La leva del potere

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi può cambiare, migliorare, ammodernare realmente l’Italia?

Mi chiedo: I gestori dello stato sono poi così diversi dallo stato stesso? Sono così diversi dai suoi abitanti? Chi erano costoro prima di arrivare ad occupare particolari posizioni? Che facevano da bambini? La mia modesta opinione è che non risulti poi così difficile oliare gli ingranaggi di una semplice riflessione e domandarsi: Non sarà per caso che i gestori dello stato che si macchiano di azioni vergognose, talvolta atroci, abbiano semplicemente avuto modo (l’occasione male utilizzata) di imprimere la loro forza su una leva più grande di quella di cui dispongono i cittadini?

In Italia una lunga serie di azioni discutibili non sono compiute anche dalla cittadinanza? Non è forse la popolazione che non rispetta i limiti di velocità, le regole del traffico ed i pedoni? Non è forse la popolazione che infrange le norme che regolano il lavoro, le misure di sicurezza nei luoghi ove si lavora e le norme ambientali? Non è forse la popolazione che cerca sempre scorciatoie ai percorsi per raggiungere un risultato (favori, raccomandazioni, furbate, omissione di burocrazia, procedure, livelli di istruzione…)? Chi in realtà può dire di comportarsi egregiamente in tutto ed ai massimi livelli di disciplina, sportività e rigore?

Chi siamo?

Non siamo forse noi quelli individualisti che non sanno fare società, faticano a concepire il lavoro di squadra, temono di agevolare le carriere degli altri con il proprio contibuto a partire dai percorsi di studio universitari fino alle situazioni lavorative di gruppo?
Non siamo quelli che cercano sempre l’affare a tutti i costi, anche quando sappiamo benissimo che il tale affare non è possibile, ma ci vogliamo sperare comunque arrivando persino a mentire a noi stessi, illudendoci?
Non siamo quelli che fino agli inizi della crisi economica globale, che in un modo o nell’altro oggi iniziamo a conoscere meglio (ovviamente troppo tardi), pensavano di poter fare tutti i manager senza la più pallida esperienza ma credendo che fosse sufficiente elargire decisioni su “come faremmo noi nella tale situazione” ed inseguendo il sogno fittizio del diventare, con ogni mezzo, più o meno lecito, agiati, forti e “visibilmente” ganzi?
Non siamo quelli i quali, che lo si ammetta o meno, usano il principio di prevaricazione per esistere? Se sono più forte di te ti forzerò a darmi la ragione, a piegarti alla mia volontà, a seguire la mia rotta che ti piaccia o no. E tutto questo non nella trama di un film d’azione ma a partire già da una semplice riunione condominiale.

Sì ma ho le motivazioni, per bacco!

La maggior parte degli italiani si sente giustificata nel trovare vie di fuga, da comportamenti e regole scorrette*, facendo uso di soluzioni altrettanto scorrette ed additando i potenti di aver cominciato per primi. Sì ma così non se ne esce praticamente mai! Comprensibilissimo lo stato di frustrazione generale in cui ci troviamo come nazione, comprensibile il desiderio di voler “vivere”, ma errato l’approccio metodologico il quale non fa altro che seminare opportunismo su opportunismo.
Questo ovviamente non significa che i motivi da cui nascono sovente simili mal costumi (vedi ad esempio la burocrazia smisurata, una tassazione eccessiva, regole assurde sul lavoro o procedure che impediscono semplici azioni legittime in vari settori che ci coinvolgono) siano giusti, corretti e morali. Anzi… Però è proprio qui che il cane si morde la coda. Significa semplicemente che è fin troppo diffuso il pensiero di non impegnarsi vivamente su simili fronti cercando (e offrendo poi) soluzioni concrete per reali cambiamenti utili alla collettività. Risulta assai più comodo comportarsi come viene, autogiustificarsi e percorrere scorciatoie utili ad ottenere nell’immediato un risultato fregandosene del danno che si arreca agli altri cittadini. Magari il principio di partenza è giusto ma perdersi lungo il percorso “freghicchiando” non fa altro che portare chi compie l’azione al medesimo livello di chi è oggetto della sua critica.

*Se non assenza totale di regolamentazioni dove occorre e dove è sano, vedi ad esempio nei mercati.

Quando emerge il lato nascosto

Inutile pensare all’Italia artistica, l’Italia sensibile, l’Italia romantica. In piena crisi, in una crisi che non volge mai al termine, in una situazione che si aggrava ogni giorno di più sulla base dei voleri di grossi gruppi finanziari che gestiscono i fili di marionette e fantocci locali, il buono che c’è in noi scompare, svanisce, si cela in qualche modo ed emerge il lato più ostile alimentato dall’istinto di sopravvivenza. Ed è proprio in queste condizioni che ogni uomo mostra chi è veramente, di cosa è capace veramente, cosa può arrivare a concepire la sua mente veramente. Da un certo punto di vista, la fortuna, il lato positivo se vogliamo, è che il singolo individuo comune dispone di leve assai corte se non quasi del tutto inesistenti; la fortuna è che sovente dispone semplicemente di un fulcro, alle volte nemmeno di quello. Ma se gli si offre una leva, una leva importante, della lunghezza sufficiente, saranno molti gli uomini comuni in grado di compiere azioni deplorevoli pari se non più grandi di quelle degli uomini che, giustamente, critichiamo ogni giorno ma che saremo pronti ad imitare se solo avessimo una leva simile. La leva del potere.

Nota per coloro che amano leggere, arricchirsi interiormente,
imparare logiche nuove, dare un valore a chi sono e cosa fanno

Non conta nulla fin dove sei arrivato con la tua idea, il tuo progetto, la tua impresa, la tua strada… se quello che hai ottenuto l’hai ottenuto a danno degli altri. I veri grandi, di qualunque epoca e campo tecnico, tecnologico, scientifico, professionistico, o quello che sia, sono tali perchè hanno saputo realizzare i loro sogni, i loro vantaggi, il loro cambiamento, senza che questo abbia in alcun modo danneggiato terzi. Non importa quanto questo abbia limitato le dimensioni raggiunte da un progetto, perchè le dimensioni di un progetto non si contano solo in numeri, classi di fatturato, dimensioni e misura dell’estensione del mercato raggiunto, primati insostenibili, dominio. Si misurano in tenacia, onestà, grandezza dei sogni, volontà di realizzarli, concretezza e raggiungimento di risultati anche parziali ma totalmente puri, veri, ispiranti per chi osserva e che, come in un contagio, cercherà di replicare il vostro successo diffondendo principi attivi di sportività. A quel punto ogni cosa verrà automaticamente da sé, liscia come l’olio e non sarà necessaria alcuna leva. La genialità sta quindi nel trovare soluzioni rispettando le regole del gioco in corso. E’ così dannatamente difficile che stimola prolificamente la ragione, la creatività ed il virtuosismo.

Dove osano i veri cambiamenti

I cambiamenti veri partono dal basso, una piramide non crolla se togli l’ultimo mattone in cima, cede se cambi la sua natura dal basso. Ma questo richiede lo sforzo di ricostruire tutto da zero operando un lavoro migliore del precedente tuttavia, in un mondo che volge facilmente a false credenze e sconfinati desideri di comodità e agiatezza, chi ha voglia di impegnarsi seriamente in un duro lavoro? Quantomeno non illudiamoci che qualcosa possa cambiare se si lascia tutto così com’è o si affida l’arduo compito a certi e tali soggetti…

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leva

“Datemi un punto d’appoggio e solleverò la terra”.
Archimede.

Il paradosso dell’ignoranza

Rubrica: Le mie teorie
Titolo o argomento: Più studio e più divento ignorante
Autore: Raffaele Berardi (Ralph DTE)

Quella che segue è una teoria che ho elaborato di recente, la mia quarta per l’esattezza dopo la teoria degli accostamenti, quella dell’ingranamento e quella del contrario. Se amate stuzzicare la vostra mente, potreste trovarla più normale della normalità.

Premessa

Io studio perchè ho bisogno di acquisire informazioni che sono utili per districarmi in questo mondo. Finché io studio “normalmente” posso non accorgermi di quanto è in oggetto in questo paradosso. Se supero un certo limite ed inizio a studiare intensamente inizio anche a rendermi conto di quante cose non so, inizio a rendermi conto di essere ignorante, inizio a rendermi conto di “sapere di non sapere” (Socrate). Più mi istruisco e più mi rendo conto di non sapere, più studio e più mi accorgo di essere ignorante. Tendendo all’infinito, ossia cercando di istruirmi notevolmente, mi accorgo sempre più di quante cose non so e di come quel poco che so rappresenti nient’altro che un infinitesimo della conoscenza (indefinita).

Quindi più studio e più sono ignorante

Ovviamente trattasi di una provocazione mentale. E’ proprio vero il concetto, oppure no? Infatti non è vero che più studio e più sono ignorante bensì che più studio e più “mi rendo conto” di essere ignorante. Sarebbe quindi opportuno definire la differenza tra essere ignorante e rendersi conto di essere ignorante.

Il rapporto che definisce l’ignoranza

Per ogni pezzettino di conoscenza acquisita in più, scopro l’esistenza di un’enorme mole di conoscenza che non ho. Pertanto nel rapporto tra conoscenza acquisita e percezione della conoscenza che non si possiede, più si va avanti nello studio e più il rapporto diventa grande definendo di fatti il soggetto in questione come uno maggiormente ignorante rispetto ad uno con minori conoscenze ma, allo stesso tempo, minore percezione circa la conoscenza.

Più precisamente definisco:
Coefficiente di conoscenza Kc = Conoscenza acquisita Ca / Percezione della conoscenza che non si possiede Cm

Tasso di ignoranza i = 1 / Coefficiente di conoscenza Kc

Minore è il coefficiente Kc che deriva dal primo rapporto e maggiore è il tasso di ignoranza.
Esempio

Ammettiamo ad esempio che la mia conoscenza acquisita valga 10, livello al quale io mi accorgo di non conoscere 5 e che migliorando i miei studi io arrivi ad una conoscenza acquisita pari a 30 ove ora però mi accorgo di non conoscere 60. Se al precedente livello il mio coefficiente di conoscenza valeva 10/5 = 2, cui corrisponde un tasso di ignoranza “i” pari a 1/2 = 0,5, ora il coefficiente di conoscenza vale 30/60 = 0,5 che corrisponde ad un tasso di ignoranza “i” pari a 1/0,5 = 2.

Esempio

In sostanza ad un primo step conosco 1/10 poi, studiando una cosa nuova, mi accorgo che i concetti sono molti di più di quanto potessi immaginare ed al secondo step conosco 2/100. Andando ulteriormente avanti studio ancora una cosa in più e di nuovo mi accorgo che al terzo step conosco ad esempio 3/1000. Il coefficiente di conoscenza cala sempre di più rendendomi di fatto sempre più ignorante nonostante io abbia studiato di più ed abbia acquisito più nozioni. Sto diventando sempre più ignorante o meglio sto rendendomi conto sempre di più di quante cose non so ed è proprio su questo che gioca il Paradosso dell’ignoranza il quale vede ciò che inizialmente si ignora come un qualcosa che non ci definisce ignoranti finché non ne percepiamo la presenza anche se poi, in ogni caso, non ne conosciamo i contenuti.

Nota conclusiva

Come è possibile quindi che più studio e più divento ignorante? Non è la quantità di concetti assimilati che definisce in “modo assoluto” quanto siamo preparati; è la percezione di quante cose non sappiamo che determina di fatto quanto siamo ignoranti nelle tali discipline. Andare intensivamente oltre lo studio di base permette effettivamente di percepire in modo chiaro questo fenomeno rendendo così ancora più patetica la figura del saccente, già poco gradita per l’antipatia che richiama a sé.

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Il paradosso dell’ignoranza

Il paradosso dell'ignoranza Il paradosso dell'ignoranza

Protesi polimeriche bio-compatibili stampate in 3D

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Ricambi bio-compatibili su misura per il corpo umano
Fonte: Servizio tv nazionale cinese su YouTube

In attesa del successo dei ricercatori nella stampa 3D di tessuti cellulari e, in seguito, di interi organi di ricambio per il corpo umano, un team di medici cinesi ha realizzato una protesi polimerica bio-compatibile stampata in 3D.

Nello specifico si tratta di una protesi ossea, esattamente una vertebra cervicale (C2) che è stata impiantata in un paziente colpito da un brutto male. Lo stimolo ad effettuare questo particolare intervento è nato dall’impossibilità di trovare e, in ogni caso di adattare, la vertebra proveniente da un donatore.

L’intervento è stato effettuato presso il Peking University Third Hospital ed il team di medici era condotto dal dottor Liiu Zhongjun.

Tra i vantaggi, oltre all’affidabilità dimostrata dai materiali polimerici impiegati, troviamo la possibilità di replicare con estrema precisione l’organo originale da sostituire con precisione nell’ordine dei centesimi di millimetro.

La formula 1 e il preludio della crisi economica globale

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Mondi diversi, stessa crisi

Il patron della formula uno, l’inglese Bernard Charles Ecclestone, più conosciuto come Bernie Ecclestone, è il padre dell’organizzazione imprenditoriale a cavallo tra la vecchia formula uno grezza e lo sport motoristico ai massimi livelli, anche economici, che conosciamo oggi. Questo mese egli ha rilasciato una dichiarazione alla stampa che, con ogni probabilità, resterà scritta nella storia sportiva (a mio avviso anche economica) mondiale di tutti i tempi. Per intenderci stiamo parlando di uno sport dove una sola stagione, per ognuno dei top team, con riferimento all’ultimo decennio,  può arrivare a costare cifre che si avvicinano al mezzo miliardo di dollari.

La crisi figlia della crisi

Risulta noto, non solo agli appassionati di motori bensì a coloro che si interessano dell’andamento dei mercati, che “anche” la formula uno sta attraversando una crisi economica nera. Scrivo “anche” ma in realtà desidero sottolineare in qualche modo come la crisi della formula uno non sia altro che figlia diretta della crisi economica globale, figlia dei medesimi meccanismi e figlia dei medesimi fautori. Ho scritto tempo addietro come certi meccanismi economici partano dal basso per poi guardare con occhio goloso anche le realtà più grandi che non sono affatto escluse dalle leggi dei mercati (vedi link correlati).

Chiavi di lettura semplici, teorie e conferme

Ho scritto, inoltre, diversi articoli circa la crisi globale e tutti, spero, semplici da comprendere cosicché ogni lettore possa adottarli come strumenti efficaci per capire e non sia escluso da paroloni difficili e teorie astruse e astratte che non sono di alcuna utilità per comprendere e risolvere certi problemi (vedi link correlati). Al di là delle conferme e degli apprezzamenti, più che graditi, che ho avuto dai lettori (dall’artigiano, l’imprenditore, fino al professore universitario e “uomini di scienza”) quello che mi mancava era almeno un pallido accenno di conferma anche da parte di chi gestisce “annualmente” cifre dell’ordine dei miliardi di dollari.

Quando la realtà è impossibile da negare

Ad inizio Novembre (2014) il top manager della formula uno, Ecclestone, ha lasciato un’intervista “insolita” figlia probabilmente di un disagio ormai impossibile da nascondere (specie dopo il forfait di alcuni team che non si sono iscritti alla stagione 2015); quel tipo di intervista che i guru della comunicazione, poco prima di entrare in sala stampa, ti sconsigliano vivamente di tenere per non far trapelare debolezze, incertezze e non far sorgere conseguenti reazioni di instabilità. La dichiarazione rilasciata alla stampa mondiale:

“Il problema sta nel fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale. Probabilmente per colpa mia. Sembrava un buon accordo quando lo abbiamo sottoscritto, come spesso accade in queste situazioni. Rimpianti? Se le scuderie fossero di mia proprietà avrei sicuramente agito in maniera differente, perché quello sarebbe stato il mio denaro. Ma io lavoro con persone che sono nel circus per guadagnare soldi. La soluzione al problema è strettamente legata al contributo dei team principali. Gli ho detto che vorrei prendere una quota dei premi che ricevono sulla base dei risultati. Sto pensando di spartire quella somma fra le 3-4 squadre più in difficoltà, a cui aggiungerei una cifra analoga. Dobbiamo decidere qual è la soluzione migliore per risolvere i problemi. Onestamente so cosa non funziona, ma non so come aggiustarlo. Nessuno è in grado di fare qualcosa. Non è possibile agire perché le regole ci bloccano”.

Premesso che con l’ultima frase “le regole ci bloccano” non si intende le regole dei mercati ma della formula uno e scongiurando quindi l’ipotesi che “ulteriori” maggiori libertà dei mercati, già oltremodo deregolamentati, possano essere la soluzione di una crisi economica nata proprio dalla “deregolamentazione furiosa”, possiamo mettere in risalto i due perni attorno ai quali ruota il discorso. Il primo: “Il problema sta nel fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale”, ed il secondo: “Onestamente so cosa non funziona ma non so come aggiustarlo”.

Problema numero 1: Troppo denaro è spartito in maniera non ottimale

La crisi della formula uno nasce quindi dal fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale… il divario tra i top team ed i team che ci provano, che tentano di stare in gioco, è abissale, insormontabile, incolmabile… esattamente ciò che è accaduto anche in Italia (ed in tutta una serie di altri stati) dove negli ultimi anni si è operato insanamente (e a mio avviso consapevolmente) affinché aumentassero le “differenze” e venisse gambizzato in particolar modo il ceto medio nonché le piccole e medie imprese offrendo come tornaconto un potere immenso a vantaggio di poche e grandi realtà che ora si trovano sole al comando. Il problema è che finché si tratta di sport, se non si considera per un attimo l’immensa filiera che c’è dietro, il massimo che può accadere è di annoiare il pubblico, ridurre lo spettacolo, deludere chi stava provando a fare un buon lavoro anche come team minore e rovinare nuove opportunità di investimento. Se invece ci spostiamo all’interno di uno stato le cose cambiano drasticamente dimensione e conseguenze ma il succo rimane il medesimo… i cittadini perdono motivazione, si riduce la partecipazione, si deludono le aspettative anche di chi si dava da fare per esserci e si rovinano le opportunità di investimento che coinvolgono numerose realtà a favore invece di pochi che potrebbero non rivelarsi particolarmente meritevoli, competenti e idonei.

Problema numero 2: Sapere cosa non va ed essere inermi

Si sa quindi cosa non funziona ma non si sa come aggiustarlo perchè se in uno sport come la formula uno fa paura il solo pensiero di andare avanti anche senza i grandi nomi che non ci stanno a “rinnovare” un mondo ottimizzato, sicuro ed estremamente orientato ormai da anni solo sulle loro esigenze, all’interno di uno stato le cose non sono poi così diverse e si teme terribilmente l’idea di andare avanti senza i soliti impegnandosi vivamente a ricostruire, sul serio, lo spazio vuoto che è stato lasciato tra il “minimo” ed il massimo. Compreso questo non è poi così inverosimile porre rimedio alla situazione, è sufficiente saper fare le opportune rinunce.

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La formula uno si adorna di strutture favolose, oggetti e ricchezze fuori dalla concezione umana
ma con il tempo ha lasciato che questo surclassasse l’aspetto più importante, l’agonismo.
La crisi non ha tardato ad arrivare. Oggi più che mai però la formula uno è diventata l’esempio
lampante dei meccanismi della crisi economica globale che sta distruggendo la “normalità”
di ciò che è intermedio e di ciò che è semplice.
Image’s copyright: www.abduzeedo.com

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La terza fase si compone del “Concept Verification Milestone” e del “Concept Approval Gateway”. Gli obiettivi chiave del Concept Verification Milestone, o CV Milestone, sono quelli di rivedere lo stato del prodotto e lo sviluppo di:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
approvazione del modello realizzato in argilla per iniziare la modellazione (A-Class) delle superfici.

L’obiettivo del Concept Approval Gateway, o CA Gateway, è quello di rivedere lo stato del prodotto e costruire la fiducia con il cliente fornendogli la prova che il prodotto soddisfa i suoi obiettivi:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
completamento della progettazione dell’ esterno/interno del veicolo,
raggiungimento di superfici ad elevata qualità ed efficienza (A-Class surface).

Il CA Gateway segna anche il punto di inizio di tutte le versioni di un prototipo e consente di richiedere ai fornitori il corretto approvigionamento di componenti e attrezzature utili a realizzare il prototipo stesso.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Modello d'argilla della Porsche 918

Image’s copyright: Porsche AG

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La seconda fase comprende il “Concept Initiation Gateway” ed il “Concept Direction Gateway”. Il Concept Initiation Gateway, o CI Gateway, ha l’obiettivo di riesaminare il prodotto e le esigenze del mercato tra cui:

revisione delle esigenze del cliente, del prodotto e del mercato;
revisione del Business Case;
definizione di ruoli e responsabilità;
revisione della tempistica del progetto proposto e del piano delle risorse richieste;
profili del finanziamento fino a compimento del programma.

Il Concept Direction Gateway, o CD Gateway, ha come obiettivo chiave quello di esaminare le opzioni che offrono una soluzione alle esigenze del prodotto e del cliente, tra cui:

business case;
progetto di tempi e risorse;
distinta base (ovvero l’insieme di tutti i componenti, sottocomponenti e materie prime necessarie);
budget di investimento per il progetto, le attrezzature e gli utensili necessari;
fattibilità tecnica di finanziamento relativa ad ogni opzione;
selezione di eventuali partners strategici (Strategic Engineering Partners – SEP’s) che sono necessari per sostenere lo sviluppo tecnologico.

Nell’immagine in basso un esempio semplificato di Bill of Material (in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms. Su un piano sono riportati tutti i componenti necessari a realizzare il prodotto. Questo permette di avere una panoramica di tutto il materiale che sarà necessario per arrivare al prodotto finito. In realtà tutti i componenti vengono catalogati in una distinta compilando la quale si descrivono tutte le caratteristiche intrinseche di ogni singola parte e/o materia prima.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Esempio semplificato di Distinta base - Bill of Material

Nell’immagine un esempio semplificato di Bill of Material
(in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms.
Image’s copyright: LEGO Group

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 1: Inizio | Start

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Hanno inizio i processi (si vedano i link correlati in basso) di Styling (si eseguono Sketches e Rendering), Vehicle Integration (si esamina il Product Profile), Supply Chain (si effettua il BoM Targets and Request for Quotations), Manufacturing (CDVR), Test and Development (si avvia il Benchmarking). Mentre il processo di Engineering partirà solo in un secondo momento, non appena stabilite le linee generali di ciò che si intende fare realmente, perché, come e per chi.

In una prima analisi, negli articoli di questa rubrica che seguiranno, osserveremo le fasi essenziali (1-7) e successivamente i processi che evolvono lungo le fasi essenziali (1-6). L’immagine riportata nel primo articolo “Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)” sarà fondamentale per comprendere visivamente come si incrociano fasi essenziali e processi. Una sorta di tabella a doppia entrata dove i vari step sono segmentati da linee temporali racchiude uno dei segreti fondamentali per ingegnerizzare un prodotto ed ottimizzare il suo processo produttivo evitando inutili sprechi e disagi da scarsa coordinazione.

Sketches: schizzi su carta o mediante tavoletta grafica a cura dei designers.
Rendering: generazione di un’immagine da un modello mediante software dedicati.
Product profile: mezzo di comunicazione tra reparto vendite, marketing e ingegneri.
BoM Targets: elenco di componenti, sottoassiemi, semilavorati e materie prime necessarie.
Request for quotations: si avanza una richiesta di offerta a fornitori per prodotti e servizi specifici.
CDVR: targets nominali e gamma di forma e finiture dell’interno e l’esterno del veicolo.
Benchmarking: analisi comparativa.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Sketch AUDI

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Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Questo articolo segue da:
Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

La matematica dimostra che se si chiede ad un campione di persone quante caramelle ci sono in un capiente barattolo di vetro a loro mostrato, solo pochissimi forniranno un numero prossimo alla realtà (in un esperimento condotto dal matematico Marcus du Satoy, solo 4 persone su 160 si sono avvicinate al reale numero di caramelle contenute nel barattolo, le altre hanno fornito cifre completamente strampalate, chi troppo basse, chi troppo alte) ma, inaspettatamente, andando a calcolare la media dei numeri ipotizzati dai partecipanti al test, si otterrà un numero decisamente molto vicino a quello reale (nell’esperimento citato, su un campione di 160 persone, la media restituiva il numero 4514,8 mentre il valore reale di caramelle contenute nel grande barattolo di vetro era 4510). Questo come a dimostrare che la folla “conosce la realtà” ma non il singolo individuo (the wisdom of the crowd, la saggezza della folla).

La matematica permette inoltre di fare cose pazzesche come ad esempio prevedere l’andamento dei mercati azionari applicandola debitamente ai commenti che la gente pubblica sui social network, oppure conoscere in anticipo quante persone verranno colpite dall’influenza semplicemente operando delle statistiche sulle parole prevalentemente ricercate da loro sui motori di ricerca. Si sostiene persino di riuscire a sapere in anticipo, sempre applicando opportunamente la matematica, quale automobile compreremo in futuro… prima ancora che noi la scegliamo.

Così legittimamente mi chiedo: “Siamo sicuri che è la folla che messa insieme conosce la realtà delle cose, oppure vale il contrario e si tratta invece di fenomeni perturbatori che convincono la massa a seguire determinate strade?”. Chi di voi ha visto il film “Australia” si sarà accorto come, in una scena, la mandria di bestiame, spaventata da un incendio doloso (fenomeno perturbatore) parta impazzita di corsa in direzione del burrone. Ebbene in effetti la mandria resta unita ed ogni capo di bestiame, nel panico, sceglie di seguire tutti gli altri invece di fare valutazioni proprie. Proprio come se sentisse che la scelta migliore sia quella di dover seguire la folla perchè la folla ha ragione, non il singolo.

Lo stesso del resto accade anche con le mode quando si cerca disperatamente di essere attuali “come gli altri” invece di valutare cosa ci sta bene indosso o meno. Sembra quasi un’operazione automatica, esce il nuovo giubbetto, il nuovo dispositivo digitale o lo speciale in tv sui tatuaggi ed ecco che di conseguenza molti…
A volte sembra che le nostre menti lascino larghi spazi vuoti in attesa di un segnale esterno da seguire. E’ la folla quindi che messa insieme conosce la realtà delle cose oppure vale il contrario ed un fenomeno perturbatore influenza la massa nel prendere una strada al termine della quale potrebbe non vedere la presenza di un burrone? Quale sistema di “supercomunicazione” può suggerire ai più di seguire la massa? Paure e timori? La realtà quotidianamente raccontata dai media? La realtà come la percepisce ognuno di noi? -E qui ritorna in loop la domanda: “La realtà come la percepiamo noi è frutto di influenze?”- L’ignoranza? -Non intesa come propria di un individuo non scolarizzato, bensì anche del laureato che a fatica analizza prospettive differenti da quelle che gli sono state insegnate- Messaggi camuffati? La memoria di un certo polimero organico detto DNA?*

*La cui reale presenza nell’acido desossiribonucleico è, al momento in cui scrivo, ancora da dimostrare scientificamente.

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Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

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e per attraversare il mondo dal deserto a Caponord)
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Elettronica, Meccatronica, Robotica, Automazione
(costruzione di dispositivi personalizzati per le più svariate esigenze)
Energie rinnovabili
(produzione, accumulo e gestione dell’energia)
Carpenteria metallica e lignea
(costruzione di supporti e dispositivi personalizzati per laboratori e attività professionali)
Biomedicale
(refrigerazione e trasporto campioni biologici)
Tempo libero e avventura
(tutti gli accessori di cui hai bisogno per viaggiare…)
Trasporti via terra, via mare e trasporti speciali
(dispositivi elettronici per veicoli commerciali, veicoli industriali, veicoli militari, veicoli di soccorso…)
Residenziale
(tecnologie per le abitazioni del futuro)

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione equipaggiamenti,
accessori, elettrodomestici, elettronica ed utility
per caravan, motorhome, camper barche, moto…

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di BICICLETTE ELETTRICHE su misura per il cliente
(eBike a basso costo ed elevata autonomia, fino a eBike
ad elevatissime prestazioni per impieghi speciali)

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Record del Mondo di Autonomia di una bicicletta elettrica ad elevate prestazioni studiata e prototipata in partnership con Ralph DTE

“580 km con una sola carica”

Progettazione e installazione IMPIANTI ENERGETICI stand alone con sistemi d’accumulo

Espressamente dedicati per uso residenziale, commerciale, imbarcazioni, veicoli ricreativi, veicoli speciali, mezzi pesanti, fuoristrada e le applicazioni più disparate…

LABORATORI di Ingegneria dedicati:

Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica, Materiali e Lavorazioni Meccaniche, Motori a combustione interna, Motori Elettrici, Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html