Dal disegno alla stampa di un prototipo

Rubrica: Prototipazione rapida
Titolo o argomento: Dal disegno alla stampa di un prototipo…

Dal disegno alla stampa di un prototipo passando per tutte le operazioni necessarie al raggiungimento di un modello più che valido per effettuare studi di fattibilità e prove funzionali, capire errori e modifiche da effettuare, l’ergonomia di un prodotto nuovo… sino alle presentazioni commerciali! Oggi sono veramente tante le aziende che producono e distribuiscono sistemi di stampanti 3d; nei prossimi articoli avremo l’occasione di vederne diverse. Intanto nel video sotto possiamo vedere alcuni esempi di realizzazioni effettuate tramite stampante 3d, nonché i passaggi per arrivare al modellino finito. Davvero interessante soprattutto nella parte finale in cui viene specificata ogni procedura.

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Dal disegno alla stampa di un prototipo
Introduzione alle tecniche di prototipazione rapida

Binomio strada – mezzo da corsa

Oggi più che mai impossibile il binomio che vede veicoli supersportivi muoversi lungo le inadeguate strade delle nostre città.  E’ vero esistono i limiti e le norme di comportamento stradale, ma sempre più spesso iniziano a verificarsi incidenti in circostanze misteriose ove si imputa esclusivamente all’alta velocità la causa di un disastroso incidente.

Ebbene abbiamo scoperto di recente che deformazioni sempre più frequenti sull’asfalto portano anche alla totale perdita di controllo pur rispettando le velocità di sicurezza stradale.

Che tipo di deformazioni?

Non si tratta più della solita buca, ci sono veri e propri tagli che deviano la direzione del pneumatico (sia esso di una moto, una macchina o uno scooter…) e, sulle due ruote, possono portare a rovinose cadute anche se si procede a 45 km/h nell’urbano o 60-70km/h nell’extraurbano. In pratica rispettare i limiti di velocità (come è giusto che sia ovviamente) riduce solo la velocità con la quale si cade ma assolutamente non esclude la caduta.

Come si formano queste deformazioni sull’asfalto?

  • Mezzi pesanti che non rispettano i limiti di carico e deformano con masse gravose il manto stradale.

  • Strade asfaltate senza realizzare gli opportuni (e più costosi) strati suggeriti da appositi ingegneri.

  • Mezzi cingolati di persone che per muoversi di pochi chilometri fanno i furbi e non caricano il loro mezzo sugli appositi camion.

  • Rottura continua delle strade per manutenzione: tubazioni, linee telefoniche ecc…

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Un esempio di curva di massima pericolosità per i veicoli a due ruote

Proprio quest’estate mentre tornavo a casa passeggiando in moto ad una velocità di 60 km/h, mi sono trovato un mezzo cingolato che distruggeva letteralmente la strada davanti a me per attraversare una strada compresa tra due terreni agricoli. Ho rischiato di cadere in quanto la ruota anteriore ha completamente deviato verso il bordo della strada come se avessi sterzato all’improvviso. Non so come ho tenuto la moto. Più per fortuna che per bravura.

Altri sono stati meno fortunati e sono caduti. Un ragazzo con un Monster si è fatto decine di metri (andava piano anche lui) strusciando sull’asfalto perchè la sua moto ha improvvisamente cambiato direzione prendendo in pieno una fenditura sull’asfalto. Infine un altro ragazzo dalle mie parti la scorsa estate è morto e tutti hanno dato la colpa alla velocità perchè effettivamente vi è molta gente che scambia la strada per la pista, non era questo il caso… La sua moto ha deviato contro il guard rail e non c’è stato nulla da fare.

Prime vittime tra tutti ovviamente sono i centauri che pur impegnandosi (anche se non sempre) in una guida prudente sulle nostre strade, iniziano a trovare pesanti problemi anche solo per muoversi da casa a lavoro con conseguenze a volte drammatiche…

Per coloro che non sono appassionati di motori e che criticano il fatto che esistano su strada mezzi tanto veloci, rivolgo questa affermazione: L’automobilismo e il motociclismo sportivo sono sport proprio come dicono le due parole stesse. Se sei appassionato di sci o tennis o calcio, vuoi vivere la tua passione sportiva e vuoi farlo liberamente; anche un appassionato di motori vuole vivere quotidianamente la sua passione senza per questo essere giustificato se adotta comportamenti opportunistici come la trasgressione del codice stradale. Esiste chi lo fa, esiste chi lo fa meno ed esiste chi non lo fa.

Credo inoltre che sia errato dire che non dovrebbero produrre auto veloci e sportive dato che la maggior parte degli incidenti mortali avvengono in città a velocità di circa 50-60 km/h. Ovvero se realizzassero auto in grado di non superare i 130km/h, la situazione degli incidenti mortali non cambierebbe o cambierebbe molto ma molto marginalmente.

Decade davvero la garanzia?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -13-

Titolo o argomento: Decade davvero la garanzia?

In concessionaria mi hanno detto che se non riporto la moto / auto da loro per i tagliandi decade la Garanzia. E’ vero?

NO, NON è ASSOLUTAMENTE VERO!!!

Dalla entrata in vigore del Regolamento CE 1400/2002, conosciuta come “Direttiva Monti”, le riparazioni e le sostituzioni possono essere effettuate presso qualsiasi operatore senza perdere la Garanzia Ufficiale della Casa madre.

La mia esperienza personale

Ho acquistato più di una moto Aprilia presso un concessionario di inaffidabile fama. Questo solo perchè mi sarei dovuto spostare “fuori” per effettuare l’acquisto da altre parti. Siccome si trattava di una 250 2 tempi spinta, il titolare se la rideva e mi faceva capire che sarei stato sempre alla loro assistenza (ed infatti per la maggior parte delle persone che conosco che hanno acquistato la moto lì, così è stato). Così io simpaticamente (visto l’affronto) gli ho detto:”La vedi ‘sta moto? Guardala bene perchè non la vedi più!” E lui replicò dicendo che sarebbe decaduta la garanzia ecc ecc. Niente di più falso. Dopo un centinaio di chilometri di percorrenza il motorino passo passo che regola le valvole di scarico si rompe. Cosa strana. Disponendo noi del blog di un’officina laboratorio (Ralph DTE Automotive & Motorsport | www.ralph-dte.net) ed essendo, chi si occupa del reparto motori, qualificato, abbiamo proceduto allo smontaggio ed al controllo del pezzo. Risultato: è emerso che il concessionario aveva manomesso i cavi che partono dal motorino passo passo e raggiungono i comandi delle valvole di scarico. La casa li tende lasciando un certo gioco, mentre il concessionario li ha tirati con molta forza piegando l’alberino del motorino delle valvole RAVE. Ho chiamato l’Aprilia e sono stati davvero molto molto professionali. Mi hanno inviato il componente tramite il concessionario (GRATIS in GARANZIA) e non mi hanno obbligato a sostituirlo presso di lui. La Garanzia non è decaduta e la moto è andata sempre bene. Davvero molto bene. Penso di essere uno dei pochi che pur disponendo sempre e solo di moto 2 tempi, non ha mai avuto problemi di rotture o affidabilità.
Ai comportamenti di certe concessionarie le case dovrebbero porre molta attenzione. Eh già perchè forse molte case non considerano che se un concessionario imbroglia un cliente, spesso il cliente stesso che non se ne intende (non è obbligato a intendersene) dà la colpa all’auto/moto scelta e impreca brutte parole contro le case madri. Risultato se non fossi stato motorista anche io avrei creduto che l’Aprilia RS 250 fosse un pessimo prodotto poco affidabile. Invece non è affatto vero, anzi… tutto il contrario.

Direttiva Monti – Regolamento europeo 1400

Lo scopo della direttiva, tradotta in un regolamento europeo vincolante per tutti i paesi della Comunità Europea, è sostanzialmente contrastare le pratiche che limitano la possibilità dei consumatori di scegliere i propri fornitori.

Nel tempo la concorrenza tra i fabbricanti ha portato a concentrare l’attenzione del mercato sul prezzo e le condizioni d’acquisto obbligando i consumatori ad utilizzare le officine autorizzate per la manutenzione ordinaria.

In sostanza i costruttori hanno potuto spostare parte dei ricavi dalla vendita al servizio obbligando i clienti all’acquisto dei ricambi di consumo a prezzi d’affezione al di fuori di ogni concorrenza.

Paradossalmente il prolungamento a due anni della garanzia ha rinforzato questa pratica.
Con la direttiva Monti si può acquistare l’auto dove si preferisce e far eseguire la necessaria manutenzione dove meglio si crede purché l’officina scelta risponda a precisi requisiti, disponga delle informazioni della casa ed utilizzi ricambi originali o di qualità corrispondente, senza che possa essere negata, al cliente, l’applicazione della Garanzia del Costruttore in caso di necessità.

Prima della entrata in vigore del Regolamento 1400 (Direttiva Monti), il Consumatore doveva sottostare a precisi vincoli per la manutenzione ordinaria, con costi fissati dalla Casa; se anche un semplice tagliando veniva effettuato al di fuori della rete di Officine autorizzate, la Casa e per essa le Officine autorizzate, avrebbero negato l’applicazione della garanzia per qualsiasi pezzo.

Questa “tradizione”, a tutto vantaggio delle Case e delle Officine da esse stesse autorizzate, è stata giudicata dalla Comunità Europea in contrasto con la libera concorrenza, ed è stato, quindi, introdotto il Regolamento 1400.

Le innovazioni del Regolamento 1400 e del D.Lgs. 24 hanno, come finalità primaria, la tutela del Consumatore nei riguardi del godimento della Garanzia di buon funzionamento rilasciata dalla Casa costruttrice del Veicolo.

Oggi il Consumatore può scegliere la soluzione più conveniente per lui, beneficiando della concorrenza tra le Officine delle reti ufficiali delle Case e quelle indipendenti, purché qualificate.

Questo articolo vi indica i nuovi diritti e come fare per trarne il dovuto vantaggio.

Concetti della Direttiva Monti

La Direttiva stabilisce, sostanzialmente, che le limitazioni imposte dai Costruttori nel subordinare l’applicazione della garanzia sul “Nuovo” sono illegali. In dettaglio:

Il diritto dell’Officina Generica ad acquisire “Parti di ricambio del Costruttore auto” presso la rete del Costruttore.
Il diritto dell’Officina di usare “Parti Ricambio Originali”, fornite cioè dal costruttore delle parti stesse su specifiche della Casa automobilistica.
Il diritto dell’Officina di utilizzare “Parti di qualità corrispondente (conformi)”, fornite quindi da costruttori indipendenti che certificano la conformità delle parti di ricambio in relazione alle specifiche originali ed al livello di qualità prescritto dalla casa automobilistica.
Il diritto delle Officine di procurarsi tali parti anche da canali commerciali indipendenti e competitivi.
Il diritto del consumatore di effettuare interventi di manutenzione ordinaria, anche durante il periodo di garanzia, presso officine di sua scelta, purché qualificate.
Il diritto del venditore e/o del consumatore dell’auto di effettuare interventi di riparazione o montaggio di accessori, presso officine di sua fiducia. E’ chiaro che un officina, non appartenente alla rete di assistenza del costruttore, non può fornire parti e manodopera gratuitamente, mentre il consumatore deve operare nel quadro del D.Lgs.24 e può esercitare, in alcuni casi, il diritto di regresso verso il venditore; tuttavia la casa non può più far decadere la garanzia sul veicolo a causa di singoli interventi su parti difettose effettuate da officine non autorizzate, che rimangono responsabili verso il consumatore delle parti fornite secondo i termini del D.Lgs.24.
Il diritto delle Officine di accedere alle informazioni tecniche relative a manutenzione, riparazione e servizio (es. istruzioni di smontaggio, strumentazione specifica,formazione tecnica etc) rilasciate dalla casa automobilistica, alle stesse condizioni praticate alle officine “autorizzate”. La effettuazione di operazioni relative a richiami formali del costruttore deve essere svolta nell’ambito della rete di officine autorizzate. Quindi il Consumatore può scegliere liberamente il venditore più conveniente, senza doversi preoccupare della garanzia di buon funzionamento che il Costruttore DEVE riconoscere, indipendentemente dal venditore.
Il Consumatore può rivolgersi dove meglio crede per la manutenzione ordinaria e per la installazione di equipaggiamenti after market, senza che il costruttore possa far decadere la garanzia.
La nozione di “Garanzia del Costruttore” o di buon funzionamento.
Il costruttore del veicolo si assumeva la responsabilità del buon funzionamento dell’intero veicolo acquistato dal Consumatore, riparando o sostituendo parti che si rivelassero difettose, tramite una Officina debitamente autorizzata che gestisse il rapporto “contrattuale “ tra il Consumatore ed il Costruttore.
Il Costruttore rispondeva delle Parti assemblate sul veicolo, indipendentemente dal fornitore delle medesime, comprese parti come batteria, pneumatici etc. L’intero modello della “garanzia” rifletteva una concezione del rapporto tra le parti dove il consumatore è cliente della casa automobilistica, raggiunto tramite la rete organizzata della casa stessa.
Oggi non è più così; il venditore è tenuto ad assicurare la garanzia sulle auto da lui vendute e risponde direttamente al consumatore di ogni difetto emerso nei 24 mesi seguenti la vendita (o di più se la casa pubblicizza garanzie estese per oltre 24 mesi).
Il costruttore, tipicamente, subordina la propria responsabilità sulle parti difettose all’effettuazione della manutenzione ordinaria, tipicamente strutturata in “tagliandi” da effettuarsi a percorrenza o scadenze temporali prescritte.
La nozione di Manutenzione Ordinaria
Per mantenere lo stato di efficienza previsto dalla casa automobilistica il veicolo deve essere sottoposto a periodiche ispezioni e sostituzioni di materiali di consumo. Durante queste fasi di ispezione le parti sottoposte ad usura vengono verificate e, se necessario, sostituite a pagamento; in caso di usura anomala (o di difetti di altre parti che causano tale anomala usura) l’officina deve segnalare tale necessità perché l’acquirente possa decidere il da farsi.
Durante il periodo di garanzia ovviamente l’acquirente richiederà l’applicazione della medesima.
L’aspetto rilevante della corretta manutenzione ordinaria è l’ ispezione sistematica del veicolo che è finalizzata a prevenire inconvenienti seri identificando difetti o anomalie in fase precoce. Questa è la ragione per cui la mancata effettuazione dei “tagliandi” è legittimamente ragione perché venga negata l’applicazione della garanzia da parte della casa automobilistica anche per parti apparentemente non direttamente coinvolte nei tagliandi. In effetti il contenuto delle operazioni relative ai “tagliandi” è descritto sommariamente nel “libretto d’uso e manutenzione” consegnato al consumatore insieme al veicolo ( il “cosa”), mentre le procedure di ispezione ed i criteri di valutazione dello stato d’usura etc (il “come”), sono riservati alla letteratura tecnica, circolari e quant’altro che la casa automobilistica riservava alla propria rete di assistenza. Oggi, con modalità diverse da casa a casa, tali informazioni sono obbligatoriamente rese disponibili anche agli operatori indipendenti.

Applicazione dei sensori di velocità nella telemetria

Rubrica: Telemetria (sensori di velocità)
Titolo o argomento: Esempi di utilizzo dei sensori di velocità

Come promesso nel precedente articolo della rubrica “Telemetria” vi mostriamo tre particolari casi in cui i sensori di velocità delle ruote risultano essere fondamentali per l’ottimale messa a punto di un veicolo da corsa.

Caso 1

Nella prima schermata vediamo la velocità delle ruote posteriori di una vettura di formula dotata di controllo di trazione. Il tratto di grafico si riferisce all’ingresso, la percorrenza e l’uscita da un curvone che va preso in accelerazione piena sin dall’inizio. Questo vuol dire che nel passaggio tra il rettilineo ed il curvone non si alza (o non si dovrebbe) il piede dal gas. Ecco cosa succede:

Sensori velocità ruota - Caso 1

  1. In ingresso curva la velocità delle ruote posteriori è di circa 184km/h (considerate che un leggero pattinamento c’è sempre).

  2. All’altezza del centro curva la velocità delle stesse ruote è cresciuta ma non eccessivamente. Siamo a circa 194 km/h.

  3. In uscita di curva la velocità si aggira intorno ai 214 km/h.

  4. Poco dopo vediamo uno scalino nel grafico. Quello scalino poco sopra i 220 km/h sta ad indicare che è intervenuto il controllo di trazione. Un intervento leggero dovuto ad un pattinamento poco oltre il limite consentito dall’elettronica.

Caso 2

Nella seconda schermata vediamo un confronto tra la curva ed il setup appena descritti (in BLU) e la stessa curva con lo stesso veicolo ed il set variato solo nell’angolo dell’ala posteriore (in ROSSO). E’ stato ridotto il carico aerodinamico solo al posteriore (si ha quindi una minore incidenza dell’ala posteriore e una minore deportanza). Vediamo cosa succede con meno carico al posteriore nelle tre fasi precedentemente descritte:

Sensori velocità ruote - Caso 2

  1. In ingresso curva la velocità è leggermente superiore. Si tratta di appena 3 km/h in più.

  2. All’altezza del centro curva le differenze sono già notevoli: 206 km/h contro i precedenti 194 km/h.

  3. Infine in uscita di curva le velocità ritornano ad essere pressapoco le medesime.

Analizzando solo la fase del centro curva è importante sapere se il pilota ha avvertito una sgradevole sensazione di perdita di aderenza, oppure se ha sentito scorrere meglio la vettura lungo la curva. I dati forniti dagli accelerometri presenti a bordo (vedi i precedenti articolo di “Telemetria”) saranno anch’essi molto importanti per avere ulteriori confeme. Tuttavia andrà valutato il comportamento della vettura anche nella percorrenza del resto del tracciato.

Caso 3

Nella terza schermata è possibile osservare il raffronto con un assetto molto scarico al posteriore. Un assetto volutamente sbagliato per far osservare come in assenza di carico sulle ruote posteriori, intervenga in modo più drastico il controllo di trazione. Il pilota affonderà comunque il gas (ma non è detto) e si affiderà all’elettronica. I tagli di potenza saranno incisivi e come vediamo dalla curva IN VERDE, il pilota perderà moltissimo tempo nonostante il gas sia tutto affondato. Questo dimostra come non è detto che un assetto più scarico offra la possibilità di girare più forte.

Sensori velocità ruote - Caso 3

  1. All’ingresso curva la vettura si inserisce a velocità più elevata. L’assenza di carico al posteriore inizia a far pattinare eccessivamente le ruote. Il controllo di trazione rileva l’errore e taglia l’alimentazione.

  2. Durante il centro curva la velocità (con l’assetto eccessivamente scarico al posteriore) sarà di ben 10 km/h più bassa. Contrariamente a quanto si tende a pensare.

  3. Uscita di curva: ormai il controllo di trazione è già in funzione e non sta smettendo di tagliare l’alimentazione in quanto come il mezzo riprende velocità, scivola nuovamente.

Da questo articolo risale come sia importante la presenza dei sensori di velocità delle ruote su un mezzo da corsa agonistico e come sia importante che questi sensori dialoghino con la telemetria e con il controllo di trazione.

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Ringrazio vivamente:
Il mio caro amico “Giorgio”  per la gentile concessione della sua telemetria.
La PI research per i preziosi dati concessi.
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Il blog Ralph DTE compie 1 anno

Auguri a questo Blog che oggi compie un anno, un anno che è stato fondamentale per buttare giù una bozza dei primi temi, alcuni dei temi, delle centinaia, migliaia di articoli che usciranno nei prossimi mesi ed anni e sui quali si baseranno i nostri contenuti.

Sprazzi qua e là, lanciati su un foglio bianco come degli schizzi di vernice colorata. Sprazzi qua e là per farvi capire la vastità degli argomenti che approfondiremo nel tempo. Schizzi che si fonderanno tra loro generando colori nuovi, per farvi capire come dalle crisi, spesso, si può uscire inventando un lavoro, un lavoro che però sia utile, un lavoro che informa, che stimola la fantasia, che vi fa conoscere cose nuove, che vi avvicina a cose che credevate più difficili del normale, che vi da la voglia di dire “Ci provo anche io!” sebbene spesso la gente intorno a voi vi dica che pretendete troppo, che non sarete capaci. Non è vero, non lo saprete finchè non proverete. E, nei prossimi anni, saremo qui, con voi, con questo Blog, a raccontarvi quante cose potete fare (anche spendendo poco) che non immaginavate nemmeno, o forse sì. Vi serviva solo una spinta, quella giusta…

…Ralph DTE.

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Pulire la tastiera trasparente dell’iMac

Soffiare o Aspirare?

Pulire la tastiera Bluetooth

dell’iMac in policarbonato

Esiste una particolare tastiera della Apple (Bluetooth) che ha la scocca portante trasparente, attraverso la quale si vedono tutte le piccole impurità che passano tra i tasti nel tempo. Questa situazione è indifferente ai più, mentre per i più pignoli, come me, può dar fastidio. Si nutre così il desiderio di cercare di capire come pulirla senza danneggiarla.

Ma soprattutto… spesso il quesito è: Soffiare o Aspirare?

Soffiare

PRO: Utilizzare le bombolette contenenti aria compressa ha il vantaggio di essere un’operazione molto veloce che ci appaga mentalmente in quanto ci da l’illusione che non vi sia più sporco nella tastiera solo perchè abbiamo soffiato con forza.

CONTRO: A molti può sembrare una follia pagare l’aria. Lo sporco inoltre non abbandona la tastiera, non tutto… Ma si incastra nelle fessure ed in tutti i punti contro i quali l’aria spinge con maggiore forza.

Aspirare

PRO: Aspirare da il vantaggio di eliminare realmente lo sporco che finirà nel sacchetto dell’aspirapolvere. Il risultato della pulizia è nettamente migliore.

CONTRO: Si tratta di un’operazione non facile che va eseguita con molta pazienza e disponendo di una buona dose di pratica.

Vediamo in questo articolo le operazioni consigliate

ai più precisi 😀

  • Le viti poste sul retro della tastiera hanno una testa ESAGONALE (e non Torx come alcuni credono. A meno che la Apple non abbia prodotto fino ad un certo numero di serie tali tastiere con le viti a testa esagonale ed altre con le viti a testa Torx). La testa esagonale necessità di una chiave esagonale da 1mm tuttavia alcuni ferramenta affermano che queste chiavi non esistono. Ovviamente non è vero. Per di più esistono anche da 0,7mm e da 0,9mm appositamente per l’elettronica. Proprio per l’occasione, non disponendo di una chiave esagonale da 1mm, ne abbiamo utilizzata una da 0,9mm. L’errore di 1/10 non ci ha dato alcun problema.

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  • Per iniziare questa minuziosa operazione è necessario rimuovere il coperchio del pacco batterie. Una moneta potrebbe non entrare nelle chiavette di sgancio, potete pertanto utilizzare un gettone da calcio balilla ad esempio. Ponete la tastiera, rovesciandola delicatamente, su un panno morbido.

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  • Una volta rimosso lo sportello delle batterie, avrete piena visione del numero esatto di viti che fermano la scocca di policarbonato trasparente alla tastiera. Le viti sono in tutto 8. Per svitarle/avvitarle correttamente senza spanare le teste e rovinare tutto, dovete fare attenzione ad alcuni accorgimenti: Quando inserite il mini cacciavite con la chiave esagonale da 1mm o da 0,9mm, tamburellate sul cacciavite con un dito in modo da permettere all’utensile di entrare correttamente nella sede esagonale della vite. Il cacciavite se è correttamente inserito non deve scavallare saltando il giro e lasciando la vite ferma. Se accade questo significa che non è ben inserito. E’ importante tener conto del fatto che non state smontando un motore o un mobile; qui le coppie di serraggio sono quasi nulle. Queste viti vanno avvitate finchè ruotano agevolmente; appena arrivate infondo, come si inizia a sentire una leggera resistenza, si deve interrompere il serraggio. NOTA BENE: la vite centrale posta vicino all’interruttore della tastiera è più lunga delle altre. Ricorda di rimetterla al suo posto in fase di rimontaggio.

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  • Una volta rimosse le 8 viti è necessario rimuovere anche la parte superiore del contenitore delle batterie. Tuttavia questo componente può sembrarci ancora bloccato. Questo perchè il collante siliconico che regge le linguette per estrarre le batterie, tende a bloccare (anche se non in modo permamente) il contenitore. Per riuscire nell’intento di rimuoverlo è necessario sollevarlo gradualmente sempre più e con leggere trazioni che devono partire dalla superficie dietro la quale vediamo scomparire le linguette. Trattandosi di un collante siliconico, quando andremo a rimontare il tutto, la colla farà ancora e pienamente il suo dovere. Non preoccupatevi. Tirare il contenitore verso l’alto dal punto in cui scompaiono le linguette, vi da il vantaggio di non flettere questa parte in plastica e non causarne l’accidentale rottura. E’ comunque molto difficile che accada. La resistenza è molto buona ma utilizzate cautela. Nella seconda foto qui sotto vedete il piccolo strato di colla che trattiene le linguette e può bloccare la parte superiore della sede delle batterie.

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  • Appena rimossa anche la parte superiore del contenitore delle batterie, la scocca in policarbonato trasparente può essere agevolmente rimossa e pulita. Potete utilizzare vari metodi ma meno sono invasivi e meglio è. Io mi sono limitato a passarci un pennello con le setole molto morbide accompagnandomi con un buon aspirapolvere che tirava su tutto quello che spolveravo. Un consiglio pratico: Come ho imparato al BerardiStore può essere buona norma, quando si aspira in presenza di piccole parti di elettronica, interporre tra il tubo dell’aspirapolvere e l’accessorio utilizzato, un fazzolettino. Questo farà si che l’aria in aspirazione passi ugualmente ma nel caso accidentale che una vite sia vicina all’aspirazione, verrà fermata dal fazzolettino e la potrete recuperare spegnendo l’aspirapolvere stesso. Altrimenti, come potete notare dalle foto, ho raccolto le viti in una bustina di plastica sigillabile evitando ogni incertezza.

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  • Successivamente con un pennello molto piccolo per pittura sono passato su tutti i bordi e tra i vari tasti portando via tutte le impurità che precedentemente erano visibili attraverso la superficie trasparente: pellicine, pelurie, polvere… L’aspirapolvere è stato fondamentale in quanto come il pennello spostava lo sporco, quest’ultimo veniva immediatamente aspirato e rimosso. Solo l’aspirapolvere non sarebbe stato sufficiente in quanto parti molto piccole si appiccicano letterlamente alla tastiera. Anche il pennello da solo non avrebbe fatto altro che spostare lo sporco da un posto all’altro.

  • Nella foto qui sotto potete osservare a sinistra il materiale utilizzato per la pulizia e lo smontaggio. Mentre nella foto a destra potete osservare la tastiera rimontata pronta e pulita come quando è stata acquistata. Per evitare di segnarla con dei graffi nella parte inferiore mi sono premunito in passato con un panno spugnoso da pub… Quelli per la birra per intenderci. 😀

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Conclusioni:

Utilizzare batterie ricaricabili (Come avrete notato nelle foto) non solo rispetta l’ambiente e vi garantisce un impressionante risparmio di denaro, ma vi assicura anche una notevole durata. Con le pile della VARTA da 2100mAh una tastiera Apple va avanti quasi un anno (utilizzandola tutti i giorni). Tali batterie sono ricaricabili migliaia di volte. Non credo, con tutto l’ottimismo possibile, che camperemo un migliaio di anni… 😀

Eccola là! C’era da immaginarselo!

La Honda si ritira dal motomondiale classe 250 2 tempi e…

…Ora si propone come fornitore unico di motori 4 tempi per la moto2 che verrà.

Ecco un bel modo di perdere la stima degli Italiani. Fu la Honda lo scorso anno a dire che si sarebbe ritirata dalla classe 250 (2 tempi). Nel frattempo nasceva la proposta di correre con il 4 tempi anche nella categoria intermedia tra 125 e motoGP. Ora inizia ad esser certa la notizia che Honda produrrà i motori 600cc 4tempi da 150 cavalli che equipaggeranno tutte le moto2.

Eh sì, 600cc! Tanti ce ne sono voluti per tirar fuori prestazioni simili alle 250cc 2tempi. Il 250 2 tempi resterà, finchè non arriverà una tecnologia migliore, il motore più semplice, leggero, cattivo e dall’istinto puramente da corsa adatto al motomondiale. Ora invece si replica il passaggio che già avvenne nel 2002 quando si passò dalle gloriose 500 2tempi alle 1000cc 4 tempi. Anche in quel caso fu necessario ricorrere a cilindrate, non solo maggiorate, ma letteralmente raddoppiate. Pare che non vi sia altro modo per andare più forte di un 2 tempi.

Se la moto2 fosse stata 250 4tempi, probabilmente le nonne di molti appassionati si sarebbero iscritte al campionato per sfidare i nipotini.

La possibilità di un motore unico può offrire sia vantaggi che svantaggi a mio avviso. I costruttori possono dedicare i loro sforzi principalmente su un buon telaio e risparmiare risorse. Tuttavia, essendo i motori tutti uguali, molte conseguenze si ripercuoteranno sul disegno dei telai che rischiano di essere molto simili. Si rischia quindi di dar luogo ad un apparente motomondiale classe moto2, che in realtà potrebbe essere poco più di un monomarca… Ma questa è solo la peggiore delle ipotesi.

Ora vorrei avanzare un’ipotesi: “Scommetto che a brevissima distanza dall’uscita della moto2, saranno subito presentate le versioni stradali e guarda un pò… Scommettiamo che la prima moto2 replica da strada sarà la Honda?” Probabilmente costerà quanto un 1000cc per l’elevato contenuto tecnico tratto dall’esperienza nel motomondiale. O almeno così scriverebbero gli esperti di Marketing dovendo trovare un motivo per farvela comprare. Sarebbe più corretto allora dire: “Produrre le 250 2tempi era troppo costoso, inoltre inquinavano troppo. Comprate anche voi una Moto2 Replica (inquina poco e rispetta le normative Euro n.”

Resta sempre il fatto che “il furgone della ditta a gasolio tenuto male” inquina in una settimana quanto una moto 2 tempi in 3 mesi estivi di utilizzo. Quindi le fumate nere in città le continueremo a vedere mentre le moto 2 tempi che già vedevate raramente prima… non le vedrete proprio più. Che bellezza.

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Puoi anche leggere l’articolo: 2 tempi, la KTM ci crede ancora

e anche: Il 2 tempi scomparirà dal motomondiale

Elettrica e raffinata: Tesla Model S

Tesla Motors Model S

Non c’è bisogno di una gran descrizione per definire un tale portento di tecnologia. I numeri bastano per dare l’idea di cosa la Tesla sia stata in grado di fare.

Abitabilità fino a 7 persone di cui 5 adulti e 2 bambini

Propulsore elettrico dalle prestazioni superiori

Accelerazione da 0 a 100 km/h: 5.6 secondi

Velocità massima: 200 km/h

Autonomia: 418 km

Alimentazione tramite batterie al litio raffreddate ad acqua posizionate sotto la vettura

Tempo di ricarica: soli 45 minuti

Tempo di sostituzione batterie: 10 minuti nei centri autorizzati

Peso vettura: circa 1700 Kg

L’estetica non è assolutamente compromessa dalle esigenze tecnologiche. Il pacco batterie trova la sua sede in un punto nascosto della vettura e si è potuto procedere a sfogare l’immaginazione stilistica come meglio si è creduto. Davvero Notevole. Il prezzo della vettura (commercializzata a partire dal 2012) previsto dalla casa madre si aggira attorno ai 37.000 euro, compresa una garanzia di 4 anni per l’intera auto e di 10 anni per le batterie. Tuttavia, come al solito, secondo alcune indiscrezioni, sembra che in Italia costerà quasi il doppio. Su questo sarà importante riflettere dato che l’auto elettrica dovrebbe essere un incentivo lontano dalle speculazioni e atto a tenere le strade e l’ambiente più puliti.

Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio…

Rubrica: Telemetria (sensori di spostamento)
Titolo o argomento: Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio
Rispondendo a Giovanni

Giovanni ci chiede, dopo aver letto l’articolo Telemetria -parte 4-, come mai se la vettura si trova ad esempio nella situazione in cui perde aderenza e scivola via, l’accelerometro non indica un’accelerazione laterale maggiore. Comprendo benissimo i dubbi che ti portano a questa domanda.

Intro

In una vettura da corsa si usano prevalentemente accelerometri bi-assiali, per indicare le componenti tangenziali e normali dell’accelerazione istantanea. Il dispositivo deve essere montato in corrispondenza del centro di massa (baricentro), oppure ai centri degli assi se ne vengono montati due mono-assiali. La componente tangenziale (alla traiettoria) misura la variazione del modulo della velocità, quella normale misura invece la rapidità di variazione della direzione della velocità.

  • In rettilineo è ovviamente diversa da zero soltanto la componente longitudinale

  • In curva la componente normale è sempre diversa da zero mentre quella longitudinale può esserlo o meno.

L’accelerazione e’ determinata dalla risultante delle forze esterne che agiscono sulla vettura: forze di attrito e spinte aerodinamiche.

L’accelerometro e le forze (centrifuga e centripeta)

L’accelerometro si trova ovviamente a bordo della vettura. Abbiamo un sistema costituito dalla vettura, il pilota e l’accelerometro. Un sistema non inerziale ossia un sistema accelerato rispetto alla Terra. Quando l’auto prende una curva (ad esempio dopo un lungo rettilineo) il pilota, la macchina e con essa quindi anche l’accelerometro tenderanno a mantenere la direzione che avevano poco prima. Quello che il pilota sente è la forza centrifuga da considerare nelle cosiddette forze fittizie. La forza centrifuga tende a spingere, durante la curva, il sistema vettura-pilota-accelerometro verso l’esterno. La forza centripeta, al contrario è la reazione opposta data dal grip meccanico (gomme) e quello aerodinamico (ali) che permette alla vettura di percorrere la curva. Più il veicolo aderisce alla strada mantenendo la sua traiettoria e più sull’accelerometro, come sul pilota e su tutto il corpo vettura, agirà una maggiore forza centrifuga che tenderà a far proseguire a tali corpi la direzione che avevano nell’istante precedente.

Se invece il veicolo perde aderenza e parte per la tangente, “tirando dritto”, sia sul pilota che sull’accelerometro e l’auto non agiscono forze che tendono a trattenerli nel precendente moto. Questo perchè la precedente direzione, anche se con un diverso equilibrio del veicolo, sta già continuando. Tutto parte per la tangente come se il pilota improvvisamente decidesse di tirar dritto… Vi sono sempre e comunque forze che agiscono su pilota, auto e accelerometro ma gli effetti sono meno incisivi in quanto la situazione assomiglia, almeno nell’istante prima che il mezzo inizi a scomporsi, ad un prolungamento del rettilineo. Con le dovute approssimazioni è come se non si verificassero cambiamenti di direzione dell’auto da corsa.

In realtà poi la vettura non starà procedendo sull’asfalto, inoltre il pilota avrà abbondantemente agito sui freni e lo sterzo. L’equilibrio della vettura non sussisterà più e starà saltellando sulla ghiaia magari… Quindi sull’insieme pilota-vettura-accelerometro staranno agendo comunque altre forze.

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