Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte seconda

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comporamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro

Abbandonati dalla casa automobilistica di fiducia

Per questioni di cautela, avendo percorso oltre 400.000 km con la medesima auto (vedi l’articolo relativo “400.000 km e non sentirli: quando la cura dell’auto raggiunge lo stato dell’arte“), ho iniziato a pensare all’acquisto dell’intero kit di distribuzione (costituito da 2 catene, una simplex e una duplex, 4 pattini, 2 tenditori, diverse corone, viti, rondelle, particolari, ecc.) per garantire ultreriore longevità al mio motore e scongiurare ogni possibilità di rottura improvvisa delle più importanti parti del manovellismo. Il ricambista ufficiale della casa mi dice che sono il primo in Italia ad effettuare questa operazione perchè probabilmente sono il solo che ha percorso così tanti chilometri con questa vettura, tanto che il cambio del kit distribuzione non è previsto per il mio specifico motore e bisogna ordinare le parti attendendo circa 2 settimane. Fin qui tutto ok, ci può stare e ne comprendo benissimo le ragioni. Il problema è che ho dovuto pagare anticipatamente l’intero kit per vedermi consegnare una scatola “aperta” dove all’interno c’erano solo la metà delle parti richeste. Ho contattato la casa madre la quale si è totalmente disinteressata della cosa (hanno ben altri pensieri immagino). Mi informano inoltre che il più alto in grado, nelle responsabilità verso il ciente, in Italia è il venditore di ricambi di ogni concessionaria del marchio. Non c’è quindi alcun servizio clienti realmente efficace né tutela di sorta (che bravi…). La questione si è conclusa con la restituzione del denaro e con l’ordine, mediante conoscenze, direttamente in Germania delle parti per il mio motore. Ho poi dovuto scoprire da solo, tramite le mie fonti, che per tale motore il kit di distribuzione non viene fornito completo ma puoi indicare tu le parti che ti mancano ed ordinarle una ad una con prezzi a dir poco proibitivi, oppure accontenarti di acquistare due kit disordinati che contengono ognuno un po’ di parti della catena superiore e un po’ della catena inferiore, nonché inutili doppioni e parti mancanti come ad esempio il tenditore della catena superiore simplex. Insomma una gratificante delusione dato che fa piacere essere riusciti nell’impresa chilometrica (tra l’altro con un ottimo esito) ma lascia un retrogusto amaro l’impossibilità di reperire facilmente ricambi particolari.

Consiglio: Se fai qualcosa di particolare non aspettarti che ciò che ti circonda sia pronto ad accoglierlo. Una volta le case automobilistiche davano sostanziosi premi a chi riusciva nell’impresa di lunghe percorrenze con i propri veicoli. Oggi, nell’era dell’obsolescenza programmata, una simile virtù è vista pressappoco come un fastidioso prurito intimo.

La ditta che cadde dalle nuvole

Presso un’azienda della mia zona, specializzata in carpenteria metallica, consigliatami da più e più smanettoni del settore, sono andato a chiedere informazioni circa piegatubi e piegalamiere per piccole applicazioni. Non sapevano nemmeno di cosa stessi parlando. Si sono trovati all’improvviso nel 2014 ed hanno saltato gli ultimi 30 anni per arrivare istantaneamente a questo momento… direbbe un certo Doc Emmett Brown. Non c’è altro da aggiungere. Tipica azienda che da decenni non sbircia fuori dalla finestra per osservare il mondo che cambia e vende, e sa vendere, solo le stesse cose: dadi, viti, rondelle, cartucce di silicone, scarpe antinfortunistica e la sega a disco portatile di dubbia provenienza che però ha il prezzo competitivo con il centro commerciale (che non si dovrebbe nemmeno temere se si fosse realmente specializzati). Basta un numero elevato di scaffalature in metallo piene di routine per farci pensare ad un centro ben fornito.

Consiglio: Il mondo è cambiato occorre una spolverata e lasciare i ricordi in una accogliente scatola ad essi destinata, facciamo spazio a qualcosa di nuovo. Non prendetela come un severo rimprovero ma più come una provocazione che, se presa dal verso giusto, vi tornerà decisamente utile (ed io sarò fiero di diventare vostro cliente).

La qualità è il punto di forza e l’abito “fa” il monaco

Ordino ad un’azienda d’oltreoceano, rara nel suo genere, delle componenti che mi occorrono per un prototipo. Bene, sono curioso di vedere come andrà. Con mia sorpresa rispondono rapidamente alla mia email, udite udite, di Domenica. Incredibile, io l’avevo inviata in un giorno festivo solo per sfruttare un momento libero e invece dopo alcune ore arriva la risposta. “Straordinario!” penso. E invece no. La merce arriva nel giro di pochi giorni, non ci sono problemi di comunicazione, né di pagamento, né di spedizione. “E allora?” direte voi. E allora la merce è arrivata imballata in modo improbabile, ogni componente era diviso dall’altro solo da qualche pezzo di “carta accartocciato”, le componenti erano tutte graffiate, danneggiate e male assemblate. Un obbrobrio. I prodotti erano letteralmente impresentabili ed inaffidabili senza un’accurata revisione e rivisitazione di alcuni errori. Per fortuna non è stato difficile riavere il denaro indietro ma la cosa sconvolgente è che ancora si e mi chiedono cosa avessero di male i loro prodotti.

Consiglio: Non solo è importante come realizzate i vostri prodotti ma anche come li presentate. Dal risultato del vostro lavoro e dal vostro modo di lavorare si capisce chi siete e, oggi più che mai, l’abito “fa” il monaco. Non vi azzardate a presentare strafalcioni proponendo tra l’altro prezzi alti (anche se siete i soli a produrre un dato bene) non farete altro che accelerare il processo di prolificazione dei concorrenti e far migrare verso di loro la vostra clientela.

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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte terza
Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte quarta

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Forse una bottiglia di buon vino è l’unica cosa che sperate di trovare in queste condizioni.
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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte prima

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comportamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro
Una astrusa procedura d’ordine

Ho dedicato questi ultimi mesi a procurarmi diverso materiale, così vi riporto un interessante caso di richiesta preventivo per delle cassettiere e dei contenitori industriali. Sono ben due mesi che cerco di avere dei prezzi e delle conferme su dei colori da parte di un’azienda più che rinomata del settore ma niente da fare. La procedura per ottenere un preventivo è letteralmente assurda. Ci sono i contatti sul sito web, si procede quindi a chiamare l’azienda presso la quale risponde una persona che sa poco o nulla sui prodotti, costei consiglia di compilare un contact form con i propri dati e le proprie richieste. Una volta compilato il modulo questa persona provvede a rigirare i dati ad un rappresentante di zona. Il rappresentante di zona viene a trovarti e ti porta alcuni cataloghi (i quali, non solo sono di ben 3 anni fa, ma magari li avevi già scaricati, aggiornati, in pdf dal sito web), tu allora gli indichi quali sono i prodotti che ti interessano, lui ti guarda e sorride dicendoti che non può dare prezzi ma solo descriverti i prodotti “se” ne hai bisogno (c’è bisogno di descrivere un contenitore di plastica di una data misura? A questo punto credo di non saperlo più…), ti comunica inoltre di contattare nuovamente la sede centrale per dire che hai parlato con lui ed hai una lista di prodotti (ma ce l’avevo già sin dal principio!), la sede centrale poi provvederà a fornire un preventivo dopodiché il rappresentante riverrà a trovarti per parlarne (???) anche se lui non può trattare sul prezzo e conosce i prodotti meno di te. Durante questa diatriba mi contatta il grossista di zona del tale marchio dicendomi che la sede centrale gli ha segnalato la mia richiesta. Il signore tranquillo e cordiale, come se nulla fosse dopo 2 mesi, mi dice di mandargli la lista di prodotti che mi interessano… A questo punto per me la questione è chiusa. Dovrei riscrivere l’ennesima email con tutta la lista di prodotti ed i codici (con il rischio che trascrivendo e ritrascrivendo commetta anche qualche errore che farebbe arrivare per giunta la merce sbagliata), in attesa di sapere cosa poi? Se posso avere questi benedetti prodotti in “versione standard” perchè per conoscerne il prezzo e la disponibilità nelle versioni dotate di accessori e opzioni è necessario chiedere all’azienda madre, la prima che contattai… sob. E questa non è una favola né una barzelletta ma la reale procedura di contatto di una famosa azienda italiana.

Consiglio: K.I.S.S. Keep It Simple Stupid.
Relazioni impossibili

Prima di Natale ho richiesto il preventivo per la realizzazione di un paio di banconi per il mio laboratorio alla stessa azienda che li ha già realizzati per me circa 15 anni fa. Il preventivo tarda ad arrivare così contatto il titolare il quale al telefono promette un trattamento speciale, soddisferà alcune mie richieste tecniche, mi proporrà un prezzo competitivo e cosa importante sarà finalmente celere nella risposta. In effetti arriva dopo poco l’email di una sua dipendente (pare che sia la nuora), questa riporta l’esatto contrario di quanto promesso. Il prezzo è pieno, le serrature dei cassetti non saranno quelle richieste, i tempi per la realizzazione non saranno di una settimana ma di oltre 20 giorni, se tutto va bene, e la flessibilità richiesta sembra un lontano miraggio che si burla di me. Richiamo scettico il titolare il quale si scusa, dice che la nuora è un tipo rigido con il quale in azienda non si ragiona (e allora cosa ci sta a fare lì?) e sostiene che ora penserà a tutto lui. Passano giorni, non sento più nessuno al che ricontatto l’azienda dove risponde la “tipa rigida” che si scusa ma ha cancellato la mia email con l’elenco della merce in attesa d’ordine in quanto non ho proceduto più alla conferma dello stesso. Come confermo con un solo sì due versioni diverse?

Consiglio: Evitate di fare promesse che non potete mantenere, se il cliente vi sembrerà inizialmente conquistato, sarà sufficiente un alito di vento per buttar giù il vostro castello di carte e perderlo. Probabilmente la nuora rigida non ha tutti i torti ed è stanca di porre rimedio ad altrui disastri…

Ridiamoci su…

Questo è il colmo dei colmi, se vi volete far due risate è in questa lettura che dovete proseguire. Contatto una famosa azienda che produce compressori da officina perchè necessito di un ricambio senza il quale il compressore del mio lab non può funzionare. Così chiedo il riferimento per l’assistenza nella mia zona e lo contatto. Questo signore mi dice che purtroppo non può aiutarmi perchè ha cessato l’attività, del resto i tempi sono quelli che sono e ciò è umano e comprensibile. Quello che non è umano è che quando ricontatto la casa madre per farmi fornire un nuovo riferimento anche fuori dalla mia zona, la signorina (o zitella acida, come direbbe mia nonna) se la prende con me perchè nella mia città non c’è più il servizio di assistenza. Io esterrefatto le rispondo che non sono un suo dipendente e se le cose non combaciano con il suo modo di vedere non è certo con un cliente che deve discuterle. Niente da fare, costei continua a pormi domande specifiche alle quali io non posso saper dare una risposta, mi tratta come un collega incompetente, come se l’assistenza nella mia zona non offrisse il servizio per causa mia o di una mia incomprensione. Una pazza quindi. Tento pazientemente di chiudere la conversazione ma lei non vuole, insiste a rimproverarmi ed a tempestarmi di domande. Continua fervidamente a sostenere che mi sbaglio e devo richiamare la stessa assistenza e pretendere che mi fornisca il ricambio. L’unico modo per terminare il delirio è stato interrompere la conversazione. Letteralmente una pazza.

Consiglio: I prodotti della crisi economica globale non sono tutti buoni (con riferimento alle preziose lezioni che se ne possono trarre), qualcuno ha tratto preziose esperienze e qualcun altro è uscito di senno. Cercate di avere pazienza anche con chi non se la meriterebbe ma al contempo, se avete fiuto, cogliete il momento per scovare le nuove imprese che guadagneranno il futuro.

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Il primo grande problema del mondo – Parte seconda

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: All’origine dei principali problemi globali
Questo articolo segue da:
Il primo grande problema del mondo – Parte prima

Regolare la crescita della popolazione

E’ chiaro quindi che non ci sono le risorse per tutti, non ci può essere benessere per tutti e più la popolazione cresce, più il problema si aggrava e costringe chi gestisce i vari paesi a trovare soluzioni drastiche che osserviamo nel quotidiano e che è inutile menzionare per non insidiare fobie parassite. Forse non tutti sanno che in Cina è vietato, per legge, procreare più di due figli. Il governo lo dice chiaramente al suo popolo che la crescita spropositata della propria popolazione rappresenta un problema insormontabile. Altri paesi del mondo temono di risultare impopolari e di far la figura di chi ha mancato l’obbiettivo del miracolo del benessere e della rivoluzione tecnologica. Altri ancora spingono al consumismo sfrenato ed all’indebitamento essendo afflitti dalla sindrome del “guardo solo il presente”.

Conseguenze dell’indebitamento (con effetti anche indiretti sulle economie)

Del resto proprio perchè ci siamo indebitati eccessivamente, stiamo mancando da diverse generazioni al compito di tramandare qualcosa di buono a figli e nipoti. Purtroppo non ce n’é tempo. Così i nuovi giovani pensano che quello che hanno ora, sarà per sempre, solo per l’illusivo motivo che l’han sempre avuto (l’uomo per sua natura si abitua fin troppo rapidamente alle cose facili, le menti oziose poi… non ne parliamo). L’essere umano per sua natura tira la corda fino al limite e tenta di risolvere un problema solo quando è costretto con le spalle al muro. Osserva mostri davanti a sé nella speranza che si tratti di sole allucinazioni che svaniranno con un po’ di riposo e una beata non curanza. E’ vero anche che chi crea problemi in eccesso mette ogni singolo individuo nella condizione di pensare sempre e solo ai problemi prioritari, quelli che hanno effetto nell’immediato, problemi che talvolta non dovrebbero nemmeno esistere (vedi i link correlati in basso).

Questione di educazione

Il primo grande problema del mondo andrebbe spiegato fin dalle scuole elementari a tutti i bambini della terra, cercando di far capire tra l’altro che la quasi totalità delle aziende di prodotti e servizi di questo pianeta produce prevalentemente per il 15% della popolazione mondiale. L’altro 85% non se la passa tanto bene e vive in differenti livelli di difficoltà che ci pongono ben lontani dall’ostentato obiettivo di rivoluzione tecnologica e benessere diffuso. Ci vorrebbe quindi un pizzico di cultura in più, un pizzico di ordine e di organizzazione in più facendo semplicemente capire che non tutto è fatto sempre per forzarti a…, per obbligarti a…, per costringerti a…, ma ci sono cose che vanno curate perchè se stanno bene in tanti, stai meglio anche tu.

Questione di etica

Certo è che quali paesi dovrebbero moderare le nascite? Quelli più poveri? Quelli più numerosi? Quelli con un determinato tipo di geni? Quelli con una determinata storia? Quelli con un certo pensiero? E’ semplice dedurre come il solo parlare della questione possa scatenare accesi dibattiti, attriti e conflitti.
Si veda l’esempio dell’Italia, una nazione che sforna geni, inventori, creativi, ricercatori, studiosi, innovatori, talenti, artisti, professionisti, tecnici capaci, uomini e donne in grado di cambiare il corso della storia. Perchè mai l’Italia dovrebbe ridurre le nascite soprattutto in visione del fatto che ne conta già troppo poche? Ed a quali paesi dovrebbe andar bene una dichiarata e voluta crescita demografica di italiani a scapito di altri?

I veri eroi

Nonostante il grande cinema sia invaso sempre più da rievocazioni di storie di uomini con superpoteri, oggi, i veri eroi, sono coloro che si sono privati di almeno una comodità nel tentativo anche solo infinitesimale di cambiare qualcosa. Oggi un valido esempio di eroe è quello che finalmente prende la bicicletta (anche con 4°C) per percorrere il solo chilometro che lo divide dal lavoro ed ha iniziato a rendersi conto di quanto sia esagerato avere una seconda o terza auto solo per questo (muovere un autoveicolo e mantenerlo per fare solo e sempre quotidianamente tratti così brevi…). Oggi gli eori sono coloro che hanno capito: “Rinuncio ad un pizzico di comodità in più, magari apparente, e miglioro realmente la qualità della mia vita riducendo inutili sprechi”. La riduzione di sprechi sul mercato riduce la domanda, aumenta quindi l’offerta da parte di chi produce beni e servizi ed i prezzi scendono (vedi i principali testi di microeconomia per conoscerne le dinamiche).

Attenzione a non cadere nel tranello, ridurre gli sprechi non significa ridurre i consumi, significa ridurre gli eccessi che logorano una società civile.

Non è un segreto

Eppure quanto appena scritto non è un segreto, basta aprire un qualche testo di economia che non basi la propria esposizione solo ed esclusivamente su poco comunicative equazioni matematiche per scoprire cose “ovvie” ma che non avevamo ben inquadrato nella loro globalità. Solitamente si tende ad attribuire le responsabilità dello scontento diffuso a chi comanda. Senza dubbio chi comanda ha un ruolo oltremodo fondamentale e dovrebbe dare il buon esempio. Non si discute. Ma il potere lo concediamo noi, a chi spesso ci danneggia, perchè siamo pigri, non ci vogliamo più adattare a cambiamenti inizialmente impegnativi, miriamo solo verso le comodità e l’avere quante più cose superflue si possano immaginare. Chi ci distrae è molto capace e ci riesce bene insomma. Può sembrare un concetto astratto ma quanto appena espresso significa semplicemente che più consumiamo, e male, e più si dà forza a chi ci gestisce altrettanto male. Un ulteriore esempio?

Un altro curioso esempio: Le manifestazioni sulle strade

Di recente hanno avuto luogo delle manifestazioni che bloccavano le strade in particolar modo nelle zone limitrofe ai caselli autostradali. Ebbene si vi siete trovati bloccati anche voi per ore nel traffico nel tentativo di percorrere solo poche centinaia di metri, vi sarete accorti di quanti automobilisti abbiano lasciato i veicoli accesi per mantenere in funzione il climatizzatore, l’impianto stereo, le luci, ecc.. Si calcola facilmente quanti milioni di Euro lo stato abbia incassato dalle sole accise legate a quell’inutile e spropositato consumo di carburante operato in pochi giorni da centinaia di migliaia di autoveicoli bloccati. Insomma chi protestava ha finito con il fare un favore a chi voleva richiamare. Sarebbe stato più efficace mettersi d’accordo in milioni di persone e non usare anche solo per un giorno i propri veicoli. In tal caso avrebbe avuto una voce maggiore il cittadino, o no?

Conclusioni

Questi due articoli per enunciare, in soldoni, che cresciamo numericamente in modo sregolato e che ognuno vorrebbe poter consumare in maniera altrettanto smodata al fine di soddisfare ogni singolo capriccio in una società dove, tra le altre cose, non c’è reale comunicazione e intesa tra chi gestisce e chi viene gestito. La comprensione di questi temi fin dalle scuole elementari aiuterebbe a formare le grandi menti di domani ed una società più civile.

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Il primo grande problema del mondo – Parte prima
Il primo grande problema del mondo – Parte seconda
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi con ritorno atteso
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi proficui
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi opzionali
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi temporizzati
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi concatenati (Istruzioni per…)

proporzioni_consumi_energetici_pianeta_500px.jpg

Curiosa immagine che mostra evidenti segni di squilibrio nei consumi energetici del
pianeta. Trovi in basso il link alla raccolta completa di immagini in alta risoluzione.
Image’s copyright: SPL / Barcroft Media
Published on: dailymail.co.uk
Link to all images:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2170422/Revealed-The-stunning-images-Europe-wastes-energy-pollutes-light-Africa-South-America-Asia-darkness.html

Il primo grande problema del mondo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: All’origine dei principali problemi globali
I testi di economia

Nei testi di economia ben impostati, universitari e non, viene messo subito in chiaro fin dal primo capitolo un problema vero, reale, condiviso a livello globale e che in molti si ostinano a non voler vedere nella speranza che, evitandolo, questo non riesca a raggiungerli prima o poi, in qualche modo, in qualche forma. Il primo grande problema del mondo.

Un problema scontato

Senza petulanti giri di parole il primo grande problema del mondo risiede nell’impossibilità di garantire benessere per tutti. Penseranno diversi lettori: “Embé, non è scontato?”. In realtà sì, ma i concetti che gravitano attorno al “problema numero uno” spesso non sono connessi tra loro nelle nostre menti in modo corretto. Ed è proprio l’assenza di ordine logico che fa scaturire confusione, strane paure, pensieri di impotenza e assurde teorie senza capo né coda. Ciò probabilmente perchè, una volta enunciato il problema, il discorso solitamente prosegue sulla bocca di esperti con una pesante iniezione di teorie complicate, astruse e spesso esposte in modo noioso e intraducibile.

Quello che io chiamo “il primo grande problema del mondo” è un concetto che vorrei provare ad esporre in modo semplice, diretto e facilmente intuibile, legandolo inoltre ai problemi satellite che vi ruotano attorno e che, in maniera più concreta, toccano frequentemente ognuno di noi senza che ne riusciamo a comprendere proprio l’origine. Paradossale.

Un curioso esempio: Casa dolce casa

Immaginate di avere un appartamento di 100 metri quadrati e di viverci con la vostra compagna. Immaginate che arrivi la prima gioia, il primo figlio o la prima figlia. Iniziate ad organizzarvi, ad organizzare gli spazi per garantirne anche al bambino, iniziate ad organizzare nuove risorse, sostenete nuove spese per il sostentamento del nuovo piccolo esserino che si aggira a gattoni per la casa, fate la spesa in un altro modo, consumate energia diversamente, avete nuove necessità. La prassi insomma. Poi magari arriva un secondo figlio, un terzo inatteso ma sempre gradito. Qualche nonno vi chiede un aiuto in seguito a problemi di salute o acciacchi di vecchiaia ed inizia a stare sempre più spesso a casa vostra, magari guardandovi, in cambio, i bambini. C’è poi quel vostro caro amico che ha perso il lavoro o ha divorziato ed ha perso la casa e magari con grande imbarazzo vi chiede la possibilità di dormire sul divano qualche notte… e così via. Ne possono succedere di tutti i colori e sono tutti esempi concreti, tangibili e reali che provengono dai racconti delle persone con cui parliamo ogni giorno.

Il problema è che la casa di 100 metri quadrati inizia ad essere insufficiente, mancano gli spazi vitali, manca la privacy, manca il riposo, manca l’ordine, mancano le risorse, l’energia non è più sufficiente, i consumi aumentano, crescono le bollette e solo una minima parte delle persone che vi alloggiano percepisce uno stipendio in grado di far fronte alle spese. La casa non cresce, i 100 metri quadrati sono sempre quelli ed arriva il momento in cui iniziate a chiedere all’amico quando si troverà una nuova sistemazione, iniziate a chiedere ai nonni se possono tornare a casa loro promettendo che vi incaricherete di mandargli delle assistenti a casa che si occupino in maniera più “consona” dei loro acciacchi. Iniziate ad iscrivere i figli più grandi a qualche attività sportiva e ad altre attività extra scolastiche nel tentativo anche di rendere la casa più vivibile con sprazzi di quiete che potreste così giustificare: “Finalmente un po’ di pace e i ragazzi si stanno divertendo”.

Il paragone con la Terra e la natura dell’uomo

Insomma avendo quei 100 metri quadrati a disposizione e non essendoci risorse per tutti siete costretti a diventare più “cattivi” o, se preferite, più garbatamente, siete costretti a diventare più “severi” ed a chiudere di conseguenza qualche rubinetto. Per questo pianeta vale esattamente la stessa cosa. Le sue dimensioni non aumentano, le sue risorse non aumentano ma la sua popolazione è cresciuta, e sta crescendo, a dismisura. Per essere più precisi e render note le proporzioni del problema, la crescita demografica è stata di un solo miliardo di abitanti in oltre quattro milioni di anni, mentre è arrivata a ben sette miliardi di abitanti nel giro di pochi secoli grazie all’avvento della tecnologia ed alla rapida diffusione di nuove forme di benessere. Quasi a dire che, paradossalmente, il progresso causa più problemi che benefici al pianeta e a chi ci vive. Ovviamente non è esattamente così. Andarsene all’altro mondo per un graffietto o un’influenza è ben più cruento del disordine cui stiamo assistendo oggi, impiegare mesi per comunicare con altre parti del pianeta è una vera beffa, lavorare ettari ed ettari di terra a mano con il solo ausilio di qualche bestia è qualcosa che può rendere gradevole un dramma liturgico. In realtà non è colpa del progresso ma più un fattore di natura dell’uomo, di educazione e di scarsa visione lungimirante volta al futuro.

Continua...

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Image’s copyright: Guillaume – TheBigTouffe

L’inflazione di Internet

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Potenziali enormi sfruttati male
Scrivevo nell’articolo intitolato “La vera rivoluzione della comunicazione”:

Il nucleo sul quale si fondano le moderne connessioni è un inflazionato internet. Uno strumento di larga connessione mondiale all’interno del quale predomina tutto e il contrario di tutto, all’interno del quale l’impossibilità di comprendere, almeno nell’immediato, chi dice il vero, e chi invece afferma il falso, si trasforma in una vera impresa. Uno strumento dove un’informazione di gran valore è sempre circondata da milioni di informazioni fuorvianti che rendono quasi impossibile essere sicuri di qualcosa. Uno strumento che non è facile imparare ad utilizzare correttamente per estrarne gli effetti migliori, uno strumento che può persino diventare pericoloso, procurare dipendenza, oscurare la mente e la capacità di ragionare con pensieri logici. Uno strumento che troppo spesso rischia di diventare un tentativo di fuga dalla realtà cercando riparo nel virtuale. Uno strumento che se preso nelle dosi sbagliate ti allontana dalla realtà, l’unica vera fonte concreta che ti circonda quando esci di casa guardandoti intorno ed osservando curioso il mondo con le sue bizzarre esibizioni.

Contenuti standardizzati

Stiamo assistendo ad una standardizzazione dei contenuti. Moltissimi sono i siti fatti in serie, gli uni uguali agli altri, privi di anima distintiva che possa risaltare particolari qualità e specifiche caratteristiche di un professionista, un’azienda, un servizio, una passione, un contenuto da far conoscere. Vi sono siti che mostrano frequentemente contenuti copiati, più o meno debitamente, da terzi. Un po’ come presentare davanti ad un/una psicosintetista un gruppo di individui tutti vestiti uguali, pettinati allo stesso modo, con le stesse espressioni, i principali tratti fisiognomici tutto sommato similari. Nonostante la particolare preparazione il/la psicosintetista farà fatica a comprendere i tratti distintivi di ogni persona e ciò che essa desidera comunicare… figuriamoci un normale individuo.

Qualità dei contenuti

Predominano siti sciocchi, inutili, spesso volgari, aperti e chiusi rapidamente, colmi di chiacchiere da bar, privi di fonti attendibili, privi di preparazione reale su un tema. Non mancano poi nutriti sciami di siti di vendita di oggetti futili, fornitura di servizi altrettanto futili e via discorrendo. La madre dei tuttologi è sempre incinta, abbondano forum di soggetti che sono sempre sicuri di tutto, sanno tutto, dispensano consigli ma magari non hanno mai provato in prima persona, nemmeno una volta, una sola cosa di quanto affermano. Pensate semplicemente a questo: Se conosceste delle vere chicche, le dispensereste in giro tanto facilmente o ne fareste la vostra ricchezza per la vostra professione? E’ pura sorpresa di molti notare come contenuti tanto demenziali abbiano milioni di visitatori mentre contenuti educativi siano nettamente ignorati.

Confini digitali

Pensi di comunicare con tutto il mondo ma quando effettui delle ricerche i motori di ricerca individuano dove sei e ti offrono sempre risultati prossimi alla tua zona impedendoti di metterti realmente in contatto con il mondo. Non tutti sanno come muoversi per cercare davvero ciò che si desidera. Non è poi così intuitivo. Così ti manca la possibilità immediata di sapere cosa c’è dall’altra parte del mondo, cosa si sceglie e come si fa qualcosa dove le culture sono differenti e magari vantano idee interessanti e peccano per altre. Internet sembra avviarsi verso una crisi che lo allontana dagli obiettivi immaginati in principio. Una rete orientata verso un processo di banalizzazione che la accomuna ad un normalissimo elenco pubblicitario digitale della tua zona.

Occorre un lanternino

Spesso i contenuti di valore sono difficili da trovare perchè preceduti da contenuti che generano più rumors o perchè magari l’autore, nonostante abbia molte cose interessanti da comunicare, cose sulle quali è ferrato, non sa come programmare correttamente il suo sito affinché i motori di ricerca lo prendano in considerazione in modo più consono. Altre volte magari ci si affida ad esperti che con ingegnosi trucchetti fanno balzare in avanti dei contenuti nelle S.E.R.P. (Search Engine Result Page), incassano la parcella e proprio quando si pensa che tutto sia a posto, il motore di ricerca si accorge di una irregolarità e penalizza il contenuto, magari drasticamente.

Superficialità di navigazione

Da sottolineare inoltre l’estrema tristezza legata alla superficialità della maggior parte dei navigatori del web. Essi viaggiano troppo rapidamente da un sito all’altro, leggono solo parti di articoli, danno sbirciatine veloci e pensano che il solo soffermarsi su un sottotitolo in neretto che rivela le intenzioni dell’articolo (magari poi contraddette nell’antitesi coltivata nel finale) e su qualche frase, sia sufficiente per dire di aver conosciuto un nuovo argomento. Pessimo modo di istruirsi che si associa non di rado a fonti tutte da provare e a siti che parlano solo di quello che ci vogliamo sentir dire (guadagnando poi con la pubblicità, un’abile destrezza).

Superficialità di lettura

Quando si trovano ad esempio siti o blog che trattano temi d’interesse utilizzando più di 1200-1500 caratteri per un articolo, si tende a leggere solo le prime frasi ed a rinunciare subito. Questo con la sciocca speranza che un articolo contenga immediatamente solo i dati che ci occorrono, i dati più strettamente legati con il titolo e nulla di più. Si ritiene perciò di poter imparare anche concetti che richiedono numerosi approfondimenti, in maniera rapida e superficiale. Superficiale e menefreghista dato che spesso speriamo di trovare immediatamente solo l’informazione che interessa a noi e, in caso positivo tale articolo viene premiato dalla nostra attenzione, altrimenti se l’articolo è più lungo e contiene l’informazione che ci interessa immersa insieme alle info che possono interessare anche ad altri per completare un tema, lo scartiamo penalizzandolo (il motore di ricerca infatti osserva il nostro atteggiamento e privilegia i siti che hanno catturato la nostra attenzione e non necessariamente quelli fatti con criterio). Non ci interessa che altri desiderino saperne di più o abbiano necessità di ulteriori approfondimenti, ci interessa solo sapere qualcosa come 5 o 6 frasi utili per poter ostentare di conoscere un tema. Attualmente tale comportamento risulta oltremodo diffuso prevalentemente tra i giovani fino a 35 anni circa. Aumentano i tuttologi, aumentano coloro che hanno conoscenze superficiali e insufficienti di un po’ di tutto con il risultato che sanno fare un po’ di niente.

La misura delle informazioni

Ovvio che d’altra parte articoli inutilmente ripetitivi e prolissi non funzionano anche verso coloro che nutrono il desiderio di informarsi di più e meglio. Scarseggiano su internet contenuti che sappiano dare almeno un’informazione diversa e nuova per ogni capoverso. Spesso i mattacchioni del web hanno imparato che scrivere articoli brevissimi con titoli dalle larghe promesse porta una miriade di visitatori e incassi pubblicitari, altri invece hanno imparato che scrivere un testo un po’ più lungo che mantenga un determinato rapporto con le dimensioni delle immagini allegate, porta un miglior posizionamento e indicizzazione nel web. Così scrivono inserendo nel testo inutili preambuli e frasi ripetitive che ledono una buona lettura.

Trova la sfera giusta

Immaginate di aver necessità di una sfera per cuscinetti di diametro pari a 3,8mm. Detto così sembra facile, è sufficiente prenderla, misurarla e montarla nel cuscinetto. Immaginate ora che il contenitore nel quale si trova questa sfera sia pieno di tante altre sfere di diametro pari a 3,9mm. Sareste comunque in grado di trovare subito la sfera che fa al caso vostro? Dovreste ingegnarvi nel trovare un metodo per dividerle (ad esempio realizzare un foro da 3,85mm nel contenitore) oppure misurarle tutte. Ebbene su internet accade la medesima cosa, è molto molto difficile trovare il contenuto di qualità che vi serve realmente in quanto esso è circondato da tanti altri contenuti solo all’apparenza simili ma che in realtà sono fuorvianti. Prenderne uno a caso potrebbe impedire il corretto funzionamento di ciò che avete in mente.

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La vera rivoluzione della comunicazione
Il paradosso del mentitore

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Immaginate di aver necessità di una sfera per cuscinetti di diametro pari a 3,8mm. Detto così
sembra facile, è sufficiente prenderla, misurarla e montarla nel cuscinetto. Immaginate ora che
il contenitore nel quale si trova questa sfera sia pieno di tante altre sfere di diametro pari
a 3,9mm. Sareste comunque in grado di trovare subito la sfera che fa al caso vostro?
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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 4

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Ossessioni

Fate attenzione a chi abusa di inglesismi che alla prima apparenza possono risultare seducenti, affascinanti, in grado di conferire importanza e far lievitare la lingua. Puntate alla sostanza, ai contenuti e vi accorgerete che entrambi, non di rado, mancano. Spesso chi assume simili atteggiamenti non capisce davvero nulla di innovazione ma ha il cavo orale pieno di paroloni da prima pagina, di nozioni di marketing, di metodi da “spammer” che tentano il colpo di raggiungere tutti e subito senza minimamente comprendere come si avvia un marchio serio e distintivo e cosa la gente recepisce invece nel breve periodo come un’ossessione da evitare, un fattore di disturbo, un qualcosa privo di contenuti e di utilità. Ossessionanti discorsi sulla crescita sono ancora in auge nonostante i danni causati dalla crisi, fare discorsi sulla crescita veloce e con percentuali annue strabocchevoli significa esser certi di avere davanti un interlocutore più avido che intelligente, qualcuno che non si rende realmente conto di quanto il “chiacchierone” di turno stia farneticando, qualcuno che, per quanto sia una brava persona dotata di talento, è ancora ingenuo e ignora le dinamiche del nuovo mondo nel quale si sta addentrando. Purtroppo molte volte è così ed il concetto appena espresso viene compreso solo dopo un primo fallimento che, anche se non è mai detto, potrebbe avere spiacevoli conseguenze.

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Incubare, avviare, startappare… Parte 4 – Ossessioni

Che paroloni!!

Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 3

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Manie di grandezza

A mio avviso il primo grande errore che si tende a commettere, nel seguire chi avvia una nuova impresa, è quello di trattare una nuova azienda, piccola e affamata di gloria ma non più consistente di una piantina appena coltivata, come una grande azienda presente sul mercato da decenni con un bagaglio di esperienza notevole e grandi giri d’affari. Sono numerosi i “consiglieri” che tentano in tutti i modi di farti “tirare a freddo” senza considerare minimamente quanto sia facile rompere il velo d’olio e grippare. Oltretutto il mito delle grandi aziende è, secondo il mio modesto parere, una sciocchezza. Non c’è bisogno per forza di essere enormi, mastodontici, profondamente articolati e complessi da gestire per essere grandi. Cercate la grandezza nella semplicità. Semplicità significa un’organizzazione snella, efficiente, logica con minime possibilità di errore (specie sulle leggi che vanno ad “interpretazione”) ed una “manegevolezza innata” nel momento dei cambi di direzione operati seguendo l’evoluzione dei mercati e della domanda collettiva.

Quindi, tradotto in termini meno retorici, giusto per fare un esempio, se qualche folle inizia a dirvi che dovete inserire nella vostra azienda l’ufficio del Customer care, l’ufficio Marketing, l’ufficio delle Relazioni con Tizio e Caio, l’ufficio del Project Management, e così via, e se siete dei “rookie” neolaureati, recatevi presso la prima buona falegnameria che trovate, acquistate due cavalletti di buon legno, appoggiatevi sopra il vostro buon piano, prendete in mano la vostra matita, il vostro mouse, il vostro strumento, il vostro telefono o quello che sia, osservate bene quello che state progettando e parlate direttamente con i vostri potenziali clienti. Ascoltateli, capiteli e formulate in maniera diretta le vostre idee. Il tutto sempre consci che i vostri interlocutori non stanno nella vostra testa e non potete dare nulla per scontato (a buon intenditor poche parole).

Ma l’esempio potrebbe essere rivolto ad altre aree della vostra attività, ad esempio la produzione. Potreste incontrare chi vi spinge subito verso grandi produzioni, oppure chi vuole occuparsi per voi dell’aspetto manageriale operando secondo la regola del massimo profitto e forzando la vendita verso distributori che inizialmente potrebbero assecondarvi e, successivamente, bloccare le richieste provenienti dalla vostra azienda e rivolte a continui acquisti massivi insostenibili. Un po’ come accade nel circuito delle concessionarie che sono costrette ad acquistare dalla casa madre un tot numero di veicoli al mese e, in un modo o nell’altro, devono riuscire a venderli per scongiurare il possibile fallimento. Il sistema sta in piedi come un castello di carte, basta un alito di vento nella direzione sbagliata e tutto salta.

Anche lo stato persevera nell’errore di non considerare le nuove imprese come un caso a sé, un caso differente. Esso infatti non contempla minimamente l’idea di una pressione fiscale ed una semplificazione incisiva per i primi anni di attività di nuovi imprenditori, giovani o meno che siano (le agevolazioni attuali infatti non sono sufficienti e piuttosto facilmente si dissolvono in qualcosa di utile solo relativamente). Un’attività realmente nuova non può essere considerata al pari di una avviata la quale, sebbene non abbia comunque vita facile, vanta una sicura maggiore esperienza e un consolidamento sul mercato ben differente. Le nuove giovani imprese, vanno considerate piccole, acerbe, fragili, inconsapevoli e vanno trattate, cresciute, seguite e assistite come tali in visione del futuro e della prospettiva di nuova ricchezza che rappresentano. Trattarle con le stesse metodiche delle grandi imprese equivale a creare un potenziale canale di accesso per ulteriori sottrazioni e la conseguente diffusione di un impoverimento generale.

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare – Parte 2

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Il manuale non esiste

Quello che segue non è il tanto agognato, sperato, ostentato manualetto con la procedura passo passo per avviare una nuova impresa, magari innovativa, magari singolare nel suo genere. Se usi la logica capisci bene che qualcosa di nuovo è qualcosa che non è conosciuto e per il quale di conseguenza non può esistere un manuale. Se il manuale esiste, non è nuovo. Standardizzare, omologare, catalogare può portare su una via obsoleta una vostra idea. Non pensate che nomi e marchi più o meno grandi siano invincibili o comunque per forza e sempre dei validi esempi. Quando si ha la possibilità di vedere da vicino la nascita, lo sviluppo, i problemi e le dinamiche dei tonfi che hanno fatto diversi marchi più o meno noti (che non citerò mai, nemmeno privatamente, nel rispetto più assoluto della privacy, della dignità e delle persone) si capisce bene come sia estremamente facile cadere nel tranello delle tentazioni, così come farsi consigliare male da coloro che si definiscono esperti. In un panorama dove gli esperti sono realmente pochi, dovreste convenire con me che le possibilità di incontrarli non sono pari a zero ma, senza ombra di dubbio, piuttosto limitate. Riporto quindi dei punti salienti che hanno colpito in particolar modo la mia attenzione, specie negli ultimi due anni di approfondimenti che ho condotto nel tentativo di comprendere cosa sia ancora possibile fare in Italia se si è studenti prossimi al mondo dell’impresa o comunque se si dispone di una mente brillante che a fatica trattiene al suo interno numerose idee e una impressionante voglia di fare e di concretezza. Quello che segue, così come quanto appena introdotto, altro non è che una serie di stralci presi dai libri che ho scritto e che sto scrivendo per non dimenticare le innumerevoli situazioni che ho avuto la fortuna di poter osservare da vicino pur così giovane.

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Incubare, avviare, startappare… spammare, forzare, ostentare e guastare

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Osservazioni su metodiche insane

Esistono tanti modi di avviare (o aiutare ad avviare) un’impresa, così come esistono tanti consulenti, tutor e professionisti che operano con lo scopo di incubare, avviare, startappare. Al di là di ciò che verrà osservato nell’articolo che segue, e nei successivi di questa rubrica, è sempre bene precisare che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Come per ogni settore esistono i veri professionisti ed esistono anche quelli che hanno le idee poco chiare, o comunque una preparazione non adeguata, gli opportunisti poi… non mancano mai. Quanto racconterò in questa rubrica che sarà composta da ben 12 articoli è frutto delle esperienze che ho maturato in diversi anni, una serie di impressioni e riflessioni che, come al solito, fungono da spunto per chi si avvicina a questo mondo e da provocazione per chi desidera migliorare questo mondo. Ciò pertanto non rappresenta una definizione assoluta (e ci mancherebbe…) ma una tendenza diffusa. Le eccezioni ci sono sempre, e solitamente sono lì per confermare la regola, i veri professionisti cui affidarsi anche. E’ sufficiente cercare bene ed andare sempre oltre le apparenze e le suggestioni.

Coltivando la piantina

Una pianta si coltiva seguendo un ciclo naturale. Si sceglie la regione più indicata al tipo di pianta, si valuta una buona posizione, si sceglie un buon terreno, lo si prepara, lo si lavora, si innestano i semi, si aggiunge il concime e si alimenta il tutto con luce, acqua e la cura dell’ambiente (ad esempio favorendo lo sviluppo di insetti che si nutrono di dannosi parassiti, sfruttando serre climatizzate laddove necessario, riciclando e producendo compost, ecc.) in attesa che la natura faccia il suo corso. Per l’uomo moderno una simile procedura è pura follia. Egli desidera produttività immediata, cure ridotte al minimo o bypassate attraverso soluzioni artificiose, massima resa ottenuta con archibugi chimici anche in condizioni sfavorevoli, sviluppo soprannaturale spinto da ormoni della crescita e risultati sempre e costantemente migliori, costi quel che costi (alla qualità…). In linea generale non si contempla la possibilità di alti e bassi, la possibilità di passi graduali volti a studiare al dettaglio le dinamiche che si stanno evolvendo, volti a dare risposte razionali su ciò che accade ed i relativi perchè, la possibilità di osservare ciò che muta e perchè. Il must dei risultati subito, grandi e veloci porta i più ingenui, così come i più golosi, nella trama di una tela dalla quale si rischia proprio di non potersi più liberare: l’imprenditoria omologata moderna e la filosofia della crescita costante e continua. Il rischio principale è quello di ottenere subito un risultato sfavillante, quasi insperato, e altrettanto velocemente clamorosi fallimenti da attacchi depressivi nel periodo immediatamente successivo.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

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