È la metà degli anni Novanta. Due promettenti studenti di Stanford ricevono in prestito dal pro-rettore dell’Università un server che possa aiutarli a concretizzare un’idea a cui stavano lavorando da tempo. Dal punto di vista ingegneristico e matematico, la macchina sviluppa la capacità di calcolo necessaria a identificare un algoritmo che un ingegno italiano aveva precedentemente teorizzato. Dal punto di vista della storia, può fornire un supporto per una ricerca più precisa nel vasto mondo di internet.
Con il sostegno dell’Università di Stanford, i due giovani matematici brevettano l’algoritmo e creano una nuova società. Qualche anno dopo arriva il successo.
I due studenti si chiamano Sergey Brin e Larry Page.
La società è Google Inc.
Per realizzare un business di successo, serve una buona idea e l’appoggio necessario per metterla in pratica. E se questa volta provassimo a fare una cosa del genere in Italia?
Working Capital è il progetto ideato da Telecom Italia per sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali in ambito web 2.0 e nuova Internet, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione, ed aiutando la crescita di una nuova, giovane generazione di imprenditori italiani.
Le vuoi storiche?
Parlando con Federico, un mio amico Designer Industriale, argomentavamo circa il prezzo di mezzi d’epoca e, per riassumervi la conversazione, abbiamo distinto in particolar modo quattro differenti casi nei quali spesso ci si imbatte quando si decide di acquistare un mezzo d’epoca.
Usato d’epoca sul quale si specula.
Tipico usato che ha scarso valore ma che viene venduto a prezzi improponibili per i più variegati motivi: mode, film che l’hanno abbondantemente pubblicizzato, o ancora per il semplice motivo: “Non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace agli altri”. Argomento trattato anche da noi, clicca qui.
Non mancano poi i casi in cui comitive di persone si mettono d’accordo pubblicando di punto in bianco sui siti di vendite online, diversi annunci a prezzi esorbitanti di uno stesso prodotto. Così da infondere la credenza che quello sia il prezzo di mercato. Trovata a dir poco geniale. Ma ecco come scoprire il trucco. Vai semplicemente in edicola e acquista autorevoli riviste di auto/moto d’epoca per sapere il valore reale e poi confrontalo con il prezzo trovato online. Infine domandati valutanto la tecnica del mezzo scelto: vale la pena spendere così tanto su un mezzo difettoso, tecnicamente inefficiente, del quale non trovi i ricambi se non a prezzi spasmodici? Oppure è meglio sceglierne un altro più valido anche tecnicamente?
Usato d’epoca di lusso
Ovvero tutti quei mezzi che indipendentemente dal valore tecnico sono fortemente desiderati. In questo caso l’opinione che se ne ha è prettamente soggettiva. Sono quei casi in cui una critica può fortemente ferire l’orgoglio del possessore. Nessuno meglio di lui sa cosa prova per quel particolare veicolo… Il più delle volte nemmeno il proprietario riesce a spiegarlo. Si tratta di pezzi molto particolari. Il cui valore si alza notevolmente per la forte, immensa richiesta e desiderio di possedere una vettura o una moto che era già nata con l’intento di non essere per tutti.
Usato d’epoca di validità tecnica
Ne fanno parte tutti quei pezzi passati alla storia per delle particolari scelte tecniche che hanno aperto un’era. Ne sono un tipico esempio (anche se esagerato) le prime formula 1 a effetto suolo.
Usato d’epoca di validità storica
Caso a parte è quello di chi compra un pezzo storico per metterlo in salotto proprio per ricordare la storia del progetto. In tal caso spendere cifre cospicue anche se si tratta di una meccanica poco valida, acquista sicuramente più senso. Un tipico esempio, dice Federico, è la Vespa sulla quale fu montato un cannone in tempi di guerra. Non ci andrete a fare la spesa, quindi il problema ricambi, costi, validità tecnica non sussiste.
Bellezza, moda o validità del prodotto?
Scegliete voi naturalmente.
Ogni veicolo è una storia a sé; la situazione varia da caso a caso, chi intende effettuare un acquisto dovrebbe stare attento e condurre una buona indagine sul prodotto per capirne i reali motivi dell’elevato costo e giustificare a sé stesso la validità della sua scelta.
In crisi anche i grandi colossi…
Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni
Titolo o argomento: In crisi anche i grandi colossi ma sarebbe più opportuno dire…
… ma sarebbe più opportuno dire in crisi anche i piccoli commercianti e artigiani!
Vediamo perchè. Quando c’è aria di crisi i primi a soffrirne sono coloro che hanno dimensioni enormi. Sono sempre i primi a sapere se sta per arrivare una crisi o meno e sono loro che attraverso i media diffondono la notizia di crisi e difficoltà economiche che li interessano. Il “piccolo” invece ha spese di gestione molto minori, meno dipendenti da pagare, meno fattori da gestire… meno cose da perdere… E’ sufficiente leggere e confrontare un “conto profitti” e un “conto economico” di una piccola impresa e di una grande impresa (vi mostreremo alcuni esempi nei prossimi articoli), per rendersi conto di come sia di gran lunga più facile per una grande impresa, andare in contro a momenti realmente difficili.
Il “piccolo” inoltre ha dei vantaggi circa la possibilità di cambare velocemente modo e logica di lavoro senza che questo comporti grandi spese, grandi investimenti e grandi cambiamenti nell’organizzazione del personale.
Al contrario in grandi società come la General Motors, un efficiente cambiamento di politica, è un’operazione molto difficile e che altrettanto difficilmente viene attuata.
Perchè?
Perchè General Motors è una società nella quale l’azionista più grande ha un qualcosa come l’1,2% delle azioni. L’azionista più grande di General Motors è una delle persone più ricche del pianeta e possiede solo l’1,2% delle azioni totali…
Cosa vuol dire?
Vuol dire che si tratta di una società talmente grande dove è praticamente impossibile riunire tutti i soci e renderli coesi nel cambiare una politica aziendale. I soci si preoccupano semplicemente di vedere l’andamento delle azioni e valutare se, nel breve o lungo periodo, hanno convenienza a rimanere soci o a vendere le azioni.
Chi si preoccupa allora dell’andamento della società?
Gli amministratori, capaci o meno che siano, prendono le decisioni circa il futuro della società. Se sbagliano, la società affonda e con loro tutti quelli che ci sono dentro. Azionisti compresi. Il lavoro dell’amministratore non viene retribuito in base al successo delle sue operazioni. Questo fa sì che venga comunque percepito uno stipendio indipendentemente dalla resa del lavoro svolto.
Perchè gli azionisti di una società non mandano via gli amministratori meno capaci?
Perchè come vi spiegavo prima in soldoni, sono in numero talmente ampio da dover sostenere dei costi impressionanti per indire convegni, conferenze e per poter pubblicizzare le loro nuove idee utili alla società. In pratica l’azionista scontento ha convenienza a vendere le sue azioni (considerando le perdite) piuttosto che tentare di smuovere le menti degli altri soci verso nuovi modi di lavoro, nuove idee, nuovi cambiamenti (operazione molto più costosa).
Tanto per farvi capire: nessuno ci mette la passione, il desiderio di raggiungere un obiettivo, un sogno… Si tratta semplicemente di operazioni finanziarie volte alla massima resa. Tuttavia non è detto che, chi di dovere, ne sia capace. Spesso amiamo/odiamo un marchio semplicemente per il fatto che ci piaccia o meno la linea di un suo prodotto. La verità invece è molto più complessa e ho cercato di “abbozzarvela” con parole che spero siano state semplici.
Tutelare la tua idea con un brevetto
Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -5-
Titolo o argomento: Tutelare la tua idea, un tuo disegno o addirittura un marchio con un brevetto.
Devi proteggere un modello?
Un disegno?
O addirittura un marchio?
Approfondiamo la nostra rubrica: “Sogni il tuo brevetto?” inserendo il seguente collegamento all’apposito ufficio della camera di commercio:
http://www.cameradicommercio.it/cdc/id_pagina/26/id_tema/17/t_po/Marchi-e-Brevetti.htm
Potrebbe tornarvi utile usufruire del servizio online inizialmente, ed andare di persona negli appositi uffici che vi verranno indicati poi. Se vuoi leggere gli altri articoli di questa rubrica è sufficiente che nella casella “Cerca” in alto a destra, digiti: sogni il tuo brevetto. Ti appariranno tutti gli altri articoli con spunti che potrebbero interessarti.
Inoltre esiste anche un altro sito che potrebbe interessarvi che si chiama UIBM Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Lo trovate al seguente link di collegamento alla pagina principale:
http://www.uibm.gov.it/it/
Idee Rinnovabili

Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Idee rinnovabili
IDEE rinnovabili
Giusto al ritorno del mio recente viaggio a Lanzarote, mi sono soffermato a pensare di come la stagione fredda stia per terminare. Quindi per accogliere nel migliore dei modi la primavera che ci attende alle porte, vorrei proporre degli spunti innovativi che riuniscano due questioni fortemente legate tra loro e al mondo dell’economia:
L’energia e l’ambiente.
E quale posto migliore per iniziare se non il mio piccolo arcipelago? Bé, per quanto possa sembrare solo un posto incantevole nel quale andare in spiaggia e prendere il sole, l’arcipelago Canario nasconde un lato fortemente interessato alle politiche ambientali. Se da un lato infatti le 7 isole che lo compongono vivono principalmente di turismo, quindi fortemente invogliate a dimostrarsi amanti dell’ambiente e delle energie rinnovabili, dall’altro il fabbisogno di energia impone scelte drastiche per sostenere
l’alta richiesta di energia elettrica.
Un campo di prova perfetto per varare nuove tecnologie e iniziative un po’ fuori dagli schemi. In questo contesto si situa un’iniziativa a mio modesto parere molto innnovativa.
L’iniziativa si chiama Eólica.
Il nome Eólica si ispira alla straordinaria forza del vento che muove i mulini eolici e genera energia. Eólica è un parco eolico speciale. Infatti oltre a produrre energia in modo costante in una delle zone più ventose dell’isola di Tenerife, in diverse occasioni si trasforma in un congiunto di eventi e di festival musico-culturali unico nel suo genere. Si compone di energie naturali, di reciclaggio dei residui, di laboratori, esposizioni, congressi, visite, spettacoli e musica costante giorno e notte. I migliori DJ riuniti in un contesto d’eccezione.
Insomma arte, musica ed ecologia all’interno di un parco eolico. Un’idea per sensibilizzare il pubblico dell’importanza delle energie rinnovabili utilizzando l’enorme spazio a disposizione. Utile per insegnare ad avere coscenza del mondo in cui viviamo ed imparare a prendercene cura. Ed in più a costo zero, giacchè la superficie occupata dai generatori eolici non viene utilizzata in nessun modo.
E per ampliare un po’ il tema, ci sono altre piccole isole che si stanno muovendo per ottenere certificazioni di “buona condotta” in tema energetico ambientale. Due ulteriori esempi sono l’isola de El Hierro (sempre nelle Canarie) e l’intero arcipelago delle Maldive. El Hierro è la prima, e per ora unica, isola ad impatto zero. L’isola produce il 100% del proprio fabbisogno energetico mediante una centrale idroelettrica utilizzata congiuntamente a un impianto eolico. Inoltre dei piccoli impianti ad energia solare si occupano del riscaldamento dell’acqua. L’unico impianto a gasolio è riservato alle situazioni d’emergenza, quindi non viene considerato come emissione permanente.
Le isole Maldive hanno invece recentemente annunciato l’intenzione di convertirsi nel primo stato completamente alimentato a energia verde. E la cosa più curiosa è l’intenzione di adottare un impianto per la termoconversione delle noci di cocco!
E’ bello vedere che le idee non mancano. Nei prossimi giorni vedremo quali sono i vantaggi di una politica economica ambientale e di come l’aumento dell’interesse del pubblico per i temi ecologici abbia influenzato il comportamento delle imprese.
Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
Fonte principale:
eolica.es
Vuoi saperne di più?
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Eolica Tenerife: http://www.webtenerife.it/PortalTenerife/Utilidades/Agenda/festival-eolica-2008.htm?Lang=it
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El Hierro isola “IBRIDA”: http://www.lifegate.it/ambiente/articolo.php?id_articolo=2262
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Caso Maldive: http://www.guardian.co.uk/environment/2009/mar/15/maldives-president-nasheed-carbon-neutral
Intervista ad un bancario
Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni
Titolo o argomento: La crisi delle banche vista dall’interno
Sono andato a trovare un amico che non vedevo da tempo. Lui lavora in banca, è laureato in economia e commercio e mi ha voluto raccontare le sue impressioni. Ciò di cui si fa un gran parlare ma di cui in realtà si parla poco. La mia intenzione non è quella di scrivere un lungo articolo pesante e noioso. Non lo leggerebbe nessuno. Così, sinteticamente, vi racconto i punti risultanti della nostra lunga chiacchierata.
Domanda
Meglio un grande gruppo bancario o la piccola banca sotto casa, un credito cooperativo ad esempio?
Risposta
Un grande gruppo probabilmente può darti più sicurezza a livello di disponibilità di denaro, tuttavia difficilmente ti concederà un mutuo. Questo perchè la domanda che farai al tuo consulente verrà inoltrata al suo superiore, poi al direttore… Il direttore a sua volta la passerà a tutta una serie di suoi superiori che, molto spesso, nemmeno si conoscono. Figuriamoci se conoscono il cliente o se sanno se realmente possono fidarsi di lui. Risultato? Il mutuo viene facilmente rifiutato. La piccola (piccola si fa per dire) banca ti offre il vantaggio che molto facilmente puoi conoscere il direttore, parlarci spesso… lui sa che lavoro fai, ogni tanto osserva il tuo conto e, per fortuna ha pochissimi superiori a cui far riferimento per la domanda di un mutuo. Questo fa sì che molto più facilmente la tua domanda di mutuo possa essere accettata.
Domanda
Molti parlano di crisi generale. Ha comunque avuto un grosso peso la crisi propria delle banche. A cosa è dovuta secondo la tua opinione?
Risposta
Negli ultimi anni le banche hanno puntato, credendolo un buon invenstimento, alla concessione di un numero sempre maggiore di prestiti e mutui. Sebbene sembri un discorso molto valido, il rovescio della medaglia sta nel fatto che molte… moltissime persone, non hanno adempito al loro impegno di pagamento delle rate. Questo per vari motivi, ma è un discorso soggettivo che varia da caso a caso. Il risultato è stato che le banche pur prendendo i beni ipotecati si sono trovate a far fronte a notevoli difficoltà per risanare le perdite. Semplicemente è collassato un sistema.
Conclusioni
Se banche e finanziarie avessero prestato più denaro ai giovani imprenditori e meno denaro per il consumismo, vedi ad esempio la moltitudine di prodotti presi a rate sacrificando una parte troppo elevata di stipendio, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Invece in Italia ottenere un prestito per acquistare delle attrezzature di lavoro è una cosa difficilissima, mentre trovare la rata (famoso tasso zero…) per ostentare la ricchezza con un’auto che non possiamo mantenere è lecito e concesso molto più facilmente. Un’idea davvero poco produttiva…
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Mi sono rivolto ad una finanziaria e…
La Svizzera degli anni ’80
La Svizzera degli anni ‘80
Chissà se oggi è ancora così?
Abbiamo intervistato un imprenditore italiano che oggi manda avanti un’azienda di cosmetica dalle medie dimensioni, ma molto molto valida in termini di qualità dei prodotti. La tipica domanda che si fa in questi casi è: “Come hai fatto?” Diciamoci la verità, spesso ce lo chiediamo e lo chiediamo e, altrettanto spesso non ci vengono date risposte dettagliate con la paura che anche altri possano riuscire ad imitarle.
Questo imprenditore (che ha preferito rimanere anonimo) ci ha raccontato che nei primi anni ’80 chiese prestiti ovunque ma le sue domande furono rifiutate. Non per mancanza di denaro… per ignoranza.
Tentò quella che per lui poteva essere una pazzia: Andò a fare la sua richiesta presso una banca Svizzera. La cosa curiosa sta in cie segue:
Non gli risposero immediatamente “no!” Gli dissero che il prestito (piuttosto elevato a suo tempo) lo avrebbero concesso solo se avesse presentato la sua idea, il suo piano d’impresa e tutti i dettagli di ciò che voleva realizzare, ai loro tecnici. Lui lo fece e un personale altamente specializzato analizzò le sue proposte.
Risultato:
Giudicarono le idee molto valide e concessero il prestito addirittura senza garanzie. Inoltre un equipe specializzata della banca seguì l’impresa per diversi mesi, suggerendo e consigliando laddove possibile.
Oggi l’azienda di questo imprenditore non è enorme, non ci lavorano centinaia di persone, ma funziona bene. Ha sempre prodotto un certo volume di prodotti e non ha mai compiuto follie pur di crescere ancor di più a tutti i costi. Semplicemente funziona.
Da noi sarebbe invece una follia pensare che una squadra altamente specializzata ti possa persino seguire e consigliare nei primi passi dopo averti concesso un prestito senza garanzie per avviare la tua azienda… 🙁
Mi chiedo: “Perchè?”
Psicologia vs Pubblicità
Le preferenze dei consumatori
Che cosa induce le imprese a pagare grandi cifre a sportivi famosi per pubblicizzare i propri marchi o prodotti?
La risposta è semplice: il tentativo di influenzare o cambiare i gusti dei consumatori.
Vi sono numerosi modelli di automobili utilizzabili quotidianamente nei percorsi cittadini e di scarpe da football o da atletica. Come può un consumatore decidere verso quale marca e modello orientarsi?
Potrebbe acquistare riviste specializzate per informarsi circa le performance e i costi di manutenzione dei diversi prodotti e confrontarne i prezzi.
Spesso o quasi sempre non è questo l’aspetto decisivo della scelta.
Il consumatore si basa sullo stile o sull’immagine di esclusività e prestigio dei prodotti.
A questo riguardo, vale il principio secondo cui non è bello ciò che ci piace ma ciò che piace agli altri!
L’importanza della pubblicità e delle relazioni pubbliche per il successo delle imprese deriva proprio dall’interdipendenza tra i gusti e le preferenze dei consumatori.
Una campagna pubblicitaria di successo modifica le preferenze dei consumatori e cambia le loro scelte.
Se, ad esempio, i produttori di zucchero di canna realizzano con successo una campagna di relazioni pubbliche che cambia a loro favore l’orientamento dei consumatori (rivolto fino a quel momento allo zucchero di barbabietola), il cambiamento delle preferenze modifica le scelte dei consumatori e provoca un aumento della domanda di zucchero di canna.
Psicologia vs Economia
L’economia e la psicologia hanno visioni radicalmente differenti del processo decisionale. In primo luogo, il focus primario degli psicologi risiede nella comprensione della natura delle decisioni, cioè in come queste vengano prese e modificate dall’esperienza e in come si determinino i valori che le orientano. Il focus primario degli economisti sta nello studio del percorso che va dagli input di informazioni alla scelta. Le preferenze o i valori sono trattati come premesse dell’analisi e il processo decisionale come una “scatola nera” di trasformazione di informazioni, preferenze e valori in decisioni. L’aforisma “gli economisti conoscono il prezzo di tutto e il valore di niente” descrive correttamente le priorità della scienza economica.
In secondo luogo, gli psicologi considerano il processo decisionale dominato dall’idea che i comportamenti siano
locali, adattativi, appresi, dipendenti dal contesto, mutevoli e influenzati da interazioni complesse di percezioni, motivi, attitudini e affetti.
Il modello standard della teoria economica stabilisce che i consumatori si comportino come se l’informazione venisse elaborata secondo rigorosi principi statistici (razionalità di percezione), come se le preferenze fossero primigenie, coerenti e immutabili (razionalità di preferenza) e come se il processo decisionale consistesse in una massimizzazione vincolata (razionalità di processo).
La mancanza di attenzione al processo decisionale ed alla formazione di valori e preferenze costituisce una carenza fondamentale della teoria economica?
Questa mancanza di attenzione è diventata molto imbarazzante davanti a un’evidenza comportamentale che si accumula: il modello standard fallisce nello spiegare certe condizioni di mercato e
gli economisti sono costretti a interessarsi a dati non di mercato, ottenuti da inchieste ed esperimenti.
Note: ancora una conferma del fatto che la logica di Ralph DTE di fondere più cose insieme solo apparentemente differenti, possa essere una buona logica. Psicologia, Economia… Così diverse, così complici.









