Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte seconda

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comporamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro

Abbandonati dalla casa automobilistica di fiducia

Per questioni di cautela, avendo percorso oltre 400.000 km con la medesima auto (vedi l’articolo relativo “400.000 km e non sentirli: quando la cura dell’auto raggiunge lo stato dell’arte“), ho iniziato a pensare all’acquisto dell’intero kit di distribuzione (costituito da 2 catene, una simplex e una duplex, 4 pattini, 2 tenditori, diverse corone, viti, rondelle, particolari, ecc.) per garantire ultreriore longevità al mio motore e scongiurare ogni possibilità di rottura improvvisa delle più importanti parti del manovellismo. Il ricambista ufficiale della casa mi dice che sono il primo in Italia ad effettuare questa operazione perchè probabilmente sono il solo che ha percorso così tanti chilometri con questa vettura, tanto che il cambio del kit distribuzione non è previsto per il mio specifico motore e bisogna ordinare le parti attendendo circa 2 settimane. Fin qui tutto ok, ci può stare e ne comprendo benissimo le ragioni. Il problema è che ho dovuto pagare anticipatamente l’intero kit per vedermi consegnare una scatola “aperta” dove all’interno c’erano solo la metà delle parti richeste. Ho contattato la casa madre la quale si è totalmente disinteressata della cosa (hanno ben altri pensieri immagino). Mi informano inoltre che il più alto in grado, nelle responsabilità verso il ciente, in Italia è il venditore di ricambi di ogni concessionaria del marchio. Non c’è quindi alcun servizio clienti realmente efficace né tutela di sorta (che bravi…). La questione si è conclusa con la restituzione del denaro e con l’ordine, mediante conoscenze, direttamente in Germania delle parti per il mio motore. Ho poi dovuto scoprire da solo, tramite le mie fonti, che per tale motore il kit di distribuzione non viene fornito completo ma puoi indicare tu le parti che ti mancano ed ordinarle una ad una con prezzi a dir poco proibitivi, oppure accontenarti di acquistare due kit disordinati che contengono ognuno un po’ di parti della catena superiore e un po’ della catena inferiore, nonché inutili doppioni e parti mancanti come ad esempio il tenditore della catena superiore simplex. Insomma una gratificante delusione dato che fa piacere essere riusciti nell’impresa chilometrica (tra l’altro con un ottimo esito) ma lascia un retrogusto amaro l’impossibilità di reperire facilmente ricambi particolari.

Consiglio: Se fai qualcosa di particolare non aspettarti che ciò che ti circonda sia pronto ad accoglierlo. Una volta le case automobilistiche davano sostanziosi premi a chi riusciva nell’impresa di lunghe percorrenze con i propri veicoli. Oggi, nell’era dell’obsolescenza programmata, una simile virtù è vista pressappoco come un fastidioso prurito intimo.

La ditta che cadde dalle nuvole

Presso un’azienda della mia zona, specializzata in carpenteria metallica, consigliatami da più e più smanettoni del settore, sono andato a chiedere informazioni circa piegatubi e piegalamiere per piccole applicazioni. Non sapevano nemmeno di cosa stessi parlando. Si sono trovati all’improvviso nel 2014 ed hanno saltato gli ultimi 30 anni per arrivare istantaneamente a questo momento… direbbe un certo Doc Emmett Brown. Non c’è altro da aggiungere. Tipica azienda che da decenni non sbircia fuori dalla finestra per osservare il mondo che cambia e vende, e sa vendere, solo le stesse cose: dadi, viti, rondelle, cartucce di silicone, scarpe antinfortunistica e la sega a disco portatile di dubbia provenienza che però ha il prezzo competitivo con il centro commerciale (che non si dovrebbe nemmeno temere se si fosse realmente specializzati). Basta un numero elevato di scaffalature in metallo piene di routine per farci pensare ad un centro ben fornito.

Consiglio: Il mondo è cambiato occorre una spolverata e lasciare i ricordi in una accogliente scatola ad essi destinata, facciamo spazio a qualcosa di nuovo. Non prendetela come un severo rimprovero ma più come una provocazione che, se presa dal verso giusto, vi tornerà decisamente utile (ed io sarò fiero di diventare vostro cliente).

La qualità è il punto di forza e l’abito “fa” il monaco

Ordino ad un’azienda d’oltreoceano, rara nel suo genere, delle componenti che mi occorrono per un prototipo. Bene, sono curioso di vedere come andrà. Con mia sorpresa rispondono rapidamente alla mia email, udite udite, di Domenica. Incredibile, io l’avevo inviata in un giorno festivo solo per sfruttare un momento libero e invece dopo alcune ore arriva la risposta. “Straordinario!” penso. E invece no. La merce arriva nel giro di pochi giorni, non ci sono problemi di comunicazione, né di pagamento, né di spedizione. “E allora?” direte voi. E allora la merce è arrivata imballata in modo improbabile, ogni componente era diviso dall’altro solo da qualche pezzo di “carta accartocciato”, le componenti erano tutte graffiate, danneggiate e male assemblate. Un obbrobrio. I prodotti erano letteralmente impresentabili ed inaffidabili senza un’accurata revisione e rivisitazione di alcuni errori. Per fortuna non è stato difficile riavere il denaro indietro ma la cosa sconvolgente è che ancora si e mi chiedono cosa avessero di male i loro prodotti.

Consiglio: Non solo è importante come realizzate i vostri prodotti ma anche come li presentate. Dal risultato del vostro lavoro e dal vostro modo di lavorare si capisce chi siete e, oggi più che mai, l’abito “fa” il monaco. Non vi azzardate a presentare strafalcioni proponendo tra l’altro prezzi alti (anche se siete i soli a produrre un dato bene) non farete altro che accelerare il processo di prolificazione dei concorrenti e far migrare verso di loro la vostra clientela.

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Forse una bottiglia di buon vino è l’unica cosa che sperate di trovare in queste condizioni.
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