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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
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Conclusioni

La condivisione è utile, fondamentale, sostanziale se si desidera fare dei passi produttivi in un periodo storico come quello contemporaneo. Ma la condivisione e la partecipazione non andrebbero fatte con chi, ascoltandoti anche solo pochi minuti, da oggi stesso potrà realizzare la tua idea facendo a meno di te, modificando il giorno stesso linee di produzione, progetti già in cantiere e piani di impresa discussi costantemente dalle equipe proprie o da quelle di aziende partner tenute costantemente informate sulle novità.
Allo stesso modo la condivisione, la partecipazione e qualunque marchingegno n.0 (enne punto zero) che verrà, non andrebbero attuati con chi crea le condizioni per un suo successo in caso di esito positivo e di un tuo fallimento in caso di esito negativo. Se si rischia, si rischia insieme, si rischia alla pari e si divide equamente. E se non si rischia alla pari, perchè le condizioni sono differenti, chi più rischia più deve trarre beneficio e non il contrario. Non vedo altre vie anche perchè, dietro la trasparenza dell’onestà, è assai improbabile che possa nascondersi qualcos’altro. La condivisione è utile a realizzare un tuo progetto se la metti in atto con persone che hanno bisogno di te tanto quanto tu hai bisogno di loro (colleghi di studio in gamba, colleghi di lavoro fidati, conoscenti seri e affidabili che finanziano in piccolo le tue idee*, professionisti di spessore etico e formativo).

*In piccolo sì. Se hai bisogno di grossi budget per realizzare la tua idea è molto probabile che questa sia da rivedere. Le idee migliori sono quelle più semplici, si realizzano facilmente, costano relativamente poco (in relazione al settore di riferimento) e piacciono molto alla “folla”. Credete sia costato molto costruire il primo prototipo di valigia con le ruote (il primo trolley)?

E, come abbiamo scritto in diversi altri articoli sul tema, se non hai colleghi preparati a dovere o se non riesci a trovarli e preferisci procedere da solo ma necessiti comunque del contributo di terzi, di partecipazione, di condivisione di competenze, allora ricorda la buon vecchia regola di realizzare un progetto di 10 pezzi affidando la costruzione/lavorazione di ogni singolo pezzo a 10 diverse aziende che non siano collegate tra loro, che non si riuniscano dietro gli stessi tavoli e che non partecipino alle stesse attività (partnership). Inoltre ricorda di non dire, ad ognuno di loro, a cosa serve quel singolo pezzo, dove va montato e perchè. Ma questo richiederà una preparazione extra da parte tua, dovrai sapere bene come si realizza quel dato pezzo, che trattamenti richiede, che finiture, che materiali, che dimensionamenti… se poi non avrai il macchinario per realizzarlo, non sarà affatto un limite. A te infine il divertimento di assemblare le parti dando forma al tuo assieme e scoprire che, probabilmente, (per me è ormai routine) c’è sempre l’errore, l’incompatibilità, l’imprevisto, la novità, per cui qualcosa potrebbe necessitare una revisione, essere aggiornato o, addirittura, riprogettato. Ma, tranquillo, fa parte del gioco, del “tuo” gioco.

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Rubrica: Spunti

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Un pratico esempio concreto

Ho notato presso un’altra conferenza, sempre incentrata su temi quali brevetti, condivisione, partecipazione, partnership, startup, innovazione, fondi per la ricerca, ecc., come una delle oratrici, che faceva anche da moderatrice dell’incontro, continuasse a sottolineare di vedere facce nuove in sala e che aveva piacere che questi si presentassero. La prima volta mi è sembrato un invito cortese e professionale ma dopo diversi tentativi vani, ripetuti in più ore, non si sono contate più le volte in cui lo ha riportato all’attenzione, mostrando tra l’altro una certa ansia. La maggior parte dei presenti in sala aveva, giustamente, interessi verso le modalità di accesso ai fondi per le imprese innovative. L’oratrice conosceva praticamente tutte le principali figure in sala ma aveva un evidente fastidio nell’osservare che c’erano anche persone che ascoltavano tali modalità, nonché la conferenza in generale, senza raccontare le loro proposte, i loro progetti, i loro spunti ed i loro settori di competenza. Del resto si trattava di un incontro pubblico a porte aperte il cui scopo era “informare” circa le iniziative* a tema proposte dal nostro paese e dalla Comunità Europea.

*Personalizzate però secondo le modalità della “tale” associazione che nutriva il desiderio di realizzare anche la parte tecnica, non solo quella imprenditoriale, con gli “eventuali” innovatori aderenti. Eventuali innovatori che però preferivano semplicemente capire in modo chiaro come avere accesso esclusivamente al credito e mantenere riservato il loro know-how tecnico e tecnologico (considerato alla stregua dell’ingrediente segreto di un piatto di successo).

Quindi nulla di segreto, strategico, né in qualche modo riservato a pochi, nell’incontro in questione. Diversi quando hanno compreso che per accedere a quel tipo di credito, tramite la tale associazione, era necessario far realizzare ad altre aziende le proprie idee, o comunque mostrar loro un po’ troppi dettagli, semplicemente se ne sono andati con le proprie impressioni sull’evento senza dire a quale realtà appartenessero e quali idee avessero in cantiere.

Non commenterò questo terzo esempio perchè ho osservato in sala atteggiamenti che si valutano soggettivamente e sui quali posso sbagliare. Riflettete e traete da soli le vostre conslusioni; se ce la fate informatevi su eventi simili, partecipatevi, sondate, osservate se trovate somiglianze o meno, fate le vostre esperienze autonomamente senza che quello che penso io su questo caso vi influenzi oltre misura.

Continua…

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Quando la tua torta ha un aspetto invitante, tutti ne vorrebbero un pezzettino…
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Comunicazione per i lettori e novità!

Nuova piattaforma e nuovo hosting

Si avvisano i gentili lettori che da poche ore siamo finalmente online sul nuovo WordPress!!! Prima utilizzavamo la versione MU, versione con cui è nato questo Blog nel Giugno del 2008, ora utilizziamo la più recente 4.1 e non più in modalità Multi Utente. Inoltre siamo online tramite un nuovo fornitore di hosting che offre soluzioni per uso professionale; in poche parole non abbiamo più tutta una lunga serie di limitazioni cui eravamo soggetti fino a questo pomeriggio. Limitazioni che ci hanno creato non pochi problemi in questi anni sia nel gestire i nostri contenuti che nel trasferirli in quest’ultimo periodo… un’odissea che si è conclusa, anche questa volta, con l’apprendimento di numerose chicche e trucchetti da web designer “diy” di tutto rispetto 🙂

Operazioni impossibili ma possibili

Tanto per fare un esempio siamo riusciti a migrare in modo automatizzato 1300 articoli, più i relativi media, da un hosting all’altro, tra due versioni di WordPress non compatibili e, persino, senza un modulo ftp del primo hosting, anche se ci era stato detto che non era un’operazione possibile, che non c’erano i mezzi tecnici per farlo e che il primo fornitore del servizio proprio non sapeva come fare. E noi giù ad analizzare il codice e vedere cosa si poteva fare, tanto che alla fine… ci siamo riusciti (ora si tratta di aggiornare e revisionare alcuni articoli, con relative immagini, eventuali link interrotti, tag e categorie… qualche settimana ed anche questa operazione sarà conclusa).

Un passaggio per noi epocale

Si tratta di un passaggio epocale per noi in quanto, quando è nato questo Blog, non pensavamo minimamente quanto sarebbe cresciuto, che gradimento avrebbe riscosso, se sarebbe riuscito a raggiungere in particolar modo i visitatori del nostro target (come ci eravamo prefissati) ecc.. Così, e me ne assumo la responsabilità, io scelsi all’epoca un servizio estremamente semplice ed a buon mercato ma molto vincolante e inadatto per questo tipo di progetti. L’ideale per chi comincia con il web ed è a digiuno di tutto (parliamo di soli 6 anni e mezzo fa eppure a me sembra più di un secolo fa quando non sapevo nulla di blog, siti statici, dinamici, html, php, flash, seo, tag, programmazioni varie, codici, implementazioni, revisioni, aggiornamenti, strategie, piattaforme, plugin, widget…

L’aspetto grafico

L’aspetto grafico rimarrà pressoché il medesimo (è un mio pallino avere questo tema semplice, chiaro, snello e arzillo dove quello che conta più di ogni altra cosa è il contenuto e un contorno energico, vitale), quello che è cambiato non è visibile all’occhio ma… fidatevi c’è e già si sente. Quello che è cambiato è sotto il cofano 🙂
Ad ogni modo abbiamo in previsione un modifica nell’aspetto grafico (una sola ma d’effetto) che speriamo di riuscire ad implementare nel codice del template entro primavera e pochi altri dettagli di impaginazione, tanto per essere perfezionisti, che manterranno il tutto snello ed immediato.

Ci scusiamo anzitempo per i contenuti che devono essere revisionati.
Sarà tutto a posto in poche settimane.
Buona lettura, Raffaele Berardi.

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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
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Un pratico esempio concreto

Un simpaticone dall’aria accattivante, meglio se carismatico, potrebbe essere l’individuo adatto a raccontarvi qualche favola di troppo ad uno di quegli eventi che abbiamo introdotto in questa breve serie di articoli. Inizialmente potreste rimaner colpiti e riflettere interessati su quanto stia raccontando; successivamente potreste iniziare a nutrire qualche scetticismo. Dei fattori (ne parleremo debitamente in apposita sede) potrebbero farvi accendere una spia in testa, un segnale di allarme, di anomalia. Il tempo che intercorre tra il momento di attrazione verso il racconto ed il momento di repulsione (o di risveglio se vogliamo) varia da persona a persona. Alcuni addirittura non riescono a notare quando un’esperienza esposta può esser considerata veritiera o meno, oppure proprio non dispongono di strumenti utili di verifica. Al di là della credibilità dell’oratore, che si può scrutare durante il suo intervento, vi sono infatti: la possibilità di verificare fonti, la capacità di essersi creati a tempo debito dei contatti fidati che ci confermino se quanto ascoltato in conferenza corrisponda al vero o meno e tutta una serie di strumenti di cui si comincia a disporre quando le vostre collaborazioni iniziano ad estendersi, come nel nostro caso, a buona parte del mondo.

Il professionista che raccontava cose credibili ma non vere

Nello specifico il simpaticone che tra questi, in diversi anni, più mi ha colpito è stato un professionista operante nel settore edile che sosteneva di occuparsi di tantissime tecnologie fuorché di quelle destinate all’edilizia in quanto, diceva lui, quando andava dai suoi clienti si distraeva con la sua creatività inventando nuovi prodotti di cui costoro, diceva sempre lui, avrebbero potuto necessitare. Prodotti che sosteneva di realizzare puntualmente grazie ad enti, associazioni, intermediari vari presenti in sala il giorno della conferenza…
Vi dico subito perché ci stavo cascando anche io e poi vi racconto qualche ulteriore curioso dettaglio. Stava riuscendo a catturare la mia attenzione ed a farmi credere che la sua esperienza fosse reale per due semplici motivi, il primo, io mi sono rivisto in lui nel momento in cui sosteneva di saper fondere più tecnologie insieme (quindi una sorta di compatibilità con quella che è la vostra esperienza può, con molta probabilità, attrarvi); in secondo luogo il fatto che io sia riuscito a fare veramente ciò su cui lui (vedremo nel seguito) in realtà fantasticava, mi ha fatto semplicemente pensare che il racconto potesse essere vero perchè se ci sono riuscito io, cosa impedisce che ci riescano altri? Non cadremo mica nell’errore di sopravvalutarci?*

*Non si può aver la convinzione di esser gli unici ad aver avuto particolari intuizioni. Inoltre se ciò fosse realmente possibile sarebbe il monopolio assoluto in ogni attività. Invece il mondo è vario, la gente è varia, le situazioni si intrecciano con variegate trame e orditi ed è naturale che altri possano concepire logiche anche solo assomiglianti alle vostre.
Quindi se voi siete riusciti realmente nella vostra impresa, ed altri invece lo blaterano solo, il primo pensiero che può balenarvi, se siete salubri, è che sia quantomeno naturale e possibile che altri possano effettivamente aver fatto qualcosa di simile (ovviamente entro un certo limite).

Curiosi ulteriori dettagli

Interessato a quanto ascoltato dal professionista in sala, ma mai perfettamente certo fino alle dovute conferme, sono andato a verificare punto per punto la sua testimonianza. E’ venuto fuori che il tal professionista, guarda un po’, si occupa solo di edilizia e affatto d’altro; è venuto fuori che gli piacerebbe occuparsi d’altro ma non dispone delle competenze e della formazione necessaria; è venuto fuori che tra i suoi lavori ogni tanto propone dei prodotti che fanno scena ma che hanno nauseato la critica, pare infatti che abbia un debole per i monitor e che consideri tali prodotti come la tecnologia per eccellenza. In un suo progetto infatti ha dotato un’abitazione di qualcosa come 20 o 30 monitor sparsi per la casa al fine di avere informazioni sulla centrale domotica in ogni dove**. Chi ha visto da vicino il progetto ha affermato: “Quindi la casa del futuro sarebbe un luogo pieno di monitor?”. Ma soprattutto, cosa realmente preoccupante, è venuto fuori che lui non ha portato a termine alcuna invenzione, né tantomeno commercializzata tramite i riferimenti che stava promuovendo; tentava solo di dare impulso ad un atteggiamento, spronava (tramite testimonianze di elaborata fantasia) i presenti ad andare a raccontare le loro idee al tale ente, associazione o intermediario (come li abbiamo definiti nel primo articolo) affinché, a detta sua, coloro che avevano idee sarebbero stati in grado di realizzarle anche senza le competenze necessarie per farlo, grazie proprio ad una rete di aziende partner. Lui però non l’ha mai fatto ed il raccontare favole serviva probabilmente a far credere il contrario.

**Forse non si è accorto che non è necessario fare decine di tracce nei muri di casa trasformandola in una groviera, non è necessario realizzare complicati e costosi impianti elettrici, non è necessario aumentare i consumi energetici, il fastidio per gli occhi, spendere giornate a correggere l’illuminazione dei luoghi in cui sono presenti troppi monitor… Basta un semplice tablet (o un piccolo notebook) ed il wi-fi per portarsi tutte le info sulla centrale domotica in giro per casa e con una spesa irrisoria. Perdonate la mia severità ma anche io, che non contemplo allo spasmo i moderni gadget digitali di consumo, ne vedo la loro utilità quando realmente servono.

Un umile consiglio

Ogni giorno miliardi di persone su questo pianeta hanno idee. Se anche solo una parte di loro potesse realmente realizzarle senza competenze, sarebbe il caos. Come si possono all’origine concepire prodotti per il grande pubblico, magari piuttosto complessi e articolati, senza competenze? Fintantoché l’oggetto è pratico e semplice*** allora è sufficiente la propria esperienza e un’intuizione, ma quando si tratta di concepire sin dall’inizio qualcosa che richiede pratica sul campo, conoscenza dei potenziali utenti, convenienza di produzione, tecniche di produzione esistenti e future, tecniche alternative che si possono adottare sperimentando con numerosi test, prototipi, il funzionamento di un hardware sofisticato, ecc., come si fa ad aver così tante cose chiare senza disporre di competenze? Come si può finire con il ricavarne un profitto se si è studiato nulla e si è fornito solo uno spunto affinché terzi, già attrezzati e formati, procedessero con l’operazione a loro “ragionevole” vantaggio?

***Mi viene sempre in mente l’esempio del trolley in quanto trattasi del genere di invenzione che si fa da soli senza particolari competenze ma, attenzione, anche senza rivolgersi ad altri… è sufficiente che colleghi “da solo” le ruote ad una valigia, completi il prototipo e lo brevetti. Fine della storia. Ma quante volte è così semplice?

Pretendete la formazione prima di tutto

Se invece si acquisiscono le competenze ecco che la vostra figura diventa di rilievo all’interno dell’intera operazione, ecco che siete voi a condurre, a decidere a chi affidarvi, a scegliere i vostri collaboratori, a rischiare ed a trarre benefici in caso di successo. Non svendete troppo facilmente idee vostre, frutto delle vostre sinapsi e della vostra genialità, a chi vi userà per accrescere il proprio prestigio; perchè costui sarebbe in realtà legittimato a farlo (è tutto legale) mentre voi sareste semplicemente coloro che non hanno avuto sufficiente formazione né competenze. Pretendete di essere formati, fate qualche sforzo in più, sacrificatevi; è quello che faccio io ogni giorno per realizzare le mie idee e… molte volte non basta, molte volte è necessario applicarsi anche di più dell’umano per provare soddisfazioni fuori dal consueto.

Continua…

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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
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Un pratico esempio concreto

Facciamo un esempio chiaro cosicché tutti possano capire anche nel caso sia sfuggita qualche sfumatura presente nel primo articolo. Ammettiamo che io debba costruire un meccanismo e che per farlo necessito di due lavorazioni meccaniche. Se dispongo di un macchinario per eseguirne una sola, posso ad esempio chiedere la collaborazione ad un’altra azienda per effettuare la seconda lavorazione anziché spendere cifre enormi per l’acquisto di un altro macchinario che magari mi servirà solo per un breve periodo. Ma questo non ha nulla a che fare con l’andare da un ente, un’associazione, un intermediario di varia natura che si occupa di impresa, tutoraggi, fondi per gli innovatori, e spifferare come è concepito, come funziona e cosa devo fare con quel preciso pezzo meccanico perchè mi viene detto che loro potrebbero farlo per me con le aziende che conoscono. Non è questa la loro competenza, al mio progetto penso io, al tuo progetto pensa tu, a bandi, formazione, finanziamenti, informazioni e aggiornamenti… ci pensano “anche” loro.

Un sottile confine

Raccontare ai quattro venti le “idee”, dando modo a talune realtà del tipo sopra accennato (ed ai loro partner che le possono mettere in pratica in tempi molto rapidi) di vantare un successo immeritato, fa sì che esse continuino ad accrescere il loro prestigio (ed il loro “brand”) con l’altrui genio, nonché a ricevere fondi destinati a ricerca, imprese innovative, giovani imprenditori ecc. in corsia preferenziale. Il confine di simili situazioni, come ho scritto nel precedente articolo, è sempre estremamente sottile perchè, se ci spostiamo di un solo micron entro i limiti, tutto prende un senso differente e diventa costruttivo. Infatti se tali realtà puntassero ad ottenere fondi per gli innovatori grazie proprio al “successo raggiungibile e consolidabile dagli innovatori stessi”, ecco che i primi potrebbero elogiarsi come scopritori di talenti (traendone i legittimi profitti), e quindi risultare meritevoli esclusivamente nel loro campo (ovvero senza sbirciare in progetti d’altri) e nella gestione trasparente di fondi, mentre i secondi potrebbero farsi strada e diventare conosciuti nel mondo per il “proprio” talento esattamente come hanno fatto a suo tempo i loro predecessori che oggi invece invocano la “condivisione” e la “partecipazione” sovente a sproposito.

Attenzione alle dottrine…

Si tratta di spropositi sui quali porre molta attenzione in quanto, una volta “indottrinati”, potremmo iniziare a convincerci sempre più che rappresentino la strada del futuro. A mio avviso invece rappresentano la strada verso la miseria più totale ed il decadimento di una collettività non più composta da soggetti riconosciuti come importanti ingranaggi chiave, ma visti più che altro come materia prima da sfruttare in qualità di carburante grezzo nell’ingombrante macchina dell’avidità. Del resto un noto dittatore italiano diceva: “Una menzogna è una menzogna finché la si esprime con timidezza; rimane una menzogna se si ripete cento volte; ma diviene verità quando si ripete mille volte”.

Quei rimbalzi che smorzano la sensazione di scetticismo

Questa riflessione ci porta ad intuire che potremmo credere praticamente a tutto se martellati. E se aumentano le realtà che, dietro convenienze a me sconosciute, confermano la tesi della condivisione scriteriata, se a ribadirlo iniziano ad essere sempre più organismi, templi dell’istruzione, pseudoimprenditori di facciata che portano testimonianze carismatiche ma, ahimé molto elaborate rispetto alla realtà (ho avuto modo proprio di recente di scoprire e verificare una curiosa falsa testimonianza che riporterò nel seguito di questa rubrica), ecco che allora possono cadere i nostri canoni e possiamo convincerci, indeboliti, che la nostra realtà sia sbagliata e che dobbiamo procedere con la folla senza valutare in che modo questo è realmente prolifico, perchè ed in quali casi farlo, quando è il momento di condividere una parte del nostro progetto e con quali compagnie.

Gli italiani sopra i 30 anni sono tendenzialmente più scaltri

Devo dire però che fortunatamente questo sistema di “assorbire legalmente altrui idee” con rischi per l’ideatore e vantaggi per lo sfruttatore, non sta funzionando come sperato dagli opportunisti. Specie alle conferenze alle quali ho preso parte di recente, la stragrande maggioranza dei partecipanti si è dimostrata estremamente scettica verso questi metodi da incantatori e promettitori di chissà cosa (la stragrande maggioranza però non aveva un’età inferiore ai 30 anni, anzi, spesso compresa tra i 30 ed i 45-50 anni, quindi i rischi sono molto alti proprio per i neodiplomati, i laureandi ed i neolaureati). Per fortuna gli italiani sono molto scaltri, la sanno lunga e credono sempre meno ai colori luccicanti. Li osservano come dei bambini per pochi secondi, pensano a quanto sarebbe bello se fossero veri e poi, grazie alle esperienze passate, si svegliano nel giro di pochi istanti e tornano alla sobria realtà (cosa ben più difficile da fare per un/a ragazzo/a senza esperienze).

Ostentare la ragione? Questione di nonchalance!

Ho notato curiosamente come, intervenendo ad una conferenza sul tema, ed esponendo in piena grazia e cordialità degli scetticismi, mi sia stata tolta la parola da un oratore che ha chiuso il mio discorso con un sorriso tenue, quasi compassionevole, avvolto da leggiadra nonchalance, ignorando nettamente il mio intervento e proseguendo per la tangente come più risultava conveniente al fine di evitare ogni rumore sulla mia riflessione. Avete presente quando vi cade dalle mani un oggetto che rimbalza rumorosamente e che, già dopo il primo tocco, chi vi sta accanto prende al balzo prontamente per non udire tutti gli altri rimbalzi? Ecco, è successo, né più né meno, questo. Gli altri ospiti, però, sono voluti tornare sul tema per sostenere la mia tesi che in realtà sentivano essere viva anche in loro ormai da tempo. Ho apprezzato molto al termine della conferenza che diversi imprenditori che partecipavano non da testimoni di fantasie ma da uditori, si siano recati da me per esprimere la loro solidale “condivisione” verso quanto affermavo e sottolineando che anche loro avevano colto certe sfumature.

Un incoraggiante e graduale abbandono dell’omertà

Meno male va… una cosa che finisce bene nonostante l’omertà che solitamente dilaga in questi casi ove, una volta, ero abituato a vedere persone che si facevano i fatti loro, stavano zitte per paura di andare incontro anche a minime scomodità e lasciavano che gli altri inermi, che non potevano sapere se quanto trattato fosse vero o falso, credessero in base a valutazioni di tipo carismatico, simpatie e suggestioni.

Continua…

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Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi
Chi ti dirà di condividere?

Gli stessi uomini attualmente “gravitanti” attorno ad aziende che in passato hanno avuto fortuna grazie al genio di una persona la quale, singolarmente o con un piccolo team di fidati, è riuscita a realizzare i propri progetti*, oggi ti diranno che c’è bisogno della folla (crowd), della partecipazione e della condivisione di idee perchè da solo non puoi far nulla. Gli stessi che oggi sono forti per aver fatto l’esatto opposto. Gli stessi che oggi sono carenti di idee e vedono spegnersi aziende che hanno fatto il loro tempo ed hanno bisogno che tu fornisca nuova linfa con un modo semplice, regolare, legale e legittimato dalle tendenze in voga sul web. Gli stessi che non vogliono assumere i giovani ma che senza di essi sono inermi perchè, nonostante costose consulenze, non sanno come è cambiato il mondo e non riescono ad interpretarlo perchè il cervello è rimasto lì, agli anni ‘50, ‘60, ‘70, ‘80…

*Cambiando nettamente il proprio percorso di vita.

Condividere, a quali condizioni?

Così aumentano rovinosamente i casi di chi si prende il tuo profitto se la tua idea ha successo (del resto, se hai seguito iter standardizzati, non hai ottenuto quel tipo di successo con i tuoi mezzi; l’istruzione che hai ricevuto non ti diceva come fare**, eh…) e ti chiede di pagare di tasca tua (magari perdendo una proprietà, la casa, o ciò che hai offerto come garanzia, in ogni caso la tua vita decente) se il successo non arriva. Bella la condivisione così!
Mi riferisco in particolar modo a quelle realtà di connubio tra studenti universitari e particolari aziende che vivono troppo di immagine e poco di sostanza, tra giovani studenti/imprenditori e certi tipi di incubatori che purtroppo raccontano vere e proprie favole, tra giovani studenti/imprenditori e realtà che fanno da tramite per l’ottenimento di finanziamenti, fondi perduti e sostegni vari (destinati a chi vuole contribuire con le sue idee ad innovare il nostro paese) ma vogliono in cambio i progetti dettagliati dei tuoi prodotti e dei concept (cosa che nessuno ti chiede quando trovi realtà davvero serie e professionali che ti sostengono o se sei preparato e sai come si accede direttamente a questo tipo di sostegni economici destinati alla ricerca ed all’innovazione).
Di tanto in tanto le realtà, per così dire… non lineari, si uniscono e generano un evento il cui manifesto d’attrazione è ricco di parole importanti dense di significati accattivanti ma le quali, dietro opportune analisi, approfondimenti e accertamenti, vanno poi a ridursi in una povera fievole essenza che evaporerà di lì a poco.

**Al di là del fatto che comunque non vi è un manuale seguendo il quale si riesce nelle proprie idee ed al di là del fatto che viene lasciato poco spazio al genio creativo dei giovani italiani, è importante che l’istruzione fornisca di volta in volta anche gli strumenti extra richiesti da coloro che partoriscono costantemente particolari idee.

Eventi ambigui

Così potresti ritrovarti, come mi è accaduto di recente, ad un evento al quale eri andato per imparare “come si fa” (ad es. nuove frontiere sui brevetti, strategie e metodologie di brevetto) e dove invece vedi oratori che sondano proposte e idee di chi, ingenuamente, non si rende conto di che leggerezza sta commettendo davanti a professionisti presenti, per conto delle aziende in cui lavorano, a prendere freneticamente appunti. Potresti vedere idee prese, stese, spanse, girate e rigirate, pressate, riformate e date in assaggio a tutti come fossero l’impasto di una prelibatezza. E tra coloro presenti in sala… chi dispone già di strumenti, personale, strutture, collegamenti, ecc., utili per cucinare rapidamente il nuovo gustoso manicaretto del momento?
Inoltre è sconfortante vedere esempi di idee scaturite da giovani brillanti ed elaborate da dinosauri, essere infine messe in mostra su brochure con numerosi loghi in evidenza che si fregiano di esser stati autori di innovazione (casomai “portatori”, “mediani”, “tramite”…), ma del cuoco, unico vero innovatore, prioprio non v’è traccia se non uno pseudonimo sconosciuto che nessuno noterà accanto a dei giganti e che potrebbe ben presto sparire perchè molte start-up, ahimé, hanno vita breve. Così il piccolo studente/giovane imprenditore (il cuoco) che nessuno conosceva prima e che solamente qualcuno conoscerà dopo (del resto quei loghi sul depliant faranno sempre pensare prima ad altre realtà che ad un perfetto signor nessuno -siamo tutti troppo parte dei complessi sistemi di immagine e suggestione moderna-) otterrà quisquillie in cambio di un aumento vertiginoso di prestigio per coloro che di vera innovazione non sanno proprio nulla e, con molta probabilità, non ne hanno mai capito nulla. Essere furbi è ben diverso da essere intelligenti, molti confondono i due significati ma vi esorto a sfogliare un buon dizionario della prestigiosa lingua italiana.

Oltre l’assurdo, pagare per lavorare

Davvero un’idea geniale se si pensa che si è riusciti negli ultimi dieci anni e più ad indurre tramite il web la gente a condividere***, volenti o nolenti, informazioni preziosissime gratuitamente. Sovente anche peggio di gratuitamente. Peggio del lavorare gratis esiste infatti il lavorare a pagamento o, come potremmo dire oggi, con piccoli costi aggiuntivi. Hai offerto la tua opinione ad esempio su un paio di scarpe? Ci hai speso del tempo? Quest’opinione è stata utile per produrre un migliore modello di scarpe? Ora ti piacciono di più e le acquisterai? Benissimo, stai pagando un prodotto per il quale sei stato tu a fornire la soluzione ad un problema. Hai pagato la soluzione che hai offerto invece di essere ripagato per il tuo contributo. Non ti sembra esserci qualche dislivello? Questo è solo un banale esempio di un mondo molto più articolato al quale, in misura diversa, partecipiamo tutti anche solo accendendo un gingillo elettronico.

*** Se anche pensi di non averle fornite ma disponi di un account su qualche social network o di sistemi di statistiche e benchmarking web, cloud, app per smartphone e tablet… fidati che di “dati ne hai dati”.

Condivisione chiara

Tutt’altro è il discorso per coloro che hanno realizzato progetti in “CrowdSourcing non necessariamente volontario” o, persino, mediante il CrowdFunding) dicendolo chiaramente fin dall’inizio. I partecipanti mettevano il loro genio creativo, il loro contributo conoscitivo o un piccolo sostegno economico, sapendo fin dall’inizio cosa si era chiamati a fare e dove si voleva andare a parare con la tale idea. Questo non può essere equiparato, come vi scrivevo poco prima, ad aziende che, con artificiosi giri di conferenze, scrivono sui manifesti che promuovono i loro eventi, paroloni interessanti che attirano i giovani che vogliono imparare, e poi alla fin fine chiedono a te se hai qualche idea e ti esortano a condividerla cercando di metterti soggezione con la scusa: “Tanto da soli oggi non si può far nulla, ci vuole collaborazione!”. Sì è vero ci vuole collaborazione… ma i confini dei significati delle espressioni e delle parole in esse contenute sono sempre molto sottili e le leggi (che tutelano chi le conosce bene) sono letteralmente affilate. Nel seguito di questo articolo chiariamo quali sono questi confini, starà poi a voi decidere, essere strateghi, circondarvi delle persone giuste, saper uscire fuori dal coro… : -)

Continua…

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La quinta fase comprende il “Final Approval Gateway” ed il “Validation Prototype Releases”. Per Final Approval Gateway si intende la rassegna in cui vengono completate una serie di prove critiche dei prototipi (Crash, PAVE, ecc.). Tali prove permettono di valutare lo stato della progettazione prima di effettuare ingenti investimenti. La rassegna comprende l’analisi, il controllo e la rivisitazione degli aspetti legati a:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti, fino al momento attuale, dalla costruzione e dal collaudo del prototipo,
riesame delle azioni intraprese per risolvere i problemi identificati,
revisione della disponibilità delle parti di pre-produzione,
revisione dello stato della costruzione,
revisione del Manufacturing Plan Status per la validazione della costruzione del prototipo.

Il Validation Prototype Releases fa riferimento invece al punto in cui il team di sviluppo rilascia i prodotti richiesti completamente ultimati al fine di dar il via definitivo all’acquisto dei componenti ed alle attività di costruzione per la produzione di massa.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Crash test

Image’s copyright: Daimler AG

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito
Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La quarta fase si sviluppa attorno all’ “Evalutation Prototype Releases” ad al “Design Quality Confirmation Milestone”. L’EP Releases fa riferimento al punto in cui il team di sviluppo rilascia i prototipi richiesti completamente ultimati al fine di dar via all’acquisto dei componenti ed alle attività di costruzione. In concomitanza con il completamento del primo prototipo di valutazione (EP Releases) il Design Quality Confirmation Milestone pone in evidenza fondamentali aspetti che sono oggetto di accurate analisi e successive revisioni, tali aspetti sono:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti fino al momento attuale,
revisione di test, sviluppo e validazione del programma,
riesame delle azioni intraprese per risolvere eventuali problemi individuati.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Ingegneria di prodotto

Image’s copyright: Lotus cars

Frigoriferi portatili per camion e veicoli commerciali – Berardi Store

Berardi Store

BerardiStore

Vendita Assistenza Ricambi Installazione
prodotti
Electrolux Dometic Waeco DEFA
per la CASA, il CAMPER, la NAUTICA e per applicazioni PROFESSIONALI

E ancora:
Condaria, Cruisair, Marine Air Systems, Sealand
Cramer, Mobicool, Origo, Smev
AEG, Grand Cuisine, Frigidaire, Rex, Zanussi, Zoppas
LOFRA, ITEM…

Elettronica Meccatronica Elettrodomestici Utility Hi Tech
per la Casa, il Camper, la Nautica
e
Professional per i settori indicati di seguito:

Alberghiero, ristorazione e catering
(frigoriferi, cantine vini, armadi climatizzati, frigo container…)

Automotive & Automotive alternativo
(sensori di parcheggio, impianti telecamere di retromarcia, sistemi di cruise control, sistemi di preriscaldamento dei motori e degli abitacoli… prototipi di biciclette elettriche, moto elettriche, Formula SAE elettriche ed ibride…)
Veicoli speciali
(allestimento fuoristrada, furgoni, camion, moto per impieghi speciali
e per attraversare il mondo dal deserto a Caponord)
Stazioni di ricarica Aria Condizionata
(per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri)
Elettronica, Meccatronica, Robotica, Automazione
(costruzione di dispositivi personalizzati per le più svariate esigenze)
Energie rinnovabili
(produzione, accumulo e gestione dell’energia)
Carpenteria metallica e lignea
(costruzione di supporti e dispositivi personalizzati per laboratori e attività professionali)
Biomedicale
(refrigerazione e trasporto campioni biologici)
Tempo libero e avventura
(tutti gli accessori di cui hai bisogno per viaggiare…)
Trasporti via terra, via mare e trasporti speciali
(dispositivi elettronici per veicoli commerciali, veicoli industriali, veicoli militari, veicoli di soccorso…)
Residenziale
(tecnologie per le abitazioni del futuro)

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione equipaggiamenti,
accessori, elettrodomestici, elettronica ed utility
per caravan, motorhome, camper barche, moto…

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di BICICLETTE ELETTRICHE su misura per il cliente
(eBike a basso costo ed elevata autonomia, fino a eBike
ad elevatissime prestazioni per impieghi speciali)

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Record del Mondo di Autonomia di una bicicletta elettrica ad elevate prestazioni studiata e prototipata in partnership con Ralph DTE

“580 km con una sola carica”

Progettazione e installazione IMPIANTI ENERGETICI stand alone con sistemi d’accumulo

Espressamente dedicati per uso residenziale, commerciale, imbarcazioni, veicoli ricreativi, veicoli speciali, mezzi pesanti, fuoristrada e le applicazioni più disparate…

LABORATORI di Ingegneria dedicati:

Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica, Materiali e Lavorazioni Meccaniche, Motori a combustione interna, Motori Elettrici, Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html