Fare arte con i rifiuti

Rubrica: Arte e rifiuti, un accostamento possibile

Titolo o argomento: Fare arte con i rifiuti

I numeri dell’arte non hanno limiti

Certo è che avere la capacità di realizzare un oggetto, un’idea gradevole con gli scarti che abbiamo in cucina, in cantina, in garage o nella soffitta della nonna… ha dell’incredibile. Eppure osservate questi esempi e valutate voi stessi se in fondo in fondo non sono oggetti gradevoli, essenziali, artistici?

Naturalmente non tutte le idee che troveremo in giro per il web possono piacerci, ma se almeno una cosa vi ha intrigato, allora è il momento buono di stuzzicare la fantasia e mettervi all’opera…

NB. è severamente raccomandato non dare retta a quel tipo di persone pronte a criticare il vostro operato classificandolo come inutile, sono persone non adatte a comprendere certe finezze 😀

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Tecnologie in Edilizia – L’importanza del tetto -1-

Tetti ben fatti 

Il corretto isolamento nelle coperture 
Isolamento adeguato ai limiti di trasmittanza riportati nel decreto legislativo n.311

Il rendimento energetico nell’edilizia e’ un argomento affrontato in Italia dal Dlgs n. 311/2006 che, in vigore dal 2 febbraio 2007, fornisce i nuovi parametri di riferimento sulle dispersioni di calore per tutti gli edifici nuovi e ristrutturati. Il provvedimento e’ un intervento necessario in vista di un risparmio energetico che nei prossimi anni dovrebbe diventare sempre piu’ consistente in un paese, come il nostro, dove all’edilizia si riconduce il 40% circa dei consumi energetici totali.

Valori limite, zone climatiche, soglie temporali

Nello specifico, la normativa fornisce i valori limite di trasmittanza termica (espressa in Kwh/m2k) per tutte le superfici dell’edificio, in modo da stabilire un grado di isolamento ideale. Questi valori non sono univoci per tutto il paese ma variabili in funzione della zona climatica dei vari Comuni di appartenenza.

Il territorio italiano e’ stato infatti suddiviso in 7 zone climatiche, che vanno dalla zona A (in cui rientrano i Comuni piu’ caldi) alla F, (che comprende i piu’ freddi): i valori di trasmittanza diventano progressivamente piu’ bassi dalla A alla F, dove la richiesta di riscaldamento e’ maggiore e l’involucro degli edifici deve riuscire a disperdere all’esterno la minor quantita’ possibile di calore.

Inoltre e’ previsto che tali limiti diventino ogni anno piu’ severi, fino al 1° gennaio 2010, come si evince dalla seguente tabella, che riporta i dati relativi alle coperture:

tabella-trasmittanza.jpg

Arginare la dispersione di calore dal tetto

E’ stato calcolato che in ogni edificio il 25-30% circa delle dispersioni termiche avviene attraverso il tetto. L’isolamento di questa parte incide dunque in maniera rilevante sul risparmio energetico complessivo e deve essere realizzato non solo scegliendo con attenzione il materiale isolante, ma impiegando anche un corretto spessore, in modo da verificare quanto previsto dalla normativa.

Di seguito sono riportati due esempi di calcolo utili per individuare il corretto spessore del materiale isolante in relazione alla zona climatica e alle 3 soglie temporali.

I calcoli sono stati eseguiti sulla seguente stratigrafia:

stratigrafia_tetto.jpg

1) intonaco per interni a base di calce e gesso, spessore=1,5 cm;
2) solaio in latero cemento 16+6, spessore=22cm; massa volumica 1800 kg/m3 (resistenza termica 0,33 m2K/W, desunto dalla UNI 10355 rif.2.1.03);
3) camera non ventilata spessore=5 mm;
4) strato isolante EPS 100, con coefficiente di conducibilita’=0,034 W/mK;
5) camera debolmente ventilata spessore=60 mm;
6) pannello multistrato OSB;
7) guaina bituminosa ardesiata spessore=3,5 mm.

Secondo la norma UNI 6946, se la copertura e’ ventilata va trascurato il contributo resistivo delle tegole e dell’aria. La massa delle tegole ai fini del calcolo e’ trascurabile, di essa non si sfrutta l’inerzia, essendoci una camera di ventilazione.

Gli ottimi valori di trasmittanza termica dell’EPS, unitamente agli altri materiali che compongono la stratigrafia, coprono tutti i limiti previsti dal Dlgs, se considerati nei due diversi spessori da 6 e 8 cm. In particolare:

con strato EPS da 6 cm si verificano tutti i valori richiesti fino alla zona climatica C, nelle ultime due soglie temporali (2008-2010):– massa: 295,91 kg/m2
trasmittanza U: 0,36 W/m2K
– fattore di attenuazione: 0,1527
– sfasamento: 9h 15′

con strato EPS da 8 cm si verificano tutti i valori richiesti fino alla zona climatica F, nell’ultima soglia temporale (2010):– massa: 295,91 kg/m2
trasmittanza U: 0,29 W/m2K
– fattore di attenuazione: 0,1489
– sfasamento: 9h 21′

 

Trattamenti superficiali: Rivestimenti sintetici

Rubrica: Trattamenti superficiali

Titolo o argomento: Migliorare le proprietà meccaniche delle superfici dei metalli

Rivestimenti sintetici

I rivestimenti sintetici sono applicabili, praticamente su tutti i pezzi, tramite: pennelli, spatole, immersione, rivestimento con pellicole, trattemento elettrostatico delle superfici, tramite fiamma o sinterizzazione a vortice. Sinterizzazione a vortice: il pezzo viene preriscaldato a 300°C e mantenuto in un vortice di polvere di materiali sintetici provocato da un flusso d’aria messo in pressione. La polvere si deposita sul pezzo e forma un rivestimento plastico efficace contro la corrosione o come isolamento fonico, termico, elttrico o, addirittura per motivi estetici.

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Trattamenti superficiali: Trattamento laser

Rubrica: Trattamenti superficiali

Titolo o argomento: Migliorare le proprietà meccaniche delle superfici dei metalli

Indurimento superficiale con trattamento laser

Trattamento adottato in caso di superfici particolarmente complesse. E’ importante notare che in seguito a tale trattamento, nonostante le superfici ottengano una maggiore durezza, possono comunque essere lavorate alle macchine utensili.

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A proposito di idee e brevetti

Guardate cosa è successo ad un ragazzo sardo. Il servizio di striscia, nei primi istanti un pò comico, è in realtà tutto da seguire:

Ci è successa una vicenda molto simile quando partecipammo ad un concorso con una “rivista” per il restyling della Ford GT 40. Onestamente però devo ammettere che ci sono delle differenze sostanziali con ciò che è accaduto al ragazzo sardo nel ’99: la vettura che disegnai non era identica a quella che poi è uscita, ma molto molto somigliante. L’anno in cui partecipai al concorso era, se ricordo bene, lo stesso o forse prima. I dettagli identici al mio disegno erano: il cofano anteriore, i fari anteriori, il paraurti anteriore, gli sportelli laterali e le prese d’aria nelle fiancate. Vorrei pubblicare il mio disegno ma al momento lo possiedo solo in forma cartacea. Comunque sia voglio sperare che fummo in tanti a disegnare la GT 40 in un certo modo e che, chi vinse, fu debitamente premiato (e non con i soliti 1000 euro da concorso di tesi, meglio se con un bel posto di lavoro 🙂 )

 gt40.jpg

modello ufficiale

Fortunatamente, il posteriore è molto differente – e questo mi rasserena- quindi il mio caso infondo è andato benino ma il ragazzo citato nel servizio di striscia mi sembra sia stato letteralmente copiato pari pari…

In casi come quello esposto dal servizio sopra, risiede la ragione del nostro non voler pubblicare tutti i contenuti di questo Blog subito… Capirete che ci stiamo informando su tutti gli strumenti possibili per tutelarci. Strumenti di cui parleremo ogni volta che avremo un aggiornamento. Ecco i link ai precedenti articoli:

Trattamenti superficiali: Riporto ceramico

Rubrica: Trattamenti superficiali

Titolo o argomento: Migliorare le proprietà meccaniche delle superfici dei metalli

Riporto ceramico

I materiali ceramici possono essere proiettati con processi chimici. Essi aderiscono per incatenamento sulla superficie del pezzo. Le applicazioni in ceramica servono a proteggere dal calore, dalla corrosione e dall’usura.

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Trattamenti superficiali: Codeposizione

Rubrica: Trattamenti superficiali

Titolo o argomento: Migliorare le proprietà meccaniche delle superfici dei metalli

Codeposizione

La tecnica di Codeposizione è simile al processo di Nichelatura galvanica ed è particolarmente adatta per fusioni in lega leggera. Durante la fase di deposito del riporto in Nichel, viene inglobato un materiale inerte a granulometria finissima come ad esempio il carburo di silicio. Questa operazione conferisce una notevole durezza ed ottime proprietà antiusura. Qualora il riporto metallico sia a base di Nichel, Rame o Bronzo galvanico, il materiale da inglobare può avere una struttura lamellare. In tal modo si ottiene una superficie a basso coefficiente di attrito. Possono essere impiegate per tale compito particelle di grafite, solfuro di Molibdeno o nitruro di Boro.

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Cos’è un vettore?

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Che cos’è un vettore

Una qualsiasi grandezza dotata sia di un’intensità che di direzione (e verso) come ad esempio la velocità, l’accelerazione o una forza. Una n-pla  (se non vado errato si legge ennupla) di numeri reali considerata elemento dello SPAZIO EUCLIDEO a n dimensioni. I vettori sono indicati nei diagrammi da frecce che hanno la direzione del vettore stesso e la cui lunghezza è proporzionale all’intensità (o modulo) della grandezza vettoriale rappresentata.

Che cos’è una n-pla? Si tratta di un insieme ordinato di n elementi. Ecco un esempio: Vettore v=[1, 4, 2] ovvero vettore v con x=1, y=4, z=2 che non sono altro che le coordinate per rappresentarlo nello spazio Euclideo (o Cartesiano, è la medesima cosa).

Spazio Euclideo (o Cartesiano): Spazio vettoriale di dimensione finita reale. Lo vedremo più in dettaglio in seguito nei prossimi articoli della nostra rubrica MatematicaMENTE.

Rappresentazione del vettore V=(1, 4, 2)

Primo esempio

Piacevole, spero, il primo esempio di rappresentazione grafica di vettori. Qui non troverete numeri o formule ma capirete bene il concetto primario essenziale di vettore, cosa rappresenta e a cosa serve in un applicazione vera o simulata.

Simulazione di una corsa automobilistica, i vettori di cui parleremo rappresentano le forze agenti su un veicolo dotato di pneumatici in mescola (quindi con attriti molto elevati). Nella foto è visibile una comune situazione di sovrasterzo per perdita di aderenza al retrotreno:

Vettori 1a in figura. Lo sforzo che agisce sulle ruote anteriori è minimo. Sia longitudinalmente, sia lateralmente. Ciò perchè in questo frangente la vettura ha una perdita di aderenza al posteriore. Quando questa situazione si verifica l’avantreno è poco sollecitato.

Vettori 1p in figura. L’aderenza al retrotreno è bassa, oppure il pilota ha superato il limite sopportato dalla sua vettura e dal suo setup in quella parte di telaio. Forse vi è uno squilibrio nella distribuzione delle masse tra avantreno e retrotreno o forse un problema di aderenza dovuto a campanature eccessive e quindi allo scarso contatto delle gomme a terra o ancora la taratura dei differenziali non permette una buona apertura del gas in quel punto del tracciato ed infine la molle posteriori potrebbero avere una taratura insufficiente e non assorbire le forze che agiscono sul veicolo e che, di conseguenza, sfogano totalmente sulle gomme. Se il setup è corretto, il vettore rosso alle gomme posteriori potrebbe indicarci che il pilota ha effettuato una manovra spettacolare ma che manda in crisi gomme e telaio.

Vettori 2 in figura. Questi vettori indicano la forza che sta agendo su ogni ruota. Ovviamente la ruota sulla quale agisce una maggior forza, andrà in temperatura prima e, probabilmente si usurerà prima.

Vettori 3 in figura. I due vettori chiari al centro del veicolo rappresentano gli effetti giroscopici sul mezzo. Accelerazione longitudinale e accelerazione laterale. Maggiore è l’intensità e quindi la lungezza del vettore che indica l’accelerazione laterale, e maggiore sarà la tenuta di strada.

Vettori 4 in figura. I vettori perpendicolari azzurrini indicano la ripartizione del carico aerodinamico alla determinata velocità di quell’istante. Un vettore troppo intenso al posteriore, ovviamente indicherebbe un eccessivo carico al posteriore, con il risultato che ne consegue di una vettura sottosterzante e viceversa…

Legenda: il blu rappresenta sforzi minimi, il giallo sforzi nella norma
il rosso sforzi eccessivi e, automaticamente errori di guida o di setup.

Secondo esempio

Su due ruote questa volta, lo schema evidenzia grazie ai vettori, la forza peso che spinge la moto verso il basso e la forza che la spinge la moto stessa all’esterno della curva (ovviamente i pneumatici si opporranno dando luogo ad una reazione vincolare uguale e contraria). E’ inoltre visibile il vettore a generato dalla composizione delle 2 forze: il vettore risultante. L’origine dei vettori è nel baricentro dell’insieme moto-pilota.

Approfondimenti

Proviamo a complicare leggermente le cose…

Modulo (o norma) ρ del vettore v

Se v=(x,y) appartenente ad R2 è un vettore non nullo applicato nell’origine, il suo modulo o norma (ovvero la sua lunghezza) è il numero positivo: ρ=|v|=√(x2+y2). Attenzione perchè su alcuni testi trovate il modulo ed il valore assoluto espressi con il medesimo simbolo, mentre su altri testi trovate il valore assoluto espresso come segue |x| ed il modulo (o norma) espresso con la doppia barretta ||v||.

Argomento θ del vettore v

Si tratta di quell’angolo θ appartenente a [0, 2π) che viene misurato in radianti e per il quale x = ρcosθ e y = ρsinθ (vedi l’articolo: “Coordinate polari“).

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Forza centrifuga e Forza centripeta
Sistemi di riferimento inerziali

Sistema di riferimento non inerziale

Impianti fotovoltaici: Tipologie di impianto

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Tipologie di impianto

L’effetto fotovoltaico consiste nella trasformazione della radiazione solare (diretta e diffusa) in energia elettrica. Questa avviene all’interno della cella fotovoltaica, costituita da un sottile strato, compreso tra 0,25 e 0,35 mm, di materiale semiconduttore, molto spesso silicio, mono o policristallino.

Un impianto fotovoltaico e’ formato da un insieme di apparecchiature, fra cui la più evidente è certamente il generatore fotovoltaico, costituito da numero variabile di stringhe, costruite con pannelli (formati a loro volta da un insieme di celle fotovoltaiche) in numero variabile, per ottenere la potenza voluta.

Tipologie e caratteristiche degli impianti fotovoltaici. Esistono due tipi di sistemi fotovoltaici: gli impianti con accumulo (o “a isola”) e gli impianti connessi alla rete. Hanno alcune componenti in comune, fra cui, fondamentali, i moduli fotovoltaici stessi.

Quelli del primo tipo sono elettricamente isolati e autosufficienti e dispongono di una batteria di accumulo che puo’ conservare l’energia raccolta dall’irraggiamento solare e permettere un uso differito dell’energia elettrica.

Quelli connessi alla rete, invece, iniettano direttamente nella rete nazionale l’energia prodotta. Sono questi che permettono agli edifici (abitazioni private, aziende, ecc.) di produrre energia elettrica autonomamente, con un doppio vantaggio: una detrazione dalla bolletta di tutti i kWh prodotti dall’impianto e una monetizzazione di tutta l’energia prodotta dall’impianto.
Fisicamente, sono composti da:

  • moduli fotovoltaici, che trasformano in energia elettrica a corrente continua l’irraggiamento solare captato durante il giorno;
  • inverter, con il compito di trasformare l’energia da corrente continua a corrente alternata, rendendola utile ad essere utilizzata per le comuni apparecchiature domestiche;
  • dispositivi che controllano e misurano la quantita’ di energia prodotta e scambiata con la rete.

imp-fotovoltaici-1.jpg

L’integrazione architettonica. Esistono diverse tipologie di installazione, suddividibili fra non integrate, parzialmente integrate e integrate:

– Gli impianti non integrati alle architetture sono quelli realizzati a terra, su strutture apposite oppure installati sulle copertura ma in modo non complanare alla superficie su cui sono installati;

– Quelli integrati alla struttura invece sostituiscono parzialmente gli elementi di copertura, di schermatura e che hanno un ridotto impatto visivo. Quelli su copertura sono fissati ad elementi esistenti (tegole, lastre di cemento, ecc.) in maniera complanare.

L’impianto architettonicamente integrato nell’edificio fa aumentare l’incentivo statale in conto energia, oltre a produrre un gradevole effetto estetico.

Orientamento dell’installazione. Per un’installazione ottimale i pannelli devono essere esposti verso sud, e in Italia devono avere un’inclinazione di circa 35°-40° gradi (30° per l’Italia meridionale, 35°-40° per il centro-nord), per ottenere la massima produzione annua di energia. Se si desidera aumentare la produzione in una stagione piuttosto che in un’altra, occorre modificare l’angolo in modo da rendere la superficie dei pannelli sempre ortogonale alla luce incidente: in estate si ottiene riducendolo fino a 10°- 15°, d’inverno alzandolo fino ad un massimo di 60° rispetto all’orizzonte.

Il luogo dell’installazione, ovviamente, deve risultare sempre privo di ombra.