Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non è stato educato a sudarsi i desideri

Il desiderio è il combustibile che alimenta il motore dell’uomo, ovvero la sua mente. Stimolare il desiderio significa stimolare l’ingegno, le attitudini, la capacità di risolvere problemi, di progettare, di programmare e finalizzare obiettivi. Il desiderio rinforza, permette di riconoscere il valore delle cose, perché ce le fa osservare più lentamente e con più attenzione mentre non le abbiamo ancora e bramiamo. Il desiderio mette alla prova quanto siamo disposti a sacrificarci per perseguire il nostro sogno. Il desiderio attribuisce il valore a quel che desideriamo e tanto più sarà stata dura raggiungerlo, tanto più rispetto ne avremo perché terremo conto delle immani fatiche fatte provando un enorme senso di soddisfazione e sazietà interiore. Senza desiderio siamo quasi inanimati, totalmente annoiati, inaffidabili e perdiamo occasioni in rapida successione. Fare impresa con chi non ha la scintilla del desiderio, la dedizione al sacrificio, al duro impegno, al mettersi alla prova, all’agonismo… rappresenta un reale rischio, molto più dei rischi d’impresa noti.

Con chi non rinuncia mai alle comodità

Chi non salta mai i pasti, non rinuncia mai ai weekend, ogni mossa che fa la deve fare comodamente oppure nisba… certamente non rappresenta l’elemento di impresa ideale per un gruppo pieno di progetti. Presi dall’euforia potreste ritrovarvi, dapprima, a lavorare il doppio per sopperire alle sue mancanze e, in seguito, a litigarci perché non ritenete più che vi siano le condizioni di equità. Progetti tosti, richiedono persone toste. Ne sapeva qualcosa un certo Enzo Ferrari che, portando questo aspetto al limite (a mio modesto giudizio pure troppo), negli anni d’oro, ha realizzato quel che ha realizzato con persone, come lui stesso le definiva, di “buona volontà”. Bisogna aver fame, non sazietà.

Con chi non alimenta da una vita le sue passioni a suon di rinunce verso altro

Una passione è vera, reale, consistente se e solo se ha richiesto la rinuncia a qualcos’altro. Una passione è vera quando è difficile. C’è una rinuncia continua, un sacrificio continuo e sforzi continui su un piatto della bilancia. Sull’altro piatto il tutto è contrappesato proprio dalla passione (e null’altro potrebbe farlo). In condizioni facili, di agiatezza, di piatti serviti, di situazioni ritrovate già esistenti in seguito a lavoro d’altri, non c’è passione ma solo il possedimento di qualcosa che dispone di per sé di carisma. Un po’ come ritrovarsi una bella moto d’epoca in garage grazie alle fatiche fatte da un padre da giovane e fare il debosciato poi con le ragazze dicendo che si ha la passione per le moto… a chi non piacciono le moto? Trovare bella una moto, possederla, non significa avere la passione per la moto. Il vostro compagno o la vostra compagna di avventure imprenditoriali dovrebbe avere la passione, non il piacere.

Con chi pensa troppo al giudizio degli altri

Cantare fuori dal coro è sempre stato un ingrediente che ha sfornato successi. Credere in qualcosa sfrontatamente con tutte le 10^27 molecole del vostro organismo, infischiandosene di cosa pensano gli altri, ha sempre portato a fare la vera differenza. Abbiamo casi eclatanti di chi ha persino esagerato, come Enzo Ferrari, citato pochi paragrafi fa, o Steve Jobs o, perché no, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Alan Turing e centinaia, migliaia d’altri… che ad ogni modo sono pur sempre pochi rispetto a miliardi e miliardi di uomini che hanno abitato questo pianeta. Da che mondo e mondo, chi aveva un’idea e ci ha creduto, se n’è sbattuto altamente di cosa pensassero gli altri. Se avete una buona idea non chiamate in gruppo con voi chi sta sempre a dire frasi del tipo “Ma cosa penseranno…”, “Ma cosa diranno poi…”, “E se poi pensano che…”. Per carità, pur di non avere a che fare con costoro potreste riconsiderare l’idea di proseguire l’attività della nonna ricamando centrini ignifughi al circolo delle ultraottantenni fumatrici incallite.

Continua…

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sistersofmoon Comacchio, Bambino che guarda una vetrina di giocattoli, 1955

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