La rotazione del motore può indurre una sbandata in staccata?

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Se si stacca energicamente e si scalano repentinamente le marce, l’elevato regime di rotazione del motore può generare forze che inducono un testacoda?
Risponendo a: Stefano

Stefano scrive: Fra le numerose forze che agiscono sul veicolo (peso, forza centrifuga, forze di spinta delle ruote motrici, ecc…) debbono essere annoverate anche quelle indotte dalla rotazione del motore. Chiunque può facilmente rendersi conto che esse esistono, sol che esegua questo facile esperimento. Si prende una vettura con elevata potenza e motore longitudinale, ferma su un pavimento perfettamente piano. Si avvia il motore e si pone il cambio in folle. A questo punto si accelera fino a fondo corsa. La vettura compie un movimento di rollio. Tale rollio si manifesta secondo un senso di rotazione opposto rispetto a quello del motore. Tale effetto determina una compressione degli ammortizzatori e delle molle sul lato della vettura soggetto al caricamento ed un fenomeno opposto sull’altro lato. Di conseguenza si ha un movimento di tutte le sospensioni e, per effetto del movimento delle sospensioni, la variazione degli angoli assunti dal piano longitudinale delle ruote rispetto al pavimento. Immaginiamo adesso una vettura che procede lungo una traiettoria rettilinea su una strada piana. Ad un certo momento il pilota, sempre mantenendo lo sterzo dritto, frena con forza e scala le marce. Il fenomeno di cui sopra, ossia la variazione dell’angolazione del piano delle ruote anteriori, può determinare forze orientate lungo una direzione inclinata rispetto alla traiettoria rettilinea, tali da disallineare il corpo vettura rispetto alla sua traiettoria dritta e da indurre un testacoda? Ho formulato questa ipotesi in seguito all’osservazione di vari testacoda compiuti da vetture in fase di staccata, prima però che il pilota iniziasse a ruotare il volante. Infatti, il testacoda che avviene quando la vettura marcia lungo una traiettoria curvilinea, ha varie spiegazioni, ben note a tutti. Il fenomeno che ho descritto, invece, mi pare difficilmente spiegabile altrimenti.

Quando una vettura da corsa procede lungo un rettilineo a forte velocità e poi si appresta alla staccata ed all’ingresso in curva, alle volte può perdere il suo equilibrio ed entrare in testacoda (come si può osservare guardando le gare). Questo fenomeno però non è influenzato dalla rotazione del motore, bensì dai trasferimenti di carico o dalle differenze di motricità che possono innescarsi a seguito di vari fenomeni.

Un sobbalzo, difficilmente visibile tramite le telecamere, può portare ad una perdita di contatto di una o più ruote inducendo uno squilibrio considerevole che può terminare o meno in un testacoda a seconda di come il pilota sta agendo sui comandi. In altri casi è il pilota stesso a commettere l’errore, in un momento di particolare stress, frenando nel momento sbagliato (basta un decimo di secondo di ritardo) ed iniziando quindi la sterzata mentre la pressione sul freno è ancora troppo elevata. Il fenomeno può indurre un testacoda o una sbandata di diversa entità a seconda dei fattori in gioco (setup, trasferimenti di carico, forze agenti sul veicolo in quel dato istante, reazioni del pilota, risposta del veicolo) e del settore del tracciato (pendenze, asfalto, geometrie del percorso). L’angolo di sterzata, il carico presente su ogni pneumatico, il settaggio delle sospensioni e la presenza di eventuale sporco o imperfezioni sul tracciato giocano un ruolo determinante affinché un sobbalzo si trasformi in una sbandata o, nel peggiore dei casi, in un testacoda.

Quando la vettura è ferma al box e vengono impresse forti accelerazioni a folle si avvertono in effetti delle piccolissime variazioni dei valori rilevati dai giroscopi di bordo (collegati alla telemetria). Ovviamente le accelerazioni cui è soggetto il manovellismo con la vettura ferma in folle ai box sono maggiori rispetto a quelle subite dallo stesso in gara. Questo perchè con la vettura in folle il motore non è chiamato ad affrontare alcun carico (detto volgarmente, va a vuoto). Nonostante ciò tale fenomeno è di un’entità talmente contenuta che non può comportare significativi movimenti delle sospensioni. Per di più quando la vettura si muove in velocità il discorso cambia nettamente. Le forze che agiscono sul veicolo da corsa durante un rettilineo sono talmente elevate (effetto inerziale) che la rotazione del motore è considerata trascurabile.

I motori ad elevate prestazioni, ad esempio quelli da F1, sono oltremodo equilibrati fin dal principio grazie agli schemi scelti per la disposizione dei cilindri. Le forze di massa libere date dal moto alterno di bielle, pistoni e spinotti tenderanno ad annullare il loro effetto reciprocamente. Laddove un motore presenti invece degli squilibri importanti nella rotazione del suo manovellismo, viene dotato di contralberi di equilibratura che ne annullano, o riduco al minimo, gli effetti.

Se anche venisse rimosso un eventuale contralbero di equilibratura, gli squilibri indotti dal movimento delle masse alterne, e da quelle in pura rotazione, non riuscirebbero a provocare un testacoda in frenata per effetto della scalata. Se così fosse significherebbe che l’equilibrio della vettura è sempre e costantemente precario. Le masse in gioco nel manovellismo, nonostante siano fortemente accelerate in motori che raggiungono elevati regimi di rotazione, non hanno il potere di innescare un testacoda.

Il regime di rotazione può essere imputato come causa di un eventuale sbandata o, al limite, testacoda, solo per ragioni legate alla variazione repentina di coppia motrice disponibile alle ruote posteriori, ad esempio in caso di problemi connessi con la gestione elettronica (controllo di trazione, differenziale elettronico, azionamenti del cambio, antispin, torque vectoring brake, ecc.).

Quindi ricapitolando l’auto da corsa che apprestandosi all’ingresso in curva entra in testa coda può trovarsi in una simile situazione prevalentemente a causa di:

Trasferimenti di carico anomali difficilmente osservabili e valutabili in tv.
Una sconnessione sull’asfalto che produce importanti sobbalzi e perdita di aderenza.
Un’errata azione sui comandi da parte del pilota.
Una fascia di asfalto che offre differente grip alle ruote da un lato della vettura.
L’appoggio delle ruote, solo da un lato (anche solo per una piccola porzione) su erba o bagnato.
Problemi di gestione elettronica.

Sbandata in staccata

Nell’immagine una simulazione eseguita poggiando una minima porzione dei pneumatici del lato
destro del veicolo sull’erba mentre si agisce con vigore sui freni. Il medesimo fenomeno si verifica
anche a seguito di problemi di elettronica nella gestione della trasmissione o a causa della
presenza di sconnessioni sull’asfalto.

I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare? – Parte terza

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Se vogliamo compiere un piccolo sforzo, per effettuare un ragionamento inconsueto, possiamo associare due fenomeni considerati agli antipodi, il calcio e l’istruzione. Cos’hanno in comune? Entrambi, all’origine, costano poco, pochissimo anche se sono stati trasformati in fenomeni ultracostosi e complessi. In molti paesi del mondo si gioca a calcio con il proprio corpo e un oggetto di forma raccolta, una lattina ad esempio. Meno di un centesimo per divertirsi intensamente e con grande passione. Lo studio, non quello noioso e obsoleto spesso evitato dai più giovani (perchè mal presentato e organizzato attraverso i canali formativi), richiede personale di buona volontà. Persone che abbiano il desiderio ardito di tramandare conoscenze mediante semplici strumenti, lezioni orali, libri, laboratori, aule, fino ad arrivare ai grandi sforzi di ricerca universitaria per i quali anche grandi cifre sono sempre ben spese e restituiscono molto più di quanto investito (il bello della ricerca è che persino un risultato negativo viene considerato un risultato utile per effettuare deduzioni utili ad intraprendere nuove strade). Ebbene il calcio e l’istruzione, sebbene siano fenomeni decisamente diversi, hanno in comune una grande economicità di base ed un grande giro d’affari e di interessi costruito intorno che li rende distanti dalle persone normali. Sport e cultura, entrambi fondamentali per l’uomo, entrambi distanti anni luce dalla gente normale.

Nemmeno il “Mens sana in corpore sano” sembra più un diritto imprescindibile, intoccabile, inequivocabile. E tutto questo perchè la storia si dimentica (o si modifica) facilmente. Non sappiamo cosa c’è stato prima, non sappiamo come funzionava prima, non sappiamo cosa si aveva quando non c’eravamo. Però magari conosciamo il capitolo di storia utile per l’interrogazione a scuola che altro non è che un contorno sempre più distante dalla dieta sana ed equilibrata di cui necessitano realmente i giovani che devono, o dovrebbero, diventare il futuro di una nazione (a tal proposito vedi ad esempio l’articolo: “I tre assiomi dell’economia di mercato“).

In conclusione, proprio dai più giovani, se hanno letto fino in fondo, mi aspetto una critica, una provocazione, un’espressione scettica nei confronti di questi miei articoli sugli aspetti psicologici ed i comportamenti della società che probabilmente essi ritengono si abbinino male a temi più accattivanti quali le tecnologie, i motori, l’energia, il futuro…
Così ribatto immediatamente e bonariamente con un’espressione dai toni pacati: “Ma voi davvero pensate di riuscire a realizzare i vostri sogni, magari lavorativi, solo attingendo ad informazioni pure e monotematiche ad esempio sempre esclusivamente sui motori? Se non sapete cosa sta accadendo realmente attorno a voi in questo momento, come pensate di realizzare le vostre idee? Senza quello che io chiamo “il contorno” è presoché impossibile raggiungere uno scopo, puoi sapere (o pensare di sapere) tutto ad esempio sui motori, ma se non ti stai interessando ai problemi che ti circondano (vedi le note sotto), quando proverai ad aprire la tua speciale officina e incontrerai le prime difficoltà, rischierai molto facilmente di abbandonare il tuo progetto convivendo con un’amara rinuncia”.

Note

Interessarsi ai problemi che ci circondano significa andare a fondo sulle cose cercando di capirne i perchè e la logica che vi ruota intorno, i meccanismi che regolano fenomeni abituali oppure ostili, evitando il più possibile i metodi di informazione comodi e cercando invece di osservare ciò che ci circonda con i propri occhi, operando proprie riflessioni e indagando con la propria testa attraverso i canali di informazione che ci si saprà creare da soli. Infine cercando di evitare di dare sempre giudizi sulle cose perchè ciò che ti si presenta per prima, spesso, è solo un’apparenza che può trasformarsi in un jingle martellante nella tua testa.

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Problemi intergenerazionali di comunicazione
I tre assiomi dell’economia di mercato

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I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare? – Parte seconda

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Una parte non trascurabile di giovani oggi abbandona un impegno alla prima difficoltà; non finisce quello che inizia; scappa se fallisce; non prova interesse nello scoprire cosa ha causato errori, malfunzionamenti, insucessi, risultati parziali o comunque non completamente corretti né soddisfacenti. Per reazione compensativa poi, ci sono quelli che alle loro idee ci credono, si mettono in gioco, si impegnano nel portare avanti una causa, anche se spesso vivono l’amarezza di non aver raggiunto l’obiettivo desiderato. Pure questo tipo di giovani potrebbe ottenere poco, però almeno ha tentato, ha scoperto, ha maturato… ha vissuto. Come deve essere quindi un giovane oggi e cosa deve avere per riuscire almeno ad intravedere una possibilità di cambiamento? Secondo me alla base vi è un problema che possiamo illustrare parallelamente con un esempio.

I giovani d’oggi hanno la sfortuna di non conoscere cosa significhi la qualità, non hanno mai avuto abiti realizzati con tessuti validi ad un prezzo corretto, non hanno mai visto oggetti di qualità perchè oggi quegli oggetti di buona fattura che una volta era normale possedere sono diventati rari e costosi (oggi si comprano più frequentemente cose molto scadenti). I giovani d’oggi non hanno mai visto cosa significa acquistare un prodotto in un negozio di fiducia, adorano fare acquisti nelle grandi superfici o su siti web poco etici. Alcuni sperano addirittura di trovare lavoro come commessi, venditori, impiegati, ecc., proprio presso chi è causa dello spopolamento dei negozi e negozietti dei centri urbani (con decadimento annesso). Ma non lo sanno. Non lo sanno quanto erano amati quei negozietti, quanto erano utili, quali effetti positivi procuravano sulla salute di una città. Per fortuna è poi arrivato internet in tutte le case ed anche chi ha distrutto la civiltà del centro urbano è stato a sua volta distrutto conoscendo una crisi massacrante (tocca a tutti prima o poi). Ma l’effetto è durato ben poco in quanto l’opportunismo si è fatto presto larga strada anche sul web con specchietti per le allodole tra i più efficaci di sempre. I “nuovi giovani” oggi vedono quello che li circonda come qualcosa di normale, semplicemente perchè da quando sono nati non hanno visto altro. Non hanno avuto scelta e, come accade per la massa, conosci solo ciò che vedi e credi solo a ciò che vedi (ahimé, è sempre molto difficile andare oltre).

Quindi il problema è che spesso i giovani non sanno nemmeno cosa è stato tolto loro, né perchè si ritrovano a desiderare proprio ciò che li sta danneggiando. Un esempio banale come quello appena riportato dovrebbe far comprendere questa teoria in modo concreto e intuitivo. In sostanza dovrebbero sapere che possono desiderare e pretendere di più per sé stessi e per gli altri, che hanno diritto a di più e che quello che spesso hanno è solo un diversivo scacciapensieri privo di valore che non conferirà loro nulla di più del nulla. Perchè le assurdità odierne scacciano i pensieri utili e riempiono invece la mente di cose sciocche, blande e futili che non giovano alla cultura ed al futuro di una società civile e moderna.

Continua…

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Problemi intergenerazionali di comunicazione

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Iniziare e finire le cose, sicuramente è l’ingrediente principale per una
buona crescita personale.
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I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Mi è capitato di recente di parlare con dei ragazzi dell’età della scuola media superiore (prossimi al diploma). Sembra strano ma, se ci si pensa, non capita spesso (a meno che non si abbiano fratelli/sorelle più piccoli/e). E’ sufficiente un dialogo di pochi minuti per intravedere cos’hanno nella testa. A parte le solite cose che ogni persona ed ogni genitore può immaginare, spicca un’ossessione che credevo defunta da tempo. Un abrasivo atteggiamento che consiste nel sottolineare ossessivamente quanto hanno pagato questo o quello e chiedere poi agli altri quanto hanno pagato le loro cose, valutando le persone non in base all’intelligenza di una scelta ma in base all’ammontare della capacità di spesa. Una sorta di competizione innescata da chi negli ultimi anni ha legato il concetto di benessere con il concetto di spesa ossessiva, l’avere di tutto e di più, il consumismo sfrenato. Poi magari conoscendo i genitori si nota che non sono così, almeno non tutti. Ma allora da chi hanno preso questi ragazzi? Dalla società? Dalla massa? Dalla pubblicità? Dalle tendenze? E’ facile finire nel vago su questa strada, lascio ad ognuno la propria libera ipotesi.

Tra le affezioni preponderanti si osserva come molti “nuovi giovani” non siano appassionati di niente, inizino una cosa e non la finiscano, non riescano ad immaginare niente, gli si è spenta la fantasia. Non di rado desiderano cose assurde e sembrano sempre più vuoti. I nuovi giovani sono distanti dai genitori che purtroppo non hanno tempo, né modo, né le forze, né gli strumenti necessari per raddrizzare la pianta che si sta piegando su sé stessa. Così ci si potrebbe aspettare una società più stupida nel futuro prossimo, ma le cose non stanno esattamente così.

Una cosa è certa, state pure sereni perchè al di là di chi ha innescato fenomeni devastanti, consumistici e critici che hanno portato a questo delirio (non si tratta mai di un singolo ma di un insieme di fenomeni che diventano incisivi quando si verificano assieme), chi vince su tutto è sempre la natura che, con la sua consueta e spontanea selezione, permette di proseguire la strada in particolar modo a chi ha accusato notevoli difficoltà e da queste ha saputo trarre esperienza, abilità, preparazione e volontà di fare. Pertanto possiamo ipotizzare che la società sarà sempre più satura di atteggiamenti sciocchi ma con le gambe via via più corte. Allo stesso tempo non mancheranno i talenti, seppur in minoranza, in grado di offrire quel qualcosa in più, agli altri come a sé stessi, conducendo rivoluzioni ignorate dagli ignoranti e accolte dai tipi svegli e lungimiranti nei pensieri.

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Problemi intergenerazionali di comunicazione

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Homo Smartphonus
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Formula E – Le gare

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa

Titolo o argomento: Tra regolamento, ipotesi tecniche e possibili sviluppi

Le gare della Formula E si svolgeranno in maniera completamente differente rispetto alla nota Formula 1. Innanzitutto l’evento avrà luogo in una sola giornata, la pole position sarà il risultato di playoffs con vetture che si sfideranno in coppia, infine, come abbiamo già anticipato, il pit-stop non permetterà la sostituzione di gomme o batterie bensì la sostituzione dell’intero veicolo (l’opposto di ciò che accade nelle gare di endurance dove più piloti si alternano alla guida dello stesso veicolo).

La Formula E arriverà nel 2014 accostando il campionato F1 (anch’esso al centro di importanti evoluzioni con i nuovi dispositivi di recupero dell’energia E.E.R.S. Exhaust Energy Recovery System), una new entry oltremodo gradita che però si presenta in leggero ritardo dopo le proposte già testate di kart elettrici, superbike elettriche, e supersportive stradali elettriche dalle prestazioni di rilievo come la Tesla Roadster, che l’hanno abbondantemente preceduta. I team saranno dieci e le vetture schierate in pista venti ma non si esclude di poter aggiungere ulteriori team già a partire dalle stagioni 2015-2016.

Fatta eccezione per gli standard di sicurezza, molti saranno i gradi di libertà a disposizione di team e tecnici, probabilmente con l’intento di permettere una rapida diffusione della fama di questo campionato. Il tipo e la quantità di motori elettrici montati a bordo delle Formula E sarà completamente libero, sarà persino possibile dotare le vetture della trazione integrale. Questa non sarà necessariamente permanente dato che i sistemi di trazione elettrica possono fare a meno di complesse e pesanti trasmissioni integrali meccaniche e forniscono una versatilità tale da favorire egregiamente l’inventiva dei tecnici. Anche i traction control saranno liberamente utilizzabili senza la minima restrizione. Del resto se si considera che la particolarità di un veicolo elettrico, specie se prestazionale, è la quasi totale assenza di buchi di coppia, sembra praticamente impossibile poter fare a meno di una gestione “intelligente” della coppia motrice. Evitare il minimo pattinamento, inoltre, renderà possibile incrementare, o comunque tenere più agevolmente sotto controllo, l’autonomia di questi sibilanti prototipi. Ogni vettura sarà dotata di sistema R.E.S.S (Rechargeable Energy Storage System), questo significa che a bordo potremo trovare sistemi di accumulo elettrochimici (ovvero le batterie) così come super condensatori e flywheels atti a immagazzinare l’energia sia durante le frenate o quando si rilascia l’acceleratore, che in fase di carica ai box ove tra le altre cose saranno permessi sistemi di ricarica a induzione. Anche questa serie di dispositivi avrà il lasciapassare della federazione (FEH) per la libera progettazione ma sarà obbligatorio superare severi test di sicurezza effettuati dalla FIA. Tali test dovranno garantire l’isolamento totale dell’impianto RESS, la protezione da eventuali cortocircuiti, la disconnessione automatica del RESS in caso di incidenti o danni subiti per via di malfunzionamenti o difetti e l’impossibilità che fluidi provenienti dallo stesso RESS possano raggiungere l’abitacolo.

Come è possibile notare la massa del sistema d’accumulo dell’energia (prevalentemente batterie), che sfiora i 300 kg, costituisce un’elevata percentuale della massa del veicolo (circa il 38,5%) al fine di garantire un’autonomia di soli 30 minuti. D’altra parte però si deve tener conto del livello di sollecitazione estrema alla quale saranno sottoposte le batterie per garantire al veicolo prestazioni di rilievo. Verranno scaricate con grande rapidità e raggiungeranno temperature di esercizio vicine alle termperature critiche (circa 60°C) alle quali gli elementi delle batterie iniziano a deformarsi per poi distruggersi. Sarà proprio la spinta ad ottimizzare questi parametri che porterà ulteriore sviluppo tecnologico per le vetture elettriche ed ibride che circoleranno sulle nostre strade.

Attualmente sono allo studio batterie della famiglia Li-Ion che, sfruttando le nanotecnologie, dovrebbero permettere ricariche fino al 90% della loro capacità in soli 5 minuti e saranno in grado di reggere cicli di carica-scarica 10 volte superiori rispetto alle tradizionali batterie ricaricabili. Se in futuro la Formula E dovesse riuscire ad usufruire di simili batterie, il regolamento potrebbe andare in contro molto presto ad interessanti modifiche. Lo spettacolo sarà assicurato.

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Formula E – Le gare

E.E.R.S. – Exhaust Energy Recovery System

Formula E on track

Formula E on track.
Per cortesia di Formulec.

Formula E – Una ipotesi plausibile

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Tra regolamento, ipotesi tecniche e possibili sviluppi

Considerando, come introdotto precedentemente, una massa del veicolo non inferiore ai 780 kg compreso pilota e pacco batterie di massa non superiore ai 300 kg e supponendo che si intenda conferire alla vettura una potenza di picco di 480 kW (circa 650 cavalli) si può ipotizzare di dotare la vettura di due motori elettrici asincroni (quindi alimentati in corrente alternata) da 110 kW di potenza nominale e 240 kW di potenza di picco. In alternativa, per migliorare la trazione ed il bilanciamento delle masse a bordo, non è poi surreale l’ipotesi di dotare la vettura di 4 motori elettrici asincroni da 55 kW di potenza nominale e 120 kW di potenza di picco.

Tenendo conto di correnti di scarica intense si ipotizza un consumo medio a carico del pacco batterie compreso tra 0,51 e 0,85 kWh/km, ovvero un consumo medio dalle 3 alle 5 volte superiore a quello della migliore vettura elettrica stradale, pur essendo una Formula E più leggera e aerodinamicamente efficiente.

Dovendo le vetture competere in circuiti cittadini (generalmente più corti dei circuiti dedicati) ed essendo il limite temporale delle gare fissato ad un’ora, si ipotizza che queste debbano coprire una distanza di circa 160 km nel tempo totale, vale a dire 80 km per ognuna delle due auto a disposizione del pilota. Ciò significa che, nell’ipotesi di maggior consumo, è necessaria un’energia di 68 kWh per permettere alla vettura di completare una manche.

Tenendo conto del fatto che la maggiore energia specifica attualmente raggiunta dalle migliori batterie per trazione Li-Ion ai nanofosfati è pari a 0,157 kWh/kg, la massa del sistema d’accumulo elettrochimico dovrebbe essere equivalente a ben 433 chilogrammi. Ovviamente tale valore supera quello previsto per regolamento ma la sua riduzione può essere operata rapidamente se si tiene conto di diversi fattori. I conti sono stati effettuati con grande cautela operando sempre in difetto e lasciando quindi dei margini su ogni parametro; il pilota non chiede costantemente per l’intera gara la massima potenza esprimibile; le ricerche che sfruttano le nanotecnologie puntano ad incrementare, anche a fronte di investimenti iniziali consistenti mirati alla Formula E, l’energia specifica delle batterie Li-Ion; infine la vettura è in grado di recuperare quantità non trascurabili di energia ad ogni rilascio del gas, ad ogni frenata e, come vedremo tra poco, anche in un’altra interessante condizione.

I cosiddetti sistemi E.R.S. (Energy Recovery System) ora non interagiscono più esclusivamente con i sistemi di trazione. Come già sappiamo è possibile recuperare buone dosi di energia in frenata, così come in fase di rilascio dell’acceleratore, grazie ai motori che fungono da generatori quando non è richiesta loro potenza e grazie a dispositivi quali Flywheels, Supercondensatori e, ovviamente, accumulatori elettrochimici. Ma non è tutto…

Oltre alla frenata rigenerativa le Formula E potrebbero essere dotate di sospensioni rigenerative. Si tratta di un sistema che trasforma le oscillazioni del veicolo, provocate dal movimento dello stesso (pompaggio e asperità del manto stradale) e dai forti trasferimenti di carico (rollio e beccheggio), in corrente elettrica da inviare ad un sistema d’accumulo (batterie, supercondensatori, ecc.) che provvederà a fornirla nuovamente all’occorrenza.

L’ammortizzatore rigenerativo inventato e brevettato dal professor Ronald Goldner e dal suo collega Peter Zerigian della Tufts University (i cui diritti sono stati acquisiti da Electric Truck LLC) è all’apparenza un comune ammortizzatore. Esteticamente non si notano particolari differenze con i normali ammortizzatori tuttavia, all’interno, il discorso cambia nettamente. Una pila di magneti permanenti è fissata sullo stelo dell’ammortizzatore e con esso compie i movimenti lineari alterni dovuti ai sobbalzi cui è soggetto il veicolo. Sulle pareti interne del corpo cilindrico dell’ammortizzatore troviamo invece un avvolgimento in rame (statore) all’interno del quale può scorrere liberamente lo stelo con i relativi magneti permanenti. Quando lo stelo si muove su e giù, all’interno dell’ammortizzatore, i magneti producono una corrente continua nello statore che può essere storata in un dispositivo di accumulo. Alla Tufts University sostengono che si può aumentare considerevolmente l’autonomia in modalità elettrica di una vettura ibrida, o di una vettura puramente elettrica, addirittura di valori compresi tra il 20 ed il 70%. Il tutto con un aumento di peso trascurabile. Si tratta di valori sui quali andare cauti e per i quali i migliori effetti sembra siano stati riscontrati solo sui veicoli pesanti, tuttavia Goldner non esita a sostenere che gli ammortizzatori rigenerativi costituiranno un fattore nevralgico della progettazione dei futuri veicoli elettrici ed ibridi. Attualmente i partner della Formula E Holdings Ltd sono impegnati nella sperimentazione di sistemi di sospensioni rigenerative esplicitamente dedicati alle vetture da competizione. Sapremo presto con quali esiti.

Continua…

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Sistemi di accumulo elettrochimico dell’energia: Le batterie

Ammortizzatore rigenerativo - Tufts University

Ammortizzatore rigenerativo – Ronald Goldner, Peter Zerigian – Tufts University

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Formula E – Previsioni tecniche

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Tra regolamento, ipotesi tecniche e possibili sviluppi

Con la dovuta cautela e approssimazione una Formula E necessiterebbe di 480 kw (c.a. 650 cv) per accelerare la sua massa di 780 kg da 0 a 200 km/h in circa 5 secondi, ovvero nel tempo che impiegherebbe mediamente una F1 per raggiungere la medesima velocità d’uscita. Questo calcolo basilare non tiene però conto della resistenza aerodinamica, dell’attrito e, cosa più importante, della grande differenza che si manifesta tra i combustibili fossili e gli accumulatori elettrochimici in merito alla costanza di prestazioni. A mano a mano che il carburante si esaurisce su una Formula 1, le prestazioni non subiscono calo alcuno imputabile al carburante le cui proprietà rimangono inalterate e, anzi, la vettura trae vantaggi dalla sua maggiore leggerezza. Al contrario su una Formula E, con l’esaurirsi della carica, la massa degli accumulatori rimane la medesima ed altro non è che un carico ulteriore gravante sulle prestazioni le quali tendono a ridursi tanto più quanto più ci si avvicina alla scarica completa. Si presenta quindi la necessità di lasciare un margine consistente di carica.

Considerato che 1 kg di benzina contiene oltre 12 kWh di energia contro i circa  0,13 kWh di energia accumulata in 1 kg della migliore batteria attualmente disponibile in commercio (le Formula E si prevede faranno uso di batterie Li-Ion ai nanofosfati attualmente in fase di sviluppo per contenere la massa dei pacchi batterie mantenendo prestazioni, in termini di potenza specifica, energia specifica e capacità, superiori alla media), se anche si risolvesse il problema del collocamento a bordo di una enorme massa di batterie, quest’ultime avrebbero prestazioni in netta diminuzione a mano a mano che ci si avvicina alla profondità di scarica massima. Ciò significa che non solo è al momento impossibile raggiungere le prestazioni di una Formula 1 con una Formula E, ma se anche la massa del sistema d’accumulo fosse relativamente limitata grazie ad accumulatori elettrochimici nanostrutturati ad alte prestazioni (in grado di esprimere potenze specifiche a partire da circa 2,7 kw/kg), l’energia accumulata dovrebbe essere comunque maggiore di quella utilizzata durante la gara, al fine di permettere alla vettura di raggiungere il termine della competizione con prestazioni ancora di rilievo. Si ricorda che la capacità effettiva delle batterie dipende dal regime di scarica, dal peso specifico dell’elettrolita, dalla temperatura dell’elettrolita, dalla tensione finale di scarica, dal tipo costruttivo di batteria e dalla loro vita utile. Inoltre la potenza di scarica incide notevolmente sull’effettiva energia utile erogabile dalle batterie. Ed è proprio per tali ragioni che il regolamento prevede gare della durata totale di un’ora suddivise in due curiose manches nelle quali il pilota tornerà ai box per salire a bordo di una nuova vettura già pronta, carica e con gomme nuove. Insomma un pit per il cambio auto. In visione di simili limiti, sui quali dovrebbero compiersi notevoli sforzi di ricerca, gli organizzatori parlano di prestazioni della Formula E confrontabili più con una vettura a cavallo tra la Formula 3 e la GP2.

I prototipi già esistenti, realizzati e testati da Formulec, sono dotati di impianti elettrici progettati per sopportare correnti di scarica con picchi di ben 250 Ampere e tensioni attualmente comprese tra 400 ed 800 Volt (la FIA ha già fissato il limite a ben 1000 Volt per le Formula E), dispongono di 2 motori elettrici da 125 kw e, nonostante il totale potenziale sia di 250 kw, la potenza massima esprimibile delle batterie a bordo è di 180 kw (c.a. 245 cv). Altro parametro importante che dovrà essere assimilato dagli appassionati sarà proprio il fatto che la potenza espressa dai motori elettrici non sarà quella indicata sui dati di targa dei motori stessi, bensì quella che effettivamente le batterie potranno rendere fruibile ai motori (il calcolo del bollo auto sulla Toyota Prius, ad esempio, non tiene conto della potenza massima di 60 kw del motore elettrico, bensì dei 27 kw di potenza massima erogabili dal pacco batterie sommati ai 73 kw erogabili dal motore endotermico).

Un pacco batterie come quello della Formula E, di massa non superiore ai 300 kg, se realizzato ad esempio con batterie la cui potenza specifica è pari a 2,7 kw/kg potrà permettere assorbimenti di potenza da parte dei motori fino ad un massimo, puramente teorico, di 810 kw (valore dal quale i costruttori si manterrebbero decisamente lontani per garantire l’autonomia e l’affidabilità necessaria). Saranno necessari numerosi test affinché si possa stabilire con precisione per quanto tempo sia realmente possibile mantenere elevate prestazioni e quali correnti di scarica (che possono raggiungere picchi compresi tra 10C e 100C, ovvero intensità della corrente di scarica espressa in Ampere pari a 10-100 volte il valore della capacità totale del pacco batterie espressa in Ah) possano tollerare le batterie più evolute al mondo senza superare le temperature di esercizio limite alle quali si rischiano gravi danni a partire dalla deformazione delle celle fino al rischio di incendio ed esplosione.

Certamente, visto che si parla della massima categoria di vetture elettriche a ruote scoperte, non mancherà l’esasperazione di ogni dettaglio che vedrà motore elettrico e pacco batterie raffreddati a liquido al fine di prolungare i picchi della corrente di scarica contenendo i danni semplicemente ad un ridottissimo numero di cicli di ricarica possibili e sanando l’appetito del pubblico desideroso di veder sfrecciare schegge elettriche con una sorprendente coppia subito disponibile e con un effetto velocità incrementato dai ristretti tracciati cittadini.

Da un punto di vista sportivo fondamentale sarà la gestione elettronica della scarica delle batterie, una serie di variabili nasconte in una “scatolina elettronica” saranno il nuovo parametro determinante per le strategie di gara soprattutto tenendo conto del fatto che la vettura dovrà completare almeno 25 minuti di gara per poter essere sostituita al box, 25 minuti di puro agonismo che potrebbero comportare un ridotto numero di cicli di ricarica viste le forti sollecitazioni subite dalle batterie. Probabilmente sentiremo una telecronaca inusuale dove si parlerà più della gestione elettronica delle batterie che dell’usura delle gomme e dei freni (abbondantemente agevolati in questo caso dai sistemi di recupero dell’energia). Le vetture disporranno di tre modalità di ricarica: tramite la rete elettrica, tramite sistemi ad induzione implementati nei pavimenti dei box o tramite generatori quando le vetture si troveranno sulla griglia di partenza. Il numero delle marce sarà libero (ma si prevede saranno almeno 2) così come sarà libera la gestione della coppia motrice.

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Sotto il vestito delle prime Formula E.
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Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Tra regolamento, ipotesi tecniche e possibili sviluppi

Alla massima categoria delle competizioni automobilistiche, la Formula 1, sta per accostarsi una classe a dir poco “elettrizzante”. Figlia di un’industria automobilistica che sta attraversando un netto cambiamento, alla continua ricerca di soluzioni più efficienti e sostenibili, la nuova proposta della FIA (Federation Internationale de l’Automobile) si chiamerà Formula E. Gli obiettivi principali sono tre, primo tra tutti dar vita ad una nuova eccitante competizione sportiva che attragga pubblico di tutte le fasce di età e che rappresenti un’importante sfida dove la migliore tecnologia ed il migliore pilota risulteranno vincenti. In secondo luogo generare una struttura di ricerca e sviluppo dei veicoli elettrici, dei loro sistemi di propulsione, di accumulo e recupero dell’energia, nonché di gestione elettronica. La Formula E si pone quindi l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per lo sviluppo dei veicoli elettrici e dei relativi sistemi di trazione, così come la F1 lo è stato per le vetture che conosciamo oggi. Infine il terzo obiettivo ha lo scopo di portare la gente a credere di più nelle soluzioni di mobilità elettrica.

Un’interessante trovata della FIA vede la possibilità di ospitare le competizioni della Formula E nei centri delle principali città del mondo (si prevede che inizialmente gli appuntamenti saranno 8, primi tra questi Rio de Janeiro e Montecarlo) al fine di mostrare il ruolo fondamentale che questi speciali veicoli hanno nella riduzione dell’inquinamento atmosferico e, di conseguenza, per la vivibilità dei centri urbani. D’altra parte però è bene considerare quale sarà la fonte che ricaricherà le batterie e la possibilità di riciclare i materiali impiegati per per la realizzazione delle batterie stesse. Fonti non rinnovabili e materiali rari e costosi o altamente inquinanti potrebbero vanificare l’obiettivo ecologico. Il campionato sarà aperto a qualsiasi macchina omologata da FIA come Formula E, per le prime le prime stagioni le restrizioni regolamentari saranno ben poche al fine di lasciar maturare la ricerca tecnologica. Le vetture che vedremo schierate si baseranno sul prototipo realizzato da Formulec (associato tecnico e sportivo della Formula E Holdings Ltd) ovvero la EF01 da cui nasceranno in breve tempo ulteriori evoluzioni. Circolano già voci sulla possibilità che la McLaren Electronic System, molto interessata a questa categoria, possa fornire sia le trasmissioni che l’elettronica di bordo ma la federazione assicura piena libertà e ribadisce che non si tratterà di un campionato monomarca.

Tecnicamente parliamo di monoposto esclusivamente elettriche (è infatti vietato dal regolamento adottare motori a combustione interna, di qualunque dimensione essi siano, sia per l’ausilio alla trazione che in qualità di generatori -E.R.E.V. Extended-Range Electric Vehicle- per la ricarica delle batterie in marcia) dotate di una elevata accelerazione (da 0 a 100 km/h in circa 3 secondi) ed in grado di spingersi ad oltre 200 km/h (con punte di ben 250 km/h mantenibili per un tempo limitato) con l’ausilio della sola energia elettrica presente negli accumulatori elettrochimici (le batterie), nei flywheels o in eventuali super condensatori. Le vetture, comprensive di pilota e abbigliamento tecnico ma prive dei sistemi di accumulo (batterie e/o super condensatori), non dovranno avere una massa inferiore ai 540 chilogrammi. Le batterie e/o i super condensatorii non dovranno avere una massa superiore ai 300 chilogrammi. La vettura completa di pilota non dovrà avere una massa inferiore ai 780 chilogrammi.

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Per cortesia di Formulec.