Lighting: luce diretta (controluce)

Rubrica: Lighting -8-
Titolo o argomento: Luce diretta – controluce

Si tratta di un tipo di illuminazione costituita da una fonte luminosa posizionata posteriormente al soggetto ripreso. Come abbiamo spiegato nei precedenti articoli, la fonte luminosa, può essere sia artificiale e posta all’interno di uno studio, sia naturale: il sole.

silhouette_controluce.jpg

Un esempio di tecnica controluce è la “silhouette” (foto sopra), tuttavia, pur essendo molto diffusa, non è l’unica. Infatti niente impedisce di illuminare un soggetto sia posteriormente, sia con altri punti luce, magari più tenui, sul fronte (foto sotto).

controluce_articolo-ralph-dte.jpg

Per ottenere effetti come quello della seconda foto, si può ricorrere all’uso di particolari pannelli riflettenti (di cui parleremo in maniera approfondita in seguito), oppure aggiungere un altro punto luce in posizione angolata, o ancora utilizzare un punto luce che riflette su ombrellini da studio o che illumina l’interno di un soft box. Infine un altro punto luce potrebbe essere anche solo il flash di una reflex opportunamente regolato.

In questi primi articoli ci soffermiamo prevalentemente sulle posizioni assunte dalla luce in uno studio fotografico, un set, o fuori all’aperto. Delle attrezzature parleremo meglio in seguito.

Continua…

Motorismo: Introduzione alla progettazione di un motore

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: Brevi cenni semplificati di introduzione alla progettazione di un motore 4 tempi

Il metodo

  1. Si parte dalla definizione delle idee realizzando schizzi a matita. Volendo si potrebbe anche partire da disegni CAD essendo quest’ultimi modificabili, tuttavia il vecchio buon metodo della “Matita” è molto più veloce e adatto a schizzi iniziali. Bisogna avere una buona confidenza con la matita ovviamente.

  2. Si effettua un primo dimensionamento attingendo a dati relativi ai precedenti progetti già presenti nella banca dati. Quando non si dispone di una raccolta di dati relativi ad altri lavori, si impostano valori non definitivi per eseguire i primi tentativi.

  3. Si imposta il problema strutturale. E’ necessario definire i carichi cui la parte da progettare sarà soggetta. In seguito si effettueranno le dovute verifiche.

  4. Si effettua una verifica classica (vedremo nei prossimi articoli di cosa si tratta). Grazie a questo passaggio è possibile risalire al dimensionamento corretto di ogni componente affinché vi sia la dovuta resistenza alle sollecitazioni.

  5. Si procede con il disegno CAD utilizzando un approccio parametrico. Il disegno 3D sarà associato ad una tavola bidimensionale (CAD associativo), questo significa che ogni volta verrà eseguita una modifica sul 3D anche le tavole si aggiorneranno automaticamente.

  6. Infine si esegue la verifica FEM (analisi agli elementi finiti) o GEM (analisi agli elementi geometrici). I programmi di calcolo agli elementi finiti permettono di tenere conto, per le verifiche, della reale geometria della parte che andiamo a progettare. Questo permette di mandare in produzione (o perchè no, alla prototipazione rapida) un pezzo appena disegnato e verificato restando certi della sua buona attendibilità. Le ultime parola ovviamente spettano sempre alla sperimentazione.

progettare-motore_articolo-ralph-dte.jpg

Maggiori approfondimenti alla sezione “Motorismo” della pagina “Motori“.

Che cos’è il Powershift

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -16-

Titolo o argomento: Il dispositivo Powershift nei cambi sequenziali

Se un tempo i dispositivi più sofisticati si trovavano solo ai livelli alti delle competizioni, negli ultimi anni molte risorse tecnologiche sono state rese disponibili già nei campionati nazionali ed europei. E’ il caso del Powershift o Ignition Cut, un dispositivo tanto semplice quanto importante per le cambiate di marcia più veloci che potete immaginare.

Si tratta di un dispositivo che viene accoppiato ai cambi sequenziali, ossia quei cambi laddove per salire o scendere di marcia si da uno strattone deciso indietro o in avanti. In questi cambi, tanto per capirci, non è possibile passare direttamente dalla quinta alla seconda senza passare per tutti i rapporti intermedi. Proprio come nelle moto.

Il Powershift o Ignition Cut non è altro che un semplice dispositivo che, nel momento in cui si agisce sulla leva del cambio, taglia la corrente alle candele per una brevissima frazione di secondo sufficiente a permettere l’inserimento del rapporto successivo. Tagliare l’alimentazione in questo frangente è fondamentale in quanto la marcia successiva può entrare solo se si allenta leggermente la presa delle ruote dentate. In altre parole è possibile se la coppia trasmessa al cambio viene meno per un’istante.

Il Powershift permette di inserire la marcia senza alzare il piede dal gas. Un semplice interruttore provvederà a tagliare l’alimentazione per voi. I tempi si aggirano intorno ai 2 decimi di secondo.

Di recente questo genere di dispositivo è stato messo a punto persino per i kart 125cc a 6 marce sequenziali: vedi il Link.

Ben altra soluzione invece quella proposta dalla Ferrari con i cambi elettroidraulici.

sadev-cambio-con-powershift_articolo-ralph-dte.jpg

Reflex digitale: il teleobiettivo

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -7-
Titolo o argomento: Il teleobiettivo

Il teleobiettivo è un obiettivo detto “a lungo fuoco”, esso inquadra una minima porzione della scena ripresa e questo perchè ha un ridotto angolo di campo. Questo particolare tipo di obiettivo serve ad ottenere immagini ravvicinate ed ingrandite.

Si tratta di obiettivi abbastanza pesanti, molto lunghi e solitamente con una non eccellente luminosità (salvo rari e costosi casi).

Viene utilizzato prevalentemente per i primi piani grazie anche alla sua capacità, oltre che di ingrandire e ravvicinare, anche di non distrorcere le immagini. La ridotta profondità di campo fa sì che il soggetto sia a fuoco mentre tutto ciò che si trova più vicino o più lontano non lo sia. Il soggetto è così maggiormente evidenziato nella scena.

teleobiettivo.jpg

Rendering: particolarità del software unbiased

Rubrica: Rendering -5-
Titolo o argomento: Particolarità del software unbiased

Utilizzare un motore di rendering Unbiased non richiede particolari conoscenze nella regolazione dei parametri utili ad ottenere una scena quanto mai realistica. Questo perchè un software Unbiased nasce per ottenere sempre il miglior risultato possibile in termini di fotorealismo. Non si può quindi intervenire su alcun parametro che possa ridurre la qualità dell’immagine che vedremo a fine render. Se avessimo questa necessita utilizzeremmo ovviamente i motori di rendering Biased trattati in precedenza (link).

Al contrario un motore di rendering Unbiased, ossia “senza compromessi”, richiede buone conoscenze di fotografia. Questo perchè i valori che andremo a decidere noi saranno di tipo fotografico:

L’obiettivo usato, la sua lunghezza focale, l’apertura del diaframma, la profondità di campo….

I tempi di rendering dei motori Unbiased sono molto più elevati dei motori Biased. Questo perchè lavorano per ottenere sempre il massimo. Ovviamente il vostro Hardware inciderà in modo sostanzioso sui tempi di render.

La metodologia di rappresentazione del rendering avviene per affinamento stocastico. Il calcolo viene suddiviso per pixel. Questo produce una grana nell’immagine la quale viene ripulita con l’avanzare del calcolo.

A differenza degli “engine biased”, nei motori di rendering Unbiased la cura dei materiali assegnati agli oggetti è più che fondamentale. In quanto il loro comportamento quando vengono investiti dalla luce può incidere in maniera rilevante sul risultato ottenuto.

Con questo tipo di software dovrete quindi dedicarvi maggiormente alle conoscenze della fotografia ed alla realizzazione di materiali molto curati per ottenere discreti risultati e valorizzare questo tipo di scelta.

unbiased_b_articolo-ralph-dte.jpg

LINK utili

Su questo Blog sono presenti, tra le tante rubriche, due in particolare che parlano di fotografia. Si tratta di rubriche molto semplificate, ed alla portata di tutti, fondamentali per capire alcuni concetti espressi in tema di rendering:

  • Portare al limite una canon A540

  • Portare al limite una Reflex digitale

Scrivendo semplicemente il titolo della rubrica desiderata sulla casella di ricerca in alto a destra, è possibile attingere a tutti gli articoli al momento presenti in tema. Articoli che si aggiornano periodicamente. 😀

Lighting: luce diretta (radente)

Rubrica: Lighting -7-
Titolo o argomento: Luce diretta – radente

Si tratta di una luce che prende la scena tangenzialmente. Il fascio luminoso risulta quindi parallelo al piano e perpendicolare all’asse che si forma tra il soggetto ripreso e l’operatore di una telecamera o una macchina fotografica.

Questo tipo di illuminazione è utilizzata qualora si desideri ottenere immagini molto contrastate e sature. I contorni del soggetto ripreso vengono meglio definiti, tuttavia una parte della scena risulterà ovviamente in ombra.

La luce del tramonto può ricreare questo effetto in modo naturale. In uno studio si ottiene questo effetto ponendo la fonte luminosa, come già detto, in posizione tangenziale al soggetto.

luce-diretta-frontale_articolo-ralph-dte.jpg

Lo scatto sopra è stato da realizzato in studio semplicemente con una macchina fotografica compatta digitale (regolata in posizione Manuale – Apertura, Tempo esposizione, Fuoco, Iso, ritardo scatto), un faretto spot, un telo per la diffusione della luce, una borsa in cordura come base ed un modellino rappresentante una moto più che nota.

Una curiosa prova hardware: Intel vs Intel

Rubrica: Ralph DTE prova…

Titolo o argomento: Una prova hardware curiosa e discutibile che però fa riflettere

Abbiamo messo a confronto un parametro di un computer Apple iMac del 2006* con un moderno portatile Centrino 2 del 2009. Il parametro su cui si è basata la prova era il tempo di avvio della versione valutativa del software 3d studio max 2010.

La prova è stata eseguita due volte. La prima volta con i computers appena accesi la mattina (quindi belli freddi). La seconda prova è stata effettuata pochi minuti dopo con la memoria ram già pronta.

Le prove sono state condotte con una temperatura in studio poco gradevole di ben 30,3°Centigradi ed una percentuale di umidità del 55%. Entrambi i computer alimentati a corrente.

Ecco tutti i dati ed i tempi rilevati:

1°Avvio del software

iMac (anno ’06) processore Intel Core Duo 2 T7400 2,16Ghz 3GB ram: 43,84 s

Portatile (anno ’09) processore Intel Core Duo2 Centrino2 P7350 2GHz 4GB ram: 1’e25″

2°Avvio del software (memoria RAM già carica)

iMac (anno ’06): 18,09 s

Portatile (anno ’09): 23 s

intel_core_2_duo_curiosa-prova.jpg

Note

Certo non si tratta di due computer nati per utilizzare particolari software 3d, tuttavia ci sembrava interessante metterli sotto il torchio per vedere quali risultati sarebbero emersi. Fate voi le vostre conclusioni anche se ci tengo a sottolineare che si tratta di una prova discutibile dato che il portatile utilizza la tecnologia Centrino 2.

*Ricordiamo che l’iMac utilizza tecnologia da portatile.

Che abbuffata! I consumi del corpo umano

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa

Titolo o argomento: I consumi del corpo umano

Dal corpo umano ad un motore 

Un uomo potrebbe consumare anche più di un’auto indubbiamente inquinando molto meno 

Ad una gara di “mangiate”, (avete capito bene) una gara basata sul mangiare di più, un partecipante avrebbe vinto essendo stato in grado di mangiare oltre 4kg di cibo. Tuttavia finito il generoso pasto e raggiunta la bilancia prima delle premiazioni, il vincitore sarebbe aumentato di peso di alcuni etti in meno rispetto ai 4 chilogrammi previsti.

Parte del cibo sarebbe infatti stata trasformata dall’organismo in calore emesso dal corpo, un’altra parte del pasto si sarebbe trasformata in sudore, un’altra parte ancora si sarebbe trasformata in energia bruciata per i movimenti del corpo. La stessa digestione ha richiesto un notevole apporto energetico essendo difficoltosa.

Questo fenomeno è assai noto in campo motoristico dove si sa che una buona parte dell’energia prodotta dalla combustione all’interno del motore viene dissipata nei modi più impensabili. Vi basti considerare che persino il suono prodotto dal motore viene emesso con una seppur minima spesa energetica. Le percentuali di energia più importanti vengono perse in attriti tra gli organi meccanici, perdite di calore, perdite dovute al trascinamento di accessori del motore (quali alternatore, climatizzatore…), resistenza all’avanzamento del mezzo nell’aria, rotolamento delle ruote, trasmissione…

Link correlati

Che abbuffata!
L’energia umana: Il lavoro muscolare
L’energia umana: Il cervello
L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

abbuffarsi_strafogarsi_mangiare-tanto-e-dissipare-energia_b.jpg

Reflex digitale: il sollevamento dello specchio

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -6-
Titolo o argomento: Sollevamento specchio

Quando si eseguono degli scatti, con macchine fotografiche reflex, lo specchietto che ci permette di vedere la scena inquadrata attraverso il mirino si solleva. (Vedi anche il nostro articolo allegato). In quell’istante attraverso il mirino non vediamo più nulla. Appena terminato lo scatto lo specchietto torna nella posizione, per così dire, di riposo. Il sollevamento dello specchio è essenziale affinché la luce possa raggiungere la pellicola o il sensore ovviamente.

specchietto_reflex_articolo-ralph-dte.jpg

Il movimento dello specchio su e giù può indurre delle vibrazioni fastidiose nocive per la messa a fuoco della scena. Per evitare la possibilità di tali vibrazioni molte reflex hanno una funzione che permette di sollevare manualmente (si fa per dire…)  lo specchio quando lo desideriamo. Questa utilità fa si che al momento dello scatto lo specchio sia già sollevato evitando ogni possibilità di vibrazione. Terminato lo scatto potremo riabbassare lo specchio o eseguire nuovi scatti a nostro piacimento.

Altre reflex invece hanno l’impostazione per ottenere un ritardo di pochi decimi di secondo (circa 0,4s) sull’apertura dell’otturatore dopo il sollevamento dello specchio.