Tecnologie in Edilizia – L’importanza del tetto -2-

Tetti ben fatti

Le caratteristiche meccaniche tecnologiche di un ottimo tetto

Un buon tetto si caratterizza per un insieme di requisiti indispensabili che agiscono in maniera sinergica e garantiscono il massimo comfort e il maggior risparmio energetico in ogni stagione.
Si possono distinguere fra quelli meccanici, riguardanti la tipologia della struttura, e tecnologici.

REQUISITI MECCANICI: la resistenza
La struttura portante di ogni tetto nelle due tipologie principali (piano continuo di un solaio in latero-cemento o discontinuo di un solaio in legno) deve sopportare carichi permanenti (strutturali) e sovraccarichi accidentali, riconducibili principalmente all’azione di agenti atmosferici, come la neve o il vento:

  • per pendenze che vanno dai 20° ai 60°, in cui la neve si accumula in strati che possono scivolare verso il basso, la normativa prevede la necessita’ di distribuire sulla copertura elementi fermaneve, disposti per file parallele alla linea di gronda in quantita’ proporzionale alla criticita’ della situazione;

  • la forza del vento agisce in maniera distribuita o localizzata, sotto forma di turbolenze e vortici: in questo caso esercita una pressione soprattutto sulle linee di bordo, di gronda, di colmo, che vanno accuratamente ancorate.

 

REQUISITI TECNOLOGICI: controllo delle condizioni “igrometriche” del manto

 

La porosita’ naturale delle tegole nei manti in laterizio rende le coperture relativamente permeabili, e cioe’ traspiranti e resistenti all’acqua allo stesso tempo.
Dopo precipitazioni abbondanti, pero’, le tegole imbibite d’acqua si asciugano velocemente solo esternamente per l’azione del sole e del vento: se non si provvede in qualche modo, l’intradosso puo’ rimanere umido per lungo tempo, originando possibili fenomeni degenerativi delle tegole stesse e degli strati sottostanti.

Uno dei modi per mantenere temperatura e umidita’ il piu’ possibile uniformi fra esterno e interno e’ adottare una micro – ventilazione sottomanto, posando a secco gli elementi del manto su supporti (listelli di legno) paralleli od ortogonali alla linea di gronda (fig. 1).
Una pendenza intorno al 35% e’ sufficiente per determinare differenze di pressione e temperatura tra la linea d’ingresso dell’aria (linea di gronda) e la linea di uscita (linea di colmo), necessarie per innescare il movimento dell’aria nell’incavo creato. Naturalmente la linea di gronda e quella di colmo devono essere libere da ostruzioni.

microventilazione.jpg

La micro – ventilazione sottomanto puo’ essere incrementata mediante speciali tegole d’areazione.

REQUISITI TECNOLOGICI: controllo delle condizioni “igrometriche” del tettoScambi termici in inverno e in estate
Il tetto svolge un ruolo rilevante nel bilancio energetico degli edifici: migliorarne le prestazioni termiche influisce positivamente sul microclima interno, riducendo i consumi energetici dovuti a riscaldamento e raffrescamento e di conseguenza l’inquinamento ambientale. I due parametri essenziali in questo senso sono:

  • l’isolamento termico, che si determina quantificando le dispersioni termiche in periodo invernale;

  • la ventilazione, che consente di ridurre il flusso termico entrante nel periodo estivo e di smaltire il vapore interno nel periodo invernale.

Durante il periodo invernale, un buon tetto deve limitare le dispersioni termiche e accumulare il calore fornito dall’irraggiamento solare, in modo da poterlo rilasciare lentamente negli ambienti interni durante la notte. E’ necessario quindi uno strato isolante che, posizionato all’estradosso del solaio di copertura (al di sotto e non interposto ai listelli di ventilazione, fig. 2), sia in grado di migliorare il controllo dei ponti termici e limitare i fenomeni di condensa.
Un altro aspetto da non sottovalutare e’ il controllo degli eventuali ponti termici in corrispondenza dei cordoli e delle travi in cemento armato.

stratoisolante.jpg

Un tetto con un buon sistema di ventilazione garantisce invece un generale raffrescamento naturale degli ambienti sottotetto, con conseguente aumento del comfort e diminuzione dei costi. Si puo’ realizzare come ventilazione sottomanto:

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oppure, in presenza di sottotetto non abitato, si puo’ attivare mediante aperture contrapposte ubicate nelle chiusure verticali; in questo caso lo strato termo-isolante andra’ posto all’estradosso dell’ultimo solaio interpiano.
Controllo della condensa interstiziale
La condensa interstiziale si forma di solito in inverno negli strati esterni di chiusura, quando il vapore interno, migrando verso l’esterno, incontra materiali ad elevata impermeabilita’. Questo si verifica quando questi strati si trovano sopra lo strato termo – isolante.

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Fra le possibili soluzioni si può:

  • “bloccare” il vapore ascendente sotto lo strato termo – isolante con uno strato a elevata impermeabilita’ al vapore (polietilene, membrane bituminose), detto barriera al vapore.

  • diffondere l’eventuale vapore attraverso il tetto, anziché bloccarlo, con una membrana impermeabile e traspirante che, resistendo al vento e all’acqua, permette il passaggio all’esterno del vapore, impedendo di fatto la formazione della condensa interstiziale.

     

Tecnologie in Edilizia – L’importanza del tetto -1-

Tetti ben fatti 

Il corretto isolamento nelle coperture 
Isolamento adeguato ai limiti di trasmittanza riportati nel decreto legislativo n.311

Il rendimento energetico nell’edilizia e’ un argomento affrontato in Italia dal Dlgs n. 311/2006 che, in vigore dal 2 febbraio 2007, fornisce i nuovi parametri di riferimento sulle dispersioni di calore per tutti gli edifici nuovi e ristrutturati. Il provvedimento e’ un intervento necessario in vista di un risparmio energetico che nei prossimi anni dovrebbe diventare sempre piu’ consistente in un paese, come il nostro, dove all’edilizia si riconduce il 40% circa dei consumi energetici totali.

Valori limite, zone climatiche, soglie temporali

Nello specifico, la normativa fornisce i valori limite di trasmittanza termica (espressa in Kwh/m2k) per tutte le superfici dell’edificio, in modo da stabilire un grado di isolamento ideale. Questi valori non sono univoci per tutto il paese ma variabili in funzione della zona climatica dei vari Comuni di appartenenza.

Il territorio italiano e’ stato infatti suddiviso in 7 zone climatiche, che vanno dalla zona A (in cui rientrano i Comuni piu’ caldi) alla F, (che comprende i piu’ freddi): i valori di trasmittanza diventano progressivamente piu’ bassi dalla A alla F, dove la richiesta di riscaldamento e’ maggiore e l’involucro degli edifici deve riuscire a disperdere all’esterno la minor quantita’ possibile di calore.

Inoltre e’ previsto che tali limiti diventino ogni anno piu’ severi, fino al 1° gennaio 2010, come si evince dalla seguente tabella, che riporta i dati relativi alle coperture:

tabella-trasmittanza.jpg

Arginare la dispersione di calore dal tetto

E’ stato calcolato che in ogni edificio il 25-30% circa delle dispersioni termiche avviene attraverso il tetto. L’isolamento di questa parte incide dunque in maniera rilevante sul risparmio energetico complessivo e deve essere realizzato non solo scegliendo con attenzione il materiale isolante, ma impiegando anche un corretto spessore, in modo da verificare quanto previsto dalla normativa.

Di seguito sono riportati due esempi di calcolo utili per individuare il corretto spessore del materiale isolante in relazione alla zona climatica e alle 3 soglie temporali.

I calcoli sono stati eseguiti sulla seguente stratigrafia:

stratigrafia_tetto.jpg

1) intonaco per interni a base di calce e gesso, spessore=1,5 cm;
2) solaio in latero cemento 16+6, spessore=22cm; massa volumica 1800 kg/m3 (resistenza termica 0,33 m2K/W, desunto dalla UNI 10355 rif.2.1.03);
3) camera non ventilata spessore=5 mm;
4) strato isolante EPS 100, con coefficiente di conducibilita’=0,034 W/mK;
5) camera debolmente ventilata spessore=60 mm;
6) pannello multistrato OSB;
7) guaina bituminosa ardesiata spessore=3,5 mm.

Secondo la norma UNI 6946, se la copertura e’ ventilata va trascurato il contributo resistivo delle tegole e dell’aria. La massa delle tegole ai fini del calcolo e’ trascurabile, di essa non si sfrutta l’inerzia, essendoci una camera di ventilazione.

Gli ottimi valori di trasmittanza termica dell’EPS, unitamente agli altri materiali che compongono la stratigrafia, coprono tutti i limiti previsti dal Dlgs, se considerati nei due diversi spessori da 6 e 8 cm. In particolare:

con strato EPS da 6 cm si verificano tutti i valori richiesti fino alla zona climatica C, nelle ultime due soglie temporali (2008-2010):– massa: 295,91 kg/m2
trasmittanza U: 0,36 W/m2K
– fattore di attenuazione: 0,1527
– sfasamento: 9h 15′

con strato EPS da 8 cm si verificano tutti i valori richiesti fino alla zona climatica F, nell’ultima soglia temporale (2010):– massa: 295,91 kg/m2
trasmittanza U: 0,29 W/m2K
– fattore di attenuazione: 0,1489
– sfasamento: 9h 21′

 

Impianti fotovoltaici: Tipologie di impianto

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Tipologie di impianto

L’effetto fotovoltaico consiste nella trasformazione della radiazione solare (diretta e diffusa) in energia elettrica. Questa avviene all’interno della cella fotovoltaica, costituita da un sottile strato, compreso tra 0,25 e 0,35 mm, di materiale semiconduttore, molto spesso silicio, mono o policristallino.

Un impianto fotovoltaico e’ formato da un insieme di apparecchiature, fra cui la più evidente è certamente il generatore fotovoltaico, costituito da numero variabile di stringhe, costruite con pannelli (formati a loro volta da un insieme di celle fotovoltaiche) in numero variabile, per ottenere la potenza voluta.

Tipologie e caratteristiche degli impianti fotovoltaici. Esistono due tipi di sistemi fotovoltaici: gli impianti con accumulo (o “a isola”) e gli impianti connessi alla rete. Hanno alcune componenti in comune, fra cui, fondamentali, i moduli fotovoltaici stessi.

Quelli del primo tipo sono elettricamente isolati e autosufficienti e dispongono di una batteria di accumulo che puo’ conservare l’energia raccolta dall’irraggiamento solare e permettere un uso differito dell’energia elettrica.

Quelli connessi alla rete, invece, iniettano direttamente nella rete nazionale l’energia prodotta. Sono questi che permettono agli edifici (abitazioni private, aziende, ecc.) di produrre energia elettrica autonomamente, con un doppio vantaggio: una detrazione dalla bolletta di tutti i kWh prodotti dall’impianto e una monetizzazione di tutta l’energia prodotta dall’impianto.
Fisicamente, sono composti da:

  • moduli fotovoltaici, che trasformano in energia elettrica a corrente continua l’irraggiamento solare captato durante il giorno;
  • inverter, con il compito di trasformare l’energia da corrente continua a corrente alternata, rendendola utile ad essere utilizzata per le comuni apparecchiature domestiche;
  • dispositivi che controllano e misurano la quantita’ di energia prodotta e scambiata con la rete.

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L’integrazione architettonica. Esistono diverse tipologie di installazione, suddividibili fra non integrate, parzialmente integrate e integrate:

– Gli impianti non integrati alle architetture sono quelli realizzati a terra, su strutture apposite oppure installati sulle copertura ma in modo non complanare alla superficie su cui sono installati;

– Quelli integrati alla struttura invece sostituiscono parzialmente gli elementi di copertura, di schermatura e che hanno un ridotto impatto visivo. Quelli su copertura sono fissati ad elementi esistenti (tegole, lastre di cemento, ecc.) in maniera complanare.

L’impianto architettonicamente integrato nell’edificio fa aumentare l’incentivo statale in conto energia, oltre a produrre un gradevole effetto estetico.

Orientamento dell’installazione. Per un’installazione ottimale i pannelli devono essere esposti verso sud, e in Italia devono avere un’inclinazione di circa 35°-40° gradi (30° per l’Italia meridionale, 35°-40° per il centro-nord), per ottenere la massima produzione annua di energia. Se si desidera aumentare la produzione in una stagione piuttosto che in un’altra, occorre modificare l’angolo in modo da rendere la superficie dei pannelli sempre ortogonale alla luce incidente: in estate si ottiene riducendolo fino a 10°- 15°, d’inverno alzandolo fino ad un massimo di 60° rispetto all’orizzonte.

Il luogo dell’installazione, ovviamente, deve risultare sempre privo di ombra.

Tecnologie in Edilizia – Edifici con clima temperato

Edifici a massa elevata e clima temperati…  

…la massima efficienza energetica.

Sull’esempio dei paesi del Nord Europa, spesso anche in Italia ci si concentra principalmente sul concetto di isolamento termico, che permette di arginare le perdite di calore dell’involucro e quindi di contenere i consumi sul riscaldamento invernale. Per questo motivo il parametro piu’ considerato per l’involucro edilizio e’ quasi solo quello della trasmittanza, e cioe’ la capacita’ di trasmettere istantaneamente il calore da un lato all’altro di una chiusura che separa ambienti di temperatura diversa.

Efficienza energetica in Italia
Ma in Italia, dove sono riscontrabili elevate escursioni termiche diurne/notturne e il picco dei consumi si verifica in estate per l’impiego dei condizionatori, un isolamento estremo puo’ determinare in altri periodi dell’anno un potenziale surriscaldamento degli ambienti, originando maggiori esigenze di raffrescamento artificiale.

Studi approfonditi recenti (confermati dalla tradizione edilizia delle regioni in questione) indicano invece che per i climi temperati l’adozione di pareti a massa elevata sia l’opzione costruttiva piu’ vantaggiosa per contenere i consumi energetici.
L’alto spessore dell’involucro, funzionando come “massa di accumulo”, svolge infatti un’efficace funzione di termoregolazione sugli ambienti interni in tutte le stagioni, riducendo le oscillazioni di temperatura e quindi anche il fabbisogno energetico destinato a garantire il comfort:

– in estate immagazzina il calore nelle ore piu’ calde e lo rilascia all’interno degli ambienti con ritardo, attenuando il picco di calore e quindi la necessita’ di raffrescamento;
– in inverno restituisce agli ambienti nelle ore serali e notturne o nei giorni nuvolosi il calore assorbito durante l’irragiamento solare, contenendo il bisogno di riscaldamento.

Le pareti di massa elevata, infatti, accumulano tutto l’apporto calorico proveniente dagli impianti, dalla radiazione solare, dagli apparecchi elettrici, dall’illuminazione, dai carichi antropici, ecc. e, rilasciandolo gradualmente, smorzano i picchi di temperatura esterni, differendoli nel tempo. Questo processo di ‘”inerzia termica” ha un’enorme utilita’ in paesi dal clima mediterraneo, perche’ responsabile in estate di un vantaggioso “raffrescamento passivo”.

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Simulazioni in regime stazionario e dinamico
Le simulazioni in regime stazionario (ipotesi di condizioni climatiche costanti all’interno e all’esterno dell’edificio), comunemente condotte per verificare il consumo energetico estivo degli edifici in Italia, enfatizzano il ruolo della sola trasmittanza termica, importante nell’isolamento, trascurando gli effetti prodotti dal fenomeno sopra descritto.
Per dar loro il giusto peso occorre una simulazione in regime dinamico che consideri anche il fattore tempo, in modo da tener conto di fenomeni variabili come l’escursione termica giorno-notte e la variazione dell’irragiamento solare.

Infatti, pareti fatte di materiali diversi ma con uguale valore di trasmittanza hanno esiti molto diversi nella determinazione del fabbisogno energetico dell’edificio: in presenza di materiali massivi si puo’ arrivare a una diminuzione dei consumi fino al 30% sia in estate che in inverno.

Impatto ambientale
La scelta di soluzioni a massa consistente ha conseguenze dirette sull’impatto ambientale di un edificio. Ad esempio, passando da una muratura di 38 cm a una di 45 cm, si ottiene

– un danno ambientale complessivo inferiore di circa il 2% (tenendo conto dell’ampia reperibilita’ della materia prima in natura, della sua longevita’, della bassa produzione di inquinanti);
– consumi delle risorse ridotti di circa il 5% (grazie al minor impiego di combustibile nei decenni successivi alla costruzione dell’edificio).

Nel grafico, le emissioni di CO2 per il raffrescamento in Europa (EECCAC, 2003):

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Valutazioni sugli impianti fotovoltaici ed i contratti della rete

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Valutazioni sugli impianti fotovoltaici

Rispondendo a Federico

Premesso che la potenza di un impianto fotovoltaico si misura in Wp (ovvero watt di picco) che e’ pari alla potenza erogata dai moduli in condizioni standard alla temperatura ambiente di 25°C e in presenza di una radiazione solare che sia di 1 kW per metro quadro in una giornata serena a mezzogiorno.

Premesso che gli impianti fotovoltaici sono scesi “vertiginosamente” di prezzo (come tutti i prodotti tecnologici dopo l’avvenuta diffusione) dai famosi 30.000 euro iniziali di qualche anno fa, ai circa 15.000 euro odierni per un impianto sufficiente ad una famiglia di 3 persone.

Premesso che un rendimento è il rapporto tra una grandezza fisica (potenza, lavoro…) reale erogata (al numeratore) e la stessa grandezza assorbita (al denominatore) e che i rendimenti dei pannelli fotovoltaici sono migliorati notevolmente arrivando anche in alcuni prototipi a superare il doppio del valore da te citato nella domanda.

Ebbene, premesso tutto ciò, possiamo affermare che più si diffonde questa tecnologia pulita, più i prezzi si abbassano e più la qualità (ovvero la resa) migliora. Il primo cellulare arrivato in Italia costava oltre un milione di lire, oggi un cellulare 100 volte più tecnologico costa 5 volte meno. Tra qualche anno non ci sarà più bisogno di chiedere un incentivo e ci potremo accontentare di recuperare una parte dell’acquisto scaricandolo dalle tasse.

La questione che a me invece preoccupa (e che al momento in pochi vedono), è che l’attenzione non viene incentrata sul vero argomento principale, ovvero: l’indipendenza energetica di un’abitazione. Se la tecnologia andasse oltre (e le potenzialità ci sono) si potrebbero creare (a prezzi ragionevoli) impianti solari che soddisfano totalmente il fabbisogno energetico della casa e che dispongano di accumulatori per la disponibilità energetica durante la notte o nelle giornate nuvolose. In Sardegna questo meccanismo (anche se non so con esattezza a quale livello tecnologico) è stato attuato laddove la società elettica non può raggiungere il cliente. Certo è che, d’altra parte, se non si dispone di un allaccio alla società elettrica, in caso di guasti si va incontro a seri problemi. Immaginate le conseguenze in frigoriferi e congelatori o se lavorate al pc o se semplicemente rimanete al buio in un periodo come questo…

Non ci possiamo dirigere verso gli estremi né da un lato né dall’altro. Ma la direzione giusta dovrebbe essere quella di inquinare il meno possibile, essere autosufficienti energicamente e disporre di contratti molto agevolati con la o “le” società elettriche per avere una linea garantita di corrente sempre.

Invece il meccanismo che abbiamo oggi è…

Ipotesi senza incentivi statali

Tu acquisti un impianto che non dà un contributo totale al fabbisogno energetico della tua abitazione, ma che sommato (tipicamente) ai 3 Kw che già abbiamo con la società elettrica ti porta a produrre quel tanto di energia giornaliera in più che la stessa società elettrica acquista da te per poi farti uno sconto in bolletta a fine anno. Lo sconto non consiste in una resa in denaro ma in uno sconto nei successivi utilizzi di energia elettrica a pagamento. Significa che nei mesi a seguire ti arriveranno bollette via via più basse. Risultato è che ci si trova a fare un bilancio tra i 15.000 euro spesi per un impianto sui 3Kw e il denaro che risparmierai dalla bolletta negli anni successivi. Invece di essere in condizioni di autosufficienza energetica, inizi a fare l’amministratore della corrente che produci nel tentativo (nell’arco dei 20 anni) di rientrare della spesa iniziale sostenuta. Il vantaggio lo si può ottenere solo nel caso in cui si abbia la fortuna di vivere in zone soleggiate, e contemporaneamente si abbia già l’abitudine di  consumare poco… Ma se la casa la si vive abbastanza utilizzando diferse utenze quali condizionatori, phon superpotenti e forni, beh allora mi sembra dura ottenere un recupero vantaggioso. Ci siamo avvicinati molto ma manca ancora qualcosina. I pannelli dovrebbero avere rendimenti ben più elevati, costi minori e permetterti di avere condizioni ancora più agevolate con le società elettriche.

Con gli incentivi statali?

Nel caso in cui si riescano ad ottenere gli incentivi statali che secondo le nostre fonti (basta rispettare i termini di iscrizione che scadono a metà febbraio 2009) risultano ammontare a 1550 euro l’anno per un impianto da ben 3 KW, allora si azzera quasi la bolletta e si dispone di energia pulita. Se si vive in zone poco soleggiate e ventose sarrebbe molto meglio utilizzare l’eolico e le correnti marine. E quindi offrire energie pulite proprie al tipo di zona e di clima.

Conclusioni

Nel caso in cui non si riuscisse ad usufruire degli incentivi (perchè non si sono rispettate le scadenze per ottenerli o perchè si è in sovrannumero) ti ritroveresti con una spesa annua di circa 700 euro per pagare a rate l’impianto (queste sono le cifre citate in volantini vari recuperati in fiera – vedi i siti sotto citati), ma ogni anno ti accorgeresti che stai risparmiando in bolletta al massimo (nei casi migliori) 350 400 euro. Quindi ogni anno staresti spendendo cifre intorno ai 300 euro per il pagamento dell’impianto. Inoltre in base alle varie zone d’Italia più o meno soleggiate, andrebbero ad ottenersi risultati eccessivamente differenti. In meridione, un pannello fotovoltaico rende più del doppio che a Milano ad esempio. Nebbia e piogge non garantiscono il funzionamento a regime dei pannelli fotovoltaici. Una simile fonte di energia andrebbe incentivata oltremodo in centro meridione per dar loro anche un vantaggio economico tale da potersi distinguere in Italia per le particolari caratteristiche. Certo è che produrre energia in modo pulito è al quanto accattivante e nobile per salvaguardare il pianeta dagli enormi cambiamenti climatici.

Quanto durano i pannelli fotovoltaici?

Dispongono di una garanzia di 20 anni e, assicurano i produttori, dopo 20/25 anni il decadimento del rendimento si aggira intorno al 19-20%.

Introduzione agli impianti fotovoltaici

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Introduzione agli impianti fotovoltaici

I vantaggi dell’installazione di un impianto fotovoltaico sono molteplici, distinguibili fra quelli ambientali e quelli economici. Dal primo punto di vista, con un sistema del genere e’ possibile sfruttare una fonte inesauribile di energia, come il sole, che permette un risparmio diretto dei combustibili fossili e la riduzione a zero dell’emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera.

Il vantaggio economico abbraccia diversi aspetti. Strutturalmente, e’ certamente significativa la lunga vita di questi impianti, non soggetti a grosse usure e bisognosi di minima manutenzione (essenzialmente la pulizia della superficie trasparente dei moduli, per permettere una corretta ricezione della luce solare all’interno delle celle).

A livello produttivo il beneficio che gli impianti connessi alla rete possono ricavare e’ molto interessante, sia grazie al servizio di “Scambio sul posto”, offerto dalla societa’ distributrice dell’energia elettrica (per gli impianti di potenza non superiore a 20kWp) sia, soprattutto, grazie alla recente normativa italiana che concede incentivi statali sull’energia prodotta (il cosiddetto “conto energia”), dando la possibilita’ di recuperare il capitale impiegato per la costruzione dell’impianto negli anni successivi, attraverso il suo stesso funzionamento.

Il servizio “Scambio sul posto”. E’ un meccanismo applicabile ad impianti di potenza compresa fra 1 e 20kWp, indicati, in genere, ad essere installati in abitazioni di privati cittadini, attivita’ commerciali o piccole aziende. Un generatore connesso con la rete vi inietta direttamente e costantemente l’energia elettrica prodotta, a meno che prima del punto di consegna non ci sia utilizzo. Negli impianti fotovoltaici residenziali, pero’, l’istante di produzione dell’energia e quello del consumo non coincidono sempre durante la giornata. Il meccanismo dello “scambio sul posto” permette di quantificare l’energia riversata in rete tramite l’utilizzo di un apposito contatore, per poi detrarla dall’energia consumata in totale dall’utente. Quando l’energia elettrica immessa annualmente non supera quella prelavata dalla rete, si ottiene un significativo risparmio sulla bolletta elettrica. Se l’energia elettrica prodotta eccede quella prelevata, si puo’ beneficiare di un credito di energia da consumare nell’arco dei 36 mesi successivi alla produzione.
Il beneficio economico di questo servizio, erogato dalla societa’ elettrica che esegue l’allacciamento, si puo’ cumulare a quello del cosiddetto “Conto energia”.

Il “Conto energia”. E’ un incentivo statale che non interviene nella fase dell’investimento iniziale, ma incoraggia la produzione stessa dell’energia elettrica. Questo sistema di finanziamento, infatti, fa si’ che tutta l’energia elettrica prodotta venga remunerata, generalmente ogni mese, dal (GSE) Gestore dei Servizi Elettrici per i primi venti anni di vita dell’impianto connesso alla rete.

Le tariffe dell’incentivo per il 2007/2008 espresse nella tabella qui sotto (€/kWh) variano in base alla potenza nominale dell’impianto (espressa in kWp, la potenza di picco, ossia la potenza teorica massima che il tetto puo’ produrre nelle condizioni standard di insolazione e temperatura dei moduli) e al tipo di installazione architettonica scelta (gli impianti integrati architettonicamente godono di un aumento dell’incentivo statale):

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In base al recente DLgs 19 febbraio 2007, possono usufruire dell’incentivo persone fisiche, persone giuridiche, soggetti pubblici, condomini di unita’ abitative o di edifici, che devono inoltrare la richiesta dell’incentivo al GSE subito dopo l’inizio del funzionamento dell’impianto fotovoltaico.

La produzione in cifre. Alle latitudini dell’Italia centro meridionale un metro quadrato di moduli puo’ produrre in media 0,3 -0,4 kWh/giorno nel periodo invernale e 0,6-0,8 kWh/giorno in quello estivo. 10 mq di tetto solare in Italia centrale, possono coprire il 30%-50% dei consumi di una famiglia.

Tecnologie in Edilizia – Risparmiare energia

Il laterizio, un valido contributo al risparmio energetico 

A causa dell’apparente abbondanza di combustibili fossili, negli ultimi decenni l’industria edilizia ha colpevolmente trascurato quegli accorgimenti costruttivi che, da soli, potrebbero fare la differenza in termini di risparmio energetico, tutela ambientale e sicurezza. Integrati negli attuali sistemi costruttivi, infatti, gli impianti di riscaldamento invernale e di condizionamento dell’aria estivi sono responsabili ogni anno di un’incredibile emissione di anidride carbonica, che l’atmosfera ormai non puo’ piu’ sopportare. E’ un dovere di tutti interessarsi al tema della sostenibilita’ anche in materia edilizia.

Un sistema semplice e antico

Gli antichi ce lo insegnano: costruire muri di grande spessore e’ il modo piu’ semplice per trattenere il calore all’interno degli ambienti durante l’inverno e lasciar fuori la calura in estate. Capace di sostituire in tutte le loro funzioni i dispositivi ausiliari di termoregolazione che utilizzano grandi quantita’ di energia e rilasciano sostanze tossiche nell’atmosfera, e’ anche il metodo costruttivo piu’ economico, meno inquinante, sicuro e rispettoso dell’ambiente.

La considerazione si basa su dati precisi. L’ANDIL (Associazione Nazionale Degli Industriali dei Laterizi), impegnata da tempo nella diffusione dei principi della sostenibilita’ edizia e dei mezzi per realizzarla, ha recentemente finanziato uno studio sulla funzione della massa dell’involucro edilizio in relazione al consumo energetico: il risultato e’ stato che la massa consente un risparmio energetico fino al 30% in piu’ rispetto alle pareti leggere a parita’ di trasmittanza termica, sia in fase di riscaldamento invernale che di rinfrescamento estivo.

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Pareti in laterizio: [A] con isolante nell’intercapedine (1 intonaco esterno, 2 laterizio semipieno, 3 intercapedine, 4 isolante termico, 5 forato in laterizio, 6 intonaco interno); [B] monomuro (1 intonaco esterno termocoibente, 2 blocchi in termolaterizio, 3 malta cementizia, 4 intonaco interno); [C] con laterizio faccia a vista (0 coloritura interna, 1 intonaco interno, 2 forato in laterizio, 3 isolante, fibre di legno, 4 intercapedine d’aria, laterizio a vista).

Caratteristiche del laterizio

Il laterizio, cosi’, assume un’importanza del tutto nuova sullo sfondo delle recenti problematiche ambientali ed energetiche. Oltre a questo tipo di vantaggi, assicura ottimali condizioni di comfort e di qualita’ dell’abitare perche’ e’:

Particolarmente longevo: con una manutenzione praticamente nulla, mantiene perfettamente inalterate le proprie prestazioni strutturali, termo-acustiche ed estetiche;

Sicuro per le persone che vi vivono a stretto contatto, in quanto privo di emissioni di sostanze nocive;

A ridotto impatto ambientale, anche grazie alla possibilita’ di essere riutilizzato una volta dismesso;

Resistente agli incendi.

L’importanza della certificazione

La certificazione energetica di un edificio e’ molto utile e aiuta a stabilire com’e’ stato isolato, coibentato e quindi in quale grado puo’ contribuire al risparmio energetico.
La comunita’ europea ha dato da tempo indicazioni circa la certificazione energetica degli edifici: la Direttiva 2002/91/CE e’ stata formulata proprio con lo scopo di sensibilizzare gli utenti sugli aspetti energetici da considerare nel momento della scelta dell’immobile. Il suo recepimento e’ avvenuto in Italia attraverso i d.lgs. 192/05 e 311/06, che stabiliscono le caratteristiche che si devono tener presenti ai fini della classificazione degli edifici in merito alla prestazione energetica, punto di partenza per un’adeguata certificazione.

A questo fine, fra le altre cose, ANDIL ha firmato un importante protocollo di intesa con CasaClima, associazione protagonista nella certificazione energetica degli edifici.
La targhetta CasaClima aiuta a valutare l’efficienza di un edificio nonche’ a prevederne i costi di gestione, evidenziandone l’entita’ del fabbisogno di calore secondo due classificazioni: la classe di isolamento termico e la qualita’ dell’impiantistica.

Crisi, edilizia, società e cultura -2-

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Pausa riflessiva e idea di ripresa

In pratica l’edilizia in sé non si era fermata, procedeva bene. Non sono mancate le speculazioni per me insensate che in molti casi si sono trasformate in ritorsioni che hanno persino portato a fallimenti devastanti. Nel momento di stasi che stiamo vivendo, dalle mie parti sono fallite proprio le imprese dirette dai Signor “Sò Tutto Io!” L’ignoranza sta nel non capire che a volte guadagnare qualcosa di meno e studiare qualche libro di più farebbe bene all’impresa italiana.

L’Italia è molto di più, rimettiamoci la tuta da lavoro, rimettiamoci sui libri, investiamo sulla ricerca e ricominciamo da capo, perchè siamo ancora in tempo e perchè il potenziale lo abbiamo. Purtroppo so che nessuno mi ascolterà e questo mi rammarica.

Parlando con “qualcuno” che lavora in “alcune” grandi aziende italiane (grandi per il numero di dipendenti, non per i risultati), sono venuto a sapere che se gli chiedi:”Investite nella ricerca?” Ebbene, ai giornali e nella pubblicità dicono di sì, mentre nella realtà investono in tutto ciò che riguarda il mercato azionario avendo centri utili per la ricerca che sono in disuso o che funzionano per altre aziende all’estero. Non per noi. Così approfondendo ti viene da chiedere come mai succeda questo e ti rispondono che il ritorno atteso sull’investimento (che spiegheremo per filo e per segno in uno dei prossimi articoli) arriva molto prima se investono in borsa piuttosto che nella ricerca collaborando con le università. Alla chiusura dell’esercizio, a fine anno fiscale diciamo, sai già il risultato del tuo investimento. Al contrario se investi nella ricerca e, ad esempio, collabori con le università, il tuo risultato lo scoprirai tra 5 anni minimo.Il rischio è altissimo. Io mi rendo conto che un’azienda che comunque ha delle grandi perdite (non facciamo nomi per professionalità ma se volete sapere di più sappiate che i BILANCI DI ESERCIZIO sono documenti pubblici che forse trovate anche su internet), non può aspettare a lungo se no va a picco. Ma come al solito si tratta di un cane che si morde la coda. Infatti molti, nel momento in cui potevano investire nella ricerca, hanno preferito fare altro ed ora che la ricerca serve per riprendersi, non ce l’hanno.

In conclusione

Secondo gli esperti, ci sarà una ripresa già tra pochi mesi dell’economia, poco dopo ripartirà l’edilizia e, guarda caso, ipotizzano che le imprese che meglio funzioneranno saranno quelle che si sono mosse come noi. Significa non più case accatastate (ci riferiamo alle zone fuori città) con palazzine da 30 appartamenti, ma con ingresso indipendente, spacciate per villette. Significa non più la casa base con intonaco e vernice colorata con mattoncino per dare un effetto di contrasto. Significa che il cliente esigerà una casa tecnicamente efficiente e non passerà sopra a lavori grossolani effettuati da personale non specializzato. Significa che potremmo uscire vincenti da una crisi e con un vantaggio in termini di tempo sulla concorrenza di oltre 5 anni. E questo non solo per la domotica (si fa presto a riempirsi la bocca con tali parole) o per un pannello solare… Bensì per il processo di ingegnerizzazione che abbiamo ideato e che utilizziamo in cantiere per offrire il massimo. Certo non costa poco. Ma noi confidiamo, anzi sognamo che i prezzi delle abitazioni, possano scendere così da far abbassare anche il costo dei materiali per realizzarli e dei terreni e delle relative tasse di urbanizzazione. La ricerca del massimo profitto può funzionare per un periodo e poi va in crisi. La ricerca dell’evoluzione… continua sempre.

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Crisi, edilizia società e cultura -1-

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Pausa riflessiva e idea di ripresa

Una nostra indagine approfondita condotta da un’appassionata (del nostro team)  di organizzazione aziendale e comunicazione, ha ottenuto come risultato che il motivo preponderante alla base del rallentamento del mercato edile delle nuove costruzioni, non è dato da un fattore provienente dall’edilizia stessa ma, come avrete ormai capito, dal sistema bancario Italiano ed Europeo.

Nel momento in cui ottenere un mutuo oppure ottenerlo ad un tasso decente, è risultato impossibile, è iniziata la brusca frenata dell’edilizia sebbene il desiderio di investire sulla casa ci fosse eccome! La cosa sconvolgente è che ciò si è verificato in un momento che non era affatto di crisi per l’edilizia (non sto considerando le imprese soggette a cattiva gestione e comportamenti opportunistici). Le vendite crescevano e non avevano ancora ragiunto il picco che segnala l’inevitabile discesa cui è soggetto un mercato quando viene saturato.

Significa che in molti chiedevano nuove case, in molti chiedevano un mutuo, in molti lo volevano rinegoziare e vendere la propria casa per realizzare il sogno di una casa migliore, più comoda e soprattutto in periferia. Era cresciuto nella cultura italiana il desiderio di staccare la spina la sera e uscire dalla città per ritirarsi nella casetta in periferia. Naturalmente ciò non vale per tutti ma il cambiamento riguardava prevalentemente chi prediligeva tali scelte.

Molti mutui non sono stati concessi. Molte famiglie, che puntavano sul vendere la loro casa ad una coppia di sposini senza troppe pretese, hanno dovuto rinunciare alla rinegoziazione del mutuo e ai progetti che avevano ritirato in cantiere. Molti giovani non sono riusciti ad acquistare (senza offesa per loro ovviamente) una semplice casa di 50mq al prezzo eccessivo che costano perchè le banche non gli hanno concesso una percentuale un pò più alta di mutuo sull’intero valore dell’abitazione. Molti altri giovani invece si sono lasciati andare e hanno preso un pò troppe cose a rate: auto, moto, scooteroni, home theatre, vacanze, ecc. senza desistere e sacrificarsi da un lato per ottenere la casa; le troppe rate insieme non hanno permesso loro di ottenere il mutuo ad esempio. Molti giovani hanno incertezza sul lavoro (è sempre esistita) chi per sfortuna, chi per scarsa serietà dei datori di lavoro, chi per negligenza e scarso impegno nello studio o nella specializzazione, chi per colpa degli stimoli sempre minori che arrivano dalle scuole. Altri frequentano l’università convinti che guadagneranno di più e non perchè amano un lavoro e ci mettono la passione con il desiderio di approfondirlo e specializzarsi per fare “MEGLIO”.

Insomma un insieme di fattori socio-culturali uniti a comportamenti opportunistici delle banche e di chi ha permesso loro di superare i limiti, ha delineato una crisi la quale, come un cane che si morde la coda, è colpa di più parti. E’ impensabile che ogni singolo soggetto desideri avere tutto e, cosa peggiore, desideri avere tutto senza compiere uno sforzo.

Da che mondo e mondo le leggi della fisica insegnano che la legge valida nell’universo circa il lavoro è data dalla nota relazione L=F*S ovvero il lavoro è dato dalla relazione direttamente proporzionale di una forza moltiplicata per uno spostamento. -Se vuoi spostare una lavatrice dalla cucina al bagno devi spingerla applicando la tua forza e spostarla ad esempio per 8 metri lungo il percorso di casa- Vi sembrerà strano ma per ottenere una qualunque cosa, la logica corretta “sarebbe” questa… Così è. Così sarà per sempre. Ma allora come si può sperare di prendere macchina alla moda, moto o scooterone (se non entrambi), gingilli elettronici, cellulare multifunzione, vacanze, sprechi e sperperi e poi dire: non sono riuscito ad ottenere un mutuo? Questi sono molti dei casi che si sono verificati in Italia.

Ma nel rispetto della vostra intelligenza e, per fortuna per la società, non sono tutti i casi esistenti. Infatti siete in molti ad essere dei grandi lavoratori che si sono impegnati e spezzati letteralmente di lavoro e sacrifici per vedersi poi negata la possibilità di un mutuo vantaggioso o rinegoziarlo. E’ incredibile, è inaccettabile se siamo il paese che si vuole vantare di avere La Ferrari, La Ducati, La Moda, Le imprese… L’Italia potrebbe essere di più, ma rischio di andare fuori tema. Il vero cuore dell’Italia è fatto da voi, voi che siete impiegati e prendete il treno per raggiungere il vostro lavoro e fare il vostro dovere da anni, da voi che vi alzate la mattina presto per un’altra giornata di sudore, da voi che siete il miglior elettricista della zona, il miglior idraulico, il miglior medico, il miglior professore a scuola o all’università, da voi che vi mettete la tuta da operaio e rischiate la vita su impalcature o in mezzo alla strada, da voi che saldate d’estate sul rovente ponte di una nave a 50° Centigradi minimo di temperatura, da voi che aprite il vostro negozio o negozietto senza sapere se questo mese lavorerete o andrete in perdita ma comunque ce la mettete tutta… e scusatemi per tutti coloro che ho tralasciato.

L’Italia vera è questa ma non si vede, perchè ci sono i programmi idioti in televisione, ci sono mode stupide, ci sono esempi senza valore per dei giovani che potevano essere e avere di più… E oggi si parla di crisi. La crisi è sempre frutto di un comportamento maturato nel lungo perdiodo antecedente il botto che fa notizia. La crisi era iniziata molto tempo prima che lo dicesse il telegiornale.