Tra i due litiganti… il terzo non gode

L’eterna incomprensione tra commercianti e statali

commentata e tradotta come non avete mai visto 😀

E con qualche  sorpresa aggiungerei. Vorrei infatti porre alla vostra attenzione alcune note, o se vogliamo alcune provocazioni, che spero servano a riflettere e a far meglio interagire e comprendere le due “specie” tra loro. E non solo…

Così, in poche espressioni sintetiche, ecco il frutto di mie personali osservazioni, ricerche, domande, esperienze, racconti ascoltati, problemi visti e vissuti, che credo siano utili per capire che nessuna delle due categorie se la passa poi così bene. Scopriremo poi che c’è anche chi potrebbe star peggio…

I PRO dello statale

Riceve il suo stipendio a fine mese con accredito sul conto corrente.

Percepisce più mensilità di quante ce ne siano nell’anno solare. Quante di più, dipende dal tipo di lavoro ovviamente.

Spesso ha orari elastici che, sacrificando l’ora di pranzo, gli permettono verso la metà del pomeriggio di poter usciredal lavoro e poter così recarsi a casa o a fare la spesa, o andare in qualche gradito o utile negozio. Fare le proprie faccende insomma.

I risultati dell’azienda, dell’ente ecc. per cui lavora dipendono solo in minima parte dal suo incarico (questo almeno nella stragrande maggioranza dei casi).

In caso di febbre, influenza, convenzionali problemi di salute, può chiedere dei permessi (a volte retribuiti, a volte no) e può stare a casa… L’azienda per cui lavora andrà avanti ugualmente.

In caso di maternità può stare a casa diversi mesi e con stipendio (anche se parziale) comunque accreditato sul conto.

Non deve comprare il posto in cui lavora

Non deve affittare il posto in cui lavora

Non deve chiedere mutui o prestiti per il posto in cui lavora

Non si deve preoccupare se il posto in cui lavora dovrà subire aggiornamenti agli impianti acqua, gas, corrente…

Non paga le bollette del posto in cui lavora (Acqua, gas, telefono, corrente, spazzatura…).

Non deve pagare tasse sul posto in cui lavora (insegna, permessi comunali, dia…).

I PRO del commerciante

In molti casi si trova a vendere i prodotti che gli interessano o lo appassionano

Spesso passa molto tempo tra le cose che ama (vedi ad esempio chi ha un negozio di Computer, hardware, software, accessori…).

Non si sente il fiato sul collo in maniera costante per via di un superiore arterio sclerotico ad esempio.

Può chiudere il negozio una mezz’oretta prima di tanto in tanto per fare la spesa più con calma.

Può fare due chiacchiere con i clienti senza essere ripreso, anzi molto spesso questo atteggiamento fa piacere ai clienti che si sentono più a casa.

Può organizzare il metodo del proprio lavoro.

E’ generalmente dinamico. Deve trattare con i clienti, con i fornitori, con i collaboratori, con i colleghi, con i rappresentanti.

Guadagna leggermente di più di uno statale ma… (c’è un MA grande come una casa, vedi sotto).

Le note DOLENTI dello statale

E’ costretto molto spesso a fare lavori o a ricoprire mansioni che non gli piacciono.
Non riceve i giusti stimoli dal lavoro.
Subisce spesso ingiustizie dai suoi superiori.
Fa un lavoro che molto spesso si rivela noioso ed insoddisfacente.
Non può una mattina tirare giù la serranda 30 minuti prima per fare uno strappo alla regola.
Sa che pochi comprenderanno che la noia causata dal suo lavoro è comunque un peso che equivale ad un grande sforzo per il suo organismo.
Gli ambienti di lavoro non sono sempre ben illuminati, areati, colorati, piacevoli…
Non può sostituire il collega di lavoro maleducato o poco collaborativo o irritante.
Potrebbero volerci anni, senza una giusta “spinta”, per ottenere un posto fisso e quindi per non combattere con il precariato e le incertezze che ti assillanno giorno e notte.

Le note DOLENTI del commerciante

Vive nell’incertezza. Un mese di lavoro può andare bene e uno, o più, possono andare male.

Dalla maggiore cifra incassata in un mese (sempre che in quel mese si sia lavorato), devono essere sottratte una forte quantità di spese:

Bollette di: acqua, gas, corrente, spazzatura, telefono…

Mutuo per l’acquisto del locale, altrimenti affitto del locale.

Spese impreviste: un impianto da rifare a norma di legge, una nuova insegna, un condizionatore per acclimatare il locale, rottura del motore della serranda o della serranda stessa…

Può avere una quantità variabile di merce invenduta che potrebbe essere costretto a svendere perchè sono usciti nuovi modelli di tale prodotto.

Potrebbe essere costretto dai fornitori a fare ordini con un quantitativo minimo di merce da rispettare anche se sa che poi non riuscirà a venderla tutta.

Se si ammala il negozio resta chiuso e non si lavora… quindi non si mangia.

Se rimane incinta si appella alla mano di tutti i parenti prossimi alla santità. Non solo non lavorerà e non incasserà o incasserà meno, ma dovrà pagare un sostituto/a.

Potrebbe volerci molto tempo per avviare il negozio… Potrebbe anche non avviarsi mai e non riscuotere il successo sperato.

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Chi è il terzo che non gode?

Come ormai avrete capito mi riferisco a liberi professionisti e artigiani, i quali oltre ad avere le beghe di entrambe le “specie” 🙂 trattate sopra, fanno i conti con alcune gravanti spese in più…

Eh già perchè in fondo cosa volete che sia il fatto di dover spendere ingenti cifre (spesso debiti) per macchinari, attrezzature, capannoni, ricambi dei macchinari stessi, corsi di aggiornamento, il rischio di espandersi strutturalmente e da un punto di vista del volume di affari e del personale, per poi trovarsi pochi anni dopo (se non mesi) a dover fare dei distruttivi passi indietro. Complici crisi, leggi che possono giocare a sfavore per l’una o l’altra attività, mancanza parziale o totale di risorse e servizi dello stato… Inoltre ogni imprenditore lo sa, un attività la si avvia in circa due anni all’interno dei quali puoi incontrare forti momenti bui e scoraggianti che non sono facili psicologicamente e finanziariamente da reggere…

Note conclusive

Con questo articolo vorrei utopicamente concludere le controversie tra le varie categorie dato che bene… non se la passa nessuno. Fatta ovviamente eccezione per quelle attività che si trovano in ottime posizioni o che hanno prodotti che si vendono da soli o che comunque sono la moda del momento. Buonagiornata 😀

Pininfarina

O Pinin Farina?

Una volta si chiamava Pinin Farina, ovvero Giuseppin Farina. Questo comportava però l’utilizzo di due targhette da montare sulle vetture (una per il nome ed una per il cognome) e risultava all’epoca assai difficile riuscire a metterle parallele. Problema estetico estremamente scocciante. Inoltre occorrevano ben 4 chiodi per il fissaggio. Troppi se si pensa che si trattava solo di un logo. Così G. Farina pensò bene di unire soprannome e cognome in modo da avere una sola targhetta fissabile con due chiodi e senza problemi di disallineamenti anti estetici 🙂

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Le svendite nelle zone industriali

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Esempi di inciviltà

Non tutto il male viene per nuocere. Rimango esterrefatto nell’osservare taluni comportamenti insiti nella natura dell’uomo. Ci si accalca davanti all’ingresso di un cinema, di un concerto, persino di una mostra o ancora davanti ad un buffet, in modo accanito, quasi dovessimo sconfiggere chi ci sta vicino, sopraffarlo e prendere tutto noi… Poi magari il buffet non ci piace e lo lasciamo, il posto al cinema era prenotato e la mostra doveva essere un evento culturale da condividere con persone “civili”. Nonostante ci siamo evoluti ci troviamo sempre in una giungla. La maglia con il coccodrillo, la scarpa all’ultima moda… ma pur sempre nella giungla.

Così oggi rimango da un lato sorpreso, dall’altro divertito nell’apprendere che nella zona industriale della mia città dove fino a pochi mesi fa era impossibile ottenere un’area (un terreno per costruire un capannone nel quale lavorare, far crescere dei progetti), oggi si svendono i terreni acquistati in eccesso, si svendono capannoni invenduti, si svende tutto…

Ma cosa è successo?

Torniamo indietro di alcuni mesi: poco prima della stranota crisi.

Chi aveva possibilità economiche non indifferenti acquistava in blocco il 100% dei terreni messi a disposizione dal comune per la realizzazione di capannoni commerciali, artigianali, industriali. Alle volte si trattava di singole persone (grandi imprenditori edili ecc…), altre volte erano società fondate per effettuare più agevolmente simili enormi acquisti e poter poi dividere i ricavi. Niente di male infondo. Se non fosse altro che questi investimenti comportavano l’acquisto del 100% di quanto messo a disposizione. Così un piccolo imprenditore che voleva fare il grande passo e aprirsi un capannone da lasciare un domani ai figli intenzionati a proseguire l’attività, si trovava nell’impossibilità di poter acquistare un lotto per realizzare il proprio capannone. Io non ho nulla contro chi si diverte con il Monopoli (il noto gioco di società). Lo adoro anche io, adoro anche io ottimizzare, investire, migliorare, produrre, fare sempre di più… Sono un uomo come tutti voi.

Ma a tutto c’è un limite!

Apprendo da varie fonti che molte società, che non si aspettavano l’imminente arrivo della crisi, sono crollate avendo sostenuto enormi spese e non avendo avuto i ritorni previsti. Non li hanno avuti perchè la crisi ha bloccato tutto. Nel male e nel bene.

La morale è che, se molti di coloro che hanno comprato tutto quanto è stato messo a disposizione, si fossero moderati, non solo la crisi non li avrebbe distrutti… Ma io avrei il mio tanto agognato capannone dove realizzare un decente laboratorio di ingegneria meccanica e artigianato da lasciare un domani ai miei figli. 🙂

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Motomondiale – I mezzi della sicurezza

I mezzi ufficiali del motomondiale

Sono sempre gli stessi e viaggiano per il mondo su un camion (attrezzato per il loro trasporto) a seguito del grande circus. Un camion davvero intrigante… Le vetture sono guidate esclusivamente da piloti esperti e, a giudicare dalle notevoli potenze a disposizione, ci sembra la scelta più plausibile.

Safety Car: BMW M6. V10 4999cc – 507 CV a 7750 giri/min – 520Nm a 6100 giri/min – 3,5 kg/CV – massa 1780 kg – da 0 km/h a 100 km/h in 4.6s – consumo extraurbano 10 km/l.

Safety Officer: BMW M5 touring. V10 4999cc – 507 CV a 7750 giri/min – 520Nm a 6100 giri/min – 3,8 kg/CV – massa 1955 kg – da 0 km/h a 100 km/h in 4.8s – consumo extraurbano 10 km/l.

Race Director: BMW M3. V8 3999cc – 420 CV a 8300 giri/min – 400Nm a 3900 giri/min – 3,9 kg/CV – massa 1655 kg – da 0 km/h a 100 km/h in 4.8s – consumo extraurbano 11 km/l.

Medical car: BMW serie 3 touring.  L6 2979cc – 306 CV a 5800 giri/min – 400Nm a 1300 giri/min – 5,5 kg/CV – massa 1690 kg – da 0 km/h a 100 km/h in 5.7s – consumo extraurbano 14.5 km/l.

Steward: BMW X5. V10 4799cc – 355 CV a 6300 giri/min – 475Nm a 3400 giri/min – massa 2180 kg – da 0 km/h a 100 km/h in 6.5s – consumo extraurbano 11 km/l.

 Veicoli di sicurezza della MotoGP Veicoli di sicurezza della MotoGP

Simulare o Emulare?

Rispondendo a Lorenzo

Non si tratta di due termini che possono essere considerati sinonimi. “Emulare” non è un termine che può combaciare perfettamente con “simulare”.

Il dizionario dice:

Simulare significa: “fingere che esista un qualcosa che di fatto non esiste”
Emulare significa: “Cercare di imitare o di superare”

L’informatica dice:

Oggi questi termini vengono spesso utilizzati in ambienti informatici (una volta invece si riferivano a comportamenti di persone…), così l’emulatore è diventato un programma che permette l’esecuzione di software originariamente scritto per un ambiente (hardware o software) diverso da quello sul quale l’emulatore viene eseguito. Un programma scritto per computer con sistema operativo Windows ad esempio non funziona (in gergo gira) su un computer con sistema operativo differente come Linux. In questi casi si crea sulla macchina ospitante un emulatore che riproduce virtualmente l’ambiente che è stato previsto per l’esecuzione di quel programma.

Il simulatore invece si prefigge di arrivare allo stesso risultato, riscrivendo però (in tutto o in parte) le routine del programma da simulare, in modo da renderlo comprensibile alla macchina su cui gira.

Pertanto emulare significa “cercare di eguagliare un comportamento”. Emulare una tecnica (ad esempio fotografica) oppure un comportamento di una persona che ad esempio ha un particolare carisma o delle virtù. Mentre simulare significa riproporre un modello della realtà per valutarne la dinamica. E’ il caso, ad esempio, dei simulatori di volo (Xplane…) o di guida (Live for Speed). Si può infatti simulare sì un modello informatico, ma anche un modello fisico nel caso si intenda simulare qualcosa di reale.

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Nell’immagine vediamo un emulatore rom (read only memory). Si tratta di un dispositivo piuttosto versatile per testare i processori.

Vedi inoltre le Virtual Machine ed ulteriori approfondimenti su simulatori ed emulatori al seguente link.

Alcuni esempi strambi ma chiari

Ci sono persone che copiano gesti, frasi, battute, modi di fare, dettagli nel vestire o nelle scelte quotidiane perchè provano ammirazione verso una persona con delle particolari doti che, indipendentemente da tali doti, semplicemente si comporta così. In questo caso una persona emula un’altra persona.

Quello che invece una persona può simulare è ad esempio un orgasmo. Una simulazione che appartiene al mondo femminile (ed a particolari uomini mutanti  ). In tal caso si riproduce in modo molto prossimo alla realtà un qualcosa che in quel dato momento non c’è.

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Un’immagine per non prenderci troppo sul serio di tanto in tanto 🙂

Tramonto dell’illuminazione tradizione: lampadine alternative

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Tramonto dell’illuminazione tradizionale

Tramonto dell’illuminazione tradizionale

Tipologie di lampadine e alternative già presenti in commercio

Dal passato due di settembre, le classiche lampadine a incandescenza sono state messe al bando del Parlamento Europeo.
Per essere più precisi, tutte quelle lampadine di taglio uguale e superiore ai 100W non si potranno più produrre ne commerciare. E progressivamente anche quelle di taglio più piccolo scompariranno fino ad essere completamente bandite nel settembre 2012.
Questa forzatura dell’Unione Europea fa parte di un più ampio progetto di rinnovamento dell’illuminazione, che è uno dei più importanti sprechi pubblici, se si valuta il fatto che un’alternativa esiste e funziona anche bene.

Ma è davvero conveniente passare ad una lampadina a risparmio energetico?

Certamente, vediamo il perché.

Innanzitutto distinguiamo tra i tre tipi maggiormente diffusi di lampadine attualmente in commercio:

  • Incandescenza
  • A scarica
  • LED

– Incandescenza –

In questa categoria rientrano tutte quelle lampade basate sull’irraggiamento di fotoni generato dal surriscaldamento di un elemento metallico (principalmente tungsteno). Risalgono ormai al lontano 1860 e nel corso del tempo sono state migliorate solo in minima parte. Il peggior difetto è che la maggior parte dell’energia viene sprecata sotto forma di calore, ottenendo un’efficienza luminosa di soli 13,8 lumen/watt.
La luce emessa dalle lampade ad incandescenza crea una distorsione cromatica, dovuta a una bassa temperatura di colore, che però risulta piacevole alla vista. Ciò però la rende incompatibile con qualsiasi lavoro che preveda una perfetta resa cromatica. Oltre a questi inconvenienti, c’è la scarsa durata della lampadina stessa causata dall’usura del filamento di tungsteno che tende a rompersi dopo circa 1000 ore di attività.
Una evoluzione è la lampada alogena, al cui interno viene aggiunto un gas (iodio o kripton) per aumentare la temperatura di funzionamento e migliorare la resa visiva. Anche il rendimento migliora di circa un 50%. (16,7lm/W)

Queste lampadine sono sì economiche da produrre, pero a cambio generano ogni anno migliaia di tonnellate di rifiuti difficilmente smaltibili. Questo sommato alla pessima resa in termini di lumen generati per watt di energia utilizzato, sono le principali ragioni che hanno spinto l’UE a escluderle dal commercio.

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– A Scarica –

Le cosidette lampadine a risparmio energetico.

Sono le principali alternative alle lampadine tradizionali disponibili del mercato dell’illuminazione. Spesso vengono chiamata erroneamente lampade al neon (contengono in prevalenza mercurio o sodio) e sono utilizzate già da tempo per l’illuminazione di edifici pubblici e commerciali. La luce emessa varia secondo la tecnologia utilizzata, passando dal rossastro nel caso del mercurio fino al bianco brillante degli ioduri metallici. Una caratteristica comune a tutte le lampade a Scarica è però la generazione di luce ultravioletta che viene schermata per non nuocere alle persone con le quali viene in contatto.
Il tipo più comune di lampada a Scarica è la lampada a Fluorescenza, realizzata ricoprendo il bordo interno della struttura della lampadina con una sostanza a base di fluoro che ha la funzione di catturare la luce ultravioletta e convertirla in luce visibile, aumentando l’efficienza luminosa. Tale resa è compresa tra 80 e 100 lumen/W, circa sei volte superiore a quella di una lampadina tradizionale.
Di conseguenza, sarà sufficiente una lampadina a fluorescenza di 24W per illuminare come una classica di 125W, con un evidente risparmio finale sulla bolletta.
Anche la durata è superiore, tra le 6000 e le 12000 ore di vita utile in base al modello.

Tuttavia anche le lampade a Scarica hanno i loro svantaggi tra i quali il prezzo più elevato, ed il tempo di accensione. Occorrono di alcuni secondi per arrivare alla massima luminosità. Un ulteriore punto a sfavore è la presenza di metalli altamente inquinanti come il mercurio che ne rendono difficoltoso il recupero.

– LED –

E’ il futuro dell’illuminazione. Al livello attuale dello sviluppo non sono ancora in grado di sostituire pienamente le lampade a fluorescenza, però si stima che entro pochi anni saranno la soluzione economica ed efficiente al problema dell’illuminazione ad ogni livello. Probabilmente rivoluzioneranno il modo di concepire la luce in ambiente domestico e professionale e chissà che non segnerà la fine di lampade e lampadari. Il modulo a LED infatti è composto da un diodo che emette luce al passaggio di energia elettrica, quindi senza bisogno di utilizzare gas. Questo permette una buona miniaturizzazione della lampadina, oltre a poter contare su un modulo di supporto grazie al quale la luce emessa è regolabile nello spettro di colore RGB. In questo modo da un singolo punto di luce si possono realizzare diverse configurazioni di illuminazione (bianca per lavorare o tonalità più “calde” per una serata rilassante in casa).

A questi vantaggi si aggiunge l’elevato rapporto “flusso luminoso/energia” previsto di circa 150lm/W. Più di dieci volte quello delle lampadine al tungsteno.
Bisognerà però aspettare che la tecnologia si consolidi per vederli comparire a prezzi competitivi sui banconi dei supermercati.

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Per concludere

Dopo questa sintetica panoramica sui vari tipi di sistemi di illuminazione in commercio, è facile capire il perché dell’obbligo di liberarsi delle vecchie lampadine. Come abbiamo visto il problema principale è lo spreco di energia causato da una tecnologia antiquata -solo l’1% dell’energia assorbita si converte in luce- oltre alla scarsa durata che si traduce in problemi ambientali. Da segnalare inoltre che proprio in questi giorni, molti comuni stanno regalando lampadine fluorescenti proprio per accelerare il passaggio ad un nuovo stile di illuminazione.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.

Che abbuffata! I consumi del corpo umano

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa

Titolo o argomento: I consumi del corpo umano

Dal corpo umano ad un motore 

Un uomo potrebbe consumare anche più di un’auto indubbiamente inquinando molto meno 

Ad una gara di “mangiate”, (avete capito bene) una gara basata sul mangiare di più, un partecipante avrebbe vinto essendo stato in grado di mangiare oltre 4kg di cibo. Tuttavia finito il generoso pasto e raggiunta la bilancia prima delle premiazioni, il vincitore sarebbe aumentato di peso di alcuni etti in meno rispetto ai 4 chilogrammi previsti.

Parte del cibo sarebbe infatti stata trasformata dall’organismo in calore emesso dal corpo, un’altra parte del pasto si sarebbe trasformata in sudore, un’altra parte ancora si sarebbe trasformata in energia bruciata per i movimenti del corpo. La stessa digestione ha richiesto un notevole apporto energetico essendo difficoltosa.

Questo fenomeno è assai noto in campo motoristico dove si sa che una buona parte dell’energia prodotta dalla combustione all’interno del motore viene dissipata nei modi più impensabili. Vi basti considerare che persino il suono prodotto dal motore viene emesso con una seppur minima spesa energetica. Le percentuali di energia più importanti vengono perse in attriti tra gli organi meccanici, perdite di calore, perdite dovute al trascinamento di accessori del motore (quali alternatore, climatizzatore…), resistenza all’avanzamento del mezzo nell’aria, rotolamento delle ruote, trasmissione…

Link correlati

Che abbuffata!
L’energia umana: Il lavoro muscolare
L’energia umana: Il cervello
L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

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Acquistare all’asta? Perchè no.

Ecco alcuni dei siti che molti evitano di dirvi. O perlomeno così è successo a me 🙂

  • www.astegiudiziarie.it
  • www.asteitalia.it
  • www.anesim.it

La cosa che mi fa più specie è che mia madre conosce una persona che lavora al tribunale alla quale ogni qualvolta abbiamo chiesto informazioni sulle aste, ci ha risposto che non ne sa nulla e che comunque non c’è nulla, ecc… scoraggiandoci. La cosa che mi fa più specie è che più volte la legge è dovuta intervenire affiché l’informazione per i cittadini in merito alle aste fosse meglio divulgata.

Così in questo articolo vi abbiamo fornito 3 indirizzi internet che spero vi siano utili. Se ad esempio effettuate una ricerca sul sito “astegiudiziarie” potrete osservare che il sito è molto ben fatto e che facilmente si accede a tutte le informazioni necessarie per presentarsi alle aste.

E’ fondamentale sapere che:

  • non ci si può presentare all’improvviso ma bisogna completare l’apposita domanda in ogni sua parte e consegnarla con alcuni giorni di anticipo.

  • bisogna pagare una cauzione che poi verrà restituita in caso non si acquisti nulla.

  • esistono aste in cui vengono effettuati rialzi con una cifra minima di rialzo imposta, altre in cui non è necessario.

  • essere accompagnati da un Geometra esperto (e di fiducia) nel caso si partecipi ad un’asta per un immobile “è fondamentale” per non incappare in errori. I dati degli immobili li trovate sui siti elencati e devono preferibilmente essere visionati da un Geometra che sappia bene se ad esempio si può fare un cambio destinazione d’uso o vi è la necessità di una ristrutturazione che rende poco conveniente l’acquisto o che comunque venga con voi a vedere le condizioni dell’immobile prima di presentare domande per prendere parte all’asta.

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Guardiamo le cose sempre nella loro totalità

L’altro giorno stavo tornando a casa in moto, un’automobilista mi abbagliava con i fari che riflettevano negli specchietti. Con la mano sinistra ho coperto lo specchietto e mi sono reso conto che si tratta di una parte della moto che non curo mai. Certo di sfuggita lo guardo mentre sono per strada ma non lo osservo davvero come invece guardo la moto quando è parcheggiata.

Eppure lo specchietto è una parte fondamentale della moto, senza rischierei diversi incidenti. Appoggiandoci una mano sopra, una volta tanto l’ho guardato meglio. Ho guardato come è fatto, il colore, il materiale… Sembra assurdo ma in tanti anni non mi ero mai soffermato così a lungo nell’osservare uno specchietto.

In fondo a chi verrebbe in mente di dire: “Sono proprietario di 2 specchietti, 5 carene, 1 telaio, 1 motore, 2 ruote…” Il tutto viene raggruppato in un insieme chiamato “moto” ovviamente.

Spesso guardiamo le cose nella loro totalità e non ci rendiamo conto che anche la realtà più piccola (nel lavoro, nel commercio, nella professione, nell’artigianato…) è parte fondamentale di un sistema più grande. Un sistema che ha bisogno di quella piccola realtà per funzionare bene ma che spesso non se ne rende conto.

Altrettanto spesso siamo proprio noi che non siamo consci del fatto che la nostra realtà, seppur piccola e da noi sottovalutata, è importante. Noi siamo parti fondamentali di un paese che si chiama Italia e che senza di noi sarebbe incompleto, talvolta non funzionante.

Ci avete mai pensato? 😀

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Dimostrazione paradossale: Se tutti i piccoli negozi e tutte le piccole attività artigianali, le piccole imprese e le piccole realtà professionali chiudessero insieme per la crisi o per leggi che non le tutelano, la nazione si bloccherebbe. Lo stato dovrebbe fare a meno di tanti posti statali. La mancanza di entrate in tasse costringerebbe a controlli molto più severi alle grandi attività per compensare le perdite… Come una moto senza lo specchietto che ad una precedenza impatta su un’auto non vista, lo stato impatterebbe con la realtà con conseguenze che non so prevedere.