Verifica i consumi delle lampadine a LED e Fluorescenti – Livello 1

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà
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In questo articolo prendiamo in esame in particolar modo le lampadine a led* che ormai sono sulla bocca di tutti e di cui tutti parlano con una tale sicurezza da presumere che se ci sono dei led, va bene qualunque cosa. Quindi prodotti di qualunque produttore, qualunque fornitore, qualunque paese di produzione**, qualunque prezzo, vengono spesso ritenuti di pari valore (valutando solo la convenienza all’acquisto e suggestioni estetiche) senza aver nemmeno verificato con quale tecnologia e con quale standard qualitativo siano stati realizzati, ma soprattutto come realmente funzionino. Ovviamente la prova è perfettamente replicabile anche per le lampadine fluorescenti a risparmio energetico e consiste nel verificare se i consumi effettivi sono quelli promessi, indicati sulla confezione, e, anche in caso di rispondenza alle aspettative, se vi è una porzione non trascurabile di energia elettrica dispersa sotto forma di calore.

*Ma ci riferiamo più in generale alle lampadine che promettono un risparmio di energia a fronte del medesimo illuminamento offerto dalle precedenti soluzioni ad incandescenza, quindi anche le lampadine fluorescenti dette a risparmio energetico.

**Attenzione non è in realtà tanto importante il paese di produzione quanto più lo standard qualitativo assunto dal marchio produttore. Effettivamente marchi affermati sul mercato costruiscono anche in paesi orientali con gli stessi standard che adotterebbero qui; c’è da preoccuparsi invece quando merci non regolamentate o contraffatte raggiungono il nostro mercato da tali paesi senza rispondenza alcuna a norme di qualità e sicurezza.

Un necessario passaggio in più

Sebbene la verifica dei consumi di normali elettrodomestici sia piuttosto semplice, implicando solo di interporre uno strumento (una sorta di tester dedicato o energy meter) tra la presa di corrente e la spina del prodotto***, per misurare il consumo elettrico di una lampadina si deve operare un accessibile, ma non intuitivo, passaggio in più (a meno che non abbiate un sistema avanzato di smart grid e produzione autonoma dell’energia con misura continua dei carichi, ma non mi sembra il caso di questo paese, non per la massa almeno).

***E ne vengono fuori di cose curiose impegnandosi almeno qualche volta a testare.

L’hardware

Nello specifico andremo a procurarci il solito Energy Meter (se mi permettete vi esorterei ad evitare prodotti di mercati orientali, prodotti da bancarella, prodotti da cassa di supermercato, avere misure sbagliate infatti vanifica tutto il vostro impegno ed i vostri intenti, prodotti di qualità costano alla fin fine pochi Euro di più), un cavo bipolare idoneo per gli impianti elettrici domestici (meglio se già munito di spina Schuko stampata o altrimenti…), una spina Schuko, un attacco Edison e tutto il materiale da testare. Chiedete di assemblare il tutto ad una persona specializzata (non si scherza con la corrente e con la tensione a 220Volt), non vi costerà quasi nulla, implicando un impiego di tempo non superiore ai 2 minuti, e vi salverà la vita. Poi se volete guardare come si fa per imparare e far domande ad un esperto, quello è un altro discorso.

Si aprirà un mondo

Una volta ottenuto il vostro kit personalizzato da pochi Euro, potrete collegare le vostre lampadine da testare alle prese di corrente come fossero degli elettrodomestici (leggi le avvertenze in basso), potrete quindi interporre un valido energy meter e verificare, il consumo istantaneo (Watt “W”), la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo (Wattora “Wh”) e diversi altri parametri tra cui i costi (se precedentemente avete impostato la vostra tariffa al kWh giorno/notte). Rimarrete sorpresi (forse ora non più) nello scoprire che diverse lampadine a led presenti sul mercato non consumano quanto promettono, ma non solo… alcune infatti, più di altre (in alcuni casi persino molto più di altre) disperdono quantità di energia non trascurabili sotto forma di calore, problema che con i led doveva essere di gran lunga più contenuto rispetto alle vecchie lampadine ad incandescenza.

Dispersioni di energia sotto forma di calore

I LED infatti vanno alimentati da una corrente costante polarizzata (il cui valore corretto si trova nelle schede tecniche fornite dal costruttore dei singoli LED – Light Emitting Diode – agli assemblatori dei prodotti finiti) che è ottenibile tramite appositi generatori di corrente oppure inserendo una resistenza elettrica (di opportuno valore) in serie con il LED stesso allo scopo di limitare la corrente che in esso scorre dissipando quella in eccesso sotto forma di calore. Quest’ultima soluzione, anche se più semplice ed elettricamente corretta, penalizza l’efficienza del sistema, inoltre a causa della variazione resistiva alle diverse temperature di esercizio, non assicura al LED un flusso di corrente sempre corretto.
Anche nelle lampadine fluorescenti vi è un’elettronica di controllo dato che lavorano in limitazione di corrente e necessitano di uno spunto (una sovratensione) che permetta l’innesco. A tal proposito si fa frequentemente uso di un induttore (detto reattore), più raramente di una resistenza. Ma non solo, le lampadine fluorescenti hanno bisogno di un pilotaggio elettronico anche per la salvaguardia degli elettrodi in quanto la loro usura si manifesta più che altro con le accensioni e gli spegnimenti. Le fluorescenti quindi, anche se non sono state usate fino al loro limite di vita previsto, possono cessare prematuramente il loro funzionamento se accese e spente frequentemente. Il pilotaggio elettronico pone rimedio operando un “preriscaldamento controllato” degli elettrodi che ne ritarda fortemente l’usura. Capirete quindi i molteplici fattori che, da prodotto a prodotto, possono incidere sul consumo elettrico finale e sulla quantità di energia dissipata in calore.

Metodo di testing

Ricordate infine che non è sufficiente collegare la lampadina all’energy meter pochi secondi giusto per la lettura dei primi valori ma, per una misura corretta, dovrete porre maggiore attenzione non all”assorbimento di potenza istantaneo (espresso in Watt “W”), bensì al consumo energetico complessivo (espresso in Wattora “Wh”). Sarebbe opportuno quindi condurre ogni prova per almeno qualche ora al fine di simulare i reali consumi ad esempio di una tipica serata in cucina o in soggiorno.

Il reset

Sappiate inoltre che molti energy meter non si azzerano da soli al termine di una prova e, durante la prova successiva, ripartono dagli ultimi valori registrati continuandoli a sommare. Questo significa che dovrete procedere voi al reset dei valori al termine di ogni test per non falsare le prove successive.

Note

In ultima analisi, l’immagine proposta di seguito è puramente indicativa. La marca dell’Energy Meter in foto è stata coperta per imparzialità, se doveste riconoscere il prodotto sappiate che non è detto che sia migliore di altri solo perchè presente in una nostra foto. Energy Meter di marchi differenti hanno fornito in laboratorio valori di assorbimento differenti. Acquistate semplicemente un buon prodotto e, se proprio volete essere gagliardi, fatene verificare la taratura ad un professionista.

Continua…

Porre attenzione a:
Se non siete ferrati in materia fate preparare il kit (in particolar modo il cavo) al vostro elettricista di fiducia. Con la corrente non si scherza e si rischia seriamente la vita.
Se state testando lampadine di dubbia provenienza fatelo solo indossando guanti protettivi fino a 1000 Volt e appositi occhiali anti-infortunistica per evitare il contatto acidentale con parti conduttrici non debitamente isolate o non rispondenti agli standard internazionali e con possibili scintille.
Non utilizzate mai il dispositivo senza la lampadina avvitata. Inserire sempre prima la lampadina nell’attacco Edison, poi la spina nell’Energy Meter e, sempre per ultimo, l’Energy Meter nella presa di corrente. Al termine rimuovete sempre prima l’Energy Meter dalla presa di corrente e poi tutto il resto.
Cavi con spine stampate (come in figura) sono da preferirsi per il migliore isolamento e la maggiore conseguente sicurezza fornita.
Assicuratevi che l’impianto nel quale allaccerete il kit sia dotato di salvavita a norma.
Effettuate i test solo in ambienti asciutti, sicuri e a norma.
Sappiate prima di operare che né questo Blog, né l’autore, né i collaboratori sono in alcun modo responsabili di quello che fate. Operate solo se debitamente formati in materia o assistiti da personale qualificato.

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Kit verifica consumi lampadine

Una volta preparato il cavo sarà sufficiente prima avvitare la lampadina nell’apposito attacco
Edison, dopodiché inserire la spina nella presa presente sull’Energy Meter e, per ultimo, inserire
l’Energy Meter nella presa di corrente (può necessitare di apposita riduzione di tipo Schuko).
Sul display compariranno i valori rilevati tra cui i principali: il consumo istantaneo (Watt “W”),
la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo
(Wattora “Wh”) e la reale spesa in Euro (se precedentemente impostata).

Come verificare se…

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà

Sinceramente penso che non serva a molto parlar bene o male di un prodotto, un simile comportamento più che altro genera gran rumore ed alza nuvole di fumo che rendono poi difficoltoso vederci chiaro e capire la realtà. Parlar male in sostanza dà origine a quel caos nel quale i “dannaroli” sanno bene come muoversi, parlar male significa quindi avvantaggiare coloro che sono oggetto della critica* . D’altra parte anche dire che qualcosa non serve è a suo modo inutile se non si propone poi un’alternativa utile a risolvere la questione.

*Non stiamo facendo riferimento a pettegolezzi di paese ma a serie e responsabili opinioni e analisi tecniche su marchi, prodotti e servizi presenti sul mercato

La mia idea è che bisogna imparare a far da soli parte delle cose che ci sono necessarie nel quotidiano (magari quelle per le quali siamo particolarmente portati o che comunque rientrano nelle nostre possibilità con un minimo di impegno) ed a verificare tutte le altre che demandiamo a terzi specializzati che le realizzano al posto nostro (perchè ovviamente non abbiamo tempo e modo di fare tutto noi o non disponiamo di competenze debitamente approfondite per poterle fare). Sì, mi piace l’idea di una competenza di base, un’infarinatura fornita già dai piani di istruzione delle scuole elementari, necessaria e sufficiente a coprire le nostre prime necessità. Ciò ridurrebbe drasticamente episodi di truffe (anche quelle legalizzate**) così come gli acquisti insoddisfacenti, le perdite di denaro, l’incompetenza, l’opportunismo ed anche la banale ma spregevole occasione quotidiana di lasciare che chiunque si prenda gioco di persone ignare raccontando loro quel che si vuole ed ottenendo affidamento basato sul solo carisma (la chiacchiera d’attrazione, l’antichiacchiera, la chiacchiera uguale ma contraria di segno a quella dei logorroici).

**Ovvero quelle concepite ai limiti della legge sfruttando l’ignoranza diffusa, in quanto la legge non ammette ignoranza ma… se nessuno ti offre un’istruzione adeguata, è facile cadere nei tranelli.
Si vedano ad esempio i contratti a tariffa fissa di alcune società di servizi effettuati ad insaputa dei consumatori tramite false firme apposte da giovani agenti, porta a porta, istigati alla furbizia da superiori opportunisti; il tacito rinnovo fatto firmare con astuzie da prestidigitatore da alcuni venditori di spazi pubblicitari; il diritto di prelazione furbescamente presentato in alcuni uffici come fosse una semplice presa visione che “dovrebbe” testimoniare al capo del vostro agente che siete stati seguiti nella proposta di un servizio ma che in realtà, potreste scoprire, vi vincola ad acquistare il loro servizio qualora vi vogliate rivolgere alla concorrenza; e così via…

Non si tratta di fantascienza, né della temibile (e sovente disastrosa) tuttologia, soprattutto se si considera che questo metodo è adottato con successo ad esempio in Germania ed in Svizzera (come abbiamo scritto in diversi articoli a tema) già dalle scuole medie e superiori dove indistintamente a maschietti e femminucce viene insegnato a cucire un bottone, così come l’educazione tecnica moderna nonché l’economia domestica e, più in generale, a saper provvedere autonomamente alle prime necessità per gestire lavoro, famiglia ed i propri beni. Parliamo quindi non del cercare di saper far tutto ma di essere in grado di verificare almeno quanto altri hanno fatto o proposto per noi al fine di offrirci un prodotto o servizio. Effettuare quindi anche solo la verifica di un prodotto per sapere la realtà oggettiva ed indiscutibile, non chiacchiere.

Gli articoli di questa rubrica, che seguiranno, offriranno semplici spunti (comprensibili ai più e facilmente attuabili) utili a verificare la rispondenza alle proprie necessità, o a quanto ci si aspetta, da alcuni dei principali prodotti a carattere tecnologico di cui generalmente facciamo uso nel quotidiano.

Continua…

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Verificare

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Non puoi inventare ciò che non esiste

Rubrica: Invenzioni
Titolo o argomento: Cosa c’è dietro la famosa lampadina che si accende?

In realtà le cose non si inventano, le cose si scoprono, si intuiscono, si deducono, si trasformano, si applicano. Esse già esistono e aspettano solo che una vostra percezione le riconosca perchè l’uomo non può inventare qualcosa che non sia già esistente. Se così fosse potrebbe concepire logiche non esistenti in questo Universo e applicarle nonché dimostrarle (ma questo in matematica è definito un assurdo). In realtà quella che chiamiamo creatività altro non è che la capacità di effettuare connessioni logiche, sinaptiche, deduttive.

Pensare che la struttura scheletrica di un animale possa essere replicata nell’architettura di un edificio o di una struttura robotica è ad esempio Biomimetica, comunque non un’invenzione. Piuttosto l’intuizione che una geometria sia utile allo stesso scopo anche in contesti differenti.

Accorgersi che gli alveari hanno una struttura esagonale ripetitiva per un risparmio di materiale altrimenti impossibile con moduli quadrati o circolari, non significa inventare l’honeycomb impiegato con successo nell’aeronautica, nel motorsport o negli arredamenti in cartone, significa più che altro applicare una regola della natura, una tra le tante che rende ad esempio possibile la vita sulla terra o che con tali regole interagisce.

Una centrale nucleare (mi si conceda la rozza comparazione tanto per esser spicciolo) altro non è che una replica semplificata ed in piccolo del comportamento di una stella.

Esasperare le linee caratteristiche dell’uomo anche andando contro il senso dell’utilità concepito dalla natura non significa inventare un personaggio dei fumetti, un mostro, significa concepire l’uomo estremizzandolo al punto da generare una suggestione in chi ne osserva il risultato.

Progettare un nuovo dispositivo elettronico significa sempre sfruttare le leggi della fisica per trarne un’utilità che estenda capacità umane già esisteni. Il telefono con la fotocamera non è un’invenzione ma un prolungamento di una logica già esistente in natura: l’occhio vede una scena, un oggetto, una situazione ed il cervello la elabora e la memorizza. Inventare il primo telefono significa estendere un concetto già esistente per l’uomo, la comunicazione verbale, sfruttando leggi fisiche (già esistenti) che possono essere impiegate con successo nell’ambito di innumerevoli applicazioni.

Per qualunque invenzione proviate ad applicare questo concetto, vi accorgerete che alla radice vi è sempre un “codice sorgente” già esistente in natura e nell’universo che l’uomo, semplicemente, impara ad utilizzare, magari con maestria, ma mai con totale possesso. Solo se si riuscisse a realizzare qualcosa che non sia intimamente collegato al “già esistente” si potrebbe pensare di aver inventato qualcosa, ma per quanto mi sia sforzato di cercare esempi di qualcosa che non sia direttamente (o indirettamente) riconducibile a quanto abbiamo già trovato dopo esser entrati a far parte di questo mondo, un esito positivo mi risulta assai improbabile. La mia ipotesi è che esiste già tutto, devi solo riuscire a vederlo.

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Come nascono le invenzioni?
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Imitare la natura

Un sistema di mini-robot chiamato MAB inventato da Adrian Perez Zapata (studente in design
industriale) per Electrolux Design Lab 2013. La sfera si alloggia in un punto a piacere della
casa, in essa sono contenuti centinaia di mini droni che si occupano di pulire ogni angolo
della casa. Il sistema imita gli insetti che in natura vengono sfruttati ad esempio nelle
coltivazioni biologiche per combattere i parassiti.
Image’s copyright: electroluxdesignlab.com

Do It Yourself

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Do It Yourself – Fai da te cose alle quali forse non pensi ancora

Ricordate bene queste parole: autoproduzione, autoconsumo, autofinanziamento, baratto, filiera corta, rete umana, in sostanza… Do It Yourself. Ricordatele perchè sono il futuro, il vostro futuro, o meglio, il futuro di chi si ingegna e ha la capacità di apprendere. La logica di comprare tutto da terzi, demandare ad altri, ignorare conseguenze, non funziona più. E’ vecchia, obsoleta e non adatta a tempi di estrema crisi. Comprare, consumare, buttare, sprecare, utilizzare male e poco, cambiare frequentemente, non procura più benefici e, molto probabilmente, non li ha mai procurati, al di là del fatto che “niente è più necessario del superfluo”. Si è prodotto di tutto e troppo. Si è speculato su tutto troppo. Si sono ignorati meccanismi e conseguenze di azioni quotidiane, tanto… troppo. Do It Yourself definisce la costruzione, la modifica, la riparazione di qualcosa senza far riferimento necessariamente a professionisti di un determinato settore. Questo però non deve trarre in inganno, far da soli non significa riuscire ad ottenere lo stesso risultato di un professionista senza essere preparati e adeguatamente formati. Ad esempio effettuare un intervento sull’impianto elettrico di casa presuppone che voi abbiate non solo la manualità e la praticità di trovare soluzioni, ma anche delle basi teorico-pratiche adeguate. In caso contrario difficilmente trarrete beneficio dal far da soli e, anzi, potreste andare in contro a spese decisamente maggiori per i danni causati. Fare da soli il tagliando alla propria auto comporta che voi abbiate una qualche esperienza maturata sul campo da mettere al servizio del vostro portafogli. Magari nella vita di tutti i giorni vendete abbigliamento sportivo o state allo sportello di un qualche ufficio, l’importante è che abbiate delle competenze tangibili (magari una precedente esperienza lavorativa).

Fare da soli una qualunque cosa, che siamo certi di riuscire a comprendere ed elaborare mentalmente in piena autonomia, significa ottenere una possibile riduzione di una spesa a scapito però di un dispendio di tempo maggiore rispetto a quello di cui necessita un professionista. Quest’ultimo, infatti, è solitamente più allenato alla risoluzione quotidiana del medesimo problema. Sul primo piatto della bilancia dovete considerare la spesa cui andate in contro nel far da soli e quella alla quale andreste in contro facendo riferimento a terzi mentre, sull’altro piatto della bilancia, dovete mettere il “costo delle opportunità“, vale a dire: “Dedicandomi alla risoluzione autonoma di un problema ho speso indubbiamente del tempo, vi sono modi in cui utilizzando lo stesso tempo avrei potuto produrre di più o produrre qualcosa di migliore? In questo determinato caso ha più senso che io produca di più o che io produca qualcosa di migliore? Qual è il reale bilancio tra quanto tempo ho a disposizione, quanto produco economicamente al lordo con il mio normale lavoro e quanto ho poi speso dovendo demandare ad altri cose che non ho avuto tempo di far da solo? Ci sono casi in cui posso avere più convenienza nel ridurre le mie ore di lavoro a beneficio della risoluzione Fai da Te di un mio problema?”.

Avere tempo oggi è considerato una grande ricchezza se sapete come utilizzarlo al meglio, rendendolo fertile, e se riuscite a ricevere un’ottima istruzione e successiva formazione. Ne va da sé che se viene a mancare uno di questi due fattori non avrete scelta e, per ogni cosa, dovrete sempre demandare la risoluzione di un vostro problema a terzi. Va poi considerato come parametro di ricchezza anche quanto sarete in grado di imparare dalla vostra esperienza e non solo i profitti ricavati (attenzione, non guadagnati ma ricavati… la cifra totale che si ottiene dal lavoro quotidiano può essere anche superiore alla media ma il guadagno che realmente rimane a disposizione di una famiglia può essere facilmente abbattuto quando ogni singola necessità viene soddisfatta da beni e servizi esterni alle vostre sfere di competenza). Questa precisazione per mettere in chiaro che si può anche “far da soli”, ma dipende sempre da cosa e come nonché dalla volontà di acquisire competenze studiando, approfondendo, provando, sempre consci dei rischi verso i quali si può andare e, cosa non da poco, di quanti strumenti trovate disponibili intorno a voi per imparare, a partire dalle scuole, le università, i corsi di formazione, le opportunità e le possibilità di testare la pratica sul campo.

Un innegabile ed ulteriore vantaggio nel fare da soli lo si ha poi, se si è particolarmente specializzati in un campo, con una interessante forma di baratto che consiste nello scambio di beni o servizi professionali autoprodotti con altri beni o servizi di pari livello. Questo può avvenire sia tra privati che tra professionisti con vantaggi di tutto rispetto che tratteremo negli articoli sul DIY che seguiranno. Pertanto dimenticate il Fai da Te come una pratica per fare in autonomia solamente qualche foro di trapano, il taglio di una mensola o la verniciatura/protezione di un portellone di legno. L’insieme entro il quale esiste questo concetto è ben più vasto.

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In preparazione

Do It Yourself

I finalisti di Electrolux Design Lab 2011

L’edizione 2011 del concorso Electrolux Design Lab ha avuto come tema la ricerca di soluzioni creative per la mobilità degli elettrodomestici. Si è chiesto infatti a 1300 studenti e neolaureati in industrial design, di tutto il mondo, di proporre soluzioni “intelligenti e mobili” per la preparazione del cibo, la pulizia degli ambienti ed il lavaggio dei piatti, sia all’interno che all’esterno dell’ambiente domestico. Lo scopo non è solo quello di impiegare la creatività per realizzare in futuro elettrodomestici ad elevata portabilità, piuttosto realizzarli in modo che permettano un utilizzo flessibile che faccia risparmiare tempo e dia più spazio alle esigenze di ognuno di noi.

Clicca sull’immagine sotto per vedere il video degli 8 prodotti finalisti ideati dai migliori studenti di industrial design di tutto il mondo.

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I prodotti più tecnologici Electrolux Dometic Waeco per la casa, il camper, la nautica e professional, li trovi da Berardi Store.

Aspirapolvere Electrolux con iPod integrato

Per chi come me pensa che una casa pulita sia importante ma che il rumore continuo dell’aspirapolvere sia talvolta stressante, ecco che nasce un prodotto dedicato all’intrattenimento durante le pulizie. Si tratta naturalmente di un aspirapolvere Electrolux ovvero il marchio più prestigioso del pianeta. E’ oltremodo silenzioso e nel suo corpo dal design accattivante sono integrati due altoparlanti ed un subwoofer, nonchè un iPod di ultima generazione in un apposito vano nella parte superiore.

L’idea è quella di poter ascoltare la musica, e non l’aspirapovere, durante le pulizie. Questo permette non solo di non subire un rumore spesso visto dai familiari come molesto, ma di rilassarsi o rinvigorirsi con la musica preferita sfruttando le pulizie domestiche come un esercizio ginnico salutare.

Electrolux con iPod integrato

I finalisti di Electrolux Design Lab 2010

L’edizione 2010 del concorso Electrolux Design Lab si concentra su soluzioni creative per la vita negli ambienti a te familiari risparmiando spazio. Nel 2010 si è chiesto agli studenti di design industriale di considerare come la gente prepara e conserva gli alimenti, come ripone e lava i vestiti e come laverà i piatti nelle case del 2050, quando il 74% della popolazione mondiale, si pensa, vivrà in un ambiente urbano.

Clicca sull’immagine sotto per vedere il video degli 8 prodotti finalisti ideati dai migliori studenti di industrial design di tutto il mondo.

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I prodotti più tecnologici Electrolux Dometic Waeco per la casa, il camper, la nautica e
le applicazioni professionali, li trovi da
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Televisione e radio a incasso, connessione wi-fi per ordinare la spesa

Tecnofobici… state all’erta!

Gadget e accessori “high tech” sono in arrivo, e stanno puntando dritti alla cucina.

La cucina ha sempre avuto il suo discreto quantitativo di tecnologia. La maggior parte di queste invenzioni avevano lo scopo di migliorare le prestazioni culinarie, o semplicemente di rendere la vita in cucina un po’ più semplice. Ma il ruolo della cucina sta cambiando. Oggi è un luogo in cui incontrarsi e relazionarsi. Si tratta del cuore della casa, dove condividiamo le nostre storie, ci riposiamo e ci svaghiamo. E questa metamorfosi porta con sé un mondo di dispositivi che non aspettano altro che semplificare il nostro modo di vita.

Le TV e le radio non sono new entry in cucina, ma ora i designer hanno capito che sono diventate essenziali, e quindi le stanno incorporando all’interno dei nostri design. La connessione Wi-Fi ha spianato la strada per l’uso del computer come strumento per fare la spesa (vedremo più avanti, nei nostri successivi articoli dedicati, il nuovo concetto di Internet of Things oggi ancora sconosciuto ai più) e diventare quindi parte integrante della cucina. I frigoriferi vi dicono quando sono troppo freddi, i forni quando l’arrosto è perfetto, le lavastoviglie si spengono da sole al termine del ciclo di lavaggio – per consentirvi di risparmiare. E questo è solo il presente. In futuro tutto convergerà in cucina: connessione, comunicazione e ottimizzazione.

E quindi, la prossima volta che entrerete in un negozio per acquistare un nuovo tostapane… verificate che sia davvero tecnologico! Non si può mai sapere: fra qualche anno potrebbe prepararvi la colazione.

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Prossimamente disponibili da Berardi Store

Kitchen Hideaway di Electrolux. Una cucina virtuale.

Consente di creare una virtual area di preparazione degli alimenti
che non occupa spazio immediato.

La cucina a scomparsa è un concetto di realtà virtuale al quale non siamo ancora abituati ed al quale uomini e donne appassionati di cucina non si abitueranno mai (giustamente). Tale tecnologia permette alle persone che vivono una vita in carriera, magari frenetica e sempre fuori casa, di usufruire di una cucina centrale robotica (unica per l’intero edificio/condominio hi-tech) comandata virtualmente dall’interno del proprio appartamento tramite un apposito casco. Mediante questo casco gli abitanti di un edificio possono immaginare di essere in una vera cucina atti a preparare un pasto particolare senza gestire realmente mobili, strumenti, elettrodomestici ed ingredienti. I pensieri degli utenti vengono trasmessi agli chef robot presenti all’interno della cucina centrale dell’edificio; quest’ultimi preparano il pasto esattamente come tu stai decidendo mentre indossi il casco “Kitchen Hideaway” dopodiché un sistema di montacarichi provvederà a consegnare il tuo pranzo o la tua cena al tuo appartamento. In questo modo non ti devi preoccupare di acquistare una cucina, degli elettrodomestici né tantomeno di fare la spesa… Eh già perchè la spesa la ordina la cucina robotica dell’edificio sulla base delle richieste dei condomini.

La Kitchen Hideaway è un’idea di Daniel Dobrogorsky, Australia.

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