Gli Highlights della Formula 1

Se come me, sei molto impegnato/a e ti stai perdendo il campionato di Formula uno, sul sito ufficiale della Formula uno è stata allestita una “pagina” dove puoi trovare degli ottimi video in alta risoluzione del campionato di Formula 1.

Ricorda che i video non sono scaricabili, è illegale, ma puoi guardarli tutte le volte che vuoi sul sito ufficiale.

Ecco il link alla pagina:
http://www.formula1.com/content/fom-website/en/video.html

Inoltre guardando questi video puoi testare la bontà della tua linea ADSL, scegli il formato video di miglior qualità, non deve andare a scatti nemmeno una volta…

highlights_formulauno.jpg

Sensori di spostamento: Linear Variable Differential Transformer

Rubrica: Telemetria (sensori di spostamento)
Titolo o argomento: Sensori LVDT – Linear Variable Differential Transformer

LVDT è l’acronimo di Trasformatore Differenziale Variabile Lineare che, come implica il nome, è un trasformatore con accoppiamento secondario variabile dipendente dalla posizione del nucleo. Il Trasformatore Variabile Differenziale Lineare ed il suo apposito amplificatore di segnale, sono progettati per essere utilizzati con la stessa facilità di un comune potenziometro lineare ma con vantaggi non indifferenti in termini di:

  • precisione (qualora il veicolo viaggi su asperità estreme e continue: vedi i rally)

  • basso attrito del sensore

  • risoluzione infinita

  • possibilità di operare in zone del veicolo molto calde.

Trasformatore variabile differenziale LVDT

Il trasformatore LVDT è utilizzato per misurare direttamente uno spostamento lineare o rotante. Indirettamente viene utilizzato per misurare parametri come forza o pressione. I trasformatori di tipo LVDT sono disponibili in un range che può variare da pochi millimetri ad alcuni metri anche se ques’ultimi hanno campi di applicazioni al di fuori del settore motoristico.

Il Trasformatore Variabile Differenziale Lineare deve essere alimentato da una tensione a corrente alternata che produce una tensione secondaria sempre a corrente alternata. Il rapporto tra i due valori viene utilizzato per determinare lo spostamento del nucleo e ricavare quindi il parametro cercato. La tensione secondaria che viene generata, infatti, varia a seconda della posizione del nucleo montato sullo stantuffo.

In figura (qui sotto) si osserva che la tensione è di 0,5 volt quando lo stantuffo del trasformatore è tutto retratto (ossia quando la sospensione della vettura è tutta compressa fino a fondo corsa. Tampone). Mentre la tensione diventa di 4,5 volt quando lo stantufo del trasformatore è tutto esteso fuori dalla sua sede (ossia quando la sospensione è tutta estesa; magari la vettura ha due ruote sollevate dopo aver preso abbondantemente un cordolo). Infine a metà corsa la tensione in uscita è di 2,5 volt.

Trasformatore variabile differenziale LVDT telemetria

La complessa circuiteria di modulazione e decodificazione (demodulazione) dello spostamento, richiesta dal trasformatore LVDT, è inclusa nell’amplificatore Pi LVDT il quale produce una corrente continua in proporzione alla posizione del nucleo. Questa caratteristica da il vantaggio di non dover effettuare delle calibrazioni prima dell’uso (come invece avviene per i potenziometri lineari). Ad una determinata posizione del nucleo posto sullo stantuffo, corrisponde una determinata tensione e, di conseguenza un valore elettrico che verrà interpretato dalla telemetria come un valore di posizione.

Ricapitolando per effettuare una misurazione precisa ad esempio della corsa di una sospensione di una vettura GTR, è necessario disporre del trasformatore LVDT ed il relativo amplificatore. La tensione in uscita dall’interazione di questi due strumenti andrà dai 0,5 Volt ai 4,5 Volt. La posizione centrale avrà un valore in uscita di 2,5 Volt indipendentemente dalla lunghezza della corsa dello stantuffo.

Come è fatto e come funziona un LVDT

Un Trasformatore Variabile Differenziale Lineare consiste in un avvolgimento principale, due avvolgimenti secondari ed un nucleo. Gli avvolgimenti principali e secondari sono alloggiati in un cilindro di metallo, con un’asta, corredata di un nucleo magnetico, semovibile che può scorrere dentro il cilindro.

Ha una finitura esterna che fornisce protezione  ed un buona resistenza meccanica nonché superfici di scorrimento a bassissimo attrito.

Trasformatore variabile differenziale LVDT telemetria

Quando l’avvolgimento primario viene alimentato, negli avvolgimenti secondari viene prodotta una corrente proporzionale alla posizione del nucleo. Questo fa sì che l’informazione sulla posizione di una sospensione (ad esempio) venga trasformata in segnale elettrico.

Trasformatore variabile differenziale LVDT telemetria

I trasformatori differenziali lineari sono costituiti come si può vedere nella figura sopra, da un trasformatore con due secondari uguali e simmetrici collegati in “controfase” l’uno rispetto all’altro (i due avvolgimenti secondari si trovano di 180° fuori fase rispetto al polo comune centrale). L’ accopiamento tra il primario e i secondari dipende dipende dalla posizione del nucleo mobile di materiale ferromagnetico. Quando il nucleo si trova nella posizione centrale la differnza tra le due mutue induttanze dei due secondari è nulla.  L’esempio sopra mostra che allo ZERO ELETTRICO entrambi i voltaggi sono della medesima grandezza ma fuori fase di 180°.

Glossario

  • Gamma elettrica: La gamma elettrica del trasformatore LVDT è il reale range di funzionamento entro il quale le misure rilevate hanno la massima precisione.

  • Zero Elettrico: Il punto dove sia il voltaggio primario che il secondario hanno la stessa grandezza.

  • Gamma Meccanica: La gamma meccanica del trasformatore LVDT ossia la corsa che può compiere lo stantuffo (al quale è applicato il nucleo) dentro il cilindro del trasformatore stesso. Solitamente è più lunga della gamma elettrica ma questo non vuol dire che le misurazioni, oltre i limiti della gamma elettrica, saranno affidabili.

  • Zero Meccanico: Questo è il centro della gamma meccanica. Ovviamente lo Zero Elettrico e Meccanico coincidono.

  • Sensibilità: Questo valore è utilizzato da alcuni produttori per specificare la precisione del prodotto. Lla sua unità di misura è in “mV Out per Volt In per mm”. Dove Volt In è la tensione primaria in V RMS.

  • Rapporto di somma e Differenza: Alcuni produttori di trasformatori LVDT specificano nei dati tecnici il Rapporto di Somma e Differenza cioè (VsecA-VsecB)/(VsecA+VsecB) in cui Vsec A e Vsec B sono i voltaggi secondari del trasformatore LVDT.

Copyright
La PI Research ha autorizzato il blog www.ralph-dte.eu ed i siti ad esso collegati, alla pubblicazione di parte del materiale messo a disposizione. E’ severamente vietato riprodurre il materiale presente in questa rubrica. Chiunque pubblicasse su altri siti, forum o blog tale materiale, andrà ad incorrere in problemi legali dei quali non siamo responsabili.

Ringrazio vivamente:
Il mio caro amico “Giorgio”  per la gentile concessione della sua telemetria.
La PI research per i preziosi dati concessi.
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La curva ideale di apertura del gas – Articolo in modalità PRO
La telemetria delle F1 degli anni ’90
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Interpretare le prestazioni del differenziale autobloccante tramite la telemetria

Scarpe per un domani migliore

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Scarpe per un domani migliore

 Può una semplice idea migliorare il mondo?

La risposta è semplice,

Sì.

Oggi vorrei raccontare la storia di un uomo, chiamato Blake e di un’idea chiamata One for One. Uno per uno. Blake prima di essere un imprenditore di Los Angeles di soli trent’anni, era un viaggiatore. E una delle sue escursioni lo portò in Argentina. Si rese conto della povertà agghiacciante che ricopre il sud del mondo, e nel suo caso specifico il sud america. Vide che la maggior parte delle persone, bambini soprattutto, non avevano nemmeno un paio di scarpe per proteggersi dalla sporcizia del suolo e rischiando di ammalarsi per scarsità d’igiene. Così al ritornare a Los Angeles volle fare qualcosa per cambiare le cose. Non una semplice donazione o un aiuto sporadico. No, Blake seguiva un’idea molto più ampia…

Decise di produrre scarpe in modo innovativo. Prese spunto dalle Alpargatas, delle scarpe tipiche delle zone rurali del sud america. Semplici e indistruttibili. Decise di ricrearle, utilizzando materiali più resistenti e con un look più occidentale. Ma questo non era che l’inizio. L’idea di Blake era quella di realizzare due paia di scarpe per ogni ordine ricevuto, due paia esattamente identiche. Un paio per il cliente e un paio che sarebbe stato regalato ad un bambino senza scarpe. One for One. L’iniziativa iniziò ad espandersi tanto, grazie anche all’aiuto di molti personaggi famosi che decisero di aiutare la sua causa, che ora l’azienda sta producendo scarpe ad un ritmo altissimo, es ha già aperto negozi in 12 paesi. E lo stesso Blake aiutato da un gruppo foltissimo di volontari, realizza annualmente un viaggio ad un paese in via di sviluppo (nel 2006-2007 in Argentina, nel 2008 in Sud Africa) a regalare ad ogni bambino un paio di scarpse identico a quello venduto in una qualsiasi delle sue boutique nel mondo. E nell’ultimo anno iniziò a spostare progressivamente tutta la produzione in Sud America creando lavoro diretto con condizioni salariali occidentali. E il business è talmente vantaggioso che lascia ampi spazi di margine per poter crescere e continuare con i suoi viaggi annuali (140.000 paia di scarpe prodotte e regalate finora, 300.000 previste per il 2009). Ma personalmente credo che Blake Mycoskie non sarebbe mai riuscito nel suo intento senza la passione e l’amore per il suo sogno. E’ bello vedere che chi crede veramente in ciò che fa, alla fine riesce ad avere successo e raggiungere il proprio obiettivo.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti in collaborazione con il blog ralph-dte.eu
Fonte: CNBC
Web: tomsshoes.com
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”  a cura dell’Ing. Davide Mazzanti.

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Come si studia una funzione matematica

Rubrica: Matematicamente, Speciale funzioni matematiche – 4

Titolo o argomento: Come si studia una funzione matematica
Le principali cose da osservare

Innanzi tutto ti anticipiamo che più sembra complicata la funzione e più ques’ultima si semplifica, tuttavia negli appelli di Analisi Matematica 1 esistono funzioni senz’altro più lunghe da studiare ma non per questo particolarmente difficili. E’ necessario distinguere la difficoltà dalla lunghezza dello studio di una funzione. Vedremo nei prossimi articoli interessanti esercizi svolti e spiegati in modo realmente elementare. Se ci seguite già da ora vi consigliamo di ripassare le equazioni e le disequazioni di 2° grado, nonché derivate e calcolo dei limiti, prima di attingere agli esercizi svolti che pubblicheremo. Un minimo impegno da parte vostra è logicamente indispensabile 😀

Potrebbe interessarti leggere l’articolo: “Analisi Matematica 1: Metodo di studio e divisione del lavoro”

I passaggi fondamentali e, soprattutto, i perchè

DOMINIO o insieme di definizione della Funzione. Ci serve, in parole povere, per sapere dove, sugli assi cartesiani, la funzione sarà presente o meno (dove potrà passare il grafico e dove no). Solitamente indichiamo con un tratteggio il punto o uno dei punti dell’asse X dove la funzione NON ESISTE. E’ probabile che in questi particolari punti ci siano degli asintoti come vedremo più avanti. Nell’esempio in figura sotto: Y=X/(X-2), il dominio è D=R-[2]. Questo perchè, ovviamente Y= 2/0 NON ESISTE. Viceversa se la funzione fosse stata il reciproco y=(x-2)/2, essendo y=0/2, allora la funzione sarebbe ESISTITA e sarebbe valsa ZERO. Il relativo dominio sarebbe stato tutto R (ovvero tutto l’insieme dei numeri Reali).

y=x/(x-2)

Si analizza se la funzione che andiamo a studiare ha qualche SIMMETRIA ovvero se è PARI o DISPARI…

FUNZIONE PARI: se f(-x)=f(x) allora la funzione è pari in quanto sostituendo (AD ESEMPIO) alla x sia il valore 2 , sia il valore -2, otteniamo lo stesso “output”. Tipiche funzioni pari sono y=x^2 (che significa X elevato alla seconda) e y=cos(x). Se ad y=x^2 sostituiamo x=-2 oppure x=2, la funzione da sempre come valore d’uscita y=4. Quindi è pari.

FUNZIONI DISPARI: se f(-x)=-f(x) allora la funzione è dispari. Tipiche funzioni dispari sono y=x e y=sen(x). Se ad y=x sostituiamo x=-1 oppure x=1, otteniamo differenti valori della y.

ASINTOTO VERTICALE:

limx→X0 f(x) = ± ∞

Se sull’asse delle X, più ci avviciniamo ad un punto (X0) e più la funzione va verso +∞ oppure -∞, allora ci troviamo davanti ad un asintoto verticale. Non serve ricordarsi il limite scritto qui sopra a memoria… è più facile ricordarsi l’immagine sotto ed il senso che ha.

y=1/log(x-1)

ASINTOTO ORIZZONTALE:

limx→±∞ f(x) = L (appartenente ad R)

Se sull’asse delle X, più ci spingiamo all’infinito (± infinito) e più la funzione si avvicina asintoticamente ad un punto preciso dell’asse delle y, allora ci troviamo davanti ad un asintoto orizzontale. Non serve ricordarsi il limite scritto qui sopra a memoria… è più facile ricordarsi l’immagine sotto ed il senso che ha. Più andate avanti verso +∞ e più la funzione si avvicina asintoticamente alla retta y=2 (tanto per fare un esempio). In questo particolare esempio questo accade anche muovendosi verso -∞ ma non è detto sia per forza così.

y=(2x)/(x-2)

ASINTOTO OBLIQUO

Anticipiamo subito che se la funzione è dotata di asintoto orizzontale, è inutile andare a cercare l’asintoto obliquo. Calcolandolo trovereste nuovamente l’equazione della retta dell’asintoto orizzontale. Se c’è asintoto orizzontale non c’è asintoto obliquo.

L’equazione dell’asintoto obliquo è l’equazione lineare:

y=mx+q ovvero: y-mx-q=0 → [y-(mx+q)]=0[f(x)-(mx+q)]=0

ed il limite dell’asintoto obliquo è: limx→+∞[f(x)-(mx+q)]=0

dove:

m=limx→+∞f(x)/x

q=limx→+∞[f(x)-mx]

E’ ovvio che se c’è asintoto orizzontale (ad esempio y=2) ne segue che m=0 in quanto sarebbe: y= 0·x + q ovvero: y= q (nel nostro esempio y=2). Ragione per cui non ha senso calcolare l’asintoto obliquo se vi è quello orizzontale.

y=(x-1)3/(x-2)2 il cui asintoto obliquo vale y=x+1

m=limx→+∞ [(x-1)3/(x-2)2]/x=1

q=limx→+∞ [((x-1)3/(x-2)2)-mx]=1

INTERVALLI DI CRESCENZA – DECRESCENZA

Dov’è che il grafico cresce? Dove decresce? In che punto raggiunge un minimo o un massino? Calcola la derivata prima della funzione che stai studiando

Crescenza quando f'(x)>0  Il risultato è l’intervallo nel quale la funzione cresce.

Decrescenza quando f'(x)<0 Il risultato è l’intervallo nel quale la funzione decresce.

Massimo o minimo relativo quando f ‘(x)=0. Quando la “derivata prima” si azzera ci troviamo davanti ad un massimo o minimo relativo.

Intuiamo se si tratta di un massimo o un minimo già osservando i limiti precedentemente studiati, oppure osservando se la funzione cresce e poi decresce (ad esempio) ci troviamo davanti ad un massimo relativo (è ovvio… perchè?) o viceversa… O ancora possiamo capire se ci troviamo davanti ad un massimo o un minimo relativo studiando Convessità – Concavità.

INTERVALLI DI CONVESSITà – CONCAVITà

Dov’è che il grafico è convesso? Dov’è che il grafico è concavo? Cos’è un punto di flesso? Calcola la derivata seconda della funzione che stai studiando 

Convessa quando f ”(x)>0 Il risultato è l’intervallo nel quale la funzione è convessa.

(Graficamente) Convessa quando le rette tangenti si trovano sotto la curva.

Concava quando f ”(x)<0 Il risultato è l’intervallo nel quale la funzione è concava.

(Graficamente) Concava quando le rette tangenti si trovano sopra la curva.

Flesso quando  f ”(x)=0

Continua…

Link correlati

Speciale funzioni matematiche -1- Introduzione al concetto di funzione
Speciale funzioni matematiche -2- Dom Codom Invertibilità Monotonia
Speciale funzioni matematiche -3- Elenco funzioni matematiche note
Speciale funzioni matematiche -4- Come si studia una funzione
Speciale funzioni matematiche -5- Esercizio svolto in ogni sua parte

Padre e Figlio -1-

Ma quando vi ricapita di vedere una cosa così?

Trovandoci nella società delle contraddizioni è facile, sempre più facile, trovare figli che se vedono fare una cosa ai genitori, devono fare il contrario… Sempre e solo il contrario. Perchè noi giovani siamo moderni, siamo diversi, abbiamo nuove esigenze, siamo innovatori e contraddiciamo… Certo come no. E’ questa la strada giusta, la strada verso il fallimento di una intera società.

Ma guardate come nel video, il figlio guarda il padre con ammirazione e come il padre risponde con uno sguardo di pieno orgoglio…

Quando c’è questo c’è tutto.

La società viene su sana come una piantina ben curata.

Al contrario oggi sempre più spesso vedo esempi (avendo la ragazza che fa anche la catechista) di genitori completamente disinteressati ai figli, alle loro esigenze, ai loro sogni. Genitori che pensano di essere stati bravi solo perchè hanno dato la punizione per un voto basso e hanno tolto il computer ai figli per una settimana. Genitori con i paraocchi, genitori delusi, genitori che hanno smesso di sognare e spengono quotidianamente anche i sogni dei figli.

Li capisco, anche io a volte smetto di sognare venendo a sapere che nella città dove vivo la delinquenza è notevolmente aumentata ma in giro non si sa solo perchè non se ne parla, non fa notizia… Eppure la preoccupazione, anche se ho solo 29 anni, c’è.

C’è perchè quando ero bambino ci scorazzavo tranquillo in bicicletta nel mio quartiere ma se un domani avrò un figlio… forse non lo potrà fare, visto che volano coltellate per sottrarre un ipod ad un sedicenne e perchè vengo a sapere che gli stranieri sguazzano nel crimine in Italia perchè qui tutto è consentito o tutto funziona male o… non lo so.

Io non so perchè l’Italia è come un genitore che non sa stimolare i propri figli, non sa farli sognare, impegnare… Non lo so ma me ne dispiace tanto.

Mi impegno molto per far crescere questo blog e poi… e poi un domani mi daranno una coltellata per togliermi la macchina sportiva e, fatiche di anni, non saranno servite a nulla.

Ma la vogliamo rimettere in piedi questa nazione? O continueremo a stare dietro a ciò che fa o non fa notizia? Mi è bastato parlare con un amico che fa il poliziotto per sapere che di quello che succede realmente nella città dove vivo i media non ne parlano affatto. Ma perchè? Allora  a cosa servono? Solo per rompere i maroni con i reality? Cittadini e cittadini che pensano ad una città tranquilla finché il dramma non capita a loro. Ma loro non potevano immaginare, non sapevano…

Ci vuole che chi è adulto faccia l’adulto e che i giovani possano sognare… e piano piano una nazione si riaddrizza.

E’ bello pagare le tasse solo in un caso: Quando lo stato si prende cura di te.

Continua…

Fosforescenza

E’ vero che alcuni saponi garantiscono

un Bianco imbattibile?

Da un certo punto di vista sì. Questi detersivi contengono delle sostanze fosforescenti, le quali assorbono la radiazione ultravioletta (che non è visibile) riemettendola con più bassa energia, e precisamente nella regione del blu.

Così un indumento bianco appare realmente “più bianco” ma per il semplice fatto che la composizione spettrale della luce da esso emessa è arricchita dalla parte del blu, come se l’oggetto avesse una temperatura di colore più alta della sorgente che lo illumina.

In parole più semplici, un bianco arricchito di blu appare più pulito, uno arricchito di rosso appare più sporco.

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Le 3R della sostenibilità: Riutilizzo

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità – parte 3

Riutilizzo 

Il secondo passaggio della ormai famosa catena delle 3 R del reciclaggio ci porta al riutilizzo. Detta così suona un po’ come una maniera semplicistica di risolvere un problema… sembra scontato che il miglior modo di dare una seconda vita, per esempio, ad una bottiglia d’acqua di vetro sia riportarla in fabbricca, pulirla e di nuovo riempirla d’acqua. Questo discorso funziona già da tempo, pensiamo ai ristoranti che effettuano questo semplice gesto quotidianamente.

Ma le cose si complicano quando i materiali in gioco sono diversi, accoppiati in modo difficile e non ci sono specifiche che regolino lo smontaggio del prodotto.

Prendiamo un’automobile:

Abbiamo tutti i tipi di materiali possibili immaginabili mischiati tra loro: metalli, polimeri, gomme, colle, resine, tessuti, vernici, vetri… Materiali fusi, incollati, polimerizzati e addirittura, come nel caso di parti delicate come sospensioni, trasmissione e impianto frenante:  oli, ferodi e sostanze acide delle quali è addirittura difficile valutarne a priori il grado di tossicità e la composizione. Però se pensiamo al numero di auto che annualmente vengono dismesse nel mondo ci troviamo di fronte a un terribile problema ambientale, ma allo stesso tempo anche ad una miniera di pezzi di ricambio praticamente a costo nullo. La prima a prendere in considerazione in modo sostanziale il problema è stata la Toyota (anche BMW nutre da oltre 20 anni un notevole interesse per il riciclaggio delle sue vetture) . Ormai una trentina di anni fa il più grande colosso automobilistico del mondo ha ideato il concetto di:

Logistica Inversa.

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Si tratta di un metodo di concepire l’auto in pieno stile Costruzioni per bambini… l’auto non deve essere progettata solo per essere montata facilmente, ma anche per permetterne un facile smontaggio. Detto così sembra facile, ma nella pratica industriale risulta un’immensa complicazione. Tuttavia gli ingegneri amano le sfide e la strategia ha preso piede. Attualmente ci troviamo allo stato embrionale della tecnologia per via soprattutto di problemi legislativi che al momento non prevedono una regolamentazione unificata per il recupero di un mezzo dismesso come invece accade per il controllo delle emissioni. Ma nella speranza che la scommessa sul futuro intrapresa dalla Toyota sia vincente, non sarà difficile immaginare come nel giro di pochi anni cambieà l’idea di commercializzare e riparare un’automobile. Gli attuali autodemolitori (sfasciacarrozze) si trasformeranno in centri automatizzati di disassemblaggio automobili. Centri in grado di trasformare un’auto completa, magari incidentata o con troppi chilometri alle spalle, in una comoda serie di pezzi di ricambio perfettamente riutilizzabili, Ovviamente rimane sempre l’alternativa (in caso di auto di scarso interesse) di continuare la scomoposizione del veicolo fino ai componenti essenziali (plastiche, metallo, vetro…) ed essere facilmente riciclati.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie

Macchina o pilota?

Ma allora conta di più

la macchina o il pilota?

Vorrei dare una risposta prettamente dal mio punto di vista. In qualità di puro appassionato di guida (non posso definirmi un pilota perchè non sono iscritto ad alcun campionato per ora) so bene che è difficile sminuire le proprie doti di guida e dare un peso leggermente maggiore alla vettura ma… qualunque sia il tuo nome, se la macchina non va, non va. Certo ci sono piloti che meglio di altri hanno saputo far crescere un mezzo (un’auto, una moto), ma se lo avessero lasciato come lo hanno trovato, non sarebbero andati lontano. Per questo si dice ad esempio che Schumacher ha sviluppato insieme alla Ferrari la sua auto. Schumacher è prima di tutto un grande collaudatore. Stesso dicasi per molti altri piloti di formula uno o del motociclismo, o qualunque altra categoria che prevede uno sviluppo del mezzo da corsa. Se c’è sviluppo, c’è crescita sia da parte dell’auto, sia da parte del pilota. Insieme percorreranno molta strada. Inizialmente però conta molto di più la vettura e, piloti meno esperti che si presentano con buone auto di base, hanno indubbiamente la strada più spianata. Viceversa essere piloti esperti, anche di grosso calibro, anche avendo vinto almeno un mondiale, e salire su una vettura che poco può contro la concorrenza, dimostra che contro un mezzo che non è nato bene, il pilota può poco. Tutt’al più le sue doti di guida lo porteranno a contenere i danni. Ma non si sta nelle corse per giocare in difesa, non sempre. E’ per questo che anche chi si schiera ultimo in partenza ci mette la grinta. Anche l’ultimo è convinto di poter attaccare e fare un buon risultato se non ottimo.

Una formula uno che mescola le carte in gioco può far bene all’umore di alcuni piloti e male ad altri, può migliorare gli ascolti e le presenze del pubblico in pista. Può causare sbalsi di umore, la perdita di certezze o il rafforzamento delle proprie convinzioni. La cosa importante è che tutti, ma proprio tutti, possano avere la possibilità di vincere e, i fuoriclasse, dimostrare di essere tali… Macchina permettendo.

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In breve:

Pilota forte → Auto forte = Grandi risultati ↑

Pilota forte → Auto mediocre = Grandi incertezze ↑↓

Pilota giovane → Auto forte = Buoni, talvolta sorprendenti, risultati ≈↑

Pilota inesperto → Auto debole = Rivedere il tutto… ≈