Auto elettriche: Il pieno gratis

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Idee per fare il pieno gratis – parte 1

Auto elettriche

Idee per fare il pieno gratis – parte prima-

Continuiamo a parlare di auto elettriche, ma questa volta da bravi economisti ci interesseremo di uno di quei problemi che fino a poco fa scoraggiava l’avvento della nuova tecnologia. Quando per la prima volta abbiamo parlato di auto elettriche, abbiamo terminato dicendo:

“C’è ancora molta strada da percorrere prima che il petrolio venga definitivamente sostituito. Il principale problema restano le infrastrutture, c’è bisogno di molta sperimentazione, investimenti e di standard internazionali.”

A questa piccola riflessione c’è da sommarne un’altra: il costo del carburante. Sembra scontato per molti che l’elettricità costi meno della benzina. Bisogna invece prendere in considerazione serie misure di espansione dell’industria elettrica se pretendiamo che tutti  i mezzi di trasporto del futuro (o molti di essi…) dipendano da questa fonte.

E’ interessante osservare come oggigiorno alcune imprese abbiano già preso la palla al balzo e trasformato questi problemi in opportunità per crescere nel futuro mercato dell’elettricità stradale.

Un primo esempio?

Andiamo negli Stati Uniti, dove è stata creata la prima autostrada “elettrica”. E’ la 101, il ramo che va da San Franscisco a Los Angeles, ed è provvista di 5 stazioni di ricarica elettrica. La curiosità è che è possibile ricaricare gratis in qualsiasi stazione di rifornimento la propria Tesla Roadster (che è l’unico modello attualmente venduto negli USA) in circa 3 ore.

E se il tempo di ricarica sembra assurdamente lungo, è proprio questo il motivo per cui l’offerta è valida. Infatti queste stazioni di rifornimento sono associate alle filiali della banca Robobank, che invita i propri clienti a lasciare la loro auto parcheggiata a ricaricarsi mentre compiono le proprie azioni finanziarie presso la filiale. O mentre mangiano in uno dei ristoranti annessi che fa capo allo stesso gruppo imprenditoriale.

Insomma l’offerta di ricaricare completamente il “serbatoio” dell’auto è un invito a spendere le tre ore nel centro commerciale della stazione di rifornimento.

E’ un’idea senza dubbio interessante e, se pensiamo al futuro, possiamo immaginarci centri commerciali, cinema, ristoranti, stadi, parchi giochi e chi più ne ha più ne metta, offrendo ai propri clienti la sosta-ricarica gratis come strategia di marketing.

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L’offerta diventa ancora più appetitosa se, come nel caso di una delle cinque stazioni di rifornimento dell’autostrada 101, l’energia elettrica è generata direttamente da un grande impianto fotovoltaico che ricopre il parcheggio e la zona del centro commerciale.

Continua…

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie.

Cambiare fa sempre bene?

Ho notato che molti lettori si sono affezionati ai colori di questo blog, a come sono organizzati gli spazi, a come è organizzato tutto… Così mi sono ritrovato ieri a parlare con l’Ing. Gestionale Davide Mazzanti, il quale anche lui ribadiva che, per il forum che stiamo preparando in abbinamento a questo blog, sarebbe opportuno mantenere una grafica pressoché simile…

Non c’è che dire, la cosa mi ha fatto piacere, sebbene al momento ci seguano solo poco più di 25.000 lettori (ammetto che c’è indubbiamente da crescere 🙂 ), ho notato che diversi mi dicono che l’aspetto del blog durante la lettura è proprio piacevole.

Questo significa che se cambiassi template al blog, non mi evolverei, ma farei un danno. Ormai i lettori vogliono questo 😀 Sono contento di come la semplicità a volte sia meglio di un’accanita evoluzione spesso condotta senza senso.

E le pubblicità?

Altro punto fondamentale è quello che ha riguardato la pubblicità, i lettori hanno gradito che il fatto di non dover cercare, tra i mille spot fuori tema, due righe di contenuti… Qui è il contrario, tra mille contenuti trovi due righe di spot che comunque sia sono inerenti con gli articoli che vengono pubblicati. Persino gli spot in diversi casi fanno informazione qui. Questo ha portato i lettori a continuare a crescere anziché abbandonare la lettura…

Eh già perchè molti che possiedono un sito e lo riempiono di pubblicità di scommesse, giochi d’azzardo, offerte internet e telefoniche ecc, poi non riescono a capire come mai i lettori inizino a diminuire. E’ presto detto. Mettetevi nei panni di un lettore, entrate in un sito, cercate delle informazioni ma non ci riuscite, è pieno di banner che vi compaiono sopra i testi e che dovete spegnere ogni volta che cambiate pagina, è pieno di messaggi che si aprono anche se non lo avete richiesto, le righe di un articolo si mescolano con quelle della promozione del sito di e-commerce del momento…

Risultato?

Pochi secondi e cliccate sulla casetta del broswer per ricominciare la vostra ricerca di informazioni utili.

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Come funzionano le famose foto spia?

Auto semi mascherate, linee in parte svelate ed in parte no…

Le foto spia vengono realmente scattate di nascosto?

La maggior parte delle volte, la risposta è no. Le foto spia sono così chiamate in gergo perchè verrebbero scattate ad insaputa di case costruttrici e collaudatori che preventivamente si cautelerebbero coprendo con delle maschere le parti cruciali del design dell’auto. Sveleranno solo una parte delle linee di una nuova vettura. Si tratta di foto che dovrebbero far ipotizzare che la casa costruttrice non sappia nulla di tali scatti e che il fotografo sia stato talmente abile da scovare in quale parte del mondo una casa costruttrice ha deciso di provare una nuova auto… Sono foto che devono far percepire l’alone di mistero nei confronti di un oggetto di cui tutti vogliono parlare, vogliono sapere, vogliono vedere. Sono foto che devono far pensare che a tutti interessi cosa c’è sotto quelle maschere scure che coprono le linee future del nuovo prodotto della casa.

In realtà a ben pochi interesserebbe sapere se ci sia o meno in previsione la costruzione di una nuova berlina o una piccola utilitaria, ecc… Così si gioca sul contrario. Si tenta di far pensare che tutti siano interessati ma che la cosa debba rimanere un segreto. In questo modo le case costruttrici possono farsi pubblicità apparendo come coloro ai quali sono stati rubati degli scatti importanti e segreti.

In alcuni casi le foto spia sono vere. Questi casi si ritrovano ad esempio quando si sta realizzando un prodotto assai particolare di cui si sospetta il rischio di spionaggio industriale. Questi fenomeni in realtà si verificano quando ancora una linea di montaggio deve essere preparata e quando di un prototipo esiste solo il progetto sulla carta o il modello (anche in scala naturale 1:1) nel centro stile.

Al contrario quando una vettura esiste già e si sta preparando un restyling o la versione station wagon o la sorella minore per la città, beh allora in molti casi, le foto spia, sono pura e semplice pubblicità realizzata in accordo con chi diffonde l’informazione.

Ne sono la prova gli scatti perfetti che vengono realizzati. In alcuni casi vengono fatte circolare foto ove la vettura si trova mascherata sì, ma all’interno di uno studio fotografico con tanto di fari spot e backdrop di sfondo… In altri casi le foto scattate su strada lasciano bene intuire come siano state ben realizzate e con quale precisione. Non è da escludere in questi casi la presenza di mezzi che affiancavano la vettura da “spiare” con interi set fotografici mobili. Circostanze che non sembrano poi così tanto da spia… 😀

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Nell’immagine una *foto spia offuscata che sorprende una nota auto elettrica per bambini durante un duro test di affidabilità. Le coperture nere servono ad evitare che la concorrenza sappia ed anticipi le linee del prodotto… 🙂
*Ovviamente si tratta di una foto scherzosa ritoccata al computer.

Il patrocinio sportivo

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Il patrocinio sportivo – parte 2

Il patrocinio sportivo

Quanto illustrato nel precedente articolo della rubrica “The Expert on the Salmoon – Il patrocinio sportivo (parte prima)“, funziona perfettamente ad alto livello. Pero perché non è facile trovare un buono sponsor in grado di investire anche una piccola somma in una squadra di livello semi-professionale? La risposta probabilmente si trova nella mentalità degli imprenditori di piccole grandi attività o di attività non collegate al mondo dello sport.

E’ facile per una azienda che vende pneumatici o olio minerale scegliere il mondo delle corse come strategia di marketing, ma funzionerebbe per una impresa di abbigliamento? E per un produttore di latte? La risposta è sì, se si sceglie bene il contesto. Prendiamo ad esempio una impresa di abbigliamento di alta gamma.  Magari potrebbe non essere interessata a sponsorizzare un torneo di calcio. Ma perché non uno di vela? O magari di golf dilettante?

Ogni sport richiama un pubblico differenziato, la maggior parte dei fanatici del motociclismo condivide le stesse passioni, così come i tifosi del tennis o del beachvolley. Questa è una grande opportunità per una impresa, che altrimenti difficilmente riuscirebbe ad avere un pubblico così omogeneo a cui poter mostrare il proprio prodotto.

Secondo gli analisti, un investimento in una sponsorizzazione sportiva di qualsiasi livello porta un ritorno in pubblicità quintuplicato. Insomma, per ogni euro ne ritornano cinque.

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Oltre al puro valore monetario dell’investimento, c’è anche quello della passione. Vedere crescere una squadra non ha prezzo, vedere come rimonta le classifiche e passa a campionati superiori, si trasforma in orgoglio per l’impresa promotrice. E chissà che anche l’impresa, trascinata dal successo della propria squadra, non riesca a scalare classifiche di vendita ed entrare a giocare in campo con i grandi. 🙂

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie.

Il patrocinio sportivo: crescere con la pubblicità

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Il patrocinio sportivo – parte 1

Il patrocinio sportivo

In questo momento, molte imprese stanno realizzando costosissimi studi di mercato per cercare il miglior modo di pubblicizzare il proprio prodotto/servizio. Nello stesso momento molte scuderie stanno cercando disperatamente qualcuno che li sponsorizzi per poter continuare il loro sogno sportivo.

Uno studio molto interessante ha messo in luce un punto importantissimo nel mondo delle sponsorizzazioni:

investire in pubblicità sportiva è l’investimento dal maggiore ritorno possibile.

Fermiamoci a pensare un secondo. Un annuncio televisivo dura pochi secondi e spesso gli spettatori cambiano canale per non osservarlo. Inoltre sono carissimi. Allo stesso modo una pagina di giornale ha un effetto molto limitato per il prezzo a cui viene venduta.

D’altro canto, la sponsorizzazione di una squadra sportiva porta con se innumerevoli benefici. Prendiamo ad esempio una scuderia di Formula1. Lo sponsor può stampare il suo logo o messaggio sull’auto, sul casco del pilota, sulle attrezzature, sui mezzi di trasporto, sui motorhome, sulle hospitality, sulle paddock girl e perfino dentro e fuori dal box della scuderia. In questo modo avrà “visibilità piena” per la sua marca durante tutto il gran premio, durante le interviste pre e post gara, durante le prove, durante le varie interviste settimanali, nelle prime pagine dei giornali sportivi e nella sezione sportiva di quasi tutti i quotidiani. Inoltre se la scuderia si rivela una scuderia vincente, il ritorno sarà stratosferico.

Un esempio banale ma efficace è il logo di una nota  marca di scarpe sportive che compare sulle magliette della nazionale Italiana. Le foto della vittoria del mondiale hanno portato la foto di Cannavaro con la coppa alzata in tutto il mondo, portando con se anche il logo della marca di abbigliamento sportivo.

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Oltre alla visibilità gratis su giornali e televisione, la sponsorizzazione crea una fedeltà alla marca, una specie di connubio “Squadra vincente=impresa vincente”. Ovviamente saper scegliere la squadra da sponsorizzare è importante, ma lo è altrettanto scegliere una squadra dall’alto potenziale non pienamente sviluppato, che grazie all’investimento possa arrivare a competere con i grandi. Infatti nella nostra realtà ci sono migliaia di club sportivi che hanno le potenzialità di diventare i migliori, e ciò che li separa dal successo in molti casi è solo uno sponsor in grado di credere in loro. E’ un accordo in cui si vince entrambi: la squadra riceve un investimento con cui crescere ed arrivare a vincere, mentre che lo sponsor cavalca le vittorie della squadra come ritorno pubblicitario gratuito.

Continua…

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie.

Tra i due litiganti… il terzo non gode

L’eterna incomprensione tra commercianti e statali

commentata e tradotta come non avete mai visto 😀

E con qualche  sorpresa aggiungerei. Vorrei infatti porre alla vostra attenzione alcune note, o se vogliamo alcune provocazioni, che spero servano a riflettere e a far meglio interagire e comprendere le due “specie” tra loro. E non solo…

Così, in poche espressioni sintetiche, ecco il frutto di mie personali osservazioni, ricerche, domande, esperienze, racconti ascoltati, problemi visti e vissuti, che credo siano utili per capire che nessuna delle due categorie se la passa poi così bene. Scopriremo poi che c’è anche chi potrebbe star peggio…

I PRO dello statale

Riceve il suo stipendio a fine mese con accredito sul conto corrente.

Percepisce più mensilità di quante ce ne siano nell’anno solare. Quante di più, dipende dal tipo di lavoro ovviamente.

Spesso ha orari elastici che, sacrificando l’ora di pranzo, gli permettono verso la metà del pomeriggio di poter usciredal lavoro e poter così recarsi a casa o a fare la spesa, o andare in qualche gradito o utile negozio. Fare le proprie faccende insomma.

I risultati dell’azienda, dell’ente ecc. per cui lavora dipendono solo in minima parte dal suo incarico (questo almeno nella stragrande maggioranza dei casi).

In caso di febbre, influenza, convenzionali problemi di salute, può chiedere dei permessi (a volte retribuiti, a volte no) e può stare a casa… L’azienda per cui lavora andrà avanti ugualmente.

In caso di maternità può stare a casa diversi mesi e con stipendio (anche se parziale) comunque accreditato sul conto.

Non deve comprare il posto in cui lavora

Non deve affittare il posto in cui lavora

Non deve chiedere mutui o prestiti per il posto in cui lavora

Non si deve preoccupare se il posto in cui lavora dovrà subire aggiornamenti agli impianti acqua, gas, corrente…

Non paga le bollette del posto in cui lavora (Acqua, gas, telefono, corrente, spazzatura…).

Non deve pagare tasse sul posto in cui lavora (insegna, permessi comunali, dia…).

I PRO del commerciante

In molti casi si trova a vendere i prodotti che gli interessano o lo appassionano

Spesso passa molto tempo tra le cose che ama (vedi ad esempio chi ha un negozio di Computer, hardware, software, accessori…).

Non si sente il fiato sul collo in maniera costante per via di un superiore arterio sclerotico ad esempio.

Può chiudere il negozio una mezz’oretta prima di tanto in tanto per fare la spesa più con calma.

Può fare due chiacchiere con i clienti senza essere ripreso, anzi molto spesso questo atteggiamento fa piacere ai clienti che si sentono più a casa.

Può organizzare il metodo del proprio lavoro.

E’ generalmente dinamico. Deve trattare con i clienti, con i fornitori, con i collaboratori, con i colleghi, con i rappresentanti.

Guadagna leggermente di più di uno statale ma… (c’è un MA grande come una casa, vedi sotto).

Le note DOLENTI dello statale

E’ costretto molto spesso a fare lavori o a ricoprire mansioni che non gli piacciono.
Non riceve i giusti stimoli dal lavoro.
Subisce spesso ingiustizie dai suoi superiori.
Fa un lavoro che molto spesso si rivela noioso ed insoddisfacente.
Non può una mattina tirare giù la serranda 30 minuti prima per fare uno strappo alla regola.
Sa che pochi comprenderanno che la noia causata dal suo lavoro è comunque un peso che equivale ad un grande sforzo per il suo organismo.
Gli ambienti di lavoro non sono sempre ben illuminati, areati, colorati, piacevoli…
Non può sostituire il collega di lavoro maleducato o poco collaborativo o irritante.
Potrebbero volerci anni, senza una giusta “spinta”, per ottenere un posto fisso e quindi per non combattere con il precariato e le incertezze che ti assillanno giorno e notte.

Le note DOLENTI del commerciante

Vive nell’incertezza. Un mese di lavoro può andare bene e uno, o più, possono andare male.

Dalla maggiore cifra incassata in un mese (sempre che in quel mese si sia lavorato), devono essere sottratte una forte quantità di spese:

Bollette di: acqua, gas, corrente, spazzatura, telefono…

Mutuo per l’acquisto del locale, altrimenti affitto del locale.

Spese impreviste: un impianto da rifare a norma di legge, una nuova insegna, un condizionatore per acclimatare il locale, rottura del motore della serranda o della serranda stessa…

Può avere una quantità variabile di merce invenduta che potrebbe essere costretto a svendere perchè sono usciti nuovi modelli di tale prodotto.

Potrebbe essere costretto dai fornitori a fare ordini con un quantitativo minimo di merce da rispettare anche se sa che poi non riuscirà a venderla tutta.

Se si ammala il negozio resta chiuso e non si lavora… quindi non si mangia.

Se rimane incinta si appella alla mano di tutti i parenti prossimi alla santità. Non solo non lavorerà e non incasserà o incasserà meno, ma dovrà pagare un sostituto/a.

Potrebbe volerci molto tempo per avviare il negozio… Potrebbe anche non avviarsi mai e non riscuotere il successo sperato.

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Chi è il terzo che non gode?

Come ormai avrete capito mi riferisco a liberi professionisti e artigiani, i quali oltre ad avere le beghe di entrambe le “specie” 🙂 trattate sopra, fanno i conti con alcune gravanti spese in più…

Eh già perchè in fondo cosa volete che sia il fatto di dover spendere ingenti cifre (spesso debiti) per macchinari, attrezzature, capannoni, ricambi dei macchinari stessi, corsi di aggiornamento, il rischio di espandersi strutturalmente e da un punto di vista del volume di affari e del personale, per poi trovarsi pochi anni dopo (se non mesi) a dover fare dei distruttivi passi indietro. Complici crisi, leggi che possono giocare a sfavore per l’una o l’altra attività, mancanza parziale o totale di risorse e servizi dello stato… Inoltre ogni imprenditore lo sa, un attività la si avvia in circa due anni all’interno dei quali puoi incontrare forti momenti bui e scoraggianti che non sono facili psicologicamente e finanziariamente da reggere…

Note conclusive

Con questo articolo vorrei utopicamente concludere le controversie tra le varie categorie dato che bene… non se la passa nessuno. Fatta ovviamente eccezione per quelle attività che si trovano in ottime posizioni o che hanno prodotti che si vendono da soli o che comunque sono la moda del momento. Buonagiornata 😀

Una mano nella crescita della tua attività? Sì ma da chi?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Crescere, da sempre l’operazione più difficile

Vuoi rinnovare il tuo negozio?

Vuoi comprare il negozio per il quale hai pagato l’affitto per anni?

Vuoi una mano dal comune o dagli enti preposti al commercio, l’artigianato?

Senti parlare in giro di incentivi per questo o per quello?

Hai sentito parlare di incentivi sulle ristrutturazioni o sui lavori di ammodernamento da fare al tuo negozio?

Potresti incontrare amare sorprese.

Eh già perchè ieri ho avuto una bella sorpresa. Mio padre intende effettuare dei lavori nel suo negozio e, informandosi tra geometra e comune, non solo viene a sapere che non vi è alcun incentivo disponibile per la sua attività… ma scopre che se anche riuscisse a fare i lavori di tasca sua, dovrebbe pagare al comune una tassa che è pari al 10% dell’importo totale dei lavori. Quindi, ricapitolando, se dovesse spendere 10.000 Euro tra muri, pavimenti, finiture, wc… ne dovrebbe versare altri 1.000 al comune. Così… senza un apparente motivo logico. Che tassa è? A che serve? Di che si tratta? Non si sa. Quello che è certo è che se sulla DIA (il documento redatto dal Geometra che spiega i lavori  da effettuare e la ditta che li eseguirà) sarà segnalato un importo di 10.000 Euro, il comune ne prenderà altri 1.000 (per un totale di 11.000 euro spesi). Se i lavori dovessero essere pari a 20.000 Euro, il comune ne prenderebbe 2.000, (per un totale di 22.000 euro spesi) e così via.

Alla faccia degli incentivi!!!

Inoltre vengo anche a sapere che la legge vieta persino di riverniciare le pareti da soli… Per riverniciare anche una sola parete, per legge (non so se è una regola comunale o dello stato) devi chiamare un Geometra, pagarlo per fargli fare la DIA, chiamare un’impresa, pagarla per fargli verniciare una parete, considerare il 10% di quanto paghi all’impresa e pagarlo al comune…. Per una parete?

Così in seguito ad un giro di telefonate cerco di fare la logica domanda: “E gli incentivi di cui tanto si parla?” La risposta che ho ottenuto, per fortuna da una signora molto cortese e disponibile degli enti preposti, è stata molto chiara: “Attualmente, nel nostro comune, gli incentivi previsti sono solo per i negozi che aprono in centro e che servono alimenti: pizzerie, piadinerie, gelaterie, trattorie, ristoranti, bar, degustazione…”

Inoltre i famosi incentivi per ottenere i rimborsi o comunque un aiuto su una parte di mutuo, sono attivi (e solo in alcuni casi) per la prima casa… STOP

Un ottimo modo per uscire dalla crisi 😀

Onestamente, per correttezza, devo però citarvi anche le cose vantaggiose che invece sono disponibili. E’ infatti possibile iscriversi a graduatorie per avere un incentivo per una delle seguenti voci:

  • Impianto di allarme e vetri corazzati
  • Computers nuovi
  • Arredo locale

Se ti iscrivi ad una graduatoria non puoi iscriverti alle altre. Spero che, chi non abbia mai fatto richieste di denaro al comune (o agli enti preposti) per la propria attività, non venga ignorato nel momento più “critico”.

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Le svendite nelle zone industriali

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Esempi di inciviltà

Non tutto il male viene per nuocere. Rimango esterrefatto nell’osservare taluni comportamenti insiti nella natura dell’uomo. Ci si accalca davanti all’ingresso di un cinema, di un concerto, persino di una mostra o ancora davanti ad un buffet, in modo accanito, quasi dovessimo sconfiggere chi ci sta vicino, sopraffarlo e prendere tutto noi… Poi magari il buffet non ci piace e lo lasciamo, il posto al cinema era prenotato e la mostra doveva essere un evento culturale da condividere con persone “civili”. Nonostante ci siamo evoluti ci troviamo sempre in una giungla. La maglia con il coccodrillo, la scarpa all’ultima moda… ma pur sempre nella giungla.

Così oggi rimango da un lato sorpreso, dall’altro divertito nell’apprendere che nella zona industriale della mia città dove fino a pochi mesi fa era impossibile ottenere un’area (un terreno per costruire un capannone nel quale lavorare, far crescere dei progetti), oggi si svendono i terreni acquistati in eccesso, si svendono capannoni invenduti, si svende tutto…

Ma cosa è successo?

Torniamo indietro di alcuni mesi: poco prima della stranota crisi.

Chi aveva possibilità economiche non indifferenti acquistava in blocco il 100% dei terreni messi a disposizione dal comune per la realizzazione di capannoni commerciali, artigianali, industriali. Alle volte si trattava di singole persone (grandi imprenditori edili ecc…), altre volte erano società fondate per effettuare più agevolmente simili enormi acquisti e poter poi dividere i ricavi. Niente di male infondo. Se non fosse altro che questi investimenti comportavano l’acquisto del 100% di quanto messo a disposizione. Così un piccolo imprenditore che voleva fare il grande passo e aprirsi un capannone da lasciare un domani ai figli intenzionati a proseguire l’attività, si trovava nell’impossibilità di poter acquistare un lotto per realizzare il proprio capannone. Io non ho nulla contro chi si diverte con il Monopoli (il noto gioco di società). Lo adoro anche io, adoro anche io ottimizzare, investire, migliorare, produrre, fare sempre di più… Sono un uomo come tutti voi.

Ma a tutto c’è un limite!

Apprendo da varie fonti che molte società, che non si aspettavano l’imminente arrivo della crisi, sono crollate avendo sostenuto enormi spese e non avendo avuto i ritorni previsti. Non li hanno avuti perchè la crisi ha bloccato tutto. Nel male e nel bene.

La morale è che, se molti di coloro che hanno comprato tutto quanto è stato messo a disposizione, si fossero moderati, non solo la crisi non li avrebbe distrutti… Ma io avrei il mio tanto agognato capannone dove realizzare un decente laboratorio di ingegneria meccanica e artigianato da lasciare un domani ai miei figli. 🙂

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Tramonto dell’illuminazione tradizione: lampadine alternative

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Tramonto dell’illuminazione tradizionale

Tramonto dell’illuminazione tradizionale

Tipologie di lampadine e alternative già presenti in commercio

Dal passato due di settembre, le classiche lampadine a incandescenza sono state messe al bando del Parlamento Europeo.
Per essere più precisi, tutte quelle lampadine di taglio uguale e superiore ai 100W non si potranno più produrre ne commerciare. E progressivamente anche quelle di taglio più piccolo scompariranno fino ad essere completamente bandite nel settembre 2012.
Questa forzatura dell’Unione Europea fa parte di un più ampio progetto di rinnovamento dell’illuminazione, che è uno dei più importanti sprechi pubblici, se si valuta il fatto che un’alternativa esiste e funziona anche bene.

Ma è davvero conveniente passare ad una lampadina a risparmio energetico?

Certamente, vediamo il perché.

Innanzitutto distinguiamo tra i tre tipi maggiormente diffusi di lampadine attualmente in commercio:

  • Incandescenza
  • A scarica
  • LED

– Incandescenza –

In questa categoria rientrano tutte quelle lampade basate sull’irraggiamento di fotoni generato dal surriscaldamento di un elemento metallico (principalmente tungsteno). Risalgono ormai al lontano 1860 e nel corso del tempo sono state migliorate solo in minima parte. Il peggior difetto è che la maggior parte dell’energia viene sprecata sotto forma di calore, ottenendo un’efficienza luminosa di soli 13,8 lumen/watt.
La luce emessa dalle lampade ad incandescenza crea una distorsione cromatica, dovuta a una bassa temperatura di colore, che però risulta piacevole alla vista. Ciò però la rende incompatibile con qualsiasi lavoro che preveda una perfetta resa cromatica. Oltre a questi inconvenienti, c’è la scarsa durata della lampadina stessa causata dall’usura del filamento di tungsteno che tende a rompersi dopo circa 1000 ore di attività.
Una evoluzione è la lampada alogena, al cui interno viene aggiunto un gas (iodio o kripton) per aumentare la temperatura di funzionamento e migliorare la resa visiva. Anche il rendimento migliora di circa un 50%. (16,7lm/W)

Queste lampadine sono sì economiche da produrre, pero a cambio generano ogni anno migliaia di tonnellate di rifiuti difficilmente smaltibili. Questo sommato alla pessima resa in termini di lumen generati per watt di energia utilizzato, sono le principali ragioni che hanno spinto l’UE a escluderle dal commercio.

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– A Scarica –

Le cosidette lampadine a risparmio energetico.

Sono le principali alternative alle lampadine tradizionali disponibili del mercato dell’illuminazione. Spesso vengono chiamata erroneamente lampade al neon (contengono in prevalenza mercurio o sodio) e sono utilizzate già da tempo per l’illuminazione di edifici pubblici e commerciali. La luce emessa varia secondo la tecnologia utilizzata, passando dal rossastro nel caso del mercurio fino al bianco brillante degli ioduri metallici. Una caratteristica comune a tutte le lampade a Scarica è però la generazione di luce ultravioletta che viene schermata per non nuocere alle persone con le quali viene in contatto.
Il tipo più comune di lampada a Scarica è la lampada a Fluorescenza, realizzata ricoprendo il bordo interno della struttura della lampadina con una sostanza a base di fluoro che ha la funzione di catturare la luce ultravioletta e convertirla in luce visibile, aumentando l’efficienza luminosa. Tale resa è compresa tra 80 e 100 lumen/W, circa sei volte superiore a quella di una lampadina tradizionale.
Di conseguenza, sarà sufficiente una lampadina a fluorescenza di 24W per illuminare come una classica di 125W, con un evidente risparmio finale sulla bolletta.
Anche la durata è superiore, tra le 6000 e le 12000 ore di vita utile in base al modello.

Tuttavia anche le lampade a Scarica hanno i loro svantaggi tra i quali il prezzo più elevato, ed il tempo di accensione. Occorrono di alcuni secondi per arrivare alla massima luminosità. Un ulteriore punto a sfavore è la presenza di metalli altamente inquinanti come il mercurio che ne rendono difficoltoso il recupero.

– LED –

E’ il futuro dell’illuminazione. Al livello attuale dello sviluppo non sono ancora in grado di sostituire pienamente le lampade a fluorescenza, però si stima che entro pochi anni saranno la soluzione economica ed efficiente al problema dell’illuminazione ad ogni livello. Probabilmente rivoluzioneranno il modo di concepire la luce in ambiente domestico e professionale e chissà che non segnerà la fine di lampade e lampadari. Il modulo a LED infatti è composto da un diodo che emette luce al passaggio di energia elettrica, quindi senza bisogno di utilizzare gas. Questo permette una buona miniaturizzazione della lampadina, oltre a poter contare su un modulo di supporto grazie al quale la luce emessa è regolabile nello spettro di colore RGB. In questo modo da un singolo punto di luce si possono realizzare diverse configurazioni di illuminazione (bianca per lavorare o tonalità più “calde” per una serata rilassante in casa).

A questi vantaggi si aggiunge l’elevato rapporto “flusso luminoso/energia” previsto di circa 150lm/W. Più di dieci volte quello delle lampadine al tungsteno.
Bisognerà però aspettare che la tecnologia si consolidi per vederli comparire a prezzi competitivi sui banconi dei supermercati.

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Per concludere

Dopo questa sintetica panoramica sui vari tipi di sistemi di illuminazione in commercio, è facile capire il perché dell’obbligo di liberarsi delle vecchie lampadine. Come abbiamo visto il problema principale è lo spreco di energia causato da una tecnologia antiquata -solo l’1% dell’energia assorbita si converte in luce- oltre alla scarsa durata che si traduce in problemi ambientali. Da segnalare inoltre che proprio in questi giorni, molti comuni stanno regalando lampadine fluorescenti proprio per accelerare il passaggio ad un nuovo stile di illuminazione.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.