalmente penso che non sia vero che esiste, così come non sia vero che non esiste. Ci sono, forse, una gamma discreta e definita di scelte che possiamo operare e, all’interno di essa, possiamo optare, generando una moltitudine di combinazioni, dirigerci lungo il percorso che più, con la massima onestà, sentiamo come ideale per noi in quel dato momento, ma non possiamo scegliere tutto, così come non possiamo privarci della responsabilità della scelta.

Ci muoviamo all’interno di una gamma di scelte e, forse, qualunque dei percorsi concessi che scegliamo, ci porta al medesimo punto di arrivo. Ma in diverse condizioni. E’ la strada che cambia, probabilmente non l’arrivo. E’ questo, forse, che porta ad un livello quantistico la definizione di destino, due risultati opposti coesistono e, forse, l’apertura di porte che garantiscono più opzioni portano inevitabilmente, e antiintuitivamente, ad una minore possibilità che una nostra scelta passi dall’altra parte. Più porte si aprono, più diventa difficile scegliere, decidersi.

Non diventeremo Astronauti se siamo destinati ad essere Medici, non diventeremo Piloti da corsa se siamo destinati a grandi Progetti e non diventeremo Architetti ordinari se l’architettura cui fa riferimento il nostro destino è, ad esempio, su un’altra “scala”.

Friedrich August Kekulé, architetto… delle molecole

Vi porto un esempio reale così che le idee possano schiarirsi. Friedrich August Kekulé (nato il 7 Settembre 1829 a Darmstadt) frequentò l’Università di Glessen, Architettura, tuttavia qualcosa non gli tornava esattamente chiaro circa la sua vocazione. Prese parte alle lezioni di chimica del Professor Justus von Liebig e decise di cambiare strada e dedicare la sua vita a questa nobile Scienza. Ben presto si sarebbe occupato della tetravalenza del carbonio, dei legami delle molecole organiche semplici, della struttura del benzene fino a diventare “l’Architetto” della Teoria della Struttura Molecolare. Diventò quindi un Architetto ma non di strutture macroscopiche, bensì di strutture microscopiche.

Curioso, no? Aveva scelto in principio studi di Architettuta, sentiva una sorta di attrazione per le geometrie e le strutture, ma c’era qualcosa di più. Gli eventi e il suo impegno l’hanno portato sulla strada giusta, la strada che gli ha permesso di dare il suo fondamentale contributo e, cosa non da poco, di tramandarlo. Tre dei primi cinque premi Nobel per la chimica, infatti, furono vinti da suoi studenti. Tra le sue opere principali il “Manuale di Chimica Organica” (la Chimica dei composti che contengono il carbonio, la vita sulla Terra si basa su tali composti) del 1859 e “La chimica dei derivati del benzene o delle sostanze aromatiche”.

Le distrazioni di massa spengono la mente, le perturbazioni la allenano

L’Universo è uno splendido mistero, mi chiedo come sia possibile non desiderare di più ogni giorno, come si possa anche solo per un istante pensare di arrendersi a routine, vizi, agiatezze, consumismo, mercati globalizzati, rassegnazione apatica, giornate scontate, ripetitivi cliché sociali. Le distrazioni di massa spengono la mente.

Mi è impossibile non tentare le mie follie ogni giorno, mi è impossibile non tentare di inseguire i miei sogni ogni giorno, mi disturbano le perturbazioni inutili, le perdite di tempo, le armi di distrazione di massa, le idiozie, i fastidi burocratici e tutto ciò che “stupidamente” è appositamente realizzato, con abile “ingegno”, per evitare che le menti dotate di appetito possano sfamarsi e produrre. O, forse, semplicemente per un’utile selezione che permette solo ai più caparbi, ai più energetici di abbattare barriere invisibili per lasciare il loro orbitale.

Ma allo stesso tempo le perturbazioni mi occorrono, perché sono allenamento. Sono certo che senza problemi si appassisce, si cade nell’ottusa convinzione di essere sempre nel giusto, si perde elasticità mentale, capacità di problem-solving. La massa è energia, i problemi sono massa.

Se sei in gamba hai bisogno di gente in gamba intorno a te

Inseguiamo le nostre più nobili progressioni! Ne ricaveremo una realtà migliore. Il tuo talento fa bene anche a me così come il talento di ognuno fa bene anche a tutti gli altri che costituiscono una collettività. Sebbene una sana competizione non guasti mai, perché ci sprona a migliorare le nostre prestazioni, la collaborazione di una moltitudine di persone, che si applicano ben al di sopra del livello standard di menefreghismo, produce effetti che si traducono in una migliore qualità della vita generale.

Se sai che puoi fare di più in termini di onestà, professionalità, affidabilità, esperienza, parola, se sei in grado di mantenere una promessa, se la tua stretta di mano ha ancora un valore, non pensare che sia inutile. L’impegno maggiore di ognuno di noi, o anche solo di molti di noi, si riflette su una società migliore con un ritorno che si diffonde per tutti, anche per te. Se sei in gamba hai bisogno di gente in gamba intorno a te o i tuoi progetti non funzioneranno.

Le persone giuste

Sono ogni giorno sempre più convinto che chi ci sta accanto abbia una grossa, grossissima influenza su di noi ed è coautore-coautrice di un viaggio bellissimo o terribile a seconda che si abbia avuto il coraggio di attendere, trovare, abbracciare… la scelta giusta, o meno.

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Friedrich August Kekulé, architetto… delle molecole
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Un bambino ieri sera

Rubrica: Letture leggere durante la guerra SARS-COV-2, Narrativa

Titolo o argomento: Un attento osservatore

Quello che segue fa parte della mia raccolta di racconti che contengono, a mio modesto giudizio, utili spunti tratti da osservazioni ed esperienze quotidiane che mi incuriosiscono. Lo pubblico qui come una lettura piacevole nella speranza che sia davvero piacevole per il lettore passarci qualche minuto sopra. Ci tengo a precisare che il racconto inizia con “ieri sera” ma si intende in realtà il 20 Agosto 2018.

Raffaele Berardi

Ieri sera sono uscito in moto per andare a prendere un gelato. Finito torno alla moto e trovo un bambino di 3 o 4 anni che se la guardava, probabilmente attratto dal colore e dalla struttura per lui imponente. Salgo in moto, me lo guardo, ha un’aria simpatica, biondo come ero io da piccolo, attento osservatore come ero io da piccolo, con un fare mite, educato e fortemente curioso.

Mi strappa un sorriso di tenerezza, era effettivamente bellissimo. Quando vede che gli sorrido prende il Là e mi fa: “Scusa ma questa è la moto tua?” e io sorridendo “Sì!”. Volevo chiedergli “Ti piace?” ma poi ho pensato che avrei messo in risalto il fatto che lui non ne avesse una, così gli ho chiesto: “Tu ce l’hai la bici?” e lui mi risponde tanto pronto quanto tenero “Sì!”, poi attende un attimo e segue “E tu ce l’hai la bici?”…

Non me l’avesse mai chiesto, ahahah, gli rispondo altrettanto prontamente “Certo! Adoro le bici, lo sai che per guidare bene la moto devi imparare tanto dalla guida della bici?” e lui mi fa un cenno con la testa per dirmi che non lo sapeva. Educato e pure sincero!

Così proseguo “Se impari a guidare bene la bici adesso, vedrai che da grande prenderai una moto che ti piace tanto e la guiderai benissimo!”. Lui, felice e incoraggiato mi guarda le gambe, fissa le ginocchiere da enduro che sono solito portare (visti i capitomboli -se così li vogliamo chiamare dato che in questo racconto si parla di un bambino- che ho fatto in vita mia) e mi dice: “E questi cosa sono?”, ed io: “Sono delle protezioni che mi servono nel caso che cado, perché altrimenti se cado senza mi sbuccio la pelle che batte sull’asfalto, te ti sei mai fatto una sbucciatura in bici, sei mai caduto?” e lui con aria ancora più curiosa di chi riconosce che si sta dicendo qualcosa di importante ma non riesce a cogliere esattamente cosa: “No…”.

Poi, fantastico, top del top, continua a fissarmi le ginocchiere e mi fa, mimando anche le mosse: “Quindi se tu cadi dalla moto e sotto c’è l’asfalto e ci sbatti con le ginocchia così, non ti fai male!” e io estasiato e sorpreso: “Eh esatto, servono proprio a quello!!”. Lui mi guarda con aria di chi ha capito che dovrà fare altre considerazioni in seguito sull’argomento ma ha già intuito molto.

Sembrava soddisfatto della conversazione e continuava a mantenersi gentile, educato e curioso. Semplicemente straordinario… il figlio che chiunque sia fatto come me può sognare…

Poi lo saluto dicendogli che ora devo andare e mi congedo facendogli sentire il rombo del motore che lui ascolta con lo sguardo estasiato e impressionato dalle vibrazioni e da quel rumore grosso, borbottante, tipico del monocilindrico di grossa cilindrata che però, lui non sa, è lento quanto un veicolo industriale al traino.

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John Adams – Ci sono due modi di conquistare e dominare una nazione

Rubrica: Economia e affini (espressioni di rilievo)

Titolo o argomento: John Adams

“Ci sono due modi di conquistare e dominare una nazione. Uno è con la spada. L’altro è con il debito.” John Adams.

Alle volte, la frase celebre di un personaggio avvezzo ai temi di cui parlava, può esser molto più stimolante e molto più veloce nel raggiungere il lettore di un lungo saggio che richiede impegno mentale, visione di insieme e capacità di estrapolazione di contenuti intrisechi non sempre immediatamente intuibili e assimilabili. Certo l’approfondimento poi è d’obbligo, diversamente dopo una celebre citazione che arriva in profondità come una punta diamantata, si rimane solo con un buco altrimenti traducibile con un: “E mo che faccio?”.

John Adams

John Adams è stato il secondo presidente degli Stati Uniti d’America, nonché il primo Vice Presidente, amico di Thomas Jefferson (il quale divenne poi il terzo presidente) e padre di quello che diverrà poi il sesto presidente statunitense, John Quincy Adams. Trattandosi di uno dei padri fondatori degli USA, riteniamo che la conquista sia stata un tema a lui ben noto, ragione per cui le sue parole assumono una certa rilevanza sulla quale potrebbe esser opportuno riflettere.

Emergenza Corona Virus (SARS-CoV-2)

Se sforiamo con il debito per noi italiani si presenta uno scenario drammatico. Come avete visto la “Tecnologia”, quella vera, non era lo smartphone, la consolle dell’utilitaria con il bluetooth e l’intelligenza artificiale, né tutte queste cavolate che imitano le serie tv che più sono piaciute…

La “Vera Tecnologia”, ad esempio, sarebbe stata l’essere indipendenti, innovativi, evoluti, al punto tale da poter disporre di respiratori, mascherine, strumenti, in maniera indipendente dagli altri stati (DIY). La “Vera Tecnologia” sarebbe stata disporre di mezzi di informazione e formazione che potessero prevedere, ipotizzare, almeno avvicinarsi all’immaginazione di simili scenari.
Invece pensiamo alle utlitarie che parlano con un fare che antepone alle cose importanti i nostri sfizi riconducibili a quelli di quando eravamo bambini…

Siamo molto più di quel che il nostro assopimento (da consumo) degli ultimi 20 anni mostra al mondo.

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Literature

Non parlare con carisma di cose che non conosci…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi ha studiato a fondo è più mite, imparziale ed equilibrato, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

…potresti generare danni nelle persone che ti seguono.

Alcuni giorni fa ho letto un post di un conoscente. Parlava delle vetture elettriche, della Tesla Motors, dell’inquinamento, dalla CO2, del metano, delle vetture ibride, delle celle agli ioni di litio…
Il discorso era presentato bene ed i principi enunciati si basavano su buone intenzioni ma per un tecnico del settore era immediato accorgersi degli enormi sfondoni presenti, delle immense lacune sul tema da parte di chi ha scritto e delle continue ed enormi inesattezze di fisica riportate nel testo.

Non parlare con carisma di cose che non consoci… rischi che la gente che ti segue ti creda, rischi di diffondere pensieri errati. L’energia che spendi nel rendere virale una castroneria è minima; l’energia che occorre per andare poi a spiegare a tutti gli enormi errori, perché si è caduto in tali errori e come sia realmente la verità, è enorme. Diffondere disinformazione, anche se si era partiti da buoni propositi, non fa altro che alimentare rabbia, malumori, confusione e la disinformazione stessa.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Impara cosa vuol dire:

Dimostrare le tesi sostenute”;

Studiare al di fuori di internet su testi professionali”;

Studiare al di fuori di internet su atti di convegni di ricercatori accreditati”;

Studiare al di fuori di internet su tesi di laurea e dottorati di ricerca”;

Studiare al di fuori di internet presso centri di ricerca con veri ricercatori”;

Studiare al di fuori di internet realizzando vere prove pratiche con veri strumenti professionali”;

Realizzare veramente le cose che si dicono, in modo pratico (e quindi dedicando ad esse la maggior parte del proprio tempo) per verificarle nella vita reale”;

“Studiare presso un corso di Laurea perfettamente aderente alle proprie materie di interesse”;

“Andare oltre i normali piani di studi per alimentare costruttivamente la voglia di conoscere tali materie”;

“Realizzare progetti che coniugano tutto l’insieme di conoscenze maturate”.

Sicuramente non iscriversi a scienze politiche, economia, ecc., per poi dare giudizi a forfé di Ingegneria Meccanica. Perché magari se ti sei iscritto a scienze politiche (tanto per fare un esempio) sai bene come parlare alle folle, quali riferimenti storici richiamare per avvalorare le tue tesi e tanti ti seguono affascinati dalla tua esposizione, ma potresti aggrovigliarti tra gli strafalcioni inerenti altre materie senza nemmeno accorgertene danneggiando così quelli che volevi in principio aiutare. Al contrario, se vieni da Ingegneria (in questo caso Meccanica, Meccatronica, Aerospaziale…), potresti avere un modo complesso di parlare, pochi che ti seguono, ma avere le informazioni corrette da divulgare con rigore scientifico.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Per favore.

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Life quality

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi legge i titoletti di un articolo in neretto e pensa di aver appreso qualcosa

I tuttologi li cito in quest’unico capoverso per brevità. Chiunque abbia sentito dei tuttologi giudicare, parlare del lavoro d’altri, di impresa, o di quanto più lontano dalla loro preparazione, si rende bene conto da sé che: “E’ uno spettacolo raccapricciante” (cit. Jack nel film “La leggenda di Al, John e Jack”, Italia, 2002).

Dai tuttologi deriva una branca in forte crescita nell’ultimo decennio, ovvero “quelli che navigano tra titoli in neretto” pensando di potersi sostituire al medico, allo specialista, all’artigiano, al professionista, al negoziante esperto e così via. E lo fanno senza nemmeno terminare la lettura di un articolo completo, senza verificare una fonte che sia una, senza operare i dovuti approfondimenti del caso, senza cercare importanti altri studi sul tema messi a disposizione dai principali centri di ricerca, dalle Università, da professionisti qualificati, da chi espone una tesi e da chi la confuta… nulla.

Parlano perturbando semplicemente l’aria con discutibili onde sonore.
E non sia mai che abbiano un minimo di carisma! Quando questo fenomeno si verifica, trascinano anche un intero quartiere di condomini, colleghi di lavoro, compagni di sport, clienti, malcapitati, nel caos più totale. Questo ha enormi ripercussioni persino sui mercati i quali diventano più facilmente analizzabili dai “motori di ricerca” che da professionisti del settore i quali, probabilmente, dispongono di minori strumenti di fronte all’irrazionalità.

Inquinamento acustico, nulla di più. Dicono che il caffé fa bene o il caffé fa male in base a quello che questa estate hanno letto su servizi di giornali o “news smartphoniane” (ovvero nel mini formato ideale per divulgare ignoranza, due righe di titolo che devono dire tutto ma che non significano nulla) portati al mare. Figuriamoci leggere un’intera tesi di Laurea da 200-300 pagine e leggerne altre per confutare la tesi iniziale e andare a reperire testi scritti da scienziati e andare a verificare chi finanziava tali scienziati e cercare opportuni giornalisti scientifici… Complicato vero?

Io eviterei di realizzare progetti con chi pensa di consocere un tema e invece ha letto solo qualche nota stonata e non contestualizzata e fa invece perno sulle convinzioni che ha individualmente maturato sulla base di suggestioni e di un “sentito dire” filtrato e assimilato soprattutto sulla base di quel che “vuole sentirsi dire”. Conoscere a fondo un tema è uno sforzo, e richiede molto tempo, è bene parlare di quel che si sa riconoscendo di non saperne comunque mai abbastanza (così da lasciare la mente aperta per imparare nuove cose) o, in alternativa, non parlare affatto che il silenzio può esser d’oro.

Con chi fugge la fatica

Se devi spostare un bancale di legno che sostiene un carico di merce dovrai fare uno sforzo tanto maggiore quanto maggiore è l’attrito tra le superfici e la massa del carico. Se non vuoi fare questo sforzo dovrai disporre di un muletto e pagare l’energia che lo muove. Non c’è modo in questo Universo di compiere un lavoro senza uno sforzo. Eviterei soci, collaboratori, membri che affermano che grazie a loro otterrai qualcosa con estrema facilità. L’ultimo che l’ha fatto, un incubatore, mi ha promesso che se gli dicevo come costruisco le mie bici elettriche ad elevate prestazioni lui me ne avrebbe fatte vendere a centinaia ad un noto marchio che produce motocicli. Ebbi una reazione di diffidenza che a stento nascosi. Poco tempo dopo il marchio cui faceva riferimento ammise il suo affanno, non avrebbe pagato un bel nulla e, probabilmente, avrebbe agito per “operare” senza di me. In seguito venni a sapere che il tale incubatore dalle facili soluzioni fu indagato per truffa (certo indagato non vuol dire condannato ma ci farei comunque attenzione).

Con chi ha sete di dominare su di te anziché desiderio di eguaglianza e lavoro di squadra

Eviterei fermamente coloro che vedono un vostro progetto, si mostrano affascinati, vi lusingano, si rendono attenti ai vostri interessi e problemi e poi, senza che capiate come è accaduto, subentrano al postro vostro portandovi via quel che voi avete costruito con immane fatica. Sebbene anche a costoro prima o poi ne capiteranno delle belle, ci porrei comunque molta attenzione perché il loro algoritmo sinuoso vi avvolge comodamente e tutto accade senza che vi accorgiate come e quando certe situazioni abbiano avuto inizio. Poi magari “sbroccherete” e tutti, naturalmente, daranno la colpa a voi per via della vostra pessima reazione. Inquadrateli subito, evitateli fin dal principio, proseguite la vostra strada e tenete da conto l’esperienza fatta. Non avere di questi punti deboli è un buon modo per avere un sistema immunitario imprenditoriale robusto.

Con chi ha eccessivamente i tuoi stessi interessi

Paradossalmente, sebbene chi coltiva i tuoi stessi interessi dovrebbe remare dalla tua parte, in realtà prima o poi potrebbe desiderare di andare per la sua strada portando con sé preziose conoscenze tecniche che ti sei fidato di raccontargli. Si tratta di un comportamento che possiamo ritenere scorretto a meno che non sia stato lui a raccontarle a te (in tal caso è più che lecito che l’autore di un progetto decida di virare per una nuova strada) o che le abbiate coltivate all’unisono (più raro e difficile da gestire ma comunque accettabile). Passioni variegate non solo sono più costruttive ma evitano inutili competizioni e atteggiamenti opportunistici, inoltre responsabilizza ognuno sul proprio settore e lo rende di pari importanza agli altri settori rappresentati dagli altri membri del team… ad ognuno il suo ruolo (es. meccanico, elettronico, informatico, grafico…), le sue competenze e le sue responsabilità.

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