Stereoscopy: Anagliphic stereographic viewing

Rubrica: Stereoscopy -4-
Titolo o argomento: Metodi per realizzare immagini stereoscopiche

Ci sono numerosi modi per presentare immagini stereoscopiche al vostro pubblico. Queste includono le immagini “freeform”, gli anaglifi, i display polarizzati ed infine le immagini stereoscopiche ottenute da sistemi automatici o più precisamente dagli “Automated shutter systems”. Gli ultimi due metodi sono decisamente costosi e affatto adatti a lavori “fai da te” pertanto, inizialmente, approfondiremo i primi due metodi.

Anagliphic stereographic viewing

Il più popolare metodo per ottenere immagini stereoscopiche consiste nella realizzazione di ‘Anaglifi’. Questo sistema si appoggia, oltre che su una particolare composizione video che vedremo tra poco, sull’uso di economici occhialini con lenti colorate per poter completare l’effetto. Più precisamente lente rossa per l’occhio sinistro, lente ciano per l’occhio destro (attenzione ‘ciano’ e non blu come spesso si pensa).

 Creare un anaglifo è piuttosto semplice. E’ sufficiente copiare il canale del rosso dell’immagine ripresa con la videocamera a sinistra nel canale del rosso dell’immagine ripresa con la videocamera a destra sostituendo l’orginale. Si indossano gli occhialini e l’illusione è fatta. Lo scopo delle lenti colorate negli occhialini è quello di filtrare in modo opportuno la composizione dei canali di colore dando la sensazione di osservare un’unica immagine.

I prerequisiti fondamentali sono la conoscenza di programmi per l’editing ed il compositing video (molto noto in questo settore è Shake), conoscenze inerenti l’uso dei ‘canali RGB’ (Red Green Blue), nozioni di base sulla composizione del colore ed infine aver posizionato due videocamere (o fotocamere)  identicamente regolate tra loro e perfettamente parallele (mai convergenti se non desiderate offrire spettacolari mal di testa ai vostri spettatori) con un interasse tra gli obiettivi di 5-10 centimetri. Le vostre prove e la vostra esperienza faranno il resto.

Note

Se state costruendo degli occhialini artigianali per questo effetto 3D, e non riuscite a trovare una pellicola ‘ciano’ per l’occhio destro, potete anche utilizzare una pellicola blu. Sappiate però che otterrete un constrasto alterato dell’immagine.

Link correlati

Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
Stereoscopy: Come funziona l’effetto stereoscopy
Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing
Stereoscopy: Anagliphic stereographic viewing

effetto_3d_stereoscopy_anaglifo.jpg

creare_immagini_stereoscopiche_anaglifi.jpg

Tra i lati positivi degli anaglifi c’è senz’altro l’economicità, d’altra parte però c’è
l’impossibilità di ottenere profondità piuttosto accentuate.

Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing

Rubrica: Stereoscopy -3-
Titolo o argomento: Metodi per realizzare immagini stereoscopiche

Ci sono numerosi modi per presentare immagini stereoscopiche al vostro pubblico. Queste includono le immagini “freeform”, gli anaglifi, i display polarizzati ed infine le immagini stereoscopiche ottenute da sistemi automatici o più precisamente dagli “Automated shutter systems”. Gli ultimi due metodi sono decisamente costosi e affatto adatti a lavori “fai da te” pertanto, inizialmente, approfondiremo i primi due metodi.

Freeform Stereoscopic Viewing

Si tratta del sistema in assoluto più semplice ed economico per realizzare immagini stereoscopiche. E’ un metodo piuttosto curioso sul quale potrebbe persino venire da ridere. Si tratta infatti di affiancare due immagini apparentemente uguali ma che sono state riprese con il metodo descritto nei precedenti articoli di questa rubrica (vedi i link correlati in basso), ovvero fotografate con una doppia macchina fotografica che abbia un interasse tra i due obiettivi il più possibile simile a quello degli occhi umani*.

Successivamente, non sto scherzando, dovreste incrociare gli occhi… Sì, come se stesse facendo gli scemi… Dovete incrociare gli occhi fino a che le due immagini che avete affiancato (siano esse su carta o sul monitor del computer) non risultino sovrapposte. Aspettate qualche istante che il cervello si adatti alla insolita esperienza visiva, dopodiché noterete un inaspettato senso di profondità dell’immagine. La terza dimensione, la profondità, risulterà alquanto marcata**.

Ovviamente il lato sfavorevole è che la situazione la potete protrarre solo per pochi istanti e non è appetibile per guardare un film. Diciamo che è più un modo di giocare e di far vedere ai vostri amici qualcosa di curioso. Il costo? Ovviamente zero se l’effetto è realizzato digitalmente.

*In alternativa, se si sta lavorando mediante software 3d è sufficiente impostare due camere che riprendano la scena in modo parallelo tra loro e con una distanza tra gli obiettivi compresa tra i 5 ed i 10 centimetri.

**Difetti nella vista possono impedire la riuscita di questo curioso esperimento.

Link correlati

Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
Stereoscopy: Come funziona l’effetto stereoscopy
Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing
Stereoscopy – Anaglyphic Stereographic Viewing

immagine_stereoscopica_doppio_obiettivo_effetto_3d.jpg

Compositing: opacità di un livello

Rubrica: Compositing -2-
Titolo o argomento: Opacità di un livello

Articolo riferito alla struttura dei livelli in software dedicati all’elaborazione di immagini digitali.

Abbiamo visto cosa sia un “livello” nei precedenti articoli realizzati su Photoshop. Ora daremo una definizione importante utile per poter proseguire nei prossimi articoli temi quali il compositing ed il masking (le composizioni e le maschere).

L’opacità è il grado di trasparenza di un’immagine. La trasparenza di  un livello, e quindi di un immagine o un clip video, permette di poter vedere l’immagine che si trova ad un livello inferiore. Un’opacità dello 0 % significa che un oggetto è invisibile; un’opacità del 100 % significa che l’oggetto è completamente opaco ossia perfettamente visibile.

Nell’immagine possiamo notare che sono stati sovrapposti 3 livelli con la medesima scritta. Ognuno di essi ha però una differente opacità ed è semplice comprenderne le differenze.

Link correlati

Masking: maschera di livello
Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

opacita-livello-photoshop-after-effects-motion.jpg

Stereoscopy: Come funziona l’effetto “stereoscopy”

Rubrica: Stereoscopy -2-
Titolo o argomento: Come funziona l’effetto stereoscopy

Le videocamere stereoscopiche comprendono due macchine da presa identiche montate l’una parallela all’altra su un tre piedi (tripod) o su un carrello (dolly). Ovviamente entrambe le macchine da presa possono scorrere e inclinarsi insieme. La regolazione delle ottiche è perfettamente coordinata tramite un apposito dispositivo. La regolazione del fuoco o dello zoom deve rigorosamente essere identica altrimenti gli spettatori che osserveranno il video potrebbero avvertire fastidiosi malditesta con ovvie conseguenze per le vendite dei biglietti.

In sostanza una macchina da presa di questo genere osserva la scena con lo stesso metodo dell’occhio umano. La distanza tra il centro dei due occhi/obiettivi dovrebbe essere di circa 6 centimetri, tuttavia non sempre è possibile per questione di ingombro degli obiettivi.

Macchine da presa convergenti o parallele verso il soggetto?

Proprio per questa similitudine molti commettono un tipico errore… Quando i nostri occhi si girano per guardare un soggetto, compiono rotazioni con angoli leggermente diversi. Solitamente gli occhi tengono a convergere verso il soggetto che osserviamo.  Per tale ragione molti pensano di creare un miglior effetto stereoscopico facendo convergere leggermente le camere da presa sul soggetto. Niente di più sbagliato. Le camere da presa devono assolutamente essere parallele tra loro o non otterremo l’effetto desiderato.

In realtà l’effetto “stereoscopy” non è un tentativo di emulare l’esperienza visiva umana, bensì ha lo scopo di creare l’illusione del 3D mostrando agli spettatori due immagini 2D. Una per occhio.

Quando si fa l’errore di convergere le camere da presa sul soggetto si vengono a creare due immagini con  differenti punti di vista che il cervello umano poi non riesce più a sovrapporre generando come conseguenza fastidiosi malditesta.

Link correlati

Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
Stereoscopy: Come funziona l’effetto stereoscopy
Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing
Stereoscopy – Anaglyphic Stereographic Viewing

videocamera-effetto-3d-stereoscopyc_img2.jpg

Stereoscopy: percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Rubrica: Stereoscopy -1-
Titolo o argomento: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Stereoscopy è il nome del processo che consente, tramite un mezzo bidimensionale, di creare la “percezione” della terza dimensione. Questo significa che tramite tale metodo è possibile creare l’illusione di immagini in tre dimensioni su un video. Il concetto si basa su due immagini separate presenti contemporaneamente nel video che si osserva ma che vengono ricevute ognuna da un occhio diverso. Questo ovviamente grazie all’aiuto degli appositi occhiali. Senza l’ausilio degli occhiali, infatti, abbiamo l’impressione di osservare un video molto mosso, sfuocato.

Le immagini stereoscopiche possono essere create sia tramite dispositivi fisici come videocamere e macchine fotografiche, sia artificialmente al computer in quanto la tecnica è essenzialmente la stessa. La differenza sostanziale sta nel fatto che creando l’effetto stereoscopico al computer, si replica virtualmente ciò che si dovrebbe realizzare fisicamente con le camere da presa in uno studio. Ovviamente nei cartoni animati e nei film d’animazione (vedi il più che noto AVATAR uscito nelle sale cinematografiche in questi giorni) è d’obbligo la scelta del computer.

Nota per i neofiti

E’ fondamentale non fare confusione scambiando elementi realizzati tramite gli strumenti di disegno 3d con un filmato visibile in 3d tramite la tecnica “stereoscopy” e gli appositi occhiali. Tutti gli oggetti, ambienti, personaggi e quant’altro creato in 3d sono normalmente visibili in un comune video come elementi in esso integrato e non necessitano di alcun ausilio per essere percepiti.

Link correlati

Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
Stereoscopy: Come funziona l’effetto stereoscopy
Stereoscopy – Freeform Stereoscopic Viewing
Stereoscopy – Anaglyphic Stereographic Viewing

film-avatar-e-la-tecnica-stereoscopy.jpg

Compositing: creare composizioni

Rubrica: Compositing -1-
Titolo o argomento: Creare composizioni

L’atto di creare un’immagine combinando due o più elementi di immagine fermi o commoventi. Il verbo “comporre” fa riferimento al processo di combinare questi elementi; Il sostantivo “composizone”, fa riferimento all’immagine che si ottiene come risultato finale. In un lavoro dedicato agli effetti visivi (visual effects), un composto terminato dà l’illusione che tutti gli elementi siano stati catturati da una singola camera che filma la scena. In motion graphics, la preoccupazione non è rivolta a convincere il pubblico di un particolare realismo, bensì si libera la fantasia e si creano miscele stilistiche e coerenti di elementi. Questo permette di ottenere particolari scene virtuali nelle quali presentare un prodotto ad esempio. Gli spot pubblicitari oggi ne sono pieni.

Link correlati

Masking: maschera di livello
Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

 compositing_composizone_compositor_articolo-ralph-dte.jpg

Immagine tratta da un noto spot di bevande energetiche. I corpi dei soggetti dello spot erano fantasiosamente circondati da fiamme generate dall’energia ottenuta con la bevanda. Si tratta di un ottimo esempio di “miscela stilistica e coerente di elementi composti”.

Esempio di compositing con Photoshop

Rubrica: Masking

Titolo o argomento: Creare composizioni attraverso le maschere di livello

A questo punto, avendo spiegato nella rubrica “Un gerundio tecnologico” cosa significhino i termini “mask” e “matte“, siamo in grado di capire meglio come si ragiona per realizzare una semplice composizione come quella mostrata sotto. Ogni livello dispone di una maschera che lascia intravedere il livello sottostante. In tal modo è possibile ricreare un paesaggio (utile nei set cinematografici) senza che esso esista veramente e senza il bisogno di muoversi dallo studio dove si effettuano le riprese (o almeno non sempre).

Per quanto riguarda il caso specifico del software Photoshop per applicare una maschera ad un livello è sufficiente visualizzare prima di tutto il pannello dei livelli (premi F7), dopodiché cliccare sul rettangolino con al centro il cerchio bianco.

maschera_di_livello_photoshop_500px

Una volta generata la maschera si procede selezionandola e dipingendo in figura, in nero le aree che devono lasciar intravedere il livello sottostante, in bianco le aree che non devono lasciar vedere il livello sottostante. L’operazione richiede tempo e pazienza per scontornare correttamente le superfici. Vedremo in seguito dei metodi per rendere tale operazione più professionale e redditizia. In questa semplice composizione realizzata velocemente per capire la logica delle maschere di livello, possiamo osservare alcune fasi interessanti:

1) E’ presente un leone sulla scena. 2) Compare il colosseo sullo sfondo. 3) Compaiono gli alberi dietro al Colosseo. 4) Compaiono le montagne dietro agli alberi. 5) Correzione colore finale (che vedremo dettagliatamente in seguito). Clicca qui per l’Animazione.

Compositing Leone Colosseo Compositing Leone Colosseo Compositing Leone Colosseo Compositing Leone Colosseo Compositing Leone Colosseo

Link correlati

Masking: maschera di livello
Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

Masking: matte

Rubrica: Masking -3-
Titolo o argomento: Matte

Matte è un termine inglese che si riferisce ad un’immagine che controlla l’opacità di un’altra immagine. L’opacità di un livello determina in che misura il livello sottostante viene oscurato o rivelato. Un livello con 1% di opacità è quasi trasparente, mentre uno con 100% di opacità è completamente opaco. Il termine Matte viene spesso tradotto con la parola italiana: “sfondo”. Ad esempio il Matte Painting viene definito come: “verniciatura di sfondo”. In realtà non vi è una vera e propria traduzione in italiano del termine Matte, per tale ragione faremo un esempio pratico.

Nella prima immagine vediamo la foto originale senza ritocchi; nella seconda immagine, oltre a vedere la foto rielaborata, possiamo osservare la struttura dei livelli utilizzati e gli effetti prodotti dalla mascheratura di una parte del livello nero che controlla l’opacità del livello sottostante.

tecniche_grafiche

tecniche_grafiche_maschera_matte_500px

Abbiamo visto nei primi due articoli (vedi i link correlati in basso) di questa rubrica cosa sono le maschere utilizzate nell’immagine digitale (photo – video). Il concetto di immagine che controlla l’opacità di un’altra immagine (matte) è molto legato al concetto di maschera (mask) in quanto grazie ad una maschera possiamo delimitare la zona nella quale gli effetti del livello per l’elaborazione dello sfondo “Matte” sono visibili. Questi discorsi valgono sia per l’elaborazione delle foto che per l’elaborazione dei video. Nel mondo del digitale le tecniche video e fotografiche si sono “unificate”.

Link correlati

Masking: maschera di livello
Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

L’otturatore, scelta dei tempi di esposizione

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale

Titolo o argomento: L’otturatore – Parte seconda

Se doveste fotografare una corsa di cavalli che tempi di posa usereste? E se doveste fotografare un’auto di formula1? Se invece desideraste creare un effetto sfruttando un cavalletto a tre piedi?

Ecco uno schema logico per effettuare delle scelte corrette:

→ Più un oggetto che vogliamo fotografare si muove rapidamente e più breve dovrà essere il tempo di posa (o tempo di esposizione).

→ Al diminuire del tempo di posa però diminuisce la quantità di luce che può raggiungere il sensore/pellicola.

→ Quando la quantità di luce che raggiunge il sensore è ridotta, occorre utilizzare una maggiore sensibilità e salire pertanto con il valore degli ISO nelle impostazioni di scatto. Nel caso si usi una reflex con la pellicola, si sceglie una pellicola maggiormente sensibile. Operazione più complessa ma più gradita ai veterani della fotografia.

Contribuiscono nella riuscita di una buona foto in queste condizioni: un obiettivo molto luminoso (grande limite delle compatte digitali), la possibilità di raggiungere valori di ISO elevati  e tempi brevissimi di esposizione pari a 1/2000 1/4000 1/8000; infine un’apertura del diaframma proporzionale alla profondità di campo che si vuole ottenere.

Note

Come abbiamo specificato nel precedente articolo, a tempi di esposizione lunghi corrisponde un valore di esposizione basso e viceversa. Questo per convenzione. Ciò crea solo confusione nei neofiti pertanto ci limitiamo a dire nei nostri articoli se si sta usando un tempo di esposizione lungo o breve in modo da non confonderci.

Link correlati

L’otturatore – Parte prima
L’otturatore – Parte seconda

foto-nuova-astra_500px_reflex-digitale_tempi-esposizione.jpg