Più risparmi più diventi povero

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 8

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Più risparmi più diventi povero

E’ un commercialista che arranca “ora” che la strada è in salita. Si arrangia. E’ un professionista come ce ne sono in tanti settori in un paese articolato e complesso come l’Italia. E’ convinto di capire a fondo come vanno le cose, cosa sta succedendo. Ma le cose gli vanno male. Il mondo attorno a lui sprofonda collassando su sé stesso eppure non si rende realmente conto del perché. Come ognuno di noi fatica a lasciare il molo sicuro delle proprie convinzioni e teme di andare a vedere cosa ci sia realmente oltre la linea dell’orizzonte, oltre quello che gli occhi arrivano a vedere dal molo. Crede a ciò che gli fa comodo credere, crede a ciò che è facile credere. Paradossalmente, e all’apparenza, può rivelarsi più semplice vivere questa situazione di perenne collasso piuttosto che quella in cui si deve compiere lo sforzo immane di aprirsi a concetti che ignoravamo, che ci sbalzano fuori dalla nostra zona di conforto.

Primo distacco

Mi chiama sostenendo di voler acquistare un prodotto presso lo store di famiglia. Scopro ben presto che vuole solo farsi consigliare il modello più affidabile e funzionale per le sue esigenze e farsi dare quante più spiegazioni possibili da chi conosce i prodotti a fondo. Prendo l’impegno, vado a trovarlo, sostengo dei costi, gli mostro le schede tecniche, gli offro la mia esperienza, importanti consigli, valutiamo dei modelli assieme e scegliamo quello idoneo. Lui si mostra gentile, mi regala addirittura una bottiglia di vino e poi non lo sento più.

Vengo a sapere che ha acquistato il prodotto su un e-commerce massivo risparmiando qualcosa come 60,00-80,00 Euro senza tener minimamente conto del fatto che il servizio di prevendita che gli ho offerto ha un valore ben più alto di 60,00-80,00 Euro. Avrebbe avuto anche un servizio di installazione più professionale ed un post vendita che non riesce nemmeno ad immaginare. Non tiene conto affatto del capitale umano, dell’esperienza, di quel che mi aveva sottratto in maniera ingannevole (tempo, informazioni, esperienza, servizi, denaro…) sapendo già dal principio che non avrebbe acquistato da me.

Non lo nascondo, non approvai quel comportamento. Così decisi di provvedere in altra maniera alla contabilità aziendale risparmiando ben di più di 60,00-80,00 Euro l’anno. Lui risparmiò 60,00-80,00 Euro una tantum, allo stesso tempo ne perse molti di più all’anno in maniera definitiva.
É per questo che sostengo che non sia un granché come commercialista.

Secondo distacco

Lo stesso commercialista riemerge inaspettatamente come tema di una chiacchierata al mare che intrattengo con il titolare di una agenzia assicurativa. Vengo a conoscenza del fatto che decise di non rinnovare le sue polizze e di spostarle presso una compagnia ritenuta più a “buon mercato”. Probabilmente vede i suoi introiti calare e, non riuscendo a comprendere che si trova in un circolo vizioso, finisce con l’alimentarlo sempre di più.
Si isola sempre più, taglia i costi ma quelli errati, perde il contatto con il pubblico, non è più a sua volta cliente di altri e la gente si dimentica di lui, fa tutto online alla ricerca di un risparmio disperato, mantiene un suv dai costi spropositati (per una questione di immagine) ma il suo studio è ad una manciata di chilometri da casa ed anche un ottimo scooter, o dei mezzi pubblici, si rivelerebbero comunque più proficui per lui rispetto ai risparmi boomerang che persegue nel tentativo di sanare la sua situazione.

L’assicuratore mi spiega altre cose che tendiamo a ignorare. La cosidetta compagnia a “buon mercato” non solo offre un servizio di minor valore (ad esempio non invia periti in caso di truffa e preferisce pagare quando i presunti danni comportano risarcimenti moderati retrocedendo la classe anche ingiustamente) ma è nota tra i professionisti del settore per l’inserimento del diritto di rivalsa (ovvero potrebbe non pagare anche se, ad esempio, eventuale alcol nel sangue rientra nei parametri di legge) con tutte le complicazioni che ne possono derivare. Anche il titolare della compagnia assicurativa non nega di esser rimasto male, dopo anni di rapporti, nel vedere il suo cliente “migrare” a soluzioni ritenute, erroneamente, a più buon mercato.

Le polizze a minor prezzo non coprono l’assicurato allo stesso modo di prodotti validi e, per contratto, prevedono molti escamotage per non liquidarlo (o non tutelarlo), sia in caso di incidente con colpa che con presunta colpa, se l’assicurato ha violato anche solo un minimo dettaglio della famiglia degli “asterischi” che nel contratto sono stati inseriti per sganciarsi dalle responsabilità alla prima occasione. Così è praticamente per tutti le tipologie di prodotti e servizi presenti sul mercato.

La vicenda avrà una conclusione ovvia ma, a quanto pare, invisibile al commercialista. Egli ritiene improbabile che una realtà imprenditoriale che si affida da anni al suo studio possa spostare di colpo tutta la propria contabilità presso altri professionisti. L’agenzia assicurativa, infatti, deciderà di far seguire la propria contabilità altrove e il soggetto in questione perderà ulteriori migliaia d’Euro l’anno a fronte di un risparmio di poche centinaia d’Euro.

Terzo distacco

Il commercialista mi richiama, immaginando che la bottiglia di vino abbia lasciato in qualche modo un buon ricordo, trovandosi ad aver bisogno di un tecnico per il servizio di assistenza. Viene posto in coda alla lista dovendo io dare la priorità ai clienti che hanno creduto in me. La cosa non è di suo gradimento e mostra ancora di non comprendere come mai le cose per lui stiano volgendo in un turbinio di malfunzionamenti. Eppure lui sostiene di conoscere i mercati, l’economia del paese, ciò di cui abbiamo bisogno… e non si accorge che l’avidità gli sta portando via, piano piano, senza che nemmeno avverta lo spostamento d’aria, tutto il benessere di cui godeva in passato.

Mi chiedo: “Come può egli, soprattutto in ragione della sua veste professionale, non comprendere che se acquisterà presso un’impresa “professionale”, “fisica”, “storica”, appena avrà bisogno in qualità di cliente, dei professionisti si impegneranno per lui, mentre, al contrario, nessuna impresa perderà tempo nel seguire colui che porterà solo le cosidette “rogne” per poi, nel momento del dare, alimentare realtà a concorrenza sleale?”.

Conclusioni – Parte prima

Il succo della questione è che a fronte di acquisti sottovalutati, giustificati da un risparmio che si è mostrato poi “fittizio”, il soggetto di questa storia ha ottenuto da un lato un risparmio effettivo esiguo e, dall’altro, ha perso quantità considerevoli di denaro che hanno avuto un peso ben maggiore all’interno del suo bilancio. Inoltre è entrato a far parte di un circolo vizioso di cui non è cosciente: più si attacca a risparmi fittizi e più soldi sta perdendo perché si chiude attorno a sé stesso escludendo altri professionisti dal suo indotto i quali, a loro volta, possono fare a meno di lui.

Tra quelli che esclude ce ne sono alcuni che fanno la sua medesima scelta entrando anche loro nel medesimo circolo vizioso che sottrae loro ricchezza e la accentra in un unico leader (quasi globale) impoverendoli.

Altri invece scelgono di rimanere al precedente sistema, quello storico, tradizionale, quello su cui si è fondata l’Italia ed è cresciuta diventando nel dopoguerra una potenza mondiale (prima che venisse depredata della sua linfa che tanto faceva gola a chi non ci voleva ai vertici). Sono rimasti al metodo virtuoso facendo circolare il loro denaro tra uomini e donne di buona volontà, artigiani, commercianti, tecnici, professionisti, imprenditori e quei consumatori che, proprio perché vengono da lavori d’ufficio (solo in apparenza estranei a tale indotto), hanno in realtà a cuore valori come il capitale umano, il rispetto per le persone, per i lavoratori dipendenti, per i mestieri, e decidono di rivolgersi a imprese locali generando la ricchezza distribuita, quella dove l’Uomo conta, e non ricchezza accentrata dove l’Uomo è considerato alla stregua di un vecchio arnese senz’anima da sfruttare finché funziona.

Dove è stato il risparmio? Se anche tutti comprendessero queste righe, quanto ci vorrebbe prima di rimettere tutto in moto, far riaprire negozi, imprese, ricoltivare mestieri, rivitalizzare l’artigianato e le immense capacità italiane?

I miei migliori auguri per ottimi auspici a tutti conscio del fatto che, probabilmente, solo chi si rende conto di questi circoli viziosi si salverà dai turbinii economici che, in un modo o nell’altro, faranno volare via i tetti delle nostre sicurezze. Non c’è scampo, a meno che non li facciamo volare via prima noi comprendendo quanto sia semplice la spiegazione di ciò che ci risulta difficile vedere, o che non vogliamo vedere… perché fa male.

Chi saranno gli ultimi a capire?

Generalmente si tratta di coloro investiti meno direttamente dal problema o per i quali le ripercussioni si manifestano in un secondo momento come in un colpo di frusta. In questo specifico caso si tratta di coloro i quali attualmente percepiscono uno stipendio da realtà statali o che percepiscono almeno parte dei loro introiti tramite lo stato. Non offrendo prestazioni con scambio diretto di denaro con privati, non hanno attualmente gli strumenti per comprendere le profondità dell’Economia di Mercato. Tuttavia ne fanno parte, ragione per cui, pur in principio inconsapevoli, ne saranno coinvolti in pieno come tutti gli altri, probabilmente anche peggio non potendo loro operare delle articolate scelte indipendenti (ma qui si ritorna in una matematica molto complicata da esprimere in parole semplici).

La Matematica

La matematica e le conoscenze teoriche necessarie a comprendere a fondo questi meccanismi, così come i meccanismi legati all’acquisto di prodotti da mercati deregolamentati (ed a concorrenza sleale), o di servizi considerati “nuovi” di variegate tipologie, sono in realtà ben più complessi e renderebbero la lettura faticosa per non dire incomprensibile. L’esempio del protagonista, raccontato in questo capitolo, ha lo scopo di semplificare al massimo la comprensione della direzione che sta prendendo il paese o, meglio, l’Economia di Mercato.

Quando certi fenomeni saranno ben compresi da tutti sarà, naturalmente, troppo tardi per le masse. Probabilmente è così che cinicamente, o naturalmente, funziona: gli ultimi a comprendere o forse, più semplicemente, quelli che ignorano, pagano per tutti. La conoscenza degli strumenti permette di utilizzarli, il credo in favole che narranno di paesi dei balocchi sappiamo invece dove porta.

Se queste espressioni vi sembrano crude vi chiedo: “Avete mai visto un documentario dove un’orca preda le otarie?”. É la Natura che funziona così eppure le immagini ci appaiono crudeli e quelle povere otarie buone e indifese. Anche se lo sono, e le immagini ci turbano, la Natura lo prevede sia che noi lo comprendiamo o meno.

Dai numeri alle parole – Esempio 1

Mario vuole avere tutto.
Mario vuole avere tutto così come moltissime persone.
Mario ha un’attività o lavora per essa o offre servizi che vi gravitano attorno.
Mario vuole avere tutto anche se il potere d’acquisto è calato.
Mario persegue la strada più facile per continuare ad avere tutto.
Mario si illude di esser l’unico ad aver trovato la strada facile per avere tutto.
I clienti di Mario fanno lo stesso.
Il denaro non circola più intorno a Mario.
Il denaro non circola più attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che la chiusura delle attività li danneggerà.

Dai numeri alle parole – Esempio 2

Mario pensa di iniziare a comprendere.
Mario pensa che tanto, se lo fa solo lui, cosa vuoi che cambi?
I clienti di Mario pensano lo stesso.
Il denaro continua a non circolare attorno a Mario.
Il denaro continua a non circolare attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che per il pagamento degli stipendi aumenta il debito pubblico.

Dai numeri alle parole – Esempio 3

Mario e Giuseppina vogliono avere tutto.
Mario e Giuseppina vogliono avere tutto subito.
Mario e Giuseppina non hanno pazienza di costruire.
Mario e Giuseppina sono pieni di impegni.
Mario e Giuseppina diventano egoisti senza accorgersene.
Mario e Giuseppina dimenticano il mondo attorno.
Mario e Giuseppina si sentono giustificati.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando e buttano.
Mario e Giuseppina trasformano il loro denaro in rifiuti che riempiono le discariche.
Mario e Giuseppina viaggiano su un treno in corsa folle privo di freni.
Mario e Giuseppina non si rendono conto che, anche se stanno seduti, il treno è in corsa.
Mario e Giuseppina fanno i confronti con le persone intorno.
Le persone intorno si comportano come Mario e Giuseppina.
Mario e Giuseppina si convincono di non perturbare l’ambiente esterno con le loro scelte.
Mario e Giuseppina perseverano.
Mario e Giuseppina vivono uno stato di malessere ma non ne comprendono l’origine.

Conclusioni – Parte seconda

Ma allora, se più risparmio e più divento povero, dovrei trovare un modo per spendere tanto? No. Assolutamente no. Semplicemente non ci serve tutto, semplicemente non dovremmo pensare di avere ogni cosa. Dovremmo pensare a cosa per noi è effettivamente importante in profondità, fare una o più scelte e perseguirle con cura lasciando scorrer via il confronto con gli altri. Dovremmo in sostanza evitare di riempire discariche di temi ignorati.

Continua…

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Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Sen. John Sherman sulla promulgazione della prima legge antitrust statunitense, 1890.

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi legge i titoletti di un articolo in neretto e pensa di aver appreso qualcosa

I tuttologi li cito in quest’unico capoverso per brevità. Chiunque abbia sentito dei tuttologi giudicare, parlare del lavoro d’altri, di impresa, o di quanto più lontano dalla loro preparazione, si rende bene conto da sé che: “E’ uno spettacolo raccapricciante” (cit. Jack nel film “La leggenda di Al, John e Jack”, Italia, 2002).

Dai tuttologi deriva una branca in forte crescita nell’ultimo decennio, ovvero “quelli che navigano tra titoli in neretto” pensando di potersi sostituire al medico, allo specialista, all’artigiano, al professionista, al negoziante esperto e così via. E lo fanno senza nemmeno terminare la lettura di un articolo completo, senza verificare una fonte che sia una, senza operare i dovuti approfondimenti del caso, senza cercare importanti altri studi sul tema messi a disposizione dai principali centri di ricerca, dalle Università, da professionisti qualificati, da chi espone una tesi e da chi la confuta… nulla.

Parlano perturbando semplicemente l’aria con discutibili onde sonore.
E non sia mai che abbiano un minimo di carisma! Quando questo fenomeno si verifica, trascinano anche un intero quartiere di condomini, colleghi di lavoro, compagni di sport, clienti, malcapitati, nel caos più totale. Questo ha enormi ripercussioni persino sui mercati i quali diventano più facilmente analizzabili dai “motori di ricerca” che da professionisti del settore i quali, probabilmente, dispongono di minori strumenti di fronte all’irrazionalità.

Inquinamento acustico, nulla di più. Dicono che il caffé fa bene o il caffé fa male in base a quello che questa estate hanno letto su servizi di giornali o “news smartphoniane” (ovvero nel mini formato ideale per divulgare ignoranza, due righe di titolo che devono dire tutto ma che non significano nulla) portati al mare. Figuriamoci leggere un’intera tesi di Laurea da 200-300 pagine e leggerne altre per confutare la tesi iniziale e andare a reperire testi scritti da scienziati e andare a verificare chi finanziava tali scienziati e cercare opportuni giornalisti scientifici… Complicato vero?

Io eviterei di realizzare progetti con chi pensa di consocere un tema e invece ha letto solo qualche nota stonata e non contestualizzata e fa invece perno sulle convinzioni che ha individualmente maturato sulla base di suggestioni e di un “sentito dire” filtrato e assimilato soprattutto sulla base di quel che “vuole sentirsi dire”. Conoscere a fondo un tema è uno sforzo, e richiede molto tempo, è bene parlare di quel che si sa riconoscendo di non saperne comunque mai abbastanza (così da lasciare la mente aperta per imparare nuove cose) o, in alternativa, non parlare affatto che il silenzio può esser d’oro.

Con chi fugge la fatica

Se devi spostare un bancale di legno che sostiene un carico di merce dovrai fare uno sforzo tanto maggiore quanto maggiore è l’attrito tra le superfici e la massa del carico. Se non vuoi fare questo sforzo dovrai disporre di un muletto e pagare l’energia che lo muove. Non c’è modo in questo Universo di compiere un lavoro senza uno sforzo. Eviterei soci, collaboratori, membri che affermano che grazie a loro otterrai qualcosa con estrema facilità. L’ultimo che l’ha fatto, un incubatore, mi ha promesso che se gli dicevo come costruisco le mie bici elettriche ad elevate prestazioni lui me ne avrebbe fatte vendere a centinaia ad un noto marchio che produce motocicli. Ebbi una reazione di diffidenza che a stento nascosi. Poco tempo dopo il marchio cui faceva riferimento ammise il suo affanno, non avrebbe pagato un bel nulla e, probabilmente, avrebbe agito per “operare” senza di me. In seguito venni a sapere che il tale incubatore dalle facili soluzioni fu indagato per truffa (certo indagato non vuol dire condannato ma ci farei comunque attenzione).

Con chi ha sete di dominare su di te anziché desiderio di eguaglianza e lavoro di squadra

Eviterei fermamente coloro che vedono un vostro progetto, si mostrano affascinati, vi lusingano, si rendono attenti ai vostri interessi e problemi e poi, senza che capiate come è accaduto, subentrano al postro vostro portandovi via quel che voi avete costruito con immane fatica. Sebbene anche a costoro prima o poi ne capiteranno delle belle, ci porrei comunque molta attenzione perché il loro algoritmo sinuoso vi avvolge comodamente e tutto accade senza che vi accorgiate come e quando certe situazioni abbiano avuto inizio. Poi magari “sbroccherete” e tutti, naturalmente, daranno la colpa a voi per via della vostra pessima reazione. Inquadrateli subito, evitateli fin dal principio, proseguite la vostra strada e tenete da conto l’esperienza fatta. Non avere di questi punti deboli è un buon modo per avere un sistema immunitario imprenditoriale robusto.

Con chi ha eccessivamente i tuoi stessi interessi

Paradossalmente, sebbene chi coltiva i tuoi stessi interessi dovrebbe remare dalla tua parte, in realtà prima o poi potrebbe desiderare di andare per la sua strada portando con sé preziose conoscenze tecniche che ti sei fidato di raccontargli. Si tratta di un comportamento che possiamo ritenere scorretto a meno che non sia stato lui a raccontarle a te (in tal caso è più che lecito che l’autore di un progetto decida di virare per una nuova strada) o che le abbiate coltivate all’unisono (più raro e difficile da gestire ma comunque accettabile). Passioni variegate non solo sono più costruttive ma evitano inutili competizioni e atteggiamenti opportunistici, inoltre responsabilizza ognuno sul proprio settore e lo rende di pari importanza agli altri settori rappresentati dagli altri membri del team… ad ognuno il suo ruolo (es. meccanico, elettronico, informatico, grafico…), le sue competenze e le sue responsabilità.

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Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non se la sa cavare da solo

Chi fa impresa in modo avveduto solitamente vanta una forte autonomia. Non si spaventa davanti ai problemi che incontra perché, se sono piccoli, li sbroglierà da solo grazie alla sua praticità (la medesima con cui ha costruito i suoi progetti), se sono grandi invece, impiegherà più tempo, più energie, più risorse, e li userà come leva per incrementare le sue opportunità grazie a quel che ne trarrà d’insegnamento (difficile da digerire per chi, all’opposto, vede i problemi solo come ostacoli pruriginosi).

Fior fior di imprenditori sono inarrestabili anche davanti ai topolini che spaventano elefanti da 5 tonnellate. Ti sorprendono quando scopri che, all’occorrenza, sanno persino cucinare o cucirsi un bottone. Detestano farsi fermare soprattutto dai piccoli contrattempi. D’altra parte, qualora vi venisse voglia di curiosare tra le pagine di saggi dedicati al calcolo delle probabilità, potreste scoprire come piccoli contrattempi sovente abbiano portato ad intersezioni o a scioglimenti di situazioni con inediti sviluppi annessi. Quelle circostanze che la gente dal credo lasco chiama “il caso”.

Quindi, in sostanza, chi se la sa cavar da solo è costantemente messo alla prova, si misura di continuo con sé stesso e fa impresa in modo più fluido, concentrato, nonché costantemente aggiornato su “cose” che non si trovano sui libri, ovvero: i problemi che ha risolto ed i metodi che ha impiegato, e via via evoluto, per riuscirci. Egli manovra senza troppi problemi i suoi strumenti quotidiani, si procura l’occorrente per i suoi “ordinari imprevisti” e, qualunque cosa accada (nei limiti del possibile), si presenterà al suo impegno emanando una solida aria di affidabilità (magari sdrammatizzata da una vena comica, spesso insita in chi ha sofferto, patito e, se è andata bene, persino risolto e superato).

D’altra parte, chi invece vede tutto come piuttosto difficile, se non impossibile, potrebbe aver bisogno di trovare prima il suo tempo, la sua fase, la sua sincronia, la sua relazione prima e la sua organizzazione poi, con ciò che gli accade attorno… e fare così bellissime scoperte.

Quelli appena riportati sono in realtà esempi stupidi che contengono però un grosso fondamento (gli esempi stupidi si comprendono meglio dei grossi fondamenti).

Con chi ha abitudini da mammone

La categoria dei mammoni è strettamente correlata a quella di coloro che non se la sanno cavare da soli. Ma è molto differente. Va precisato infatti che mentre i mammoni sono soliti non risolvere i problemi, non è detto che tutti coloro che sono soliti non risolvere i problemi siano mammoni (ci sono ad esempio, da un lato, quelli che non dispongono delle possibilità per poter affrontare un problema nel dato campo o quelli che non sono preparati, dall’altro i menefreghisti, gli indifferenti, fino ai corrotti).

I mammoni non hanno nulla a che fare con gli imprenditori ma un giorno potrebbe balenar loro nella mente di imitare una figura di riferimento (proprio come fanno i bambini), alla stregua di un gioco, e chi viene coinvolto nelle loro attività viene coinvolto in un caos irrazionale mosso alla radice da un’educazione (e relativa maturazione) incompleta.

Non ispirano un grande affidamento, quello che un “punto di riferimento” è solito darti. Osservarli, inoltre, fa un brutto effetto: ho visitato aziende dove i titolari si lamentavano di ogni minimo pelo superfluo con una lagna che musicalmente richiamava quella di un’intera scuola materna bloccata in pullman su una salita di campagna dove non è possibile far inversione, il navigatore ha suggerito il percorso sbagliato non tenendo conto delle dimensioni del mezzo, tutti hanno fame e bisogno del gabinetto, inoltre un equipe specializzata di gatti in calore si sta accoppiando nervosamente nel fienile a pochi metri.

Per una semplice riflessione basti solo pensare: “A chi si ricorrerà quando nell’impresa accadrà qualcosa che la mamma* non potrà sistemare per loro?”. E’ una buona cosa avere in team membri che siano in grado di sbrigare quanti più imprevisti da soli, che sappiano comunicare, condividere ed emanare sicurezza e solidità. Membri che non stiano lì a comandare solo per il gusto di comandare, per un capriccio, ma perchè hanno le doti del comando, tengono bene insieme una squadra, motivano, partecipano, osservano, comprendono e, se necessario, mettono a disposizione anche le loro spalle per reggere, mentalmente o muscolarmente a seconda delle necessità, i carichi extra.

*O la moglie in qualità di sostituta sacrificale della mamma, nonché donna incompresa che conosce bene questi discorsi e che, se ora sta leggendo, tra ricordi e nostalgie si sta chiedendo qualcosa del tipo: “Chi me l’ha fatto fare? C’era quel batterista che si fumava i cannelloni davanti al forno ma era così biondo e così indipendente… sob…”.

Possibile che al primo intoppo si fermi il mondo? L’autonomia è la prima cosa, così come affrontare imprevisti, piccole grandi noie, trovare soluzioni e cavarsela da soli, evitare di pensare ogni volta come prima opzione: “Chi potrebbe risolvere questa noia per me?”. Come pensiamo di scoprire come è fatto il mondo se demandiamo sempre agli altri di farlo per noi?
Fare impresa con simili soggetti è come camminare con una zavorra inutile, una fatica disumana per fare una passeggiata che per altri è una movenza leggera.

Con chi cerca sempre di proporti trovate truffaldine

Evitate fermamente coloro che sostengono, con veemenza così come con preoccupante calma, nel loro caso certe trovate di dubbio gusto, opinabili se non letteramente truffaldine, sarebbero “lecite perché…”. Ricordo quasi ridente coloro che mi hanno proposto esplicitamente (ma con un giro di parole in grado di far risultare positivo all’alcool test anche Gandhi) di scrivere articoli falsi per promuovere tecnologie “fallate” che non decollavano. Rifiutai ma non persi realmente il denaro offertomi, semplicemente loro non meritavano il mio supporto, di conseguenza io non meritavo una retribuzione per qualcosa di falso. Curiosità: tra questi non solo italiani ma anche persone di paesi stranieri che accusano l’Italia di esser un popolo di furbetti. Un po’ come il bue che dice cornuto all’asino. Ma vorrei evitare incidenti diplomatici. Chi vuol capire ha capito. Ad ogni modo, se per raggiungere i vostri scopi, il vostro collaboratore ha bisogno di barare, è evidente che voi non avete bisogno del vostro collaboratore.

Con chi non sa dimostrare quello che dice

Saper dimostrare quanto si afferma è una carta vincente. Studiare la matematica addestra seriamente a questa sana abitudine. Sebbene il carisma convinca la gente, lo fa sfruttando l’ignoranza e le debolezze e non attecchisce affatto sulla gente in gamba, preparata, dotata di acume e intelligenza, ovvero sulla gente per la quale una tua dimostrazione sui reali vantaggi del tuo/vostro progetto si traduce nella pubblicità più preziosa che ci sia, il passaparola.
Tu dimostra il vero a chi lo sa comprendere e lascia che chi comprende esponga poi le sue sensazioni a tutti gli altri (magari proprio con carisma).
Ma se tu o il tuo collaboratore propronete un progetto che promette cose che non siete in grado di dimostrare, state pronti a perdere ogni forma di credibilità perché, prima o poi, accadrà (anche se inizialmente può non sembrare possibile).

Continua…

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Con chi non è stato educato a sudarsi i desideri

Il desiderio è il combustibile che alimenta il motore dell’uomo, ovvero la sua mente. Stimolare il desiderio significa stimolare l’ingegno, le attitudini, la capacità di risolvere problemi, di progettare, di programmare e finalizzare obiettivi. Il desiderio rinforza, permette di riconoscere il valore delle cose, perché ce le fa osservare più lentamente e con più attenzione mentre non le abbiamo ancora e bramiamo. Il desiderio mette alla prova quanto siamo disposti a sacrificarci per perseguire il nostro sogno. Il desiderio attribuisce il valore a quel che desideriamo e tanto più sarà stata dura raggiungerlo, tanto più rispetto ne avremo perché terremo conto delle immani fatiche fatte provando un enorme senso di soddisfazione e sazietà interiore. Senza desiderio siamo quasi inanimati, totalmente annoiati, inaffidabili e perdiamo occasioni in rapida successione. Fare impresa con chi non ha la scintilla del desiderio, la dedizione al sacrificio, al duro impegno, al mettersi alla prova, all’agonismo… rappresenta un reale rischio, molto più dei rischi d’impresa noti.

Con chi non rinuncia mai alle comodità

Chi non salta mai i pasti, non rinuncia mai ai weekend, ogni mossa che fa la deve fare comodamente oppure nisba… certamente non rappresenta l’elemento di impresa ideale per un gruppo pieno di progetti. Presi dall’euforia potreste ritrovarvi, dapprima, a lavorare il doppio per sopperire alle sue mancanze e, in seguito, a litigarci perché non ritenete più che vi siano le condizioni di equità. Progetti tosti, richiedono persone toste. Ne sapeva qualcosa un certo Enzo Ferrari che, portando questo aspetto al limite (a mio modesto giudizio pure troppo), negli anni d’oro, ha realizzato quel che ha realizzato con persone, come lui stesso le definiva, di “buona volontà”. Bisogna aver fame, non sazietà.

Con chi non alimenta da una vita le sue passioni a suon di rinunce verso altro

Una passione è vera, reale, consistente se e solo se ha richiesto la rinuncia a qualcos’altro. Una passione è vera quando è difficile. C’è una rinuncia continua, un sacrificio continuo e sforzi continui su un piatto della bilancia. Sull’altro piatto il tutto è contrappesato proprio dalla passione (e null’altro potrebbe farlo). In condizioni facili, di agiatezza, di piatti serviti, di situazioni ritrovate già esistenti in seguito a lavoro d’altri, non c’è passione ma solo il possedimento di qualcosa che dispone di per sé di carisma. Un po’ come ritrovarsi una bella moto d’epoca in garage grazie alle fatiche fatte da un padre da giovane e fare il debosciato poi con le ragazze dicendo che si ha la passione per le moto… a chi non piacciono le moto? Trovare bella una moto, possederla, non significa avere la passione per la moto. Il vostro compagno o la vostra compagna di avventure imprenditoriali dovrebbe avere la passione, non il piacere.

Con chi pensa troppo al giudizio degli altri

Cantare fuori dal coro è sempre stato un ingrediente che ha sfornato successi. Credere in qualcosa sfrontatamente con tutte le 10^27 molecole del vostro organismo, infischiandosene di cosa pensano gli altri, ha sempre portato a fare la vera differenza. Abbiamo casi eclatanti di chi ha persino esagerato, come Enzo Ferrari, citato pochi paragrafi fa, o Steve Jobs o, perché no, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Alan Turing e centinaia, migliaia d’altri… che ad ogni modo sono pur sempre pochi rispetto a miliardi e miliardi di uomini che hanno abitato questo pianeta. Da che mondo e mondo, chi aveva un’idea e ci ha creduto, se n’è sbattuto altamente di cosa pensassero gli altri. Se avete una buona idea non chiamate in gruppo con voi chi sta sempre a dire frasi del tipo “Ma cosa penseranno…”, “Ma cosa diranno poi…”, “E se poi pensano che…”. Per carità, pur di non avere a che fare con costoro potreste riconsiderare l’idea di proseguire l’attività della nonna ricamando centrini ignifughi al circolo delle ultraottantenni fumatrici incallite.

Continua…

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sistersofmoon Comacchio, Bambino che guarda una vetrina di giocattoli, 1955

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non cambia mai idea

Le idee necessitano di menti malleabili per adattarsi a tempi, situazioni e condizioni circostanti. Un volume irregolare si riempirà in maniera naturale con un fluido; se desiderate invece riempirlo con un rigido blocco di ghisa potrete anche farlo, ma questo dovrà essere portato a fusione e… richiederà molta più energia. La vostra energia. Inoltre basterà che si molli smettendo di fornire energia prima del previsto ed il blocco tornerà rapidamente rigido facendovi mancare il risultato o provocando addirittura dei danni al contenitore, ovvero al vostro progetto. Tentare di riempirlo con parti solide, infine, lascerà molti spazi vuoti…

Una mente rigida rappresenta un forte freno alla pianificazione ed allo sviluppo di un progetto, in alternativa dovrà dimostrare magistralmente le sue tesi. Le chiacchiere in impresa non sono consentite, specialmente i “se” e i “ma”; congiunzioni e avverbi di dubbio possono rendere fin troppo facile cadere nel tranello dell’insussistenza. Valutate attentamente l’esperienza di chi collabora con voi: gli anziani sono restii ai cambiamenti tuttavia la loro esperienza è oltremodo preziosa, vanno comunque ascoltati, ma non solo, dovreste farlo a stomaco vuoto e rifiutare inviti a pranzo/cena che possono servire invece a rendere “voi” malleabili dove non è opportuno.

Con chi è facile a rapide conclusioni

Andrebbero evitati come la peste coloro i quali mostrano tamburellanti inclinazioni nell’affermare “Ma cosa ci vuole!”, “Basta che…”, “Ma è una cavolata!” e, allo stesso tempo, non riescono mai in quel che dicono.
Effettivamente “Le cose andrebbero fatte nel modo più semplice, ma non è semplice”, diceva Einstein. Quindi, semplificare, è in realtà un duro lavoro e, chiunque si sia occupato di ottimizzare una qualunque cosa, lo sa bene. Pertanto chi semplifica con facilità non è intelligente, è superficiale.

Con chi è solito non finire mai le cose che inizia

Chi cade troppo facilmente in rapide conclusioni e non riesce mai in quello che dice attribuendo la colpa dei suoi insuccessi ad altri (mai a sé stesso), vi porterà in rapida rovina. Per lui tutto quel che di affascinante vede fare agli altri è facile e, a suo dire, non ci vorrebbe nulla a farlo, anzi, lui sarebbe pure più bravo. Ha il portfolio con zero elementi, si stufa rapidamente di ogni nuovo stimolo, ogni 5 minuti gli interessa una cosa diversa ed ogni minuto successivo gli interessa sempre meno.

Con chi pensa che tutto sia un complotto

I complotti esistono ma quelli veri, state tranquilli, non li conosciamo. Tutto il resto sono chiacchiere utilizzate magistralmente per distrarre la massa con tecniche che, forse, potrete dedurre leggendo testi di “Ingegneria sociale” (dipende quali, con quali fonti, con quali casi di studio e con quali dimostrazioni).
Il pensiero continuo che tutto sia un complotto contro di voi e contro la vostra idea è un’ottima fobia utile a non farvi impegnare su nulla.
A meno che non troviate una pillola miracolosa che con 10 centesimi di euro guarisce tutte le malattie oppure alimenta un veicolo per sempre, state tranquilli che non correte alcun rischio, sempre che non siate voi stessi a bazzicare ambienti poco raccomandabili. Occhio alle fobie quindi, potrebbero solamente essere il frutto della “vostra paura” di avere successo nel vostro progetto e che questo successo implichi impegni e responsabilità che non siete pronti a sostenere magari perché di buona mente ma pigri, oppure perché è necessario maturare ancora.

Continua…

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Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 1

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

Con chi ostenta la ragione

Quando parli con una persona intelligente questa mostrerà curiosità nei tuoi confronti e non cercherà di importi il proprio pensiero, piuttosto sarà curiosa di apprendere il tuo per poterlo valutare, argomentare, far proprio estraendone il meglio e scartandone quanto ritiene non sia compatibile con la propria esperienza. Punti di vista concordi e discordi saranno considerati dalla persona intelligente, in ogni caso, spunti utili a migliorare la propria esperienza.

Al contrario chi inizia subito a “importi” il proprio pensiero evidenzierà questo comportamento evitando di ascoltare, interrompendoti senza che tu possa completare il senso logico delle frasi (chi ti interrompe al momento giusto, invece, potrebbe stare manifestando un notevole interesse e un impaziente desiderio di approfondire) o distraendosi fintantoché esporrai ciò che a lui non interessa. Se poi tal soggetto alzerà la voce, mostrerà gesti marcati del corpo che richiamano agitazione, veemenza e, addirittura, aggressività, allora dimostrerà ignoranza e ottusità non indifferenti, tipici di chi “distrugge”, non di chi “costruisce”. Ovvero di chi non è adatto ai lavori di gruppo.

Se, infine, il tuo interlocutore, sentendo il tuo ragionamento dirà frasi del tipo “Ma cosa c’entra?!?” solo perché non riesce a capirlo, magari perché elaborato, magari perché ricco di collegamenti con argomenti correlati che specializzano la conversazione, magari perché riportante esperienze che per te sono state utili (motivo per cui pensi valga la pena portarle all’attenzione degli altri) ma che lui proprio si rifiuta di ascoltare (in fondo solo perché tentare di immedesimarsi e imparare qualcosa di nuovo implica uno sforzo) allora ti propongo questo spunto che amo particolarmente: Guardati dall’uomo di un solo libro“, Confucio.

Le persone che non fanno proprie le opportunità di esperienza perdono continuamente importanti occasioni e non sono idonee a fare impresa (specie in un mondo come quello moderno in cui il livello dei mercati si è alzato notevolmente e richiede basi veramente robuste per intraprendere), ricadono sempre negli stessi errori e non imparano mai. Il risultato si traduce in continue perdite (di risorse, tempo e motivazione) per la squadra di cui fanno parte.

Facci caso: parlano parlano parlano… ma non hanno reali conoscenze dei temi che affrontano, più che altro hanno idee saldamente fissate in mente e cercano attorno a loro solo addensanti a supporto delle loro tesi (scartando ovviamente tutto il resto, anche ciò che è retto da solide basi scientifiche). Quando non conseguono i risultati di cui parlavano offrono motivazioni confusionarie, poco chiare, mai definite, insomma delle caotiche scorciatoie per chiudere ogni discorso piuttosto che approfondire ragionevolmente la vera e propria comprensione dell’accaduto. Danno forfait. Hanno una tendenza sistemica a trattare allo stesso modo anche gli oggetti, cianfrusaglie sparse ovunque nei loro spazi, accatastate, scassate, tenute male, sovente malfunzionanti, addirittura che non ricordano di avere o di cui si stancano rapidamente…

Tirano avanti finché il mondo li sostiene ma, arrivati al punto di rottura, il mondo stesso gli crolla addosso con loro immenso stupore. Non sono persone cattive (tutti abbiamo i nostri difetti) solo che, spesso, sono irrequiete come se fuggissero da qualcosa che gli ha fatto male invece di cercare la causa di tale disagio ed elaborarla (certamente più impegnativo e faticoso). In questo modo sfogano maldestramente la loro collera e le loro questioni su tutti coloro che hanno intorno e su tutto ciò che gli capita a tiro. Il loro modo di pensare subconscio è: “Ti impongo il mio pensiero perché sono arrabbiato per motivi miei e voglio che almeno una cosa vada come dico, così uso la forza per farti assorbire la prepotenza -che mi offre uno sfogo temporaneo- anziché la logica per parlare di ciò che mi angoscia… che è ben più impegnativo”. Ed è proprio questo che li frega: scansano l’impegno che sarebbe necessario fino a che l’impegno non diventa una montagna chiaramente visibile, quasi impossibile da valicare. Ciò che sta danneggiando la loro vita privata può così danneggiare anche il lavoro di un intero gruppo.

Alla fin fine possono essere anche buoni, divertenti, ottimi amici, ma la disciplina è alla base dell’impresa, in particolar modo della piccola giovane impresa. Il lavoro non avrà la delicatezza di comprendere i nostri problemi e ci mostrerà impassibilmente gli esiti di quello che stiamo facendo. L’impresa richiede apertura mentale, flessibilità, innovazione continua e, volenti o nolenti, non ammette punti di vista fissi, radicati, irrazionali, né tantomeno antitetiche elucubrazioni mentali provenienti dalla vita privata.

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